
Un operaio Fiat di Termini Imerese protesta a Montecitorio - Ansa
La Fiat se ne andrà. Ormai è quasi un dato di fatto. Lo ha confermato ancora una volta Sergio Marchionne, meno di una settimana fa. Nonostante il pressing del sindacato e del governo, il gruppo automobilistico ha deciso di abbandonare lo stabilimento siciliano e pare pronta persino a rinunciare agli incentivi statali per avere le mani più libere. Continua
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di Edmondo Rho e Renzo Rosati
Sergio Marchionne, gennaio 2009: «L’Alfa Romeo sarà certamente il nostro biglietto da visita per il mercato americano». Marchionne, luglio 2009: «Porteremo negli Usa tutte le Alfa, le venderemo attraverso la rete Chrysler. Dall’erede della 147 partirà uno sviluppo di vetture. Faremo la nuova crossover e la nuova 169. Quindi rinnoveremo tutta la gamma». Marchionne, dicembre 2009: «L’Alfa Romeo è stata reinventata troppe volte, non puoi farti cristiano ogni quattro anni. Abbiamo perso tra i 200 e i 400 milioni l’anno. Ora abbiamo due opzioni: o congelare gli investimenti dopo l’uscita della Giulietta; oppure sostituire la 159 e la 166 con berline prodotte negli Usa, su piattaforme Chrysler». Continua

L'ad Fiat Sergio Marchionne (a sinistra) e il ministro Claudio Scajola
“Una decisione inopportuna” per il ministro dello Sviluppo economico Scajola. “Qualcuno potrebbe definirlo un ricatto” dice il segretario della Cisl Raffaele Bonanni. La decisione di Fiat di mettere per due settimane in cassa integrazione gli addetti di cinque stabilimenti italiani non è piaciuta a molti. Continua

Sergio Marchionne con la Speaker della Camera americana, Nancy Pelosi - EPA
Dolce con gli Usa, aspro con l’Europa. L’italo-canadese Sergio Marchionne è sempre più “un americano in America”: Continua

Il ministro Scajola consegna il grado di Grande Ufficiale a Ratan Tata (ANSA)
Raddoppiare il giro d’affari entro i prossimi tre anni, passando dagli attuali 8 miliardi a 16 miliardi di dollari. Questo l’obiettivo posto dall’offensiva economico - politica del governo in India che si è conclusa mercoledì 16 dicembre a Mumbai.
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Operai davanti ai cancelli dello stabilimento Fiat - Ansa / Franco Lannino
Il mondo alla rovescia: se fossero i cinesi a produrre in una fabbrica italiana? ”Noi vogliamo far crescere la produzione di auto in Italia. Ci auguriamo di farlo con Fiat ma siamo aperti a chiunque voglia venire”. Il ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola, da Nuova Delhi, risponde così a un cronista che gli chiede la posizione del governo sull’interesse del gruppo cinese Chery per lo stabilimento di Termini Imerese. Continua

L'ad Fiat Sergio Marchionne (a sinistra) e il ministro Claudio Scajola
Niente più auto a Termini Imerese dal 2012. Non che lo stabilimento chiuda, ma “dovrà produrre cose diverse, qualcosa che ancora non si sa”. Così l’amministratore delegato Fiat, Sergio Marchionne, con il solito maglione blu, ha cercato di spiegare martedì a Roma, al termine dell’incontro con il ministro per lo Sviluppo Economico, Claudio Scajola, il futuro dello stabilimento siciliano del gruppo, che occupa circa 1.300 lavoratori. Una “rassicurazione” che non ha convinto però gli operai: hanno fermato la produzione per il turno del pomeriggio. “Non ci convincono neanche le rassicurazioni di Scajola”, ha giustificato Roberto Mastrosimone, rappresentante Fiom-Cgil allo stabilimento.
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