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Inflazione al massimo dal ‘96: la spesa di tutti i giorni al 6%

Banconote euro

L’inflazione a luglio è salita al 4,1%, dal 3,8% di giugno, raggiungendo il massimo dal giugno 1996. Lo comunica l’Istat, confermando la stima preliminare. Su base mensile i prezzi sono aumentati dello 0,5%.
L’Istat conferma: a luglio l’inflazione è volata al 4,1% dal 3,8% di giugno, raggiungendo il massimo dal giugno del 1996. Rispetto al mese precedente l’aumento è stato dello 0,5%; l’inflazione di fondo si porta al 2,8%, mentre l’inflazione al netto dei prodotti energetici è pari al 3%. Dall’analisi dei settori gli aumenti congiunturali più significativi si sono rilevati nel settore delle bevande alcoliche e dei tabacchi (+2%), delle abitazioni, acqua ed elettricità (+1,5%), trasporti (+0,9%). Gli incrementi tendenziali più elevati si sono verificati nel comparto abitazione, acqua ed elettricità (+8,6%), nei trasporti (+7,1%), nei prodotti alimentari e bevande analcoliche (+6,3%). In negativo solo il settore comunicazioni, dove la flessione è stata del 3,2% su base annua, e dello 0,7% su base mensile.
La spesa di tutti i giorni, ovvero i prezzi dei prodotti acquistati frequentemente, vola nel mese preso in esame dall’Istituto di statistica. L’inflazione per questi prodotti è infatti salita al 6,1%, molto più alta del tasso medio confermato al 4,1%.
Il dato è relativo ai prodotti acquistati con maggiore frequenza, che nel mese scorso sono aumentati dello 0,4% rispetto a giugno (essenzialmente per i rincari dei prodotti alimentari e dei carburanti) e del 6,1% in un anno (in accelerazione rispetto a giugno, quando era risultata pari al 5,8%).

Il VIDEO servizio:

Manovra: ecco le misure tra Robin tax e tagli alla spesa

I prezzi della frutta in un supermercato

Dalla Robin Tax ai tagli a scuola e sicurezza, dal piano casa agli interventi per Roma: sono molte le novità introdotte dal decreto legge che anticipa la finanziaria e che è stato approvato dalla Camera. Il pacchetto vale circa 13 miliardi di euro, più di un terzo del valore del Piano triennale di finanza pubblica che è pari a 35 miliardi. Ecco alcune delle principali novità.
Robin Tax. Per le società energetiche viene innalzata dal 27,5% al 33% l’aliquota Ires. Per banche e assicurazioni il maggior prelievo sarà ottenuto con un allargamento della base imponibile.
Social card. Per i meno abbienti 400 euro in buoni sconti sui prodotti alimentari e sulle bollette: la misura riguarda 1,2 milioni di cittadini, ma bisognerà avere la cittadinanza italiana. Ad alimentare il fondo saranno i conti bancari dormienti.
Contratti statali. Secondo le stime iniziali del governo le risorse a disposizioni per questo capitolo sono 2.240 milioni. I soldi arrivano dal Fondo per interventi strutturali di politica economica, che pero è più corposo e finanzia diverse voci. L’Esecutivo assicura che nonostante gli spostamenti effettuati su questo ‘gruzzolo’ (con tagli di 400 milioni per finanziare altre misure) per gli statali non c’è alcuna sforbiciata.
Nuovi tagli ai ministeri. Otto miliardi di ‘risparmi’ nel 2008, ai quali si aggiunge in extremis un nuovo pacchetto di tagli di 300 milioni con cui si finanzia lo stop ai ticket. I tagli alla spesa della P.A sono del 30%; le Autorità indipendenti sono escluse. Stretta anche sulle consulenze (-30% rispetto al 2004). I tagli più criticati riguardano la scuola, con una sforbiciata di 87.000 docenti, e la Sanità, con proteste dei governatori, a partire da Formigoni.
Via ticket per tre anni. Stop ai ticket sulla diagnostica anche nel 2009. Costo 834 milioni: il governo ne metterà la metà ma lo stanziamento diventa triennale. L’altrà metà è a carico delle Regioni.
Freno a falsi esenti sanità. Più rigore sulle richieste di esenzione dai ticket: via libera a controlli incrociati e, se l’autodichiarazione risulterà falsa, le Usl recupereranno le somme non pagate. Taglio ai posti letto negli ospedali e del 20% sugli stipendi dei dirigenti sanitari.
Roma capitale. Ok ai 500 milioni di euro per il 2008 per superare il deficit di liquidità del comune. Alemanno è il nuovo commissario straordinario del governo.
Impronte digitali. Impronte digitali per tutti dal primo gennaio 2010. Saranno sulla carta d’identità.
Sicurezza. I tagli alle forze dell’ordine, che hanno suscitato le proteste degli operatori (3,2 Miliardi), sono in parte compensati con 300 milioni ai quali verranno aggiunte le risorse che arrivano dai beni confiscati alla mafia (valutato in circa 1 miliardo).
Università. Le università pubbliche (statali e non) potranno trasformarsi in fondazioni di diritto privato.
Casa, fondo giovani coppie. Viene istituito un “fondo speciale di garanzia” per l’acquisto della prima casa da parte di single con figli piccoli. Aiuti anche agli studenti fuori sede e gli immigrati regolari a basso reddito residenti da almeno 10 anni nel territorio nazionale.
Limitazioni uso contante. Si torna indietro: si eleva da 5mila a 12500 euro la soglia massima per l’uso di contante. Stop al bollo di 1,50 euro per gli assegni non trasferibili.
5XMille anche a sport; arriva tax cinema. Sì al 5xmille per le associazioni sportive dilettantistiche riconosciute dal Coni. Ok al credito d’imposta per investimenti nella “filiera del cinema”.
Class action. Proroga di sei mesi (quindi al 1/0 gennaio 2009) dell’entrata in vigore dell’azione collettiva risarcitoria introdotta dalla finanziaria 2008.
Giustizia civile, notifica via web. Nell’ambito del processo civile le notificazioni devono essere effettuate esclusivamente per via telematica.
Stretta turn over p.a. Avanzamenti di carriera ‘congelati’ per un anno. La manovra prevede anche una riduzione del turn-over.
Assunzioni, tornano i paletti. Obbligo per le imprese di comunicare l’assunzione il giorno prima dell’inizio del lavoro.
Servizi pubblici locali. Arriva la tanto attesa riforma, che introduce il sistema delle gare. Ma su richiesta della Lega la gara potrà essere evitata se la società è pubblica oppure mista e partecipata dall’ente locale.
Patto stabilità interno. Sanzioni per chi sfora e meccanismi premiali per gli enti ‘virtuosi’. Stretta sull’uso dei derivati da parte degli enti locali e stop ai prestiti senza rimborso contestuale di interessi e capitale. Pesante il giro di vite su Regioni e Enti locali: le Autonomie dovranno rinunciare a 3 miliardi quest’anno, oltre cinque nel 2009 e nove nel 2010.
Sindaci virtuosi e comunità montane. La sforbiciata colpirà solo i sindaci dei comuni con i conti in rosso, e saràperò del 30%. Taglio invece di 30 milioni all’anno per le comunità montane, ma a pagare di più saranno quelle in ‘pianura’.
Taglia-leggi, taglia-enti e taglia carta. Saltano 3.500 leggi “inutili”; stop agli enti pubblici non economici con meno di 50 dipendenti. Dal 2009 la Gazzetta Ufficiale sarà on-line.
Fas va a Mzzogiorno, nasce la banca sud. Il fondo per le aree sotto utilizzate, guarda soprattutto al Sud: gli stanziamenti del quadro strategico nazionale dovranno essere indirizzati per l’85% al Mezzogiorno. Nasce la Banca per il Sud.

Alla Camera primo via libera per la Finanziaria

Giulio Tremonti

La Camera dà il suo via libera alla manovra economica del governo. Il testo ora passerà al Senato. Il provvedimento è stato approvato da Montecitorio con 305 voti favorevoli, 265 contrari e tre astenuti. Salvo ulteriori modifiche che richiederebbero un nuovo passaggio a Montecitorio, il via libera definitivo è previsto dal calendario del Senato (o da quello della Camera in caso di ritocchi a Palazzo Madama) entro l’8 agosto. Il decreto approvato dalla Camera è il primo pezzetto della novità procedurale inaugurata dal ministro dell’Econmia: la manovra economica triennale da quasi 35 miliardi di euro, di cui circa 30 di tagli alla spesa dal 2009 al 2011. A settembre, quindi, la legge Finanziaria dovrebbe contenere soltanto le tabelle e comunque essere priva di contenuti politici. Il governo punta così a conseguire il pareggio di bilancio alla fine del triennio, come concordato con Bruxelles.
La manovra prevede una correzione netta nel 2009 di quasi 10 miliardi per portare il deficit dal tendenziale 2,6% al programmatico 2%. Il deficit è visto sostanzialmente in pareggio nel 2011. In termini di intervento lordo, la manovra reperisce e destina risorse per circa 35 miliardi nel 2011. La manovra interviene soprattutto sui tagli alla spesa pubblica che raggiungeranno circa 8,4 miliardi nel 2009. Sul fronte della maggiori entrate agisce soprattutto la cosiddetta Robin Hood Tax su petrolieri, banche e assicurazioni, che darà oltre 4 miliardi nel 2009.
Critica l’opposizione. Dietro lo scenario pessimista descritto dal ministro dell’economia Giulio Tremonti resta il sospetto - ha detto Antonello Soro intervenendo in aula durante le dichiarazioni di voto - che sia stato “un abile tentativo di nascondere la volontá di scaricare le cause della crisi molto lontano da sè e dal governo” aveva sulla manovra economica. Ma “ai governi” rimarca il capogruppo Pd di Montecitorio “spetta indicare risposte possibili ai problemi”. E invece “la manovra economica che oggi viene approvata non serve a risolvere i problemi degli italiani, delle famiglie e delle imprese, ma anzi -avverte il parlamentare Pd- crea le premesse per un autunno davvero molto caldo”.
Più duri i toni dell’Idv, che per bocca del leader Antonio Di Pietro, definisce la manovra “come cianuro per un ammalato invece che far soffrire ancora gli italiani li uccide direttamente. È del tutto irrazionale perchè toglie ai deboli per dare ai forti e ai furbi”. Per Di Pietro la manovra è “un Dl fatto in casa alla chetichella, come se il Parlamento non servisse a niente: 600 pagine di articoli, richiami ad altri articoli. Ma poi abbiamo capito che non dovevamo leggerlo, ma non l’hanno letto neanche i suoi ministri, visto che è stato approvato dal Cdm in 9 minuti”, e chiede: “Vi servivano soldi? Potevate prenderli dall’evasione fiscale. Lì avreste trovato non un tesoretto, ma un tesorone. Invece, questo governo è contro la lotta all’evasione. Potevate prenderli dalla casta, invece ve la prendete con i poveri cristi: con i tagli alla scuola, alle forze dell’ordine e agli statali. Potevate intervenire sulla sanità seri e non con tagli a pioggia. Potevate prenderli dalle società municipalizzate”.
In difesa del provvedimento, la Lega: “La stagione di chi organizzava le feste per pochi facendo pagare il conto a tutti deve essere finita” aveva replicato il capogruppo Roberto Cota sempre durante le dichiarazioni di voto. “Servono più risorse sul territorio che sappiamo di non poter prendere dalle tasche dei cittadini. L’unico modo per trovarle sta nel federalismo fiscale che sarà varato alla ripresa dei lavori parlamentari dopo la pausa estiva”.

Manovra al rush finale: sì delle Commissioni, no dalle regioni

La Camera dei deputati

Via i ticket sanitari sulla diagnostica dal prossimo anno, ma senza l’aiuto economico (400 milioni) previsto dal governo. Tutte le carte d’identità, poi, dal 2010 dovranno contenere, le impronte digitali dei cittadini. Sono alcune delle novità approvate durante la seduta notturna con la quale le commissioni Bilancio e Finanze della Camera hanno dato il via libera al disegno di legge della manovra finanziaria, inviando all’aula il provvedimento sul quale viene dato per scontato l’arrivo della fiducia. Ecco, in sintesi, alcune delle principali novità approvate.
- Stop ai ticket sulla diagnostica anche nel 2009, ma senza i 400 milioni che il governo ha annunciato di essere disposto a mettere sul tavolo per coprire la metà delle copertura necessaria. Tutto resta, per ora, sulle spalle delle regioni. Il governo aveva però annunciato ieri di essere pronto a mettere sul tavolo la metà delle risorse necessarie (400 milioni). E il giudizio delle regioni è stato categorico: “Il governo non ha fatto nuove proposte ed ha confermato i tagli annunciati, che non rispettano il patto per la salute 2007-2009 di 834 milioni di euro”, ha commentato il presidente delle regioni, Vasco Errani. “Per noi” ha detto Vasco Errani “l’incontro è stato molto negativo valuteremo nei prossimi giorni le iniziative da prendere”.
- È stato approvato l’emendamento che rimpolpa i fondi per la sicurezza con 300 milioni.
- Vita dura per i furbi che dichiarano un basso reddito per ottenere l’esenzione sanitaria dalle prestazioni diagnostiche. Saranno ora fatti veloci controlli incrociati e, se l’autodichiarazione risulterà falsa, le Usl recupereranno le somme non versate.
- Stretta per le strutture private in convenzione. Le Usl non pagheranno più “piè di lista” ma potranno decidere di introdurre autorizzazioni preventive in alcuni casi e bloccare i pagamenti se questi superano una certa soglia. Poi dovranno controllare almeno il 10% (e non più il 2%) delle cartelle cliniche e delle corrispondenti schede di dimissioni. Per alcune patologie i controlli potranno essere a tappeto.
- Salta, come preannunciato ieri, la norma azzera-vertici per l’Authority per l’Energia. La norma originaria prevedeva la decadenza del board dell’autorità entro trenta giorni dalla conversione del decreto. Un emendamento del governo ha cancellato l’intero articolo.
- Cambia la stretta sui sindaci. Un emendamento del relatore fa saltare il taglio del 20% delle indennità di funzione e dei gettoni di presenza dei sindaci e dei consiglieri comunali degli enti locali virtuosi. Per contro quelli con i conti in rosso dovranno stringere la cinghia di più: per loro il taglio passa al 30%. In pratica il 90% dei comuni rimarrà fu ori dal taglio.
- Diventano più rigorosi i finanziamenti per le comunità montane: in totale riceveranno 30 milioni in meno all’anno dal 2009 al 2011, con un’ulteriore aggiunta. Il taglio sarà graduato su base altimetrica: più la comunità montana è “marina” e più la sforbiciata sarà pesante.
- Sono state approvate alcune norme volute dalla maggioranza, con alcuni paletti richiesti dall’opposizione. Il Fas, il fondo per le aree sotto utilizzate, guarderà così soprattutto al Sud. In particolare gli stanziamenti del quadro strategico nazionale dovranno essere indirizzati per l’85% al Mezzogiorno. Nasce poi la Banca per il Sud.
- Resta “parcheggiato” l’emendamento del governo - potrebbe essere recuperato nel maxi emendamento sul quale il governo porrà la fiducia - che, tra le altre modifiche, cancella la norma che imponeva il rispetto della copertura non solo per il saldo netto da finanziare ma anche per il fabbisogno del settore statale e per l’indebitamento netto della pubblica amministrazione (il deficit). L’emendamento del governo serviva soprattutto a superare l’impasse che si è creato al Senato che sta esaminando il decreto fiscale con il taglio dell’Ici che non è coperto per quasi un miliardo per il fabbisogno.

Alla Camera si decide il futuro di Ortis e della sua Authority

Traliccio di alta tensione

Dietrofront sull’Authority per l’energia e per il gas. Il ministro per lo Sviluppo Economico, Claudio Scajola, blocca la Lega rispetto all’emendamento presentato venerdì notte in commissione Bilancio e Finanze della Camera che prevede, tra le altre cose, l’azzeramento dei vertici dell’Autorità guidata da Alessandro Ortis. La modifica, il cui primo firmatario è Maurizio Fugatti, era volta ad attribuire all’organismo di vigilanza sui settori dell’energia elettrica e del gas anche competenze relative alle autorizzazioni per l’avvio della produzione di energia nucleare. Scajola ha ipotizzato uno stralcio della norma e l’inserimento in un disegno di legge, in modo da dare “un quadro più completo a una norma importante per il paese”. Ma non è certo che in quella sede avvenga un riordino dell’Autorità che attribuisca all’Autorità competenze specifiche sull’atomo.
C’è attesa, dunque, per quello che succederà oggi in aula quando si voterà il comma aggiuntivo all’articolo 75 della manovra economica del governo. Se l’emendamento Fugatti supererà anche l’esame di Montecitorio, la futura autorità per l’energia sarà composta da soli tre commissari più il presidente. L’Authority nasce, nel 1995, con tre componenti in tutto, divenuti cinque nel 2004 e poi riportati a tre dal governo Prodi con un disegno di legge che però non fu mai approvato. E resta il nodo del nucleare. Secondo Stefano Saglia, presidente della commissione Lavoro della Camera ed esperto in temi energetici, il piano sul nucleare messo a punto in vari provvedimenti da parte del governo deve puntare a una “riunificazione in un unico ente o agenzia delle competenze oggi detenuta dall’Apat e dall’Enea”. L’Authority è preposta alla regolazione del mercato e non certo alla sorveglianza e alla sicurezza del nucleare”, aggiunge l’esponente del Pdl e anche Enrico Letta del Pd auspica che la marcia indietro sull’Authority sia realtà: l’azzeramento per decreto sarebbe una “scelta molto grave che vedrebbe la nostra opposizione totale e la fine di qualsiasi tentativo di dialogo”.
“Stiamo organizzando, d’intesa con il ministero dell’Ambiente, un organismo di sicurezza nucleare - ha proseguito Scajola - per assicurare l’impiego delle migliori tecnologie, l’affidabilità dei controlli e l’idoneità dei processi industriali in tutta la filiera”. Si starebbe valutando anche l’ipotesi di far tornare il dipartimento nucleare dell’Apat all’interno dell’Enea da cui era stata scorporata nel 1994 per scongiurare il conflitto di interessi che si era creato all’interno dell’ente di ricerca che oltre a fare da autorità di controllo sull’atomo aveva come “mission” anche la promozione industriale della attività nucleari. Il progetto più complessivo del governo sul ritorno al nucleare toccherà tutti i centri di competenza in questo settore. L’Autorità di controllo infatti coronerebbe infatti un percorso più complessivo che passa per la “rifocalizzazione della missione e delle attività dell’Enea” che sempre secondo Scajola “dovrà diventare uno strumento a disposizione del Paese per rispondere alla sfida del cambiamento climatico globale”.
Discussione che arriva proprio nel giorno in cui l’Autorità per l’energia elettrica e il gas dispone le norme per vigilare sulla Robin tax. La tassa destinata a colpire gli extraprofitti delle aziende energetiche non dovrà trasferirsi sulle bollette dei consumatori e il decreto fiscale che la contiene ha previsto che l’Autority guidata da Ortis vigili sull’intero settore per scongiurare il temuto effetto traslazione. L’Autorità ha adottato una delibera pubblicata sulla Gazzetta ufficiale che impone agli operatori che verranno colpiti dalla misura (quelli con profitti superiori ai 25 milioni di euro) di mettere a disposizione l’ultimo bilancio di esercizio disponibile nonché, se disponibili, le relazioni trimestrali e semestrali del primo semestre 2008 e i documenti di budget relativi al 2008. L’Autorità chiede inoltre agli operatori che si trovino nelle condizioni descritte dall’articolo 81 del decreto fiscale una dichiarazione contenente i valori dei margini operativi (lordi unitari relativi a ciascun prodotto riferiti sia all’anno 2007 che al primo semestre 2008).

Istat, crollano i consumi delle famiglie: ai minimi dal 2002

Carrello semi-vuoto

Le famiglie italiane stringono sempre di più la cinghia: nel 2007, per la prima volta negli ultimi sei anni, la spesa media mensile per consumi è calata in termini reali. È quanto emerge dai dati diffusi oggi dall’Istat. L’anno scorso, la spesa media mensile per famiglia è stata pari, in valori correnti, a 2.480 euro, 19 euro in più rispetto al 2006 (+0,8%) in termini nominali. Per la prima volta, in sostanza, l’Istat riscontra nell’andamento delle spese delle famiglie italiane un calo nei consumi che, negli anni precedenti erano invece risultati fermi. Secondo i tecnici dell’Istituto di Statistica “le famiglie si sono attrezzate con una strategia generalizzata di contenimento della spesa attraverso diminuzioni nelle quantità e razionalizzazione negli acquisti”.

Là dove si assiste a una stabilità degli acquisti corrisponde un calo della qualità, con un aumento, ad esempio delle spese realizzate negli hard discount o comunque di prodotti di qualità inferiore. Questa situazione attraversa il Paese e sarebbe stata maggiore se non fossero diminuite a causa del clima le spese energetiche e per combustibili. “Ciò” sostengono i ricercatori dell’Istituto “ha messo a riparo le famiglie. Con un clima tradizionalmente più freddo la situazione sarebbe stata peggiore”. Le spese per combustibili hanno, infatti, subito una riduzione della quota rispetto alla spesa totale dal 5,0% al 4,7%.

La spesa per alimentari e bevande è rimasta nel 2007 sullo stesso livello dell’anno precedente a livello nominale, con 466 euro di media contro i 467 euro precedenti: a fronte dell’aumento dei prezzi dimostra che questo è uno dei comparti in cui si è verificata “la strategia di risparmio messa in atto dalle famiglie”.

Dalla rilevazione sui consumi emerge anche il calo delle spese per abbigliamento, mentre l’unica quota di spesa totale che risulta stabile è quella per i trasporti. La quota di famiglie che ha dichiarato di aver limitato l’acquisto o scelto prodotti alimentari di qualità inferiore rispetto all’anno precedente è sempre superiore al 30%. In particolare, spiega l’Istat, si attesta al 33,2% per il pane, al 38,5% per la pasta, al 45,3% per la carne, al 47,4% per il pesce e al 43,2% per la frutta. Nel Mezzogiorno la percentuale delle famiglie che dichiarano di aver limitato l’acquisto o scelto prodotti di qualità inferiore è prossima addirittura al 50%, e raggiunge il 55% per la carne e il 59% per il pesce. Nel 2007 le spese familiari per generi non alimentari sono passate da 1.994 euro a 2.014, con un aumento delle spese per abitazione e sanita’, soprattutto nelle regioni dove c’è stato l’aumento del ticket.

Il VIDEO servizio:

Manovra: più tasse ai petrolieri per aiutare anziani e giovani coppie

Giulio Tremonti
Aiuti alle giovani coppie per l’acquisto della prima casa, riduzione del 50% sulla spesa per la pubblica amministrazione, libri di testo scaricabili da Internet, tagli pesanti per Regioni ed enti locali. Ma anche tasse a petrolieri, banche e assicurazioni per aiutare gli anziani. Non ci sarà, invece, il ritorno del ticket sanitario.
È partita la rivoluzione sui conti pubblici da 34,8 miliardi targata Tremonti. La Finanziaria triennale, che sostituisce il vecchio Dpef, è stata approvata dal Cdm e prevede una vera stangata per Regioni e Comuni: il governo ha messo in conto per il 2009 risparmi di spesa dalle autonomie locali per 3-3,4 miliardi. Per il 2009, il ministro dell’Economia Tremonti ha messo in atto una correzione di 13,1 miliardi, nel 2010 e 2011 di 7,1 e 14,6. Nella manovra, inoltre, la crescita del Pil 2008 viene rivista allo 0,5% dal precedente 0,6%, con un deficit/Pil tendenziale 2008 al 2,5%. Deficit che sarà corretto di un decimo di punto per portarlo ad un programmatico di 2,4%.
Fra le misure, la Finanziaria prevede anche la Robin Hood Tax sulle imprese petrolifere, un nuovo regime delle deducibilità per banche e assicurazioni (da questi provvedimenti arriveranno in tutto 4 mld), tagli automatici delle accise sui carburanti e un aumento della tassazione sulle stock option. La scure di Tremonti si abbatterà anche sui manager pubblici, il cui stipendio dovrebbe essere tagliato del 25%. E ‘rispuntato poi il redditometro, assieme ad un piano triennale di controlli anti-evasione e, per i Comuni, un maggiore coinvolgimento nella caccia a residenze fittizie all’estero, con l’attribuzione del 30% del recuperato ai Comuni stessi. In compenso Equitalia restituirà le somme erroneamente versate, mentre salta l’obbligo di fidejussione bancaria per la rateizzazioni superiori ai 50 mila euro.
“Avremo il pareggio di bilancio entro il 2011″, ha affermato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, commentando la manovra. E ha aggiunto: “Ho chiesto ai ministri di fare dei sacrifici”. Il padre della manovra, Giulio Tremonti, infine, ha tenuto a precisare che “la discussione in Cdm sul piano è durata nove minuti e mezzo”.

Ma ecco, misura per misura, la manovra finanziaria:
Card anziani per comprare pane con sconto. Verrà data in forma anonima ai pensionati minimi e consentirà di usufruire riservatamente di prezzi agevolati per l’acquisto di beni alimentari e per pagare le bollette di luce e gas.
Robin hood tax, ires al 33%. Per le compagnie petrolifere l’aliquota Ires torna dal 27% al 33%. Era stata abbassata con l’ultima Finanziaria varata dal governo Prodi. Ci saranno interventi fiscali anche sulle scorte di magazzino e sull’entità dei diritti minerari.
Banche, stretta su interessi passivi. A differenza dei petrolieri, Tremonti non ha fornito dettagli rispetto alla misura fiscale sulle banche. Si dovrebbe agire attraverso un ampliamento della base imponibile di banche e assicurazioni con un tetto alla deducibilità degli interessi passivi.
Stop divieto cumulo pensione-lavoro. Reddito e pensione dovrebbero tornare ad essere “interamente” cumulabili. La norma non varrebbe però per gli istituti pensionistici privati.
Abolita legge contro dimissioni in bianco. Dovrebbe anche essere ripristinato il lavoro a chiamata che era previsto dalla legge Biagi ma che era stato poi abolito con il protocollo sul welfare.
Certificati falsi, taglio stipendio statali. Busta paga più leggera per chi presenterà falsi certificati medici o timbrerà il cartellino di presenza per poi lasciare l’ufficio.
Con caro benzina sconto automatico. Lo “sconto” sui carburanti legato al recupero dell’extragettito Iva per l’aumento dei prezzi del greggio dovrebbe diventare automatico.
Piano casa. Il progetto punta a dare una mano alle fasce più deboli, dalle giovani coppie ai bassi redditi fino agli studenti fuori sede.
Stretta su consulenze P.A. Giro di vite sulle consulenze della pubblica amministrazione che dovranno risultare sempre più trasparenti.
Salta tracciabilità pagamenti. Oltre i 100 euro, a partire da luglio, non sarebbe più stato ammesso il cash per i pagamenti dei professionisti.
Fondi per Roma e Expo Nilano 2015. Stanziate le risorse sia per aiutare Roma a fare fronte all’emergenza deficit sia per avviare le opere in vista dell’Expo nel capoluogo lombardo.
Tagliati mini-enti. Dovrebbero essere soppressi quelli con meno di 50 dipendenti. Ore contate anche per gli enti che non saranno confermati dai ministeri vigilanti entro la fine dell’anno.
Benzina al supermercato. Viene accelerato il processo di ristrutturazione e liberalizzazione della rete di distribuzione dei carburanti.
Assegni liberi fino a 12.500 euro. Rialzato il tetto per gli assegni obbligatoriamente “non trasferibili”. Dal 30 aprile era a 5.000 euro.
Imprese in un giorno: arrivano semplificazioni amministrative per chi vuole mettere sù attività d’impresa.
Più poteri a mister prezzi. Il Garante dei prezzi potrà fare indagini in settori specifici con il supporto della Guardia di Finanza.

Il VIDEO servizio:

Il FORUM: Bravo Berlusconi, una manovra economica coi fiocchi!


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