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Nuove multe dell’Antitrust alle società telefoniche. A finire nel mirino dell’authority sono Telecom e Wind, multate rispettivamente per complessivi 735 mila euro e 165 mila euro, per pratiche commerciali scorrette.
Per Telecom la prima multa da 285 mila euro riguarda i servizi Alice 7 Mega ed è stata comminata alla società per non aver “correttamente informato i clienti finali circa le effettive caratteristiche dei servizi di collegamento a Internet, offerti mediante tecnologia Adsl” promettendo una velocità di navigazione “che non è in grado di garantire neppure come valore apicale”. La seconda multa da 235 mila euro riguarda invece la diffusione di un messaggio pubblicitario per la promozione tariffaria denominata Tim sogno diretta a sollecitare la portabilità verso Tim di numeri di telefonia mobile attivi presso altro gestore. Il contenuto di due messaggi pubblicitari relativi alla promozione è stato ritenuto dall’authority “incompleto e confusorio”. La terza sanzione da 215 mila euro riguarda invece la pubblicità della tariffa Chiara di Tim.
Per quanto riguarda Wind, la società è stata multata per 165 mila euro per le segnalazioni inviate all’authority circa il mantenimento del canone Telecom nonostante che Infostrada “nella sua comunicazione commerciale prospettasse la possibilità di sottoscrivere abbonamenti che avrebbero permesso di cessare il rapporto con l’operatore incumbent”. La pratica commerciale messa in atto da Wind “consiste nel non aver correttamente informato i clienti finali circa l’effettiva possibilità di interrompere il rapporto commerciale con Telecom”.
Sanzionate. A Tim e Vodafone l’Antitrust con comminato una multa di 500 mila euro ciascuno per modifica unilaterale e sistematica dei piani tariffari senza fornire adeguate informative al consumatore. A dare notizia dell’azione del Garante è l’associazione Altroconsumo, che aveva denunciato l’agosto scorso all’Autorità i due operatori per pratiche commerciali scorrette sui rincari delle tariffe di telefonia mobile.
La mancanza di informazione e trasparenza, riferisce Altroconsumo nella nota, “ha impedito agli utenti di conoscere le caratteristiche delle nuove tariffe, le modalità di attuare la portabilità del numero da un operatore all’altro e le modalità di rimborso del credito residuo”.
I rincari, calcolati dall’associazione dei consumatori, “sono stati per profili medi in un anno da 49 sino a 83 euro, con picchi d’aumento sulle singole telefonate di oltre il 100%”. La vicenda risale all’agosto scorso, quando Vodafone decise una serie di ritocchi al proprio listino prezzi, mandando tra l’altro in soffitta 31 vecchi piani tariffari nati tra il 1998 e il 2003, e utilizzando come strumento “primario” di comunicazione un Sms. Negli stessi giorni anche Tim aveva inviato Sms a oltre 3 milioni di clienti per annunciare una serie di ritocchi tariffari. Le associazioni dei consumatori erano subito intervenute con una serie di esposti sia all’Antitrust che all’Autorità per le tlc. Il provvedimento dell’Antitrust non ha preso in esame il fondamento o la legittimità della variazione tariffaria, ma la pratica commerciale adottata per comunicarla alla clientela, giudicandola “scorretta”.
Sia per Tim che per Vodafone, l’Antitrust sottolinea che il contenuto dell’Sms che annunciava l’aumento tariffario “si caratterizza per un contenuto ambiguo ed omissivo circa le informazioni relative alla natura dell’operazione in atto, tale da impedire al cliente interessato di assumere una conseguente decisione consapevole, con particolare riferimento alla possibilità di esercitare un diritto di recesso senza alcuna penale”. L’Sms di Tim, in particolare, con la parola ‘rimodulazione’ unita a quella ‘gratis’ “risulta idoneo a indurre in errore il consumatore”. Per quanto riguarda invece Vodafone, l’Antitrust punta il dito contro la parola ’semplificazione’, e anch’essa “risulta idonea a indurre in errore il consumatore”.
In entrambi i casi l’Antitrust parla anche di “condotta plurioffensiva” in seguito alla quale i consumatori “si sentono traditi”, e con l’aggravante che “la sfiducia dei consumatori, quando è generalizzata, rallenta il processo di crescita dei mercati”. L’intervento dell’Antitrust, commenta Paolo Martinello, presidente di Altroconsumo, “dimostra la necessità urgente di introdurre la class action nel nostro Paese.
L’istituto del risarcimento collettivo si adatterebbe perfettamente a casi come questi dove, per tali pratiche commerciali scorrette, la multa acquista un significato formale e non restituisce alle migliaia di utenti le cifre incassate automaticamente dai gestori, senza che i consumatori avessero alcuna possibilità di essere informati e di scegliere. Ma la conversione del decreto milleproroghe al Senato ha confermato l’ulteriore rinvio a luglio della norma, e i disegni di legge pendenti sia alla Camera che al Senato sono ancora impantanati nelle commissioni competenti”.
IPhone, mi costi. Ma quanto mi costi? Non sono pochi gli italiani che hanno scelto di comprare il telefonino della Apple senza sottoscrivere i contratti previsti dalla Tim o dalla Vodafone. Spendono cosi 499 euro (versione da 8 gigabyte) o 569 euro (16 gigabyte) e poi utilizzano le schede ricaricabili o il vecchio abbonamento. E le tariffe in questo caso? Meglio non avventurarsi nella navigazione su internet senza aver prima aderito a un’offerta dati da aggiungere all’abbonamento o alla ricaricabile.
Con la Tim si spendono 60 centesimi per megabyte, mentre con la Vodafone non e possibile navigare senza sottoscrivere una promozione. Quindi con la Tim le strade sono due: utilizzare le normali offerte per accedere al web da cellulare, tranne Maxxi Alice week perché non funziona con l’iPhone. Oppure il cliente può scegliere Maxxi iPhone: scaricare fino a 50 megabyte (l’equivalente di un paio di cd musicali) al mese per 10 euro. Si possono aggiungere altri 30 megabyte al giorno per 1 euro al giorno. Ma per chi sfora ogni megabyte in piu costa 6 euro. In ogni caso, un sms avvisa quando termina il credito delle promozioni. Con Vodafone Pack si pagano 3 euro ogni 150 megabyte scaricati.
Basta affacciarsi oltralpe per scoprire un altro mondo. L’accesso al web e illimitato con tariffe base convenienti in diversi paesi, come Gran Bretagna (30 euro), Francia (49 euro), Paesi Bassi (29,95 euro), che si confrontano con abbonamenti in Italia che partono da almeno 70 euro e consentono un uso senza limiti del web con la Tim, opzione neppure prevista dalla Vodafone. Già, per chi va all’estero e non vuole rinunciare a leggere la sua casella email dall’iphone, navigare su internet è un salasso? Tim propone Maxialice senza confini (15 euro per 50 Mb): con l’offerta Vodafone, invece, nei paesi dell’Unione europea 5 Megabyte costano 5 euro. Altrimenti bisogna affidarsi alle “normali” tariffe per il roaming internazionale.
Oltre al carotariffe in Italia, l’iPhone e stato protagonista di altre polemiche. La rivista americana Wired ha pubblicato un sondaggio che indica velocità non vicine ai massimi per il trasferimento di dati nella rete di terza generazione (umts). Tanto che in Francia il gestore Orange ha ammesso di limitare il traffico dati perché teme di sovraccaricare la sua rete. Anche gli italiani consultati da Wired, quasi tutti del Centro-Nord, non hanno segnalato risultati entusiasmanti.
Eppure, quella degli utenti iPhone e una comunità particolare: uno studio della Nielsen Mobile ha rilevato che in Europa gli appassionati del melafonino navigano cinque volte di più degli altri utenti di cellulari. E hanno una forte propensione all’invio di email e a guardare video. Sperimentano per primi, quindi, i limiti di reti telefoniche nate per chi deve soprattutto parlare. L’Italia e il secondo mercato europeo per l’accesso a internet da cellulare e l’uso della rete in mobilita sta rivoluzionando l’accesso al web. “Per ora”, dice Riccardo Jelmini, responsabile Tim per i servizi a valore aggiunto, “le funzioni più utilizzate sono la ricerca di informazioni e la partecipazione ai piccoli mondi, come i social network”.
Tutte le Authority scendono in campo per verificare se ci siano state ipotesi di cartello su quello che ormai è diventato il caso dell’estate. Sarà l’Autorità per le garanzie nelle telecomunicazioni (Agcom) a occuparsi del dossier del cambio delle tariffe più economiche ideato da Tim e Vodafone e che coinvolge circa 10 milioni di clienti di telefonini. La legittimità dell’operazione effettuata dalle due compagnie di telefonia cellulare sarà valutata in un paio di settimane, in modo da poter rimediare con le giuste correzioni, in caso di illeciti, prima che scattino i cambi tariffe. Per evitare un allungamento dei tempi di valutazione, Aduc ha infatti chiesto che Agcom e Antitrust utilizzino tutti i loro poteri per dire se quanto deciso da Tim e Vodafone in materia di rimodulazione delle offerte sia corretto o meno. In particolare Agcom non interverrà sulle tariffe del settore mobile, ma verificherà la trasparenza dei messaggi con cui gli operatori hanno comunicato il cambio di tariffa ai consumatori. In una nota l’associazione di tutela dei consumatori ricorda che solo così “si darebbe agli italiani la percezione di vivere in uno Stato di diritto e non di essere immersi in una giungla telefonica”.
L’esigenza di eliminare il sospetto di una possibile intesa tra i due operatori è l’obiettivo fondamentale anche per Adusbef e Federconsumatori, che chiedono l’intervento dell’Antitrust e dell’Agcom anche sui gestori degli I-Phone. “Non è sufficiente stigmatizzare il comportamento che Vodafone e Tim stanno adottando per indurre i clienti a cambiare i contratti in essere nella telefonia cellulare”, scrivono in una nota le due associazioni, “il periodo scelto, la sovrapposizione dei tempi dei due massimi operatori ed il non avere aperto un confronto come peraltro è sempre stato prassi con le associazioni dei consumatori, inducono più di un sospetto sulla volontà di effettuare un semplice piano di semplificazione e di aggiornamento delle offerte di servizio”.
Le associazioni leggono nell’operazione del cambio tariffe il tentativo da parte delle compagnie di recuperare maggiori introiti, “in parte giustamente perso con l’abolizione dei famigerati costi di ricarica”.
Oltre a assicurarsi che le Authority si occupino del caso, Adusbef e Federconsumatori verificheranno con gli uffici legali “eventuali vessazioni contrattuali nei confronti dell’utenza”. E agli utenti consigliano di “confrontare sempre con occhio critico tutte le offerte degli operatori telefonici con particolare riguardo al costo del traffico al minuto comprensivo dell’Iva, alla presenza o meno e del relativo costo del famigerato scatto alla risposta, il prezzo degli sms, che in Europa risulta essere uno dei più elevati”.
Sms mi costi: ma quanto mi costi? Si sperava in una competizione al ribasso per i prezzi dei messaggini con l’arrivo degli operatori mobili virtuali: sono gestori che, non avendo una rete di proprietà, acquistano traffico telefonico all’ingrosso e lo rivendono ai loro clienti. Sarà vero? L’ultima a entrare nel mercato è stata Autostrade con Telepass Mobile: un sms costa dieci centesimi, come per A-Mobile di Auchan. Gli altri quattro (CoopVoce, Insim, PosteMobile, Unomobile) offrono il servizio a due centesimi in più. Tra gli operatori “tradizionali” troviamo, invece, un’ampia gamma di offerte: considerando piani tariffari comparabili con quelli dei “virtuali”, dai 7 centesimi per ogni messaggino di 3 Italia (Super sette) ai 15 centesimi di Tim (Easy tim new) e Vodafone (Vodafone tutti).
Gli sms, comunque, sono rimasti in media tra i più cari d’Europa: secondo una recente indagine dell’Arcep, l’authority francese delle telecomunicazioni, il prezzo medio sostenuto da un italiano per inviare un messaggino (con scheda prepagata) è tra i 12 e i 13 centesimi: quasi il doppio della media nell’Unione europea e quattro volte la cifra pagata da un danese, 3 centesimi (qui il report in pdf). E pensare che l’anno scorso, dice il Codacons, sono stati scambiati 28,6 miliardi di sms in Italia. Così le authority che vigilano sulla concorrenza (Antitrust) e sulle telecomunicazioni (Agcom) hanno deciso di vederci chiaro, in un mercato che vale 2,49 miliardi euro l’anno (a cui si aggiungono altri 1,61 miliardi per mms e dati in mobilità).
Perché pagare per mandare un sms? L’idea di Skebby: VIDEO da YouTube
Per gli “internettiani”, poi, è nota da tempo una soluzione in grado di evitare qualsiasi grattacapo: chi ha una connessione alla rete con il telefonino di tipo “flat” (pagando, cioè, una quota fissa mensile per navigare sul web) può inviare gratuitamente messaggini ai cellulari di altri utenti con alcuni software scaricabili liberamente, come l’italiano Skebby.
Costo medio degli sms in Europa
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Ma quando arriva l’iPhone in Italia, unico grande paese europeo dove non si è ancora raggiunto l’accordo tra la Apple e un operatore telefonico? Ormai il telefono-computer della mela è in vendita in quasi tutta Europa: dall’inizio del mese è arrivato anche in Austria e in Irlanda. Invece i consumatori italiani sono destinati ad aspettare ancora qualche settimana (forse mesi). La ragione? La Tim non intende cedere troppo alle esose richieste della Apple: la società di Steve Jobs avrebbe ottenuto dalla At&t negli Usa il pagamento mensile di una fetta consistente (le indiscrezioni oscillano tra il 10 e addirittura il 30 per cento) di ogni singolo abbonamento. In più il cliente della At&t che acquista un telefono iPhone è legato all’operatore telefonico per due anni.
Sono condizioni che la Tim non intende accettare (e che spinsero la Vodafone a declinare l’offerta). Le ultime voci davano per imminente la firma dell’accordo, ma la società telefonica ha ribadito che il negoziato non si è ancora concluso. Una fonte attendibile ha rivelato a Panorama.it che la Tim avrebbe chiesto un parere legale allo studio Libonati sulla delicata questione della sim-lock (cioè l’obbligo di usare il telefono con un operatore): in Italia il blocco non può durare più di 18 mesi (contro i 24 chiesti dalla Apple) e secondo alcune interpretazioni il consumatore avrebbe comunque il diritto di sbloccare in anticipo la sim senza conseguenze legali.
È anche possibile che il ritardo abbia a che vedere con la mancanza di una versione Umts dell’iPhone (ora disponibile con la teconologia Edge, più lenta). Sul web circola la voce che negli stabilimenti asiatici sarebbero in produzione già 3 milioni di iPhone Umts e forse la Tim intende aspettare questa versione.
In Austria e in Irlanda l’iPhone sarà venduto a 399 euro per la versione da 8 gigabyte e 499 per quella da 16. In Austria la T Mobile prevede due piani tariffari mensili: uno da 39 un altro da 55 euro, più 49 euro per l’attivazione e un contratto vincolante per due anni. Entrambi comprendono 3 giga di traffico internet al mese. In Irlanda l’operatore O2 offre un contratto bloccato per 18 mesi con tariffe mensili da 45, 65 e 100 euro con un giga di traffico dati.
(G.F.)

Il gigante americano della telefonia mobile, At&t, vuole contare di più nello sterminato mercato indiano. Pochi giorni fa la società statunitense ha siglato un accordo con l’operatore MahindraTelecommunications in base al quale le due società acquisteranno le licenze nelle 22 zone in cui è diviso il mercato dell’India. Secondo quanto riportato dal sito internet del Times, la società americana otterrà il 74% della joint venture.
“La At&t vuole fare affari in India… ovviamente intravede da queste parti grandi opportunità”, dice Ulhas Yargop, presidente della sezione information technology di Mahindra & Mahindra, la società sorella di Mahindra Telecommunications. Per At&t, che già detiene le licenze per le chiamate internazionali e nazionali a lunga distanza, questa mossa vuol dire investire ancora di più nel promettente mercato indiano. At&t, inoltre, è il primo operatore straniero ad entrare nel paese asiatico dopo la fornitura di servizi telefonici iniziata lo scorso aprile.
L’interesse della società americana per il settore della telefonia mobile è dovuto al fatto che in India, soprattutto nelle zone rurali, la penetrazione dei cellulari è relativamente bassa rispetto ad una popolazione complessiva di 1 miliardo e 100 milioni.
Nel paese asiatico, si calcola che ogni mese ci siano 8 milioni di nuovi clienti di telefoni cellulari. In Cina sono 5 milioni che si aggiungono ai 500 milioni di utenti di cellulari già abbonati. Secondo gli analisti, entro il 2010 l’India conterà 500 milioni di abbonati a un operatore di telefonia cellulare rispetto agli attuali 230 milioni.
Il colosso americano dei telefoni, che negli Usa registra 63,7 milioni di utenti, sembra seguire le orme di Vodafone, il gruppo di telefonia mobile più importante del mondo, che ha comprato la quota di controllo di Hutchison Essar per 11,1 miliardi di dollari.

Nel subcontinente la battaglia per il mercato dei cellulari è appena iniziata. Vodafone infatti spenderà 12 miliardi di dollari nei prossimi anni migliorando e ampliando il quarto network in India nella speranza di scalzare la rivale Bharti Airtel dal primo posto. Quest’ultima ha registrato lo scorso mese 50 milioni di utenti e mira a raggiungere quota 100 milioni nel 2010.