
Rossana Podestà e Walter Bonatti in Dancalia (Etiopia), una delle loro ultime spedizioni
di Emanuele Farneti
Dal numero di Epoca in edicola il 12 novembre dedicato a Walter Bonatti, pubblichiamo l’intervista del direttore Emanuele Farneti a Rossana Podestà.
«Ero lì che l’aspettavo ai piedi dell’Ara Coeli, 2 giugno 1981. Ero preoccupata, il tempo passava e lui non arrivava più. Ricordo che in quegli anni la zona di notte era mal frequentata e infatti un vecchietto, vedendomi lì in piedi da sola, ha pensato facessi il mestiere e mi ha detto: “Eh no, mo’ pure de giorno!”. Dovevamo incontrarci alle undici, l’ho aspettato fino alle due del pomeriggio. Poi giro l’angolo e lui è lì, che cerca di convincere i vigili a non portargli via la macchina. Gli avevo detto Ara Coeli, e lui aveva capito Altare della Patria. Siamo stati per ore ad aspettarci a distanza di un angolo, come due cretini. Allora gli sono corsa incontro e gli ho detto: “Ma che esploratore sei? Se non mi trovi almeno cercami!”». Così è iniziato il terzo tempo della vita di Walter Bonatti. Un tempo che comincia e, moltissimi chilometri dopo, finisce sempre a Roma, per gli strani scherzi del destino, cui a volte piace chiudere il cerchio. Trent’anni: non meno avventurosi dei precedenti cinquanta.
Ottobre 2011, un pomeriggio di sole a Dubino. Sotto il pergolato Rossana Podestà mette in fila i ricordi: «Vede, eravamo qui la sera del funerale. Mia nipote ha preso la chitarra e ha cantato le canzoni che piacciono a lui. È stata una bella serata, come era giusto che fosse, perché vogliamo che Walter continui a vivere con noi». Per tutta la durata di questa chiacchierata, continuerà a parlare di lui al presente.
«È la prima volta che lo vedo. Salgo in macchina e mi accorgo che guida con due dita sul volante. Penso: magari le altre le ha perse sul K2. Poi frena di colpo, ché mi stava guardando e rischiava di finire in un tram, distende la mano e vedo che ci sono tutte e dieci. Meno male, mi dico. Sul sedile posteriore aveva di tutto: corde, ramponi, chiodi da roccia. E carta igienica, che usava per scriverci sopra».
Il primo appuntamento con una delle attrici italiane più amate della sua generazione, e Bonatti nemmeno mette in ordine la macchina.
«Le spiego. Dopo oltre vent’anni Walter aveva da poco concluso la sua collaborazione con Epoca, e non era di certo ricco. Alcuni amici gli avevano segnalato una mia intervista in cui dicevo che, se mi fossi trovata su un’isola deserta, avrei voluto andarci con lui. Mi aveva scritto una lettera: “Allora quando partiamo?”. Così gli avevo mandato il mio numero di telefono. Mi chiama un giorno di fine maggio all’Argentario, dice che potrebbe venire a ottobre. Attacco e penso: be’, allora non gli interesso poi molto. Un’ora dopo richiama: “Verrei a inizio settembre”. La sera chiama ancora e mi dice: “Vengo dopodomani”. Ho scoperto in seguito che stava tentando di organizzare una conferenza e una scalata lungo la
strada per pagarsi la trasferta, per questo quel giorno aveva in auto la sua attrezzatura. Pensava che come attrice avessi chissà quale tenore di vita ed era preoccuunapato di dovermi portare fuori a pranzo in un bel posto. Finimmo in un ristorante di piazza del Popolo, e non ci lasciammo più».
Che cosa porta un esploratore nella vita di una diva?
«Un meraviglioso cambiamento, e per certi versi un ritorno. Io e la mia famiglia ce ne siamo andati da Tripoli che avevo 6 anni, con solo una valigia da 15 chili e pochi soldi in tasca. Sono stata una bambina selvaggia a Fiascherino, non andavo a scuola, uscivo da sola con la mia barchetta, pescavo e crescevo così. Diciamo insomma che l’avventura non mi ha trovata impreparata. Ho fatto l’attrice per guadagnare due lire, ma la mia vita vera stava altrove».
Così è cominciata l’avventura.
«Walter voleva iniziare la nostra vita assieme facendomi conoscere le sue montagne, i suoi sentieri. Così partiamo dalla catena del Bianco, mi porta a vedere la Mer de Glace, il Capucin, il Dru: i luoghi delle sue grandi imprese. Abbiamo con noi la tenda per stare fuori quattro giorni. Camminiamo coi ramponi tra crepacci profondi 80 metri, quando vediamo salire una tempesta. Inizia a nevicare prima che noi si finisca di piantare i picchetti. Siamo rimasti chiusi dentro la tenda per 3 giorni e 3 notti. Il terzo giorno Walter mette la testa fuori, annusa il vento e mi dice: “Scappa via, veloce!”. Inizio a correre scalza, facciamo appena in tempo ad allontanarci di qualche centinaio di metri quando cade una valanga proprio sulla nostra tenda. Sei o sette minuti più tardi e non ci saremmo stati più».
Un inizio incoraggiante.
«Allora ero incosciente, la paura mi è arrivata anni dopo, quando ho imparato a riconoscere le situazioni». E qual è stata la situazione più difficile in cui vi siete trovati? «Abbiamo davvero rischiato di morire, per ironia della sorte, in un parco americano, che nell’immaginario collettivo sono i luoghi più sorvegliati e protetti dell’outdoor mondiale. Giravamo l’Arizona quando Walter ha individuato un monolite e deciso di scalarlo. Così ci siamo calati giù dalla roccia fino al fiume Colorado che scorreva in fondo al canyon. Ci sembrava tutto molto semplice, nessuno sapeva dove ci trovavamo, avevamo con noi due pesche, poca acqua, una corda sottile e nessun chiodo. Abbiamo cominciato a seguire un antico sentiero indiano, ma Walter era strano, aveva calcolato male la distanza. Ci allontanavamo senza arrivare mai, le ore passavano sotto il sole a picco. Ci eravamo persi ed erano ormai passate 17 ore quando siamo riusciti a ritornare al punto di partenza. Lui stava malissimo perché non aveva bevuto nulla, aveva lasciato a me tutta l’acqua e dovevamo ancora risalire il dirupo fino alla macchina, tirandoci su solo con la forza delle mani. A tre quarti della salita vedo che appoggia la testa sulla roccia e mi dice brusco: “Slegati”. Gli chiedo cosa se cado tiro giù anche te”. Alla fine è riuscito a raccogliere le forze e a salire gli ultimi 40 metri. Il suo segreto era quello, recuperare energie proprio quando era sul punto di mollare. Ci ho ripensato in questi giorni: slegarsi voleva dire accettare di sopravvivere senza di lui. Io non l’ho fatto».
Non solo disavventure, immagino.
«Dopo due anni assieme ha voluto portarmi in Patagonia, perché era il reportage di Epoca che mi aveva più emozionato da lettrice. Atterrammo a Comodoro Rivadavia e ci inoltrammo nella prateria. La vista di quell’infinito mi fece capire che la nostra sarebbe stata un’avventura meravigliosa. Costeggiammo le Ande fino alla Terra del Fuoco, fermandoci a vedere le valli che non conosceva, cavalcando e restando per settimane intere nei luoghi che più ci piacevano».
In Italia dove vivevate?
«Per lungo tempo ci siamo divisi tra Milano, Roma e l’Argentario. Finché vent’anni fa, un giorno, abbiamo deciso di mettere su casa assieme, qui a Dubino (paese di mezza montagna dove la strada si biforca, Sondrio e Valtellina da una parte, Chiavenna dall’altra, ndr). La vecchia casa sfondata ci ha detto che voleva essere nostra. Era deserta e abbandonata da moltissimi anni. Abbiamo scelto piante verdi per l’inverno, piante dell’Argentario per l’estate e portato qui tutti i nostri ricordi». conferenze. Ci piaceva nuotare, fare il periplo delle isolette dei mari del Sud bracciata dopo bracciata. Ogni anno, a Natale, un viaggio. Anche duro e avventuroso, come la Kamchatka appena riaperta ai viaggiatori, con i suoi 4 mila vulcani e il suo orizzonte da fiaba».
E l’ultimo viaggio?
«L’anno scorso, a Gilf el Kebir in Egitto, dove abbiamo trovato degli agglomerati di roccia trasparente vecchi 30 milioni di anni e mari di sabbia disposta a onde e leggende di un esercito perduto che vagò per 20 giorni senza incontrare nessuna forma di vita né animale né vegetale. Walter disse che era il deserto più bello della sua vita. Era molto stanco, iniziava a stare male».
La storia della malattia di Bonatti è nota: un tumore (al pancreas) che esplode in pochi mesi, lei che prende la decisione coraggiosa e terribile di non dirgli nulla della malattia per far sì che possa vivere la sua vita fino in fondo, l’estate all’Argentario, gli ultimi bagni. Il 12 settembre non respira quasi più, deve essere ricoverato. Lo porta di corsa a Roma, al Gemelli hanno posto solo in corsia, per avere una stanza in cui stargli vicino deve ripiegare su una clinica privata. Dove la situazione sfugge di mano, l’ossigeno scappa via, i medici rifiutano la morfina e, utilizzando come pretesto il fatto che i due non sono sposati, la allontanano dal capezzale, si accaniscono nella terapia. Strappando così a Bonatti il conforto della sua compagna negli ultimi istanti di vita, negandogli il diritto di andarsene con qualcuno che ti tiene la mano e ti dice che non sei solo, che non lo sarai mai».
«Ricordo che quando si arrabbiava faceva paura, gli dicevo sempre che gli venivano gli occhi da leone. Ecco, da dietro il vetro di quella stanza vedevo i medici che cercavano di forzargli il respiratore, e in realtà lo soffocavano, e dovevano tenerlo fermo in quattro perché aveva trovato ancora un po’ di forza, come quel giorno sul Colorado. E, anche se non dimenticherò mai la violenza che ci hanno fatto, ricorderò anche quanto in quei momenti sono stata orgogliosa di lui, di quella luce antica che gli ho visto ancora una volta negli occhi».
Cosa è successo dopo?
«Mi hanno chiamata dentro dicendomi che aveva avuto un attacco cardiaco. Il medico stava dietro le sue spalle e provava a farlo respirare ancora con un palloncino. Gli ho detto: “Guardi che è morto”. Allora lui si è seduto al tavolino e senza dirmi una sola parola di conforto ha preso la penna e mi ha chiesto: “Bonatti si scrive con una o due T?”».
Quando ormai è scesa la sera sul casale di Dubino Rossana Podestà sorride. «Quanto mi piace qui. È la prima vera casa di Walter, e per questo non la lascerò mai. È esposta a sud, vedi il sole tutto il giorno e fino a tardi, la sera».
- Venerdì 11 Novembre 2011
Commenti
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Il 11 Novembre 2011 alle 19:02 nonna.papera ha scritto:
Che bella intervista, con un finale che mette tristezza e rabbia. “Come si scrive Bonatti?” - è proprio incappata in un ignorante insensibile…
Detto questo, voglio anche e soprattutto dire che coppie così sono un soffio di aria fresca, una vera rarità.
Loro due e le loro passioni, niente marmocchi, niente tradimenti, il mondo intero come orizzonte.
La vita quotidiana e il gossip ci propongono - da sempre, ma negli ultimi anni ancora di più - coppie ossessionate unicamente da finalità riproduttive e dalla vita sessuale: performances varie, gelosie, tradimenti, si lasciano, si pigliano, fanno figli a manetta…nauseante, sembra che tutto ciò che succede nella loro vita si concentra unicamente sotto la cintola!
Così meschino, opaco…ed ecco che questo racconto apre la finestra, illumina la stanza e scaccia via l’aria viziata. Ma dove sono finiti gli uomini e le donne così?
Il 15 Novembre 2011 alle 17:57 Berny ha scritto:
Mah… dove sono finiti ?
Tutti al grande fratello ?
Scommetto che Bonatti la TV non la guardava molto…
Grazie Mediaset, anche per questo mondo di gente ormai vuota…
Il 23 Novembre 2011 alle 15:14 brusa gianfranco ha scritto:
Ho per la prima volta incontrato Walter Bonatti ai Piani Resinelli uma domenica d’estate nel lontano 1956,aveo 18 asnni, ero ancora un giovanissmo inesperto diciamo “scalatore”. Con tre miei amici e volevamo raggiungere la vetta della “Grignetta ” per la cresta Segantini,lo abbiamo incontrato sul sentiero che portava all’attacco della “parete”,mai visto una persona così semplice e diponibile prodigo di consigli come affrontare per noi ancora poco esperti l’escursione,al momento non lo riconobbi seppi dopo chi era.Da allora ho sempre seguito con grande ammirazione e un poco d’invidia le sue imprese.Debbo dire che la notizia della sua scomparsa mi creato un grande dolore e incredulità,per me un simile mito doveva essere eterno.Grazie Walter durante la mia modesta eperienza alpinistica ho sempre tenuto conto dei tuoi consigli.
Gianfranco
Il 26 Dicembre 2011 alle 15:21 Mirco Stagnari ha scritto:
Mi ricordo le sue foto con i grandi varani di komodo,la grande avventura per me con Te e Cousteau, mi hai fatto sognare da ragazzino, Ti avrei tanto voluto conoscere Walter…
Ho letto un tuo libro ed un po’ l’ho potuto conoscere attraverso le tue parole, i tuoi pensieri..eri così come mi aspettavo, un Uomo straordinario, limpido, coerente..sei e sarai sempre un punto di riferimento.
In questo mondo ed in questa società ce ne vorrebbero di persone come Te Walter..Io mi ritrovo in tanti tuoi pensieri, nel mio piccolo cerco di vivere seguendoli anche se non è facile, e Tu lo sapevi
Il 1 Gennaio 2012 alle 22:32 MIK ha scritto:
Walter e Rossana: grandissimo uomo e grandissima donna, di una razza purtroppo in via di estinzione:
Il 1 Gennaio 2012 alle 23:54 Paolo Cini ha scritto:
sono le 22 e 50 del 1 gennaio di questo nuovo anno .ho visto fazio con il suo tempo che fa , non sapevo che la trasmissione era dedicata a Walter Bonatti , il mio idolo di una vita . ricordo ancora alla radio le notizie giornaliere della sua nord del cervino. con le lacrime agli occhi sentendo rossana podestà , reinold messner e gli altri, ho sempre nella mente la sua lunga battaglia per il k2. walter é vivo e abbiamo tutti bisogno di uomini come lui. basta meschinità egoismi furbizie che ci avvelenano la vita .
grazie walter
paolo Cini Firenze
Il 2 Gennaio 2012 alle 00:44 Leo ha scritto:
Nel racconto degli ultimi giorni di Bonatti fatto dalla Podestà, fa rabbia sapere che in una clinica privata (sicuramente cattolica) non vogliono usare la morfina, allontanano la compagna degli ultimi 30 anni della persona morente, perché non sposati (nel 2011!!!!!!), oltre alla freddezza dimostrata dai medici negli attimi successivi alla morte (ma questo può avvenire anche in una clinica pubblica). Ripeto, in quella clinica si sono comportati in modo barbaro, medioevale; dispiace immaginare (anche se non è stato scritto) che tutto ciò sia avvenuto in nome di Gesù Cristo (il quale non avrebbe sicuramente allontanato la Podestà).
Il 3 Gennaio 2012 alle 18:21 Annarita ha scritto:
Che meraviglia leggere questi ricordi, questi momenti cosi preziosi. Vivo in Australia e guardo di tanto in tanto Che tempo che fa per seguire interviste non superficiali e cosi oggi ho guardato questo speciale su Walter Bonatti e la montagna. Purtroppo Rossana Podasta’ non ha avuto la possibilita’ di finire di raccontare la sua storia e allora ho cercato di piu per saperne di piu, con la speranza di poter leggere forse anche un libro su questa storia meravigliosa.
Il 3 Gennaio 2012 alle 22:16 Sissy ha scritto:
Fortunata di aver appena preso casa in quel paese che lui amava….solo grande ammirazione per Walter che ha regalato al mondo della montagna un immagine autentica.
Il 5 Gennaio 2012 alle 15:41 Compagni di viaggio. « * * * * Seconda stella a destra.. * * * * ha scritto:
[...] “Walter Bonatti e Rossana Podestà, un’avventura meravigliosa” [...]
Il 8 Gennaio 2012 alle 01:27 roberto natalini ha scritto:
noi a Viareggio abbiamo un legame in + con Bonatti per mezzo del suo compagno di scalate Cosimo Zappelli ricordo una serata qui, mi fece una grande impressione, una parte della mia passione per la montagna la devo anche a quella serata: ho vissuto sui monti momenti indimenticabili che ho cercato di trasmettere a giovani accompagnandoli a scprire il nostro mondo in alto.Grazie a voi tutti ma Bonatti meritava questo e molto altro per ripagarlo del K2
Il 13 Gennaio 2012 alle 21:02 andrea gabrieli ha scritto:
Grazie…
Il 19 Gennaio 2012 alle 13:50 vincenzo rovito ha scritto:
Ho visto “che tempo che fà” dedicata a Walter Bonatti. Sono ritornato indietro nel tempo quando leggevo i reportage di Folco Quilici e di Walter Bonatti pubblicati su Epoca e sognavo. Mia moglie durante la trasmissione non faceva che parlare di Rossana che aveva conosciuto da bambina ad Ansedonia. E’ questa una coppia stupenda a cui va la mia ammirazione e affetto. Certamente Rossana avrà già dimenticato il trattamento subito in quella clinica. Certe persone non meritano neanche di essere ricordati in negativo… semplicemente non esistono.
Non riesco a trovare il numero speciale di Epoca, come posso procurarmelo?
Grazie
Enzo
Il 16 Febbraio 2012 alle 18:59 Sandro Alessandrini ha scritto:
Negli ultimi tempi si è di nuovo parlato di Bonatti,grazie a Voi,a Fazio. Volevo solo solo dare un mio ricordo d’infanzia, ho 44 anni e quando ero bambino mio padre comperava sempre EPOCA, per me i servizi di Bonatti sono sempre stati il sogno… come potevano esserlo per la generazione precedente i racconti di Salgari. Ho consumato il disco che in allegato al giornale,Bonatti raccontava l’incontro con i gorilla… ancora oggi lo ascolto,quella voce meravigliosa e pacata,dopo tanti anni riesce ancora sempre a mettermi l’anima in pace nei tanti momenti bui di questa nostra “società”… riesce ancora oggi a farmi sognare come allora anche attraverso i suoi libri… per me è sempre stato una guida,il più giusto esempio di cosa si possa definire Uomo.
p.s. Vi sarei grato poteste comunicarmi l’indirizzo della Signora Podestà per potergli mandare una lettera (eventualmente anche solo un’ indirizzo mail)
Grazie. Sandro Alessandrini