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trasporti

Autunno nero per la produzione? No grigio, quasi rosa

Catena di montaggio
Di Angelo Pergolini

Che autunno sarà per l’economia italiana? Grigio, dicono tutti gli indicatori economici.
Ma in realtà, spiega una indagine condotta dall’ufficio studi della Confartigianato, avremo una situazione molto variegata. Con comparti in salute e altri in difficoltà. Settori che assumono e investono mentre altri boccheggiano e licenziano. L’inchiesta ha coinvolto 4.200 imprese con meno di 20 dipendenti e i suoi risultati appaiono molto significativi non solo per l’ampiezza del campione, ma soprattutto perché le piccole aziende (comprese quelle artigiane) sono il cuore del sistema produttivo italiano. Si tratta infatti di 4,2 milioni di società (il 98 per cento del totale) che danno lavoro a 9,6 milioni di persone (il 60 per cento dell’insieme degli addetti) e il cui giro d’affari è il 41 per cento del fatturato delle imprese italiane.
Fra chi sta meglio (ma forse sarebbe più opportuno dire meno peggio, visto il quadro complessivamente stagnante dell’economia) ci sono i settori dell’alimentazione, del benessere, della meccanica, dei trasporti e quello delle autoriparazioni. Più in dettaglio, le aziende che operano nel comparto dell’alimentazione nel primo semestre dell’anno hanno registrato una crescita della produzione dello 0,5 per cento. Per la seconda parte del 2008 si attende un aumento dell’1 per cento sia del giro d’affari sia dell’occupazione.
Un andamento ancora più positivo dovrebbe avere il settore benessere, con una crescita del fatturato dell’1,4 per cento accompagnata da un netto incremento delle assunzioni (più 1,7 per cento).
Per le aziende che si occupano di meccanica si prevede un aumento più modesto del fatturato (più 0,4 per cento) ma un significativo aumento degli addetti (più 1,5 per cento). Mentre il comparto dei trasporti dovrebbe avere un andamento inverso, con una debole crescita dell’occupazione (più 0,2) accompagnata da un più robusto aumento del fatturato (più 1,3).
Quanto infine alle imprese che operano nel settore delle autoriparazioni, l’autunno dovrebbe portare una discreta crescita sia del giro d’affari (più 1 per cento) sia degli addetti (più 1,3 per cento).
Le prospettive sono invece decisamente più negative nei settori che lo studio della Confartigianato definisce “in difficoltà”: legno e arredo, servizi, edilizia, impianti e moda. “In tutti questi comparti” sottolinea la ricerca “le dinamiche congiunturali evidenziano sensibili contrazioni per quanto riguarda la produzione e il fatturato, mentre sul fronte occupazionale i ridimensionamenti più marcati si registrano nel settore delle costruzioni”. Al contrario, gli addetti dovrebbero aumentare sensibilmente, pur in presenza di una debolissima ripresa del giro d’affari, nei comparti della moda (più 1,9 per cento) e soprattutto dei servizi (con una crescita degli addetti pari al 2,4 per cento).

Bruxelles: nell’Eurozona inflazione al 4%, raddoppiata in un anno

Area euro

Se l’Italia piange per il record dei prezzi al consumo, l’Europa non ride. Lo scorso giugno il tasso d’inflazione nella zona euro si è attestato al 4%, il livello più alto da quando è nata la moneta unica europea. A dirlo è Eurostat confermando la stima diffusa il 30 giugno. Per l’Italia l’indice dei prezzi al consumo calcolato da Eurostat è salito dal 3,7% di maggio al 4% di giugno. A maggio l’andamento dei prezzi al consumo in Eurolandia aveva già fatto registrare un record arrivando a quota 3,7%. Su base mensile, precisa Eurostat, l’aumento dell’inflazione è stato dello 0,4%. Nel giugno 2007 la zona euro aveva registrato un tasso d’inflazione dell’1,9%. Nell’insieme dei 27 Paesi Ue il tasso d’inflazione ha raggiunto a giugno il 4,3% contro il 4% di maggio. Un anno fa il tasso d’inflazione nei 27 era stato pari al 2,1%. L’aumento su base mensile è stato dello 0,4%.
A incidere maggiormente sulla crescita dell’inflazione, secondo Eurostat, sono stati i costi dei trasporti (più 7,1%), degli alimentari (6,4%) del settore immobiliare (6,1%). All’estremo opposto si sono collocati i servizi di comunicazione (meno 1,6%), cultura e tempo libero (0,1%) e abbigliamento (0,7%). Quanto ai singoli Paesi, l’indice Eurostat, che - come è il caso per l’Italia - differisce da quelli nazionali a causa di metodologie di calcolo diverse, segnala l’Olanda, la Germania e il Portogallo come i tre stati con i tassi d’inflazione più bassi, compresi tra il 2,3 e il 3,4%. La Lettonia ha segnato invece il maggiore picco (17,5%) seguita dalla Bulgaria (14,7) e dalla Lituania (12,7%).

Istat, crollano i consumi delle famiglie: ai minimi dal 2002

Carrello semi-vuoto

Le famiglie italiane stringono sempre di più la cinghia: nel 2007, per la prima volta negli ultimi sei anni, la spesa media mensile per consumi è calata in termini reali. È quanto emerge dai dati diffusi oggi dall’Istat. L’anno scorso, la spesa media mensile per famiglia è stata pari, in valori correnti, a 2.480 euro, 19 euro in più rispetto al 2006 (+0,8%) in termini nominali. Per la prima volta, in sostanza, l’Istat riscontra nell’andamento delle spese delle famiglie italiane un calo nei consumi che, negli anni precedenti erano invece risultati fermi. Secondo i tecnici dell’Istituto di Statistica “le famiglie si sono attrezzate con una strategia generalizzata di contenimento della spesa attraverso diminuzioni nelle quantità e razionalizzazione negli acquisti”.

Là dove si assiste a una stabilità degli acquisti corrisponde un calo della qualità, con un aumento, ad esempio delle spese realizzate negli hard discount o comunque di prodotti di qualità inferiore. Questa situazione attraversa il Paese e sarebbe stata maggiore se non fossero diminuite a causa del clima le spese energetiche e per combustibili. “Ciò” sostengono i ricercatori dell’Istituto “ha messo a riparo le famiglie. Con un clima tradizionalmente più freddo la situazione sarebbe stata peggiore”. Le spese per combustibili hanno, infatti, subito una riduzione della quota rispetto alla spesa totale dal 5,0% al 4,7%.

La spesa per alimentari e bevande è rimasta nel 2007 sullo stesso livello dell’anno precedente a livello nominale, con 466 euro di media contro i 467 euro precedenti: a fronte dell’aumento dei prezzi dimostra che questo è uno dei comparti in cui si è verificata “la strategia di risparmio messa in atto dalle famiglie”.

Dalla rilevazione sui consumi emerge anche il calo delle spese per abbigliamento, mentre l’unica quota di spesa totale che risulta stabile è quella per i trasporti. La quota di famiglie che ha dichiarato di aver limitato l’acquisto o scelto prodotti alimentari di qualità inferiore rispetto all’anno precedente è sempre superiore al 30%. In particolare, spiega l’Istat, si attesta al 33,2% per il pane, al 38,5% per la pasta, al 45,3% per la carne, al 47,4% per il pesce e al 43,2% per la frutta. Nel Mezzogiorno la percentuale delle famiglie che dichiarano di aver limitato l’acquisto o scelto prodotti di qualità inferiore è prossima addirittura al 50%, e raggiunge il 55% per la carne e il 59% per il pesce. Nel 2007 le spese familiari per generi non alimentari sono passate da 1.994 euro a 2.014, con un aumento delle spese per abitazione e sanita’, soprattutto nelle regioni dove c’è stato l’aumento del ticket.

Il VIDEO servizio:

Tir, si ferma la protesta. E l’Italia riparte

Non accennano a placarsi i blocchi dei camionisti. Ancora a rischio tilt le autostrade | Ansa
Si fermano i blocchi degli autotrasportatori. E l’Italia può ripartire. Cna Fita e Confartigianato Trasporti dopo il vertice a palazzo Chigi hanno, infatti, deciso la sospensione della protesta “preso atto delle proposte avanzate dal Governo che vanno nella direzione delle richieste della categoria, come ad esempio il contratto obbligatorio scritto, le tariffe minime, l’osservatorio sui costi, la strategia dei controlli e gli interventi sul gasolio”.
La benzina tornerà nei distributori e i generi alimentari esauriti ricompariranno sulle scansie dei supermercati dopo tre giorni davvero difficili per il Paese. La conferma di una risoluzione della vicenda arriva anche dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enrico Letta, soddisfatto per “il risultato di un atteggiamento di grande fermezza, sfociato nell’ordinanza di ieri, ed anche di un lavoro di dialogo con tutte le associazioni. Alla fine ha prevalso il senso di responsabilita”. Sulla stessa lunghezza d’onda il ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi che ha promesso “una serie di indicazioni d’intervento che il settore si aspetta di avere, facendo tesoro del lavoro che era stato fatto nel febbraio scorso a partire dal protocollo d’intesa fino a oggi”.
LEGGI ANCHE: Italia a secco, quanto ci costa il blocco - Blocco dei Tir, trattative rotte

Tir sempre fermi: Italia a secco. Quanto ci costa il blocco

Omissione di soccorso<br /> Gli autotrasportatori in sciopero rifiutano l'ordinanza di precettazione emanata dal Ministero dei Trasporti.<br /> [i](Credits: [url=http://uberg.ods.org/]Gianfranco Uber[/url])[/i]
“Alimentari, carburanti, giornali… tutto quello che voi usate lo portiamo noi. Ma se noi non ci muoviamo…” Così parla un autotrasportatore, per nulla intimorito (come gli altri, del resto) della precettazione annunciata dal governo.
In effetti, è abbbastanza vero: mancano la benzina e il gasolio (ormai l’80% dei distributori italiani non ne ha) e nei supermercati cominciano a mancare il latte, il pane, la frutta, la carne. Come potranno mancare i giornali, i regali per Natale, addirittura le scene per gli spettacoli teatrali. Terzo giorno di blocco dei tir, e l’Italia sembra sul punto di fermarsi completamente, con preoccupazioni e allarmi che di ora in ora stanno crescendo, soprattutto dopo la rottura delle trattative. Un danno economico intorno ai 300 milioni di euro e le stime sono di Confetra, la Confederazione Generale Italiana dei Trasporti e della Logistica.
E la situazione è destinata a peggiorare: i tir rimangono fermi su strade e autostrade e i camionisti dichiarano di non voler mollare, sostenendo che la precettazione del ministro dei Trasporti Bianchi non ha validità giuridica: insomma, il blocco andrà avanti fino a venerdì.
E allora la Figisc, che rappresenta i gestori della Confcommercio, dice nel giro delle prossime 24 ore in Italia sarà paralisi totale: il sistema distributivo resterà, infatti, a secco su tutto il territorio nazionale. Ci vorranno 48 ore dalla fine del blocco per tornare alla normalità. Ed è allarme anche per le ambulanze e mezzi di soccorso, tanto che la Figisc - che proprio ieri aveva annunciato un servizio sms (a pagamento: numero unico 48472 a 16 centesimi per ogni messaggio ricevuto) con le informazioni dei servizi offerti dagli impianti di distribuzione in qualsiasi zona d’Italia - oggi invita i benzinai che ancora non hanno esaurito le scorte a conservarla per i servizi di pubblica utilità.
Benzinai a secco a causa del mancato rifornimento delle cisterne a Genova | Ansa
Anche il comparto alimentare comincia a dare i primi segni di crisi: da ieri si è registrata in molti supermercati una sorta di corsa all’acquisto per la paura di successive mancanze. Non è ancora accaparramento, ma tali episodi non fanno altro che accelerare la mancanza di forniture. Gravi anche i danni stimati per le aziende agricole, che rischiano di vedere marcire le merci deperibili nei magazzini. Il blocco dell’autotrasporto costa oltre 200 milioni di euro al giorno per l’agroalimentare, secondo i dati forniti dalla Cia che parla di “conseguenze gravissime”, visto che circa l’85% dei trasporti di derrate viaggia su gomma. In Sicilia il blocco dello stretto di Messina impedisce il ritiro dell’ortofrutta e di effettuare le consegne programmate. In Liguria il fermo alla frontiera di Ventimiglia sta mettendo in seria difficoltà le imprese che esportano frutta, verdura e fiori. In Sardegna sono praticamente ferme nei porti le merci dirette al continente: pomodori, agrumi. In Lombardia, in Veneto e nelle altre zone a vocazione zootecnica gli allevamenti sono in estrema difficoltà. E si guarda con forte preoccupazione ai prossimi giorni quando gli italiani andranno a fare incetta di prodotti per le feste Natalizie.
Va un po’ meglio, per ora, la situazione dei farmaci: il blocco dei bisonti della strada non sta ancora intaccando la distribuzione dei farmaci, perché le farmacie non si riforniscono dalle aziende ma dai centri di raccolta cittadini.
Infine, il dramma di chi deve viaggiare in auto: se non ha problemi di rifornimento di carburante, deve fare i conti con rallentamenti e blocchi su strade e autostrade. Vista la situazione, la società Autostrade per l’Italia consiglia di informarsi prima di partire attraverso il call center (840-04.21.21) e di seguire gli aggiornamenti relativi alla viabilità diramati da Isoradio 103.3.
Mezzi pesanti e Tir lungo una strada di Genova, fermi per lo sciopero degli autotrasportatori | Ansa

Blocco dei tir: trattative rotte. Ma il governo è capace solo di strillare

Il blocco dei tir e macchine incolonnate sulla Milano-Venezia | Ansa
La brusca rottura di oggi tra governo e sindacati degli autotrasportatori (questi ultimi hanno abbandonato il tavolo con il ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi dopo appena mezz’ora), la conferma del blocco dei tir fino a venerdì, la dura condanna dello stesso Romano Prodi e la minaccia di ricorrere alla precettazione dei camionisti dà la misura di quanto stia degenerando una vertenza che può paralizzare il Paese, in tutti i sensi.

Istintivamente l’opinione pubblica non solidarizza con i trasportatori ed è in larga misura portata ad apprezzare il pugno di ferro del governo. Il problema è che questo pugno di ferro rischia di rivelarsi velleitario: come si fa a precettare una categoria di lavoratori privati, in gran parte poi piccoli imprenditori in proprio? Forse sarebbe più sensato studiare misure contro il blocco, se non dei trasporti, almeno delle autostrade.

Nel merito però, pur sfidando l’impopolarità, va detto che tutti i torti i camionisti non li hanno. I camionisti non chiedono ritocchi di stipendio ma l’applicazione di leggi contro l’abusivismo e la concorrenza sleale. Oggi chiunque abbia un furgone di meno di 3,5 tonnellate, grazie a un’autocertificazione, può esercitare la professione di trasportatore; in un Paese iper-regolamentato come l’Italia, e con l’aggressività dei camionisti dell’Est europeo, è una situazione anomala. Alla quale i titolari delle imprese aggiungono i rincari del gasolio, dei pedaggi e in generale delle tasse.

La maggioranza se ne era resa conto, almeno nelle intenzioni, varando una riforma che, tra l’altro, consentiva di portare in detrazione fiscale il prezzo del carburante. Senonché la legge è ferma da mesi al Senato. Eppure è stranoto che l’84 per cento delle merci, a cominciare da quelle di prima necessità, in Italia si sposta su gomma. Mentre anche con il decreto che accompagna l’ultima Finanziaria il governo ha ripianato per l’ennesima volta, con 6 miliardi di euro, il deficit delle Ferrovie. Come mai non è stata neppure inserita una clausola che impone all’azienda pubblica di potenziare il servizio merci? E perché si continua a discutere all’infinito sulle infrastrutture - a cominciare dal famoso corridoio ferroviario Torino-Trieste - che consentirebbero tra alcuni anni di spostare il trasporto dalle strade alle rotaie?

Certo, i camionisti sono accusati di tenere in ostaggio l’Italia: sia bloccando il traffico, sia facendo mancare la benzina ai distributori e le merci nei mercati e nei negozi, con conseguenti speculazioni sui prezzi (a pochi giorni dalle feste Natalizie). Insomma, non sono una categoria di lavoratori o di piccoli imprenditori che gode di grandi consensi. Eppure non sono diversi da altri lavoratori e da altri piccoli imprenditori. Dai dipendenti pubblici, per esempio. Oppure dai bancari. O dal personale dell’Alitalia. Tutti lavoratori che nelle ultime settimane hanno ricevuto, il più delle volte dallo Stato, consistenti aumenti e benefici economici. Né gli autotrasportatori sono i primi a ricorrere al blocco. Il precedente dei tassisti romani è illuminante: proprio ieri il sindaco di Roma, Walter Veltroni, gliel’ha in qualche modo data vinta, accettando di rincarare le tariffe a carico dei cittadini in cambio di un aumento col contagocce delle licenze. Ed i taxi, a differenza dei tir, non muovono l’economia italiana.

Molti metodi di protesta dei cosiddetti bisonti della strada non sono accettabili, a cominciare dal blocco del traffico e dalle minacce a chi non partecipa alla protesta. Ma se siamo arrivati a questo (mai c’era stato in Italia uno sciopero di cinque giorni) la colpa è soprattutto della classe politica e, per ciò che riguarda questi giorni, del governo. In particolare del ministro Bianchi. Non c’è un solo settore dei trasporti che funzioni: ferrovie, Alitalia, autostrade, bus, metrò.

È di dieci giorni fa lo sciopero generale del trasporto pubblico. Ora i tir. Lui la butta in politica: a suo dire i camionisti sarebbero pilotati dal centrodestra. Nel frattempo l’Italia rischia un altro esaurimento nervoso.

Il VIDEO servizio:

Trasporti, un altro venerdì nero: la mappa dei disagi

Autobus del trasporto pubblico locale
Aerei, treni, autobus, navi: venerdì il mondo dei trasporti si ferma di nuovo, con orari e modalità diverse. Il governo non ha revocato i tagli ai fondi per il settore, e i sindacati hanno deciso di confermare le agitazioni. Se Claudio Claudiani della Cisl parla di “evasività delle proposte del governo”, per Roberto Panella dell’Ugl non è stata colta “la disponibilità dei sindacati a lavorare fino all’ultimo momento”. Anche la Uil conferma la mobilitazione. Secondo Fabrizio Solari della Cgil, comunque, è ancora possibile riprendere “il filo del discorso per trovare una soluzione”.

Ecco la mappa dei disagi. Le ferrovie si fermeranno per otto ore continuate dalle 9 fino alle 17: saranno garantiti alcuni treni a media e lunga percorrenza, e Trenitalia mette a disposizione il numero verde 800 892 021. Per i trasporti locali sono previsti disagi della durata di otto ore con autobus, tram, metro: le modalità sono diverse in ogni città, come rivelano i siti delle aziende per la mobilità urbana di Milano, Roma, Bologna, Napoli e Torino. Negli aeroporti le partenze saranno cancellate dalle 11 alle 15, ma sono assicurati alcuni voli, elencati sul sito dell’Enac, l’Ente nazionale per l’aviazione civile. Per le tratte Alitalia si può chiamare il numero verde 800 650 055. La società Autostrade comunica che il personale dei caselli autostradali potrebbe sospendere il servizio in tre fasce orarie: dalle 2 alle 6, dalle 10 alle 14 e dalle 18 alle 22 (numero verde: 840 04 21 21). Le navi, inoltre, ritarderanno la partenza di 24 ore. Sono previsti disagi nell’autonoleggio e nel soccorso stradale.

Intanto a Roma non accenna a placarsi la protesta dei tassisti, che ieri hanno bloccato il traffico della capitale per protestare contro la decisione del sindaco Veltroni di assegnare cinquecento nuove licenze. Questa mattina in Piazza Venezia è stato confermato il presidio e si annuncia per tutti una nuova giornata di disagi.

Treno fermo in stazione

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rossi-spalla Viviana Da Busti
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