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Toyota

Auto, da Renault a GM un’accellerata alle riorganizzazioni per conquistare i mercati emergenti

Un dipendente di GM monta una Chevrolet Volt (Credits: AP Photo/Paul Sancya)

Un dipendente di GM monta una Chevrolet Volt (Credits: AP Photo/Paul Sancya)

di Franco Oppedisano

Giovedì 9 febbraio Renault ha inaugurato uno stabilimento a Tangeri in Marocco, Suzuki ha annunciato di volerne costruire uno in Indonesia e Toyota ha aggiunto un nuovo turno di lavoro nel proprio impianto produttivo di Blue Spring nello Stato del Mississipi. Il giorno prima, invece, il Wall Street Journal ha rivelato che esiste un piano di General Motors per chiudere lo storico impianto Opel di Bochum in Germania e quello di Vauxhall a Ellesmere Port in Inghilterra. Mentre la settimana precedente la giapponese Mitsubishi ha dichiarato che entro la fine dell’anno cesserà la produzione nel suo stabilimento europeo in Olanda. Ma cosa sta accadendo? Continua

Scioperi in Cina: tutto il Paese è dalla parte degli operai

Steve Jobs in versione diavolo (Credits: LaPresse)

Steve Jobs in versione diavolo (Credits: LaPresse)

L’economia cinese è arrivata ad un punto di svolta. 32 anni dopo le riforme di Deng Xiaoping, anche dal punto di vista dei diritti dei lavoratori la Repubblica popolare inizia a fare qualche passo avanti. Le comunità di operai sfruttate dal sistema protestano, scioperano, e il Paese si rende conto di dover fare qualcosa. Continua

Il Giappone riparte, ma perde i pezzi

Credits: LaPresse

Credits: LaPresse

Buone notizie per l’economia giapponese: sono ripartite le esportazioni e le previsioni per il 2010 danno il Prodotto interno lordo in netta ripresa, con una crescita che potrebbe attestarsi al 4,6%. I dati sull’interscambio, infatti, sono i migliori da trent’anni a questa parte e la bilancia commerciale segna un attivo pari a quasi un miliardo di Euro. Cifre così, non si sentivano da tempo: Continua

Crisi dell’auto: Toyota perde 2,9 miliardi di euro

Toyota Motor Corporation

Toyota Motor ha abbassato per la terza volta le sue stime sull’esercizio 2008-2009: il primo produttore al mondo di auto valuta in 350 miliardi di yen (2,9 miliardi di euro) la perdita netta al 31 marzo, a causa del peggioramento della crisi economica.
La revisione al ribasso dei profitti, che siè ora trasformata in perdita, si confronta con i 50 miliardi di yen di utili netti ipotizzati meno di due mesi fa, contro i 1.720 miliardi di yen di risultato positivo record avuti invece nell’esercizio 2007-2008. Se confermata, sarà la prima perdita del colosso dell’auto nipponico dal 1963, anno di inizio delle comparazioni dei dati di bilancio. In aggiunta al tonfo della domanda sui mercati interni e internazionali (a cominciare da Usa ed Europa), Toyota attribuisce anche al rafforzamento dello yen un ulteriore e “rilevante” fattore negativo.
Sulla base degli ultimi aggiornamenti, le previsioni di perdita operativa per l’esercizio in corso passano da 150 a 450 miliardi di yen, su ricavi in calo di un addizionale 2,3%, a 21.000 miliardi di yen (175 miliardi di euro).
Nel periodo aprile-dicembre, i profitti sono crollati del 76,5%, a 328,83 miliardi di yen, mentre il risultato operativo ha ceduto l’88,2% (a 221,52 miliardi di yen), su ricavi per 16.990 miliardi di yen (-13,9%).

Auto: Gm superata, la Toyota è la prima nel mondo

Un concessionario Toyota

La crisi si paga.
La General Motors perde lo scettro di prima casa automobilistica al mondo. Il colosso di Detroit, secondo gli ultimi dati diffusi, ha venduto lo scorso anno 8,35 milioni di veicoli, in calo dell’11% rispetto all’anno precedente e posizionandosi, così, alle spalle della giapponese Toyota che, nello stesso anno e stando alle cifre fornite nelle scorse settimane, ha venduto invece ben 8,9 milioni di veicoli.
Il colosso di Detroit ha dichiarato che il calo delle immatricolazioni è il triste risultato delle “pressioni economiche mondiali, legate in particolare a restrizioni del credito, al calo dei prezzi delle materie prime e all’assenza di crescita”.
L’aumento delle vendite registrato nell’area del Pacifico asiatico, America Latina e Africa (+3%) non è riuscito a compensare la flessione del 21% negli Usa, unita al calo del 7% registrato in Europa.
Il sorpasso comunque era vicino. Un primo tentativo c’era già stato. E Gm era riuscita a mantenere la corona di numero uno mondiale per vendite nel 2007, anche se per poco rispetto a Toyota. L’aveva però già persa nei confronti della rivale giapponese nella prima metà 2008.
Inoltre il costruttore nipponico aveva già soffiato il primo posto a General Motors a livello di produzione mondiale nel 2007, quando aveva registrato un output di 9.497.754 unità (+5,3% sul 2006) rispetto ai 9,284 milioni della casa americana.
Nonostante il podio conquistato, anche Toyota sta attraversando un momento difficile. Le vendite mondiali sono terminate in calo l’anno scorso (-4%), con una flessione pari al 4% in Giappone e al 5% al di fuori del Paese del Sol Levante. Ma il tracollo delle case di Detroit è stato molto più evidente.
General Motors ha anche reso noto di aver mandato a casa 1.633 addetti a tempo determinato in Brasile prima della scadenza del contratto a causa delle sfavorevoli prospettive delle vendite nella prima metà 2009. E ha detto di non aver licenziato nessun dipendente a tempo indeterminato. La crisi del mercato dell’auto ha portato nelle strade di San Paolo più di 12mila dimostranti.

La crisi in Giappone avanza. Toyota: impianti fermi per 14 giorni

Toyota Motor Corporation

La Toyota Motor Corporation, una delle più note case automobilistiche giapponesi, ha deciso di sospendere la produzione per due settimane tra gennaio e marzo nei dodici stabilimenti del Paese.

Solo una volta in passato i manager del gruppo avevano optato per una manovra simile. Era il 1993, e la domanda di automobili era crollata a seguito di un forte apprezzamento della valuta nazionale che aveva reso le importazioni dall’estero poco convenienti e il costo delle vetture per i giapponesi a dir poco proibitivo. Tuttavia, allora la produzione si fermò solo per 24 ore. Ecco perchè i quindici giorni annunciati oggi da Toyota appaiono una misura senza precedenti.
Il primo stop, di tre giorni, sarà a gennaio. Ne seguiranno un secondo a febbraio (sei giorni) e l’ultimo a marzo (cinque giorni). L’obiettivo è quello di riuscire a smaltire almeno in parte le vetture rimaste invendute per un nuovo calo della domanda, interna e internazionale.

La crisi economica ha picchiato duro sull’industria automobilistica giapponese. Le vendite Toyota negli Stati Uniti, mercato cui la casa nipponica destina il 40% della propria produzione, sono crollate del 37% rispetto al 2007. Una performance peggiore rispetto a quella dei concorrenti di Ford e General Motors, ma migliore di Chrysler (-53%) e Hunday (-48%).

Oggi un impercettibile indebolimento dello yen rispetto al dollaro ha portato a una rivalutazione dell’1,3% delle azioni di Toyota sulla borsa di Tokyo, ma questo riassestamento non modificherà i fatturati dell’azienda, le cui vetture sono ormai fuori mercato anche per i risparmiatori nazionali. I manager orientali hanno previsto che nel 2009 i bilanci del gruppo registreranno per la prima volta delle perdite nette, visto che anche in patria le vendite sono calate del 18% solo a Dicembre, e la media mensile del 2008 si attesta su un -7,4% rispetto all’anno precedente.

Panorama.it aveva già scritto che il 2009 per il Giappone si sarebbe aperto in un clima di forte incertezza: fiducia in calo, spese in contrazione, sviluppo che rallenta, e una banca centrale che non può tagliare un costo del denaro che è già vicino allo zero. L’annuncio di Toyota non fa che confermare aspettative poco promettenti.

La non-qualità costa cara: il sistema Toyota fa proseliti anche in Italia


L’80% delle polizze sinistri emesse dai broker ha delle mancanze. Il 60% dei controlli di primo livello delle pratiche di fido presenta problemi. In media il 20% dei progetti per opere pubbliche già finanziati non vengono realizzati. Va dal 10 al 30% il tasso di difettosità di auto e moto. E così dalla pubblica amministrazione fino alle aziende private il costo degli errori arriva a pesare sul fatturato oltre il 10%. Lo sa bene il gruppo Fiat che anche grazie al contenimento serrato del costo degli sprechi è riuscito a risalire la china. La chiave del successo, spiega Alberto Galgano, fondatore dell’omonima società di consulenza, è il sistema Toyota. Quello che ha reso il marchio automobilistico giapponese il primo al mondo e che negli ultimi venticinque anni gli ha permesso di moltiplicare sette volte la propria produttività.

Il sistema si basa sui concetti di qualità e lean production. In sostanza eliminazione degli sprechi, rapidità d’azione e responsabilizzazione del personale. Dopo il grande successo ottenuto da Sergio Marchionne, l’amministratore delegato Fiat, il modello Toyota sta spopolando tanto nel privato quanto (ma con meno successo) nel pubblico a scapito del vecchio fordismo.

In Italia, che solo di recente ne ha scoperto i benefici, già aziende come Safilo e Bertazzoni, ma anche Enel e Intesa San-Paolo, hanno deciso di adottarlo. Nel pubblico sono significative le esperienze dell’Azienda sanitaria locale di Firenze e del comune di Correggio. Nel primo caso l’Asl ha scelto di riprogettare i propri processi di assistenza utilizzando i principi del lean thinking, il metodo messo a punto da Dan Jones e James Womack, proprio sulla base dell’esperienza Toyota. In pochi mesi sono aumentate del 50% le dimissioni lo stesso giorno dell’intervento e sono crollati del 95% gli sprechi derivati dalla frammentazione di uffici e reparti.

Ancora più sorprendente è l’esperienza di Correggio. Dieci anni fa questo piccolo Comune in provincia di Reggio Emilia ha deciso di introdurre la figura del direttore generale, assumere dirigenti con contratto a termine e riorganizzarsi sulla falsa riga di una holding, esternalizzando la gran parte delle funzioni e ottimizzando quelle fondamentali. Oggi Correggio è un comune all’avanguardia che, grazie anche alla collaborazione e alla condivisione degli oneri (dal corpo unico della polizia municipale al catasto) con le città vicine, è riuscito a dimezzare gli sprechi. Ma nonostante questi successi, spiega Galgano, “nella Pubblica Amministrazione la caccia alla non qualità è ancora agli inizi. L’arretratezza del sistema e la scarsa competizione – conclude - non sono un terreno fertile per un sistema innovativo come quello Toyota”.


richard-branson




Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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