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Zu-Guttemberg

Opel, tedeschi e Gm scelgono Magna. Marchionne amaro: “Soap brasiliana”

Sergio Marchionne, ad di Fiat
“La vita va avanti lo stesso”. Le parole di Sergio Marchionne sanno di addio, senza troppi rimpianti: “Di più non ci può essere richiesto”. La partita per Opel sembra ormai persa, tanto che gli emissari del Lingotto non partecipano alla riunione di oggi a Berlino del governo tedesco. “Siamo sorpresi negativamente dall’esito del precedente vertice di martedì notte” dice ancora Marchionne, “non correremo rischi irragionevoli”. La strada sembra quindi segnata e porta Opel nel gruppo austro-canadese Magna, l’unico rimasto in corsa dopo la prima “scrematura” del governo tedesco oltre a Fiat, con i suoi importanti soci russi, la banca Sberbank e il colosso energetico Gaz. Oppure verso l’insolvenza, una strada che il cancelliere Merkel non ha escluso, in un’intervista allo Spiegel, anche se “cercheremo di evitarla”, motivo per cui si attende a breve un accordo sul prestito ponte da parte dello Stato federale per tenere in vita la casa del fulmine. Gli esperti hanno esaminato una nuova ipotesi di accordo tra General Motors e Magna, che ha ottenuto il visto buono dai ministri dell’esecutivo tedesco: secondo l’agenzia France Presse sono già avviate le trattative per la cessione di una quota di Opel.
Nella partita è entrato anche il governo inglese, con il Business secretary Peter Mandelson a tenere alte le esigenze di Vauxhall, la controllata di Gm gemella di Opel nel regno unito:”Naturalmente intendo avere un incontro con Magna in tempi brevi” ha dichiarato “Cercherò di avere da loro un rafforzamento dell’impegno che mi hanno dato la scorsa settimana sul proseguimento della produzione della Vauxhall qui in Gran Bretagna”
Un portavoce del governo tedesco ha comunque precisato che, in questa fase, Magna è l’unico interlocutore con cui l’esecutivo sta trattando, aggiungendo però che Fiat non è fuori gioco e che potrebbe ritornare al tavolo negoziale. “Le condizioni finanziarie al momento rimangono ignote” ha ribadito Marchionne, ” possiamo trovare modi per venire incontro alle richieste di General Motors e del governo tedesco, ma l’emergenza della situazione non può forzare Fiat ad assumere rischi del tutto inusuali”.
Alla finestra, nell’attesa che si delinei la soluzione della trattative, resta la politica: quella tedesca, in cui pesa la scadenza elettorale legislativa di settembre, ma anche quella di casa nostra: l’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano, Pd, ha già incolpato il governo in caso di cattivo esito per Fiat: ”Il nostro paese anziché guidare il processo, come stanno facendo gli altri Stati coinvolti - ha detto - rischia di subire soluzioni di risulta che dipenderanno dal successo o meno degli accordi”. Mentre Pierluigi Bersani invita a difendere gli interessi dell’industria automobilistica tricolore in sede europea: ”Voglio almeno credere” dice il responsabile per l’economia del Pd “che, nel caso prevalesse la proposta Magna, ci sia da parte nostra una attenta verifica in sede comunitaria, mettendosi almeno al riparo da distorsioni di mercato”. Per il ministro allo Sviluppo economico Claudio Scajola, a Bruxelles proprio per discutere di Opel con gli omologhi europei, invece la partita nel pomeriggio era ancora aperta: ”L’ipotesi su cui si starebbe ragionando - ha spiegato - è quella della costituzione di una società, con un prestito ponte da 1,5 miliardi, che per sei mesi gestisce Opel e garantisce la permanenza dei siti nell’attesa che venga perfezionato l’accordo con l’acquirente, che potrà essere Fiat o Magna. Anche se per ora - ha aggiunto il ministro - General Motors sembra privilegiare Magna, pur in presenza di alcune parti un po’ oscure in mancanza di una valutazione complessiva su Opel”. Dalla riunione, l’Unione Europea ha dato il via libera alla possibilità di concedere aiuti di Stato per venire incontro alle difficoltà finanziarie delle filiali europee di General Motors, tra cui la tedesca Opel, la svedese Saab e la britannica Vauxhall. A patto però che ”nessuna misura nazionale sia presa in assenza di coordinamento” con tutti i paesi interessati e la Commissione Ue.

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Fiat: per Opel strada in salita. Il governo tedesco: “Nessun favorito”

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Sarà una corsa a tre, a meno che non intervenga un outsider dell’ultim’ora. La Fiat si prepara all’operazione-Opel con più di un’incertezza. Oggi alle 18 (poi prorogato alla mezzanotte) scadeva il termine per la presentazione delle offerte al governo tedesco per la casa automobilistica. Oltre a quelle di Fiat e Magna, anche la società di private equity belga Rhj International ha presentato la sua proposta. Quella targata Torino prevede anche l’assorbimento delle attività della Vauxhall, in Inghilterra.
Questa mattina si è riunito un mini-vertice del governo di Angela Merkel per discutere di Opel: presenti il ministro dell’Economia, Karl-Theodor zu Guttenberg e quello delle Finanze, Peer Steinbrueck, il vice cancelliere Frank-Walter Steinmeier e il ministro del Lavoro, Olaf Scholz (Spd). Per tutti ha parlato il portavoce del ministero dell’Economia, Ulrich Wilhelm: “non ci sono favoriti, vaglieremo con attenzione”. Ha poi aggiunto che sarà General Motors a decidere i tempi per individuare il partner per Opel . Il leader sindacale di Opel, Klaus Franz ha fatto sapere che, dopo la presentazione dei piani, ci vorranno diverse settimane per selezionare il futuro acquirente di Opel, anche se non esclude che una lettera d’intenti possa essere consegnata in settimana. Lo stesso Franz non ha affatto gradito le intenzioni manifestate da Fiat di comprare la controllata Gm con gli asset senza sborsare contanti: “Siamo in crisi ma abbiamo ancora un valore” ha detto, “queste intenzioni sono una mancanza di rispetto”.
La Renania Palatinato si è impegnata a contribuire per circa 100 milioni di euro al piano del ministro dell’Economia per la concessione alla Opel di finanziamenti ponte pubblici nell’ambito di un’eventuale amministrazione fiduciaria temporanea della società, a patto però del mantenimento dei posti di lavoro a Kaiserslautern.
La strada per la Fiat sembra più in salita di quella percorsa nell’affare Chrysler, dove il presidente Obama in persona ha spianato gli ostacoli a Marchionne. “Mi auguro - ha detto il ministro per lo Sviluppo economico Scajola - che l’operazione vada a buon fine perché in questo modo Fiat diventerebbe il secondo gruppo automobilistico al mondo, sarebbe più forte all’estero e tutto questo sarebbe la migliore garanzia per il mantenimento dei posti di lavoro in Italia”. L’Ad del Lingotto sta sondando il terreno da settimane, ma altrettanto stanno facendo i principali avversari.
Dal punto di vista del favore dei dipendenti, i meglio piazzati sembrano essere gli austro-canadesi di Magna: oggi il quotidiano Handelsblatt rivela che il consiglio di fabbrica europeo di Gm avrebbe indirizzato una lettera alla Fiat per esortarla a seguire l’esempio del gruppo austriaco-canadese: all’inizio della prossima settimana infatti il concorrente del Lingotto sarà a Ruesselsheim per spiegare ai dipendenti di Opel cosa ne sarà della controllata Gm se il progetto Magna verrà scelto. Il sindacato Ig Metall non è particolarmente favorevole a Fiat: ieri Marchionne ha incontrato il segretario Huber che ha ribadito la richiesta di capitali freschi, liquidità e mantenimento del marchio. Secondo il Financial Times, però, le decisioni più vincolanti saranno prese negli Usa, dove General Motors probabilmente affronterà il Chapter 11, l’amministrazione controllata, come già Chrysler.


richard-branson




Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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