
Un record dopo l’altro. La corsa del petrolio non trova ostacoli e il prezzo dell’oro nero si appresta a superare un altro livello ritenuto inavvicinabile solo qualche mese fa. Il greggio si è portato a meno di un passo dai 110 dollari e l’elemento di maggiore preoccupazione è la rapidità con cui il petrolio sta aggiornando i propri valori: dopo aver superato la barriera dei 100 dollari a gennaio, il barile si è mantenuto nella fascia dai 102 ai 104 dollari fino alla settimana scorsa, quando giovedì ha sfondato i 105 dollari prendendo una strada rialzista che non accenna a fermarsi.
Ma a placare i timori sono arrivate stamattina le dichiarazioni del presidente della Saras e vicepresidente di Confindustria, Gianmarco Moratti, nel corso della trasmissione Panorama del giorno su Canale 5. Il prezzo del petrolio, espresso in euro, ”è piò o meno lo stesso di due anni fa”, ha affermato: ”Il petrolio a 108 dollari è quello americano, che a noi interessa meno, mentre il Brent, che è quotato a Londra, ieri era a 104 dollari: dividendo questi 104 dollari per 1,53, vale a dire per il rapporto euro/dollaro, il prezzo espresso in euro è pari a 67, cioè più o meno quello di due anni fa”.
per fortuna, infatti, assieme alla corsa del petrolio, si assiste a quella dell’euro, che continua a rivedere i propri massimi storici nei confronti del dollaro. A infiammare la divisa unica di nuovo ieri, dopo che nelle le ”preoccupazioni” espresse dal presidente della Banca Centrale Europea, Jean-Claude Trichet, l’avevano fatta frenare, hanno contribuito le parole del presidente della Bundesbank e membro del Consiglio direttivo di Francoforte, Axel Weber. Secondo il banchiere centrale, con il petrolio agli attuali livelli non c’è spazio di manovra per un taglio dei tassi nell’area euro. Al contrario, gli economisti sono convinti di un nuovo taglio dei tassi aggressivo da parte della Fed il 18 marzo, che renderà ancora più conveniente investire in titoli denominati in euro rispetto al dollaro.
La debolezza del dollaro non aiuta le quotazioni del petrolio, e gli effetti, comunque, si ripercuotono anche sul mercato italiano. Il gasolio ha superato quota 1,36 euro, arrivando fino a 1,362 euro al litro, nei distributori Agip, con un balzo di quasi un centesimo e mezzo rispetto all’ultimo picco di 1,348 raggiunto sabato scorso, 8 marzo. Ma riflessi negativi si attendono anche sul fronte delle tariffe: ”l’aumento del petrolio ci imporrà delle riflessioni tariffarie”, ha detto Alessandro Ortis, presidente dell’Autorità per l’Energia, ricordando come il ”nostro sistema dipende molto dall’importazione di gas e petrolio e se aumentano i prezzi internazionali, aumenta il costo di produzione e questo ha un impatto sulle bollette. Sulla bolletta elettrica, il costo di produzione - ha spiegato - vale il 60%, di cui un 45% è legato ai combustibili”.

Il prezzo del petrolio petrolio continua a volare e sfata la mitica soglia dei 100 dollari al barile. Al Nymex di New York il Light crude avanza di 4,02 dollari e inaugura il 2008 toccando i 100 dollari. Già nel corso del 2007 le quotazioni del greggio sul mercato di New York avevano superato i 99 dollari e segnato un rialzo di oltre il 50%.
Dietro il rincaro odierno ci sono le tensioni geopolitiche in Nigeria e Algeria, mentre i timori di un rallentamento dell’economia Usa, confermati oggi dai dati dell’indice Ism manifatturiero, che a dicembre è sceso sotto la soglia dei 50 punti, ai minimi dall’aprile 2003, non hanno frenato l’ascesa dei prezzi. L’impennata del greggio è infatti trainata dalla forte domanda mondiale, guidata soprattutto dalle economie emergenti, come la Cina e dai timori per i rifornimenti globali.
Nel 2007 l’oro nero aveva già superato i 99 dollari, arrivando a 99,29 dollari, mentre nel 2006 il greggio era rincarato in media di 67-70 dollari al barile, molto meno che nel 1980, all’epoca della guerra tra Iran e Iraq, quando il petrolio salì in media di 87,65 dollari al barile (aggiornati al 2005 secondo l’inflazione).
L’anno precedente la rivoluzione degli ayatollah in Iran aveva portato il greggio a un altro deciso rincaro: 85,39 dollari in media ai prezzi attuali. La crisi del 1979-80 è passata alla storia come il secondo shock petrolifero. Il primo avvenne nel 1974, quando i paesi produttori del Medio Oriente tagliarono le forniture di greggio ai paesi occidentali, che avevano sostenuto Israele nel corso della guerra arabo-israeliana del 1973. In quell’occasione il petrolio toccò in media i 46,07 dollari al barile di oggi.
Anche negli anni successivi ad innescare i più forti rialzi del petrolio sono state soprattutto le tensioni internazionali.
Nel 1990, ad esempio, l’invasione del Kuwait da parte di Saddam Hussein portò il greggio a 35,62 dollari al barile. Il prezzo del petrolio è tornato sopra quota 50 dollari nel 2004.
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Due notizie accendono la giornata finanziaria di questo ultimo venerdì d’ottobre: il petrolio continua a correre e sul mercato elettronico after hours di New York supera quota 92 dollari raggiungendo il nuovo record a 92,22 dollari.
L’Europa e e i suoi Governi però sembrano non darsi troppa pena anche se per anni ci siamo sentiti indicare la soglia (fino a pochi mesi fa lontanissima) degli 80 dollari al barile come il limite massimo sopportabile per le nostre economie e per le bollette energetiche dei paesi non produttori.
Oggi, grazie al cambio altrettanto straordinario euro-dollaro (stamattina la valuta europea ha aperto a 1,4360 su quella americana dopo avere toccato un picco di 1,4377 che ha infranto il precedente massimo raggiunto lunedì scorso di 1,4348) sembra che nessuno si preoccupi. La moneta unica vola sulla scommessa di un prossimo, nuovo taglio dei tassi d’interesse Usa. Speriamoo che i conti non siano costretti ad atterrare bruscamente se si dovesse invertire questa tendenza.

Nuovo picco storico dell’euro sul dollaro americano, dopo che ieri era stata superata per la prima volta la soglia psicologica di 1,37. Stamattina in Europa l’euro ha raggiunto addirittura quota 1,3784 dollari.
Più che merito della valuta europea nel mercato dei cambi, si tratta di debolezza del dollaro, legata ai timori sulle prospettive del mercato dei mutui e dell’immobiliare americano. Un boom della valuta che non ha solo aspetti positivi.
Anche la sterlina britannica continua ad attestarsi ai massimi degli ultimi 26 anni sul biglietto verde, stamattina a 2,0266, quasi invariato rispetto ai livelli di ieri. Dunque, per una vacanza studio e per lo shopping all’anglosassone, in questo periodo si conferma decisamente più conveniente volare negli Stati Uniti piuttosto che in Gran Bretagna .
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Nuovo record storico del supereuro, vacanze Usa in saldo
Intanto a proposito di viaggi e risparmi, le associazioni dei consumatori denunciano una ‘’speculazione continua sul prezzo dei carburanti” e richiedono una riduzione del prezzo della benzina. Il presidente dell’Adusbef, Elio Lannutti, e quello di Federconsumatori, Rosario Trefiletti, dopo il record toccato dall’euro sul dollaro, sono intervenuti sul costo dei carburanti con una nota congiunta.
Da aprile - affermano - la benzina costa 0,08 euro in più al litro, pari a 4 euro per un per un pieno di 50 litri. Un fatto ”inaccettabile” proprio nel giorno in cui l’euro segna un record sul dollaro.