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Manovra: più tasse ai petrolieri per aiutare anziani e giovani coppie

Giulio Tremonti
Aiuti alle giovani coppie per l’acquisto della prima casa, riduzione del 50% sulla spesa per la pubblica amministrazione, libri di testo scaricabili da Internet, tagli pesanti per Regioni ed enti locali. Ma anche tasse a petrolieri, banche e assicurazioni per aiutare gli anziani. Non ci sarà, invece, il ritorno del ticket sanitario.
È partita la rivoluzione sui conti pubblici da 34,8 miliardi targata Tremonti. La Finanziaria triennale, che sostituisce il vecchio Dpef, è stata approvata dal Cdm e prevede una vera stangata per Regioni e Comuni: il governo ha messo in conto per il 2009 risparmi di spesa dalle autonomie locali per 3-3,4 miliardi. Per il 2009, il ministro dell’Economia Tremonti ha messo in atto una correzione di 13,1 miliardi, nel 2010 e 2011 di 7,1 e 14,6. Nella manovra, inoltre, la crescita del Pil 2008 viene rivista allo 0,5% dal precedente 0,6%, con un deficit/Pil tendenziale 2008 al 2,5%. Deficit che sarà corretto di un decimo di punto per portarlo ad un programmatico di 2,4%.
Fra le misure, la Finanziaria prevede anche la Robin Hood Tax sulle imprese petrolifere, un nuovo regime delle deducibilità per banche e assicurazioni (da questi provvedimenti arriveranno in tutto 4 mld), tagli automatici delle accise sui carburanti e un aumento della tassazione sulle stock option. La scure di Tremonti si abbatterà anche sui manager pubblici, il cui stipendio dovrebbe essere tagliato del 25%. E ‘rispuntato poi il redditometro, assieme ad un piano triennale di controlli anti-evasione e, per i Comuni, un maggiore coinvolgimento nella caccia a residenze fittizie all’estero, con l’attribuzione del 30% del recuperato ai Comuni stessi. In compenso Equitalia restituirà le somme erroneamente versate, mentre salta l’obbligo di fidejussione bancaria per la rateizzazioni superiori ai 50 mila euro.
“Avremo il pareggio di bilancio entro il 2011″, ha affermato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, commentando la manovra. E ha aggiunto: “Ho chiesto ai ministri di fare dei sacrifici”. Il padre della manovra, Giulio Tremonti, infine, ha tenuto a precisare che “la discussione in Cdm sul piano è durata nove minuti e mezzo”.

Ma ecco, misura per misura, la manovra finanziaria:
Card anziani per comprare pane con sconto. Verrà data in forma anonima ai pensionati minimi e consentirà di usufruire riservatamente di prezzi agevolati per l’acquisto di beni alimentari e per pagare le bollette di luce e gas.
Robin hood tax, ires al 33%. Per le compagnie petrolifere l’aliquota Ires torna dal 27% al 33%. Era stata abbassata con l’ultima Finanziaria varata dal governo Prodi. Ci saranno interventi fiscali anche sulle scorte di magazzino e sull’entità dei diritti minerari.
Banche, stretta su interessi passivi. A differenza dei petrolieri, Tremonti non ha fornito dettagli rispetto alla misura fiscale sulle banche. Si dovrebbe agire attraverso un ampliamento della base imponibile di banche e assicurazioni con un tetto alla deducibilità degli interessi passivi.
Stop divieto cumulo pensione-lavoro. Reddito e pensione dovrebbero tornare ad essere “interamente” cumulabili. La norma non varrebbe però per gli istituti pensionistici privati.
Abolita legge contro dimissioni in bianco. Dovrebbe anche essere ripristinato il lavoro a chiamata che era previsto dalla legge Biagi ma che era stato poi abolito con il protocollo sul welfare.
Certificati falsi, taglio stipendio statali. Busta paga più leggera per chi presenterà falsi certificati medici o timbrerà il cartellino di presenza per poi lasciare l’ufficio.
Con caro benzina sconto automatico. Lo “sconto” sui carburanti legato al recupero dell’extragettito Iva per l’aumento dei prezzi del greggio dovrebbe diventare automatico.
Piano casa. Il progetto punta a dare una mano alle fasce più deboli, dalle giovani coppie ai bassi redditi fino agli studenti fuori sede.
Stretta su consulenze P.A. Giro di vite sulle consulenze della pubblica amministrazione che dovranno risultare sempre più trasparenti.
Salta tracciabilità pagamenti. Oltre i 100 euro, a partire da luglio, non sarebbe più stato ammesso il cash per i pagamenti dei professionisti.
Fondi per Roma e Expo Nilano 2015. Stanziate le risorse sia per aiutare Roma a fare fronte all’emergenza deficit sia per avviare le opere in vista dell’Expo nel capoluogo lombardo.
Tagliati mini-enti. Dovrebbero essere soppressi quelli con meno di 50 dipendenti. Ore contate anche per gli enti che non saranno confermati dai ministeri vigilanti entro la fine dell’anno.
Benzina al supermercato. Viene accelerato il processo di ristrutturazione e liberalizzazione della rete di distribuzione dei carburanti.
Assegni liberi fino a 12.500 euro. Rialzato il tetto per gli assegni obbligatoriamente “non trasferibili”. Dal 30 aprile era a 5.000 euro.
Imprese in un giorno: arrivano semplificazioni amministrative per chi vuole mettere sù attività d’impresa.
Più poteri a mister prezzi. Il Garante dei prezzi potrà fare indagini in settori specifici con il supporto della Guardia di Finanza.

Il VIDEO servizio:

Il FORUM: Bravo Berlusconi, una manovra economica coi fiocchi!

Finanziaria in arrivo: tagli alla spesa e ipotesi ticket

Giulio Tremonti

13 miliardi per il 2009, 7,1 nel 2010 di e 14,6 nel 2011. Queste le cifre della manovra finanziaria che oggi arriva sul tavolo del Consiglio dei ministri per il via libera.
Dalla Robin Hood Tax al nuovo regime delle deducibilità per banche e assicurazioni, fino ai più drastici tagli alla spesa pubblica. In particolare tra le novità dell’ultim’ora, la manovra prevederebbe alcune sforbiciate alla sanità con il ritorno di ticket sanitari. L’ipotesi avrebbe preso corpo negli incontri tecnico-politici di queste ultime ore tra rappresentanti del governo e delle regioni e si tradurrebbe in 6 miliardi di tagli solo per il comparto sanità.
Critiche ai tagli alla spesa sono arrivati anche oggi dalle regioni che hanno riunito questa mattina nuovamente il loro “parlamentino”.

I governatori si sbottonano poco ma, tuttavia, da ambienti tecnici filtrano le prime cifre di dettaglio, che dovrebbero essere quelle definitive. Dopo il lavoro delle diplomazie e le innumerevoli limature, ci sarebbero per alcuni capitoli “sensibili aggiustamenti” di tiro a favore degli enti locali ma, fanno sapere che “la manovra si annuncia comunque molto robusta”. Le ultime cifre parlano di sacrifici che alla fine peseranno su regioni e altre autonomie, per un terzo del complesso della manovra. Solo per il 2009, su un totale di 13,1 miliardi, 3,4 sarebbero i tagli, ai quali si deve però aggiungere un miliardo sottratto alla sanità. Complessivamente regioni, province, comuni e comunità montane, si troveranno a pagare un conto di 4,4 miliardi di euro solo per il prossimo anno. Una cifra che peserà per il 33,6%, cioè “un terzo della manovra complessiva sarà sulle spalle degli enti locali”.
Sempre stamane il governo ha illustrato la manovra ai sindacati. “Anche il sindacato sa che la situazione dei conti pubblici è difficile. Ma i tagli alla spesa non devono avere ripercussioni sugli enti locali tali da costringerli ad aumentare le tasse” ha detto il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, commentando la proposta dal Governo. “È giusto” ha aggiunto Bonanni “intervenire su banche, assicurazioni e petrolieri. Ma deve essere visibile che le risorse in più che si recuperano vengano trasferite e redistribuite attraverso maggiori detrazioni alle persone che sono più in difficoltà come i lavoratori dipendenti e i pensionati. Dovete fare pagare le tasse a tutti”.
“Positivo” invece il giudizio di Confindustria sull’impianto complessivo della manovra espresso dal numero due Alberto Bombassei. La scure di Tremonti si abbatterà anche sui manager pubblici. Il loro stipendio, secondo quanto prevede la manovra, sarà tagliato del 25%. In arrivo anche un taglio al numero dei consiglieri di amministrazione delle società non quotate e direttamente o indirettamente controllate dallo Stato: dovranno essere ora minimo cinque e massimo sette.

Torna la guerra dei buoni


Oggi il caffé sarà più amaro. E anche il pranzo. Almeno per chi è abituato a consumarlo grazie ai buoni pasto forniti dalle aziende: dovrà, infatti, prepararsi a pagarlo in contanti. Scatta infatti l’ennesima battaglia ai buoni pasto annunciata dalla Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi). Stesso copione del “no ticket day” del giugno 2005. Con una differenza, agli affamati malcapitati verrà offerto un caffè dagli esercenti. La ragione della protesta è semplice: i tassi alti chiesti dai gestori dei ticket a ristoratori e gestori di bar che, sul classico buono di 5,29 incassano 4,50 (iva inclusa) e solo dopo parecchi mesi (leggi: Il viaggio di un ticket). A usare i buoni pasto, in Italia, sono circa 7 milioni di lavoratori, per un volume d’affari, nel 2006, pari a 2,3 miliardi di euro, triplo rispetto a solo 6-7 anni fa. Alla protesta del 2005, rispose un decreto della presidenza del Consiglio dei ministri per rendere più solido e trasparente il mercato fissando delle garanzie di solvibilità e vietando le aste online per contenere l’abuso degli sconti a danno degli esercenti e fissando un termine di 45 giorni per il pagamento delle fatture agli esercenti. Decreto poi annullato dal Tar del Lazio. Punto e a capo.

I colossi dei buoni pasto

Quello dei buoni pasto è un business da due miliardi di euro all’anno. Ci lavorano, ogni giorno, 2,3 milioni di persone. La leadership è del Gruppo Gemeaz Cusin (875 milioni di fatturato e un milione di ticket emessi ogni giorno) con una quota del 43 per cento del mercato. Poi Sodexho con il 10,8 per cento del mercato, Ristoservice (9,8 per cento) e altre società minori.

Il viaggio di un ticket

1. La società di buoni pasto vince la gara indetta dall’azienda in base allo sconto che in parte è recuperato con una commissione che paga l’esercente. Con un taglio del 20 per cento l’azienda paga 4 euro un ticket da 5.
2. Il dipendente riceve parte del suo stipendio in buoni. Per quelli fino a 5,29 euro, a differenza del corrispettivo in denaro, non si pagano tasse: un vantaggio sia per l’azienda sia per il lavoratore.
3. Il buono viene speso in un esercizio convenzionato. La società di ticket, però, pagherà all’esercente non il valore nominale ma la cifra sulla base della quale ha vinto la gara. Nel nostro esempio, 4 euro.
4. L’esercente va a riscuotere il buono dalla società emittente in media una volta al mese. La società impiega almeno un mese di tempo per i controlli. In caso di ticket usurati o «sospetti» serve più tempo per ulteriori verifiche.
5. L’esercente viene rimborsato dopo circa due mesi. Ma la società dei ticket trattiene una commissione proporzionale allo sconto grazie al quale ha vinto la gara. Ecco perché nel nostro esempio l’esercente incassa 4 euro su 5 di valore.

Cosa c’è dietro un buono pasto

I buoni pasto sono forniti alle aziende da una società che li emette. Questa è scelta con gare d’appalto o aste on line che spesso comportano un ribasso eccessivo. Ecco perché le aziende emittenti alzano le commissioni. Si tratta di percentuali del 10, addirittura 12 per cento. Su un pasto del costo di cinque euro, ad esempio, al ristoratore vanno 4,50 euro. Con il rischio quindi, per il consumatore, di ritrovarsi con quantità o qualità minori di cibo. Quindici anni fa la commissione era dell’1,5 per cento appena. Era poi salita al quattro, quindi al cinque e, negli ultimi anni, alle stelle.
E le società, come si difendono? Ticket Restaurant, del Gruppo Gemeaz che detiene la più larga fetta di mercato, si tira fuori dalle accuse di ritardi nei rimborsi: “Noi abbiamo creato delle modalità di rimborso che consentono di ricevere sul proprio conto corrente i bonifici in soli cinque giorni lavorativi, oppure in 15 a discrezione dell’esercente”. In ogni caso il pagamento standard delle fatture è di 30 giorni” spiega Graziella Gavezzotti, amministratore delegato Gemeaz Cusin (divisione titoli di servizio). “E per le commissioni, non esiste un obbligo a firmare contratti che le prevedono troppo elevate”.


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rossi-spalla Viviana Da Busti
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