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Vladimir-Putin

Russia, o le riforme o la crisi

(Credits: AP Photo/Dmitry Lovetsky)

(Credits: AP Photo/Dmitry Lovetsky)

Claudia Astarita

La Russia ha bisogno di riforme, altrimenti rischia di essere travolta dalla crisi e dalla stagnazione. O meglio, in realtà il paese ha bisogno di portare a termine quella ristrutturazione del sistema politico, economico e fiscale che continua a rimandare dai tempi del crollo dell’Unione Sovietica.

A questo proposito varrebbe la pena ricordare che Goldman Sachs ha inserito Mosca all’interno dei Bric -vale a dire nel primo gruppo di paesi emergenti destinati a trasformarsi nelle locomotive dell’economia globale del ventunesimo secolo, cui solo nel dicembre del 2010 si è aggiunto il Sudafrica, sulla base di una crescita “eccezionale ma momentanea”, e che è quindi destinata a rallentare a meno che il governo non si decida a fare qualcosa, e in tempi brevi, visto che la congiuntura economica internazionale non è particolarmente favorevole. Continua

La Russia e quei ricchi capitali in fuga

(Credits: AP Photo/Alexander Zemlianichenko)

(Credits: AP Photo/Alexander Zemlianichenko)

Gli investitori se ne vanno anche dalla Russia. Da quello che fino a fino a cinque mesi fa era considerato uno dei mercati azionari più solidi al mondo, avendo registrato un aumento costante dal 2009 in avanti. Poi, all’improvviso, tutto è cambiato. L’indice Micex ha perso più di un quarto del suo valore e anche l’Rts è calato più del 40%. Continua

Wikileaks dopo l’arresto di Assange. La stampa libera gioca con gli omissis


Wikileaks dopo l'arresto di Assange. La stampa libera gioca con gli omissis

di Silvia Grilli

Nelle ultime due settimane sui quotidiani italiani sono comparsi titoli molto strillati. Sembra la solita «operazione goccia cinese» dei giornali dell’opposizione, ma stavolta le fonti citate sono le email dell’ambasciata di Roma alla Casa Bianca. Insomma, è il famoso caso del sito Wikileaks che dal 28 novembre ha svelato più di 250 mila relazioni di diplomatici americani in tutto il mondo, in 652 delle quali compare il nome di Silvio Berlusconi, descritto in quei titoli come un festaiolo incapace di intendere e di volere manovrato dal burattinaio Vladimir Putin. Continua

Wikileaks, dopo l’arresto di Assange. Quante chiacchiere all’ambasciata Usa


Wikileaks, dopo l'arresto di Assange. Quante chiacchiere all’ambasciata Usa

di Laura Maragnani

Bastava dire Ronald P. Spogli. E a Roma, almeno fino a ieri, era tutto un rimpiangere le feste a Villa Taverna. Molto Usa e molto social. Buono il tacchino, sublime la torta di zucca, perfetti la birra e gli hot dog offerti dagli sponsor ai 3.500 invitati. Per tacere delle pizze, sfornate a 15 per volta da un megaforno fatto erigere dall’ambasciatore. Quelli sì che erano tempi.

Oggi Ronald P. («Pennellone» lo aveva gagliardamente ribattezzato il sito Dagospia, vista la statura) vive a Parigi. A Villa Taverna il forno è in disuso. Ma le ultime pizze servite oggi da Wikileaks, farcite di «statement» feroci sulla natura «arricchente », anche «financially», della relazione tra Silvio Berlusconi e Vladimir Putin, sono rimaste sullo stomaco a parecchi. Continua

Un piano di rottamazione per salvare Togliattigrad dalla decadenza

Credits: LaPresse

Credits: LaPresse

Non tutti sanno che mentre Stalingrado è tornata ad essere Volgograd nel 1961 e Leningrado ha ripreso il vecchio nome di San Pietroburgo nel 1991, un’altra grande città russa ha mantenuto il nome del leader comunista cui era stata dedicata: si tratta di Stavropol, ribattezzata Togliattigrad nel 1964 in onore dell’allora segretario del PCI. Continua

Energia e geopolitica: al gioco del gas vince Putin (e l’Eni)

Gasdotti (foto Yan Ping/XinHua/Xinhua Press/Corbis)

Gasdotti (foto Yan Ping/XinHua/Xinhua Press/Corbis)

È l’effetto domino applicato al Grande gioco dell’energia. Conquistato il primo, cadono a uno a uno tutti gli altri paesi come i pezzi del domino. Ora tocca alla Francia, poi, entro la fine dell’anno, alla Croazia e probabilmente all’Austria.
In precedenza avevano ceduto la Bulgaria, la Serbia, l’Ungheria, la Grecia, la Slovenia e soprattutto la Turchia. Risultato: nel nuovo «Great game» del gas, l’oro azzurro che deve riscaldare le case degli europei, vince la Russia.
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  • pbuo
  • Mercoledì 2 Dicembre 2009

Gasdotti, la gara europea per costruirli. Vincerà la Germania?

(foto Impulsiv/Lapresse)

(foto Impulsiv/Lapresse)

Partita aperta in Europa nel risiko dei gasdotti. A vincerla, con molta probabilità, oltre alla Russia sarà anche la Germania. I paesi Ue nei prossimi anni avranno bisogno di maggiori importazioni di gas, di cui sono sprovvisti (le risorse interne sono irrisorie).

Secondo le ultime stime del colosso russo Gazprom, circa il 12% in più nel 2020 rispetto al fabbisogno attuale. I paesi fornitori si chiamano Russia, Algeria, Libia, Norvegia e Azerbaijan.
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richard-branson




Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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