Archivio del 2009

Belen Rodriguez, testimonial della storia di copertina di Panorama
La storia di copertina di Panorama in edicola questa settimana, dedicata alla felicità, ha come testimonial Belen Rodriguez. In questa gallery alcuni degli scatti realizzati per l’occasione. E, sotto, il video del backstage. Sulla rivista anche il QrCode per avere il video sul telefonino.
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Belen Rodriguez, testimonial della storia di copertina di Panorama
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Belen Rodriguez, testimonial della storia di copertina di Panorama
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Belen Rodriguez, testimonial della storia di copertina di Panorama
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Belen Rodriguez, testimonial della storia di copertina di Panorama
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Belen Rodriguez, testimonial della storia di copertina di Panorama
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Belen Rodriguez, testimonial della storia di copertina di Panorama
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Belen Rodriguez, testimonial della storia di copertina di Panorama
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Belen Rodriguez, testimonial della storia di copertina di Panorama
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Belen Rodriguez, testimonial della storia di copertina di Panorama
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Belen Rodriguez, testimonial della storia di copertina di Panorama
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Belen Rodriguez, testimonial della storia di copertina di Panorama
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Belen Rodriguez, testimonial della storia di copertina di Panorama
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Belen Rodriguez, testimonial della storia di copertina di Panorama
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Belen Rodriguez, testimonial della storia di copertina di Panorama
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Supporter governativi
A Teheran oggi i contro-dimostranti hanno intonato slogan favorevoli alla guida suprema della repubblica islamica, l’ayatollah Ali Khamenei, e ostili all’opposizione, alla quale hanno promesso “l’annientamento”. Chiedevano l’arresto e a volte l’esecuzione dei suoi leader, stando alle immagini diffuse in circuito dalle principali reti televisive di stato.
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Supporter governativi
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Slogan pro-governo
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Slogan pro-governo
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“Morte a Mousavi”
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Supporter governativi
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Supporter governativi
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Supporter governativi
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Poster di Ali Khamenei
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Poster pro-Khamenei
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Poster di Khamenei
Queste processioni sono state organizzate su appello delle autorità, ma anche delle amministrazioni, dei corpi ufficiali come i Guardiani della rivoluzione, delle scuole teologiche, di associazioni locali. Secondo l’opposizione, alcune grandi aziende hanno inoltre incoraggiato i loro dipendenti a partecipare a questi raduni, mettendo in alcuni casi a disposizione pullman per trasportarli.
I manifestanti dell’opposizione “si sono resi servi del nemico nell’illusione di destituire il regime islamico” e “il popolo intelligente dell’Iran islamico (…) di nuovo li rimetterà al loro posto” mobilitandosi in maniera massiccia, ha affermato il governo. (Apcom)

Il 2009 ci ha visto salutare il papà della televisione italiana, Mike Bongiorno. E tanti altri volti cari dello spettacolo se ne sono andati. Dal Re del Pop Michael Jackson, all’attore di Dirty Dancing Patrick Swayze alla Charlie’s Angel Farrah Fawcett. E anche la grande voce argentina Mercedes Sosa, il fotografo Irving Penn, la poetessa milanese Alda Merini, la scrittrice Fernanda Pivano, il cabarettista Oreste Lionello e…molti altri.
In questa galleria d’immagini, i volti delle personalità più importanti scomparse nell’anno che sta per terminare.
La lista completa delle persone note che ci hanno lasciato nel 2009 su wikipedia.
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Giorgio Mondadori, editore
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Mino Reitano, cantante
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Eluana Englaro
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Oreste Lionello, attore e doppiatore
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Candido Cannavò, giornalista
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Don Gianni Baget Bozzo, presbitero e politico
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Susanna Agnelli, imprenditrice e politica
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Nantas Salvalaggio, scrittore e giornalista
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Renzo Foa, giornalista
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Lord Ralf Dahrendorf, filosofo
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Michael Jackson, cantante
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Farrah Fawcett, attrice
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Pina Bausch, coreografa
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Robert McNamara, politico
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Alda Croce, saggista, figlia di Benedetto
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Frank McCourt, scrittore
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Corazón Aquino, politica e rivoluzionaria
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Fernanda Pivano, traduttrice, scrittrice e giornalista
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Tullio Kezich, critico cinematografico, commediografo e sceneggiatore
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Ted Kennedy, politico
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Mike Bongiorno, show-man
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Patrick Swayze, attore
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Mercedes Sosa, cantante
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Gino Giugni, politico
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Irving Penn, fotografo
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Aldo Buzzi, scrittore
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Rosanna Schiaffino, attrice
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Alberto Testa, paroliere
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Giuliano Vassalli, costituzionalista e politico
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Claude Lévi-Strauss, etnologo, antropologo, psicologo e filosofo
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Turi Vasile, produttore cinematografico, regista e sceneggiatore
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Alda Merini, poetessa
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Paul Samuelson, economista
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Igor Man, giornalista
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Hossein-Ali Montazeri, teologo e attivista iraniano

Beltà statuaria
Un sondaggio di Superdrug, pubblicato dal Telegraph, ha decretato che Angelina Jolie è l’icona della bellezza dell’ultimo decennio. Continua

Marines nel distretto di Garmsir, Afghanistan (AP Photo/Kevin Frayer)
In questa galleria, una selezione delle foto più belle della settimana, da tutti gli angoli della Terra.
Le foto più belle, settimana dopo settimana
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Jakarta, Indonesia. Babbi Natale in bicicletta
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Manila, Filippine. In un campo-sfollati dopo gli incendi
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Lago Oranke, presso Berlino. Nuotata con ombrello nel lago ghiacciato
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Bilin, Cisgiordania. Sassi contro il muro di protezione israeliano
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Karbala, Iraq. La festa dell’Ashura
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Barkanday, Afghanistan.
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Sun Moon Lake, Taiwan. Assistente di Babbo Natale
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Bloomsburg, Pennsylvania, USA
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Kansas City, Missouri, USA
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Ban Nam Khem, Thailandia. Cinque anni dopo lo tsunami
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Jabaliya, Striscia di Gaza
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Srinagar, India. Ai funerali di due poliziotti morti in servizio
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Port-au-Prince, Haiti. Incendio al mercato La Saline
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L’estate a Rio de Janeiro, Brasile
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Spostamento di truppe da Cali a Popayan, in Colombia
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Bai Yun e Yun Zi allo Zoo di San Diego, California, USA
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Rawalpindi, Pakistan
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Herat, Afghanistan
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Gori, Georgia. Nostalgia di Stalin
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Taichung, Taiwan. La bandiera cinese sotto i piedi
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Allahabad, India
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Ahmadabad, India. Musulmani praticano yoga
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Allahabad, India. Bagno nel Gange
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Pechino, Cina. Picchetto d’onore per il Primo Ministro francese
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Carabuco, Bolivia
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Marines nel distretto di Garmsir, Afghanistan
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In motorino nel distretto di Garmsir, Afghanistan
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Marines nel distretto di Garmsir, Afghanistan
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Attivisti di Greenpeace nel lago Chapultepec, presso Città del Messico
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Bo Obama gioca con la neve nel giardino delle Casa Bianca, a Washington
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Islamabad, Pakistan
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Tantan, Zoo di Yokohama, Giappone
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Guinobatan, Filippine. Un contadino impegnato nella coltivazione del riso
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Il veterinario Igal Horowitz si prende cura del rondone ferito Sisso, a Tel Aviv, Israele
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Teheran, Iran. La salma del Grande Ayatollah Hossein Ali Montazeri
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Piazza S.Pietro, Città del Vaticano
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La Neve in Campo dell’Abazia, a Venezia
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Babbo Natale a New York
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Andrews Air Force Base, Maryland, USA. Tutto pronto per l’atterraggio dell’aereo presidenziale
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Esercitazioni militari nella Pech Valley, Afghanistan
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Mosca, federazione Russa. L’addio a Yegor Gaidar, architetto del libero mercato
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Alieni a Copenhagen, Danimarca
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Nizza, Francia
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Nordic Combined Intercontinental Cup a Lake Placid, N.Y., USA
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Arlington, Texas, USA. Balbay sul grande schermo
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Manchester, Inghilterra. Michael Phelps in corsia
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Budapest, Ungheria
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Budapest, Ungheria
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Weimar, Germania. ‘Rhythmisch’ di Raimund Girke
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Dortmund, Germania. Jackson Mendy in campo

Mosca, Russia (EPA/YURI KOCHETKOV)
Un piccolo giro del mondo attraverso le fotografie dell’inverno.
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Alling, Germania
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Westerham, Inghilterra
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Pistoia
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Chatham, Massachusetts, USA
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Arlington, Virginia, USA
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Budapest, Ungheria
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Mosca, Russia
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Fucecchio, Toscana
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Monaco, Germania
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St. Moritz, Svizzera
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Tartegnin, Svizzera
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Belfast, Irlanda del Nord
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Colonia, Germania
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Garmisch-Partenkirchen, Germania
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Anfield Plain, Inghilterra
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Losanna, Svizzera
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Kandergrund, Svizzera
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Praga, Repubblica Ceca
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Washington, USA
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Nizza, Francia
Vedi anche: Fotografia - Cartoline dall’inverno/1

(AP Photo/Sakchai Lalit)
L’
esercito thailandese ha iniziato oggi a espellere verso il
Laos circa
4.000 profughi di etnia Hmong, che da circa
30 anni vivevano nel campo profughi di
Huay nam Khao, nel nord del Paese.
L’operazione è iniziata alle prime luci del giorno, stando a quanto reso noto da un portavoce militare. Le espulsioni sono state decise di comune accordo tra Thailandia e Laos, nonostante le proteste di numerose organizzaioni internazionali.
Negli ultimi mesi, secondo Medecins Sans Frontieres, i soldati thailandesi avevano introdotto pesanti misure restrittive nel tentativo di costringere gli Hmong a non chiedere lo status di rifugiati e a rientrare in Laos.
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L’esercito thailandese ha oggi iniziato a espellere verso il Laos circa 4 mila profughi di etnia Hmong, che da circa 30 anni vivevano nel campo profughi di Huay nam Khao, nel nord del Paese.
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Le espulsioni sono state decise di comune accordo tra Thailandia e Laos, nonostante le proteste di numerose organizzazioni internazionali.
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Le operazioni nel campo profughi di Huay Nam Khao, 300 chilometri a nord di Bangkok, sono iniziate alle 5:30 ora locale (nella notte tra domenica e lunedì); mobilitati circa 5.000 soldati, senza armi, ma protetti da scudi e manganelli, che erano appoggiati da uomini dei corpi speciali.
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Il colonnello Thama Charuwat, a cui era stato affidato il rimpatrio, ha detto che tutto è avvenuto senza violenze. Circa 300 Hmong avevano inizialmente rifiutato di lasciare il campo, e si sono convinti solo dopo un negoziato andato avanti per ore.
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Più di 4.400 erano già stati trasferiti, a bordo di decine di camion militari scortati dalle forze di sicurezza fino alla località di frontiera di Nong Khai, prima di essere consegnati alle autorità laotiane e attraversare su autocarro il ponte costruito sul fiume Mekong, frontiera naturale tra Thailandia e Laos.
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Quando la deportazione era già in corso, Washington ha chiesto al governo thailandese di interrompere la deportazione definita una “seria violazione dei diritti umani”: “Gli Stati Uniti chiedono urgentemente che le autorità thailandesi sospendano le operazioni”, ha detto il Dipartimento di Stato.
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Le autorità thailandesi non hanno permesso né al personale dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati (l’Unhcr), né agli attivisti dei gruppi non governativi impegnati nella difesa dei diritti umani e neanche ai giornalisti di assistere alle operazioni di sgombero degli Hmong.
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L’Ue si è detta allarmata dalla decisione thailandese di riportare forzatamente in patria le migliaia di laotiani, che nel loro Paese d’origine corrono il rischio di essere perseguitati; la presidenza di turno svedese dei 27 si è detta preoccupata soprattutto per i 150 rifugiati riconosciuti come tali dall’Unhcr e che sono rimasti nel centro di Nong Khai negli ultimi tre anni.
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Da Ginevra, l’Alto Commissario per i Rifugiati ha chiesto di interrompere le operazioni.
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I membri delle tribù delle montagne che combatterono a fianco degli Stati Uniti durante la guerra del Vietnam e aiutarono la Cia a realizzare operazioni segrete in Laos e anche nel sud della Cina, sono noti come gli “alleati dimenticati” degli Stati Uniti.
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Ancora oggi, varie centinaia di guerriglieri Hmong compiono attacchi sporadici e azioni di sabotaggio all’interno del Laos.
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La Thailandia, che si è sempre difesa dicendo che gli Hmong ospitati nel campo erano clandestini e non rifugiati, ha deciso di andare avanti, nonostante i reiterati appelli dell’Onu, degli Stati Uniti e dell’Ue.
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Dal 1975, anno in cui i comunisti si sono impossessati del potere in Laos, gli Stati Uniti hanno accolto circa 150.000 persone di etnia Hmong, di cui 14.000 nel 2003.
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Dopo il 2003, circa 8.000 Hmong - tra i quali molti che, secondo l’Onu, sono davvero rifugiati politici - hanno attraversato la frontiera laotiana con la speranza di ottenere l’asilo in un terzo Paese, ma secondo la Thailandia, nessun governo occidentale si è mostrato interessato.
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”Il governo laotiano - ha detto in una conferenza stampa il colonnello Thana Charuvat - ha confermato che accorderà un’amnistia ai leader Hmong”.
Una parte degli Hmong era stata al fianco degli americani durante la guerra del Vietnam, quando il conflitto si era esteso ai Paesi vicini. Numerosi sono poi fuggiti dal regime comunista del Laos, al potere dal 1975.
”Il governo laotiano - ha detto in una conferenza stampa il colonnello Thana Charuvat - ha confermato che accorderà un’amnistia ai leader Hmong”.
Bangkok sostiene che gli Hmong sono immigranti illegali, mentre per la comunità internazionale almeno alcune centinaia possono chiedere lo status di rifugiato, che li proteggerebbe da misure di espulsione.
(ANSA-AFP)

Alta tensione
Caos in Iran dove la repressione non ferma la protesta anti-regime. Il giorno dopo le violenze più sanguinose dal giorno dell’elezione di Mahmoud Ahmadinejad alla guida della teocrazia islamica, la polizia ha fatto irruzione nell’ufficio dell’ex residente riformista, Mohammad Khatami. Intanto, il regime ha ammesso che domenica, durante la manifestazione di protesta sorta in occasione dell’Ashura, ci sono stati 15 morti negli scontri a Teheran: “più di dieci”, secondo il ministero dei servizi segreti, appartenenti “ai gruppi controrivoluzionari”; gli altri cinque, si legge nel sito web della televisione pubblica, uccisi “da gruppi terroristici”. Ma il bilancio è ancora incerto.
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Alta tensione
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Probabili nuovi scontri
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Oggi funerali nipote Moussavi
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Un poster di Mousavi
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Polizia anti-sommossa
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Dimostrante col segno di vittoria
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Lancio di pietre e fiamme
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Poliziotto in sangue
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Dimostrante ferito
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Corpo morto
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Polizia anti-sommossa
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Fiamme e lanci di pietre
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A facce coperte
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Poliziotto con sciarpa verde
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Bandiera verde
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Calci e pugni
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Dimostranti col segno di vittoria
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Stivali di poliziotti in aria
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Dimostranti contro Ahmadinejad
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Moto in fiamme
Secondo Press Tv, il canale pubblico iraniano, nelle proteste sono morte 8 persone: con un sommario dato come “breaking news”, l’emittente in lingua inglese ha riferito il bilancio attribuendolo al Supremo Consiglio della Sicurezza Nazionale, senza dare ulteriore particolari.
Intanto il regime stringe la morsa attorno all’opposizione.
All’alba è stata arrestata una delle voci critiche del regime, Ebrahim Yazdi, che era stato vice-premier e ministro degli Esteri nel primo governo dopo la rivoluzione del 1979. Fermato anche un difensore dei diritti civili, Emad Baghi. Secondo un altro sito dell’opposizione, sono stati arrestati anche l’ex ministro Morteza Haji e (Hasan) Rasooli, rispettivamente segretario e vice della fondazione Baran, l’organizzazione non governativa che fa capo a Khatami. Fermati nelle ultime ore anche il più stretto collaboratore di Moussavi, Alireza Beheshti, insieme a (Ghorban) Behzadian-Nejad e (Mohammad) Bagherian, tutti vicini al leader dell’onda verde.
Adesso si temono nuovi scontri: la polizia ha usato i gas lacrimogeni per disperdere i sostenitori di Moussavi, che si radunati all’esterno dell’ospedale Ebn-e Sina dove era stata portata la salma del nipote, ucciso domenica nel corso delle proteste. Ma sulla salma del giovane, è giallo: secondo la famiglia, la salma di Seyed Ali Moussavi e stato trasferita dall’ospedale e portata in una località sconosciuta. (Agi)

Core e Giulia (Foto: Massimiliano Griggio)
Torna anche per il 2010 il calendario delle Bellezze Venete, nella sua quarta edizione. Nato da un’idea di Paolo Braghetto, che ne è direttore artistico, il calendario vuole valorizzare 14 ragazze di tutta la regione Veneto che hanno posato da sole o in coppia davanti all’obiettivo del fotografo padovano Massimiliano Griggio. Bellezze Venete 2010 ha una finalità benefica: sostiene l’AIL (Associazione Italiana contro le Leucemie) sezione di Padova.
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Core e Giulia
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Francesca
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Erica
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Greta
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Cristina
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Beatrice
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Giorgia
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Laura
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Elena
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Cora e Giulia
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Claudia
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Alice
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Syarol
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Cristina e Michele
Anche per il 2010 sono state selezionate, oltre a fotomodelle e finaliste di concorsi di bellezza, studentesse, laureate, infermiere, bariste, commesse, estetiste, impiegate alla prima esperienza. Tutte hanno accettato di mettersi in gioco, magari con l’ambizione di fare strada nel mondo della moda e dello spettacolo.
Le ragazze prescelte arrivano da tutte le sette province dellla regione: sono le padovane Alice Panizzolo, Cristina Ferri, Cristina Codogno e Laura Salmaso, le veneziane Elena Massara, Erica Pescarolo e Syarol Costantini, le trevigiane Cora Calderola e Greta Cavallin, la vicentina Beatrice Tacchini, la rodigina Giorgia Sparapan, la bellunese Francesca Dallago, e le veronesi Claudia Ferraretto e Giulia Barbati.
Per la prima volta, il calendario vede una presenza maschile (un aitante poliziotto), per accontentare il pubblico femminile.

Dhaka, Bangladesh (EPA/ABIR ABDULLAH)
L’Ashura è un rito osservato dai musulmani sciiti in tutto il mondo per commemorare il martirio di Hussein, il loro imam più venerato che, secondo la tradizione, fu ucciso e decapitato nel settimo secolo.
Il punto culminante dell’Ashura, la festa più sacra per gli sciiti, cade il decimo giorno del mese di Moharram nel calendario lunare islamico.
In questo giorno uomini e bambini in camicia nera sfilano in corteo al suono ossessivo dei tamburi e si autoflagellano con fruste o mazzi di catenelle, si feriscono la testa con affilati coltelli o anche soltanto si percuotono il petto in segno di lutto e di espiazione, per non aver mantenuto la promessa di aiutare Hussein, lasciandolo solo, con 72 compagni, a soccombere all’armata del califfo omayyade Yazid nella piana di Kerbala, nel 680.
È al massacro di Kerbala (nell’attuale Iraq, 80 chilometri a sud di Baghdad) che si fa risalire la scissione fra sunniti e sciiti. Questi ultimi rivendicano il fatto che dovesse essere Hussein, figlio di Alì - genero di Maometto e primo imam degli sciiti - a succedere al profeta nella lotta per la leadership del neonato Islam e non Yazid.
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Srinagar, Kashmir, India
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Srinagar, Kashmir, India
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Srinagar, Kashmir, India
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New Delhi, India
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New Delhi, India
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New Delhi, India
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Kadhimiya, Baghdad, Iraq
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Kadhimiya, Baghdad, Iraq
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Kadhimiya, Baghdad, Iraq
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Kabul, Afghanistan
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Kabul, Afghanistan
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Dhaka, Bangladesh
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Dhaka, Bangladesh
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Atene, Grecia
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Atene, Grecia
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Muharraq, Bahrain
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Muharraq, Bahrain
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Muharraq, Bahrain
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Muharraq, Bahrain
Gli sciiti sono poco più del 10% dei musulmani nel mondo, ma costituiscono la maggioranza della popolazione in Iran, Iraq e nel Bahrein e sono numerosi in Afghanistan, Libano e Pakistan.
In Iran, il più grande Paese sciita, l’Ashura coincide quest’anno con il settimo giorno dopo la morte del grande ayatollah dissidente Hossein Ali Montazeri, ai cui funerali, svoltisi lunedì a Qom, hanno partecipato centinaia di migliaia di sostenitori dell’opposizione.
Nella tradizione sciita, nel settimo giorno dopo il decesso si torna a commemorare il defunto, e ciò ha rappresentato una motivazione in più, per il movimento di protesta, per tornare ieri in piazza.
In Iran è avvenuto in passato che l’Ashura sia stata prescelta per manifestazioni di vario tipo o per compiere attentati. Nel 1978, alla vigilia della rivoluzione islamica, una dimostrazione in nome di Hussein fu repressa nel sangue dalle truppe dello Scià.
In Iraq, nel 2004 - per la prima volta dopo la caduta del regime laico del sunnita Saddam Hussein, che proibiva tali manifestazioni - centinaia di migliaia di pellegrini marciarono anche per tre o quattro giorni, pregando e flagellandosi, per raggiungere il mausoleo di Hussein a Kerbala. Nel giorno dell’Ashura 171 fedeli sciiti morirono in attacchi coordinati contro moschee e luoghi di culto.
(ANSA)

Ramallah (AP Photo/Muhammed Muheisen)
Cento scatti dei fotografi di
Associated Press per raccontare il 2009.
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Kfar Azza, Israele
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Pianto per il commilitone Alex Mashavisky
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Beit Lahiya, Striscia di Gaza
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Biathlon World Cup
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US Airways Airbus 320
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Funerali di Mosub Daana, Gaza
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Abbraccio tra Presidenti
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Guantanamo, Cuba
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Case distrutte a Jebaliya
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Zoo di Budapest
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Condivisione dell’acqua, dopo l’incendio
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La cerimonia di consegna degli Oscar
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Robert Mugabe
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David Adickes, Houston
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Baghdad, Iraq
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Ben Bernanke
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Red River
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Senza lavoro
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Tenerife, Spagna
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G20
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Contro gli aiuti alla finanza
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Blessing of the Sun
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Rawalpindi, Pakistan
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Tiger Woods
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Sofia con figlio, Zoo di Brookfield
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Islamabad, Pakistan
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Islamabad, Pakistan
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Cathy e Chris Reed
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Obama con Ted Kennedy
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Cristiano Ronaldo
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Korengal Valley, Afghanistan
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Detenuti a Guantanamo
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Korengal Valley, Afghanistan
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Open di Tennis a Madrid
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Mullaittivu, Sri Lanka
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Peshawar, Pakistan
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Israel Lancho, matador
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Finale della UEFA Champions League
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Finale della UEFA Champions League
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Accademia aeronautica del Colorado
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Iran, con Mousavi
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Striscia di Gaza
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Shah Mansour, Pakistan
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Shah Mansour, Pakistan
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Holocaust Memorial Museum, Washington
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Teheran, Iran
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Teheran, Iran
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Ramallah
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Tegucigalpa
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I funerali di Jacko
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Afghanistan’s Helmand province
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Dipendenza dall’oppio
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Mondiali di nuoto a Roma
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John Daly
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Beit Hanoun, Striscia di Gaza
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Nuoto sincronizzato giapponese a Roma
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Toronto
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Liberate Euna Lee e Laura Ling
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St. Petersburg, Russia
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Now Zad, Afghanistan
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North Carolina State football players
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Medaglia della libertà
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Guardia al prigioniero. Tangi, Afghanistan
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Tangi Valley, Afghanistan
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Addio al commilitone Joshua Bernard
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Funerali di Ted Kennedy
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Khyber, Pakistan
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Khowst province, east of Kabul, Afghanistan
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Troy Evans dei New Orleans Saints
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Tijuana, Mexico
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Nubifragio ad Istanbul
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Fiaccolata per Annie Le
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Fine del Ramadan, Afghanistan
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Addio papà
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Nubifragio in Georgia, USA
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Torre solare a Sanlucar la Mayor, Spagna
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U.S. Army’s 3rd Battalion
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Islamabad, Pakistan
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Benazir Bhutto ricordata all’ONU
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Donna velata ad Amman, Giordania
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Kabul, Afghanistan
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Funerali di Mercedes Sosa
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Senzatetto dopo il tifone, nelle Filippine
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Diego Armando Maradona
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Tulua, Colombia
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St.Petersburg, Russia
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Giochi d’equilibrio
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Pech Valley, Afghanistan
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Il processo a Karadzic visto da Tuzla
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Il peso della riforma sanitaria USA
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Eduardo Gonzalez, bodybuilder
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L’arresto dei pirati
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Michael Phelps, mondiali di nuoto
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Michigan vs. Wisconsin
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All Blacks a San Siro
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Kabul, Afghanistan
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Benedetto XVI
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Najaf, Iraq
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Kabul, Afghanistan
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Il viaggio della fiamma olimpica

Al Nokia Theatre di Los Angeles (KIKA)
Lady Gaga ha portato a Los Angeles il
Monster Ball Tour. Il Nokia Theatre è rimasto sbalordito dalle
mise bizzarre scelte dall’artista: un abito in pelle bianco con frange a non finire, occhiali grandi e rotondi, un cappello tutto da vedere, seguito da un abito total leather black.
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Al Nokia Theatre di Los Angeles
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Al Nokia Theatre di Los Angeles
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Al Nokia Theatre di Los Angeles
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Al Nokia Theatre di Los Angeles
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Al Nokia Theatre di Los Angeles
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Al Nokia Theatre di Los Angeles
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Al Nokia Theatre di Los Angeles
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Al Nokia Theatre di Los Angeles
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Al Nokia Theatre di Los Angeles
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Al Nokia Theatre di Los Angeles
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Al Nokia Theatre di Los Angeles
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Al Nokia Theatre di Los Angeles
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Al Nokia Theatre di Los Angeles
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Al Nokia Theatre di Los Angeles
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Al Nokia Theatre di Los Angeles

(AP Photo/Alexandre Meneghini)
Città del Messico è da ieri la prima città dell’America Latina ad aver approvato il matrimonio tra persone dello stesso sesso: è il risultato di una serie di cambiamenti nel codice civile approvato dall’Assemblea legislativa della megalopoli latino-americana.
Con 39 voti a favore, 20 contro e 5 astensioni, la ‘Asemblea legislativa’ della capitale ha dato via libera alle modifiche nella normativa, dopo quanto deciso nel 2007, quando la stessa assemblea approvò le unioni civili tra persone dello stesso sesso.
Nel mondo, solo alcun Paesi (Belgio, Canada, Spagna, Norvegia, Sudafrica, Svezia e Olanda) permettono i matrimoni omosessuali, oltre che alcune città degli Stati Uniti.
I cambiamenti approvati oggi devono ancora avere il via libera dell’esecutivo della città e non contemplano d’altra parte l’adozione di figli da parte di coppie dello stesso sesso, aggiungono i media, sottolineando la forte opposizione a quanto deciso dai legislatori da parte della Chiesa cattolica messicana.
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Da ieri è la prima città dell’America Latina ad aver approvato il matrimonio tra persone dello stesso sesso: è il risultato di una serie di cambiamenti nel codice civile approvate dall’Assemblea legislativa della megalopoli latino-americana.
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Con 39 voti a favore, 20 contro e 5 astensioni, la ‘Asemblea legislativa’ della capitale ha dato via libera alle modifiche nella normativa
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Già nel 2007, la stessa assemblea approvò le unioni civili tra persone dello stesso sesso.
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Nel mondo, solo alcun Paesi (Belgio, Canada, Spagna, Norvegia, Sudafrica, Svezia e Olanda) permettono i matrimoni omosessuali, oltre che alcune città degli Stati Uniti.
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I cambiamenti approvati ieri devono ancora avere il via libera dell’esecutivo della città
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Le norme adottate non contemplano l’adozione di figli da parte di coppie dello stesso sesso
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I media hanno sottolineato la forte opposizione da parte della Chiesa cattolica messicana a quanto deciso dai legislatori
Commentando il voto di oggi, il promotore dell’iniziativa, il deputato David Razù, ha precisato che ”ogni uomo e donna ha diritto di sposarsi liberamente, senza alcuna restrizione sulla base del proprio orientamento sessuale”. ”Per molti secoli - ha aggiunto - leggi ingiuste hanno proibito i matrimoni tra bianchi e neri, o tra indios ed europei. Ora tutte queste barriere non ci sono piu’, e rimane in piedi un unico ostacolo: proprio quello contro il quale abbiamo votato oggi”.
Del tema di matrimoni tra omosessuali si è parlato negli ultimi giorni anche in un’altra grande capitale latinoamericana, Buenos Aires, dove lo scorso primo dicembre erano in programma quelle che sarebbero state le prime nozze gay dell’intero continente. La cerimonia tra Alex Freyre e José Maria Di Bello è però saltata all’ultimo momento, dopo l’intervento della magistratura locale, che ha accolto il ricorso di un privato cittadino.
In questi ultimi giorni, gli attivisti gay hanno lanciato in Argentina una campagna proprio per superare gli ostacoli posti dalla giustizia, e permettere cosi’ il matrimonio tra omosessuali. (ANSA)

Senza guardare al passato
Roberto Mancini, nuovo allenatore del Manchester City, fissa nella qualificazione in Champions League l’obiettivo da qui a fine maggio, in una conferenza stampa di debutto inizialmente un po’ tesa.
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Rifiutate quattro proposte
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Inglese non oxofordiano
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Amante del calcio inglese
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Lavoro per vincere sempre
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Peccato per Hughes
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Senza guardare al passato
A Manchester non è piaciuta la repentina virata imposta dallo sceicco Masour che ha silurato senza complimenti Mark Hughes per far posto al tecnico italiano. E nel primo incontro pubblico la stampa locale si scatena contro l’amministratore delegato del City, Garry Cook, seduto al fianco di un Mancini in evidente imbarazzo. ”Mi dispiace per Hughes ma sono cose che succedono nel nostro mestiere. Non voglio fare altri commenti ma pensare solo ad allenare”, il suo laconico commento.
Le polemiche che hanno accompagnato il suo arrivo non lo spaventano: “Ho resistito quattro anni sulla panchina dell’Inter, un vero record, sono vaccinato”.
Dopo il controverso addio all’Inter, maggio 2008, per il primo anno Mancini ha preferito non allenare, girando per l’Europa e studiando calcio. Negli ultimi mesi ha trascorso lunghi periodi a Londra per perfezionare l’inglese e ammirare da vicino il calcio che più lo attrae. ”Ho ricevuto quattro proposte, ma ho preferito declinarle perché aspettavo una chiamata dalla Premier League. Due settimane fa ho cenato a Londra con Khaldoon al-Mubarak (presidente del City) e lo sceicco Mansour (proprietario del club), ma non avevamo parlato del mio ingaggio. Solo dopo la sconfitta di settimana scorsa contro il Tottenham il City mi ha richiamato e ora non vedo l’ora di cominciare”. A partire da sabato, Boxing Day, quando esordirà allo stadium of Manchester City ospitando lo Stoke.

Venezia (Andrea Merola/ANSA)
L’Italia è sotto l’assedio di gelo e neve, che stanno creando forti disagi ai trasporti e che non accennano a diminuire: dal primo pomeriggio di oggi si prevede infatti un peggioramento delle condizioni meteo con precipitazioni nevose che interesseranno progressivamente il Piemonte, la Liguria, Lombardia, l’Emilia Romagna, l’alta Toscana e l’Abruzzo. Dalla serata, il fenomeno si intensificherà, soprattutto in Lombardia.
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Venezia
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Venezia
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Venezia
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Udine
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Pontedera (Pisa)
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Fucecchio
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Novi Ligure
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Modena
Intanto le Ferrovie dello Stato hanno registrato forti difficoltà nel nord est: solo in Friuli Venezia Giulia questa mattina sono stati soppressi 22 treni su 59, altri viaggiano con ritardi tra una e due ore. Ritardi di ore anche per i treni da Tarvisio a Trieste. In molti comuni della pianura veneta le scuole sono rimaste chiuse. Sono diversi poi i treni che viaggiano verso il capoluogo lombardo con ritardi sensibili: di quasi cinque ore l’Intercity da Bari, di quattro ore l’Intercity da Crotone e di quattro ore e mezza, l’espresso da Lecce. Oltre due ore, invece, il ritardo accumulato da un regionale in arrivo da Sestri Levante. In Emilia Romagna la A14 è stata chiusa per un’ora all’ altezza di Bologna in direzione Ancona per un maxitamponamento tra cinque mezzi pesanti causato dal ghiaccio.
Disagi alla circolazione per il ghiaccio anche nel pisano e in provincia di Lucca. Nella notte ha nevicato anche su buona parte dell’altopiano della Sila, con temperature che sono scese di 3-4 gradi sotto lo zero. La Coldiretti segnala difficoltà nelle consegne di latte e verdura a causa della straordinaria caduta della neve e del ghiaccio sulle strade. Se la temperatura dovesse permanere a lungo di molti gradi sotto zero - spiega Coldiretti - sarebbe in grado di provocare una moria di alberi, come accadde nel 1985-86 con gli olivi toscani, umbri e abruzzesi, ma anche per i kiwi e per i vigneti del centro-nord.
(ANSA)

(AP Photo)
“Centinaia di migliaia” di persone hanno partecipato, secondo l”opposizione anti-Ahmadinejad, ai funerali del grande ayatollah Hossein Ali Montazeri, aspro critico del regime iraniano. I funerali si sono svolti nella città santa di Qom, dove Montazeri viveva.
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Il grande Ayatollah Hossein Ali Montazeri è morto il 20 dicembre a 87 anni
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I siti riformisti stimano che ha partecipato nella città abbiano partecipato alla cerimonia
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Ha preso parte alle esequie anche il capo dell’opposizione, Mir Hossein Mussavi
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La salma è stata deposta nel mausoleo di Masumeh Zahra, sorella dell’ottavo Imam sciita, Reza, meta ogni anno di milioni di pellegrini
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Ali Montazeri è stato un aspro critico del regime iraniano
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Montazeri, teologo, è stato un difensore dei diritti umani e delle donne
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Montazeri era considerato dai seguaci la più alta autorità vivente dell’Islam sciita in Iran
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Dopo i funerali alcuni incidenti sono scoppiati tra le forze di sicurezza iraniane e gli oppositori
Le informazioni sul funerale sono arrivate in Occidente dai siti-web dell’opposizione, perché alla stampa straniera è stato vietato di presenziare alla cerimonia. Si sarebbero anche verificati scontri: secondo il sito Rahesabz.net, milizie di Ansar Hezbollah (letteralmente i seguaci di Dio), un’organizzazione paramilitare e vicina alla teocrazia islamica, si sono infiltrate nella folla che partecipava ai funerali e hanno tentato di “interrompere la cerimonia”: “Se ne sono andati dopo tafferugli con alcuni presenti”. Le esequie sarebbero terminate “con dimostrazioni e slogan anti-regime”.
L’agenzia ufficiale Irna, nel suo primo lancio sul funerale, non ha fornito cifre sui presenti e ha detto che il corteo fumebre è entrato “in maniera calma” nel santuario sciita dove la salma è stata tumulata.
Teologo e difensore dei diritti umani e delle donne, aspra voce critica del regime di Mahmoud Ahmadinejad, considerato dai seguaci la piu’ alta autorita’ vivente dell’Islam sciita in Iran, Montazeri è stato tumulato nella tomba di Masoumeh, un’altra figura sciita di spicco. (AGI)
Leggi anche: In morte dell’ayatollah Montazeri, il padre del movimento riformista iraniano di Farian Sabahi

Prevista ancora neve
L’Italia resta nella morsa del gelo e aumentano i rischi per i senza tetto.
Per oggi è prevista ancora neve al Nord e al Centro; venti forti e mareggiate al Sud. Continua