28/12/2009 - Al Qaida ha rivendicato il rapimento della coppia italiana scomparsa dieci giorni fa nel sud-est della Mauritania.
In un messaggio audio che porta la data del 27 dicembre, Salah Abu Mohammed, che si è presentato come il responsabile media dell’organizzazione di Al Qaida nella terra del Maghreb islamico, ha spiegato che il sequestro degli italiani - Sergio Cicala, 65 anni, e la moglie Philomene Kaboure, 39enne, originaria del Burkina Faso - è stato fatto “contro i crimini compiuti dal governo italiano in Afghanistan e nell’Iraq”.
Sul sito di Al Arabyia è pubblicata una fotografia nella quale si vede la coppia seduta per terra in una zona desertica con il volto della donna oscurato, e alla spalle cinque uomini armati di mitragliatrice col volto coperto. Nelle mani Cicala sembra stringere un documento di identità.
L’italiano rapito il 18 dicembre si trovava in Mauritania per accompagnare la moglie in Burkina Faso, suo paese natale, a trovare il figlio di dodici anni. Sono stati assaliti mentre in auto percorrevano la strada che unisce la città di Kobeny (a circa mille chilometri a sud-est della capitale Nouakchott) al vicino Mali.
La figlia di Cicala, Alexia, parlando al Tg2, aveva lanciato un appello al ministro degli Esteri Frattini affinchè “avviasse urgentemente i contatti con i sequestratori”.
Alcuni giorni fa le autorità della Mauritania avevano arrestato un uomo in qualche modo implicato nel sequestro. L’uomo arrestato, secondo la versione accreditata dalla France Press, è un cittadino del “Mali” fermato a Teidatt, alla frontiera tra Mali e Mauritania.
Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, sarà in Mauritania l’11 e 12 gennaio nell’ambito di un viaggio in Africa già programmato ma che gli permetterà di seguire personalmente la vicenda dei due connazionali rapiti.
(Apcom)
- Lunedì 28 Dicembre 2009

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