Sono trascorsi quasi due mesi dall’incidente avvenuto il 20 aprile presso la piattaforma petrolifera Deepwater Horizon, nelle acque del Golfo del Messico, a circa 80 km dalla Louisiana, quando un’esplosione ha causato un incendio e la morte di 11 persone.
- Sono trascorsi quasi due mesi dall’incidente avvenuto il 20 aprile presso la piattaforma petrolifera Deepwater Horizon
- Nelle acque del Golfo del Messico, a circa 80 km dalla Louisiana
- La piattaforma è di proprietà dell’azienda svizzera Transocean
- A gestire in affitto la piattaforme è la multinazionale British Petroleum
- Fino al disastro la piattaforma estraeva circa 8000 barili di petrolio al giorno
- Due giorni dopo l’incidente, la piattaforma è affondata, depositandosi a circa 400 metri di profondità
- È il disastro ambientale più grave della storia americana
- Uno dei più pesanti disastri ambientali mai subiti dal Pianeta
- La Marea Nera sta distruggendo un intero ecosistema naturale
- I danni sociali ed economici e quelli arrecati agli ecosistemi marini e costieri dureranno per almeno 50 anni
- Non è ancora chiaro quale sia la quantità di greggio disperso
- Le autorità federali hanno stimato la fuoriuscita di petrolio tra i 12mila e i 25mila barili al giorno
- Una volta concluse le operazioni per tappare il buco, gli Stati Uniti dovranno lottare per un altro mese, forse un mese e mezzo, per contenere la perdita
- Quasi 200 chilometri di costa sono stati raggiunti dalla marea nera
- Un disastro senza precedenti
- Nessuno dei tentativi finora intrapresi dalla BP per arginare la falla si è rivelato efficace in maniera risolutiva
- Fallito il tentativo di chiudere le valvole di sicurezza sul fondo del mare
- Inefficace lo spargimento di agenti chimici per legare il petrolio e farlo precipitare sul fondo del mare
- Fallita l’operazione Top Kill, con l’iniezione di cemento nel canale di comunicazione fra il giacimento petrolifero e il fondale marino
- Il 3 giugno, infine, è stato installato il cosiddetto ‘tappo’ sul punto di fuoriuscita
- Secondo la BP, la ‘cupola’ ha permesso la cattura di 16.600 barili di petrolio al giorno
- Secondo gli esperti, dalla falla continuano ad uscire comunque, ogni giorno, circa 20 mila barili di petrolio
- Un secondo dispositivo di contenimento più grande dell’attuale dovrebbe essere posizionato a metà giugno e dovrebbe permettere di aspirare la gran parte del greggio che sgorga dalla falla
- La British Petroleum ha già speso 1,25 miliardi di dollari per cercare di arginare la marea nera
- Oltre 1900 navi e 20 mila persone stanno lavorando per ripulire la marea nera
- I venti e le correnti stanno spingendo la marea nera verso le coste del Mississippi e dell’Alabama mentre le prime palline di catrame sono già giunte in Florida, sulla spiaggia di Pensacola
- I danni legati alla fuoriuscita di petrolio nel Golfo del Messico si attestano su una cifra superiore a molti miliardi di dollari
- Il Presidente Barack Obama ha promesso di mobilitare ”tutte le risorse” della sua amministrazione per far fronte alla più grave tragedia ambientale degli Stati Uniti
- Obama ha mobilitato anche 17.500 soldati della Guardia Nazionale, ma i sondaggi dimostrano che la maggior parte degli americani continua ad essere insoddisfatto della gestione della crisi
- La società petrolifera britannica va incontro a miliardi di dollari di multe, costi e richieste di risarcimento danni
La piattaforma, di proprietà dell’azienda svizzera Transocean ed affittata alla multinazionale British Petroleum, fino al disastro estraeva circa 8000 barili di petrolio al giorno. Due giorni dopo l’incidente, la piattaforma è affondata, depositandosi a circa 400 metri di profondità.
Dal 20 aprile la Marea Nera, il disastro ambientale più grave della storia americana e uno dei più pesanti disastri ambientali mai subiti dal Pianeta, sta distruggendo un intero ecosistema naturale. I conseguenti danni sociali ed economici e quelli arrecati agli ecosistemi marini e costieri dureranno per almeno 50 anni. Non è ancora chiaro quale sia la quantità di greggio disperso. Le autorità federali hanno stimato la fuoriuscita di petrolio tra i 12mila e i 25mila barili al giorno. Un disastro senza precedenti.
Le altre GALLERY sulla marea nera
Quasi 200 chilometri di costa sono stati raggiunti dalla marea nera e, una volta concluse le operazioni per tappare il buco, gli Stati Uniti dovranno lottare per un altro mese, forse un mese e mezzo, per contenere la perdita.
Nessuno dei tentativi finora intrapresi dalla BP per arginare la falla si è rivelato efficace in maniera risolutiva: dopo il tentativo di chiudere le valvole di sicurezza sul fondo del mare; dopo lo spargimento di agenti chimici per legare il petrolio e farlo precipitare sul fondo del mare; dopo l’operazione Top Kill (l’iniezione di cemento nel canale di comunicazione fra il giacimento petrolifero e il fondale marino), il 3 giugno, infine, è stato installato il cosiddetto ‘tappo’ sul punto di fuoriuscita.
Gli ARTICOLI sulla marea nera
Secondo la BP, tale ‘cupola’ ha permesso la cattura di 16.600 barili di petrolio al giorno. Secondo gli esperti, dalla falla escono comunque, ogni giorno, circa 20 mila barili di petrolio. Un secondo dispositivo di contenimento più grande dell’attuale dovrebbe essere posizionato a metà giugno e dovrebbe permettere di aspirare la gran parte del greggio che sgorga dalla falla.
- Lunedì 7 Giugno 2010



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Il 23 Luglio 2010 alle 10:53 Marea nera, tempesta Bonnie in arrivo: evacuate navi e persone - Mondo - Panorama.it ha scritto:
[...] oggi la sospensione temporanea delle attività sul pozzo Macondo, all’origine della marea nera nel Golfo del Messico, a causa dell’arrivo previsto della tempesta tropicale Bonnie. [...]
Il 8 Settembre 2010 alle 18:03 Bp: “Per la marea nera nel Golfo del Messico non siamo gli unici colpevoli” - Mondo - Panorama.it ha scritto:
[...] ammette alcune responsabilità per il disastro causato dall’esplosione della piattaforma Deepwater Horizon nel Golfo del Messico ma chiama [...]
Il 10 Ottobre 2011 alle 17:52 Marea nera, l’incubo in Nuova Zelanda | Vivi Fiano Romano ha scritto:
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