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Grecia: vista su Atene (Credits: lo.tangelini, Flickr)
L’Unione non si spezza. Ma la situazione della Grecia obbliga la Bce a rivedere la sua “exit strategy” dalla crisi e a tenere ancora molto basso il costo del denaro. E di certo non aiutano la causa dell’Euro le polemiche che contrappongono in questi giorni i “soci di maggioranza” della moneta unica, ovvero i tedeschi, e i greci.
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Un manifestante contro il governo greco ad Atene
La speculazione contro Grecia, Spagna e Portogallo nell’ultima settimana ha messo a dura prova l’Eurozona. Ma il rischio di Default per l’economia greca, quella più in difficoltà in Europa, sembra scongiurato. Continua
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Il Dpef sarà messo nero su bianco giovedì 26 giugno. Ma le cifre che costituiscono la base per la costruzione del documento stanno già cominciando ad arrivare sul tavolo del ministro dell’economia.
Tra queste, un numero in particolare ha suscitato l’attenzione di Padoa-Schioppa: quello sulle entrate fiscali. Che vanno a gonfie vele da almeno un anno ma che negli ultimi mesi hanno fatto registrare una nuova, robusta, accelerazione. Nel documento previsionale redatto a marzo, il governo aveva stimato - per la fine del 2007 - un gettito tributario di 449 miliardi di euro. Una cifra di 16 miliardi più consistente rispetto al consuntivo dell’anno prima: un bel gruzzolo presto ribattezzato extragettito (o più prosaicamente “tesoretto“) su cui sono stati spesi fiumi di parole e sul cui utilizzo i partiti dell’Unione hanno cominciato a ragionare in chiave redistributiva, giusto per riguadagnare il consenso popolare perso dopo le elezioni del 2006.
Bene, in queste ultime ore quel gruzzolo si è fatto ancora più consistente. In questi giorni, infatti, l’Agenzia delle entrate ha comunicato al Ministero dell’Economia i dati sull’autotassazione e - dopo aver fatto alcune elaborazioni - i tecnici del dicastero di Via XX settembre hanno scoperto che, per fine anno, le entrate fiscali arriveranno a quota 452 miliardi di euro. Vale a dire 3 miliardi in più di quanto si prevedeva 3 mesi fa.
Si tratta di una sorta di “nuovo tesoretto”, un inaspettato capitale piovuto dal cielo destinato a far nascere nuovi appetiti politici. Tanto che i collaboratori di Padoa-Schioppa ed il ministro stesso considerano, paradossalmente, quest’ulteriore somma come fonte di possibili nuovi scontri nella maggioranza. Convinti come sono che ogni euro trovato per strada debba essere impiegato per ridurre lo spaventoso debito italiano - come peraltro consigliato a suo tempo da Bankitalia e da tutti i grandi organismi internazionali dall’unione europea nonché dal fondo monetario internazionale - piuttosto che speso per far contenti i tanti partiti del centrosinistra, già alzano le barricate. Anche perché il quadro macro in mano al ministro dell’economia offre altri elementi di finanza pubblica. E non tutti esaltanti. La spesa pubblica corrente continua infatti a correre, come lo stesso Padoa-Schioppa ha dichiarato al tavolo sul welfare con le parti sociali (facendo infuriare i sindacati).
Rispetto alle previsioni formulate a marzo, la spesa è peggiorata di ben 6 miliardi di euro. È soprattutto la spesa sanitaria a galoppare. E senza freni.
Inoltre, i tecnici del ministero dell’Economia - che fissano intorno al 2 per cento la crescita del Pil per il 2007 - sono convinti, e lo scriveranno anche nel Dpef, che negli anni a venire l’economia italiana non avrà il turbo innestato. Anzi, rallenterà un po’. Un elemento in più per predicare prudenza.