
Il ministro del Welfare Elsa Fornero (Credits: ANSA/MASSIMO PERCOSSI)
TUTTO SULLA RIFORMA DEL LAVORO
Appuntamento alla prossima settimana. Il ministro Fornero ha intenzione di incontrare presto tutti i sindacati in sede collegiale per poter tirare le fila di una possibile riforma del mercato del lavoro. Con gli incontri di ieri sera con la Uil e di stamane con l’Ugl, si sono infatti esauriti gli appuntamenti bilaterali che il ministro ha voluto per mettere a fuoco le proposte di ciascuna sigla sindacale. Domani invece sarà il turno di Confindustria che per bocca del presidente Marcegaglia esporrà il punto di vista degli imprenditori. Continua

Il ministro del Welfare Elsa Fornero con Sergio Bonanni, segretario generale Cisl (Credits:LaPresse)
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Sotto a chi tocca. Dopo la Cgil di Susanna Camusso, oggi è stata la volta della Cisl con il segretario Raffaele Bonanni che ha avuto un serrato e prolungato faccia a faccia durato quasi tre ore con il ministro del Welfare Elsa Fornero. Tema di questi incontri bilaterali, voluti espressamente dal Ministro per meglio valutare le proposte specifiche di tutti gli interlocutori, la riforma del mercato del lavoro con la ricerca di un nuovo assetto sul fronte dei contratti e la definizione di un nuovo sistema di ammortizzatori sociali. Continua

Susanna Camusso, segretario generale della Cgil (Credits:Imagoeconomica)
Nero su bianco. La firma tra tutte le organizzazioni sindacali e la Fiat per l’accordo sullo stabilimento di Termini Imerese (e i suoi 640 dipendenti) è stato apposto questa mattina al Ministero per lo sviluppo economico sotto gli occhi di Domenico Arcuri, numero uno di Invitalia. E ora sono altre due le partite aperte: la riforma del mercato del lavoro e quella delle pensioni. È la Cgil, insieme alla sua costola “metalmeccanica” della Fiom, il fil rouge, e mai colore fu più azzeccato, a tenere insieme questi tre fronti caldi. Continua

Susanna Camusso, segretario generale della Cgil (Credits: LaPresse)
TUTTE LE MOSSE ANTI-CRISI DEL GOVERNO MONTI
Alzata di scudi dei sindacati sull’ipotesi di aumentare, tra i 41 e i 43 anni, gli anni di contributi necessari ad andare in pensione senza vincoli d’età anagrafica. Il commento più duro viene dal segretario generale della Cgil, Susanna Camusso: “Il governo deve sapere che 40 è un numero magico e intoccabile”. Ma nel merito fa affermazioni anche più esplicite Domenico Proietti, segretario confederale della Uil e responsabile previdenza del sindacato guidato da Luigi Angeletti: “Non si può aumentare l’età del pensionamento senza aumentare i trattamenti, già con le norme attuali i lavoratori che hanno 40 anni di contributi dovranno aspettare 15 mesi senza che cresca la pensione neppure di un centesimo”, dice a Panorama.it. Continua
Via libera alla riforma dei contratti: Cisl, Uil e Confindustria hanno appena firmato l’intesa applicativa del nuovo modello. La Cgil non ha siglato l’accordo, nonostante la presenza al tavolo del segretario generale Guglielmo Epifani che ha consegnato una lettera a Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, per spiegare e ribadire le ragioni della contrarietà. Il sindacato non aveva condiviso neanche l’accordo quadro raggiunto il 22 gennaio scorso a Palazzo Chigi. L’Ugl, invece, firmerà subito dopo.
Da Viale dell’Astronomia arriva un richiamo al senso di responsabilità. “La Cgil non ha firmato” ha detto Emma Marcegaglia al termine dell’incontro in via Veneto “siamo dispiaciuti perché fino all’ultimo abbiamo cercato di fare il possibile per avere la Cgil al tavolo. Ribadisco ci dispiace, magari potrebbe ripensarci, speriamo”. Ma per la Marcegaglia “questo è un momento in cui devono prevalere logiche che ci uniscono, auspichiamo che nei contratti di categoria prevalga da parte di tutti senso di responsabilità”. La leader degli industriali ha sottolineato poi che la Cgil è sempre stata al tavolo e si dice convinta che “quello che è stato fatto è un buon accordo che va nella direzione europea”.
Ma non si fa attendere la risposta di Epifani: “L’accordo è un errore, divide lavoratori e sindacati in un momento di crisi in cui si dovrebbe rimanere uniti”. Secondo il leader della Cgil il nuovo sistema “riduce lo spazio della contrattazione, non la innova e non la amplia, e fa sì che il contratto nazionale non recuperi mai del tutto l’inflazione reale”. In prospettiva, ha concluso Epifani, questo accordo “mette i lavoratori in una situazione di difficoltà e debolezza”.
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Prendete una famiglia con due bimbi, uno al nido, e l’altro alla materna o alle elementari. E chiedetevi: quanto spende per mandare i figli a scuola, refezione compresa? Risposta: 332 euro al mese (3.320 annui) tenendo presente una presenza di 20 giorni al mese per 10 mesi l’anno. Cioè: il 10,7%, mediamente, del budget familiare netto.
I conti li ha fatti uno studio della Uil che ha preso in esame 104 città capoluogo e una famiglia-tipo composta da due lavoratori dipendenti con due figli a carico, uno minore di tre anni che va all’asilo nido e l’altro che frequenta materna o elementare e pranza a scuola; il reddito familiare netto è di 30.900 euro netti l’anno e la dichiarazione Isee (indicatore della situazione economica equivalente), considerando una casa di proprietà, corrisponde a 17.812 euro annui.
In particolare, per la frequenza dei nidi comunali, si spendono in media, ogni mese, 262,66 euro, che equivalgono all’8,5% del budget familiare, con un incremento medio dell’1,5% rispetto all’anno scolastico precedente. Per la mensa, invece, la spesa media mensile è di 70 euro equivalenti al 2,3% del reddito familiare.
La retta per l’asilo nido è riferita sia alla frequenza a tempo pieno, circa 9 ore, che al tempo “normale”, tipico delle città del Sud, in cui il servizio viene erogato con orari ridotti, al massimo fino alle ore 15.00.
Ovviamente, i costi variano sensibilmente tra città e città. Infatti, in una sorta di virtuale classifica, al primo posto troviamo Belluno con 565,40 euro mensili (486,40 euro per gli asili nido e 79 euro per la refezione scolastica) che corrispondono al 18,3% del budget familiare; segue Cuneo con 525,30 euro mensili (445,30 e 80) che corrispondono al 17% del budget; Mantova con 510,28 euro mensili (416,08 e 94,20 euro) pari al 16,5% del bilancio; Bergamo con 505,96 euro mensili (400,36 e 105,60 euro), 16,4% del budget; Pavia con 496,00 euro mensili (396,00 e 100,00 euro) e il 16,1% del budget familiare.
Più “fortunate” le famiglie di Vibo Valentia, dove i genitori per mandare i propri figli a scuola spendono 123,00 euro mensili (93,00 euro per gli asili nido e 30,00 euro per la refezione scolastica) che corrispondono al 4% del budget familiare; segue Ragusa con 140,10 euro mensili (112,10 e 28 euro), 4,5% del budget; Reggio Calabria con 147,94 euro mensili (107,94 e 40 euro), 4% del budget; Catanzaro con 148,46 euro mensili (108,46 e 40 euro), 4,8% del budget familiare; Trapani con 149,85 euro mensili (111,45 e 38,40 euro) che corrispondono al 4,8% del budget familiare. Costi che, naturalmente, possono lievitare se si dovesse usufruire dell’ulteriore servizio di scuolabus.
Il VIDEO servizio: