

di Francesco Bisozzi
Pensi alla buonuscita di un amministratore delegato e vengono in mente cifre iperboliche, come i 36,5 milioni intascati da Alessandro Profumo al momento di lasciare Unicredit o i 16 milioni e passa con cui Cesare Geronzi se n’è andato da Generali. Ma anche i «severance packages» (compensazioni) di cui hanno beneficiato negli ultimi anni altri top manager non scherzano. Lo dice una ricerca del Dipartimento di management e tecnologia dell’Università Bocconi, secondo la quale il valore medio delle buonuscite degli amministratori delegati in Italia è stato pari negli ultimi dieci anni a 5,6 milioni di euro. Ben oltre il limite (pari a due annualità di stipendio) raccomandato dall’Ue in seguito alla crisi del 2008. Continua

Cesare Geronzi, di spalle, e Giovanni Bazoli (archivio ANSA)
Una volta era il tempio della conservazione negli affari. Ma finita l’era Cuccia Mediobanca ha deciso di cambiare registro. E oggi addirittura manda un segnale di rinnovamento al paese.
Come? Stabilendo l’età massima per essere nominato amministratore delegato (65 anni), presidente (70 anni) e consigliere (75 anni). Considerando i limiti posti, verrebbe da dire che si tratti di soglie superflue. Ma non in Italia, dove i banchieri che contano e ancora in attività viaggiano spesso sopra i 70; se non oltre. Continua

L'ex Ceo di Unicredit Alessandro Profumo, il manager più pagato in Italia nel 2010 con 40,59 milioni di euro
Lo stipendio dei top manager italiani sale (+17% nel 2010, pari a 300 milioni di euro e con una media di 3 milioni), ma l’indice della Borsa scende (-11,5%), stando a un’inchiesta del Sole 24 ore. Che significa? Che a guadagnarci non sono certo coloro che si scambiano azioni a Piazza Affari; tranne i capitani delle Blue Chip, che tra stock option, stipendi e bonus vari, continuano a riempire il portafoglio, a prescindere dai bilanci e dall’andamento dei titoli. Continua

Lo avevano promesso e lo faranno: restituiranno bonus per 50 milioni di dollari: 24 dei manager che hanno ricevuto assegni da Aig optano per svuotare le tasche e restituire quanto ricevuto. In particolare a fare marcia indietro sono 15 dei 20 executive della divisione prodotti finanziari che hanno incassato i premi più sostanziosi e nove dei dieci manager di Aig con i bonus più pesanti.
Il procuratore generale di New York, Andrew Cuomo, non nasconde la propria soddisfazione nell’annunciare la decisione di alcuni top manager della divisione prodotti finanziari del colosso assicurativo, a poche ore dall’audizione al riguardo del segretario al Tesoro Timothy Geithner e del presidente della Fed Ben Bernanke.
“Plaudo alla decisione di tutti i dipendenti di Aig che hanno restituito i bonus: state facendo la cosa giusta” afferma Cuomo, mostrando la propria comprensione per tale “difficile scelta”, soprattutto se operata da persone non coinvolte nel creare le operazioni che hanno spinto il colosso assicurativo sull’orlo del collasso. Molti non americani hanno deciso di restituire i bonus, “pur non rientrando sotto la mia giurisdizione” spiega Cuomo precisando di non ritenere di pubblico interesse la divulgazione dei nomi di coloro che hanno optato per fare marcia indietro e restituire i contestati premi.
Dei 165 milioni di dollari di bonus distribuiti da Aig, che ha ricevuto dal governo americano aiuti per oltre 170 miliardi di dollari, il 47% (cioé circa 80 milioni) è stato distribuito a dipendenti americani. Aig aveva fissato alle ore 23.00 italiane la scadenza per i propri dipendenti per comunicare la propria posizione rispetto ai bonus. “Siamo profondamente grati che la maggioranza dei senior manager della divisione prodotti finanziari abbia espresso la volontà di restituire i bonus - sottolinea il colosso assicurativo in una nota -. Continuiamo a esaminare le risposte che ci sono giunte dagli altri dipendenti e apprezziamo il supporto di Cuomo”.
L’annuncio - dopo lo “scandalo” espresso dal presidente Obama - giunge a poche ore dall’apparizione di Geithner e Bernanke di fronte alla Commissione Servizi Finanziari della camera che, probabilmente, li metterà sotto torchio per cercare di capire se e quanto l’amministrazione e la banca centrale fossero al corrente dei bonus. I premi hanno sollevato molte proteste e indignato l’opinione pubblica, anche perché giunti poco dopo gli ulteriori aiuti per 30 miliardi accordati dal governo ad Aig. A finire nel mirino delle critiche è stato soprattutto Geithner: da più parti è stato invitato a lasciare il posto di segretario al Tesoro.
Geithner però ha respinto le accuse, spiegando di essere venuto a conoscenza dei bonus solo il 10 marzo e aver informato la Casa Bianca il 12 marzo, dopo aver cercato di fermarli insieme al suo staff ma non aver trovato mezzi legali per farlo. Nelle scorse settimane, prima dello scandalo bonus, Bernanke sia davanti alla Camera sia davanti al Senato aveva messo in evidenza la propria “arrabbiatura” per il salvataggio di Aig, definendolo l’intervento che più gli è costato da quando è scoppiata la crisi.