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Tesoro

Asta Btp: calano i rendimenti, ma lo spread vola oltre 500 punti

(Credits: Ansa)

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Sulla scia del collocamento di ieri sul tratto a breve, che ha visto dimezzare i rendimenti di Bot e Ctz, anche l’asta di titoli a lunga scadenza, come da previsioni, si è conclusa con una correzione al ribasso dei rendimenti rispetto ai picchi toccati a novembre. Continua

Istat, a picco il Pil del primo trimestre: -5,9%. Mai così male dal 1980

Stabilimento Ferrari

Una brutta fotografia dell’Italia. A scattarla l’Istat: nel primo trimestre dell’anno il Pil fa segnare il dato peggiore dal 1980, ossia dall’inizio delle serie storiche. Secondo la stima preliminare, il Prodotto interno lordo ha registrato una flessione del 5,9% rispetto allo stesso periodo del 2008 e del 2,4% rispetto all’ultimo trimestre.
Intanto, però, il calo già acquisito per quest’anno, ossia se l’andamento del Pil rimarrà invariato nei prossimi trimestri, è pari al 4,6%. Numeri peggiori sia delle stime degli analisti che delle ultime stime del governo, inserite nella Relazione Unificata sull’Economia e Finanza (Ruef) che indicano per la fine dell’anno un calo complessivo del 4,2%.
Secondo i tecnici di dell’istituto di statistica questa ulteriore contrazione dell’economia, la quarta consecutiva, “è la sintesi di una diminuzione del valore aggiunto dell’agricoltura, dell’industria e dei servizi”. Inoltre ha inciso il fatto che si è avuta una giornata lavorativa in meno rispetto sia al trimestre precedente sia al primo trimestre del 2008.
Il -5,9% segue il -2,1% del quarto trimestre del 2008, il -0,8% del terzo e il -0,6% del secondo. Una situazione analoga si era verificata tra il ‘92 e il ‘93, con sei cali di seguito anche se di minore entità.

Il confronto congiunturale con gli altri Paesi mostra che il Pil nel primo trimestre è diminuito dell’1,9% nel Regno Unito e dell’1,6% negli Stati Uniti, contro il -2,4% italiano. In termini tendenziali, il Prodotto è calato del 4,1% nel Regno Unito e del 2,6% negli Stati Uniti, contro il 5,9% dell’Italia. Ma anche i dati tedeschi fanno paura. Il Pil della Germania nel primo trimestre 2009 ha registrato una contrazione del 3,8% rispetto al quarto trimestre 2008, che aveva segnato una flessione del 2,2%. Lo riferisce l’agenzia Bloomberg, citando l’ufficio federale di statistica di Wiesbaden. Si tratta del calo peggiore da quasi quarant’anni, da quando cioè, nel 1970 sono iniziate le prime rilevazioni statistiche. È inoltre la prima volta che si registrano quattro contrazioni consecutive del Pil. Il dato del primo trimestre è anche peggiore rispetto alle previsioni degli analisti e il calo annuo è del 6,9%.

Commentando in conferenza stampa i dati Pil, il presidente del Consiglio Berlusconi ha detto “La crisi esiste, i dati diffusi oggi erano quelli che sapevamo. Siamo nella peggiore crisi mai capitata ma tutti i contatti con le aziende ci dicono che c’è un miglioramento della situazione”. Comunque Berlusconi insiste con “l’ottimismo”, perchè “il fattore massimo di questa crisi è il fattore psicologico”.
Ma dure critiche all’operato del governo arrivano dall’opposizione: “Abbiamo un governo che fa demagogia e confusione di fronte ad una situazione drammatica del Paese”, dice Massimo D’Alema. “I dati di oggi dicono che siamo al crollo, tra l’altro il crollo dell’economia italiana è nettamente superiore alla media europea, e abbiamo il presidente del consiglio che si trastulla”, è l’affondo dell’ex vice premier. “Berlusconi ci racconta che in Italia non c’è la crisi. C’è veramente motivo di serissima preoccupazione per la gravità dei problemi che il governo è totalmente incapace di affrontare ed è in preda a un delirio di autoglorificazione. Gli italiani attendono delle risposte non l’autoelogio di Berlusconi; c’è chi pensa che per affrontare le malattie bastino le barzellette e naturalmente spesso in questo modo l’ammalato peggiora”.
Commenta i dati sul Pil anche l’Ufficio Studi Confcommercio: “Il punto più acuto della crisi profonda e strutturale in atto è stato raggiunto”. Confcommercio sottolinea che “rimane l’incognita di quanto durerà ancora la crisi e in che modo il mondo delle imprese e delle famiglie uscirà dal tunnel”.

Il Tesoro: Pil in calo del 4,2% nel 2009, ripresa dal 2010

Giulio Tremonti I numeri dei conti pubblici italiani per il 2009 lasciano spazio a pochi sorrisi. Meglio aspettare il 2010 per sperare in una ripresa. Almeno secondo le previsioni del Tesoro: nella Relazione unificata per l’economia e la finanza (Ruef) diffusa oggi il calo del Pil previsto per quest’anno raddoppia le stime già negative del ministero sull’economia italiana: dal precedente -2% si passa infatti al -4,2% per il prodotto interno lordo. Che dovrebbe tornare in positivo (anche se di poco) nel 2010, con un + 0,3%. Il profilo trimestrale, prosegue la Relazione, “prospetta una modesta ripresa a partire dal secondo trimestre del prossimo anno. Nel periodo 2010-2011 il Pil è proiettato crescere in media dello 0,7%”. Nel 2008, evidenzia il Tesoro, il Pil dell’Italia si è ridotto dell’1%.
Il ministero dell’ Economia prevede anche un peggioramento del deficit (al -4,6%) e del debito pubblico che continuerà ad aumentare fino al 2011, fino al 118,3%.
Dati che vanno di pari passo con la diminuzione dell’inflazione, nel 2009, prevista attestarsi in media al di sotto dell’1%. Ma non sono solo cifre negative quelle diffuse dal Tesoro. Ci sono anche considerazioni positive: “L’economia italiana è risultata essere meno esposta ai rischi specifici della crisi, anche se ha subito pesantemente il suo impatto indiretto” si legge nella relazione. In particolare, il sistema bancario italiano appare “meno vulnerabile alla crisi finanziaria e l’impatto sui bilanci delle banche resta contenuto rispetto ad altri paesi”.

Redditi, i numeri medi degli italiani: 18mila euro all’anno

Unico

Il reddito medio annuo degli italiani? Poco più di 35 milioni delle vecchie lire. Precisamente: 18.324 euro.

È quanto risulta dalle ultime dichiarazioni dei redditi disponibili (dichiarazioni 2007 su anno d’imposta 2006), diffuse dal Dipartimento delle Finanze del ministero dell’Economia. Il reddito complessivo è aumentato rispetto all’anno precedente del 5,7%.
Avvertenza doverosa: il 25% dei contribuenti non paga imposta a causa del basso reddito e dell’effetto delle deduzioni e delle detrazioni. Pertanto, spiega il documento di sintesi del Dipartimento (qui il .pdf) l’imposta dichiarata non è distribuita su 40,8 milioni di soggetti ma su poco più di 30 milioni, da cui risulta un importo medio pro capite di 4.480 euro ed un’incidenza dell’imposta netta sul reddito complessivo del 18,4% (nel 2005 era del 17,9%).
Il 35% dei contribuenti italiani dichiara un reddito inferiore a 10.000 euro. I più ricchi del Paese, coloro cioè che dichiarano oltre 100.000 euro, sono lo 0,9% del totale e sopra i 70.000 euro arriva appena il 2% degli italiani. La fascia di reddito più consistente è quella tra i 10.000 e i 40.000 euro (58,4%). Il 51% dell’Irpef è pagata dunque dal 10% dei contribuenti con i redditi più alti.

Considerando la distribuzione per area geografica, rispetto al 2005, il reddito complessivo medio (18.324 euro) è aumentato su tutto il territorio nazionale, con un incremento minimo del 5,3% al Centro ed un incremento massimo del 6,5% al Sud e nelle Isole, in cui si riscontra comunque un valore assoluto medio (14.626 euro) di circa il 20% inferiore a quello nazionale.
Il Sud resta quindi, sul fronte dei redditi, il fanalino di coda del Paese. Con un reddito medio complessivo di 14.626 euro gli italiani che abitano in queste regioni del Paese di fatto dispongono del 20% in meno rispetto al reddito medio nazionale. Nonostante questo nell’ultimo anno al Sud e nelle Isole il reddito risulta aumentato del 6,5% rispetto all’anno precedente.
Per quanto riguarda il tipo di reddito dichiarato, il 78% è da lavoro dipendente e pensione,
il 5,5% sono redditi da partecipazione, il 5,1% redditi di impresa ed il 4,2% redditi da lavoro
autonomo. Tra queste tipologie di reddito, il valore medio dei redditi da lavoro autonomo (36.388 euro) è il più elevato (circa il doppio del reddito complessivo medio), mentre i redditi medi da pensione (13.046 euro) risultano essere i più bassi.
Non bene nemmeno l’andamento delle società italiane, visto che la metà - stando sempre ai dati diffusi dal Dipartimento delle Finanze - è in “rosso”: “La quota di società con imposta positiva” si legge nel documento “ha raggiunto il 52,4% del totale (circa 503.000), con una crescita del 3,5% rispetto al 2005. Tali società con reddito positivo sono localizzate principalmente al Nord, anche se la loro quota nel Sud e Isole sul totale nazionale è aumentata dell’1% rispetto al 2005″.

Attacco alla Casa Bianca: Wall Street contro Obama

wall-street

Metà dei 4,4 milioni di americani disoccupati ha perso il lavoro dopo la sua elezione. E l’indice di borsa Dow Jones è calato del 20 per cento dal giorno del suo insediamento. Forse è ancora presto per chiamarla la recessione di Barack Obama, come l’ha definita il Wall Street Journal. Ma certo i dubbi sulla politica economica della nuova amministrazione non si limitano più al canale finanziario Cnbc, dove il popolare guru democratico della finanza Jim Cramer aizza i telespettatori contro “timid Timmy”, come lui chiama Tim Geithner, il criticatissimo segretario del Tesoro. Anche tra banchieri e top manager, petrolieri e agenti immobiliari monta la protesta contro il piano di salvataggio del sistema finanziario e contro il budget da 3.600 miliardi di dollari di Obama, che secondo i critici non garantisce il risanamento dell’economia. Ecco i temi più discussi.

Il piano finanziario non funziona
Forse il problema è di tono, come nota Edward Yingling, direttore dell’associazione bancaria Usa: “L’incapacità di distinguere tra Wall Street e le migliaia di piccoli istituti di credito sani sta distruggendo la fiducia nell’intero sistema bancario”. Forse si tratta di una mera questione di interesse: i democratici chiedono l’abolizione del bonus per i 20 dirigenti più pagati nelle banche che ricevono aiuti dal governo, e di tassare le commissioni degli hedge fund come se fossero reddito normale (ora l’aliquota è del 15 per cento). Ma c’è pure chi pensa che ad affondare la borsa sia proprio il tentativo di salvare grandi istituti come la Citigroup (il cui titolo è precipitato sotto 1 dollaro dopo avere ricevuto 45 miliardi) o il gigante Aig (che lotta per sopravvivere dopo avere ricevuto 150 miliardi). Nel suo budget Obama ha previsto altri 700 miliardi in aiuti, che si aggiungono ai 750 già versati.

Assistenza (in perdita) a tutti
Circa 46 milioni di americani vivono senza assicurazione sanitaria, perché non possono permettersela: negli ultimi otto anni il costo di una polizza è cresciuto a velocità quadrupla rispetto ai salari medi, e chi perde il lavoro di solito deve anche rinunciare al dentista. Pochi sono quindi pronti a mettere in discussione la necessità di una riforma per cui Obama ha stanziato circa 634 miliardi di dollari nei prossimi 10 anni. La metà verrà da aumenti delle tasse ai più ricchi, la metà da tagli nei rimborsi del Medicare (la sanità pubblica) a compagnie farmaceutiche e assicurazioni. Che hanno scatenato in Congresso i loro lobbisti, forti dei dati di economisti come Michael Tanner del Cato Institute, secondo cui per le assicurazioni private sarà impossibile fare fronte alla concorrenza della sanità pubblica. E c’è chi teme che alla fine a soffrire sarà proprio la qualità del sistema sanitario: oggi gli ospedali americani hanno margini di profitto del 48 per cento sui pazienti assicurati privatamente, mentre perdono circa il 44 per cento su ogni trattamento coperto dallo stato.

Meno deduzioni sui mutui
Obama ha promesso tagli delle tasse per il 95 per cento della popolazione attraverso un credito di imposta di 400 dollari per i singoli e 800 per le famiglie. Ma a suscitare polemiche sono gli effetti indesiderati che potrebbe avere l’aumento delle tasse previsto a partire dal 2011 per le famiglie che hanno un reddito superiore ai 250 mila dollari e i singoli che guadagnano 200 mila dollari. La Casa Bianca vuole un aumento dell’aliquota massima dal 35 al 39,6 per cento e un aggiustamento dell’imposizione sui capital gain dal 15 al 20 per cento. Ma per finanziare la sua riforma sanitaria e il programma di aiuti ai proprietari di casa Obama ha anche proposto di limitare la possibilità di dedurre dal proprio reddito gli interessi sulle rate del mutuo, una facilitazione che secondo gli economisti della Casa Bianca ha concorso alla creazione della bolla immobiliare. Gli stessi democratici si oppongono a questa misura, che ha scatenato la reazione della National association of realtors, l’associazione nazionale degli agenti immobiliari, secondo i quali c’è il rischio di bloccare la ripresa del mercato della casa.

Petrolieri anti green economy
I lobbisti dell’American petroleum institute promettono battaglia: secondo loro, Obama mette a repentaglio 6 milioni di posti di lavoro eliminando le deduzioni di cui si sono finora giovate le aziende energetiche che operano nel Golfo del Messico. “Il risultato sarà aumentare le importazioni dal Medio Oriente che la nuova amministrazione vorrebbe ridurre” dice Mark Kibbe, portavoce dell’istituto. Nel suo budget il presidente propone di ridurre entro il 2050 le emissioni inquinanti a un livello inferiore dell’83 per cento rispetto a quello riscontrato nel 2005. Per farlo la nuova amministrazione intende mettere all’asta i permessi per emettere inquinanti, con un costo che verrà fissato tra i 13 e i 20 dollari a tonnellata di anidride carbonica, raccogliendo dalle imprese circa 646 miliardi entro il 2019. L’obiezione dei critici: i costi ricadrebbero inevitabilmente sui consumatori, con un aumento della bolletta energetica del 7 per cento in media, ancora più alto negli stati del Midwest dove forte è l’uso del carbone.
Barack Obama
I rischi del “buy American”
“La nostra fiducia nel commercio internazionale è a pezzi” ha detto Max Baucus, senatore democratico del Montana, uno dei sostenitori della clausola sull’acquisto di beni prodotti negli Stati Uniti inserita nel programma di stimolo dell’economia. Ma per riportare posti di lavoro negli Stati Uniti Obama intende anche agire a livello fiscale, eliminando la possibilità di dilazionare il pagamento delle tasse sul reddito prodotto all’estero dalle imprese. “È una normativa che finirà per ostacolare la competitività delle multinazionali americane” obietta John Castellani, presidente del Business Roundtable. Secondo i lobbisti come lui, i costi di produzione aumenterebbero al punto da rendere possibili scalate da parte di imprese concorrenti. Col paradossale risultato di perdere i posti di lavoro che l’amministrazione cerca di difendere.

Il VIDEO servizio: luna di miele finita per Obama?

Evasione, fenomeno massa: il sommerso è di 250 miliardi

Unico

L’evasione fiscale è “un fenomeno di massa” e l’amministrazione deve mettere in campo strategie “rapportate alla dimensione del problema che è enorme”. A parlare in questi termini è il direttore generale delle Finanze, il dipartimento del ministero dell’Economia che si occupa appunto delle questioni fiscali. L’ordine di grandezza del fenomeno del sommerso, ha fatto presente Fabrizia Lapecorella nel corso di un’audizione alla Commissione parlamentare sull’Anagrafe tributaria, sfiora i 250 miliardi di euro.
Una risposta può arrivare dall’ integrazione delle banche dati.
Ecco una delle strategie già messe in campo dall’amministrazione finanziaria. Ma in prospettiva potrebbe mettersi mano anche allo strumento del “redditometro” consentendo accertamenti automatici, qualora le tasse dichiarate si discostino in maniera evidente dal tenore di vita. “è uno strumento che risale al ‘92 - dice il presidente della Commissione Maurizio Leo (Pdl) - e andrebbe aggiornato con indicatori che maggiormente oggi danno informazioni sul reddito, dai viaggi all’estero ai Club in cui vengono iscritti i figli”.
Anche per Lapecorella “l’aggiornamento del redditometro, sfruttando le potenzialità dell’Anagrafe tributaria, è uno strada da intraprendere con la consapevolezza che per un utilizzo così delicato occorre essere certi della qualità dei dati”.
Tornando ai dati sul sommerso, “in base all’ultima pubblicazione Istat, la quota dell’economia sommersa sul Pil, pari a circa il 16,1% nel 2006, risulta in diminuzione - ha detto Lapecorella - nel periodo tra il 2001 e il 2006″. Secondo le stime di evasione del Dipartimento delle Finanze “l’ammontare del valore aggiunto lordo evaso stimato per il 2004 è di circa 200 miliardi di euro. I settori in cui si evade di più in termini relativi - ha riferito ancora il direttore generale - sono quelli dei servizi personali, del commercio e della ristorazione, delle costruzioni”.
Per affinare le strategie di lotta all’evasione, anche tenendo conto dei “vincoli di risorse economiche di cui può disporre l’amministrazione, occorre puntare sulla qualità dei dati. Occuparsi di questo significa rendere il dato unico e fruibile anche se gestito da competenze diverse e di facilitare la lotta all’evasione fiscale”.
Un esempio di divergenza dei dati è registrabile per gli immobili. Mentre dalle rendite catastali risulta un ammontare pari a 30,5 miliardi di euro, dalle dichiarazioni fiscali emerge un valore di 24 miliardi. Non è detto che la differenza sia tutta imputabile ad evasione, ha precisato il direttore delle Finanze, ma la divergenza dei dati è un “sintomo” che deve spingere a delle verifiche.

Tesoro, disoccupazione in forte crescita e slitta il pareggio di bilancio

Metalmeccanico in una fabbrica

L’economia va male e, pur se resta confermato l’obiettivo, il pareggio di bilancio slitta “sull’asse del tempo” e non sarà più nel 2011 come precedentemente previsto. In compenso il sistema previdenziale italiano appare solido, cioè sostenibile, nonostante il repentino invecchiamento della popolazione. Brutte notizie, invece, per il lavoro: la disoccupazione salirà all’8,2%.
Il Tesoro rivede le stime sull’andamento economico e conferma, nell’aggiornamento del Patto di Stabilità, le cifre giorni scorsi. Una per tutte quella sulla crescita economica che viene rivista decisamente al ribasso, in linea - come ha detto nei giorni scorsi il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, con il dato della Commissione europea: -2%. Peggiora così anche il dato sul deficit e si allontana il pareggio di bilancio mentre l’andamento del rapporto debito-Pil quest’anno crescerà fino al 110,5%. Una situazione di deterioramento del quadro macro, quella descritta dal Tesoro nel corposo documento, che non vede però l’Italia isolata: il peggioramento riguarda infatti tutte le economie del Vecchio continente che nel 2009 si troveranno a fronteggiare gli effetti della crisi. Una ‘lucè si intravede però alla fine dell’anno quando ci potrebbe essere un’inversione di tendenza. Un’altra ‘consolazionè arriva sul fronte pensionistico con un sistema, quello italiano, che a giudizio del Tesoro dovrebbe ‘reggerè. Meno consolante il capitolo lavoro: la disoccupazione salirà all’8,2%, dato che il Pd traduce in 250.000 disoccupati in più.
Ecco alcune novità emerse oggi dall’aggiornamento del patto di Stabilità:
- Pareggio confermato ma slitta: “Viene confermato l’impegno al raggiungimento dell’obiettivo di pareggio di bilancio anche se il raggiungimento di questo obiettivo si sposta sull’asse del tempo, per effetto della crisi straordinaria sopravvenuta dopo l’assunzione del relativo impegno da parte del Paese”. L’Italia conferma la propria determinazione, ma nel documento non viene indicata la nuova data-obiettivo.
- Indebitamento al 3,7% nel 2009: “Indipendentemente dalla correzione per il ciclo, in termini di saldo nominale, nonostante l’aggravarsi della crisi economica e il conseguente peggioramento delle condizioni di finanza pubblica - è scritto nell’aggiornamento - l’indebitamento netto rimane al di sotto del limite del 3,0% del Pil nel 2008, eccede questo limite nel 2009 arrivando al 3,7%, ma riprende una tendenza alla diminuzione nel biennio 2010-2011″. Nel 2010 l’Italia avrà un deficit del 3,3% migliore di quello di altri sei paesi europei del calibro di Francia, Regno Unito, Spagna, Germania. Inoltre il deficit italiano corretto per il ciclo - cioè tenendo conto della congiuntura - rimane sempre sotto il 3%.
- Disoccupazione 2009 8,2%: Il Tesoro prevede per l’anno in corso una contrazione dell’occupazione che si ridurrebbe dell’1%. Il tasso di disoccupazione mostrerebbe così un aumento per il secondo anno consecutivo, attestandosi all’8,2%. Secondo il Pd dunque nel 2009 ci saranno almeno 250.000 disoccupati in più, la stragrande maggioranza dei quali senza indennità di disoccupazione.
- Pensioni sostenibili: L’Italia rimane uno dei Paesi con il tasso di invecchiamento più elevato, ma “nonostante questo, l’insieme delle spese legate all’invecchiamento della popolazione presenta una dinamica evolutiva tra le più contenuti dell’Unione Europea, grazie alle riforme implementate negli ultimi 10-15 anni”. Inoltre “il consolidamento fiscale previsto nell’aggiornamento al 2011 risulta sufficiente ad assicurare finanze pubbliche sostenibili nel lungo periodo”.
- Pil 2009 cala del 2%: Gli effetti della crisi “si protrarranno per gran parte del 2009: solo verso la fine dell’anno potrebbe secondo gli osservatori economici registrarsi una modesta ripresa”, afferma il Tesoro. “Nel 2009 il Pil mostrerebbe un’ulteriore riduzione pari al 2,0 per cento. Le componenti della domanda aggregata che risentirebbero maggiormente della crisi sarebbero in primo luogo gli investimenti, segnatamente quelli in macchinari, e le esportazioni, per effetto della recessione nei paesi più avanzati. I consumi delle famiglie risulterebbero ancora in contrazione in media d’anno”.
- Sale il debito: Sale nel 2009 il rapporto debito/Pil: secondo le previsioni del Tesoro, si attesterà al 110,5% dal 105,9% del 2008. Il debito crescerà anche l’anno prossimo (112%) ed è visto in calo nel 2011, quando si dovrebbe attestare al 111,6%.


richard-branson




Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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