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Dalla guerra all’alleanza. E ritorno.
Il mondo dei trasporti italiano vede la contrapposizione sempre più forte tra l’offerta dell’alta velocità di Trenitalia e gli aerei della nuova Alitalia. Ma l’amministratore delegato delle ferrovie, Mauro Moretti, ha voluto lanciare oggi un segnale conciliante a Colaninno e soci. “Potremmo puntare su pacchetti integrati di offerte treno-aereo con Alitalia per aumentare la competitività del paese sul piano turistico”. Il famoso e per molti versi inesistente “sistema Italia”. Nel corso di una conferenza stampa di presentazione della nuova offerta commerciale, Moretti ha citato l’esempio di un turista che arrivi a Fiumicino da New York e possa raggiungere in poche ore in treno il mare in Calabria. ”Si tratta di un vantaggio immediato per i clienti e per le agenzie di viaggio”.
Ma se questi sono gli auspici, nella realtà del quotidiano tra Alitalia e Alta velocità sul mercato italiano la concorrenza è molto forte. Proprio domani partirà il “pacchetto anticrisi” delle ferrovie: Milano-Roma con lo sconto del 60% costerà 33 euro in seconda classe sul Frecciarossa; due euro in più, 35, da Milano a Napoli. Si tratta però di un’offerta e non del prezzo standard: i posti a prezzi low cost sull’ alta velocità e sull’ Eurostar Fast saranno 250.000 al mese: 150.000 con la tariffa Premium (con lo sconto del 15%), 60.000 con la Special (30% sconto), 40.000 con la Super (lo sconto massimo, 60%). Vanno in soffitta il vecchio tariffario ferroviario e il biglietto a prezzo fisso. Saranno cinque (Flexi; Standard; Premium; Special; Super) i livelli differenti di tariffe e le offerte low cost riguarderanno giorni e orari meno gettonati, non quelli di punta, come accade per i ticket aerei. Inoltre, per le tariffe Flexi e Standard, vake il 5% di sconto in più l’acquisto on line. “Ci stiamo affacciando alla stagione estiva” ha spiegato l’Ad di Trenitalia “e ci deve essere uno sforzo da parte di tutti per offrire il nostro sistema culturale e turistico a prezzi accessibili e questa offerta è il nostro sforzo per dare una risposta alla crisi di un paese bellissimo come il nostro che per la sua configurazione geografica allungata ha delle enormi distanze interne” sull’asse nord-sud.
Insomma, la sinergia con Alitalia può andare bene per il mercato estero, ma sull’interno e in particolare sulla tratta più contesa, la Milano-Roma (sulla quale Alitalia ha di fatto il monopolio nel mercato aereo dopo aver inglobato AirOne), il sorpasso del “Frecciarossa” sull’aereo è già avvenuto: “Nei primi tre mesi di alta velocità” dice Moretti, “vanta un totale di tre milioni di passeggeri” e nella Milano-Roma “la quota di mercato è del 48% contro il 42% dell’aereo”.
Il lancio delle nuove tariffe “low cost” è la risposta di Moretti al “progetto Freccia verde” lanciato da Alitalia una settimana fa, con cui la compagnia aerea cercava di aumentare la concorrenzialità, diminuendo i tempi di imbarco, con file per check in e controlli di sicurezza più snelle.
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Scioperi o bluff? Astensioni vere dal lavoro, con sacrificio della busta paga, oppure assenze retribuite, malattie, ferie, permessi, se non autentiche furbate? I dati appena resi noti dal ministero della Funzione pubblica sul “novembre rosso” che ha coinvolto tutti i settori del pubblico impiego, fino a culminare, venerdì 14, nel blocco delle università e della ricerca, sembrano autorizzare la seconda ipotesi: solo il 10,96 per cento di docenti e ricercatori in servizio quel giorno, esclusi dunque gli assenti per motivi vari, ha aderito all’agitazione. Rimettendoci cioè lo stipendio.
I dati diffusi dagli uffici del ministro Renato Brunetta parlano chiaro. Il 14 novembre tutte le confederazioni, a eccezione della Cisl, hanno proclamato lo sciopero nelle università, negli enti di ricerca, nonché nel comparto Afam (Alta formazione artistica e musicale) e, a opera della sola Cgil, nell’Enac, l’ente per l’aviazione civile. Queste le cifre: su 141.182 dipendenti totali, quel giorno dovevano figurarne ufficialmente in servizio solo 20.305, tolte le molte assenze per ferie richieste, permessi e malattia. Altri 2.231 erano assenti per “altri motivi”. E 4.694 sono stati gli scioperanti in tutta Italia: poco più di un quarto di quanti avrebbero dovuto essere presenti.
Il calcolo, confermato dalle trattenute sulle retribuzioni (57.169 euro complessivi), rivela altri paradossi. Nelle università, il fulcro della protesta contro i decreti del ministro Mariastella Gelmini, le adesioni allo sciopero sono state del 27,44 per cento, appena superiori alla media. Ma tra docenti e ricercatori il numero di scioperanti effettivi crolla a picco: 614 docenti su 5.244 previsti in cattedra quel giorno (l’11,7 per cento) e 32 ricercatori su 652 (4,91 per cento). Totale partecipazione allo sciopero nel corpo docente: appunto quel misero 10,96 per cento.
Eppure, la Cgil ha fatto del 14 novembre una bandiera (così come per un altro “venerdì rosso”, lo sciopero generale di oggi, venerdì 12 dicembre), annunciando un corteo a Roma di 200 mila persone, tra cui i dirigenti della sinistra e del Pd, compreso Walter Veltroni. Sulla gente in piazza le cifre sono da sempre elastiche, ma sul calcolo delle assenze dal lavoro è più difficile barare. E dunque, in base alle retribuzioni di novembre, si scopre che se in alcune regioni l’astensione ha superato o sfiorato il 50 per cento (come in Veneto e Friuli-Venezia Giulia), in Lombardia è stata del 5,5 per cento, nel Lazio del 16,15, in Toscana del 27 per cento, in Puglia del 17.
E altrove non si è scioperato affatto, o si è preferito programmare gli orari in modo da tenere le aule chiuse. Più alta la partecipazione tra gli enti di ricerca, ma sempre molto inferiore al 50 per cento: per l’esattezza il 39,02, con punte all’Istituto di radioastronomia di Bologna, all’Istituto nazionale di statistica di Palermo, all’Osservatorio astrofisico di Arcetri (Firenze) e a quello astronomico di Roma, ma anche con il 13 per cento di scioperanti all’Istituto nazionale di astrofisica di Roma e all’Osservatorio astrofisico di Catania. E zero scioperanti all’Istituto nazionale di alta matematica Francesco Severi di Roma e alla Stazione sperimentale per l’industria di Milano.
Dice un sindacalista della Cgil: “Il successo di uno sciopero non si misura dalle sole astensioni dal lavoro, ma dalla mobilitazione e dalla visibilità mediatica. Per di più, con l’autonomia accademica, molte università possono programmare le lezioni in modo da non farle coincidere con le agitazioni. È uno dei motivi per cui gli scioperi avvengono quasi sempre di venerdì o lunedì, a ridosso dei finesettimana”. Ma che dire degli scioperi che quel 14 novembre hanno coinvolto altri settori del pubblico impiego, dalle agenzie fiscali agli enti locali, dagli enti pubblici non economici come l’Aci, l’Inps e l’Istat fino ai ministeri e al Servizio sanitario nazionale? Era la terza giornata di cosiddetto blocco, riservata al Sud Italia e alle Isole, dopo quelle di lunedì 3 (Centro Italia) e di venerdì 7 (Nord). Risultato: su 108.588 dipendenti in servizio, 9.277 hanno fatto sciopero. Neppure il 10 per cento. Percentuale che precipita al 5 negli enti locali.
La Cgil ha preferito non fornire cifre precise sull’astensione dal lavoro nel pubblico impiego il 14 novembre. Scegliendo invece di parlare di manifestanti nelle piazze: “Cinquantamila a Palermo” ha dichiarato il sindacato di Guglielmo Epifani “30 mila a Napoli, 10 mila a Cagliari, 3 mila a Potenza”. E così via. Totale, sempre secondo la Cgil, “102.750 lavoratrici e lavoratori che hanno partecipato alle manifestazioni nelle regioni del Sud e nelle Isole”. Mentre in tutto il Paese, “sommando le piazze delle tre giornate di lotta, hanno manifestato oltre 300 mila persone. Un numero enorme”.
I conti non tornano neppure al Nord. Tra persone in piazza e dipendenti in sciopero c’è già una bella differenza. E per questi ultimi parlare di successo della protesta appare difficile. Il 3 novembre, allo sciopero indetto in Toscana, Lazio, Marche e Umbria, l’adesione effettiva allo sciopero è stata di 21.196 dipendenti su 151.005 in servizio al netto di ferie e malattie: il 14 per cento.
Appena meglio il 7 novembre, al Nord: 55.373 in sciopero su 389.736 previsti in servizio, circa il 15 per cento. Tuttavia, un comunicato ufficiale della Cgil di quel 7 novembre affermava che “a Milano e Sesto San Giovanni per il comparto autonomie locali ha scioperato il 95 per cento dei lavoratori, al Comune di Milano una media del 50 per cento con oltre il 70 per cento dei servizi chiusi”. In base ai dati della Funzione pubblica risulta però che al Comune di Milano le trattenute per sciopero abbiano riguardato il 29,9 per cento dei dipendenti e a Sesto San Giovanni il 52,2. Non solo, dichiarava ancora la Cgil: “Nella sanità, all’ospedale Niguarda di Milano ha scioperato il 70 per cento, alle Molinette di Torino il 40. Le adesioni allo sciopero in Liguria registrano punte del 45 per cento all’ospedale genovese di San Martino e del 70 per cento al Gaslini”. Cifre che il ministero, sempre sulla base delle trattenute in busta paga, ridimensiona in misura imbarazzante: l’adesione effettiva allo sciopero sarebbe stata del 5,7 per cento al Niguarda, del 5,65 alle Molinette, del 17,2 al San Martino di Genova e del 32,5 al Gaslini.
Viene da chiedersi: come è possibile tanta disparità di numeri? “Semplice” afferma malignamente un dirigente di una confederazione concorrente. “Intanto la Cgil riempe le piazze per mascherare il calo di iscritti veri. E del resto i telegiornali e i talk-show sono abituati a presentare le notizie così: “Domani si fermano 1 milione di lavoratori di qua, 2 milioni di là”. La gente la dà per buona. E si crea comunque un clima da autunno caldo”.
La confederazione di Epifani non elude il problema, ma lo fa a modo suo. Nel comunicato del 7 novembre consiglia a Brunetta “di guardare le foto delle manifestazioni”. Mentre il 14 una nota dello staff del segretario chiede al ministro “se ha scomputato dai suoi dati il numero dei partecipanti alle assemblee in sede e fuori sede indette per l’intera giornata dalle altre organizzazioni sindacali e avallate da dirigenti compiacenti”. Che significa? Mistero. Ma, dopo lo sciopero del 12 dicembre, aspettiamoci un’altra guerra di percentuali.

Il maltempo non ha fermato lo sciopero generale (e solitario) della Cgil. Lo ha soltanto “alleggerito”.
Per non aggravare i disagi ai cittadini il sindacato guidato da Guglielmo Epifani ha deciso di revocare la protesta nei trasporti. E così treni e aerei funzionano oggi regolarmente in tutto il Paese, mentre in alcune zone - per ora il Lazio e Venezia - gli addetti del trasporto pubblico locale saranno esonerati dallo sciopero. Dopo il “pressante invito” a Cgil e sindacati di base (Cub, Cobas e Sdl) da parte del Garante degli scioperi, Corso Italia ha deciso così “per senso di responsabilità” di ammorbidire il programma della protesta, ma il significato politico del primo sciopero generale di Epifani senza Cisl e Uil resta intatto.
E se nonostante la pioggia e il freddo l’obiettivo del sindacato è portare in piazza contro il governo almeno un milione di persone, l’esecutivo - convinto dell’isolamento politico e sindacale della Cgil - assicura già che non ci saranno cambiamenti di rotta. L’obiettivo indicato dalla Cgil nel presentare lo sciopero generale è di almeno un milione di persone nelle 108 manifestazioni che ci saranno a livello regionale e provinciale.
Tutti in piazza, allora, perché lo sciopero di oggi ha un “obiettivo giusto” che è quello di chiedere al governo di affrontare una “crisi economica” di portata “eccezionale”, ha detto il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, che a Panorama del giorno su Canale 5 ha spiegato le ragioni della mobilitazione. “L’obiettivo” ha rimarcato “è chiedere al governo di affrontare la crisi che, come si vede giorno dopo giorno, sta avendo effetti molto pesanti sull’occupazione, sui giovani precari e sulla vita delle imprese, sui redditi dei dipendenti e dei pensionati, di intervenire come stanno facendo gli altri Paesi europei”.
Poi al suo arrivo a Bologna, alla testa del corteo diretto verso piazza Maggiore sotto una pioggia battente, parlando con i cronisti Epifani ha detto che “i primi dati dello sciopero sono molto buoni e confortanti, soprattutto nelle fabbriche del Nord e questo dà ragione alla domanda di cambiamento della politica del governo”. “Spero che il governo, come è avvenuto per la Gelmini, possa cambiare marcia” ha poi aggiunto “cambiare indirizzo e affrontare con più serietà e anche con più consapevolezza la portata di questa crisi”.
Commentando la mancata adesione di Cisl e Uil, Epifani ha detto di rammaricarsi di “non stare insieme, perché le ragioni di questo sciopero sono sacrosante e non è vero che non serve. Se non avessimo fatto la grande manifestazione sulla scuola il 30 ottobre, non avremmo avuto la retromarcia della Gelmini”. E ribadisce: “Non è vero che questo sciopero non serve, se non avessimo fatto la grande manifestazione sulla scuola il 30 ottobre non avremmo avuto oggi la retromarcia della Gelmini”.
In piazza a Milano, a proposito, c’è l’intero mondo della scuola e dei lavoratori per manifestare contro il governo e chiedere “diritti per tutti”. Sono tre i cortei distinti che invadono pacificamente le strade del centro: gli studenti sfilano in zona Missori, i rappresentanti della Cgil stanno raggiungendo piazza Castello mentre il corteo dei sindacati di base sta attraversando via Carducci. Tre manifestazioni che stanno mandando in tilt il traffico di Milano. “Mentre ingrassano i pescecani della finanza, tagliano salari, pensioni, scuola, sanità e servizi sociali” è uno degli striscioni firmati dal Cub, la Confederazione unitaria di base.
Alcune migliaia di persone sono scese in piazza anche a Torino per il corteo ‘Contro la valanga della crisi’. Così recita lo striscione che ha aperto la manifestazione che si sta muovendo da piazza Vittorio e che è preceduta da tre grosse palle di neve, a rappresentare appunto la valanga della crisi, con le scritte ‘Precari, Tagli, Disoccupazione, Rischio povertà, Cassa, Licenziamenti’. Un gruppo di studenti dell’assemblea no Gelmini di Torino ha ‘murato’ con tubi e assi di legno l’ingresso di una banca in via Po.
Sono previste oggi 108 manifestazioni in tutta Italia. A Napoli parlerà il segretario generale della Fiom, Gianni Rinaldini. A Milano sono partiti due cortei diversi, uno della Cgil e uno dei Cobas, che ha una piattaforma più radicale del primo sindacato italiano. Nella capitale il corteo della Cgil è partito dal piazza Santa Croce di Gerusalemme, diretto al Colosseo alla presenza dell’ex segretario di Rifondazione comunista ed ex presidente della Camera, Fausto Bertinotti.
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Quattro ore di sciopero che diventano uno stop di otto ore o di tutta la giornata lavorativa in diversi settori: è la modalità scelta dalla Cgil per il fermo generale del 12 dicembre, proclamato per tutti i comparti con l’esclusione del trasporto aereo e ferroviario, interamente esentati dallo sciopero.
La Cgil va da sola alla mobilitazione: il segretario confederale della Uil, Paolo Pirani, è critico sull’utilità dello sciopero generale per rispondere alla crisi economica. “La risposta alla crisi non è lo sciopero generale: non si tratta di unire la protesta bensì di unire la proposta”. “Non condivido tanta agitazione, è uno sciopero contro la iella, contro la sfiga” ha ribadito il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni.
Ma la protesta contro la politica economica del governo risparmia due città flagellate dal maltempo: Roma e Venezia. Vista la situazione meteo era stato il sindaco della capitale, Gianni Alemanno, a chiedere un passo indietro al leader della Cgil: “Dopo aver parlato con il presidente della Commissione di garanzia dell’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali Antonio Martone, ho richiesto al prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro di intervenire perché lo sciopero del trasporto pubblico venga sospeso a causa della grave situazione generata in città dal maltempo”. E il leader Epifani, dopo un iniziale “il maltempo non ci fermerà”, ha accolto la richiesta comunicandolo per telefono al sindaco Alemanno, che lo ha ringraziato.
Comunque, lo sciopero domani sarà di 8 ore anche in Abruzzo dove tuttavia, in vista delle imminenti elezioni amministrative, non parteciperanno alcuni settori, come previsto dalla legge. Resta invece confermato lo sciopero di otto ore di tutte le altre categorie e le manifestazioni previste.
La protesta sarà organizzata a livello regionale con manifestazioni nei capoluoghi in Emilia Romagna, Veneto, Puglia, Molise e Sardegna. Alle 108 manifestazioni in programma la Cgil arriva dopo 38.452 assemblee di lavoratori durante l’orario di lavoro e prevede la partecipazione di almeno un milione di persone, sulla base delle prenotazioni di pullman e treni. Nelle città dove si sono verificate morti sul lavoro le bandiere saranno listate a lutto e in tutte le piazze si osserverà un minuto di silenzio.
Intanto, sul fronte politico, 26 deputati del Pd - tra cui il ministro ombra Michele Ventura e Roberto Zaccaria - hanno deciso di aderire allo sciopero. Il partito ha deciso di lasciare alla scelta individuale la partecipazione o meno alla mobilitazione sindacale. “Siamo sostenitori convinti dell’unità sindacale per dare forza alle ragioni del lavoro, alla sua dignità, alla sua centralità sulla quale si misura la qualità sociale della nostra comunità” si legge nel documento. Dall’Italia dei Valori arriva invece un sostegno completo: “Lo sciopero generale è la legittima risposta alle inadeguate proposte del governo, per questo l’Italia dei Valori scenderà in piazza al fianco dei lavoratori” ha detto Antonio Di Pietro, che venerdì sarà a Lanciano. “C’è sempre chi viene e chi non viene” ha commentato Epifani “ma l’importante è condividerne il merito, sul quale la Cgil sta trovando un consenso molto grande”.Il dato sulla partecipazione, sostiene il segretario confederale Cgil responsabile d’organizzazione, Enrico Panini è “molto rilevante, calcolato per difetto, e non ha precedenti per quanto riguarda la quantità di assemblee organizzate da un solo sindacato e che registra un sostegno verso le nostre proposte e le nostre critiche, che va ben oltre la nostra stessa organizzazione”.
Ecco tutti i settori in cui lo sciopero generale avrà una durata superiore alle 4 ore.
- POSTE. I dipendenti di Poste Italiane, delle aziende del gruppo Poste e del settore degli appalti e dei recapiti postali, sciopereranno per l’intera giornata o turno di lavoro
- RISTORAZIONE, FARMACIE, IMPRESE PULIZIA. I lavoratori dei settori della ristorazione collettiva, della distribuzione del farmaco, delle farmacie private e speciali, delle imprese di pulizia servizi integrati/multiservizi sciopereranno per l’intera giornata o turno di lavoro.
- STRADE, PORTI. I lavoratori dei porti, merci e logistica, agenzie marittime, autostrade, Anas compresi, Ferrovie e TPL (solo impianti fissi) si fermano otto ore.
- TRASPORTI. Il Trasporto pubblico locale e i marittimi si fermeranno 4 ore seguendo modalita’ definite a livello locale. Niente sciopero invece per i trasporti del Lazio, per tutto il trasportoferroviario e quello aereo.
- BANCHE. I lavoratori del credito sciopereranno per l’intera giornata o turno di lavoro; quelli della Banca d’Italia l’intero turno di lavoro.
- IGIENE URBANA. I lavoratori del settore, pubblico e privato, sciopereranno per l’intera giornata o turno di lavoro.
- SCUOLE E UNIVERSITÀ. Gli addetti della Formazione professionale, delle scuole non statali, delle università non statali, delle scuole italiane all’estero, dei corsi ex legge 153, dei lettorati presso le università sciopereranno per l’intera giornata. I lavoratori della scuola, dell’alta formazione artistica e musicale sciopereranno, nel rispetto dei servizi minimi indispensabili, per l’intera giornata o turno di lavoro. Anche i lavoratori dell’Universita’ e della Ricerca sciopereranno per l’intera giornata.
- STATALI. I lavoratori del Pubblico Impiego, delle Regioni, delle Autonomie locali, della sanità pubblica e privata, si fermano l’intera giornata rispettando i servizi minimi indispensabili. I lavoratori dei settori socio sanitario, assistenziale, educativo e di inserimento lavorativo privato sciopereranno per l’intera giornata o turno di lavoro.
- TLC, GAS, ACQUA. Nelle telecomunicazioni i dipendenti che applicano il contratto nazionale telecomunicazioni (e Legge 146/2000) sciopereranno per l’intero turno di lavoro; i lavoratori dei settori elettrico, gas-acqua, calore, energia e petrolio soggetti ai vincoli della legge, nel rispetto dei servizi minimi indispensabili sciopereranno per l’intera giornata o turno di lavoro.
- SERVIZI PUBBLICI ESSENZIALI. In generale i lavoratori di tutti gli altri settori od attività regolamentati dalle leggi (146/90 e 83/2000) sullo sciopero nei servizi pubblici, sciopereranno per 4 ore con modalità che saranno comunicate dalle rispettive categorie a livello nazionale o territoriale.
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Solo per la Torino-Lione sono previsti finanziamenti per 671,8 milioni di euro. E così Bruxelles ha dato il suo via libera ai lavori per l’alta velocità, relativi (per l’Italia) alla citata Torino-Lione, al traforo del Brennero e alla linea Trieste-Divaca. Il vicepresidente della Commissione Ue responsabile per i trasporti, Antonio Tajani, ha annunciato - con un comunicato diffuso a Bruxelles - l’adozione delle relative decisioni.
Nel complesso le decisioni firmate oggi da Tajani sono 11 e riguardano i finanziamenti previsti per il periodo 2007-2013 nell’ambito del programma per le reti transeuropee di trasporto (Ten-T). Oltre all’Italia sono interessati dai progetti finanziati dall’Ue l’Austria, la Francia, la Germania, la Slovenia e l’Ungheria. “Sono particolarmente orgoglioso” ha detto Tajani “di annunciare che oggi la Commissione ha adottato queste 11 decisioni di finanziamento, che contribuiranno in misura decisiva a realizzare la galleria del Brennero e quella del Moncenisio, fra Torino e Lione, e ad avviare la preparazione della linea ferroviaria fra Trieste e Divaca”.
“Investire oggi in infrastrutture di trasporto cruciali per l’Europa - ha aggiunto il vicepresidente dell’esecutivo comunitario - dimostra che l’Unione europea è in grado di rispondere alla crisi economica, nel breve periodo accelerando i progetti di infrastruttura e nel medio periodo realizzando la rete ferroviaria di base che sosterrà la competitività dell’Europa e affronterà la sfida dei cambiamenti climatici”.
“Serve ora un impegno forte da parte degli Stati membri e mi auguro anche una partecipazione dei privati con le garanzie che offrirà l’Ue: il settore delle infrastrutture è il modo migliore per reagire a una crisi economica e finanziaria che non può vedere la stessa Ue e gli Stati membri giocare in difesa”, ha concluso il responsabile per i trasporti Tajani. “Dobbiamo invece” ha aggiunto “giocare all’attacco e reagire a questa crisi sperando che dall’inizio del 2010 ci sia una ripresa. E il sistema della infrastrutture con la realizzazione di opere pubbliche può essere un sistema validissimo”.
Code all’ingresso dei più importanti capoluoghi, rallentamenti lungo le maggiori tangenziali, traffico congestionato nei centri urbani fin dalla prima mattinata: si è presentata così nella mattinata la situazione di quello che promette di essere un lunedì difficile per i trasporti, a causa dello sciopero nazionale degli autoferrotranvieri (per 24 ore, con modalità diverse da città a città), e dei dipendenti delle ferrovie (dalle 21 di ieri alle 21 di stasera). Secondo i sindacati le adesioni tra le due categorie superano l’80% nella media nazionale.
La protesta, indetta da Filt-Cgil, Fit-Cisl, UilT, Ugl, Orsa, Faisa e Fast, è legata alla vertenza per il nuovo contratto unico della mobilità per gli addetti al trasporto locale, ferroviario e servizi e fermerà oggi per tutta la giornata treni, bus, metropolitane e ferrovie locali, ad eccezione delle fasce garantite per i pendolari. A Milano, blocco totale della metropolitana a partire dalle 8.45; il servizio sulle tre linee sotterranee riprende alle 15 fino alle 18 quando ricomincia, fino alla fine del servizio, l’astensione dei dipendenti Atm. Traffico già intenso fin dalle prime ore sulle tangenziali del capoluogo lombardo fin dalla prime ore del mattino, così come in città.
Già in tilt la circolazione a Roma, dove sono ferme le linee di bus, metro e le ferrovie Roma-Lido e Roma-Viterbo. Traffico e ingorghi in tutte le strade a ridosso del centro storico, molti cittadini costretti a raggiungere il posto di lavoro o la scuola a piedi. Forti rallentamenti nella circolazione su via Cristoforo Colombo, in uscita da Roma, in via Appia Nuova e su tutte le consolari. Bloccati il lungotevere e il Grande Raccordo Anulare. Pressoché fermo, secondo la Polizia Municipale, il traffico sulla Tangenziale, e nel tratto Roma-Fiumicino, del Gra, all’altezza del viadotto della Magliana.
All’aeroporto di Fiumicino, dove è in corso l’assemblea dei sindacati del “no” di piloti e hostess Alitalia, partenze e arrivi dei voli Alitalia registrano ritardi diffusi anche fino a 60 muniti. Invece è chiuso lo scalo di Ciampino per motivi tecnici e i voli sono stati trasferiti su Fiumicino. Nella Capitale la prima fase della protesta termina alle 17. Bus, tram, metropolitane e treni per Ostia, Giardinetti e Civitacastella-Viterbo, saranno poi nuovamente a rischio stop tra le 20 e la fine del servizio odierno. Nella notte tra oggi e domani, inoltre sono possibili disagi per i bus notturni.
Già paralizzata Napoli, con pochi bus in strada, metropolitane ferme, stop a funicolari e Circumvesuviana. A partire dalle ore 8.30, termine fissato per la prima fascia di garanzia, gran parte dei bus di Anm e Ctp sono tornati nei depositi. Ferme anche le linee 1, 2 e 6 della metropolitana. Stessa sorte per Circumvesuviana e Circumflegrea. Pochi bus in circolazione e traffico intenso anche a Bologna: in Emilia la protesta coinvolge oltre seimila ferrovieri e altrettanti addetti delle nove Aziende di trasporto pubblico locale.
Il presidente di Asstra, con Avia le due associazioni delle aziende del trasporto pubblico locale, Marcello Panettoni, ribadisce “ancora una volta la nostra disponibilità ad aprire subito il confronto per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro degli autoferrotranvieri, unico contratto di lavoro di cui siamo responsabili” e aggiunge che “la vertenza infiamma in modo ingiustificabile il clima sociale in un momento di congiuntura economica in cui di tutto c’è bisogno fuorchè di conflitti evitabili”.
L’inflazione a luglio è salita al 4,1%, dal 3,8% di giugno, raggiungendo il massimo dal giugno 1996. Lo comunica l’Istat, confermando la stima preliminare. Su base mensile i prezzi sono aumentati dello 0,5%.
L’Istat conferma: a luglio l’inflazione è volata al 4,1% dal 3,8% di giugno, raggiungendo il massimo dal giugno del 1996. Rispetto al mese precedente l’aumento è stato dello 0,5%; l’inflazione di fondo si porta al 2,8%, mentre l’inflazione al netto dei prodotti energetici è pari al 3%. Dall’analisi dei settori gli aumenti congiunturali più significativi si sono rilevati nel settore delle bevande alcoliche e dei tabacchi (+2%), delle abitazioni, acqua ed elettricità (+1,5%), trasporti (+0,9%). Gli incrementi tendenziali più elevati si sono verificati nel comparto abitazione, acqua ed elettricità (+8,6%), nei trasporti (+7,1%), nei prodotti alimentari e bevande analcoliche (+6,3%). In negativo solo il settore comunicazioni, dove la flessione è stata del 3,2% su base annua, e dello 0,7% su base mensile.
La spesa di tutti i giorni, ovvero i prezzi dei prodotti acquistati frequentemente, vola nel mese preso in esame dall’Istituto di statistica. L’inflazione per questi prodotti è infatti salita al 6,1%, molto più alta del tasso medio confermato al 4,1%.
Il dato è relativo ai prodotti acquistati con maggiore frequenza, che nel mese scorso sono aumentati dello 0,4% rispetto a giugno (essenzialmente per i rincari dei prodotti alimentari e dei carburanti) e del 6,1% in un anno (in accelerazione rispetto a giugno, quando era risultata pari al 5,8%).
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