Archivio di Ottobre, 2010

(Ansa/Orietta Scardino)
Trenta fotografie scelte dalla redazione tra le più belle, per raccontare frammenti di piccole e grandi storie, come ogni settimana…

(Ap Photo)
-
-
India Fashion Week a Nuova Delhi
-
-
Raffiche di vento a 130 Km/h contro il faro di Ludington, Michigan, USA
-
-
Tuffo rituale a Stone Town, Zanzibar, Tanzania
-
-
Un venditore di frutta al mercato di Rawalpindi, Pakistan
-
-
Alcuni immigrati a bordo del barcone intercettato da motovedette della Guardia di Finanza al largo dalle coste di Riposto
-
-
Mietitura del riso nel villaggio di Tinpiple, Nepal
-
-
Luna piena a Kansas City, Missouri
-
-
Un venditore di palloncini a Kabul, Afghanistan
-
-
Mondiali di pattinaggio a Guarne, Colombia
-
-
-
Bucarest, Romania. Un poliziotto durante la manifestazione contro le misure di austerità introdotte dal governo
-
-
Donne hindu: un giorno di digiuno per la salute dei mariti ad Ahmadabad, India
-
-
Stelle e striscie a Goodyear, Arizona, USA
-
-
Edifici residenziali a Kowloon, Hong Kong
-
-
Corsa con il bufalo nella provincia di Chonburi, Thailandia
-
-
Monte Hochries, Alpi bavaresi, presso Rosenheim
-
-
Sciopero dei ferrovieri ad Atene, Grecia
-
-
Installazione di un’antenna a Duisburg, Germania
-
-
Seduta inaugurale del Parlamento a Kuwait City
-
-
Proteste a Parigi contro la riforma di Sarkozy
-
-
Fate in vendita all’Hamleys toy shop di Londra
-
-
Henné per la festa hindu di Karwa Chauth ad Allahabad, India
-
-
Scontrinella cittadina arabo-israeliana di Umm el-Fahm
-
-
Hopkinsville, Kentucky, USA
-
-
Capre verso il macello a Kabul, Afghanistan
-
-
Hanoi, Vietnam: picchetto d’onore per il presidente filippino Aquino
-
-
Una volpe volante (Pteropus vampyrus) nel cielo sopra Abidjan, Costa d’Avorio
-
-
Un ragazzo trasporta pane fresco per le strade de Il Cairo
-
-
Una fabbrica di mattoni a Kabul, Afghanistan
-
-
Igorot

(AP Photo/Ariel Schalit)
LE FOTO PIÙ BELLE, SETTIMANA DOPO SETTIMANA

(AP Photo/Kentucky New Era, Danny Vowell)

(AP Photo/Roberto Candia)
L’Argentina in lutto per Nestor Kirchner, il peronista progressista che per sette anni ha inciso da protagonista nella vita politica dell’Argentina, prima come capo di Stato, poi come marito della presidente Cristina Fernandez, che nel 2007 gli è succeduta alla Casa Rosada.
Kirchner, che aveva 60 anni, è morto ieri in Patagonia. Era nato nel 1950 a Rio Gallegos, e si era laureato in legge nella città di La Plata, dove aveva conosciuto la moglie. Finita la dittatura militare nel 1983, era stato tra il 1987 e il 1991 sindaco di Rio Gallegos, quindi governatore della provincia di Santa Cruz.
-
-
Una donna rende l’ultimo omaggio a Kirchner
-
-
Nestor siempre presente
-
-
Il leader peronista progressista che per sette anni ha inciso da protagonista nella vita politica dell’Argentina
-
-
Kirchner aveva 60 anni
-
-
Centinaia di persone in Plaza de Mayo per l’ultimo saluto
-
-
Finita la dittatura militare nel 1983, era stato tra il 1987 e il 1991 sindaco di Rio Gallegos
-
-
Nel maggio del 2003 era diventato presidente, incarico che mantenne fino al 2007
-
-
Al centro del suo modello politico ed economico, c’era stato il tentativo di modificare e sradicare gli effetti del neoliberismo e di promuovere una strenua difesa dei diritti umani
-
-
Qualche tempo fa aveva ripreso nelle proprie mani le redini del Partito Giustizialista (peronista)
-
-
Ormai da tempo Kirchner non nascondeva di voler tornare alla presidenza
-
-
Era in testa nei sondaggi, con un 34/36% dei consensi
-
-
Il leader peronista, affermano sostenitori e avversari, è morto proprio per lo stress provocato dalla sua grande passione per la politica
-
-
Kirchner non ha mai frenato la propria attività, nonostante i problemi cardiaci
-
-
La Presidente Cristina Fernandez, vedova di Kirchner, si appresta a dare l’ultimo saluto al marito
-
-
Il Governo ha annunciato tre giorni di lutto in tutto il Paese
-
-
Grazie Nestor!
-
-
Causa della morte, un arresto cardio-respiratorio
-
-
Da poco era diventato segretario generale dell’Unasur, l’Unione delle nazioni sudamericane
-
-
Néstor Kirchner ha segnato la storia degli ultimi 7 anni argentini
-
-
Fiori davanti al Palazzo presidenziale di Buenos Aires
Nel maggio del 2003 era diventato presidente, incarico che mantenne fino al 2007, quando alla Casa Rosada andò sua moglie, Cristina Fernandez. Al centro del suo modello politico ed economico, così come di quello della Fernandez, c’era stato il tentativo di modificare e sradicare gli effetti del neoliberismo e di promuovere una strenua difesa dei diritti umani.

(Epa/Cezaro De Luca)
Qualche tempo fa aveva ripreso nelle proprie mani le redini del Partito Giustizialista (peronista), con il sostegno di tanti sostenitori e l’opposizione dei suoi numerosi ‘nemici’, che lo tacciavano di autoritarismo e il cui obiettivo era quello di sbarrargli la strada che porta alla ‘Casa Rosada’. Ormai da tempo Kirchner non nascondeva di voler tornare alla presidenza. Era infatti in testa nei sondaggi, con un 34/36% dei consensi.
Il leader peronista, affermano sostenitori e avversari, è morto proprio per lo stress provocato dalla sua grande passione per la politica. E per il potere, aggiunge qualche analista, sottolineando che Kirchner non ha mai frenato la propria attività, nonostante due chiari ‘avvertimenti’ cardiaci: una operazione alla carotide in febbraio ed un’angioplastica in settembre.

(AP Photo/Natacha Pisarenko)
A Buenos Aires si sono aperte oggi le porte del palazzo presidenziale della Casa Rosada, dove il feretro di Kirchner è stato portato per le esequie. Presenti, tra gli altri, la sorella di Kirchner, Alicia, ministro allo sviluppo sociale, la presidente Fernandez, i presidenti della Bolivia, Evo Morales, e dell’Ecuador, Rafael Correa, nonché i colleghi del Venezuela, Hugo Chavez, e del Brasile, Lula.
Il Governo ha annunciato tre giorni di lutto in tutto il Paese. In questa fotogallery, il grande dolore degli argentini nelle ore dell’ultimo omaggio all’amato presidente.

Gli scatti di Emilio Lari
I Beatles come non li avete mai visti e i volti più famosi del cinema internazionale: Marlon Brando, Jodie Foster, Fellini…
Dal 3 al 7 novembre 2010, in occasione del Festival internazionale del Film, presso Villa Mercadante a Roma la mostra–evento “True Lives: Scatti inediti di Emilio Lari“.
Sono esposti gli scatti esclusivi e inediti scatti di un assoluto protagonista della fotografia italiana, Emilio Lari, che da tanti anni lavora nei più famosi set cinematografici del mondo. Tra musica anni sessanta e video istallazioni spicca una serie di ritratti mai visti finora in Italia dei giovanissimi Beatles fino alle foto “rubate” dai ciak degli eterni Federico Fellini e Sergio Leone.
-
-
Dal 3 al 7 novembre a Villa Mercadante
-
-
Paul McCartney e John Lennon
-
-
Brigitte Bardot
-
-
John Lennon
-
-
Una giovanissima Jodie Foster
-
-
Jane Fonda sul set di “Barbarella”
-
-
Jane Fonda sul set di “Barbarella”
-
-
Ringo Starr
-
-
Paul McCartney
-
-
Robert De Niro nel film “Toro Scatenato”
-
-
Virna Lisi e Marcello Mastroianni
-
-
Britt Ekland
-
-
Bill Wyman dei Rolling Stones e Marianne Faithfull
-
-
Brigitte Bardot
-
-
George Harrison
Emilio Lari, dai primissimi anni 60 fino ad oggi fotografo di scena di più di 150 set internazionali, diventa protagonista e narratore del periodo più autentico e vero della storia del cinema della musica e della cultura contemporanea.
Sotto i riflettori gli scatti inediti di questo maestro: protagonisti dei giovanissimi John Lennon, Paul McCarthney, Ringo Starr e George Harrison sul set del film Help, in cui Ribellione, Speranza ed Energia vengono esaltate con la intensità degli anni ‘60.

Jane Fonda sul set di "Barbarella" (Emilio Lari)
Cinema, Autenticità e Storia si intrecciano invece nella collezione di foto vintage in cui attori significativi come Robert De Niro, Marlon Brando e Jodie Foster, registi geniali come Federico Fellini e Sergio Leone, vengono catturati durante i retroscena e le curiosità dentro e fuori dal set.

(MassimoDall’Aglio/Kika)
Nicoletta Mantovani, vedova di Luciano Pavarotti, ha aperto al pubblico le porte della loro della villa di Santa Maria del Mugnano in occasione del settantacinquesimo anniversario della nascita del tenore.
-
-
Una gigantografia del tenore all’ingresso
-
-
Nicoletta Mantovani
-
-
La cucina
-
-
Cappelli
-
-
La cucina
-
-
Abiti
-
-
Il bagno
-
-
Abito da concerto e pianoforte
-
-
Cimeli
-
-
Le foto della carriera
-
-
Su una parete un dipinto raffigurante Pavarotti e la moglie
-
-
La camera da letto
-
-
Il pubblico
-
-
Matrioske in soggiorno
-
-
Il salotto
-
-
Il giardino
-
-
Lettere di Sting e Gianni Versace
-
-
Lettere di Giorgio Napolitano e di Lady Diana
-
-
Lettere di Mina e di Alberto di Monaco
-
-
Lettere di Kofi Annan e del Dalai Lama
Il pubblico ha potuto ammirare il pianoforte con il quale si esercitava tutti i giorni, i costumi di scena, i premi, gli spartiti musicali e le lettere di personaggi quali Lady Diana, Gianni Versace, il Dalai Lama, Alberto di Monaco, Kofi Annan, Mina e tanti altri.

(MassimoDall’Aglio/Kika)
La moglie dell’artista ha dichiarato: “Il valore di Luciano è mondiale ed è un peccato che le istituzioni bancarie, per ora, non abbiano accettato la mia proposta, di voler realizzare un museo dedicato a lui. Mio marito è entrato anche in un mercato chiuso come quello cinese e rappresenta uno dei simboli dell’Italia nel mondo. Perché non omaggiarlo?”. (Kikapress)

(Ansa/WWF)
In Amazzonia negli ultimi 10 anni è stata scoperta una nuova specie ogni tre giorni. Questa la fotografia contenuta nell’ultimo report del Wwf ‘Amazzonia viva‘ lanciato ieri nel pieno della Conferenza mondiale sulla biodiversità in corso a Nagoya in Giappone.
Il rapporto mette in luce la straordinaria ricchezza di specie di quest’area e ne evidenzia le minacce. Un’enorme biodiversità che conta 1200 specie nuove scoperte e descritte in appena 10 anni (tra il 1999 e il 2009): praticamente una nuova specie ogni tre giorni (solo animali vertebrati - mammiferi, uccelli, rettili, anfibi e pesci e di piante) con il record di scoperte diviso tra Brasile, Perú e Ecuador.
-
-
Alcune delle migliaia di nuove specie presentate dal report nell’ultimo report del Wwf ‘Amazzonia viva’
-
-
Un esemplare di Tometes
-
-
Un esemplare di Telmatobius Sibiricus
-
-
Un esemplare di Rufous Twistwing - Cnipodectes superrufus
-
-
Un esemplare di thecadactylus solimoensis
-
-
Un esemplare di Mico acariensis
-
-
Un esemplare di anaconda boliviana (Eunectes beniensis)
-
-
Un esemplare di Rufous Twistwing Cnipodectes superrufus
-
-
Esemplari di Tometes
-
-
Un esemplare di Galea monasteriensis
Nel report è possibile trovare 637 piante, 257 pesci, 216 anfibi, 55 rettili e 39 mammiferi (tra cui 6 nuove scimmie compresa la Mico acariensis scoperta nel 2000). Poi, ancora la nuova specie di anaconda, il delfino rosa boliviano del Rio delle amazzoni sull’orlo dell’estinzione, la nuova specie di pesce gatto cieco dal colore rosso brillante che vive nelle acque sotterranee, e poi diversi pappagalli e altre specie di uccelli. A dominare su tutti sono peró gli invertebrati (soprattutto i ragni) che da soli rappresentano il 90% degli animali con 50.000 specie diverse in appena 2,5 km quadrati di foresta tropicale. Eppure negli ”ultimi 50 anni l’uomo ha causato la distruzione di almeno il 17% della foresta pluviale amazzonica, un’area pari a due volte la Spagna”. E invece dall’Amazzonia dipendono ‘’solo in Brasile oltre 30 milioni di persone”.
Mentre a livello globale svolge un’importante funzione nella regolazione del clima ’sequestrando’ tra i 90 e i 140 miliardi di tonnellate di carbonio. Allora, il Wwf ha rivolto un appello ai delegati dei 193 Paesi alla Conferenza di Nagoya affinch‚ l’Amazzonia venga inserita nella mappa mondiale dei luoghi prioritari per la conservazione. E per le nazioni amazzoniche si pensa - discutendone proprio nel vertice giapponese - di valutare un approccio transnazionale per creare un sistema di aree protette.
Indonesia, viaggio sul fondo dell’oceano: scoperte almeno 40 nuove specie
Animali e piante: nuove scoperte lungo il Mekong

Leon Russell a un concerto di raccolta fondi contro l'AIDS a New York
Dai protagonisti della politica, dello sport e dello spettacolo alle persone comuni che, semplicemente, hanno colpito l’attenzione di un fotografo: ecco i “volti della settimana”, nelle foto scelte dalla redazione…
-
-
Leon Russell a un concerto di raccolta fondi contro l’AIDS a New York
-
-
Una modella in passerella a Santo Domingo
-
-
Il dissidente cubano Guillermo Farinas, giornalista, insignito del Premio Sakharov 2010
-
-
Ragazze in costumi tradizionali per la festa annuale di Tbilisi, Georgia
-
-
Abiti luminosi alla fiera delle invenzioni e delle idee di Nurnberg, Germania
-
-
Vo Marisol Valles Garcia, 20 anni, nuovo capo della polizia nel villaggio messicano di Praxedis G. Guerrero
-
-
Proteste antigovernative a Bangkok, Thailandia
-
-
Un bambino di Islamabad, Pakistan
-
-
Protesta curda a Copenhagen
-
-
Un volto della protesta francese contro la riforma delle pensioni
-
-
I ciclisti Mark Cavendish e Andy Schleck presentano il Tour de France 2011 a Parigi
-
-
Un soldato nordcoreano al confine con la Corea del Sud
-
-
Un volto della protesta francese contro la riforma delle pensioni
-
-
Una modella sulle passerelle di Città del Messico
-
-
Marcello Mastroianni in una scena de La dolce Vita, restaurata a 50 anni dall’uscita
-
-
Danny Trejo al Mexico Film Festival
-
-
Sharron Angle, candidata repubblicana al seggio senatoriale del Nevada, USA
-
-
Ronit Motwani, genio della matematica di Valencia
-
-
Il pilota francese Sebastien Loeb a un rally in Catalogna, Spagna
-
-
Un uomo attende l’arrivo del presidente nepalese per la festa di Dashain a Bhaktapur, Nepal
-
-
Elena Salgado, ministro spagnolo dell’economia al G20 di Gyeongju, Corea del Sud
-
-
Il presidente USA Barack Obama
-
-
Premio al miglior make-up durante la settimana della moda di Pechino, Cina
-
-
L’attrice di Bollywood Priyanka Chopra presente un film a Berlino
-
-
Elizabeth Maisondieu Camus presenta il volume “Solitario e solidale”, dedicato ad Albert Camus
I VOLTI delle SETTIMANE PRECENTI

(Epa/Mario Guzman)

(AP Photo/Ahn Young-joon)

(AP Photo/Sakchai Lalit)

Marsiglia, pile d’immondizia davanti a un negozio (AP Photo/Laurent Cipriani)
Mentre l’ultimo dibattito sulla riforma delle pensioni si è aperto stamani in Senato, prima del voto definitivo atteso in giornata (e domani anche in Assemblea nazionale), il movimento di contestazione sembra perdere vigore in Francia e la situazione tornare a poco a poco alla normalità.
Dopo due settimane di sciopero contro la proposta di alzare a 62 anni l’età pensionabile, i netturbini hanno ripreso il lavoro stamani a Marsiglia, dove la situazione sanitaria era diventata insostenibile per i cittadini, sommersi da 10.000 tonnellate di rifiuti ammassati sui marciapiedi e agli angoli delle strade.
-
-
Pile d’immondizia davanti a un negozio
-
-
I netturbini al lavoro
-
-
Netturbini al lavoro di fronte a tonnellate di rifiuti
-
-
Lo sciopero è contro il piano di alzare l’età pensionabile a 62 anni
-
-
Lo sciopero ha costato all’economia francese 400 milioni di euro al giorno
-
-
I netturbini si trovano di fronte montagne di immondizia
-
-
Una donna cammina davanti a cataste di rifiuti
-
-
Petroliere e altre navi bloccate a Martigues
-
-
I lavoratori hanno bloccato porti, raffinerie e inceneritori d’immondizia
-
-
Si sono accumulati 9000 tonnellate di immondizia
“Marsiglia è un immondezzaio, ci sono topi, incendi, c’è il rischio di malattie. Capisco questo sciopero, ma ad un certo punto bisogna fermarsi”. Una donna protestava così ai microfoni di alcuni giornalisti.
Durante la notte molti cassonetti sono stati dati alle fiamme. In due settimane si sono contati 800 incendi, ce ne sono stati quasi 300 solo in quest’ultimo fine settimana.

Petroliere e altre navi bloccate a Martigues (AP Photo/Claude Paris)
Dal punto di vista del carburante, tre raffinerie hanno votato la fine dello sciopero, mentre tra i depositi di petrolio, solo quello di Brive-la-Gaillard risultava di nuovo bloccato oggi da alcuni manifestanti. Ottimista si è mostrato il ministro dell’Ecologia, Jean-Louis Borloo, che aspetta per oggi il corretto funzionamento di quattro stazioni di servizio su cinque. Un pronostico giudicato comunque “difficilmente raggiungibile” dal presidente dell’Unione francese delle industrie petrolifere, Jean-Louis Schilansky.
I sindacati restano comunque sul piede di guerra. Bernard Thibault, leader della CGT, avverte che il movimento “non è finito”, nonostante le vacanze di Ognissanti. Oggi in tutta la Francia sono chiamati a scendere in campo gli studenti universitari che, nel primo pomeriggio, manifesteranno a Parigi davanti al Senato. Diverse Assemblee generali sono in corso all’appello dell’Unef, il principale sindacato degli studenti.
Intanto iniziative e sit-in sono previsti lungo tutta la giornata a Marsiglia, Bordeaux, Lione, Tolosa, nell’attesa dello sciopero generale di giovedì. (ANSA)

L'abbraccio tra due orsi polari dello zoo di Hannover, Germania
Una carrellata delle fotografie più curiose, divertenti o suggestive dal regno degli animali, scelte dalla redazione nel mese di ottobre.

(AP Photo/Thanassis Stavrakis)

(AP Photo/Charles Krupa)
-
-
L’abbraccio tra due orsi polari dello zoo di Hannover, Germania
-
-
Pulcino di fenicottero con il padre
-
-
Un ippopotamo di due mesi allo zoo di Berlino
-
-
Una rana d’autunno a Wareham, Massachussets, USA
-
-
Daseep, cucciolo di tigre di Sumatra, è nato allo zoo di Francoforte
-
-
Una mamma scimpanzé con il suo piccolo di due mesi allo zoo Attica di Atene
-
-
Un granchio sulla costa della Louisiana, sei medi dopo il disastro petrolifero
-
-
Un esemplare di Borzoi premiato a Stoccarda, Germania
-
-
Uno scoiattolo di Minsk, Bielorussia
-
-
Concorso di bellezza felina a New York
-
-
Un ragno tesse la tela a Pacific Palisades, California, USA
-
-
Una capra al mercato di Kathmandu, Nepal
-
-
Due cagnolini messi in salvo da un incendio a Tijuana, Messico
-
-
Pulcino di fenicottero al Woodland Park di Seattle
-
-
Un topo nel panino: brutta sorpresa a Oxford
-
-
Scimmie Langur a Nuova Delhi, India
-
-
Concorso di bellezza felina a Bucarest, Romania
-
-
Elefante al lavoro a Tiruvilvamala, India
-
-
Manifestazione contro la vivisezione a Torino
-
-
Un cane cerca di raggiungere la riva in un villaggio della Thailandia alluvionata
ANIMALI, le foto più belle: LE ALTRE GALLERY

(AP Photo/Markus Schreiber)

Rio Negro (AP Photo/Bruno Kelly)
Brasile. Il Rio Negro, uno dei maggiori affluenti del Rio delle Amazzoni, sta vivendo una delle secche più preoccupanti degli ultimi tempi. Il livello delle sue acque non è mai stato così basso dal 1963.
La situazione ha drammatiche ripercussioni sull’attività dei pescatori e dei barcaioli e anche sulle comunità vicine visto che il trasporto degli abitanti attorno al Rio è via fiume.
-
-
Il letto del Rio Negro pieno di rifiuti
-
-
Manaus: navi in secca nel lago Praquequara, nei pressi del Rio Negro
-
-
Il Rio Negro confluisce nel Rio Solimões per formare il Rio delle Amazzoni
-
-
Manaus, imbarcazioni sul letto secco del fiume
-
-
Il Rio Negro è uno dei maggiori affluenti del Rio delle Amazzoni
-
-
Bovini al pascolo nel lago Praquequara, nei pressi del rio Negro
-
-
Manaus, il fiume ha ridotto il suo livello di ben sei centimetri
-
-
Manaus, il remo solleva fango lungo il fiume quasi prosciugato
-
-
Manaus, barche giacciono sul letto secco del Rio Negro
-
-
Manaus, navi in secca nel lago Praquequara
Il Rio Negro ha le sorgenti in Colombia, sullo spartiacque fra i bacini del Rio delle Amazzoni e dell’Orinoco. In terra colombiana il fiume è chiamato Guainía. Nei pressi di Manaus, nel Brasile settentrionale, confluisce nel Rio Solimões per formare il Rio delle Amazzoni. Ed è proprio qui che la siccità ha avuto ripercussioni più profonde, aggravandosi nell’ultima settimana.
In 24 ore il livello del Rio Negro vicino Manaus è sceso di ben 6 centimetri, fino a 13,63 metri, minimo storico.

Il letto del Rio Negro pieno di rifiuti (Ansa/EPA/DANILO MELLO)
Secondo le autorità locali quasi la metà delle 62 municipalità dello stato brasiliano di Amazonas ha dichiarato lo stato di emergenza; tra questi Manaquiri, una delle zone più colpite nel 2005 durante l’ultima grande siccità nella regione. In quell’anno migliaia di famiglie sono state costrette ad abbandonare le case e le scuole vennero chiuse per mancanza di studenti.

Manaus, barche giacciono sul letto secco del Rio Negro (AP Photo/Bruno Kelly)
Le conseguenze sull’agricoltura e sul commercio sono pesanti. La protezione civile ha inviato almeno 600 tonnellate di generi alimentari, soprattutto acqua. Gli esperti temono che la situazione possa ancora peggiorare nelle prossime due settimane.

Sappada, provincia di Belluno (Ansa/Luciano Solero)
Neve fino a 1.000 metri di quota e i passi Stelvio, Rombo, Pennes e Stalle chiusi per motivi di sicurezza: il Trentino Alto Adige la nuova settimana è iniziata con un anticipo d’inverno che sta causando non pochi problemi alla viabilità.
Molti automobilisti viaggiano infatti ancora con le gomme estive. Le strade di montagna sono però percorribili solo con attrezzatura invernale. Davvero invernali le temperature in montagna: a 2000 m -3, a 3000 m -7 gradi.
-
-
Sappada, provincia di Belluno
-
-
Spazzaneve a Sappada, nel Bellunese
-
-
Aosta con le montagne circostanti innevate
-
-
Prima nevicata a San Genesio, Bolzano
-
-
San Genesio, Bolzano
-
-
Cerbiatti nei boschi di Sappada, Bellunese
-
-
Boschi attorno a Sappada, nel bellunese
-
-
Sappada, nel Bellunese
-
-
San Genesio, nei pressi di Bolzano
Numerosi gli interventi dei vigili del fuoco per la caduta di alberi e rami appesantiti dalla neve: per questo motivo è stata chiusa la statale 48 delle Dolomiti al passo di S.Lugano, per cui la val di Fiemme è raggiungibile con una deviazione in Valfloriana. La statale resterà chiusa probabilmente fino a domani, si apprende dalla Polizia stradale. Sono stati inoltre chiusi i passi Fedaia, San Pellegrino e Valles sul lato Veneto. La val di Fassa, il passo del Tonale e passo Campo Carlo Magno sono transitabili solo con l’attrezzatura invernale.
La notte scorsa ha nevicato anche in Valle d’Aosta sopra i 1.300 metri di quota. Le precipitazioni, di lieve entità, hanno interessato in particolare la zona sud-occidentale della regione, tra il Monte Bianco e le valli del Gran Paradiso. Non sono segnalati problemi alla viabilità.

Cerbiatti nei boschi di Sappada, Bellunese (Ansa/Luciano Solero)
Spunti di neve stamani a Cortina e sulle località dolomitiche venete, ma poi i fiocchi hanno lasciato spazio a pioggia e nevischio al di sotto dei 1.100-1.200 metri d’altitudine. Sopra i 2.000 metri, fino alle 8 di stamani, sulle Dolomiti la neve fresca ha toccato i 20-30 centimetri di accumulo. Ad Arabba, a 1.600 metri, sono caduti 16 centimetri, mentre a Pecol di Zoldo (1.370 m.) 4 centimetri. Le nevicate dovrebbero proseguire per buona parte della giornata. (ANSA)

(AP Photo/Ramon Espinosa)
La prima notizia sul diffondersi di un’epidemia di colera sull’isola caraibica di Haiti risale allo scorso 21 ottobre: la morte di almeno 19 persone, in gran parte bambini, nella regione di Artibonite e il ricovero di centinaia di persone con i sintomi tipici della malattia (vomito, diarrea e febbre alta) hanno portato le autorità a dare l’allarme.
-
-
La prima notizia sul diffondersi di un’epidemia di colera sull’isola caraibica di Haiti risale allo scorso 21 ottobre
-
-
A far dare l’allarme, la morte di almeno 19 persone, in gran parte bambini, nella regione di Artibonite e il ricovero di centinaia di persone con i sintomi tipici della malattia
-
-
Da più di cento anni ad Haiti non erano segnalati casi di colera
-
-
Le terribili condizioni igieniche seguite al sisma hanno riattivato il batterio
-
-
I funerali di una delle vittime dell’epidemia a Drouin (Grande Saline)
-
-
Un medico statunitense certifica la morte per colera di un uomo di Droin, Haiti
-
-
Il batterio del colera ha trovato terreno fertile nell’acqua di pessima qualità a disposizione dei terremotati
-
-
Ospedale di Grande-Saline, Haiti
-
-
Il contagio è stato favorito quest’ultimo dalle piogge torrenziali delle ultime settimane
-
-
Ormai il numero dei decessi per colera è salito a 253
-
-
Ieri l’epidemia è arrivata nella capitale, Port-au-Prince, dove oggi cinque persone hanno evidenziato i sintomi della malattia
-
-
I contagiati sono oltre 3.000
-
-
I medici e le organizzazioni umanitarie privi dei supporti sanitari adeguati e non riescono a far fronte all’emergenza
-
-
Il Governo, che per il prossimo 28 novembre ha fissato le elezioni presidenzali e legislative, cerca di minimizzare
-
-
I controlli al confine con Santo Domingo, l’altro Stato dell’isola, sono stati rafforzati, ma la frontiera resta aperta
-
-
Anche l’Onu sottolinea che le persone decedute a Port-au-Prince provenivano dall’interno del Paese
-
-
Il colera è una malattia altamente contagiosa causata da un batterio
-
-
Violenti attacchi di diarrea portano facilmente i malati a perdere in quattro ore anche il 10% del loro peso
-
-
Se non curato subito con antibiotici e acqua purificata, il colera può portare alla morte per disidratazione anche in meno di 24 ore
-
-
Una donna con il figlio, ricoverati all’ospedale St.Nicholas di Saint Marc, Haiti
Da più di cento anni ad Haiti non erano segnalati casi di colera, ma le terribili condizioni igieniche seguite al sisma hanno riattivato il batterio, che ha trovato nella pessima qualità dell’acqua a disposizione dei terremotati fertile terreno di prolificazione prima e di contagio poi, favorito quest’ultimo dalle piogge torrenziali delle ultime settimane che, tra l’altro, hanno anche fatto esondare in più punti in fiume Artibonite.
Ieri l’epidemia è arrivata nella capitale, Port-au-Prince, dove oggi cinque persone hanno evidenziato i sintomi della malattia e sono state messe in isolamento. Ormai il numero dei decessi per colera è salito a 253 e i contagiati sono oltre 3.000.

(AP Photo/Ramon Espinosa)
Nel Paese, già devastato dal terremoto che lo scorso 12 gennaio ha provocato più di 250.000 morti e un milione e mezzo di sfollati, i medici e le organizzazioni umanitarie privi dei supporti sanitari adeguati e non riescono a far fronte all’emergenza.
Il Governo, che per il prossimo 28 novembre ha fissato le elezioni presidenzali e legislative, cerca di minimizzare. I controlli al confine con Santo Domingo, l’altro Stato dell’isola, sono stati rafforzati, ma la frontiera resta aperta. E anche l’Onu sottolinea che le persone decedute a Port-au-Prince provenivano dall’interno del Paese.

(AP Photo/Ramon Espinosa)
Il colera è una malattia altamente contagiosa causata da un batterio. Violenti attacchi di diarrea portano facilmente i malati a perdere in quattro ore anche il 10% del loro peso e, se non è possibile intervenire subito con cure adatte (antibiotici e acqua purificata), alla morte per disidratazione anche in meno di 24 ore.

Dicembre (Michel Comte/Campari)
“The Red Affair - il Calendario Campari 2011″ per la prima volta è interpretato da un protagonista maschile, il premio Oscar Benicio Del Toro.
“The Red Affair” è la storia di un affascinante appassionato d’arte, Benicio Del Toro, che riceve un misterioso messaggio. Questo lo catapulta in un’avventura alla caccia di una banda di ladri di opere d’arte che si chiude con l’eroe che trae in salvo una bellissima protagonista femminile.
-
-
Cover
-
-
Gennaio
-
-
Febbraio
-
-
Marzo
-
-
Aprile
-
-
Maggio
-
-
Giugno
-
-
Luglio
-
-
Agosto
-
-
Settembre
-
-
Ottobre
-
-
Novembre
-
-
Dicembre
-
-
Cover di dorso
La dodicesima edizione del calendario Campari s’ispira più, che in passato, al cinema. Come per una pellicola tradizionale “The Red Affair” si sviluppa un frame dopo l’altro. Dai fotogrammi alle fotografie Benicio Del Toro vive un’esperienza completamente nuova e dichiara: “Raccontare una storia per immagini è una novità per me e ha richiesto un approccio differente, in particolare la ricerca di un rapporto più diretto con la macchina fotografica rispetto a quello con la macchina da presa. La cosa che più mi ha coinvolto di ‘The Red Affair’ è il filo di seduzione che corre lungo la storia, è stato importante per comunicare la vitalità, lo stile e l’intensità di Campari”.

Agosto (Michel Comte/Campari)
Michel Comte è il fotografo che Campari ha scelto per tradurre il calendario nelle immagini che ci accompagneranno durante tutto il 2011. Un chiaro esempio della loro dinamicità è la penultima scena in cui la protagonista femminile getta un cocktail Campari addosso al delinquente ormai catturato da Benicio Del Toro.
Michel Comte descrive così il proprio lavoro: “Queste sono immagini molto emozionali, molto italiane, insomma molto Campari. Ho cercato di catturare la verità di ogni momento ma anche quella dei momenti immediatamente precedenti e successivi alla scena. Durante lo shootting ho voluto preservare l’autenticità di ogni scatto, di ogni espressione e di ogni scambio di sguardi tra i personaggi per mantenere il più possibile il registro cinematografico che è innanzitutto movimento”.

Giugno (Michel Comte/Campari)
In occasione del suo centocinquantesimo anniversario Campari ha scelto di rompere con la tradizione immortalando un protagonista maschile e così Del Toro si trova a ereditare il ruolo che è stato di donne bellissime, sue colleghe attrici, come l’ultima Bond girl, Olga Kurylenko, ma anche amiche come Salma Hayek, Eva Mendes e Jessica Alba.

(AP Photo/Mahesh Kumar A)
Trenta fotografie scelte dalla redazione tra le più belle, per raccontare frammenti di piccole e grandi storie, come ogni settimana…

(AP Photo/Hatem Moussa)
-
-
Lampade per la festa di Diwali a Nadia, India
-
-
Piove a Hyderabad, India
-
-
L’autunno a Salina, Kansas, USA
-
-
Lavorazione del sale a Markam, Tibet
-
-
Un tank di rifornimento carburante sorvola le catene montuose innevate afghane
-
-
Un cigno per le strade di Londra
-
-
In un campo di Tagete, fuori Morelia, Messico
-
-
Un minatore di Ahmadabad, India
-
-
Manifestazioni in tutta Francia contro la riforma delle pensioni: Lione
-
-
Una performance di Greenpeace a Londra
-
-
Un militare della missione ISAF a Kandahar, Afghanistan
-
-
35 gradi a Gaza: bagno con l’asinello nel Mediterraneo
-
-
Golfo del Messico, ancora in corso le ricerche per stabilire i danni arrecati all’ecosistema marino dall’incidente della petroliera BP
-
-
Lavarsi le mani: Giornata mondiale dedicata a Dhaka, Bangladesh
-
-
In passerella a Mosca
-
-
Nel suk di Damasco, Siria
-
-
Festa locale a Jammu, nel Rajasthan indiano
-
-
Incendio sull’autostrada Jalalabad-Torkham, Afghanistan
-
-
Polizia in assetto anti-sommossa a Giacarta, Indonesia
-
-
Manifestazioni in tutta Francia contro la riforma delle pensioni: Marsiglia
-
-
Giochi presso un check point a Kandahar, Afghanistan
-
-
Una casa di Masaya, Nicaragua
-
-
La Promenade des Anglais a Nizza
-
-
Raccolta dei cavoli a Liaoning, Cina
-
-
Festa hindu ad Allahabad, India
-
-
Un partecipante al Wigstock Festival di Tel Aviv
-
-
Mondiali di ginnastica a Rotterdam
-
-
L’autunno a Varsavia, Polonia
-
-
Mercato degli ovini nella Striscia di Gaza
-
-
In sauna a Managua, Nicaragua

(AP Photo/Carlos Jasso)
LE FOTO PIÙ BELLE, SETTIMANA DOPO SETTIMANA

(AP Photo/Xinhua, Purbu Zhaxi)

(Ansa/Epa/Walter Bieri)
Se il calcio non si fosse chiamato così, avrebbe dovuto essere denominato Pelè. La convinzione espressa un giorno da Jorge Amado è quella di 200 milioni di brasiliani. Che, coerentemente, per celebrare il settantesimo compleanno dell’uomo simbolo del futebol stanno preparando un carnevale fuori stagione.
Edson Arantes Do Nascimiento (come si chiamava prima di diventare il bisillabo più famoso dello sport) è nato infatti a Tres Coracoes il 23 ottobre 1940: in una vita da copertina ha regalato record (basti questo: unico calciatore a vincere tre mondiali, 1279 reti segnate in carriera) e soprattutto sogni.
-
-
1961, il giovanissimo Pelè a Roma
-
-
1961, il giovanissimo Pelè a Roma
-
-
1970, Pelè con la Coppa del Mondo a Città del Messico
-
-
1974, Pelè con la Coppa del Mondo a Francoforte
-
-
1975, Pelè in campo a Boston
-
-
1977, l’ultima partita ufficiale
-
-
1996, Pelè con il tedesco Franz Beckendauer
-
-
1998, a Parigi per i mondiali di calcio
-
-
1999, Pelè alle Nazioni Unite insieme con l’allora segretario generale Kofi Annan
-
-
2003, Pelé a Seul per la World Peace King Cup
-
-
2005, Pelè ad una trasmissione TV con Maradona
-
-
2006, Pelè posa vicino al piede di bronzo
-
-
2006, Pelè con Claudia Schiffer alla cerimonia di inaugurazione dei mondiali di calcio a Monaco
-
-
2006, Galà per Pelè a Vienna
-
-
2007, Baci per Pelè a Colonia
-
-
2007, Pelè con Nelson Mandela
-
-
2007
-
-
2008, Pelè con Zlatan Ibrahimovic
-
-
2008, Pelè durante una conferenza stampa a Brasilia
-
-
2008, Pelè posa con una sua caricatura in un hotel di Parigi
-
-
2009, Pelè all’inaugurazione del nuovo Corona Stadium a Torreon, Messico
-
-
2009, Pelé con il presidente brasiliano Lula
-
-
2009, Pelè con Cristiano Ronaldo
-
-
2009, Pelè in festa a Copenhagen per l’ufficializzazione delle Olimpiadi 2016 a Rio De Janeiro
-
-
2010, Pelè, a Rio de Janeiro per presentare i mondiali del Sudafrica, bacia la Coppa del Mondo Fifa
Alzi la mano chi, in un Paese contagiato dalla febbre del pallone, quindi praticamente in tutto il mondo, mai ha provato il colpo da fuoriclasse ispirandosi a Pelè su un prato di periferia, un cortile, un campetto.

1970, Pelè con la Coppa del Mondo a Città del Messico
Per lui si sono sprecate le iperboli. Atleta del secolo (assegnato dal Cio nel 1999), calciatore del secolo (ex aequo con Maradona, che gli anni, 50, li compie il 30 di questo mese) Pelè secondo i brasiliani è la prova dell’immortalità, in quanto figura che sopravviverà a se stessa. ”O rei” è stato, ed è tuttora, con Muhammad Alì, l’atleta più celebre del mondo, famoso nei punti più remoti dell’Asia Minore come nel cuore dell’Africa, nei deserti australiani come nelle grandi capitali.
Nessun altro sportivo ha avuto più spettatori di lui, e la sua faccia è tuttora, molti anni dopo il suo ritiro, tra le più popolari del pianeta. ”Sono conosciuto più di Gesù Cristo”, disse una volta attirandosi critiche: ma non aveva torto. È stato intervistato e fotografato più di qualsiasi altra persona: statisti, divi del cinema e tycoon vari. È stato accolto da ‘Rei’ in 88 nazioni, e ricevuto da 70 premier, 40 capi di Stato e tre Papi. In Nigeria venne dichiarata una tregua di 48 ore ai tempi della guerra con il Biafra perché tutti, da entrambi gli schieramenti, potessero vederlo giocare.
Lo Scià di Persia lo aspettò tre ore in un aeroporto solo per potersi fare una foto con lui, le guardie alle frontiera cinese abbandonarono i loro posti e si spostarono a Hong Kong, attirandosi le ire del regime, solo perché avevano saputo che la Perla Nera si trovava quel giorno nella città-colonia. In Colombia Pelè fu espulso durante una partita, e la folla invase il campo costringendo l’arbitro alla fuga. Il match riprese solo con il ritorno in campo del grande brasiliano, a quel punto la folla tornò disciplinatamente sugli spalti.

(Epa/Marcelo Sayao)
Quando aveva 20 anni in Brasile venne dichiarato ”tesoro nazionale”, e fu quindi proibita la sua cessione all’estero: ci rimase male il presidente dell’Inter Angelo Moratti che sognava di portarlo in nerazzurro e gli aveva fatto offerte molto serie. L’Italia fu anche il primo Paese straniero visitato da Pelè, nel 1958, quando il Brasile si fermò per due amichevoli sulla strada verso i Mondiali di Svezia, ma il timidissimo ragazzino 17enne già stella del Santos (città del litorale paulista che lui rese famosa ovunque) non poté giocare contro Inter e Fiorentina in quanto infortunato.
Pelè è stato immortalato da Andy Warhol nella galleria dei suoi ritratti; Baurù, la città brasiliana dove cominciò a giocare, gli ha dedicato una statua che produrrebbe miracoli (c’è chi sostiene di essere guarito toccandola): cento canzoni narrano la sua leggenda. Iperboli su iperboli, numerose quanto i suoi gol. Ma a ben pensarci tutte insieme non lo raccontano come fa il gesto plastico della rovesciata nel film Fuga per la vittoria.
Figlio d’arte di un calciatore che ebbe poca fortuna, Dondinho, a 70 anni non sa spiegare l’origine del suo soprannome, e in privato, lui che è così popolare e pubblico, regala persino momenti di grande pudore. Intervistato dall’ANSA, una volta prese la cornetta del telefono e disse semplicemente ”Sono Edson, come va?”. Certo poi offre anche qualche legittima pacchianata: l’impianto che gli hanno intitolato in patria a Maceiò si chiama stadio ”O Rei Pele”’ e lui quando va in tribuna in quell’impianto gongola.
Non perde mai il sorriso, è l’uomo-propaganda ideale (ma non ha mai fatto spot per sigarette e alcolici), e per questo ha continuato a guadagnare tanto anche dopo aver smesso di giocare. Per farlo arrabbiare c’è solo un modo: dirgli che Maradona è stato bravo quanto lui. A quel punto risponderà immancabilmente chiedendo quanti gol di testa e di destro ha segnato in carriera il rivale argentino re di Napoli (che con lui peraltro condivide il segno zodiacale, il determinatissimo ed enigmatico scorpione). Per poi aggiungere ”Io ero più completo”, punto e basta, e per una conferma basta chiedere al suo collega Tostao, ora apprezzato giornalista e grande ammiratore di Maradona: ”Effettivamente Pelè era davvero unico, inarrivabile”, risponde ogni volta. ”Quando Pelé giocava e poi si fermava in campo - ha scritto l’altro scrittore Eduardo Galeano - gli avversari si perdevano nei labirinti che le sue gambe disegnavano”. Solo Giovanni Trapattoni ne uscì fuori, ma quel giorno del maggio 1963 a San Siro il n. 10 del Brasile giocò infortunato.
Da politico (è stato ministro dello sport) e soprattutto come padre è stato meno fortunato, per sua stessa ammissione, ma di recente, con il suo carisma, ha vinto l’ennesima partita importante, risultando decisivo, come testimonial, per l’assegnazione delle Olimpiadi del 2016 a Rio de Janeiro, rifacendosi cosi’ di una delusione ”perche’ ho sempre desiderato vincere l’oro dei Giochi e non ci sono riuscito”.
Poco male, nonostante questo primato mancato rimane lo stesso il Mito, quello per cui in Brasile scrivono ancora sui muri ”grazie di essere nato” . E il calciatore di cui, garantiscono dalle spiagge di Copacabana ai palazzetti coloniali di Salvador de Bahia, si parlera’ anche nei secoli a venire.(ANSA).

Terzigno, auto della polizia incendiata (AP Photo/Salvatore Laporta)
Boscoreale e Terzigno come Kabul. Auto bruciate e capovolte al centro della strada, alte colonne di fumo nero dai camion dati alle fiamme ma anche rami di grossi alberi al centro della carreggiata, bidoni, mobili e spazzatura dovunque. È l’epilogo dell’ennesima notte di scontri e distruzioni nei comuni vesuviani.
A scatenare le violenze i gravi disagi provocati dalla discarica Sari, nel Parco nazionale del Vesuvio, e, nelle ultime ore, l’annunciata apertura del secondo sversatoio, il più grande d’Europa, in località Cava Vitiello a Terzigno.
(Per capire quello che sta succedendo vi invitiamo a leggere un articolo uscito su Panorama dedicato a chi si muove dietro questa, ennesima, emergenza nel napoletano)
-
-
Polizia e dimostranti sulla strada che porta alla discarica
-
-
Scontri tra polizia e manifestanti antidiscarica
-
-
Auto della polizia incendiata
-
-
La polizia affronta i manifestanti
-
-
I dimostranti lanciano una barra di metallo
-
-
Macchina della polizia rovesciata e in fiamme
-
-
Poliziotti nello scenario apocalittico di Terzigno
-
-
La polizia trattiene un dimostrante
-
-
Uomo con lo scooter si ferma a guardare i camion in fiamme
-
-
La gente guarda bruciare i camion dell’immondizia
In giro nella notte nei paesi vesuviani lo scenario appare drammatico. In via Passanti, a Boscoreale, la strada è per oltre trecento metri completamente impercorribile a causa delle violente proteste dei residenti. Proprio qui cinque compattatori sono stati incendiati dopo aver subito l’assedio, insieme con le forze dell’ordine che li scortavano, di una folla di oltre duecento manifestanti che hanno lanciato un assalto da vera e propria guerriglia urbana.
Alla rotonda Panoramica, dove si erano radunate oltre mille persone, è stata una lunga notte di disordini con un gruppo di manifestanti, quasi tutti giovani, che ha iniziato lanciando razzi contro le forze dell’ordine che hanno risposto con lacrimogeni, provocando il fuggi fuggi dei dimostranti pacifici, e cariche.

La polizia affronta i manifestanti (AP Photo/Salvatore Laporta)
“Ci hanno caricato - denuncia un manifestante - mentre eravamo nel gazebo allestito sulla strada. Non stavamo facendo niente, abbiamo subito una violenza gratuita”. Circostanza confermata da giornalisti presenti, alcuni dei quali hanno riferito di essere “stati colpiti da agenti con manganelli e scudi nonostante avessimo specificato di essere lì per lavoro”.
Per ore uomini in assetto antisommossa e blindati da un lato, la frangia più violenta dall’altra, che si è nascosta nelle zone più a sud della rotonda, si sono fronteggiati con lacrimogeni come risposta ai lanci di grossi petardi.
Qualcuno nel bel mezzo degli scontri si è rivolto ai poliziotti: “siamo gente perbene, dovreste difendere noi dai disastri di queste discariche e invece siete dall’altra parte. Noi però siamo contro la camorra che è l’unica ad avere interesse a far aprire le discariche”. Ma questo, a Terzigno, è solo il momento degli scontri. (ANSA)

Gli striscioni dei manifestanti coprono il corpo di una delle vittime (ANSA)
Erano le 10.12 del 28 maggio 1974 quando in Piazza della Loggia a Brescia, cuore del dibattito politico della città, durante una manifestazione antifascista indetta dai sindacati, una bomba provocò la morte di otto persone e il ferimento di altre 100.
Da quel giorno, i magistrati bresciani non hanno mai smesso di indagare per individuare la mano che pose l’ordigno e l’ultimo processo, scaturito dalla terza inchiesta, riguarda un gruppo di ex ordinovisti veneti, già coinvolti ma poi usciti di scena nei procedimenti sulle stragi milanesi di piazza Fontana e della Questura, e il generale Francesco Delfino, il primo a indagare sull’eccidio quando era a capo del Nucleo operativo dei carabinieri. Fu proprio Delfino a indirizzare le prime indagini su un gruppo di neofascisti e di balordi bresciani imputati nel primo processo.
Oggi, in una nuova giornata giudiziaria di questo lungo investigare, il pm di Brescia al processo per la strage di piazza della Loggia ha chiesto quattro condanne all’ergastolo e un’assoluzione. Ergastolo per: Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi, Francesco Delfino e Maurizio Tramonte. Assoluzione, invece, per Pino Rauti.
-
-
Un mazzo di fiori riposto in Piazza Della Loggia, dopo l’attentato
-
-
Il dolore dei parenti delle vittime
-
-
Le vittime dell’attentato coperte da lenzuoli
-
-
Un’ambulanza accoglie un ferito scampato all’attentato
-
-
Un operaio soccorre uno dei feriti
-
-
Un soccorritore presta attenzione ad un ferito
-
-
Una panoramica di piazza Della Loggia dopo l’attentato
-
-
I segni della strage
-
-
La disperazione di fronte ad una delle vittime coperta dalle bandiere dei manifestanti
-
-
Gli striscioni dei manifestanti coprono il corpo di una delle vittime
Queste le tappe giudiziarie che hanno preceduto il dibattimento in corso.
2 giugno del ‘79: I giudici della Corte d’assise di Brescia condannano all’ergastolo Ermanno Buzzi e a dieci anni Angelino Papa mentre assolvono gran parte delle 16 persone incriminate dal pm Francesco Trovato e dal giudice istruttore Domenico Vino o li condannano a pene inferiori ma per detenzione di esplosivi o per altri attentati.
18 aprile 1981: Buzzi, personaggio in bilico tra criminalità comune e neofascismo, è strangolato dai ‘camerati’ Mario Tuti e Pierluigi Concutelli nel supercarcere di Novara. I due motivarono l’omicidio con il fatto che Buzzi fosse ”pederasta” e confidente dei carabinieri ma il sospetto è che temessero fosse intenzionato a fare dichiarazioni nell’imminente processo d’appello.
2 marzo 1982: I giudici della Corte d’assise d’appello di Brescia assolvono tutti gli imputati compreso Angelino Papa; nelle motivazioni definiranno Buzzi ”un cadavere da assolvere”.
30 novembre 1984: La Cassazione annulla la sentenza di appello e dispone un nuovo processo per Nando Ferrari, Angelino e Raffaele Papa e Marco De Amici.

Le vittime dell’attentato coperte da lenzuoli (Ansa)
23 marzo 1984: Il pm Michele Besson e il giudice istruttore Gian Paolo Zorzi aprono la cosidetta ‘inchiesta bis’. Imputati i neofascisti Cesare Ferri, il fotomodello Alessandro Stepanoff e Sergio Latini. La nuova pista è aperta dopo le dichiarazioni di alcuni pentiti tra cui Angelo Izzo.
20 aprile 1985: La Corte d’assise d’appello di Venezia, davanti alla quale è celebrato il nuovo processo di secondo grado, assolve tutti gli imputati del primo processo bresciano.
23 maggio 1987: I giudici di Brescia assolvono per insufficienza di prove Ferri, Latini e Stepanoff. Ferri e Latini sono assolti anche dall’omicidio di Buzzi che, secondo i pentiti, avrebbero fatto uccidere perché non parlasse.
25 settembre 1987: La Cassazione conferma la sentenza di assoluzione dei giudici della Corte d’appello di Venezia e pone fine alla prima inchiesta sulla strage.
10 marzo 1989: La Corte d’assise d’appello di Brescia assolve, questa volta con formula piena, Ferri, Stepanoff e Latini.
13 novembre 1989: La prima sezione della Corte di Cassazione, presieduta da Corrado Carnevale, conferma e rende definitive le assoluzioni di Ferri, Stepanoff e Latini. I primi due saranno anche risarciti per la carcerazione subita.
23 maggio 1993: Il giudice istruttore Gian Paolo Zorzi proscioglie gli ultimi imputati dell’inchiesta bis.
Quello stesso anno sarebbe cominciata la terza inchiesta, sfociata nel processo per cui è prevista la sentenza a fine novembre. (ANSA)

(Epa/Oliver Weiken)
Sta destando polemiche in Israele l’esposizione in una galleria d’arte di Tel Aviv di una fedele riproduzione dell’ex premier Ariel Sharon, mentre giace in un normale letto di ospedale, collegato a macchinari medici che in una stanza del tutto vuota emettono rumori soffusi.
-
-
Una fedele riproduzione dell’ex premier Ariel Sharon, mentre giace in un letto d’ospedale
-
-
L’iniziativa ha suscitato indignazione nel partito Kadima, fondato da Sharon nel 2005
-
-
”Ho appreso che tiene gli occhi aperti e che non ha perso peso, e ho preparato la statua di conseguenza”, ha spiegato l’artista
-
-
Un primo piano del volto
-
-
Da quattro anni Sharon è ricoverato in un padiglione riservato di un ospedale di Tel Aviv
-
-
La statua è un’opera dello scultore Noam Braslavsky
-
-
Collegato a macchinari medici che, in una stanza del tutto vuota, emettono rumori soffusi
-
-
Ariel Sharon in una foto del 2005
La statua realizzata dallo scultore Noam Braslavsky si basa su informazioni da lui raccolte sulle condizioni fisiche di Sharon, che da quattro anni è ricoverato in un padiglione riservato di un ospedale di Tel Aviv. ”Ho appreso che tiene gli occhi aperti e che non ha perso peso, e ho preparato la statua di conseguenza”, ha spiegato l’artista.
”Compito dell’arte è raggiungere aree che possono essere state rimosse dal pubblico”, ha spiegato a sua volta la direttrice della ‘Galleria di arte Kishon‘, Renana Kishon. ”In Israele non c’è nessuno che almeno per una volta non abbia cercato di immaginarsi quale sia oggi l’aspetto esteriore di Sharon”.

(AP Photo/Ariel Schalit)
Ma l’iniziativa ha suscitato indignazione nel partito Kadima, fondato da Sharon nel 2005. ”Si tratta di una opera cinica, escogitata a fini pubblicitari”, ha esclamato la parlamentare Ronit Tirosh. Omri Sharon, uno dei figli dell’ex premier, ha detto a sua volta di essere stato invitato alla apertura della mostra (fra alcuni giorni) e di non avere alcuna intenzione di presenziare. (ANSA)

(Archivio Ansa)
Dopo 51 anni verrà riesumata la salma del bandito Giuliano. I pm della Dda di Palermo hanno fissato per il 28 ottobre gli esami sui resti del ”re di Montelepre” affidati al medico legale del Policlinico Livio Milone.
È ufficialmente aperta, dunque, l’indagine sulla morte del responsabile dell’eccidio di Portella della Ginestra. La Procura, che dopo l’esposto dello storico Casarrubea aveva costituito un fascicolo di atti relativi, ha avviato un’inchiesta a carico di ignoti per omicidio e sostituzione di cadavere.
-
-
Dopo 51 anni verrà riesumata la salma del bandito Giuliano
-
-
La salma del bandito sarà riesumata il 28 ottobre: lo ha disposto la procura di Palermo
-
-
La riesumazione e la nuova autopsia sulla salma del bandito dovranno accertare se sia ancora possibile estrarne il Dna e procedere poi a un eventuale confronto con il codice genetico dei discendenti
-
-
Il corpo sepolto a Montelepre potrebbe essere quello di un uomo assai somigliante a Giuliano
-
-
I pm della Dda di Palermo hanno fissato per il 28 ottobre gli esami sui resti del ”re di Montelepre” affidati al medico legale del Policlinico Livio Milone
-
-
Il corpo di Salvatore Giuliano giace riverso nella piazzetta di Castelvetrano
-
-
Il capo della banda, che insanguinò le montagne attorno al capoluogo dell’Isola, venne ufficialmente ucciso nel luglio del 1950
-
-
Il cadavere di Giuliano a Castel Vetrano il 5 Luglio 1950
-
-
Salvatore Giuliano a Castel Vetrano
-
-
L’Europeo dà notizia del ruolo di Pisciotta nella morte di Giuliano
-
-
Una pagina dell’Unità del 7 luglio 1950
-
-
Una pagina dell’Unità del 7 luglio 1950
-
-
7 luglio 1950, La cronaca della morte di Salvatore Giuliano su una pagina dell’Unità
-
-
“Di sicuro c’è solo che è morto”
La riesumazione e la nuova autopsia sulla salma del bandito dovranno accertare se sia ancora possibile estrarne il Dna e procedere poi a un eventuale confronto con il codice genetico dei discendenti ancora in vita dello stesso Giuliano. Il capo della banda, che insanguinò le montagne attorno al capoluogo dell’Isola, venne ufficialmente ucciso nel luglio del 1950, ma nel suo esposto Casarrubea ha messo in dubbio che il cadavere sepolto nel cimitero di Montelepre (Palermo) sia quello del bandito.

Per merito del giornalista Tommaso Besozzi (autore di un celeberrimo e memorabile articolo-inchiesta, pubblicato sull’Europeo del 5 luglio 1950, dal titolo ”Di sicuro c’è solo che è morto”) era già stata smontata la versione ufficiale dell’uccisione in un conflitto a fuoco con i carabinieri e si era aperta la strada perché venisse fuori la verità, e cioé che Giuliano era stato assassinato a sangue freddo e a tradimento dal cugino, Gaspare Pisciotta, poi a sua volta ucciso da un caffé avvelenato, nel carcere palermitano dell’Ucciardone.
Ora viene meno anche l’unica sicurezza espressa da Besozzi, che il cadavere lo vide con i suoi occhi, e cioè che Giuliano sia realmente stato ucciso. Il corpo sepolto a Montelepre potrebbe essere quello di un uomo assai somigliante a Giuliano, ucciso per permettere al bandito di fuggire dalla Sicilia. L’inchiesta è coordinata dal procuratore aggiunto Antonio Ingroia e dai sostituti Francesco Del Bene, Marcello Viola, Paolo Guido e Lia Sava. Nelle scorse settimane, oltre a Casarrubea, i magistrati hanno sentito giornalisti e un colonnello del Ros dei carabinieri che ha eseguito alcuni accertamenti e il nipote di Giuliano, Antonio Sciortino. (ANSA)

Il pachiderma viene condotto al bagno (AP Photo/Khin Maung Win)
Il 7 novembre in Birmania (o Myanmar, come vuole dal 1989 la dittatura impostasi) si svolgeranno le prime elezioni generali degli ultimi 20 anni. Osservatori e media stranieri non saranno ammessi. La comunità internazionale teme che le elezioni possano trasformarsi in una farsa capace di cementare gli oltre 50 anni di regime militare nel paese.
Ma parlare di elefanti bianchi in Birmania non fa male alla giunta militare. Ecco così che al fotografo Khin Maung Win di Associated Press è permesso fotografare e inviarci le sue foto.
Per le strade di Nay Pyi Taw, la nuova capitale birmana, ha immortalato un elefante albino con il suo “mahout” (conducente).
-
-
Il pachiderma viene condotto al bagno
-
-
Il conducente dell’animale è noto come mahout
-
-
L’elefante bianco è un potente simbolo benaugurale
-
-
Nay Pyi Taw, Myanmar
-
-
Nella sua dimora appositamente costruita e al bagno
Nella tradizione buddhista del Sud-Est asiatico l’elefante bianco, molto raro, è un potente simbolo benaugurale, un amuleto capace di trasmettere al suo padrone il potere di cambiare il corso degli eventi, di trasformare il male in bene, la sfortuna in fortuna…

Toronto Fashion Week: una modella al trucco
Dai protagonisti della politica, dello sport e dello spettacolo alle persone comuni che, semplicemente, hanno colpito l’attenzione di un fotografo: ecco i “volti della settimana”, nelle foto scelte dalla redazione…
I VOLTI della SETTIMANA: L’ARCHIVIO
-
-
Toronto Fashion Week: una modella al trucco
-
-
Il Pope ortodosso Shenouda III in visita nei Paesi Bassi
-
-
Kate Bosworth partecipa ad un evento a Beverly Hills
-
-
Jean-Michel Basquiat (1960-1988) in mostra a Parigi
-
-
La protesta di una rifugiata iraniana ad Atene
-
-
Quinto meeting mondiale di Body Art a Caracas, Venezuela
-
-
Suor Mary Mackillop, la prima santa australiana
-
-
Cile, le lacrime di gioia di Oriel Contreras per la fine dell’incubo: lo zio minatore Victor Zamora torna in superficie
-
-
L’espressione della dea Kali sul volto di un devoto Hindu ad Allahabad, India
-
-
Giornata mondiale della vista a Hyderabad, India
-
-
Parigi, in piazza contro la riforma delle pensioni
-
-
Il primo ministro francese Francois Fillon parla in TV di riforma delle pensioni
-
-
Il Durga Purga Festival in India
-
-
Valentino Rossi in conferenza stampa a Melbourne, Australia
-
-
Una modella sulle passerelle di Atene
-
-
Adam Lambert a Kuala Lumpur, Malesia
-
-
Burhanuddin Rabbani, ex presidente afghano, ad una conferenza di pace a Kabul
-
-
Una donna in preghiera ad Allahabad, India
-
-
Il ciclista Christopher Froome ai Giochi del Commonwealth
-
-
Callum Johnson: oro nel sollevamento pesi ai Commonwealth Games
-
-
Una donna osserva l’arrivo del presidente Felipe a Ciudad Juarez, Messico
-
-
La stilista giapponese Wada Emi al Pusan Festival, Corea del Sud
-
-
Goldfrapp in concerto a Vienna
-
-
Una soldatessa della legione straniera spagnola in parata a Madrid per la festa nazionale del 12 ottobre
-
-
Bangkok, Thailandia, il ritorno delle camicie rosse

(AP Photo Thibault/Camus)

(AP Photo/Rajesh Kumar Singh)

Distretto dei Laghi, Inghilterra (Flickr, alancleaver_2000)
Dalle cascate più alte al mondo a chilometri e chilometri bianchi di sale, da fiordi mozzafiato scavati da ghiacciai a dune altissime di un arancione brillante.
Il sito della Lonely Planet, una delle guide turistiche più cool e famose, ha fatto la sua lista delle 10 meraviglie più meravigliose della Natura: il Salar de Uyuni in Bolivia, la Grande Barriera Corallina in Australia, il Deserto di Atacama e i Geyser El Tatio in Cile…

Laghi di Plitvice, Croazia

Sossusvlei, Namibia
Ecco tutti questi splendidi luoghi in una galleria fotografica che ci porta lontano…
-
-
1) Salar de Uyunia, Bolivia
-
-
1) Salar de Uyunia, Bolivia
-
-
2) Grande Barriera Corallina, Australia
-
-
2) Grande Barriera Corallina, Australia
-
-
3) Deserto di Atacama & Geyser del Tatio, Cile
-
-
3) Deserto di Atacama & Geyser del Tatio, Cile
-
-
4) Montagne Rocciose Canadesi, Canada
-
-
4) Montagne Rocciose Canadesi, Canada
-
-
5) Milford Sound, Nuova Zelanda
-
-
5) Milford Sound, Nuova Zelanda
-
-
6) Grand Canyon, USA
-
-
6) Grand Canyon, USA
-
-
7) Salto Ángel, Venezuela
-
-
7) Salto Ángel, Venezuela
-
-
8 ) Laghi di Plitvice, Croazia
-
-
8 ) Laghi di Plitvice, Croazia
-
-
9) Distretto dei Laghi, Inghilterra
-
-
9) Distretto dei Laghi, Inghilterra
-
-
10) Sossusvlei, Namibia
-
-
10) Sossusvlei, Namibia

(Epa/Adrian Bradshow)
Quella kazaka è l’unica consistente minoranza etnica presente in Mongolia, nella parte occidentale di un Paese in cui predominano i Khalkh mongoli. Nel diciannovesimo secolo i pastori nomadi kazaki erano soliti spostarsi, alla ricerca dei pascoli migliori, tra le zone oggi note come Kazakistan, Xinjiang (cina occidentale), Bayan Oelgiy (Mongolia occidentale).
-
-
Nella regione mongola di Bayan Oelgiy
-
-
I kazaki della Mongolia sono orgogliosi delle loro tradizioni
-
-
Le giovani generazioni si sono fatte carico di mantenere vive le tradizioni
-
-
Quella kazaka è l’unica consistente minoranza etnica presente in Mongolia, nella parte occidentale del Paese
-
-
La festa dell’aquila si tiene ogni anno in ottobre
-
-
La gioia di un partecipante dopo aver vinto un premio con la sua aquila reale
-
-
Addestrare le aquile è un compito difficilissimo ed ogni proprietario è giustamente orgoglioso di mostrare la propria agli spettatori
-
-
Un cappello tradizionale
-
-
Un’aquila al guinzaglio
-
-
Ancora nel diciannovesimo secolo i kazaki erano pastori nomadi
-
-
La religione dei kazachi è un islamismo sunnita non tradizionalista
-
-
Prodotti di artigianato in vendita
-
-
Mogli al seguito dei mariti
-
-
Un’aquila in volo
-
-
Il Kokbar, una sorta di tiro alla fune a cavallo con una pelle di volpe
-
-
Un falcone attaccato da un’aquila reale
-
-
Durante il festival vi sono anche gare di abilità a cavallo
-
-
Da ogni parte della regione convergono i cacciatori nei loro abiti tradizionali
-
-
Dalle alture i cacciatori tolgono il cappuccio all’aquila e la lanciano verso il cielo
-
-
La gara si svolge con prove di abilità e velocità
In tempi recenti, invece, i kazaki hanno avuto la tendenza a rimanere stanziali in quelle stesse zone, muovendosi solo per visitare i parenti oltre confine. I kazaki della Mongolia sono orgogliosi delle loro tradizioni, quali l’equitazione e la caccia con l’aquila; e le generazioni più giovani si sono prese l’incarico di mantenerle e garantirne la continuità.

(Epa/Adrian Bradshow)
La minoranza di origine kazaka si differenzia dalla restante popolazione locale per la religione (islamismo sunnita non tradizionalista), per la lingua (tartaro più simile al russo che al mongolo), oltre che per il modo di vestire (costumi dai colori vivaci e ornati da gioielli).
In questa fotogallery, le foto di Adrian Bradshow per EPA, durante l’annuale Festival dell’aquila reale.

(Epa/Adrian Bradshow)

1945, un'opera di Manet nella miniera di sale di Merkers, Germania (AP Photo/U.S. National Archives)
Oltre a privarli della vita e della dignità di uomo, i nazisti hanno spogliato gli ebrei di centinaia di migliaia di opere d’arte durante la Seconda Guerra mondiale, in uno dei più massicci raid nella storia culturale. Spesso si facevano fotografare con il loro bottino, che meticolosamente catalogavano su schede dattiloscritte.
Ma da oggi i sopravvissuti all’Olocausto e i loro parenti, così come i collezionisti d’arte e i musei, possono connettersi a internet e cercare su una banca dati storica gratuita tra i più di 20.000 oggetti d’arte rubati in Germania, Francia e Belgio tra il 1940 e il 1944, tra cui spiccano anche dipinti di Claude Monet e Marc Chagall.

1945, il generale Eisenhower tra i tesori rubati

1945, incisione di Durer nella miniera di Merkers
_______________________
Il database è un progetto congiunto della Conference of Jewish Material Claims Against Germany di New York e del Memorial Museum dell’Olocausto di Washington.
Gli organizzatori hanno riferito ad Associated Press che il database è insolito perché è stato costruito intorno a documenti del periodo nazista, che sono stati digitalizzati e resi ricercabili, mostrando ciò che è stato sequestrato e da chi, insieme ai dati in materia di restituzione o di rimpatrio e fotografie degli oggetti sequestrati.
-
-
1945, un’opera di Manet nella miniera di sale di Merkers, Germania
-
-
1945, il gen. Eisenhower in una miniera di Merkers, Germania, ispeziona i tesori d’arte rubati dai tedeschi
-
-
1945, Le Grazie di Rubens prese dal prese dal Reichsleiter Einsatzstab Rosenberg (ERR)
-
-
1945, schedari della ERR, unità speciale del Reich dedita a confiscare materiale nei paesi occupati
-
-
1945, il sergente americano Maus guarda un’incisione di Albrecht Durer, trovata tra i tesori nascosti nella miniera di Merkers, Germania
-
-
1945, soldato americano tra il bottino tedesco in una chiesa di Elligen, Germani
-
-
Christoph von Berg, a destra, e Willi Korte, uno dei principali studiosi di arte trafugata dai nazisti
La Claims Conference, che aiuta i sopravvissuti dell’Olocausto e i loro familiari a recuperare le loro proprietà, stima che quasi la metà degli oggetti sequestrati non siano mai stati restituiti ai legittimi proprietari o ai loro discendenti o al paese di origine. Per questo la nascita di questo database.
Tra le opere elencate nel database c’è un dipinto dell’artista danese Wouwerman Philips, appartenuto alla famiglia Rothschild e ritrovato nel 2007 nel caveau segreto di Zurigo del commerciante d’arte del Reich Bruno Lohse.
Nessuno sa esattamente quante opere siano state saccheggiate dai nazisti e quante ancora possano mancare. La Claims Conference ha detto che circa 650.000 oggetti d’arte sono stati presi, e migliaia di oggetti sono ancora smarriti.
Durante la Seconda Guerra mondiale, le opere d’arte ebraiche confiscate e altre trafugate dai nazisti furono immagazzinate a Parigi nella Galleria nazionale del Jeu de Paume o vi transitarono prima di partire per la Germania.
Ecco il database di oggetti d’arte al Jeu de Paume: www.errproject.org/jeudepaume