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Vodafone
Avvicendamento in casa Vodafone. L’amministratore delegato del gruppo Arun Sarin lascerà a luglio la carica e verrà sostituito dal vice Vittorio Colao. Lo riferisce la compagnia telefonica in una nota aggiungendo di aver registrato utili record nell’anno fiscale chiuso il 31 marzo a 6,66 miliardi di sterline, contro la precedente perdita di 5,43 miliardi.
Il cambio della guardia al vertice del colosso telefonico inglese era nell’aria. Da tempo le voci di un avvicendamento tra Sarin e Colao si rincorrevano, anche a causa di alcune difficoltà incontrate dall’attuale ad con gli azionisti nel corso degli anni passati. L’ultimo segnale era arrivato, una ventina di giorni fa, dal Financial Times, che aveva previsto l’ascesa di Colao al posto di numero uno entro la fine di quest’anno. Il passaggio del testimone avverrà il 29 luglio, in occasione dell’assemblea degli azionisti chiamata ad approvare la nomina di Colao.
“L’azienda” afferma Sarin nella nota “sarà nelle mani capaci di Vittorio Colao. Avendo lavorato con lui per molti anni so che ha l’esperienza e la visione per portare Vodafone a nuovi successi”. Sarin, in ogni caso, lascia a Colao un gruppo in salute. Il risultato dell’anno fiscale è infatti superiore alle attese degli analisti, che avevano previsto un utile per azione pari a 11,9 pence, contro i 12,5 raggiunti dal gruppo. Le vendite nel periodo sono aumentate del 14% a 35,5 miliardi di sterline, contro i 35,4 previsti dal mercato. Il gruppo può contare poi su 252 milioni di clienti (fine 2007), di cui 106 milioni (42%) nei mercati emergenti dell’Europa orientale, Medio Oriente, Africa e Asia.
Vittorio Colao, con l’investitura ufficiale da parte dell’assemblea degli azionisti del gruppo Vodafone alla fine di luglio, arriva al vertice del colosso inglese dopo molti anni spesi nel mondo delle tlc. Nato a Brescia 46 anni fa, sposato e con due figli, Colao inizia la carriera nel 1986 prima come associato e business analyst alla McKinsey, la stessa ’scuola’ dell’amministratore delegato di Banca Intesa, Corrado Passera, e di quello di Unicredit, Alessandro Profumo. Nel 1989 lavora alla Morgan Stanley a Londra nella divisione corporate finance.
Prima di approdare a Omnitel Pronto Italia come direttore generale nel 1996 ha una breve esperienza nell’editoria come assistente del direttore generale alla Mondadori. Torna da McKinsey a Milano come associato e poi partner. Colao viene nominato nel 1999 amministratore delegato di Vodafone Omnitel, divisione italiana dell’operatore telefonico britannico, creata dall’Olivetti di Roberto Colaninno e dai tedeschi della Mannesmann e poi ceduta da Ivrea al partner tedesco nell’ambito delle operazioni previste per il successo dell’opa di Olivetti su Telecom.
Dall’aprile 2001 il manager ricopre anche la carica di responsabile dei paesi del Sud Europa per Vodafone e nell’aprile del 2002 entra a far parte del board della capogruppo come consigliere d’amministrazione. Il breve addio alle tlc è del 2004, quando lascia la compagnia telefonica per approdare alla Rcs come amministratore delegato: due anni dopo lascia l’azienda editoriale e torna alla Vodafone come vice amministratore delegato per guidare la divisione Europa.
Il VIDEO servizio:
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Ma quando arriva l’iPhone in Italia, unico grande paese europeo dove non si è ancora raggiunto l’accordo tra la Apple e un operatore telefonico? Ormai il telefono-computer della mela è in vendita in quasi tutta Europa: dall’inizio del mese è arrivato anche in Austria e in Irlanda. Invece i consumatori italiani sono destinati ad aspettare ancora qualche settimana (forse mesi). La ragione? La Tim non intende cedere troppo alle esose richieste della Apple: la società di Steve Jobs avrebbe ottenuto dalla At&t negli Usa il pagamento mensile di una fetta consistente (le indiscrezioni oscillano tra il 10 e addirittura il 30 per cento) di ogni singolo abbonamento. In più il cliente della At&t che acquista un telefono iPhone è legato all’operatore telefonico per due anni.
Sono condizioni che la Tim non intende accettare (e che spinsero la Vodafone a declinare l’offerta). Le ultime voci davano per imminente la firma dell’accordo, ma la società telefonica ha ribadito che il negoziato non si è ancora concluso. Una fonte attendibile ha rivelato a Panorama.it che la Tim avrebbe chiesto un parere legale allo studio Libonati sulla delicata questione della sim-lock (cioè l’obbligo di usare il telefono con un operatore): in Italia il blocco non può durare più di 18 mesi (contro i 24 chiesti dalla Apple) e secondo alcune interpretazioni il consumatore avrebbe comunque il diritto di sbloccare in anticipo la sim senza conseguenze legali.
È anche possibile che il ritardo abbia a che vedere con la mancanza di una versione Umts dell’iPhone (ora disponibile con la teconologia Edge, più lenta). Sul web circola la voce che negli stabilimenti asiatici sarebbero in produzione già 3 milioni di iPhone Umts e forse la Tim intende aspettare questa versione.
In Austria e in Irlanda l’iPhone sarà venduto a 399 euro per la versione da 8 gigabyte e 499 per quella da 16. In Austria la T Mobile prevede due piani tariffari mensili: uno da 39 un altro da 55 euro, più 49 euro per l’attivazione e un contratto vincolante per due anni. Entrambi comprendono 3 giga di traffico internet al mese. In Irlanda l’operatore O2 offre un contratto bloccato per 18 mesi con tariffe mensili da 45, 65 e 100 euro con un giga di traffico dati.
(G.F.)
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Lo sbarco a Piazza Affari di nuove società di telefonia è fermo da tempo. L’ultima ad averci provato è stata 3 ma, come noto, il listino è rimasto un miraggio. La quotazione è stata annullata quando oramai era tutto pronto, si trattava solo di stabilire il prezzo. Ora ci riprova Wind.
La storia delle due società è simile, si spera non l’avventura borsistica. Così come 3, Wind è stata dapprima una società al 100% made in Italy e in aggiunta a controllo pubblico. Nell’ambito di quel processo di diversificazione attuato dall’ex amministratore delegato dell’Enel, Franco Tatò, la società controllata dal Tesoro decise di tuffarsi nella telefonia mobile, costituendo appunto Wind. Quest’ultima si è data anche allo shopping comprando Infostrada. A un certo punto il vento è cambiato.
A causa del forte investimento per la licenza Umts e di profitti inferiori alle attese, i manager non sono stati più in grado di fare fronte agli investimenti. Per Wind arriva il momento di cambiare proprietà. Enel nel 2005 decide di vendere la controllata Tlc al magnate egiziano Naguib Sawiris patron del colosso Orascon. Nel caso di 3, l’ingresso del socio forte estero (il cinese Li Ka Shing) è avvenuto molto prima, addirittura in sede di assegnazione delle licenze Umts nel 2000. Sawiris è tornato alla carica negli ultimi giorni sul progetto quotazione che riguarderà la controllante di Wind, Weather. La rottura consumatasi con Paolo Dal Pino, che dal primo luglio ha lasciato l’incarico di amministratore delegato di Wind, è il sintomo più evidente della volontà di svolta dell’azionista.
Il compito di traghettare Weather verso Piazza Affari spetta al nuovo amministratore delegato, Luigi Subitosi, in precedenza al fianco di Dal Pino nel ruolo di direttore finanziario. Le prime analisi parlano di un valore del gruppo con multipli pari a 8 volte il margine operativo che nel 2006 si è attestato a 580 milioni. Ma la società si presenta all’appuntamento con un debito in fase da ristrutturare di ben 1,8 miliardi e ricavi ridotti per oltre 300 milioni all’anno a seguito del taglio dei costi dei costi ricarica deciso dal governo.
Chissà se il mercato riuscirà a digerire anche l’operazione Wind in questo momento in cui in Borsa è tornata l’euforia della fine degli anni novanta e ogni matricola è un successo.
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Telefonare costa sempre meno anche in Italia. Qui però non si registrano ribassi nella telefonia mobile, nonosatnate le liberalizzazioni di Bersani.
Nei giorni caldi per la polemica su come i gestori riescano, con mille stratagemmi, a recuperare i soldi lasciati sul terreno per l’abolizione dei costi di ricarica (qui il documento in .pdf), ecco uno studio della società di consulenza Nus Consulting, che mette a confronto i costi per le tlc nei maggiori paesi industrializzati e le variazioni dal 2006 al 2007.
Lo studio, che ha preso in considerazione una chiamata di tre minuti da un telefono mobile (cellulare) nell’orario di punta ai prezzi in vigore dal primo febbraio, piazza l’Italia più o meno a metà classifica, con un importo di 32,026 centesimi di euro e una variazione nulla rispetto allo scorso anno: il Paese più caro di tutti è invece il Regno Unito, con 58,291 centesimi (-1,1% sul 2006) e quello più economico gli Stati Uniti (12,902 centesimi, +0,4%). Quanto all’apertura del mercato, la ricerca Nus rileva nel 2006 una certa stabilità, con Tim sempre più o meno al 40%, mentre Vodafone è cresciuta dal 35 al 38% e Wind è scesa dal 20 al 15% a causa di un “periodo di stallo sia come novità di servizi che come tariffe”. La “vera sorpresa”, secondo Nus, é stata l’egiziana H3G, che “ha saputo guadagnarsi anche una buona parte del mercato business portando la propria quota da un 5% a un 7%”.
Più favorevole ai consumatori italiani sembra invece il mercato del fisso, dove i prezzi sono calati praticamente per tutte le tipologie di chiamata. Nelle telefonate urbane e distrettuali l’Italia è seconda per economicità solo al Canada (dove si telefona gratis in città), con 4,685 centesimi di euro per una chiamata di 3 minuti (-4,1%): al polo opposto c’é invece il Belgio, dove per la stessa telefonata ci vuole circa il triplo (13,978 centesimi, invariato sul 2006). Anche nelle chiamate interurbane gli italiani stanno meglio degli altri, con 8,371 centesimi (-4,5%): un po’ più che nell’economica Svezia (6,067 centesimi, -11,3%), ma molto meno che negli Stati Uniti (28,800, +19,2%). Stesso discorso per le telefonate internazionali, che in Italia costano in media 15,640 centesimi (-10,3%), contro i 57,370 centesimi degli Stati Uniti (-5,2%) e i 9,830 della Germania (-16,7%). Diversa è la situazione per i costi fissi (in cui figura anche il canone), dove l’Italia svetta al terzo posto. La diminuzione dei prezzi, spiegano gli autori della ricerca, riguarda soprattutto Telecom Italia, che agisce su impulso dell’Autorità per le tlc. Tuttavia, continua Nus, il mercato è pur sempre dominato dall’ex monopolista, con una quota del 70%, con variazioni marginali da parte degli alternativi.
Ma se l’indagine certifica quanto sia più conveniente parlare dal telefono di casa, che dal proprio cellulare chissà quanti saranno disposti a dire addio all’amato telefonino.
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Passata la Pasqua, gabbato Bersani. E le sue liberalizzazioni (qui il documento in .pdf). Oltre ai consumatori, che avevano esultato troppo in fretta per i tagli ai costi di ricarica dei cellulari. È bastato poco più di un mese alle compagnie telefoniche per recuperare con l’aumento delle tariffe e con altri stratagemmi quello che hanno dovuto lasciare sul campo con l’abolizione delle ricariche. Le manovre di Wind, Tim, Vodafone e Tre sono chiare: cancellare alcune vecchie tariffe, cambiarne altre, introdurne delle nuove. Gli esperti del settore calcolano che, così facendo, le compagnie ridurranno l’impatto del decreto Bersani sul mercato, che in teoria per il 2007 doveva essere di un miliardo e 400 milioni a circa 900 milioni di euro.
Il risultato, al di là delle cifre, è che i gestori sono riusciti a vanificare la quasi totalità dei benefici per i consumatori, derivanti dal provvedimento del ministero dello Sviluppo economico. Che, si chiedono ora gli utenti, non si capisce perché non abbia saputo predisporre gli opportuni accorgimenti per evitare questi escamotage. Le preoccupazioni (e le proteste) dei clienti sono giustificate dai fatti: a chi intende cambiare operatore, o attivare una nuova sim card, tocca districarsi in una selva di tariffe, resa irriconoscibile dalle ultime novità. Specialmente quelle introdotte da Wind.
Benché la compagnia egiziana mantenga lo scettro di operatore low cost italiano, i suoi “gentili clienti” da maggio saranno migrati ai piani (più cari) Wind 12 e Wind Senza Scatto New. Ora hanno trenta giorni (come previsto dall’articolo 70 del codice delle comunicazioni elettroniche) per decidere se scegliere un’altra opzione o cambiare operatore. Triplicati anche i costi per navigare su Internet, fuori dal portale mobile di Wind. Anche Tim ha aumentato di otto centesimi il prezzo per accedere al portale mobile: lo scatto è passato da 20 a 28 centesimi. Per quanto riguarda i cellulari, invece, Tim ha introdotto la tariffa “Tutto compreso”, costituita da un canone fisso che include un cellulare e una determinata quantità di traffico (in Tutto Compreso 30 ci sono 250 minuti di chiamate verso tutti i numeri nazionali). La nuova opzione, nella versione per abbonati, ha però il pregio di essere priva della tassa di concessione governativa, pari a poco più di cinque euro al mese.
Tre, invece, è l’unica compagnia a non aver apportato modifiche. Sono però state eliminate le ricariche “Power” e per cambiare piani tariffari sarà necessario spendere nove e non più sei euro.
Discorso diverso per Vodafone che ha modificato tre tariffe su cinque mentre è scomparsa “happy ricarica”, finora la più conveniente della compagnia, secondo Altroconsumo. I nuovi piani sono “You and Vodafone”, 19 centesimi per lo scatto alla risposta e uno, sette o 30 centesimi al minuto dipendentemente dal numero, e dunque l’operatore, che si chiama. Poi c’è “Zero Limits” , sei euro al mese e mille minuti di chiamate ai numeri Vodafone e infine “Vodafone tutti”: scatto di 16 centesimi più 12 centesimi al minuto ma solo per chi ricarica il telefonino di almeno 15 euro al mese.
3 Italia. Al contrario, 3 è l’operatore che ha fatto meno modifiche. Non ha cambiato le tariffe. Ha eliminato però le ricariche Power (che, ai tempi pre-Bersani, davano bonus di traffico) e ha aumentato, da 6 a 9 euro, il costo per cambiare il piano tariffario.
Se riuscite a districarvi fra le varie offerte, complimenti… Altrimenti, meglio fare riferimento alle associazioni di consumatori che da tempo conducono una battaglia contro i gestori telefonici. L’Aduc, per esempio, li denuncia come “leader” in pubblicità ingannevole. Anche Altroconsumo vuole fare la sua parte, offrendo a tutti i consumatori il servizio Sos tariffe telefoniche (02. 6961517): una consulenza personalizzata su contratti, tariffe, bollette e controversie legali riguardanti il nebuloso mondo dei servizi telefonici. Insomma, la battaglia della politica per fare risparmiare gli utenti mobili non è finita: comincia proprio ora.