
La sede di Unicredit in Piazza Cordusio a Milano (Credits: Gian Mattia D'Alberto - LaPresse)
Operazione conclusa, con il lieto fine. È terminato così l’aumento di capitale del gruppo Unicredit, che ha permesso all’istituto guidato da Federico Ghizzoni di rastrellare sul mercato circa 7,5 miliardi di euro, per rafforzare il proprio patrimonio. Dopo aver subito un pesante tonfo nei primi giorni successivi all’avvio dell’operazione, con un ribasso vicino al 50%, il titolo della banca ha messo il turbo Piazza Affari e, nell’ultimo mese, ha guadagnato complessivamente più del 70%. Continua

La sede Unicredit in piazza Cordusio a Milano (Credits: Gian Mattia D'Alberto - LaPresse)
Giù il sipario, con il tutto esaurito. Si concluderà probabilmente così, fra meno di 7 giorni, l’aumento di capitale da 7,5 miliardi di euro del gruppo Unicredit, che sta per giungere al traguardo con il pieno di adesioni. Secondo le stime più accreditate, i titoli di nuova emissione sottoscritti dagli investitori raggiungeranno il 95%-100% del quantitativo offerto. In realtà, i conti finali potranno essere fatti soltanto il 27 gennaio prossimo, quando la ricapitalizzazione si concluderà ufficialmente. Continua

La sede della Banca centrale europea (Credits: LaPresse)
Le banche italiane, Unicredit in testa, sono le più grandi utilizzatrici del prestito triennale emesso dalla Banca centrale Europea. Ben 50 miliardi di euro in totale. La notizia, a cui oggi anche il Financial Times ha dedicato l’apertura del giornale, ha fatto il tam tam sui mercati. Continua

(Credits: Fabio Ferrari / LaPresse)
di Sergio Luciano
Sul The Wall Street Journal di ieri, la prima pagina era dedicata tutta all’Italia. In alto, un titolo d’apertura sul fondo arabo Aabar salito al 6,5% nel capitale di Unicredit. Di taglio, con una foto larga mezza pagina, la Costa Concordia, riversa sulla fiancata, sugli scogli dell’Isola del Giglio. Un’associazione forse non voluta. Un naufragio, vero, tragico. Accanto al naufragio, metaforico e tragicomico delle Fondazioni bancarie. Continua

Federico Ghizzoni, amminsitratore delegato di Unciredit
di Sergio Luciano
Una chance: che la Cassa depositi e prestiti, controllata dallo Stato per il 70 per cento, entri nel capitale Unicredit a ricapitalizzazione completata, acquistando sul mercato il 5 per cento, che è lo scaglione massimo di voto, per consolidare un assetto proprietario ormai scalabile da chiunque a prezzo vile. Un sospetto: che il diktat dell’Eba (l’autorità bancaria europea), cioè ricapitalizzare l’Unicredit per 7,5 miliardi, nasca da un complotto tedesco per mettere in crisi la banca e costringerla a rivendere la sua controllata bavarese, l’Hvb, a chi la controllava prima. Una certezza: «Con il nostro aumento di capitale, abbiamo fatto la cosa migliore che potessimo fare, nel contesto dato» dice Federico Ghizzoni, amministratore delegato dell’unica banca internazionale d’Italia. Continua

La sede del gruppo Unicredit a Milano (Credits: Gian Mattia D'Alberto/LaPresse)
L’atteso rimbalzo alla fine è arrivato. Oggi i titoli bancari hanno trainato l’intero listino di Piazza Affari, con progressi a due cifre per Unicredit (+13,53% circa), seguito a distanza da Ubi Banca (+6,28%), Monte dei Paschi di Siena (+8,81%), Banco Popolare (+4,07%) e IntesaSanpaolo (+4,03%). Le incognite sul futuro, per i più importanti istituti di credito della Penisola, restano però ancora tante. E sono legate all’Eba. Continua

Federico Ghizzoni, amministratore delegato di Unicredit (Credits: AP Photo/Antonio Calanni)
Poco più di 10 giorni . È il tempo entro il quale chi ha nel portafoglio il titolo Unicredit dovrà decidere se aderire o meno all’aumento di capitale messo in cantiere dalla banca guidata da Federico Ghizzoni : un’operazione da 7,5 miliardi di euro, che è iniziata il 9 gennaio e si concluderà il 20 e che si sta rivelando una vera e propria altalena da togliere il fiato per i piccoli azionisti della società. In quattro giorni, in effetti, il titolo ha perso il 63,88% scendendo a 2,28 euro. Ma niente panico. Continua