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Giugno 2010: quando internet sorpasserà la televisione

youtube_hollywood
Resterà deluso chi prevedeva una resa dei conti tra major cinematografiche e Youtube sui film protetti da copyright. La casa giapponese è in trattative con il sito di videosharing (controllato da Google) per pubblicare più di 60 film integrali sul web: finora, il limite per i filmati visibili su YouTube è, in genere, di dieci minuti. Si tratta soprattutto di lungometraggi datati, ma la decisione rivela un cambio di strategia: raggiungere l’audience più vasta possibile attraverso internet. Perché, come rivela un report della Microsoft, dall’anno prossimo potrebbe avvenire il sorpasso del web sull televisione (qui il pdf).

Secondo i ricercatori di Redmond, infatti, se dovesse continuare l’attuale andamento nel consumo di media, nel 2010 le persone trascorreranno in media quasi tra ore a settimana in più sul web rispetto alla televisione: 14,2 ore online a fronte di 11,5 davanti allo schermo in soggiorno. Ma altre tendenze mostrano un cambiamento nelle scelte degli spettatori. Se oggi circa il 95 per cento degli utenti usa un computer per navigare in rete, nei prossimi anni almeno la metà delle persone guarderà film, telegiornali e fiction da un cellulare o da altri dispositivi portatili. I video sono la forma di intrattenimento più popolare online: li preferisce il 28 per cento del campione analizzato da Microsoft.

Ma quali sono i limiti per la crescita del mondo digitale? La banda larga consente l’accesso rapido ai filmati online: se, però, il 76 per cento degli abitanti del Nord Europa ha un collegamento a internet veloce, nei Paesi meridionali si arriva al 45 per cento in media. Un fattore che frena la diffusione dei contenuti multimediali, anche se proprio i giovani europei che vivono nei paesi del mediterraneo sono i principali utenti di quelle reti peer to peer (come eMule) che permettono di scaricare film, canzoni e sceneggiati. Inoltre, sottolineanno gli analisti della Microsoft, è ancora rilevante la frammentazione dei contenuti disseminati in rete dagli utenti in social network, blog, forum: manca ancora uno spazio che riunisca le “tracce digitali” lasciate in rete.

Il VIDEO servizio:

Tv e frequenze. Gara per cinque nuovi canali con il passaggio al digitale

Presentazione in digitale
Con il passaggio definitivo dalla tv analogica al digitale terrestre “risulterà disponibile un dividendo nazionale di 5 reti”, che verrà “messo a gara” con criteri di “massima apertura alla concorrenza”. Lo ha stabilito l’Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni con una delibera che avvia il percorso per il definitivo spegnimento delle reti analogiche e la conversione delle reti digitali esistenti.
In particolare, i cinque lotti, cioè le cinque reti messe a gara, saranno divise in due parti: una, pari a tre lotti, sarà “riservata a nuovi entranti” e dunque saranno esclusi i soggetti come Rai e Mediaset che hanno più di due reti nazionali in tecnica analogica; la seconda, pari a due lotti, sarà aperta “a qualsiasi offerente”, ma ci sarà un limite di cinque multiplex per ciascun operatore.
Ecco i criteri fissati dal Consiglio dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni per la completa digitalizzazione delle reti tv nazionali: una delibera che punta a sistemare in maniera definitiva la questione delle frequenze e a chiudere la procedura di infrazione avviata nel 2006 dalla Commissione europea contro l’Italia per alcune norme della legge Gasparri.
21 reti digitali, 5 messe a gara. Le 21 reti nazionali in tecnica digitale (DVB-T) saranno così suddivise: a) 8 saranno destinate alla conversione delle reti analogiche, assicurando agli attuali operatori nazionali una capacità trasmissiva sufficiente per la trasmissione dei programmi a definizione standard e ad alta definizione e garantendo almeno un multiplex per operatore; b) 8 saranno dedicate alla conversione in tecnica singola frequenza delle attuali reti digitali che utilizzano il sistema della multifrequenza; ciascun operatore avrà diritto alla conversione delle reti digitali attuali; c) con il passaggio definitivo al digitale si libererà un dividendo nazionale di 5 reti, che verrà messo a gara - indetta dal ministero dello Sviluppo economico - con criteri di massima apertura alla concorrenza.
Le modalità della gara. I cinque lotti (cioè le cinque reti televisive nazionali) saranno suddivisi in due parti: 1) la parte A, pari a tre lotti, sarà riservata ai nuovi entranti e quindi non potranno presentare offerte gli operatori che hanno la disponibilità di due o più reti televisive nazionali in tecnica analogica; 2) la parte B, pari a due lotti, aperti a qualsiasi offerente. Le eventuali offerte saranno soggette a un tetto massimo (cap), in modo da impedire che, dopo la gara, un operatore possa ottenere più di 5 multiplex nazionali (per chi oggi ha tre reti, il tetto è fissato a un multiplex, per chi ne ha due il cap è di due multiplex).
Le misure per aumentare la concorrenza. Se uno degli operatori che hanno oggi più di tre reti analogiche si aggiudicherà un multiplex, dovrà cedere il 40% della capacità trasmissiva di tale multiplex a fornitori di contenuti indipendenti; se un operatore che oggi ha due reti nazionali analogiche si aggiudica tutte e due le reti del secondo lotto, dovrà cedere il 40% della capacità trasmissiva di uno di tali due multiplex a fornitori di contenuti indipendenti. Inoltre i soggetti che godono già di estesa copertura del territorio nazionale dovranno offrire servizi di trasmissione ai nuovi entranti a “prezzi orientati ai costi”.
Entro maggio le regole nel dettaglio. Dopo una consultazione con gli operatori e le associazioni del settore, l’Autorità definirà le regole tecniche della conversione delle reti esistenti, le procedure amministrative e le procedure per l’assegnazione dei diritti di uso delle frequenze. All’emittenza locale, in ciascuna area interessata dal passaggio al digitale, verrà garantito almeno un terzo delle frequenze.

Il VIDEO servizio:

Entro il 2010 il 70 per cento degli italiani avrà il digitale terrestre

Digitale terrestre

Tra un anno e mezzo il 70 per cento della popolazione italiana avrà la televisione in digitale terrestre. E’ la promessa di Paolo Romani, sottosegretario con delega alle Comunicazioni, durante la conferenza stampa di presentazione del calendario di digitalizzazione in Italia. “Abbiamo diviso il territorio in 16 aree tecniche da qui al 2012 in 8 diversi archi semestrali tutte le regioni transiteranno al digitale terrestre – dichiara Romani - Si comincia con la Sardegna il prossimo 31 ottobre, che diventerà la prima regione all digital italiana, per continuare con la Valle D’Aosta nel primo semestre del 2009″. Lo Stato, aggiunge Romani, finanzierà, come punto di partenza, circa il 10 per cento del capitale necessario alla realizzazione di una rete di nuova generazione (Ngn) per completare i collegamenti in fibra ottica, il cui costo secondo le stime più attendibili si aggira sui 10 miliardi di euro. E’ stato calcolato che, a regime, il completamento della Ngn comporterà un valore annuale di incremento del pil pari a 1,5-2 punti percentuali.

Lo “switch off”, ovvero il passaggio dall’analogico al digitale terrestre, ha già avuto un primo momento significativo a marzo con lo spegnimento del segnale per oltre l’80 per cento delle famiglie sarde. Dopo Sardegna e Valle d’Aosta, sarà il Piemonte a proseguire sulla strada della tv digitale terrestre. Ci sarà prima lo spegnimento del segnale analogico di Rai Due e Retequattro nelle province di Torino e Cuneo entro il 17 marzo 2009, in tutto il Piemonte entro il 17 marzo 2011; in seguito, Rai Due e Retequattro passeranno sul digitale terrestre entro il 17 novembre 2010, a condizione che il 65 per cento delle famiglie disponga del necessario decoder. Entro il 2009 il digitale diventerà realtà in pianura padana, nelle province di Alessandria, Vercelli e Novara, in Trentino Alto Adige, nella provincia di Bolzano, e a Roma e provincia. Nel 2010 il segnale digitale raggiungerà Piemonte orientale, Lombardia, Emilia Romagna, Veneto Friuli e Liguria; nel 2011 Marche, Abruzzo, Molise, Basilicata e Puglia; nel rush finale del 2012 impegnate Toscana, Umbria, Sicilia e Calabria. “Sono previsti incentivi da parte del ministero - aggiunge il sottosegretario - per l’acquisto del decoder dedicati alle famiglie che hanno un reddito annuo inferiore ai 15 mila euro e sono in regola con il pagamento del canone”. In tutto lo stanziamento per il passaggio alla tv digitale, sarà di 100 milioni annui dedicati anche alla campagna di comunicazione, in gran parte attraverso le tv locali, per la sensibilizzazione della popolazione.

I dati sul digitale terrestre sono confortanti. In Italia, in quasi un anno, la piattaforma ha raddoppiato lo share, dal 2,2 al 4,4 per cento, ed è salito a 5,6 milioni il numero di famiglie in possesso di un decoder. A marzo, sono stati venduti circa 264 mila ricevitori. In Sardegna il processo ha prodotto una quota di ascolto del 39,9 per cento, incrementando dell’82,2 per cento il dato 2007. Secondo uno studio dell’European media consulting association (Emca), la velocità di digitalizzazione è piuttosto differente nei mercati principali. L’86 per cento del totale della abitazioni britanniche guarda già la tv digitale mentre in Francia, Italia, Spagna e Germania tra il 40 e il 47 per cento del totale delle abitazioni televisive usa ricevitori digitali. La televisione terrestre gioca ancora un ruolo dominante in Spagna e Italia dove oltre il 75 per cento delle televisioni riceve le trasmissioni in modalità terrestre. Con una quota di mercato minore del 10 per cento, questa piattaforma è invece molto meno importante in Germania dove cavo e satellite hanno quasi rimpiazzato la tv.

Il satellite resta, però, tra tutte le infrastrutture televisive tradizionali, quella con il più alto livello di digitalizzazione. La trasmissione via satellite è digitale in Italia e nel Regno Unito, è largamente diffusa in Francia (80 per cento nel 2007) e Spagna (90 per cento nel 2007), mentre la Germania, con il 56 per cento, è piuttosto indietro. Per questo motivo, la Sardegna ospiterà Skylogic Mediterraneo, una nuova piattaforma per telecomunicazioni satellitari a banda larga realizzata da una società del gruppo Eutelsat, leader mondiale nel settore satellitare. La struttura, che sorgerà a Macchiareddu, zona industriale di Cagliari, in un’area di oltre 34 mila mq e che Panorama.it è andata a visionare in anteprima, offrirà nuove opportunità per il mercato delle telecomunicazioni e della televisione in tutto il bacino del Mediterraneo. Sarà in grado di fornire servizi di video broadcasting, gestione di piattaforme televisive e servizi di playout, cioè mixaggio di palinsesti televisivi e criptaggio del segnale. Il teleporto sarà anche dotato di grandi antenne per fornire collegamenti con l’Africa attraverso i nuovi satelliti della flotta Eutelsat in banda C e aprire alle telecomunicazioni marittime su navi anche lontane dalla terra ferma. Il costo dell’operazione si aggira intorno ai 350 milioni di euro, soldi reperiti tutti con investimenti privati, come tengono a precisare da Eutelsat. “Dopo l’esperienza del teleporto di Torino, che ci ha permesso, tra l’altro, di gestire il broadcasting delle Olimpiadi invernali del 2006, arriviamo a Cagliari con l’obiettivo di offrire nuovi servizi in banda larga e molteplici nuovi canali tv – sottolinea a Panorama.it Arduino Patacchini, amministratore delegato di Skylogic – In Italia la copertura di banda larga di prima generazione è pari al 94 per cento, per intenderci quella offerta da un tradizionale adsl, mentre in alcune parti del mondo si parla già di quarta generazione, con una velocità di trasmissione di quasi dieci volte maggiore. Skylogic Mediterraneo vuole contribuire a ridurre drasticamente il digital divide in Sardegna, soprattutto nelle zone di difficile copertura, e in futuro stiamo pensando di offrire servizi internet sui treni di questa regione”.


richard-branson




Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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