Archivio di Febbraio, 2010

(Federico Tardito/LaPresse)
(ANSA) - Festa grande a Casa Italia a Vancouver per Arianna Fontana, 19 anni, di Sondrio, e per la sua storica medaglia di bronzo. Con il terzo posto conquistato al Pacific Coliseum, la pattinatrice azzurra è diventata infatti la prima medaglia individuale nella storia olimpica dello short track italiano e per questo nella notte italiana il risultato della Fontana è stato calorosamente salutato dal presidente del Coni, Gianni Petrucci, dal capo missione, Raffaele Pagnozzi, e dal presidente della federazione Speed Skating, Giancarlo Bolognini.
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La gioia dopo la gara
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Arianna Fontana
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Arianna Fontana durante la gara
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Durante la gara finale dei 500 metri
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Durante la gara finale dei 500 metri
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Durante la gare di qualificazioni
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Un momento della gara
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Arianna Fontana sul podio
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Sul podio con la cinese Wang Meng (oro) e la canadese Marianne St-Gelais (argento)
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Sul podio con la cinese Wang Meng (oro) e la canadese Marianne St-Gelais (argento)
Lei, Arianna, ha ricevuto un assegno di 50mila euro, ha ringraziato, e ha detto che deve al suo fidanzato, il compagno di nazionale Roberto Serra, la conquista del bronzo. ”Mi ha detto che potevo farcela, dovevo solo cercare di essere me stessa, di fare la mia gara. E aveva ragione. Mi è stato vicino, mi ha motivato”.
La chiave della vittoria è stata la partenza, sulla quale ha lavorato per mesi, mettendo a punto una tecnica tutta sua, diversa dalle avversarie. ”Parto col piede destro girato, già pronto per la curva. Mi piace, ho guadagnato un paio di decimi da quando ho imparato a partire così. Ieri sapevo che mi giocavo la medaglia in partenza e così ho fatto. Poi sono andata a tutta. Perché lo short track è così, devi andare a tutta. Sono contenta. E orgogliosa. Vincere una medaglia alle olimpiadi non è da tutti”.

VB66 di Vanessa Beecroft (Foto Ansa)
Occhi e sensi curiosi all’interno del Mercato Ittico di Napoli. Il 15 febbraio è infatti andata in scena nella struttura disegnata da Luigi Cosenza la performance multisensoriale di Vanessa Beecroft “VB66″, sigla sintetica che sta a indicare il numero di simili performance realizzate dall’artista anglo-italiana.
All’ingresso del palazzo Palazzo Cosenza, costruito negli anni ‘20 come sede del mercato del pesce, nella zona del porto, la sensazione è stata quella di trovarsi davvero nel pieno delle attività ittiche: odore forte di pesce nell’aria, suoni di montacarichi e al centro un’enorme bancone di marmo. Ma la merce esposta era rappresentata da quaranta donne, i cui corpi nudi e dipinti di nero si muovevano lentissimamente, mescolate a calchi in gesso a grandezza naturale e frammenti di volti, arti, busti.
La mostra della Beecroft, per niente nuova a simili installazioni che sono trionfo sensuale per vista, olfatto e udito, è stata e curata dalla galleria Lia Rumma.
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VB66
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VB66
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VB66
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VB66
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Seoul, 2007
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Sydney, 1999
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Genova, 2001
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Firenze, 2005

David, Il padre di Nodar Kumaritashvili (AP Photo/Shakh Aivazov)
(ANSA) - Il corpo di Nodar Kumaritashvili, lo slittinista georgiano morto in un incidente sulla pista durante l’allenamento a poche ore dal via dei Giochi, ha lasciato ieri il Canada per tornare nel suo paese natale. La salma ha lasciato l’aeroporto di Vancouver alla volta di Tbilisi, con due scali a Monaco e Francoforte. Ieri mattina una cinquantina di persone si sono radunate intorno al feretro, coperto dalla bandiera georgiana, per una cerimonia intima: presente anche lo zio del giovane atleta e i compagni di squadra. La bara è stata portata da otto persone, tra cui il capo del Vanoc, Furlong; l’auto l’ha poi condotta verso l’aeroporto, scortata dalla polizia canadese.
Gli abitanti di Bakuriani, città natale di Kumaritashvili e nota stazione sciistica al centro della Georgia, si sono stretti fin da subito intorno al dolore della famiglia dell’atleta: la madre Dodo Kharazishvili, il padre David Kumaritashvili e la sorella.
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David, Il padre di Nodar Kumaritashvili
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Dodo Kharazishvili, la madre dell’atleta
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David, Il padre di Nodar Kumaritashvili
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Amici e parenti intorno alla casa di Nodar Kumaritashvili
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Il dolore dei genitori
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David, il padre di Nodar Kumaritashvili
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La bara lascia Vancouver
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Il cordoglio a Vancouver, prima che la salma lasci il Paese
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La bara lascia Vancouver
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Il dolore del coach georgiano Felix Kumaritashvili

Operazione Moshtarak (Insieme)
(ANSA) - L’avanzata dell’esercito afghano e della Coalizione internazionale nella località di Marjah, roccaforte dei talebani nell’Afghanistan meridionale, continua ma non è conclusa. I 15.000 uomini dell’Operazione Mushtarak (Insieme), oggi al suo terzo giorno, in alcune zone incontrano solo una debole resistenza, ma in altre l’opposizione dei miliziani è forte. I marines sono stati respinti per ben due volte da un forte fuoco di sbarramento e dai cecchini appostati in un bazaar della città.
Su un fronte diverso rispetto a quello dell’offensiva in Helmand, c’è stato poi un nuovo raid aereo sbagliato, che ha causato altre cinque vittime civili e due feriti - che si aggiungono ai 12 morti del giorno precedente - causati da un raid condotto nella provincia di Kandahar e non collegato all’offensiva in Helmand: gli uccisi sono stati scambiati per ribelli intenti a interrare ordigni.
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Operazione Moshtarak (Insieme)
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I corpi di due militanti talebani uccisi
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L’arresto di un talebano
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L’arresto di un talebano
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Un soldato inglese delle truppe NATO
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Operazione Moshtarak (Insieme)
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Operazione Moshtarak (Insieme). Le mine
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Operazione Moshtarak (Insieme)
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Operazione Moshtarak (Insieme)
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Operazione Moshtarak (Insieme)
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Operazione Moshtarak (Insieme)
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Operazione Moshtarak (Insieme)
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Operazione Moshtarak (Insieme)
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Operazione Moshtarak (Insieme)
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Operazione Moshtarak (Insieme)
Il governo di Kabul e i vertici della Forza internazionale di assistenza alla sicurezza (Isaf) sono comunque soddisfatti e sottolineano i progressi sul terreno sia a Marjah, sia nel distretto di Nad Ali. Il generale afghano Aminullah Patiani ha addirittura sostenuto che ”la quasi totalità di Marjah e Nad Ali sono state conquistate. I talebani hanno lasciato la zona, anche se resta la minaccia delle bombe” che hanno disseminato ovunque. Anche fonti Isaf e Nato hanno ammesso che l’operazione di ”bonifica del territorio” dai talebani procede con una certa lentezza a causa delle mine e delle bombe nascoste. Si registrano inoltre azioni di guerriglia: tre kamikaze hanno cercato oggi di avvicinarsi a un reparto dell’Isaf per farsi esplodere, ma sono stati neutralizzati dai soldati con bombe a mano.
Secondo i talebani, la situazione sul terreno è però di tutt’altro segno. Nel loro sito Internet si parla di militari stranieri uccisi, di carri armati alleati distrutti e di offensive respinte sia a Marjah, sia a Nad Ali. In una nota pubblicata in occasione del 21/o anniversario del ritiro delle truppe sovietiche dall’Afghanistan, gli insorti sostengono che il presidente americano Barack Obama deve acquisire una ”visione realistica” ed accettare, come fece l’allora presidente sovietico Mikhail Gorbaciov, di ”porre fine alla tirannia e alla repressione”.
15/02/2010 Ottimismo ingiustificato per l’offensiva alleata Afghanistan di Gianandrea Gaiani
11/02/2010 Afghanistan: l’offensiva politically correct degli anglo-americani di Gianandrea Gaiani

L'edizione 2010 di DefExpo aperto oggi i battenti a New Delhi (EPA/HARISH TYAGI)
L’edizione 2010 di DefExpo, importante vetrina biennale indiana del più avanzato materiale per la difesa navale e terrestre, ha aperto oggi i battenti a New Delhi, con la partecipazione di 650 espositori di 27 paesi.
Con un occhio ai progetti del governo indiano, che nel prossimo decennio si propone di spendere 31 miliardi di dollari in materiale bellico, le principali imprese del settore partecipano a questa sesta edizione della manifestazione che è la più grande in termini di partecipazione dal suo esordio nel 1999. Negli spazi espositivi di Pragati Maidan nella capitale dieci fra i principali paesi, fra cui l’Italia, raggrupperanno i loro espositori in padiglioni nazionali.
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Negli spazi espositivi di Pragati Maidan nella capitale dieci fra i principali paesi, fra cui l’Italia, raggrupperanno i loro espositori in padiglioni nazionali
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È la più grande in termini di partecipazione dal suo esordio nel 1999
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Il Governo indiano si propone di spendere, nel prossimo decennio, 31 miliardi di dollari in materiale bellico
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Importante vetrina biennale indiana del più avanzato materiale per la difesa navale e terrestre
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L’edizione 2010 di DefExpo aperto oggi i battenti a New Delhi
Tutta la ”crema” dell’industria per la difesa è presente nella capitale indiana, con imprese del calibro di Boeing, Lockheed Martin, General Dynamics, Raytheon, BAE Systems, Finmeccanica, Rosoboronexport State Corporation, Israeli Aerospace Industries e European Aeronautics Defence and Space Company (Eads).
La partecipazione italiana è imperniata attorno alla Finmeccanica e alle sue controllate, fra cui AgustaWestland e Selex, insieme a Elettronica/ELT e Beretta. In occasione di DefExpo 2010 sarà a New Delhi il sottosegretario italiano alla Difesa, Guido Crosetto.

L'ala Mirco Bergamasco placcato da Lewis Moody (MAURIZIO BRAMBATTI/ANSA)
(ANSA) - “Orgoglioso per la prestazione della squadra, frustrato e deluso per il risultato finale. Ci siamo andati davvero vicini“. È questo, in sintesi, il Mallett-pensiero al termine del match che ha visto l’Italia uscire sconfitta di misura, 17-12, dall’Inghilterra di Wilkinson, nella seconda giornata del Sei Nazioni. Secondo il ct azzurro è proprio questa delusione a raccontare in maniera inequivocabile i progressi compiuti dall’Italrugby, che ormai non si accontenta più di perdere, seppur di poco, contro le grandi della palla ovale.
”La partita è stata decisa da un nostro errore - continua Mallet - mi dispiace molto per quel placcaggio sbagliato da Masi. Detto questo, la delusione nel nostro spogliatoio dimostra come la squadra creda ormai fortemente di poter vincere queste partite e non si accontenti piu’ di perdere di misura. I miglioramenti sono costanti sia in difesa sia in attacco e anche nelle touche abbiamo fatto bene”.
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L’ala Mirco Bergamasco placcato da Lewis Moody
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Inno di Mameli
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Una touche durante la partita
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Lewis Moody vs Martin Castrogiovann
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Marco Bortolami vs Nick Easter
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Tifosi azzurri
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Il mediano di mischia Tito Tebaldi (n° 9) contrasta l’ala inglese Ugo Monye
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Jonny Wilkinson | Una touche durante la partita
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L’ala Mirco Bergamasco | Alessandro Zanni
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L’ala Andrea Masi placcata dal centro Riki Flutey | Nick Easter e Tim Payne
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L’azzurro Gonzalo Garcia e Nik Easter
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Alessandro Zanni vs Mark Cueto
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Un placcaggio dell’ala Mirko Bergamasco su Nick Easter | James Haskell vs Gonzalo Garcia
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Placcaggio dell’azzurro Paul Derbyshire nei confronti dell’inglese James Haskel
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Alessandro Zanni (D), Mauro Bergamasco (C) e Nik Easter
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Il capitano Leonardo Ghiraldini contrastato dall’inglese James Haskell
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Un momento della partita
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L’azzurro Mirko Bergamasco
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Saluti fra i giocatori della due nazionali al termine partita
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Stretta di mano tra Jonny Wilkinson e Marco Bortolami
Nonostante le sconfitte contro Irlanda e Inghilterra nelle prime due partite del Sei Nazioni, Mallett crede che questo gruppo possa togliersi ancora qualche soddisfazione, a cominciare dalla sfida contro la Scozia, il 27 febbraio allo stadio Flaminio. ”La squadra è ambiziosa e l’ha dimostrato anche contro Nuova Zelanda e Sudafrica - ha dichiarato il ct - Anche l’infortunio di Parisse non ha cambiato la posititiva’ e la voglia di vincere. In Italia non ci sono tanti giocatori, ma tutti vogliono crescere. Sono certo che continuando di questo passo faremo grandi cose anche alla prossima Coppa del Mondo”.
A rendere merito alla prestazione degli azzurri è arrivato l’elogio del ct inglese, Martin Johnson. ”Abbiamo fatto molta fatica contro l’Italia - ha detto -. Una volta venivi qui e pensavi solo a quante mete avresti fatto, ma oggi non è più così, perché l’Italia è cresciuta tanto. Fiducia immutata per la vittoria finale del torneo? Assolutamente sì. È comunque meglio vincere che perdere”.
Soddisfazione anche nelle parole del capitano azzurro, Leonardo Ghiraldini, che non ha voluto polemizzare con l’arbitro francese Berdos, che all’inizio del secondo tempo ha espulso temporaneamente Castrogiovanni. ”Non credo che sia un problema personale tra gli arbitri e Martin - ha spiegato -. È vero però che c’è molta attenzione nei confronti della nostra mischia, ma tocca a noi giocare con maggiore disciplina, come abbiamo fatto oggi”.
Italia-Inghilterra 12-17 (6-6) nel posticipo della seconda giornata del torneo delle Sei Nazioni.
Italia: McLean, Masi (18′ st Robertson, 26′ st Masi), Canale, Garcia (42′ st Robertson), Mirco Bergamasco, Gower, Tebaldi (15′ st Canavosio), Zanni, Mauro Bergamasco, Sole (25′ st Perugini, 28′ st Sole, 36′ st Derbyshire), Bortolami, Geldenhuys, Castrogiovanni, Ghiraldini (42′ st Ongaro), Perugini (15′ st Aguero). (18 Bernabo’, 21 Bocchino).
All.: Mallett.
Inghilterra: D. Armitage, Cueto, Tait, Flutey, Monye, Wilkinson, Care (42′ st Hodgson), Easter, Moody (39′ st S. Armitage), Haskell, Borthwick, Shaw (29′ st Deacon), Cole (29′ st Wilson), Hartley (36′ st Thompson), Payne (24′ st Mullan).
(22 Flood). All.: Johnson.
Arbitro: Berdos (Francia)
Marcatori: nel pt 10′ Wilkinson calcio piazzato, 11′ Mirco Bergamasco calcio piazzato, 36′ Mirco Bergamasco calcio piazzato, 45′ Wilkinson calcio piazzato; nel st 6′ Tait meta, 23′ Wilkinson calcio piazzato, 29′ Mirco Bergamasco calcio piazzato, 38′ Mirco Bergamasco calcio piazzato, 41′ Wilkinson drop Espulsioni temporanee (cartellino giallo): Castrogiovanni al 22′ st
Spettatori: 32.000.

Alessandro Pittin (Foto Ansa/DANIEL DAL ZENNARO)
La medaglia che non ti aspetti arriva dopo un salto spettacolare e 10 km di fatica che si colorano di bronzo. Quello di Alessandro Pittin, 20 anni compiuti tre giorni fa e un podio olimpico che pesa doppio, perché è il primo per l’Italia ai Giochi di Vancouver, e anche quello della storia di una disciplina, la combinata nordica figlia di un Dio minore per lo sport azzurro.
La pulce della neve, uno scricciolo alto un metro e 60 per 50 kg di peso, ha cominciato a crederci fin da quando il salto, che non è certo il suo punto di forza, lo ha spinto fino al sesto posto virtuale, complice qualche sbavatura di rivali che in questa specialità vanno alla grande: l’azzurro di Tolmezzo sapeva di poter giocare le sue carte migliori nella 10 km di fondo. È lì, nella forza delle gambe, che ha concentrato la sua rimonta: possibile, studiata, costruita e raggiunta sul podio a soli otto centesimi dal francese Jason Lamy Chappuis, oro. L’argento va all’americano Johnny Spillane.
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Un bronzo inatteso
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Il podio
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Il traguardo
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A Whistler
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Il salto
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Alessandro nella parte di Cross Country
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Le congratulazioni del compagno di squadra Giuseppe Michielli
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Pittin ancora avanti al francese
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Jason Lamy Chappuis e il nostro Alessandro Pittin
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Il podio
Continua

(EPA/ANATOLY MALTSEV)
(ANSA) - Il drappo nero sulla bandiera a mezz’asta dei suoi connazionali, lo stadio in piedi, qualche lacrima, la dedica alla memoria in avvio e il minuto di silenzio alla fine. Le tracce della morte choc di Nodar Kumaritashvili, lo slittinista georgiano schiantatosi contro un palo mentre provava il suo esordio olimpico, scorrono silenziose nel fragore dello show, quello milionario dei Giochi, che va avanti comunque. Non dimentica, ma continua la sua corsa: e così, senza sostanziali cambiamenti di programma, la cerimonia ha dato il via alla XXI edizione delle Olimpiadi invernali, sebbene funestate poche ore prima dalla tragedia.
Va in onda in mondovisione, davanti a miliardi di telespettatori e ai 60mila del B.C.Place, lo spettacolo del Canada che per la terza volta ospita la rassegna a cinque cerchi, dopo Montreal ‘76 e Calgary ‘88: ed è un Paese intero quello messo in scena in tre ore, con tutte le sue anime, indiana, europea, il vecchio e il nuovo. Poi i colori: il bianco candido della prima cerimonia al coperto viene sfregiato per qualche istante dal nero dei monitor su cui scorre la scritta per lo slittinista.
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L’ingresso acrobatico di uno snowboarder su un grande scivolo posto sotto i cinque cerchi olimpici
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L’ingresso acrobatico di uno snowboarder su un grande scivolo posto sotto i cinque cerchi olimpici
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L’ingresso acrobatico di uno snowboarder su un grande scivolo posto sotto i cinque cerchi olimpici
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La dedica alla memoria del georgiano dello slittino, Nodar Kumaritashvili, morto in un incidente in pista durante le prove
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Il BC Place Center che per la prima volta dalla sua inaugurazione nel 1983 ha registrato il tutto esaurito (60.600 persone)
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La bandiera olimpica
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Gli spettatori hanno finalmente potuto vedere una enorme distesa di neve rappresentata dagli scenografi con il coinvolgimento del pubblico
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La bandiera canadese ha fatto il suo ingresso nello stadio portata da otto membri della Royal Canada Moun in classica uniforme con le giubbe rosse
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Omaggio alle quattro popolazioni aborigene che rappresentano l’identità storica del Paese
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Omaggio alle quattro popolazioni aborigene che rappresentano l’identità storica del Paese
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Quattro totem che rappresentano un omaggio alle quattro popolazioni aborigene che rappresentano l’identità storica del Paese, le prime quattro nazioni ospitate dal Canada
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Le foglie d’acero, simbolo del Paese del Nordamerica, che inondano tutto l’impianto
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Skater e performer
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Un grande show, trasmesso in mondovisione
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Tra i giochi di luci, “l’orso dello spirito”, alto 20 metri, fatto esclusivamente di lead luminosi
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Tra i giochi di luci, “l’orso dello spirito”, alto 20 metri, fatto esclusivamente di lead luminosi
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La cerimonia è stata un vero e proprio omaggio al Canada, ai suoi spazi sconfinati, alle sue meraviglie naturali e alla sua cultura cosmopolita
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Più di 2.500 atleti hanno partecipato alla sfilata
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La bandiera georgiana listata a lutto
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Dopo la sfilata musica al massimo con Bryan Adams e Nelly Furtado
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Nikki Yanofsky canta l’inno nazionale canadese
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La bandiera olimpica
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Il governatore generale della British Columbia, Michaelle Jean
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Dopo la sfilata musica al massimo con Bryan Adams e Nelly Furtado
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Il Canada ospita la rassegna a cinque cerchi per la terza volta, dopo Montreal ‘76 e Calgary ‘88
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K.D. Lang
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Un violinista su una canoa volante | Skater illuminati dai led
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Sciatori nell’aria
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Snowboarder nell’aria
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È la XXI edizione delle Olimpiadi invernali
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È un Paese intero quello messo in scena in tre ore, con tutte le sue anime, indiana, europea, il vecchio e il nuovo
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L’arrivo della torcia portata da Rick Hansen, plurimedagliato ai Giochi Paralimpici
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L’arrivo della torcia portata da Rick Hansen, plurimedagliato ai Giochi Paralimpici
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Il pasaggio della torcia da Rick Hansen a Catriona Lemay Doan
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Catriona LeMay Doan, due ori nel pattinaggio di velocità
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Il fuoco olimpico è stato poi trasportato sul mare dove arderà fino alla fine dei Giochi il 28 febbraio
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L’ex stella Nba Steve Nash
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L’accensione del tripode
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L’accensione del tripode
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Gli organizzatori hanno stimanto che la cerimonia sia stata seguita da oltre tre miliadi di telespettaori in tutto il mondo
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Un cantante dell’Opera Cinese al trucco. Bangkok, Thailandia (EPA/RUNGROJ YONGRIT)
In questa galleria di immagini, una selezione delle foto più belle della settimana, da tutti gli angoli della Terra.
Le foto più belle, settimana dopo settimana
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Muharraq, Bahrein. Tagli nella carne per l’Arbain, la fine del lutto per la morte dell’imam Hussein
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Paramilitari camminano sotto la neve a Srinagar, India, nei giorni delle proteste dei musulmani del Kashmir
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Un cantante dell’Opera Cinese al trucco. Bangkok, Thailandia (EPA/RUNGROJ YONGRIT)
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Srinagar, India. “Sangue per sangue”: protesta dei musulmani del Kashmir contro la violenza della polizia
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Soldati dell’esercito indiano praticano l’arte marziale tradizionale conosciuta come Kalaripayattu
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Distribuione di cibo a Port-au-Prince, Haiti
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Ultimi preparativi per l’inaugurazione delle Olimpiadi invernali di Vancouver
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Al via la 33esima America’s Cup
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Tempeste di neve a Bucharest, Romania
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Al via la 33esima America’s Cup
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La neve a Lafayette Square, Washington.
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Un pescatore a Tel Aviv, Israele
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Snowboard in Chesterbrooke Drive ad Arlington, Virginia
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Frederic Kanoute durante Sevilla-Zaragoza
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Torneo di golf Northern Trust Open a Los Angeles
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Desmond Tutu a Londra, al One Young World Summit
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Kiev, Ucraina. Vera Baranova, 54, al termine della campagna elettorale bacia l’immagine del vincitore Yanukovych
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Nadani, India
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Jammu, India. Poliziotto in bicicletta
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Campo rifugiati di Shuafat. Scontri tra palestinesi e polizia israliana
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New Delhi, India. Priyanka Sharma, 5 anni, lavora con la famiglia, che raccoglie plastica da riciclare
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Jammu, India. Mangiatore di fuoco alla festa di Shivratri
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Port-au-Prince, Haiti. Il decollo di un’elicottero ONU
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Sostenitrici del governo di Teheran, nell’anniversario della Rivoluzione islamica
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Islamabad, Pakistan. Una pannocchia per 5 rupie
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Carnevale a Duesseldorf
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Il Washington Monument dopo una tempesta di neve
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Ebrei Ultra-ortodossi camminano per Gerusalemme
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La fine del giorno a Hizmeh, presso Ramallah, Cisgiordania
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Haridwar, India. Festa hindu

L'arresto di una manifestante (AP Photo/Rafiq Maqbool)
Shahrukh Khan è l’attore protagonista di una delle ultime produzioni boolywoodiane: il film My name is Khan. I’m not a terrorist, presente, fuori concorso, alla Berlinale. Khan, megastar indiana, è finito nel mirino dello Shiv Sena, un partito politico con base a Mumbai, conosciuto per il suo razzismo e fondamentalismo hindu. Lo Shiv Sena ha definito Shahrukh Khan un traditore, perché l’attore ha espresso rammarico per il fatto che nessun giocatore di cricket del Pakistan - vecchio rivale dell’India - sia stato scelto per il torneo Twenty20 della Premier League indiana. Khan, che è un musulmano, non ha voluto scusarsi per le sue affermazioni.
Dal 10 febbraio scorso - data della prima proiezione indiana del film - migliaia di nazionalisti hindu stanno inscenando una serie di proteste davanti ai cinema che lo hanno messo in programmazione. La folla ha stracciato le locandine e preso a sassate i cinema. La polizia a Mumbai ha arrestato più di un migliaio di nazionalisti hindu ed ha dispiegato più di 21mila agenti a vigilare 60 cinema. La violenta protesta non si ferma, pur avendo ottenuto di ridurre da 63 a 13 il numero delle sale dove il film sarà proiettato.
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L’arresto di una manifestante
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Attivisti del partito Shiv Sena strappano e bruciano le locandine del film fuori da un cinema di Mumbai
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Shahrukh Khan | La locandina del film in una strada di Mumbai
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Scontri tra la polizia e i manifestanti
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L’arresto di una manifestante
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Attivisti del partito Shiv Sena strappano e bruciano le locandine del film fuori da un cinema di Mumbai
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Sostenitori di Shahrukh Khan festeggiano il suo film
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Polizia indiana a guardia di un poster del film
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In coda per vedere il film
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Polizia a guardia di un cinema
My name is Khan, con la regia di Karan Johar, racconta la storia di Rizwan Khan, un bambino musulmano con la sindrome di Asperger, cresciuto con la madre (Zarina Wahab) nella sezione Borivali di Mumbai. Da adulto Rizwan (interpretato dalla megastar indiana Shahrukh Khan), si innamora di una madre single indù, Mandira (Kajol), che vive a San Francisco. Le vicende dell’11 settembre si inseriscono nella trama, a cambiare i destini di questa sorta di Forrest Gump indiano.
Khan si muove tra la gente pieno dei suoi tic, dei suoi momenti di genialità, con la sua faccia da buono. Da bambino, ha avuto come unico insegnamento etico dalla madre l’idea di un mondo diviso sostanzialmente in due: buoni e cattivi, ma non per il colore della pelle o per la religione che professano. A un certo punto, arrestato in quanto sospettato dalla polizia per la sua fisionomia e anche per lo strano modo di fare dovuto alla sua malattia.
Tutto il film ruota alla fine intorno al suo singolare titolo. Infatti My name is Khan con l’aggiunta and I’m not terrorist e proprio la frase che il bravo e sfortunato hindu vuol dire al presidente degli Stati Uniti per rassicurare una volta per tutte il mondo che si sbaglia a identificare buoni e cattivi in base a religione professata o colore della pelle. Khan che, nonostante il bellicoso nome, è l’uomo più buono della terra, alla fine incontrerà davvero il neo presidente degli Stati Uniti Barack Obama (Christopher B. Duncan).

Un gruppo di suore a piazza Barberini (ANSA/MASSIMO PERCOSSI)
(ANSA) - ”Roma oggi sembra Vienna”. Meraviglia tra turisti e romani che oggi godono di una spettacolo particolare, una Roma imbiancata dalla neve. Fiocchi sul Colosseo, a Via Veneto, Fontana di Trevi, Piazza Venezia, la scalinata di Piazza di Spagna, via del Corso e il Lungotevere. Neve anche a Piazza San Pietro. In molti, turisti e impiegati, affacciati dalle finestre dei palazzi altri in strada a scattare foto, cercando immortalare le traiettorie imbiancate disegnate nell’area dal vento. ”Roma è diventata come una cartolina o un souvenir sottovetro quando scuoti una palla di vetro e la città si imbianca nel vortice dei fiocchi di neve”, ha detto un passante mentre altri turisti escono stupiti e incantati fuori dagli alberghi. A terra un leggero manto di neve mentre anche le ambulanze sono costrette a rallentare e ‘impavidi’ motociclisti sfidano vento e neve colpiti dai fiocchi sui caschi.
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Un gruppo di suore a piazza Barberini
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Piazza Campo de Fiori
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Due turiste in piazza Venezia
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Corso Rinascimento
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Piazza Navona
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L’arco di Costantino
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La statua di Giuseppe Garibaldi al Gianicolo
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La scalinata di Trinità dei Monti
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Via dei Fori Imperiali
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L’aeroporto di Ciampino
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Piazza di Spagna
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Via dei Fori Imperiali
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La statua di Giuseppe Garibaldi al Gianicolo | Quattro preti si riparano con ombrelli in piazza San Pietro in Vaticano.
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Colosseo | Una veduta di Roma dal Gianicolo
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Turisti davanti al Colosseo
L’ultima volta che Roma ha visto cadere fiocchi di neve su buona parte della città è stato nel gennaio 2005. Anche la scorsa volta, era il 27 gennaio e nevicè però di notte, la zona maggiormente interessata da una leggera coltre bianca fu quella a sud della capitale. E la neve fece la sua comparsa, anche se per pochi istanti, anche a gennaio del 2004 e poi, ancora più indietro negli anni, a febbraio del 1999. Ma la nevicata, questa volta con tutta città imbiancata, è quella dell’11 febbraio 1986, quando alle 8 del mattino Roma si sveglio sotto molti centimetri di neve.
”Era una nevicata prevista - ha detto esponsabile dell’Osservatorio meteo del Collegio Romano, Franca Mangianti - in quanto si sono create le condizioni meteorologiche giuste ma abbastanza rare”. Tre gli elementi del raro cocktail che ha imbiancato la capitale, dal centro alle zone limitrofe, ha spiegato Mangianti: ”La bassa pressione sul Golfo di Genova, la temperatura intorno allo zero e l’alta umidità. Una combinazione sicuramente non facile da avere contemporaneamente e che invece si è creata generando il fenomeno”. (ANSA).

World Press Photo of the year 2009 di Pietro Masturzo
È italiano l’autore della foto dell’anno premiata dal World Press Photo 2010, il premio di fotogiornalismo più prestigioso al mondo, giunto alla sua 53esima edizione. Pietro Masturzo, napoletano, ha scattato la foto vincitrice a Teheran, il 24 giugno 2009, immortalando alcune donne che, nella notte, gridano dal tetto di un edificio di Teheran, in segno di protesta contro il regime, nella notte successiva alle contestate elezioni presidenziali. LE FOTO

(EPA)
Circa 400 ribelli appartenenti al Karbi Longri National Liberation Front (KLNLF), gruppo armato attivo nello Stato indiano nord-orientale di Assam, hanno ceduto le armi. Durante una cerimonia ufficiale tenutasi in un campo di calcio a Diphu, nel distretto di Karbi Anglong, i ribelli hanno fisicamente consegnato tutto il loro equipaggiamento militare nelle mani delle forze dell’ordine, aderendo così a una proposta di cessate il fuoco formulata dal Governo del Paese.
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Circa 400 ribelli del gruppo armato attivo nello Stato indiano nord-orientale di Assam, hanno ceduto le armi
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I ribelli hanno aderito a una proposta di cessate il fuoco del Governo
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I ribelli hanno fisicamente consegnato tutto il loro equipaggiamento militare
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Consegnando le armi, hanno ricevuto delle rose
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Armi e munizioni consegnate
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Tarun Gogoi, ministro del governo dello Stato di Assam, ha partecipato alla cerimonia
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A Diphu, nel distretto di
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Una cerimonia ufficiale tenutasi in un campo di calcio
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Armi e munizioni consegnate
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Sergente Kave Rongpipi, prima della consegna delle armi

Un fotografo immortala il dipinto (ANSA/ETTORE FERRARI/FRR)
Potrebbero essere quattro autoritratti di Caravaggio, colto nelle diverse età della vita, le quattro figure raffiguranti i pastori nella meravigliosa Adorazione del Caravaggio - del Museo Regionale di Messina - il cui restauro è stato presentato oggi alla Camera dei Deputati (dove resterà esposto al pubblico fino al 14 febbraio nella sala Aldo Moro).
L’ipotesi è della soprintendente del Polo museale romano, Rossella Vodret, grande studiosa di Michelangelo Merisi, che da tempo sta lavorando in collaborazione con i Carabinieri del Nucleo per la Tutela del Patrimonio artistico per individuare, secondo le loro metodologie di riconoscimento delle fisionomie, tutti gli autoritratti di Caravaggio.
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Un dettaglio del dipinto restaurato
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Un fotografo immortala il dipinto
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La Madonna con il bambino Gesù
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Un pastore, probabile autoritratto
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Tre pastori, possibili autoritratti in diverse età della vita
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Un dettaglio della Madonna con il bambino Gesù
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Un momento del restauro
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Restauratori al lavoro
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Il dipinto restaurato
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Il dipinto restaurato
A cominciare dal Narciso, ha detto la Vodret, che dovrebbe rappresentare l’artista da giovane e in cui coincidono cinque punti su cinque. ”Per Caravaggio, la presenza di un suo autoritratto nel dipinto diventa quasi una sorta di firma”, ha precisato la soprintendente, anche se, nel caso dell’Adorazione dei pastori, una degli ultimi capolavori del maestro realizzato in Sicilia tra il 1608 e il 1609, il pittore doveva probabilmente far fronte alla mancanza di modelli.
”Un restauro - ha sottolineato il presidente della regione Sicilia Raffaele Lombardo - che è stato realizzato in fortunata coincidenza con il centenario della morte del pittore, un’opera che tornerà a meravigliare i siciliani insieme all’altro dipinto del Caravaggio ospitato a Messina: ”la Resurrezione di Lazzaro”.