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Soffiata su Internet: il rapporto Caio sui ritardi del web veloce è online

Computer portatile

Lo sviluppo dell’Italia è legato alla diffusione di internet tra la popolazione. Ma la situazione (fatta di bluff, gap, lentezze) è meno rosea del previsto.
Eppure i ritardi non hanno impedito che il rapporto Caio (quello cioè redatto da Francesco Caio, uno dei massimi esperti italiani di telecomunicazioni che il governo ha voluto come consulente), di cui Panorama aveva anticipato i contenuti, sia finito proprio in rete, prima ancora di essere reso pubblico.
Il documento (105 pagine fitte di numeri e tabelle) che mette in luce le aree più deboli nelle infrastrutture di telecomunicazione fissa nella penisola, era fino a pochi giorni fa riservato, letto solo da pochi addetti ai lavori vicini alle stanze del potere. Ora è diventato disponibile a tutti gli utenti, e pubblicato su Wikileaks, un archivio che raccoglie documenti riservati filtrati da ogni nazione. Tanto che la Germania lo ha appena chiuso. E altri Paesi, dall’Australia alla Danimarca, minacciano ritorsioni.

Sebbene sia rivolto prevalentemente agli addetti ai lavori, il rapporto Caio analizza come potrebbe trasformarsi il volto di internet nei prossimi anni. Alcuni cambiamenti sembrano paradossali. Se oggi il cellulare è il re dell’elettronica di consumo, domani potrebbero ritornare la televisione e la console dei videogiochi, ma aperte a nuove opportunità attraverso la connessione a internet. In questi mesi, poi, social network come Facebook hanno conosciuto una crescita spettacolare: eppure, già tra pochi anni saranno soppiantati da altre applicazioni come le attività di visual networking (immaginate un Facebook dove è possibile parlare in diretta video con gli amici) e di streaming in alta definizione (per esempio, uno Youtube che permette di vedere filmati con una qualità paragonabile al dvd).
Come Panorama aveva già sottolineato, sarebbero 12,5 milioni le famiglie italiane che non hanno accesso a internet veloce. Gli altri Paesi sviluppati, invece, hanno accelerato gli investimenti: nell’ultimo anno la fibra ottica (una tecnologia che, sostituendo i doppini di rame, permette il passaggio di maggiori quantità di dati) è arrivata nel 30 per cento delle case in più in Italia, ma in Francia la crescita è stata del 130 per cento. Inoltre, soltanto il 15 per cento della rete in rame può assicurare le velocità promesse dagli annunci pubblicitari di 20 Megabit al secondo.

QUI il rapporto Caio in .pdf

Per la presidenza della Bpm lotta a colpi di video su Youtube

Ansa

In palio c’è la poltrona “che conta” della Bpm, la banca popolare cara ai milanesi e tra le più forti in Italia. Un posto a cui si arrivava, fino a pochi anni fa, grazie all’abilità nel tessere alleanze di palazzo. Che oggi pare non bastino più.

Anche la “casta dei banchieri”, spesso coi capelli grigi, sta cominciando a fare i conti con il web. Il 25 aprile, anniversario della Liberazione, è stata convocata l’assemblea dell’istituto dove si decidirà il prossimo cda. La Bpm, infatti, è stata fra le prime società in Italia a introdurre dei meccanismi per garantire la rappresentanza delle minoranze nei propri organi sociali, con l’introduzione del cosiddetto voto di lista. I candidati a presidente, quindi, devono conquistare i voti dei soci, proprio come fanno i politici durante le elezioni. Ha iniziato proprio il presidente in carica, il banchiere Roberto Mazzotta, 68 anni, milanese, che in un video di 4 minuti su YouTube ha lanciato un appello in vista dell’assemblea dell’istituto (da pochi giorni ha anche aperto un sito): “Ricorro a questo strumento libero di comunicazione per dialogare con voi e prepararci all’assemblea del prossimo 25 aprile, perché non desidero utilizzare strumenti della banca”. Poi, l’attacco ai sindacati. “Dovrete liberarvi da un’organizzazione del lavoro e da un dominio di chi usa il sindacato per fini di potere interno che condiziona le vostre carriere, facendo in modo che non siate promossi quando lo meritiate, ma quando siete iscritti al sindacato giusto e che le assunzioni siano un po’ taroccate”.
Rilancia la sfida Massimo Ponzellini, bolognese 58 anni, candidato dei soci dipendenti e dei sindacati, in un altro video trasmesso su youtube: “Il modello di questa banca è il vero patrimonio che dobbiamo promuovere. Certamente spetta al management rispondere in termini immediati e concreti ai problemi attuali. Bisogna assumere giovani che condividano questo modello e che siano le future risorse di questa banca: il sogno è che i giovani una volta formati portino avanti la nostra banca”.
E se due “big” sono ricorsi a youtube, Antonello Polita, consigliere della banca di Legnano e candidato della lista “Change”, ha puntato con una massiccia presenza su Facebook.

Guerra dei diritti: Mediaset chiede a YouTube danni per 500 milioni

500 milioni di euro. Tanto chiede il gruppo Mediaset come risarcimento a Youtube.
Il gruppo milanese lancia la sfida al web che mette a disposizione degli internauti filmati televisivi realizzati dalle proprie reti. Per questo il Biscione ha depositato al tribunale civile di Roma un atto di citazione contro il colosso web dedicato alla condivisione dei video, di proprietà di Google, per illecita diffusione e sfruttamento commerciale di file audio-video di proprietà delle società del gruppo. I 500 milioni di euro valgono per il solo danno emergente. Senza, cioè, considerare che questo per la principale televisione privata del Paese ha comportato anche la perdita di ricavi pubblicitari.
Secondo il Biscione, al 10 giugno, sarebbero 4.643 i filmati, pari a oltre 325 ore di trasmissione, caricati su YouTube, il sito web nato poco più di tre anni fa per condividere gratuitamente video, spesso amatoriali, con gli habituè della Web. YouTube, infatti, è nato per ospitare video realizzati direttamente da chi li carica, ma non mancano filmati di terze parti talvolta caricati senza autorizzazione, come nel caso di Mediaset.

L’accusa mossa a YouTube e al motore di ricerca Google è di illecita diffusione e sfruttamento commerciale di file audio-video di proprietà delle tre reti televisive Mediaset che, secondo le stime, hanno sottratto 315.672 giornate di visione ai telespettatori.

Pubblicità digitale, un’affare da oltre 100 miliardi di dollari

La pubblicità sul web cambia volto

La pubblicità cambia volto e in futuro potrebbe essere solo via internet o digitale. Lo rivela una ricerca dell’Ibm, dal titolo quanto mai emblematico La fine della pubblicità tradizionale, secondo cui gli spot tradizionali si stanno dimostrando sempre meno efficaci e gli inserzionisti avvertono il rischio di spendere molto per ottenere poco. Al contrario, la tecnologia digitale via tv, computer e telefonino offre a quegli stessi inserzionisti l’opportunità di investire in una pubblicità più interattiva e tagliata a misura dei gusti del singolo. Nel 2007, secondo Itmedia Consulting, considerando il solo mercato dell’Europa occidentale e degli Stati Uniti, la pubblicità su internet valeva già 22 miliardi di dollari su un totale di 320 miliardi di dollari spesi in pubblicità. Ma nel 2010 questa quota dovrebbe salire a 40 miliardi di dollari su un totale di circa 370. Altre società di consulenza per i media lanciano previsioni ancora più ardite e stimano in 65 miliardi di dollari la pubblicità globale su internet nel 2008, fino a salire a 106 miliardi nel 2011. La pubblicità digitale continua a crescere anche sul mercato italiano e nel 2008 raggiungerà i 917 milioni di euro, con un balzo del 33,5 per cento rispetto all’anno precedente. Le stime relative alla chiusura del 2008 sono state elaborate dall’Interactive advertising bureau Italia (Iab), l’associazione che raggruppa i maggiori operatori della pubblicità online, sulla base del risultato del primo semestre. “L’Italia continua la sua corsa, anche se è ancora uno dei paesi con una quota online ancora sproporzionata rispetto agli investimenti sugli altri media - dice Layla Pavone, presidente di Iab Italia - Nel nostro paese, e nel mondo, esistono enormi margini di crescita per il futuro del web come media pubblicitario, sia in termini di acquisizione di quote di mercato, sia in termini di investimento per utente”.
I giganti del web stanno diventando i nuovi protagonisti del business. Tra aprile e maggio 2007 sono state concluse acquisizioni di aziende di pubblicità online per 12 miliardi di dollari. La metà dei top manager interpellati in una ricerca di Accenture, una delle maggiori aziende mondiali nella consulenza direzionale, system integration and technology, ritiene addirittura che internet diventerà il primo canale pubblicitario nei prossimi cinque anni. E, secondo la relazione dell’Upa, Utenti pubblicità associati, presentata meno di un mese fa dal neo presidente Lorenzo Sassoli dè Bianchi, nel 2008 gli investimenti pubblicitari su internet supereranno per la prima volta in Italia la raccolta del settore radiofonico. Grazie ad un incremento del 29,8 per cento sul 2007, infatti, il web assorbirà 675 milioni di euro contro i 520 milioni dell’anno precedente. Contemporaneamente la radio passerà da 598 a 623 milioni (+ 4,2 per cento) confermando in ogni caso il suo buono stato di salute. A fine anno, internet rappresenterà il 6,3 per cento della torta pubblicitaria contro il 5,9 per cento della radio. Vale la pena di segnalare che, a parte internet e la radio, l’unico settore che cresce più della media è la pubblicità esterna (+ 4,8 per cento), mentre la televisione, crescendo dell’1,6 per cento, mantiene il suo peso preponderante assorbendo il 48,5 per cento della raccolta, pari a 5 miliardi 179 milioni di euro.
È stata Google, che, offrendo agli inserzionisti la possibilità di fare pubblicità mirata sul singolo cliente-internauta, ha gettato le basi per un cambiamento epocale. Ora, però, paradossalmente, la stessa “grande G” è in crisi per la pubblicità su You Tube, tanto che il Wall Street Journal sottolinea come, a poco più di venti mesi dall’acquisto per 1,7 miliardi di dollari da parte di Google, gli incassi pubblicitari del primo semestre si sono attestati al di sotto delle previsioni e, secondo le stime, non dovrebbero superare nel 2008 quota 200 milioni di dollari. Ai profitti inferiori al previsto si aggiungono poi le critiche di alcune società che non gradiscono di vedere il proprio marchio accanto ai video amatoriali. Viacom e la Premier league di calcio inglese hanno citato in giudizio You Tube per aver pubblicato video televisivi infrangendo così i diritti d’autore (leggi l’articolo di Panorama.it sull’argomento). Inoltre, molti clip tra quelli generati autonomamente dagli utenti sono troppo corti, un minuto o anche meno, per includere un messaggio pubblicitario da 15 o 30 secondi. Cause che avrebbero costretto i tecnici di Google a mettere in piedi un programma, nome in codice “Project Spaghetti”, per risolvere una lista di 105 problemi rilevati nella vendita pubblicitaria su YouTube. Una delle prime misure suggerite per aumentare in fretta i contratti sarebbe di abbassare del 10 per cento i costi degli spazi pubblicitari. Google prevede anche di accettare inserzioni da far comparire prima o dopo i video su YouTube, un formato che piace ai pubblicitari ma non entusiasma gli utenti di internet. Nella nuova strategia pubblicitaria di Google dovrebbe rientrare anche il recente acquisto per 3,2 miliardi di dollari di DoubleClick che inserisce spot pubblicitari in base alle visite dei navigatori online. Secondo gli analisti, la riuscita di questa nuova strategia porterà i suoi frutti entro dieci anni.

News e Nbc si alleano: nasce la Youtube della tv e del cinema

Un concorrente per Youtube. E che concorrente.
News Corp., la multinazionale di Murdoch proprietaria di Sky, Fox, 20th Centuries Fox e parecchie altre cose, e Nbc Universal, società di General Electric e Vivendi che gestisce decine di canali televisivi e produzioni cinematografiche (A Beautiful Mind e Schindler’s List, giusto per capirci) hanno infatti annunciato una joint venture per la creazione di un loro portale in cui si potranno scaricare video, film e show televisivi.
Una sorta di Youtube, ma con il marchio di fabbrica delle due multinazionali. Il sito, che dovrebbe essere on line la prossima estate, trasmetterà titoli come Saturday Night Live, I Simpson, Il diavolo veste Prada e Borat, 24 e Friday Night Lights. Yahoo, Microsoft, Aol di Time Warner e MySpace (che è di proprietà di News Corp.) saranno i partner del nuovo sito, che punta a ritagliarsi una fetta consistente del mercato del “video streaming”.


richard-branson




Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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