Leggi tutte le notizie su:
Wall-Street-Journal

Monete da un euro (ANSA/CLAUDIO ONORATI)
Secondo il Financial Times è il nostro paese, e non la Spagna, che “deciderà il destino dell’area euro”, nonostante il miglior rapporto deficit/Pil e un tasso di disoccupazione più basso: l’Italia, scrive il quotidiano della City, sembra essere in balia di un “sistema politico incompetente” che ha “lasciato il Paese paralizzato davanti alla brutale correzione del rischio percepito dagli investitori sempre più nervosi”. Continua

Il blog Cafe Hayek
Stephen Moore, economista membro dello staff editoriale del
Wall Street Journal, ha cercato di indagare l’origine dell’odio degli americani verso l’economia. Negli Stati Uniti - scrive - ci sono due tipologie di studenti: quelli che odiano l’economia e quelli che la detestano sul serio. Insomma, la materia non è certo delle più amate e la ragione è semplice: le teorie economiche spesso vanno contro il senso comune.
Continua

Operatore di borsa a Piazza Affari
Il numero che preoccupa la classe dirigente del nostro Paese è quello del record del premio di rendimento che i Btp decennali italiani pagano rispetto ai titoli di Stato tedeschi e che martedì ha toccato i 210 punti base, segnando un altro massimo storico dall’introduzione dell’euro. Un dato definito preoccupante dal sottosegretario alla Presidenza del consiglio Gianni Letta, anche se il premier Berlusconi ha citato l’esempio della Spagna - tra i paesi in lizza per il prossimo default dopo l’Irlanda - come termine di paragone per rassicurare il mercato e la politica sul balzo dello spread dei titoli di Stato italiani: “Noi siamo a 210 punti, in Spagna, invece, arrivano a 400 e passa”. Continua

Rupert Murdoch (Credits: LaPresse)
Giugno 2010 segnerà una nuova data storica nel mondo dell’informazione online. Tra un paio di mesi, infatti, i siti web del Times e del Sunday Times saranno consultabili solo a pagamento. E a maggio il sito congiunto Times Online cederà il posto a due nuove pagine dai contenuti separati. Continua
Per la Fiat l’alleanza con la Chrysler è come un “biglietto della lotteria” che potrebbe non valere niente se la Chrysler non si riprende. A spiegarlo è l’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, in un’intervista al Wall Street Journal nella quale sottolinea che il gruppo torinese non metterà soldi nell’alleanza e allo stesso tempo “non toglierà un dollaro a Chrysler”.
Pur essendo un “biglietto della lotteria” Marchionne punta attraverso l’accordo a “fare soldi”. “Non voglio avere per i prossimi 5 anni un 35% di niente. L’obiettivo è portare valore agli azionisti Fiat”, ha spiegato osservando come la casa torinese sta ancora analizzando le attività della Chrysler, che entro il prossimo 17 febbraio dovrà presentare alle autorità un piano con il quale dimostrare che può sopravvivere.
E la Fiat gioca un ruolo chiave negli sforzi di sopravvivenza della società americana che ha annunciato oggi un programma di incentivi per chi volesse lasciare l’azienda: a chi possiede i requisiti per il pensionamento Chrysler offre 50.000 dollari in contanti più un voucher da 25.000 dollari per l’acquisto di una vettura. A chi non ha i requisiti, invece, la società offrirebbe - secondo quanto dichiarato da alcuni rappresentanti sindacali - 75.000 dollari cash e un voucher da 25.000 dollari.
Una mossa simile è stata annunciata da General Motors che, alle prese con il rallentamento del mercato (gli analisti si attendono un calo delle vendite del 30% in gennaio. I dati saranno resi noti martedì), ha alzato il velo su un programma di incentivi alle uscite da 45.000 dollari (20.000 in contanti e 25.000 sotto forma di voucher per l’acquisto di una vettura). Il piano Gm riguarda circa 64.000 dipendenti pensionabili e non.
L’alleanza con la Fiat ha sollevato negli Stati Uniti diverse domande sulla possibilità che gli aiuti concessi a Chrysler si traducano in aiuti a una casa automobilistica straniera. Marchionne ha assicurato che non porterà neanche un dollaro fuori da Chrysler fino a che il governo americano non sia interamente ripagato dell’investimento. L’accordo fra Fiat e Chrysler - scrive il Wall Street Journal - dipende dalle concessione che la casa americana riuscirà a ottenere dai distributori, dai fornitori, dalle banche e dai sindacati: la casa di Detroit ha già avviato i negoziati con la United Auto Worker, ha informato i fornitori della necessità di ridurre i prezzi e, probabilmente, chiederà ai titolari di obbligazioni di effettuare un’operazione di swap debt for equity
- Tags: azienda, classifica, corruzione, crisi, fisco, Heritage-Foundation, imprese, lavoro, libertà, libertà-monetaria, Wall-Street-Journal
-

Italia rinviata in libertà economica. L’Indice pubblicato ogni anno dalla Heritage Foundation e dal Wall Street Journal, in collaborazione con un pool di think tank tra cui, per l’Italia, l’Istituto Bruno Leoni (qui la scheda relativa all’Italia) vede il nostro paese classificarsi al settantaseiesimo posto, in picchiata rispetto al sessantaquattresimo posto conquistato l’anno scorso. In valore assoluto, il livello di libertà economica viene valutato al 61,4%, l’1,2% in meno rispetto a 2008. L’Italia viene definita “moderatamente libera” ed è pericolosamente vicina al limite del 60%, al di sotto del quale inizia la categoria dei paesi “poco liberi”.
È insomma sempre in discesa la già scarsa libertà economica in Italia. Un peggioramento che si riflette nello sprofondare della penisola nella graduatoria globale, ritrovandosi settantaseiesima dal non già esaltante sessantaquattresimo posto dell’anno precedente. In valore assoluto, il livello di libertà economica viene valutato al 61,4 per cento, circa un punto percentuale in meno rispetto all’anno scorso.
L’indice censisce il grado di apertura rispetto a dieci indicatori, che descrivono la libertà con cui gli operatori economici possono muoversi in ciascun paese del mondo. Nonostante un lieve miglioramento in quattro di essi - libertà d’impresa, libertà dal fisco, libertà dalla corruzione e libertà monetaria - si sono registrati decisi arretramenti in due settori chiave.
La libertà dallo Stato viene stimata solo al 24,7 per cento, contro il 29,4 per cento dell’anno scorso, a causa dell’aumento della spesa pubblica e del controverso processo di privatizzazione di Alitalia. Per quel che riguarda la libertà del lavoro, il giudizio negativo - dal 74,5 per cento del 2008 al 61,3 per cento del 2009 - riflette principalmente le rigidità che si sono aggiunte con l’azione del governo Prodi e la finanziaria 2007. Per il quindicesimo anno consecutivo Hong Kong mantiene la prima posizione, seguono Singapore e l’Australia.
Tra i primi dieci paesi, ben quattro sono europei: Irlanda (quarto posto), Danimarca (ottavo), Svizzera (nono) e Regno Unito (decimo).
“L’Italia è peggiorata, quest’anno, sia in termini relativi che assoluti. Questo rende la nostra economia meno forte e meno competitiva e, dunque, meno in grado di resistere alla crisi globale” ha affermato Alberto Mingardi, direttore generale dell’Istituto Bruno Leoni “è importante che il governo capisca che solo riforme strutturali nel segno della libertà economica, cominciando col dare al Paese un impianto normativo meno confuso e instabile, possono riportare sul sentiero della crescita”.
Il VIDEO servizio:
- Tags: auto, Big-Three, Borsa, chrysler, crisi, Detroit, Evan-Newmark, ford, general-motors, petrolio, steve-jobs, Wall-Street, Wall-Street-Journal
-

Il Wall Street Journal prova a predire, con la penna di Evan Newmark, cosa succederà nel 2009.
Un gioco, e niente più, su cui il columnist, infatti avverte: “Il lettore stia attento, gran parte di quello che dico non si avvererà. Ma potrei scommettere il mio Mba a Harvard che almeno tre cose si avvereranno. Ok, forse due”.
La previsione più clamorosa? Il fallimento di General Motors, una delle Big Three di Detroit, insieme a Ford e Chrysler, che ormai ballano sull’orlo del crac. I 15 miliardi di dollari del piano Paulson? Troppo pochi. Perché alla fine potrebbe semplicemente prolungare l’agonia del colosso americano e consentirgli, prima dell’amministrazione controllata, di pagare solo tre quattro mesi di stipendi e i debiti non rinviabili ai fornitori.
La seconda previsione riguarda Bernard Madoff, l’ex presidente del Nasdaq Stock Market autore di una colossale frode da 50 miliardi di dollari. “Chiederà l’infermità nel corso del processo”, azzarda Newmark. Alti e bassi invece sul mercato borsistico, prevede il Wst. Prima di rialzarsi negli ultimi mesi del 2009, fino a recuperare i miliardi andati in fumo nell’ultima parte di quest’anno, Wall Street calerà un altro 25%. Insomma: montagne russe nella prima parte dell’anno prima di una (relativa) stabilizzazione borsistica verso la fone del 2009. Altra previsione: Goldman Sachs acquisterà Etrade, la finanziaria newyorkese guidata da Donald Layton, ex vice di JPMorgan. La lunga battaglia per il controllo di Apple si risolverà invece con l’uscita di scena del fondatore Steve Jobs, su cui si fanno incessanti le voci di una presunta malattia e che non parteciperà all’ultimo MacWorld di gennaio.
Grandi rivolgimenti, prevede ancora Newmark, sul mercato dell’editoria, con Bloomberg, il finanziere indipendente di Manahattan, che acquisterà il New York Times.
Il petrolio, invece, costerà circa 30 dollari al barile per gran parte dell’anno. Una previsione forse al ribasso ma non lontana dalle quotazioni a picco raggiunte negli ultimi mesi. Momenti bui anche sul mercato globale dell’arte contemporanea dove il Wst prevede un crollo simile a quello subito dalla borsa negli ultimi mesi di quest’anno. Lo S&P 500 chiuderà il 2009 a 1.200 punti, in rialzo del 30%.
L’ultima previsione è facile facile: il presidente eletto Barack Obama avrà la cerimonia di insediamento di maggior successo nella storia.
Ecco nel dettaglio le 10 previsioni di Newmark:
1: Gm entro aprile farà ricorso alla bancarotta protetta.
2: Madoff chiederà l’infermità nel corso del processo.
3: Goldman Sachs acquisterà e-Trade.
4: Wall Street calerà un altro 25%
5: Apple avrà un nuovo amministratore delegato.
6: Bloomberg acquisterà il New York Times.
7: Il petrolio costerà circa 30 dollari per gran parte dell’anno.
8: Il mercato globale che può soffrirà sarà quello dell’arte contemporanea.
9: Lo S&P 500 chiuderà il 2009 a 1.200 punti, in rialzo del 30%.
10: Il presidente eletto Barack Obama avrà la cerimonia di insediamento di maggior successo nella storia.