1945/1990 Cronologia
Dall’europa a metà alla Germania di nuovo unita
a cura di Fausto Biloslavo
1945
GERMANIA ANNO ZERO
Nel febbraio del 1945 Winston Churchill, Franklin Delano Roosevelt e Josif Stalin (che rappresentano l’Inghilterra, gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica) si incontrano a Yalta, in Crimea. Obiettivo dei tre grandi: decidere la spartizione dell’Europa. Dopo di che parte l’offensiva finale contro la Germania nazista. Il 30 aprile Adolf Hitler si suicida nel bunker della Cancelleria a Berlino. Una settimana dopo, la Germania firma la resa senza condizioni. Il paese è diviso in quattro zone di influenza e occupazione: francese, britannica, americana e sovietica. Berlino è spaccata in due: a Est stanno i sovietici, a Ovest gli alleati.
1948
24 giugno IL PONTE AEREO PER BERLINO
I sovietici bloccano tutti gli accessi a Berlino Ovest dal 24 giugno 1948 all’11 maggio 1949. È l’inizio della Guerra fredda. Gli alleati sono costretti a rifornire l’ex capitale tedesca dal cielo. Il ponte aereo di Berlino rompe il blocco, perché Mosca non osa abbattere i velivoli alleati.
1949
7 ottobre LE DUE GERMANIE
Il 7 ottobre 1949 nella zona di occupazione sovietica nasce la Repubblica democratica tedesca (Ddr). Ufficialmente è una reazione alla proclamazione della Germania Ovest, la Repubblica federale tedesca voluta dagli alleati. Con le due Germanie e l’Europa divisa, il braccio di ferro fra Usa e Urss diventa irreversibile. Da una parte i paesi sotto il controllo sovietico, che daranno vita all’alleanza politica militare del Patto di Varsavia, dall’altra le nazioni occidentali alleate degli Stati Uniti nella Nato.
1953
17 giugno LA RIVOLTA DEGLI OPERAI
In maggio il Politburo del Partito di unità socialista (Sed), che governa la Germania Est, decide di aumentare le quote di lavoro dell’industria del 10 per cento. Quando i dirigenti politici delle fabbriche annunciano un taglio di stipendio se le quote non dovessero essere raggiunte, gli operai proclamano uno sciopero. La protesta si espande a vista d’occhio in città e villaggi partendo dai primi 60 lavoratori che incrociano le braccia a Berlino Est. Le truppe sovietiche intervengono con i carri armati. Scoppiano duri scontri a Berlino e in tutto il paese. I moti continuano fino a luglio, ma vengono repressi nel sangue. Le vittime accertate sono 53, ma le stime dell’Ovest parlano di almeno 125 morti.
1955
14 maggio IL PATTO DI VARSAVIA
Il 14 maggio 1955, il leader sovietico Nikita Krusciov fonda il Patto di Varsavia, l’alleanza militare del blocco sovietico, che sfida la Nato creata nel 1949. La Germania Est entra a far parte del blocco orientale un anno dopo. In caso di conflitto, i piani militari prevedono che la prima battaglia fra il mondo occidentale e quello comunista scoppierebbe sul suolo tedesco.
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Le vittime del muro
1961-1989
Il numero di vittime provocate dal Muro di Berlino è incerto. Almeno 245 persone vengono uccise mentre cercano di oltrepassare la barriera, ma oggi la procura della capitale tedesca parla di 270 vittime, comprese quelle che hanno tentato la fuga in altri punti della linea di demarcazione. Secondo l’associazione Comunità di lavoro 13 agosto, che ricorda il dramma del Muro, sono 934 le vittime totali in 28 anni di separazione, morte mentre tentano la fuga dalla Germania Est all’Ovest.
Fra i fuggiaschi c’è chi annega nel Mar Baltico o viene ucciso lungo la Cortina di ferro. «Se dovete sparare, fate in modo che la persona in questione non vada via ma rimanga con noi» è l’ordine del 28 aprile 1989 impartito ai vopo da Erich Mielke, ministro per la Sicurezza della Ddr. Durante la costruzione del Muro, i tedeschi dell’Est fuggono in maniera rocambolesca. Passando con una macchina sportiva molto bassa sotto gli sbarramenti oppure gettandosi dalla finestra di un appartamento a ridosso del confine. Nel tempo le tecniche di fuga si evolvono con lo scavo di gallerie sotto il Muro o utilizzando aerei ultraleggeri. L’ultima vittima, l’8 marzo 1989, è Winfried Freudenberg, fuggito in maniera spettacolare grazie a una mongolfiera costruita con le sue mani. Raggiunge Berlino Ovest, ma purtroppo precipita e si sfracella. Tra le vittime del Muro vanno ricordate Olga Segler, 80 anni, e Marinetta Jirkowski, appena maggiorenne, crivellata di colpi. Sulla via della libertà sono decine i bambini uccisi assieme ai genitori. Cetin Mert è morto il giorno del suo quinto compleanno. I Vopos hanno ucciso anche un neonato di 18 mesi e altri bambini di nove, sei e cinque anni.
Tra i fuggitivi non mancano soldati o poliziotti della Ddr che fanno la guardia allo sbarramento. Qualcuno ci riesce, come il giovane Vopo Conrad Schumann nel 1961. Il giovane sottufficiale della Germania Est, in divisa, stivali lucidi, elmetto e fucile a tracolla, salta sopra il filo spinato verso la libertà. La sua fotografia fa il giro di tutto il mondo.
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1961
15 giugno «NESSUNO COSTRUIRÀ UN MURO»
Dal 1949 al 1961 2,5 milioni di tedeschi abbandonano la Germania Est per cercare lavoro e libertà in Occidente. Un’emorragia imbarazzante, per le autorità comuniste. Eppure il 15 giugno 1961 Walter Ulbricht, il capo di Stato della Repubblica democratica tedesca (Ddr), assicura: «Nessuno ha intenzione di costruire un muro».
12 agosto BERLINO DIVISA A METÀ
Nella notte fra il 12 e il 13 agosto, migliaia di soldati e poliziotti della Ddr stendono il filo spinato attorno a Berlino Ovest e nel centro città, lungo il confine fra la Repubblica federale tedesca e quella democratica.
Berlino è divisa in due. Un gesto di sfida indirizzato alle potenze occidentali, che in piena Guerra fredda non intendono ritirarsi dall’ex capitale tedesca. L’obiettivo principale è arginare le fughe dal paradiso socialista dell’Est. Nei primi sei mesi del 1961 sono già 160 mila i tedeschi orientali scappati a Ovest.
13 agosto 60 MILA TEDESCHI DELL’EST PERDONO IL LAVORO A OVEST
La mattina del 13 agosto ai cittadini della Germania Est viene proibito di lasciare il paese. Sessantamila persone non possono andare a lavorare nel settore occidentale della città. La metropolitana è isolata e neppure i cittadini dell’Ovest hanno il permesso di raggiungere l’Est. Ben 192 strade vengono tagliate in due e presidiate dalla polizia.
24 agosto I PRIMI MORTI
Fin dal 17 agosto i soldati della Germania orientale cominciano a posizionare dei blocchi di cemento armato fra Berlino Est e Ovest. La prima vittima della separazione è Ida Siekmann, che rimane ferita a morte saltando dalla finestra del suo appartamento verso il territorio occidentale. Il 24 agosto la polizia spara uccidendo Günter Litfin, che cerca di scappare a nuoto verso Ovest attraversando il fiume Spree. Chi viene catturato nel tentativo di fuga finisce in galera per cinque anni.
20 settembre TERRA BRUCIATA
Il Muro non è ancora una barriera insormontabile. Molti tedeschi dell’Est continuano a fuggire. Qualcuno, come la famiglia Finder, si getta dalla finestra degli edifici che danno su Berlino Ovest. Le autorità comuniste decidono di abbattere gli edifici troppo vicini al confine. Gli abitanti che risiedono all’interno della cosiddetta linea di difesa (a 100 metri dal Muro) vengono schedati dalla polizia. Il nome ufficiale dello sbarramento è «Vallo di protezione antifascista».
1962
17 ottobre IL RAGAZZO MARTIRE PER LA LIBERTÀ
I Vopos, i poliziotti di guardia al Muro, sparano a Peter Fetcher mentre tenta la fuga verso la libertà. Il ragazzo di 18 anni viene colpito e lasciato morire dissanguato. L’Ovest insorge con grandi manifestazioni di protesta, nella parte occidentale di Berlino, contro la divisione della città.
1963
26 giugno «Ich bin ein Berliner»
Il presidente degli Stati Uniti d’America, John Fitzgerald Kennedy, si reca in visita a Berlino Ovest, di fatto un’enclave all’interno della Germania orientale. Nella città divisa, Kennedy pronuncia uno dei più famosi discorsi della sua vita. In piena Guerra fredda incoraggia gli abitanti di Berlino a resistere.
«Duemila anni fa l’orgoglio più grande era poter dire ”Civis Romanus sum” (sono un cittadino romano)» argomenta il presidente Usa. «Oggi, nel mondo libero, l’orgoglio più grande è dire “Ich bin ein Berliner” (io sono un berlinese). Tutti gli uomini liberi, dovunque essi vivano, sono cittadini di Berlino…».
1989
6/7 ottobre L’INIZIO DELLA FINE
Grande parata a Berlino Est per i 40 anni dalla nascita della Ddr, davanti a tutti i capi di Stato dei paesi che fanno parte del patto di Varsavia. Interviene anche Mikhail Gorbaciov, il segretario del Pcus, che invita il partito comunista a riformarsi «perché chi arriva troppo tardi è punito dalla vita». Con Erich Honecker segretario generale della Sed, il partito socialista della Germania Est, Gorbaciov ha un teso colloquio di tre ore. L’impero sovietico sta iniziando a sbriciolarsi. Da mesi i tedeschi orientali fuggono in Ungheria, che ha aperto le frontiere con l’Austria, ma anche in Cecoslovacchia, per imbarcarsi sui treni verso la libertà che raggiungono l’Occidente. In città come Lipsia vengono indette grandi manifestazioni di protesta contro il regime. Il 16 ottobre in 150 mila invocano la democrazia.
18 ottobre HONECKER SE NE VA
Erich Honecker, al potere dal 1971, si dimette e viene sostituito alla guida del partito dal suo delfino, Egon Krenz, che promette «cambiamento nella continuità». Il 24 ottobre Krenz viene eletto dal parlamento capo dello Stato, ma i 500 deputati comunisti si dividono: 26 votano contro e altrettanti si astengono.
1 novembre SCATTA LA FUGA DI MASSA
Agli inizi di novembre 10 mila persone al giorno fuggono all’Ovest attraverso l’Ungheria. Le manifestazioni antiregime diventano quotidiane. Il 4 novembre scende in piazza a Berlino Est mezzo milione di persone. Tre giorni dopo il governo si dimette
e anche il Comitato centrale e il Politburo del partito vengono stravolti. Hans Modrow, moderato capo del partito a Dresda, forma un nuovo esecutivo, ma è troppo tardi.
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IL GIORNO PIÙ LUNGO
9 novembre 1989 CADE IL MURO
Ore 9.00 Di fronte all’esodo di massa, il ministero degli Interni della Ddr allenta le restrizioni per i viaggi all’estero.
Ore 17.30 Günther Schabowski, poco conosciuto membro del Politburo, si prepara a una conferenza stampa che cambierà il corso della storia. Poco prima di affrontare i giornalisti, riceve dal presidente Egon Krenz il nuovo regolamento sui viaggi che non ha tempo di leggere.
Ore 18.35 Il corrispondente dell’Ansa, Riccardo Ehrman, imbeccato da una fonte all’interno del regime, fa la domanda cruciale sul regolamento degli espatri. Schabowski risponde che «i cittadini della Ddr potranno passare i valichi di confine senza restrizioni». Non è proprio così, ma il reporter incalza chiedendo quando entreranno in vigore le nuove regole. Il funzionario di partito sembra confuso, poi legge un foglietto e dice: «Sofort unverzüglich (da subito, immediatamente)». In realtà, il nuovo regolamento sarebbe dovuto entrare in vigore il giorno dopo.
Ore 19.00 Tim Browak, corrispondente della televisione americana Nbc prende la palla al balzo e lancia la notizia: «Questa è una notte storica. Il governo della Germania orientale ha appena annunciato che i suoi cittadini possono attraversare il Muro, senza restrizioni». Quattro minuti dopo l’agenzia di stampa della Ddr ribatte la clamorosa notizia. Nessuno sembra accorgersi della valenza politica dell’annuncio, frutto di un errore. La televisione di Stato la diffonde e la notizia comincia a circolare fra la gente.
Ore 19.35 «Abbiamo aspettato questo momento per 28 anni, il confine non ci divide più» annuncia in un’intervista il borgomastro di Berlino Ovest, Walter Momper.
Ore 20.00 Ignari di cosa stia accadendo, i vertici della Ddr sono chiusi in riunione. Egon Krenz conclude il suo intervento con una frase impensabile per un leader della Germania Est: «Non possiamo semplicemente andare avanti. Dobbiamo iniziare da capo: riconquisteremo la fiducia della gente».
Ore 20.15 Sul registro della Volkspolizei (la polizia popolare) di guardia alle frontiere, un solerte agente annota: «Ottanta berlinesi sono in coda davanti al Muro con le valigie in mano» per uscire dal paese. Quarantacinque minuti dopo, alla Porta di Brandeburgo la colonna di auto dirette a Ovest è lunga un chilometro.
Ore 21.15 Il colonnello Harold Jäger, ufficiale di turno responsabile della sorveglianza ai confini, chiama rinforzi temendo un assalto in massa dei tedeschi della Ddr. A piantonare il valico alla Porta di Brandeburgo ci sono solo 70 soldati fra i 20 e i 25 anni. Cinque minuti dopo, dal quartiere generale della Stasi, la polizia segreta per la sicurezza nazionale, arriva un ordine perentorio: «Aprite le valvole. Lasciate uscire i più sediziosi e i provocatori. Sulla carta d’identità stampate un timbro che copra per metà la loro foto d’identificazione, così non potranno più tornare indietro». Alle ore 21.53 il regime è nel caos. La tv di stato interrompe le programmazioni per comunicare il contrordine governativo: «Non si può uscire. Per viaggiare c’è bisogno di un visto». È troppo tardi.
Ore 22.45 Dalla parte occidentale del Muro si riuniscono circa 500 persone, che iniziano a colpire la barriera in cemento armato con martelli e picconi. Sul lato orientale, la folla di tedeschi orientali, che preme sui valichi, prende coraggio e urla: «Aprite le porte».
Ore 23.30 La massa umana in cerca della libertà sfonda le barriere della postazione di confine alla Porta di Brandeburgo. Il colonnello Harold Jäger informa il ministero della Sicurezza che la situazione è insostenibile. Alla fine cede e comunica al comando: «Dispongo le mie guardie e lascio passare la gente».
10 novembre LIBERTÀ
Ore 0.02 Il registro della Volkspolizei annota: «Tutti i passaggi da Berlino Est a Berlino Ovest sono aperti». Il Muro viene sbrecciato a picconate in più punti. Migliaia di cittadini divisi per 28 anni si incontrano, si abbracciano e brindano per le strade della città finalmente libera. I più giovani ballano sulla sommità del Muro trasformandolo nel patetico monumento di un passato superato per sempre.
1990
3 ottobre LA GERMANIA UNITA
Nei giorni successivi alla storica notte del 9 novembre 1989, i tedeschi fanno a pezzi parte del Muro portandosi via i calcinacci come souvenir. Il 13 giugno 1990, nella Bernauerstrasse, 300 guardie di frontiera della Ddr iniziano l’abbattimento ufficiale del Muro con i bulldozer. In marzo nella Repubblica democratica tedesca si erano tenute le prime elezioni libere della sua storia. Dalle urne scaturisce un governo che ha come mandato la cancellazione della Ddr. Il 3 ottobre ’90 è il giorno della riunificazione. I cinque Land dell’Est aderiscono alla Repubblica federale tedesca. Il paese è finalmente riunito e torna a chiamarsi Germania.
- Mercoledì 4 Novembre 2009






Commenti
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Il 4 Novembre 2009 alle 18:08 luciano tanto ha scritto:
hola… / difficile essere democratici, quando spuntano i berlusconi e i sarkozy, e così gli eterni, ineffabili “caudillos” latinaomericani, per non dire della povera africa.
ma ancora meno quando “l’alternativa” erano i vopos e la lunga mano di mosca. in tanto, in italia e nei paesi latini anche di questa america, resiste da sempre l’altra lunga mano del potere, quello ecclesiastico, che fa finta di credere che il crocifisso non è simbolo di pensiero unico, persecuzioni, roghi e razzismo, ma pace e concordia.
troppi muri ancora tra l’individuo e il suo diritto a la libertá.
ma c’e chi continua a credere nel comunismo, il populismo, il culto della personalità, le magie religiose e diffida della libertá economica come complemento ovvio della libertà politica: altrettanti muri da abbattere.
(la prova, sono appena una ventina, e non tutte uguali, le democrazie dove il benessere e generale, le differenze tra i più ricchi e i più poveri minime e i governi si alternano senza crisi).
luciano tanto
salta (argentina)
Il 28 Novembre 2009 alle 00:19 mario ha scritto:
sono stato 12 giorni a Rostock nel 1980 a visitare le scuole di quella città.ho scritto un diario.
posso inviarlo come documento.il diario è stato accettato dall’archivio di Arezzo.
Il 24 Gennaio 2010 alle 20:08 francoorrico1 ha scritto:
Una ricostruzione storica molto interessante e valida per farci ricordare il passato.