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SPALLE AL MURO

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  • Tags: 20 anni dalla caduta del muro, anniversario, Berlino, Epoca, Il Giornale, Indro Montanelli, Muro di Berlino
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di Indro Montanelli
tratto da Il Giornale dell’11 novembre 1989

Erich Honecker

Erich Honecker (Ullstein/Archivio Alinari)

Raccontano che nel passargli le consegne, il malato Erich Honecker abbia detto a Egon Krenz: «I vecchi comunisti che muoiono quest’anno sono molto più sfortunati di quelli che morirono l’anno scorso, ma molto più fortunati di quelli che morranno l’anno venturo». Probabilmente non è vero: il senso dell’umorismo figura di rado nel guardaroba dei comunisti, e specialmente di quelli tedeschi. Ma potrebbe esserlo.

Honecker ha evitato d’un pelo di restare schiacciato sotto le macerie del Muro, di cui è stato, sia pure su ordinativo del suo predecessore Walter Ulbricht, il costruttore. Ma non per lungimiranza. Anche lui sapeva - lo sapevano tutti - che il Muro si screpolava. Ma nemmeno lui si aspettava - non se lo aspettava nessuno - che crollasse, come sta crollando, così catastroficamente e di colpo. Pare impossibile: ma nel mondo comunista nulla può avvenire, nemmeno le cose buone, se non per trauma e sconquasso.

La fine del Muro è una cosa buona, la fine di una vergogna: non possiamo che salutarla con soddisfazione. Ma guardiamoci dal prendere abbaglio sui suoi moventi, Ulbricht concepì e Honecker realizzò il Muro per impedire che i tedeschi dell’Est fuggissero in massa nella Germania dell’Ovest (…) E il rimedio fu, come tutti quelli che si escogitano nei regimi totalitari, drastico e semplicistico: murare viva la gente dietro una colata di cemento, senza pertugi.

Ma l’improvvisa apertura, anzi lo spalancamento, persegue lo stesso fine. Si rompe e abbatte il Muro non per rispetto dei diritti umani e civili, ma perché si spera che avvenga degli uomini ciò che avviene dei capitali e dei risparmi: che, quando se ne proibisce l’esportazione all’estero, vi fuggono in massa con mille sotterfugi; e appena si revoca il divieto, tornano tutti o quasi tutti in patria. E questo, oltre all’inutilità di una chiusura ormai aggirata da ogni parte, che ha indotto Krenz a smontare il grimaldello: la speranza che, concedendo il diritto di espatrio, l’espatrio perda molto della sua attrattiva e il fuggiasco diventi un turista o, alla peggio, un «pendolare».

La manovra riuscirà? Le ultime notizie non sono incoraggianti: la ressa ai piedi del Muro si fa sempre più densa, gli scalatori si moltiplicano, l’emorragia continua. Evidentemente i tedeschi dell’Est non hanno molta fiducia che il regime comunista voglia democratizzarsi; e anche se lo vuole, che lo possa. Ma intanto questo esodo di proporzioni bibliche crea problemi da far tremare le vene e i polsi non soltanto all’Est, ma anche all’Ovest. Non per nulla Kohl ha interrotto la sua visita a Varsavia per rientrare precipitosamente a Bonn. Anche lui è spaventato dal diluvio quasi quanto lo è Krenz. E con ragione. Lo spopolamento dell’Est rischia di crearvi un vuoto che fatalmente verrà riempito da una immigrazione di lavoratori polacchi, ucraini, jugoslavi, che renderanno ancora più ingarbugliati i rapporti etnici di queste terre di frontiera; mentre l’alluvione ad Ovest (a un ritmo, pare, di 10 o 15 mila profughi al giorno) è destinata a provocarvi una crisi di sovrappopolamento e d’impiego.

Ma non solo questo. Il fatto è che la fine del Muro è la fine della separazione fra le due Germanie. I politologi dicono che la riunificazione, se non impossibile, è un evento al futuro remoto, quasi «alla fine della Storia». Esattamente quello che fino a ieri si diceva - lo dicevamo anche noi - del Muro. Ed invece ad abbatterlo è bastato un tratto di penna, una firma svolazzata, meno di un atto notarile, un annuncio radiofonico, che a noi non più giovani ha ricordato quello che udimmo da una voce anonima il 25 luglio: «Il cavalier Benito Mussolini ha rassegnato oggi le dimissioni», che poneva fine a un regime durato vent’anni, otto meno del Muro.

Abbiamo in uggia le astrazioni. Ma ciò che distingueva le due Germanie è l’idea morale e giuridica dell’uomo: che a Ovest è padrone di se stesso, e quindi può andarsene dove vuole; ad Est è proprietà dello Stato, e quindi è lo Stato che ne regola i movimenti. Per chi non ricorda questo, il Muro di Berlino era, oltre che barbaro, incomprensibile e irrazionale: mentre invece ha obbedito a una sua logica. Nel momento in cui il bunker si affloscia e si sopravvive come mero ammasso di cemento ricordandoci un altro bunker, quello che fece da fossa a Hitler (anche questo pare impossibile: ma i regimi in Germania muoiono nei bunker), il Muro va ricordato per ciò che è stato: non un’aberrazione del comunismo, ma una sua conseguente applicazione. E se crolla così, nel silenzio assordante di un giornale radio, è perché è crollata, prima, l’ideologia che lo aveva eretto.

  • redazione
  • Venerdì 30 Ottobre 2009
PER NON DIMENTICARE »

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Vent’anni fa, il 9 novembre 1989, cadeva il Muro di Berlino. Per celebrare questo avvenimento straordinario, Mondadori ha deciso di riportare in edicola una sua testata storica e prestigiosa, Epoca: da mercoledì 4 novembre 2009.

SOMMARIO

Quell’isola nel mare rosso
Mappe e grafici


Berlino città chiusa
1961/1989 Portfolio fotografico


Protagonisti & interpreti
Tutti gli uomini del Muro

Fu Gorbaciov a evitare i carri armati Intervento del Cancelliere della riunificazione di Helmut Kohl

1953: I compagni hanno ucciso i compagni
La rivolta operaia di Berlino Est
di Luigi Barzini jr


1953: Umiliati e offesi
Reportage fotografico esclusivo

1959: L’ora di Berlino
Venti di guerra (fredda)
di Raymond Cartier

1961: L’ingrata terra del comunismo
L’esodo biblico dei tedeschi dell’Est
di Enzo Biagi

1961: Il Muro anno zero
Portfolio fotografico sulla costruzione

1961: Mio figlio è fuggito: l’avranno ucciso?
Storie di famiglie spezzate
di Luigi Barzini jr

1962: Il martire del Muro
La fine di Peter Fechter
di Dominique Lapierre

1962: Fuga verso la libertà
L’italiano che scavò il tunnel
di Fausto Biloslavo

1966: A Berlino est pensare è reato
Il giro di vite contro gli intellettuali
di Enzo Biagi

La Ddr dalla a alla zeta
Ritratto di un paese che non c’è più
di Massimo Dragone

Ma Berlino Est non era solo il muro
Intervista a Luciano Segre
di Elisabetta Burba

1977: Prussia con la bandiera rossa
L’illusione del sorpasso economico
di Alberto Baini

1986: Nipoti miei, marxisti immaginari
Il canto del cigno del regime
di Alberto Salani - foto di Mauro Galligani

1989: La cortina di latta
L’inizio della fine
di Elisabetta Burba

1989: Aspettando l’onda rossa
In attesa delle migrazioni europee
di Sergio Romano

1989: Berlino città aperta
Portfolio fotografico sulla caduta

1989: Spalle al muro
Commento sulla fine del regime
di Indro Montanelli

1989: La conversione al capitalismo
L’ultima frontiera del libero mercato
di Fiamma Nirenstein

Il nuovo ordine mondiale
Universi a confronto: 1989 e 2009


45 anni di storia
Cronologia ragionata

«Il Muro c’è ancora (nella testa di tanti tedeschi)»
Intervista a Giovanni Di Lorenzo
di Elisabetta Burba

Per non dimenticare
Libri, film e siti per saperne di più

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