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“Contro la crisi, ottanta miliardi”, Tremonti illustra la ricetta italiana

G20gruppo

“Il nostro piano per fronteggiare la crisi prevederà investimenti di stimolo all’economia per complessivi 80 miliardi di euro”. La cifra, imponente, (il 5 per cento del Pil) la dà Giulio Tremonti, alla fine di una serie di addizioni. Nell’ambasciata italiana a Washington, dopo la fine dei lavori del vertice G20, il ministro dell’Economia e Silvio Berlusconi illustrano il piano del governo per ridare fiato a un’economia di cui nei giorni scorsi Istat e Confindustria hanno certificato lo stato di recessione.
Interventi a breve, compresi due decreti legge, per frenare la caduta del Pil. “Non siamo affatto in ritardo” dice Berlusconi, “anzi, avevamo capito già da prima come andavano le cose”. Il premier è soddisfatto del summit, che definisce “un evento storico”. Poi cede la parola al ministro, che annuncia l’operazione, definendola “compatibile con il nostro debito pubblico”. “Saranno 16 — 14 di fondi pubblici e 4 di project financing i miliardi di euro messi in campo per le infrastrutture” spiega Tremonti. “Puntiamo ad un accordo con le società autostradali per modernizzare la rete ed evitare che vengano fatti dei dividendi senza fare investimenti, che in tutto sposti 10 miliardi di euro”. Saranno sbloccati fondi europei, “destinati ad ambiente, sviluppo e ricerca, in due o tre anni, pari a 40 miliardi di euro”. “Pensiamo poi ad un uso diverso del Cipe, ad un provvedimento per evitare la restrizione del credito, ad interventi sulla fiscalità delle imprese . Ci sarà infine una somma non piccola per le famiglie che sono stressate dalla crisi”.
Per mobilitare somme così ingenti il governo intende procedere con due decreti: uno per le misure più urgenti e uno per sveltire le procedure necessarie per appalti e gare, per i lavori pubblici. “Bisogna accorciare i tempi” sostiene il premier. “Noi stanziamo soldi subito ma poi per le procedure vanno via due anni. I cinesi investono subito. Se il New deal avesse avuto il Tar, forse non ci sarebbe stato il New deal” chiosa Tremonti.
Secondo il governatore di Bankitalia Mario Draghi, presente al summit in qualità di presidente del Financial Stability Forum, la crisi deve ancora manifestare i suoi effetti sull’economia reale: “La decelerazione è rapida, e il peggio deve ancora venire”. Per questo secondo il governatore è ”importante continuare ad agire con forza e in modo coordinato per sostenere la domanda, fornire liquidità, rifinanziare il sistema finanziario”. E’ inoltre essenziale ”continuare i nostri sforzi per costruire un sistema finanziario resistente per il futuro”. Un futuro in cui la finanza dovrà avere ”più capitale e meno debito, più trasparenza e più regole”.

“Se le banche falliscono i banchieri vanno a casa… O in galera”

Giulio Tremonti

Sulla possibilità di sconti fiscali alle famiglie e sulle tredicesime, Tremonti mostra le sue riserve: ”Ci stiamo riflettendo” dice “C’è un problema di liquidità per l’economia ma anche per il Tesoro e certi flussi, di entrate ed uscite, sono pianificati e in funzione di quelli vengono fatte le emissioni di titoli. E’ chiaro che le famiglie hanno bisogno di liquidità ma anche il Tesoro ne ha bisogno perché non è un’entità astratta, ma è sanità, scuola, stipendi…”. Il ministro è stato poi interrogato dall’opposizione sulla norma nominata “Salva manager” che era stata tolta dal decreto per Alitalia ed è ricomparsa, con differenze, in un altro provvedimento, sulla quale aveva minacciato le dimissioni. ”Per come è stata scritta quella norma non è retroattiva”, sostiene Tremonti, “è evidente perché è una legge nuova su materia nuova e per come è scritta”. Non servirebbe, quindi, a salvare gestori coinvolti in crack finanziari come Tanzi o Cragnotti.

Tremonti sulla Finanziaria: “Crisi prevista, aiuteremo i consumi”

Giulio Tremonti

”La legge finanziaria per il triennio è basata sul presupposto di una crisi in arrivo e in intensificazione”. La crisi è esplosa con violenza a ottobre, sarebbe stupido non tenerne conto, ma per Giulio Tremonti era già stata prevista quando il Consiglio dei ministri votò la Finanziaria in nove minuti e mezzo. Il ministro dell’Economia difende la “sua” Finanziaria alla Camera, dove è in corso l’esame della legge di bilancio di cui si stanno per votare gli emendamenti. ”Mentre molti Paesi europei si trovano in un’area di deficit eccessivo, l’Italia, secondo le stime definite in sede Ecofin, manterrà nei prossimi tre anni un rapporto tra deficit e Pil al di sotto del 3 per cento”.
”Per le famiglie puntiamo a ridurre lo stress e l’angoscia provocate dalle crisi economica” ha detto Tremonti “Ma non lo sfaremo sfondando i criteri di deficit. Perchè sarebbe illusorio e perverso e il conto sarebbe di nuovo girato alla popolazione”. Insomma, interventi mirati e soprattutto volti a una ripresa dei consumi e della domanda: un ruolo attivo della Cassa depositi e prestiti per realizzare il Piano casa del governo, investimenti per 16 miliardi sbloccati dal Cipe ma anche un cambio delle tariffe autostradali: saranno legate agli investimenti che le concessionarie saranno in grado di realizzare. ”Un meccanismo di ristrutturazione delle tariffe che riparta investimenti sulle autostrade, subordinando le tariffe all’effettività degli investimenti, anche questa in grado di mobilizzare investimenti molto elevati” ha spiegato il ministro.
Per quanto riguarda la difficoltà del settore bancario, Tremonti ha illustrato il piano del governo: “E’ fondamentale chiarire che non abbiamo alcuna intenzione ad aiutare le banche, ma di aiutare il finanziamento alle imprese”, pertanto “le banche che richiederanno l’intervento pubblico per fronteggiare la crisi per ottenerlo dovranno prima aver adottato e applicato un codice etico in favore dei clienti”.
Parlando alla Camera, Tremonti ha lasciato la porta aperta a possibili emendamenti al testo della Finanziaria: ”Per questo il governo ha fatto propri contributi importanti venuti dalla commissione Bilancio e ed ha fatto propri gli elementi di proposta provenienti dall’ opposizione, come la clausola di restituzione fiscale nel 2009 anche se con alcune precauzioni”.

Inflazione e salari, i sindacati contro il governo

Governo e sindacati danno i numeri. E litigano su salari e inflazione. Il tutto avviene ieri alla festa della Cisl a Levico. Comincia il segretario della Cgil Guglielmo Epifani, commentando il dato sull’inflazione programmata che il governo ha inserito nel Dpef: “Con l’inflazione programmata fissata dal governo all’1,7% un salario di 25 mila euro perde 1.000 euro nel biennio; se poi per il terzo anno si continua così, si raggiunge una cifra vicina ai 1.500 euro”. Il che, secondo Epifani, porta a ridurre i salari e peggiorare le condizioni dei lavoratori. Il timore dei sindacati è che un dato troppo basso (le stime Istat sull’inflazione sono al 3,6%, per i beni di maggior consumo si arriva al 5%) possa avere ripercussioni negative nelle rinegoziazioni dei contratti collettivi. “Se i prezzi vanno per conto loro, che bisogno c’è di programmare i salari?” si chiede il leader Uil Angeletti. Con un riferimento ”inverosimile”, secondo il segretario Cisl Bonanni, si rischia ”di mettere subito a repentaglio le condizioni favorevoli alla trattativa”e ”di fatto si distorce il primo livello di contrattazione e si indebolisce alla base il secondo”. Il governo deve quindi ”o modificare quel dato, o proporre una strada diversa di tutela dei redditi dall’inflazione”.
Gli risponde un Tremonti sarcastico, anche lui dando un numero, di telefono: “Chiamate e vi risponderà la Bce, vi spiegheranno perché dobbiamo tenere bassa sotto il 2% l’inflazione nel documento di programmazione”, che lui stesso definisce “un documento surreale e sorpassato”. Anche perché, sostiene il ministro dell’Economia “non si tratta di inflazione ma di speculazione, la peste sociale del secolo” sulla quale “i sindacati non spendono mai una parola”.
Anche per il ministro del Welfare Sacconi quelle di Epifani “sono cifre ridicole” e la Cgil “ha la testa rivolta all’indietro, il dato nel Dpef è sempre diverso dalla realtà perché dev’essere un obiettivo del governo contro il carovita”. Ma oggi alle voci contrarie al dato del governo si aggiunge anche Renata Polverini, leader dell’Ugl:”Il governo tenta di spingere i salari sul secondo livello di contrattazione con tutto ciò che ha a che fare con la produttività, ma i sindacati non possono declinare il ruolo del contratto di primo livello. Su questo hanno concordato tutti, persino Confindustria. La scelta del governo rischia di lacerare rapporti già fragili, non si può indicare un’inflazione che è metà di quella reale”. Sacconi resta comunque convinto che “i salari cresceranno” ribadisce oggi “solo se si potranno ancorare agli incrementi di produttività e agli utili di impresa” e non tramite il Dpef. In mezzo al guado Confindustria, con il vicepresidente Bombassei che sostiene la necessità di interventi sulla produttività e competitività dei lavoratori ma dice al governo che “il dato sull’inflazione all’1,7% di certo non aiuta il dialogo”.


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rossi-spalla Viviana Da Busti
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