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Tokyo

Borse, in Europa arriva l’ondata di ribassi dall’Asia

Borsa di Tokyo
Avvio in rosso per le borse europee dopo il venerdì nero che ha visto il Vecchio Continente bruciare 230 miliardi di euro di capitalizzazione. L’ondata di ribassi partita dall’Asia travolge anche le piazze europee, che registrano perdite comprese tra il 2 e il 4%.
I mercati restano nervosi nonostante l’intervento del G7 che, pur esprimendo preoccupazione per l’eccessiva volatilità dello yen, ha ribadito la volontà di cooperazione contro la crisi finanziaria. Il Cac 40 di Parigi registra nei primi scambi una flessione del 2,49% a 3.114,41 punti, il Dax 30 di Francoforte perde il 3,54% a quota 4.143,45 e l’Ftse 100 a Londra arretra del 2,78% a 3.775,4 punti. In calo anche il Mibtel che a Piazza Affari cede il 3,58% a quota 14.839.
L’inizio della settimana finanziaria in Oriente e sul Pacifico è stato all’insegna dell’ennesimo crollo generalizzato, favorito dalle crescenti preoccupazioni degli investitori per le ripercussioni della crisi economica globale in atto, e per l’incombere dello spettro della recessione. I listini delle Borse asiatiche hanno assunto cosi’ le parvenze di un autentico e unitario bollettino di guerra, tranne che per una circostanziata eccezione. Se Tokyo ha chiuso ai minimi addirittura da 26 anni, con l’indice Nikkei che ha ceduto il 6,35%, a Hong Kong nel pomeriggio l’Hang Seng stava precipitando di ben il 9,0%, a suggello della quinta seduta consecutiva di segno meno. Nel frattempo Shanghai faceva segnare un ribasso del 5,3%, toccando il livello peggiore da oltre due anni. A Taiwan le contrattazioni sono terminate con il Taiex che ha perso il 4,65%, scendendo al livello più basso da un quinquennio. In controtendenza Seul, che ha concluso la giornata con un comunque modesto +0,8% del Kospi, ma soltanto in extremis, nelle ultimissime battute, e unicamente sulla scia del taglio dei tassi d’interesse deciso in via di emergenza dalla Banca centrale sud-coreana; in precedenza l’indicatore principale aveva però lasciato sul terreno quasi il 5%, e l’intera seduta è stata all’insegna di un’esasperante altalena.
Il record negativo assoluto lo hanno registrato le Filippine, con una perdita secca conclusiva del -12,3%. A scambi ancora in corso, Bangkok aveva già bruciato il 6,96%, mentre a metà giornata Giacarta crollava del 6,6%. Si sono salvate Singapore e Kuala Lumpur, ma esclusivamente perché i mercati erano chiusi per festività. In Australia al termine il calo è stato dell’1,6%, che ha peraltro sancito i nuovi minimi dal 2004. Anche in Nuova Zelanda la chiusura festiva ha evitato un altro tracollo.
Frattanto, sul Golfo Persico, la giornata si apriva all’insegna di una tendenza negativa uniforme: -1,9% in Kuwait, -0,26% a Dubai, -0,7% ad Abu Dhabi, -2,7% in Oman; e attesa per l’avvio in Arabia Saudita, dove nelle ultime due sedute era stato ceduto complessivamente circa l’11%.

Borse: crollano i mercati asiatici e scendono quelli europei

Un operatore finanziaro

Nuova brusca frenata per le borse asiatiche sulla scia del crollo notturno di Wall Street. I timori di recessione hanno riportato il segno meno sui listini. Tokyo ha chiuso a picco (-11,41%), Seul ha perso il 9,44% registrando la maggior flessione in almeno 11 anni, e Taiwan il 3,25%. Shanghai e a Hong Kong, dove la seduta è ancora in corso, cedono rispettivamente il 4,25% e il 7,74%.
Gli investitori sperano in un’azione governativa a sostegno dei mercati.

Intanto le borse europee sono ancora in flessione dopo un tentativo di recupero. Il Mibtel arretra del 3,7% e l’S&P/Mib del 4,12%. In calo anche Francoforte che cede il 3,81%, Londra -3,05% e Parigi -4,75%. Sui listini sembra ormai essersi esuarito l’effetto dei piani di salvataggio varati dai governi per sostenere le banche in difficoltà. L’annuncio di operazioni sul capitale da parte di Ubs (ingresso della Confederazione elvetica nel capitale con il 9%) e di Credit Suisse (aumento del capitale da 10 miliardi di franchi) porta nuovi timori sul settore finanziario anche se i due titoli, dopo un avvio in forte calo, ora guadagnano rispettivamente il 4,58% e il 7,45%.
Insieme a nuovi timori sulla tenuta del sistema finanziario si intensificano le paure di una recessione economica che va a penalizzare soprattutto le vendite al dettaglio.
A Milano perdono ancora terreno Intesa Sanpaolo (-5,81%) e Unicredit (-2,92%). Male anche i titoli legati al petrolio sulla scia di un prezzo del greggio in flessione con il Brent con consegna a novembre sceso sotto i 70 dollari al barile. Saipem perde il 3,81% mentre Eni cede il 3,36%. Male anche Fiat (-3,21%) dopo che Ubs che ha tagliato il target prioce da 10 a 7 euro con giudizio confermato a “underperform”. In controtendenza Buzzi Unicem che guadagna il 5,1% dopo che Citigroup ha iniziato la copertura assegnado al titolo un giudizio “buy”. Bene anche Atlantia (+2,04%) in seguito alle parole del ministro dei Trasporti Altero Matteoli, che ha annunciato l’imminente modifica della normativa introdotta due anni fa dal governo Prodi in tema di concessioni, sempre contestata dalle società autostradali.

Wall Street frena, Asia incerta. E le Borse Ue aprono in ribasso

Un operatore di Borsa

48 ore: tanto è durata l’euforia sui mercati finanziari.
Il giorno dopo il grande rimbalzo superiore al 14 per cento, anche a Tokyo si è riaffacciata l’incertezza sull’efficacia delle misure contro la crisi di credito. Ma il Nikkei ha saputo resistere alla volatilità di Wall Street, guadagnando in chiusura l’1,06% e girando bruscamente in positivo dopo una seduta altalenante (l’indice ha recuperato recupera rispetto al -1,44% registrato a metà seduta).
A differenza di Tokyo, le altre Borse asiatiche dimenticano il rialzo record messo a segno alla vigilia e tornano ad essere incerte a un giorno dall’ingresso del Governo Usa nel capitale di nove colossi bancari di Wall Street. I principali indici dei mercati del «Far East» hanno chiuso tutti con il segno meno: Hong Kong a -2,92%, Shanghai a -1,81%, Taiwan a -0,86%, Seul a -2%, Sydney a -0,81%, Singapore a -1,93%.
Nelle prime ore di contrattazioni odierne, però, e per quasi tutta la giornata, sulla scia del ridimensionamento serale a Wall Street ovunque prevaleva il segno meno: le piazze del Vecchio Continente reagiscono con un avvio debole all’incertezza di Wall Street. Inizio di seduta in flessione a Parigi con l’indice Cac 40 che perde lo 0,36%. In calo anche Londra (Ftse100 -0,55%), Francoforte (Dax -0,35%).
Il ribasso più alto lo fa registrare Piazza Affari: Mibtel -0,87%. Sulle prime battute l’S&P/Mib scende dell’1,28%. In flessione le banche, mentre corre Mondadori (+8,8%), dopo la cessione delle tipografie. Ancora in netto rialzo Seat (+7%), sempre sulle ipotesi di delisting.

Riflettori puntati intanto su Bruxelles dove prenderà il via alle 16 il Consiglio Europeo che riunisce i capi di Stato e di governo dei Ventisette. In agenda la crisi finanziaria, i consumi energetici e la lotta al cambiamento climatico. Il summit in programma nel pomeriggio arriva dopo gli altri due vertici di leader europei, quello del G4 del 4 ottobre e quello dell’Eurogruppo domenica a Parigi. E proprio la dichiarazione finale del secondo, che ha suscitato l’entusiasmo delle Borse e si è già tradotta in cospicui piani di garanzia pubblica per le banche, dovrebbe essere avallata dai 12 stati membri che non fanno parte di Eurolandia. Le questioni economiche, sia la crisi finanziaria, sia l’energia e la lotta ai gas serra domineranno gli incontri in programma in serata. Soprattutto il secondo tema si preannuncia complicato per le posizioni molto diverse degli stati membri, mentre l’Italia si prepara a dare battaglia a difesa delle proprie industrie.

Fmi: “Crisi da 1.400 miliardi di dollari”. E l’Ecofin dice no al fondo Ue

Lehman Brothers in bancarotta, Borse a picco

Mercati sulle montagne russe, dopo lo shock di ieri. Dopo una mattinata incerta, in cui le borse hanno registrato rialzi e ribassi, ci ha pensato Wall Street a tendere una mano al Vecchio Continente. New York infatti ha aperto bene e ha fatto recuperare le piazze europee. Ma poi ha invertito la tendenza, e i listini hanno segnato un’altra giornata in negativo, seppur meno consistente di ieri.
In apertura, i mercati sembravano aver rialzato la testa.

Ma è durata poco. Già dopo un’ora, i listini hanno pero’ cominciato a perdere quota con piazza Affari che ha visto una raffica di sospensioni per eccesso di ribasso o per scostamenti di prezzo. I titoli interessati sono stati, tra gli altri, Unicredit, Fiat e Telecom. Dopo i primi scambi, le borse europee hanno virato in negativo: a trainare al ribasso gli indici è stato il comparto bancario con Royal Bank of Scotland che ha lasciato sul terreno il 33%, sulle voci di un possibile intervento del governo britannico, e Deutsche Bank che ha perso il 14% per effetto dei rumors su un aumento di capitale. A fine mattinata, invece, sono tornate in positivo a parte Francoforte e a parte Milano che a metà seduta è sembrata incerta. Fino all’apertura di Wall Street. Poi, l’inversione di tendenza e il finale con il segno meno.

E, intanto, una doccia gelata, l’ennesima, ha colto oggi i consumatori e in particolare coloro che hanno contratto un mutuo: le rate dei mutui sono diventate più care.
Di crisi finanziaria hanno parlato i ministri dell’economia e delle finanze dell’Ue riuniti da questa mattina a Lussemburgo nel tentativo di rassicurare i mercati con una posizione unitaria. Ma l’idea del fondo comune, caro all’Italia ed alla Francia non decolla. Prevale invece l’idea di interventi coordinati, ad esempio iniezioni di liquidità, ricapitalizzazioni bancarie o misure rafforzate per la protezione dei depositi. I 27 ministri finanziari dell’Ue hanno raggiunto un accordo per innalzare da 20 mila ad almeno 50 mila euro la soglia minima di garanzia dei depositi bancari in caso di fallimento di istituti di credito europei. In molti Paesi, però, la soglia prevista sarà di 100 mila euro (in Italia era già di 103). In ogni caso i sostegni pubblici ai gruppi in difficoltà giungeranno dai singoli governi, e le misure vanno intese come a carattere temporaneo.

I 27 paesi dell’Unione europea si dicono “pronti ad adottare tutte le misure necessarie per assicurare” la stabilità del sistema finanziario e bancario, ha affermato il ministro dell’economia francese, Christine Lagarde, durante la conferenza stampa della presidenza dell’Ecofin al termine del vertice.

Del resto, parlano da sole le cifre riportate nel rapporto sulla stabilità finanziaria globale redatto dall’Fmi, nel quale si parla di perdite collegate alla crisi del mercato subprime americano che potrebbero arrivare a 1.400 miliardi di dollari, significativamente più dei 1.000 miliardi stimati ad aprile. “Sull’Europa pesa il 40% delle perdite emerse fino ad ora”, con svalutazioni per 580 miliardi di dollari solo a carico delle banche, come ha spiegato Caruana, sottolineando che “il compito del Fondo non è dare indicazioni specifiche ad ogni paese o imporre strategie uguali per tutti, ma promuovere collaborazione e coordinamento tra i vari paesi”, nel rispetto delle particolarità e necessità di ogni singolo stato. Proprio la collaborazione intergovernativa appare come una possibile via di uscita nel tentativo di migliorare il livello di comunicazione e redendere le politiche più organiche e coordinate. “Il tempo delle soluzioni graduali è terminato.

Intanto si muove anche il presidente Usa. Bush, che oggi ha discusso della crisi finanziaria con i leaders europei (Silvio Berlusconi, Gordon Brown e Nicolas Sarkozy) è disponibile a tenere un vertice straordinario del G8, rivela il portavoce della Casa Bianca Dana Perino, secondo la quale Bush è aperto alla proposta di un summit coi leader degli otto paesi più industrializzati, anche se ritiene che la situazione vada focalizzata subito alla riunione ordinaria ei ministri finanziari del G8, che si terrà venerdì prossimo a Washington. Bush ha sottolineato “l’importanza per tutti i paesi di lavorare assieme per coordinare le loro azione e trovare la soluzione ai problemi”, mentre la Fed è corsa nuovamente ai ripari annunciando di aver creato, con la benedizione del ministero del Tesoro, un organismo per acquistare sul mercato commercial paper, cioè quegli strumenti finanziari molto usati negli Usa per i finanziamenti a breve.

Crisi Usa, Senato pronto al sì al piano Bush. E le Borse riprendono quota

wall-street
Prima le borse asiatiche, poi quelle europee. I mercati finanziari provano a reagire sulla scia della chiusura positiva di ieri sera a Wall Street e nella convinzione che il Senato americano approvi oggi il piano di salvataggio da 700 miliardi di dollari messo a punto dal segretario al Tesoro, Henry Paulson, per salvare Wall Street e il sistema bancario statunitense.

Mentre le principali Borse della Cina sono chiuse a causa della Festa Nazionale che si celebra oggi, l’altra grande piazza asiatica, quella di Tokyo, è tornata a chiudere in positivo, con l’indice Nikkei che ha guadagnato lo 0,96% a 11.368,26 punti. Martedì l’indice aveva perso il 4,12% Mentre ha fatto decisamente meglio Sidney (+4,22%).

A Milano Piazza Affari apre in forte rialzo, con il Mibtel a +1,44%; a Londra l’indice Ftse100 segna un progresso dello 0,80% a 4.941,49 punti; a Francoforte il Dax guadagna in apertura lo 0,58% a 5.865,08 punti. UniCredit congelata al ribasso sul prezzo di controllo in Borsa
Il titolo di Piazza Cordusio dopo un avvio in deciso recupero (+2%) è stato fermato dalle
contrattazioni per qualche minuto.
Ieri sera Wall Street è rimbalzata dopo il lunedì nero. Il Dow Jones ha chiuso a 10.857,03 salendo del 4,74%, mentre il Nasdaq è avanzato del 4,97% a 2.082,83. I mercati americani hanno creduto all’appello del presidente George W. Bush che è tornato a chiedere al Congresso di agire in fretta per l’approvazione del maxi piano di salvataggio da 700 miliardi di dollari a sostegno del sistema finanziario. La Casa Bianca è fiduciosa che l’intervento possa essere approvato entro la settimana e sono ripresi i negoziati tra i consiglieri economici di Bush e i rappresentanti del Congresso per arrivare a una nuova soluzione che possa tornare all’ordine del giorno a Capitol Hill.
In Europa aumentano le possibilità di un taglio del costo del denaro da parte della Bce già domani nella consueta riunione mensile.
Propende per questa ipotesi anche una delle firme del Financial Times, Martin Wolf, che oggi dalle pagine del quotidiano della City invita le autorità monetarie dell’area euro ad intervenire a breve sul costo del denaro.

Il crac di Lehman Brothers affonda le borse in tutto il mondo

Lehman Brothers cina
Il fallimento della banca d’affari statunitense Lehman Brothers affonda le borse mondiali. Al termine di un lungo lunedì nero Wall Street ha chiuso ieri sera a -4,31%, mentre l’Europa ha bruciato in tutto circa 125 miliardi. Stanotte a picco i mercati asiatici, con Tokyo ai minimi da 3 anni e aperture in forte ribasso a Hong Kong, Shanghai e Taipei. Quella di Lehman Brothers è il maggiore crac della storia: una bancarotta da 613 miliardi di dollari di debiti. Secondo il presidente americano George W.Bush l’economia statunitense resta comunque robusta, e Bankitalia rassicura: in Italia rischi limitati. Oggi la Fed renderà note le proprie decisioni di politica monetaria.
Le borse dell’area Asia-Pacifico, escluso il Giappone, ha toccato i minimi da due anni, con gli investitori che sono usciti a grande velocità dagli asset più rischiosi.
Lehman Brothers ha avviato le procedure per il fallimento, Bank of America ha raggiunto un accordo per acquistare Merrill Lynch e American International Group (AIG) , primo assicuratore del mondo, ha seri problemi di finanziamento a breve termine.
Tokyo ha perso il 5% circa, l’indice MSCI, che misura le borse dell’area Asia-Pacifico escluso il Giappone , lascia sul terreno il 4,7%.
L’indice KOSPI della Sud Corea cala del 6,1% andando a toccare i minimi da marzo 2007, Hang Seng di Hong Kong perde il 5,9% ai minimi da due anni.
Le vendite indiscriminate di asset considerati rischiosi ha colpito duramente le borse dei mercati emergenti. Le valutazioni corrispondono ora a 9,2 volte gli utili attesi a 12 mesi, rispetto a 10,2, livello raggiunto durante la crisi dei mercati asiatici di una decina di anni fa.
I candidati alla Casa Bianca Barack Obama e John McCain hanno promesso di agire rapidamente per riformare Wall Street, accusando (per il terremoto finanziario dopo il fallimento di Lehman Brothers) una struttura di controllo antiquata. Con la Federal Reserve e il Tesoro Usa che devono fare i conti con la peggiore crisi finanziaria dai tempi della Grande Depressione, il candidato democratico Obama ha detto che i legislatori non hanno fornito gli strumenti necessari a contenere i problemi. “Ogni problema richiede una soluzione di sistema”, ha detto Obama in aereo mentre viaggiava per la campagna elettorale in Colorado. Un consigliere di vertice di McCain, il rivale di Obama alle elezioni del 4 novembre, ha detto che il candidato repubblicano sostiene che deve essere realizzata una rete di agenzie di controllo a cui devono essere forniti maggiori poteri per garantire la trasparenza. “La struttura di controllo di Washington su Wall Street ha circa 70 anni adesso”, ha detto Carly Fiorina, consigliera economica del senatore dell’Arizona. “Sta dicendo da tempo e lo sta ripetendo oggi che questa sarà una priorità e lui vuole, nella sua amministrazione, mettere fine agli abusi cui stiamo assistendo sia a Washington che a Wall Street”, ha detto Fiorina a Reuters in una intervista telefonica.
Obama invoca da molto tempo una modernizzazione del sistema finanziario. Lo ha chiesto in un discorso al Nasdaq l’anno scorso e ha sottolineato un piano per una riforma delle norme di controllo a Wall Street a marzo.
LEGGI ANCHE: La storia della banca d’affari Lehman Brothers, fondata da tre commercianti di cotone- Partecipa al FORUM

Affitti, Roma batte Milano. Ma Tokyo batte tutti

Un grattacieolo di Tokyo | Ansa
È Tokyo la città con gli affitti più cari del mondo. Per un bilocale nella capitale giapponese si toccano i 3.117 euro al mese e i 5.000 euro per un quadrilocale non arredato.

Praticamente più del costo di tre mesi a Milano, dove un bilocale costa in media 920 euro al mese e un quadrilocale viaggia intorno ai 1.350 euro. In Italia non é però il capoluogo lombardo ad essere il più caro. La capitale batte tutte le altre città, visto che Roma figura al 29/o posto delle città più costose al mondo contro il 42/o di Milano. La classifica del caro-affitti, che emerge dai dati della Camera di Commercio di Milano, vede New York tallonare Tokyo al secondo posto, con cifre ancora da capogiro: 3.040 euro al mese per un bilocale. Terzo posto per la cinese Tianjin, mentre Londra, prima tra le europee, batte Pechino, rispettivamente al quarto e quinto posto. Sesta Osaka, settima Hong Kong, mentre all’ottavo posto c’é un’altra città europea, Parigi. Roma è al 29/o posto della classifica mondiale, con un guadagno di cinque posizioni nel 2007 rispetto al 2006. La capitale è ottava in Europa per il costo degli affitti, mentre Milano è all’11/o posto.

Secondo le rilevazioni, un bilocale arredato costava l’anno scorso 800 euro a Roma (contro i 700 del 2006) e 920 a Milano (contro i 900 dell’anno prima), città dove è maggiore la richiesta per le case piccole. Per i trilocali, sempre arredati, la capitale è però più cara: 1.350 euro contro i 1.200 in media della città lombarda. E quello di Roma è quasi un paradosso, visto che i trilocali non arredati costano più di quelli forniti di mobili: l’affitto mensile raggiunge infatti i 1.400 euro contro i 1.000 di Milano. I costi lievitano rispettivamente a 1.800 euro e 1.350 per un quadrilocale non arredato. La più conveniente tra le città europee è Budapest, appena 316 euro per un bilocale arredato e 364 per un trilocale. In fondo alla classifica mondiale si trova invece Tunisi, dove un appartamento di due stanze costa appena 139 euro.

Ecco la tabella con le città più care del mondo.
1) Tokyo
2) New York
3) Tianjin
4) Londra
5) Pechino
6) Osaka/kobe
7) Hong Kong
8) Parigi
9) Guangzhou
10) Seul

29) Roma

42) Milano.


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