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Recessione: ecco come ci è venuto il mal di banca

Genesi di una recessione. Come ci è venuto il mal di banca

«Idioti» li ha definiti il presidente di un’importante banca europea parlando con il Financial Times. Più elegantemente, un funzionario dell’associazione bancaria italiana (Abi) parla di persone di grande esperienza che però hanno commesso un errore «gravissimo». A prendersi queste accuse sono i membri dell’Eba, European banking authority, con sede in Old Broad street, Londra. Sono loro, secondo i critici, ad avere alimentato la crisi del sistema bancario con i loro annunci, gli stress test, l’insistenza sui requisiti patrimoniali degli istituti. Continua

Banche europee: la fuga dai bond italiani

Il logo del colosso finanziario tedesco Deutsche Bank (Ansa)

Il logo del colosso finanziario tedesco Deutsche Bank (Ansa)

La prima a finire sotto i riflettori è stata Deutsche Bank per aver ridotto di circa il 90% il peso dei bond italiani in portafoglio: al 30 giugno ammontavano a poco meno di 1 miliardo, sei mesi prima erano otto volte tanto. Continua

Ma l’Italia sta reagendo

Operatore di borsa a Piazza Affari

Operatore di borsa a Piazza Affari

A Roma si continua a lavorare per riuscire a far approvare la manovra finanziaria da 65 miliardi di euro entro venerdì, una manovra su sui è arrivato il gradimento sia da parte dell’Unione Europea che del Fondo Monetario Internazionale. Per l’Italia, come ha sottolineato il Premier Silvio Berlusconi, sarà fondamentale in questa fase “rimanere unita, coesa nell’interesse comune, consapevole che agli sforzi e ai sacrifici di breve periodo corrisponderanno guadagni permanenti e sicuri“.

Fortunatamente le borse sono in ripresa, Continua

Europa e i conti che non tornano: i tagli degli altri


Europa e i conti che non tornano: i tagli degli altri

di Oscar Giannino

Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, fra manovra pluriennale estiva e correzioni nella legge di stabilità per il 2011, ha frenato il deficit tendenziale dello 0,9 per cento di pil per il 2011, e dell’1,5 per cento sia nel 2012 sia nel 2013. Altri, come vedete in queste pagine, hanno dovuto fare sforzi multipli di tali grandezze. La spiegazione del perché siano stati costretti a fare più dell’Italia si chiama avanzo primario. Il saldo primario è la differenza tra uscite ed entrate, al netto della spesa per interessi sul debito. Ebbene, tra i 16 paesi dell’eurozona l’Italia è in testa. Continua

Attenzione: in arrivo una pioggia di titoli di stato

obbligazioni pubbliche

La prossima bolla finanziaria? Occhio al mercato obbligazionario. I maggiori pericoli, secondo molti esperti, si corrono con le obbligazioni societarie (corporate bond). Ma anche i titoli di stato non sono immuni da rischi. Perché? Con i tassi ai minimi storici, i prezzi di quelli già emessi sono saliti alle stelle: per esempio i Btp con cedola al 9 per cento e scadenza 2023 quotano circa 140 punti, mentre saranno rimborsati a 100. Questi titoli, in caso di rialzo atteso dell’1 per cento dei rendimenti, perderebbero oltre 10 punti di valore.
Al di là dei rischi che si corrono con i titoli a lungo termine, c’è un’incognita più in generale investendo sul debito pubblico? In Italia non emergono, per adesso, particolari problemi. Il ministero del Tesoro è da sempre un grosso emittente, dato che il debito pubblico italiano è molto alto e rinnovato a getto continuo, con in media oltre 12 nuove aste ogni mese. Finora la domanda è sempre stata superiore all’offerta, tanto che i titoli più redditizi, i Btp, danno poco più del 4 per cento lordo sulla durata decennale e circa il 5 per cento lordo sulla scadenza di 30 anni.
A inizio anno in Germania c’è stata qualche difficoltà di assorbimento per un’emissione con tassi troppo bassi, ora i titoli tedeschi a breve offrono meno dell’1 per cento lordo mentre i Bund a 10 anni danno intorno al 3,5 per cento lordo. Qualche preoccupazione sul mercato c’è per l’imponente debito pubblico del Regno Unito, che però mantiene per ora la tripla A: il voto dato ai debitori più affidabili dalle agenzie di rating. Mentre l’Irlanda ha avuto due tagli di rating nell’ultimo mese ed è stata più colpita di Grecia, Spagna e Portogallo, che hanno perso un solo gradino di affidabilità.
In fin dei conti, dal punto di vista dei risparmiatori, aumenta il rischio perché i governi sono sempre più indebitati, dato che per uscire dalla recessione devono sostenere i salvataggi delle aziende con soldi pubblici. Tanto è vero che nei prossimi mesi ci saranno emissioni a valanga di titoli di stato. Per gli esperti il problema si potrà presentare soprattutto negli Usa per le difficoltà che sta incontrando Barack Obama a uscire dalla crisi. “Oggi chi compra i bond governativi cerca sicurezza e si ritrova a guadagnare meno dell’inflazione” osserva Raimondo Marcialis, direttore generale della Mc gestioni. “Se la crisi dovesse essere scaricata sui titoli di stato, sarebbe un dramma, anche se i rischi sono soprattutto sui corporate bond”.
Dunque cosa conviene fare? “Se il petrolio continuasse ad apprezzarsi, nei prossimi mesi l’inflazione potrebbe tornare a crescere e i tassi dovrebbero aumentare di conseguenza” avverte Angelo Drusiani, esperto obbligazionario della Banca Albertini Syz. “Quindi in questo momento meglio evitare i titoli a lungo termine, conviene aspettare l’autunno per comprarli”.


richard-branson




Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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