
Rossana Podestà e Walter Bonatti in Dancalia (Etiopia), una delle loro ultime spedizioni
di Emanuele Farneti
Dal numero di Epoca in edicola il 12 novembre dedicato a Walter Bonatti, pubblichiamo l’intervista del direttore Emanuele Farneti a Rossana Podestà.
«Ero lì che l’aspettavo ai piedi dell’Ara Coeli, 2 giugno 1981. Ero preoccupata, il tempo passava e lui non arrivava più. Ricordo che in quegli anni la zona di notte era mal frequentata e infatti un vecchietto, vedendomi lì in piedi da sola, ha pensato facessi il mestiere e mi ha detto: “Eh no, mo’ pure de giorno!”. Dovevamo incontrarci alle undici, l’ho aspettato fino alle due del pomeriggio. Poi giro l’angolo e lui è lì, che cerca di convincere i vigili a non portargli via la macchina. Gli avevo detto Ara Coeli, e lui aveva capito Altare della Patria. Siamo stati per ore ad aspettarci a distanza di un angolo, come due cretini. Allora gli sono corsa incontro e gli ho detto: “Ma che esploratore sei? Se non mi trovi almeno cercami!”». Continua

La copertina del numero di Epoca in edicola dal 12 novembre
A due mesi dalla scomparsa, “Epoca” ricorda Walter Bonatti, le sue imprese in alta quota e i grandi reportage realizzati nei luoghi èpiù affascinanti del pianeta sul numero in edicola da sabato 12 novembre
Profondamente cambiato dall’uso di materiali e tecnologie sempre più raffinati, l’alpinismo non è certo più quello che Walter Bonatti praticò e amò. Eppure, sul «suo» Monte Bianco gli scalatori continuano a salire e anche, come ci ricordano le cronache di questi giorni, a rischiare la vita. Chissà come avrebbe commentato, lui che sopravvisse a prove terribili ma perse su quelle vette amici e compagni di cordata. Continua

(Credits: Getty Images)
di Livio Caputo
Al quadrivio tra la Quinta e la Cinquantasettesima Strada a New York c’è uno dei luoghi più eleganti e raffinati della Terra: è insieme via Condotti, la Bond Street e la rue Saint-Honoré d’America. Qui si trova la gioielleria Tiffany, con le sue straordinarie vetrine che rappresentano una delle attrazioni della città: spesso espongono un solo gioiello, però con trovate eccezionali. Continua

(Credits: Mondadori Vintage Collection)
di Jean Lartéguy
L’uomo di cui sentivo parlare di più – a volte come di un lupo mannaro, altre volte come di un Robin Hood – era un piccolo medico argentino dal fisico fragile e dallo sguardo un po’ beffardo, il quale come molti argentini ripete continuamente l’interiezione che, tanto che essa è ormai diventata il suo soprannome: Ernesto Guevara detto Che. Continua

(Credits: Harry Benson)
di Giacomo Maugeri
Di solito i Beatles non concedono interviste, dunque questo è un privilegio raro.
Mentre aspetto, mi domando se mi troverò davanti a quattro giovanotti stanchi e annoiati che risponderanno
di malavoglia e diranno cose stravaganti. Invece no: i terribili Beatles sono sorridenti e miti come cherubini. Continua

(Credits: Lisa Larsen/Getty Images)
di Raymond Cartier
Un lungo mormorio accoglie John Kennedy quando entra nella sala dove affluiscono i risultati. Non lo si è mai visto così disteso.
Per comodità, in previsione della febbrile notte di attesa, ha indossato un maglione e calzoni sportivi, che gli danno un aspetto ancora più giovanile. Sono le otto di sera del 7 novembre 1960 e nella casa di Bob, dov’è insediato il quartier generale, regna un’atmosfera di entusiasmo. Continua

La copertina di Epoca
di Bruno Vespa
«Vespa, mi senti? L’uomo arrestato per la bomba di Milano si chiama Pietro Valpreda. È anarchico. Non dire che fa il ballerino, hai capito? Non dirlo…». Continua

(Credits: Publifoto)
Da Epoca N. 537, 15 gennaio 1961
Idolatrata (dal pubblico), invidiata (dai colleghi) e odiata (dalla stampa), Mina inizia a cantare per gioco alla fine degli anni 50 e il suo successo è tale e improvviso da attirarle critiche spesso gratuite. Le tensioni esplodono al Festival di Sanremo del ’61, quando lei, data per vincente, si piazza invece male e annuncia il ritiro da ogni gara canora. Continua