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Vaticanleaks , anche una donna tra i corvi Dossier Papa: serpeggia un gran senso di sospetto Video - Si tratterebbe di una cittadina italiana che lavora presso la Santa Sede. La moglie di Gabriele: "Non può essere stato lui" - Vaticanleaks, il cerchio si allarga. Anche una donna tra i sospetti, potrebbero esserci nuovi arresti dopo quello di Paolo Gabriele che, intanto, sta collaborando senza però ammettere precise responsabilità. Bagnasco: "E' un a situazione che colpisce. Il dolore del Papa nell'omelia.

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Archivio di Ottobre, 2010

Le foto più belle della settimana - 22/28 ottobre

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  • Tags: foto della settimana, le foto più belle
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Alcuni immigrati al largo dalle coste di Riposto

(Ansa/Orietta Scardino)

Trenta fotografie scelte dalla redazione tra le più belle, per raccontare frammenti di piccole e grandi storie, come ogni settimana…

India Fashion Week a Nuova Delhi

(Ap Photo)

India Fashion Week a Nuova Delhi
Raffiche di vento a 130 Km/h contro il faro di Ludington, Michigan, USA
Tuffo rituale a Stone Town, Zanzibar, Tanzania
Un venditore di frutta al mercato di Rawalpindi, Pakistan
Alcuni immigrati a bordo del barcone intercettato da motovedette della Guardia di Finanza al largo dalle coste di Riposto

Mietitura del riso nel villaggio di Tinpiple, Nepal
Luna piena a Kansas City, Missouri
Un venditore di palloncini a Kabul, Afghanistan
Mondiali di pattinaggio a Guarne, Colombia

Bucarest, Romania. Un poliziotto durante la manifestazione contro le misure di austerità introdotte dal governo
Donne hindu: un giorno di digiuno per la salute dei mariti ad Ahmadabad, India
Stelle e striscie a Goodyear, Arizona, USA
Edifici residenziali a Kowloon, Hong Kong
Corsa con il bufalo nella provincia di Chonburi, Thailandia

Monte Hochries, Alpi bavaresi, presso Rosenheim
Sciopero dei ferrovieri ad Atene, Grecia
Installazione di un’antenna a Duisburg, Germania
Seduta inaugurale del Parlamento a Kuwait City
Proteste a Parigi contro la riforma di Sarkozy

Fate in vendita all’Hamleys toy shop di Londra
Henné per la festa hindu di Karwa Chauth ad Allahabad, India
Scontrinella cittadina arabo-israeliana di Umm el-Fahm
Hopkinsville, Kentucky, USA
Capre verso il macello a Kabul, Afghanistan

Hanoi, Vietnam: picchetto d’onore per il presidente filippino Aquino
Una volpe volante (Pteropus vampyrus) nel cielo sopra Abidjan, Costa d’Avorio
Un ragazzo trasporta pane fresco per le strade de Il Cairo
Una fabbrica di mattoni a Kabul, Afghanistan
Igorot


Umm el-Fahm, Israele

(AP Photo/Ariel Schalit)

LE FOTO PIÙ BELLE, SETTIMANA DOPO SETTIMANA

Hopkinsville, Kentucky, USA

(AP Photo/Kentucky New Era, Danny Vowell)

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  • Venerdì 29 Ottobre 2010

Inmenso dolor: l’Argentina in lutto per l’ex presidente Kirchner

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  • Tags: Argentina, Nestor Kirchner
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Una donna rende l'ultimo omaggio a Kirchner

(AP Photo/Roberto Candia)

L’Argentina in lutto per Nestor Kirchner, il peronista progressista che per sette anni ha inciso da protagonista nella vita politica dell’Argentina, prima come capo di Stato, poi come marito della presidente Cristina Fernandez, che nel 2007 gli è succeduta alla Casa Rosada.

Kirchner, che aveva 60 anni, è morto ieri in Patagonia. Era nato nel 1950 a Rio Gallegos, e si era laureato in legge nella città di La Plata, dove aveva conosciuto la moglie. Finita la dittatura militare nel 1983, era stato tra il 1987 e il 1991 sindaco di Rio Gallegos, quindi governatore della provincia di Santa Cruz.

Una donna rende l’ultimo omaggio a Kirchner
Nestor siempre presente
Il leader peronista progressista che per sette anni ha inciso da protagonista nella vita politica dell’Argentina
Kirchner aveva 60 anni
Centinaia di persone in Plaza de Mayo per l’ultimo saluto

Finita la dittatura militare nel 1983, era stato tra il 1987 e il 1991 sindaco di Rio Gallegos
Nel maggio del 2003 era diventato presidente, incarico che mantenne fino al 2007
Al centro del suo modello politico ed economico, c’era stato il tentativo di modificare e sradicare gli effetti del neoliberismo e di promuovere una strenua difesa dei diritti umani
Qualche tempo fa aveva ripreso nelle proprie mani le redini del Partito Giustizialista (peronista)
Ormai da tempo Kirchner non nascondeva di voler tornare alla presidenza

Era in testa nei sondaggi, con un 34/36% dei consensi
Il leader peronista, affermano sostenitori e avversari, è morto proprio per lo stress provocato dalla sua grande passione per la politica
Kirchner non ha mai frenato la propria attività, nonostante i problemi cardiaci
La Presidente Cristina Fernandez, vedova di Kirchner, si appresta a dare l’ultimo saluto al marito
Il Governo ha annunciato tre giorni di lutto in tutto il Paese

Grazie Nestor!
Causa della morte, un arresto cardio-respiratorio
Da poco era diventato segretario generale dell’Unasur, l’Unione delle nazioni sudamericane
Néstor Kirchner ha segnato la storia degli ultimi 7 anni argentini
Fiori davanti al Palazzo presidenziale di Buenos Aires


Nel maggio del 2003 era diventato presidente, incarico che mantenne fino al 2007, quando alla Casa Rosada andò sua moglie, Cristina Fernandez. Al centro del suo modello politico ed economico, così come di quello della Fernandez, c’era stato il tentativo di modificare e sradicare gli effetti del neoliberismo e di promuovere una strenua difesa dei diritti umani.

Nestor siempre presente

(Epa/Cezaro De Luca)

Qualche tempo fa aveva ripreso nelle proprie mani le redini del Partito Giustizialista (peronista), con il sostegno di tanti sostenitori e l’opposizione dei suoi numerosi ‘nemici’, che lo tacciavano di autoritarismo e il cui obiettivo era quello di sbarrargli la strada che porta alla ‘Casa Rosada’. Ormai da tempo Kirchner non nascondeva di voler tornare alla presidenza. Era infatti in testa nei sondaggi, con un 34/36% dei consensi.

Il leader peronista, affermano sostenitori e avversari, è morto proprio per lo stress provocato dalla sua grande passione per la politica. E per il potere, aggiunge qualche analista, sottolineando che Kirchner non ha mai frenato la propria attività, nonostante due chiari ‘avvertimenti’ cardiaci: una operazione alla carotide in febbraio ed un’angioplastica in settembre.

Fiori davanti al Palazzo presidenziale di Buenos Aires

(AP Photo/Natacha Pisarenko)

A Buenos Aires si sono aperte oggi le porte del palazzo presidenziale della Casa Rosada, dove il feretro di Kirchner è stato portato per le esequie. Presenti, tra gli altri, la sorella di Kirchner, Alicia, ministro allo sviluppo sociale, la presidente Fernandez, i presidenti della Bolivia, Evo Morales, e dell’Ecuador, Rafael Correa, nonché i colleghi del Venezuela, Hugo Chavez, e del Brasile, Lula.

Il Governo ha annunciato tre giorni di lutto in tutto il Paese. In questa fotogallery, il grande dolore degli argentini nelle ore dell’ultimo omaggio all’amato presidente.

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  • Giovedì 28 Ottobre 2010

Jodie Foster, Barbarella e i Beatles: foto inedite in mostra

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  • Tags: Beatles, Emilio Lari, fotografia, Roma, True Lives
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Dal 3 al 7 novembre a Villa Mercadante

Gli scatti di Emilio Lari

I Beatles come non li avete mai visti e i volti più famosi del cinema internazionale: Marlon Brando, Jodie Foster, Fellini…
Dal 3 al 7 novembre 2010, in occasione del Festival internazionale del Film, presso Villa Mercadante a Roma la mostra–evento “True Lives: Scatti inediti di Emilio Lari“.
Sono esposti gli scatti esclusivi e inediti scatti di un assoluto protagonista della fotografia italiana, Emilio Lari, che da tanti anni lavora nei più famosi set cinematografici del mondo. Tra musica anni sessanta e video istallazioni spicca una serie di ritratti mai visti finora in Italia dei giovanissimi Beatles fino alle foto “rubate” dai ciak degli eterni Federico Fellini e Sergio Leone.

Dal 3 al 7 novembre a Villa Mercadante
Paul McCartney e John Lennon
Brigitte Bardot
John Lennon
Una giovanissima Jodie Foster

Jane Fonda sul set di “Barbarella”
Jane Fonda sul set di “Barbarella”
Ringo Starr
Paul McCartney
Robert De Niro nel film “Toro Scatenato”

Virna Lisi e Marcello Mastroianni
Britt Ekland
Bill Wyman dei Rolling Stones e Marianne Faithfull
Brigitte Bardot
George Harrison


Emilio Lari, dai primissimi anni 60 fino ad oggi fotografo di scena di più di 150 set internazionali, diventa protagonista e narratore del periodo più autentico e vero della storia del cinema della musica e della cultura contemporanea.
Sotto i riflettori gli scatti inediti di questo maestro: protagonisti dei giovanissimi John Lennon, Paul McCarthney, Ringo Starr e George Harrison sul set del film Help, in cui Ribellione, Speranza ed Energia vengono esaltate con la intensità degli anni ‘60.

Jane Fonda sul set di "Barbarella"

Jane Fonda sul set di "Barbarella" (Emilio Lari)

Cinema, Autenticità e Storia si intrecciano invece nella collezione di foto vintage in cui attori significativi come Robert De Niro, Marlon Brando e Jodie Foster, registi geniali come Federico Fellini e Sergio Leone, vengono catturati durante i retroscena e le curiosità dentro e fuori dal set.

  • redazione
  • Giovedì 28 Ottobre 2010

Moda: le foto più belle da Pechino, Bangkok, Dubai…

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  • Tags: bellezze, moda, passerelle, primavera/estate 2011, sfilate
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Le passerelle d'ottobre

Spenti i riflettori sulle passerelle delle capitali storiche della moda, continuano però le sfilate delle collezioni primavera/estate 2011 sulle nuove piazze del grande mercato del fashion design. Ecco una selezione delle foto più belle da Tokyo, Mosca, Seul, Dubai, Pechino, Nuova Delhi, Città del Messico e Bangkok.

Nuova Delhi
Pechino
Mosca
Bangkok
Pechino

Città del Messico
Pechino
Tokyo
Pechino
Mosca

Nuova Delhi
Bangkok
Pechino
Città del Messico
Pechino

Nuova Delhi
Mosca
Pechino
Seul
Bangkok

Pechino
Dubai
Mosca
Bangkok
Nuova Delhi

Bangkok
Seul
Mosca
Pechino
Mosca

Pechino
Bangkok
Città del Messico
Pechino
Dubai

Pechino
Città del Messico
Pechino
Nuova Delhi
Pechino

Nuova Delhi
Pechino
Città del Messico
Seul
Le passerelle d’ottobre


LE ALTRE GALLERY DALLE SFILATE

Nuova Delhi

(AP Photo/Manish Swarup)

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  • Giovedì 28 Ottobre 2010

Zoo di Washington, cuccioli di leone alla prova del bagno

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  • Tags: cuccioli, leone, Washington, zoo
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Femmina di otto settimane nuota tra acqua e foglie

Femmina di otto settimane nuota tra acqua e foglie (AP Photo/Jacquelyn Martin)

Allo zoo nazionale di Washington è arrivata la prova del bagno per quattro cuccioli di leone di quattro settimane d’età.
Il test è servito per assicurarsi che i quattro leoncini saranno al sicuro, anche nelle zone d’acqua del loro ambiente, quando saranno esposti al pubblico. L’evento è previsto per la fine di dicembre.
Aiutati dalla loro custode Leigh Pitsko, i piccoli hanno superato egregiamente la prova!

Femmina di otto settimane nuota tra acqua e foglie
Maschio di otto settimane
Un cucciolo grondante acqua con la custode Leigh Pitsko
Il primo dei quattro cuccioli viene tolto dall’acqua
Con la custode Leigh Pitsko


  • redazione
  • Giovedì 28 Ottobre 2010

Milano, body painting al Cioccolato… che passione!

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  • Tags: bodypainting, cioccolato, Cioccolato... che passione!, Milano
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A Milano, nei locali dell’antico mulino della Certosa di Via Garegnano

(Ansa)

Quando il cioccolato diventa arte. A Milano, nei locali dell’antico mulino della Certosa di Via Garegnano, a pochi passi dal centro, si è svolta, nell’ambito dell’iniziativa “Cioccolato…che passione!” - organizzata dal centro Meditazione e Degustazione - una serata dedicata alle performance di body painting della pittrice ucraina Natali Grunska, in collaborazione con i maestri pasticceri Massimo Peruzzini e Silvano Minuz.

A Milano, nei locali dell’antico mulino della Certosa di Via Garegnano
È l’ultima iniziativa del centro ”Meditazione e degustazione” di Milano
La pittrice ucraina Natali Grunska
La modella e l’artista con i maestri pasticceri Massimo Peruzzini e Silvano Minuz
”Cioccolato che passione”

Organizzata dal centro Meditazione e Degustazione
L’artista ha decorato il corpo di una modella con una miscela di cacao e di colori naturali
Su tronco e braccia temi maya e disegni aztechi per ripercorrere simbolicamente le origini del cioccolato
Cioccolatini in grembo

L’artista ha decorato il corpo di una modella con una miscela di cacao e di colori naturali. Su tronco e braccia temi maya e disegni aztechi per ripercorrere simbolicamente le origini del cioccolato, un tempo considerato cibo degli dei. (ANSA)

La pittrice ucraina Natali Grunska

(Ansa)

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  • Mercoledì 27 Ottobre 2010

Aperta al pubblico la casa di Pavarotti, aspettando il museo

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  • Tags: Luciano Pavarotti, Modena, museo, Nicoletta Mantovani
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Una gigantografia del tenore all'ingresso

(MassimoDall’Aglio/Kika)

Nicoletta Mantovani, vedova di Luciano Pavarotti, ha aperto al pubblico le porte della loro della villa di Santa Maria del Mugnano in occasione del settantacinquesimo anniversario della nascita del tenore.

Una gigantografia del tenore all’ingresso
Nicoletta Mantovani
La cucina
Cappelli
La cucina

Abiti
Il bagno
Abito da concerto e pianoforte
Cimeli
Le foto della carriera

Su una parete un dipinto raffigurante Pavarotti e la moglie
La camera da letto
Il pubblico
Matrioske in soggiorno
Il salotto

Il giardino
Lettere di Sting e Gianni Versace
Lettere di Giorgio Napolitano e di Lady Diana
Lettere di Mina e di Alberto di Monaco
Lettere di Kofi Annan e del Dalai Lama


Il pubblico ha potuto ammirare il pianoforte con il quale si esercitava tutti i giorni, i costumi di scena, i premi, gli spartiti musicali e le lettere di personaggi quali Lady Diana, Gianni Versace, il Dalai Lama, Alberto di Monaco, Kofi Annan, Mina e tanti altri.

Il giardino

(MassimoDall’Aglio/Kika)

La moglie dell’artista ha dichiarato: “Il valore di Luciano è mondiale ed è un peccato che le istituzioni bancarie, per ora, non abbiano accettato la mia proposta, di voler realizzare un museo dedicato a lui. Mio marito è entrato anche in un mercato chiuso come quello cinese e rappresenta uno dei simboli dell’Italia nel mondo. Perché non omaggiarlo?”. (Kikapress)

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  • Mercoledì 27 Ottobre 2010

Amazzonia: ogni tre giorni scoperta una nuova specie

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  • Tags: Amazzonia, animali, biodiversità, specie, WWF
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Alcune delle migliaia di nuove specie presentate dal report nell'ultimo report del Wwf 'Amazzonia viva'

(Ansa/WWF)

In Amazzonia negli ultimi 10 anni è stata scoperta una nuova specie ogni tre giorni. Questa la fotografia contenuta nell’ultimo report del Wwf ‘Amazzonia viva‘ lanciato ieri nel pieno della Conferenza mondiale sulla biodiversità in corso a Nagoya in Giappone.

Il rapporto mette in luce la straordinaria ricchezza di specie di quest’area e ne evidenzia le minacce. Un’enorme biodiversità che conta 1200 specie nuove scoperte e descritte in appena 10 anni (tra il 1999 e il 2009): praticamente una nuova specie ogni tre giorni (solo animali vertebrati - mammiferi, uccelli, rettili, anfibi e pesci e di piante) con il record di scoperte diviso tra Brasile, Perú e Ecuador.

Alcune delle migliaia di nuove specie presentate dal report nell’ultimo report del Wwf ‘Amazzonia viva’
Un esemplare di Tometes
Un esemplare di Telmatobius Sibiricus
Un esemplare di Rufous Twistwing - Cnipodectes superrufus
Un esemplare di thecadactylus solimoensis

Un esemplare di Mico acariensis
Un esemplare di anaconda boliviana (Eunectes beniensis)
Un esemplare di Rufous Twistwing Cnipodectes superrufus
Esemplari di Tometes
Un esemplare di Galea monasteriensis


Nel report è possibile trovare 637 piante, 257 pesci, 216 anfibi, 55 rettili e 39 mammiferi (tra cui 6 nuove scimmie compresa la Mico acariensis scoperta nel 2000). Poi, ancora la nuova specie di anaconda, il delfino rosa boliviano del Rio delle amazzoni sull’orlo dell’estinzione, la nuova specie di pesce gatto cieco dal colore rosso brillante che vive nelle acque sotterranee, e poi diversi pappagalli e altre specie di uccelli. A dominare su tutti sono peró gli invertebrati (soprattutto i ragni) che da soli rappresentano il 90% degli animali con 50.000 specie diverse in appena 2,5 km quadrati di foresta tropicale. Eppure negli ”ultimi 50 anni l’uomo ha causato la distruzione di almeno il 17% della foresta pluviale amazzonica, un’area pari a due volte la Spagna”. E invece dall’Amazzonia dipendono ‘’solo in Brasile oltre 30 milioni di persone”.

Mentre a livello globale svolge un’importante funzione nella regolazione del clima ’sequestrando’ tra i 90 e i 140 miliardi di tonnellate di carbonio. Allora, il Wwf ha rivolto un appello ai delegati dei 193 Paesi alla Conferenza di Nagoya affinch‚ l’Amazzonia venga inserita nella mappa mondiale dei luoghi prioritari per la conservazione. E per le nazioni amazzoniche si pensa - discutendone proprio nel vertice giapponese - di valutare un approccio transnazionale per creare un sistema di aree protette.

Indonesia, viaggio sul fondo dell’oceano: scoperte almeno 40 nuove specie

Animali e piante: nuove scoperte lungo il Mekong

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  • Mercoledì 27 Ottobre 2010

PEOPLE, le foto più belle - 19/25 ottobre

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  • Tags: foto della settimana-people, i volti della settimana, le foto più belle, ritratto
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Leon Russell a un concerto di raccolta fondi contro l'AIDS a New York

Leon Russell a un concerto di raccolta fondi contro l'AIDS a New York

Dai protagonisti della politica, dello sport e dello spettacolo alle persone comuni che, semplicemente, hanno colpito l’attenzione di un fotografo: ecco i “volti della settimana”, nelle foto scelte dalla redazione…

Leon Russell a un concerto di raccolta fondi contro l’AIDS a New York
Una modella in passerella a Santo Domingo
Il dissidente cubano Guillermo Farinas, giornalista, insignito del Premio Sakharov 2010
Ragazze in costumi tradizionali per la festa annuale di Tbilisi, Georgia
Abiti luminosi alla fiera delle invenzioni e delle idee di Nurnberg, Germania

Vo Marisol Valles Garcia, 20 anni, nuovo capo della polizia nel villaggio messicano di Praxedis G. Guerrero
Proteste antigovernative a Bangkok, Thailandia
Un bambino di Islamabad, Pakistan
Protesta curda a Copenhagen
Un volto della protesta francese contro la riforma delle pensioni

I ciclisti Mark Cavendish e Andy Schleck presentano il Tour de France 2011 a Parigi
Un soldato nordcoreano al confine con la Corea del Sud
Un volto della protesta francese contro la riforma delle pensioni
Una modella sulle passerelle di Città del Messico
Marcello Mastroianni in una scena de La dolce Vita, restaurata a 50 anni dall’uscita

Danny Trejo al Mexico Film Festival
Sharron Angle, candidata repubblicana al seggio senatoriale del Nevada, USA
Ronit Motwani, genio della matematica di Valencia
Il pilota francese Sebastien Loeb a un rally in Catalogna, Spagna
Un uomo attende l’arrivo del presidente nepalese per la festa di Dashain a Bhaktapur, Nepal

Elena Salgado, ministro spagnolo dell’economia al G20 di Gyeongju, Corea del Sud
Il presidente USA Barack Obama
Premio al miglior make-up durante la settimana della moda di Pechino, Cina
L’attrice di Bollywood Priyanka Chopra presente un film a Berlino
Elizabeth Maisondieu Camus presenta il volume “Solitario e solidale”, dedicato ad Albert Camus


I VOLTI delle SETTIMANE PRECENTI

Una modella sulle passerelle di Città del Messico

(Epa/Mario Guzman)

Un soldato nordcoreano al confine con la Corea del Sud

(AP Photo/Ahn Young-joon)

Proteste antigovernative a Bangkok, Thailandia

(AP Photo/Sakchai Lalit)

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  • Mercoledì 27 Ottobre 2010

Marsiglia sommersa dai rifiuti, ma la protesta si placa

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  • Tags: Francia, immondizia, Marsiglia, rifiuti, riforma delle pensioni
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Pile d'immondizia davanti a un negozio

Marsiglia, pile d’immondizia davanti a un negozio (AP Photo/Laurent Cipriani)

Mentre l’ultimo dibattito sulla riforma delle pensioni si è aperto stamani in Senato, prima del voto definitivo atteso in giornata (e domani anche in Assemblea nazionale), il movimento di contestazione sembra perdere vigore in Francia e la situazione tornare a poco a poco alla normalità.
Dopo due settimane di sciopero contro la proposta di alzare a 62 anni l’età pensionabile, i netturbini hanno ripreso il lavoro stamani a Marsiglia, dove la situazione sanitaria era diventata insostenibile per i cittadini, sommersi da 10.000 tonnellate di rifiuti ammassati sui marciapiedi e agli angoli delle strade.

Pile d’immondizia davanti a un negozio
I netturbini al lavoro
Netturbini al lavoro di fronte a tonnellate di rifiuti
Lo sciopero è contro il piano di alzare l’età pensionabile a 62 anni
Lo sciopero ha costato all’economia francese 400 milioni di euro al giorno

I netturbini si trovano di fronte montagne di immondizia
Una donna cammina davanti a cataste di rifiuti
Petroliere e altre navi bloccate a Martigues
I lavoratori hanno bloccato porti, raffinerie e inceneritori d’immondizia
Si sono accumulati 9000 tonnellate di immondizia


“Marsiglia è un immondezzaio, ci sono topi, incendi, c’è il rischio di malattie. Capisco questo sciopero, ma ad un certo punto bisogna fermarsi”. Una donna protestava così ai microfoni di alcuni giornalisti.
Durante la notte molti cassonetti sono stati dati alle fiamme. In due settimane si sono contati 800 incendi, ce ne sono stati quasi 300 solo in quest’ultimo fine settimana.

Petroliere e altre navi bloccate a Martigues

Petroliere e altre navi bloccate a Martigues (AP Photo/Claude Paris)

Dal punto di vista del carburante, tre raffinerie hanno votato la fine dello sciopero, mentre tra i depositi di petrolio, solo quello di Brive-la-Gaillard risultava di nuovo bloccato oggi da alcuni manifestanti. Ottimista si è mostrato il ministro dell’Ecologia, Jean-Louis Borloo, che aspetta per oggi il corretto funzionamento di quattro stazioni di servizio su cinque. Un pronostico giudicato comunque “difficilmente raggiungibile” dal presidente dell’Unione francese delle industrie petrolifere, Jean-Louis Schilansky.
I sindacati restano comunque sul piede di guerra. Bernard Thibault, leader della CGT, avverte che il movimento “non è finito”, nonostante le vacanze di Ognissanti. Oggi in tutta la Francia sono chiamati a scendere in campo gli studenti universitari che, nel primo pomeriggio, manifesteranno a Parigi davanti al Senato. Diverse Assemblee generali sono in corso all’appello dell’Unef, il principale sindacato degli studenti.
Intanto iniziative e sit-in sono previsti lungo tutta la giornata a Marsiglia, Bordeaux, Lione, Tolosa, nell’attesa dello sciopero generale di giovedì. (ANSA)

  • redazione
  • Martedì 26 Ottobre 2010

ANIMALI, le foto più belle - OTTOBRE

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  • Tags: animali, foto più belle animali, le foto più belle
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L'abbraccio tra due orsi polari dello zoo di Hannover, Germania

L'abbraccio tra due orsi polari dello zoo di Hannover, Germania

Una carrellata delle fotografie più curiose, divertenti o suggestive dal regno degli animali, scelte dalla redazione nel mese di ottobre.

Una mamma scimpanzé con il suo piccolo di due mesi allo zoo Attica di Atene

(AP Photo/Thanassis Stavrakis)

Una rana d'autunno a Wareham, Massachussets, USA

(AP Photo/Charles Krupa)

L’abbraccio tra due orsi polari dello zoo di Hannover, Germania
Pulcino di fenicottero con il padre
Un ippopotamo di due mesi allo zoo di Berlino
Una rana d’autunno a Wareham, Massachussets, USA
Daseep, cucciolo di tigre di Sumatra, è nato allo zoo di Francoforte

Una mamma scimpanzé con il suo piccolo di due mesi allo zoo Attica di Atene
Un granchio sulla costa della Louisiana, sei medi dopo il disastro petrolifero
Un esemplare di Borzoi premiato a Stoccarda, Germania
Uno scoiattolo di Minsk, Bielorussia
Concorso di bellezza felina a New York

Un ragno tesse la tela a Pacific Palisades, California, USA
Una capra al mercato di Kathmandu, Nepal
Due cagnolini messi in salvo da un incendio a Tijuana, Messico
Pulcino di fenicottero al Woodland Park di Seattle
Un topo nel panino: brutta sorpresa a Oxford

Scimmie Langur a Nuova Delhi, India
Concorso di bellezza felina a Bucarest, Romania
Elefante al lavoro a Tiruvilvamala, India
Manifestazione contro la vivisezione a Torino
Un cane cerca di raggiungere la riva in un villaggio della Thailandia alluvionata


ANIMALI, le foto più belle: LE ALTRE GALLERY

Un ippopotamo di due mesi allo zoo di Berlino

(AP Photo/Markus Schreiber)

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  • Martedì 26 Ottobre 2010

Brasile: Rio Negro in secca, la più preoccupante dal 1963

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  • Tags: Brasile, fiume, Rio delle Amazzoni, Rio Negro, secca, siccità
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Il Rio Negro confluisce nel Rio Solimões per formare il Rio delle Amazzoni

Rio Negro (AP Photo/Bruno Kelly)

Brasile. Il Rio Negro, uno dei maggiori affluenti del Rio delle Amazzoni, sta vivendo una delle secche più preoccupanti degli ultimi tempi. Il livello delle sue acque non è mai stato così basso dal 1963.
La situazione ha drammatiche ripercussioni sull’attività dei pescatori e dei barcaioli e anche sulle comunità vicine visto che il trasporto degli abitanti attorno al Rio è via fiume.

Il letto del Rio Negro pieno di rifiuti
Manaus: navi in secca nel lago Praquequara, nei pressi del Rio Negro
Il Rio Negro confluisce nel Rio Solimões per formare il Rio delle Amazzoni
Manaus, imbarcazioni sul letto secco del fiume
Il Rio Negro è uno dei maggiori affluenti del Rio delle Amazzoni

Bovini al pascolo nel lago Praquequara, nei pressi del rio Negro
Manaus, il fiume ha ridotto il suo livello di ben sei centimetri
Manaus, il remo solleva fango lungo il fiume quasi prosciugato
Manaus, barche giacciono sul letto secco del Rio Negro
Manaus, navi in secca nel lago Praquequara


Il Rio Negro ha le sorgenti in Colombia, sullo spartiacque fra i bacini del Rio delle Amazzoni e dell’Orinoco. In terra colombiana il fiume è chiamato Guainía. Nei pressi di Manaus, nel Brasile settentrionale, confluisce nel Rio Solimões per formare il Rio delle Amazzoni. Ed è proprio qui che la siccità ha avuto ripercussioni più profonde, aggravandosi nell’ultima settimana.
In 24 ore il livello del Rio Negro vicino Manaus è sceso di ben 6 centimetri, fino a 13,63 metri, minimo storico.

Il letto del Rio Negro pieno di rifiuti

Il letto del Rio Negro pieno di rifiuti (Ansa/EPA/DANILO MELLO)

Secondo le autorità locali quasi la metà delle 62 municipalità dello stato brasiliano di Amazonas ha dichiarato lo stato di emergenza; tra questi Manaquiri, una delle zone più colpite nel 2005 durante l’ultima grande siccità nella regione. In quell’anno migliaia di famiglie sono state costrette ad abbandonare le case e le scuole vennero chiuse per mancanza di studenti.

Manaus, barche giacciono sul letto secco del Rio Negro

Manaus, barche giacciono sul letto secco del Rio Negro (AP Photo/Bruno Kelly)

Le conseguenze sull’agricoltura e sul commercio sono pesanti. La protezione civile ha inviato almeno 600 tonnellate di generi alimentari, soprattutto acqua. Gli esperti temono che la situazione possa ancora peggiorare nelle prossime due settimane.

  • redazione
  • Martedì 26 Ottobre 2010

Neve sulle Dolomiti e in Valle d’Aosta oltre i 1.000 metri

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  • Tags: Dolomiti, maltempo, neve, Valle d'Aosta
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Sappada, provincia di Belluno

Sappada, provincia di Belluno (Ansa/Luciano Solero)

Neve fino a 1.000 metri di quota e i passi Stelvio, Rombo, Pennes e Stalle chiusi per motivi di sicurezza: il Trentino Alto Adige la nuova settimana è iniziata con un anticipo d’inverno che sta causando non pochi problemi alla viabilità.
Molti automobilisti viaggiano infatti ancora con le gomme estive. Le strade di montagna sono però percorribili solo con attrezzatura invernale. Davvero invernali le temperature in montagna: a 2000 m -3, a 3000 m -7 gradi.

Sappada, provincia di Belluno
Spazzaneve a Sappada, nel Bellunese
Aosta con le montagne circostanti innevate
Prima nevicata a San Genesio, Bolzano
San Genesio, Bolzano

Cerbiatti nei boschi di Sappada, Bellunese
Boschi attorno a Sappada, nel bellunese
Sappada, nel Bellunese
San Genesio, nei pressi di Bolzano

Numerosi gli interventi dei vigili del fuoco per la caduta di alberi e rami appesantiti dalla neve: per questo motivo è stata chiusa la statale 48 delle Dolomiti al passo di S.Lugano, per cui la val di Fiemme è raggiungibile con una deviazione in Valfloriana. La statale resterà chiusa probabilmente fino a domani, si apprende dalla Polizia stradale. Sono stati inoltre chiusi i passi Fedaia, San Pellegrino e Valles sul lato Veneto. La val di Fassa, il passo del Tonale e passo Campo Carlo Magno sono transitabili solo con l’attrezzatura invernale.

La notte scorsa ha nevicato anche in Valle d’Aosta sopra i 1.300 metri di quota. Le precipitazioni, di lieve entità, hanno interessato in particolare la zona sud-occidentale della regione, tra il Monte Bianco e le valli del Gran Paradiso. Non sono segnalati problemi alla viabilità.

Cerbiatti nei boschi di Sappada, Bellunese

Cerbiatti nei boschi di Sappada, Bellunese (Ansa/Luciano Solero)

Spunti di neve stamani a Cortina e sulle località dolomitiche venete, ma poi i fiocchi hanno lasciato spazio a pioggia e nevischio al di sotto dei 1.100-1.200 metri d’altitudine. Sopra i 2.000 metri, fino alle 8 di stamani, sulle Dolomiti la neve fresca ha toccato i 20-30 centimetri di accumulo. Ad Arabba, a 1.600 metri, sono caduti 16 centimetri, mentre a Pecol di Zoldo (1.370 m.) 4 centimetri. Le nevicate dovrebbero proseguire per buona parte della giornata. (ANSA)

  • redazione
  • Lunedì 25 Ottobre 2010

L’epidemia di colera nel paradiso perduto di Haiti

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  • Tags: colera, epidemia, Haiti, reportage
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Un medico statunitense certifica la morte per colera di un uomo di Droin, Haiti

(AP Photo/Ramon Espinosa)

La prima notizia sul diffondersi di un’epidemia di colera sull’isola caraibica di Haiti risale allo scorso 21 ottobre: la morte di almeno 19 persone, in gran parte bambini, nella regione di Artibonite e il ricovero di centinaia di persone con i sintomi tipici della malattia (vomito, diarrea e febbre alta) hanno portato le autorità a dare l’allarme.

La prima notizia sul diffondersi di un’epidemia di colera sull’isola caraibica di Haiti risale allo scorso 21 ottobre
A far dare l’allarme, la morte di almeno 19 persone, in gran parte bambini, nella regione di Artibonite e il ricovero di centinaia di persone con i sintomi tipici della malattia
Da più di cento anni ad Haiti non erano segnalati casi di colera
Le terribili condizioni igieniche seguite al sisma hanno riattivato il batterio
I funerali di una delle vittime dell’epidemia a Drouin (Grande Saline)

Un medico statunitense certifica la morte per colera di un uomo di Droin, Haiti
Il batterio del colera ha trovato terreno fertile nell’acqua di pessima qualità a disposizione dei terremotati
Ospedale di Grande-Saline, Haiti
Il contagio è stato favorito quest’ultimo dalle piogge torrenziali delle ultime settimane
Ormai il numero dei decessi per colera è salito a 253

Ieri l’epidemia è arrivata nella capitale, Port-au-Prince, dove oggi cinque persone hanno evidenziato i sintomi della malattia
I contagiati sono oltre 3.000
I medici e le organizzazioni umanitarie privi dei supporti sanitari adeguati e non riescono a far fronte all’emergenza
Il Governo, che per il prossimo 28 novembre ha fissato le elezioni presidenzali e legislative, cerca di minimizzare
I controlli al confine con Santo Domingo, l’altro Stato dell’isola, sono stati rafforzati, ma la frontiera resta aperta

Anche l’Onu sottolinea che le persone decedute a Port-au-Prince provenivano dall’interno del Paese
Il colera è una malattia altamente contagiosa causata da un batterio
Violenti attacchi di diarrea portano facilmente i malati a perdere in quattro ore anche il 10% del loro peso
Se non curato subito con antibiotici e acqua purificata, il colera può portare alla morte per disidratazione anche in meno di 24 ore
Una donna con il figlio, ricoverati all’ospedale St.Nicholas di Saint Marc, Haiti


Da più di cento anni ad Haiti non erano segnalati casi di colera, ma le terribili condizioni igieniche seguite al sisma hanno riattivato il batterio, che ha trovato nella pessima qualità dell’acqua a disposizione dei terremotati fertile terreno di prolificazione prima e di contagio poi, favorito quest’ultimo dalle piogge torrenziali delle ultime settimane che, tra l’altro, hanno anche fatto esondare in più punti in fiume Artibonite.

Ieri l’epidemia è arrivata nella capitale, Port-au-Prince, dove oggi cinque persone hanno evidenziato i sintomi della malattia e sono state messe in isolamento. Ormai il numero dei decessi per colera è salito a 253 e i contagiati sono oltre 3.000.

Ospedale di Grande-Saline, Haiti

(AP Photo/Ramon Espinosa)

Nel Paese, già devastato dal terremoto che lo scorso 12 gennaio ha provocato più di 250.000 morti e un milione e mezzo di sfollati, i medici e le organizzazioni umanitarie privi dei supporti sanitari adeguati e non riescono a far fronte all’emergenza.

Il Governo, che per il prossimo 28 novembre ha fissato le elezioni presidenzali e legislative, cerca di minimizzare. I controlli al confine con Santo Domingo, l’altro Stato dell’isola, sono stati rafforzati, ma la frontiera resta aperta. E anche l’Onu sottolinea che le persone decedute a Port-au-Prince provenivano dall’interno del Paese.

I medici e le organizzazioni umanitarie privi dei supporti sanitari adeguati e non riescono a far fronte all’emergenza

(AP Photo/Ramon Espinosa)

Il colera è una malattia altamente contagiosa causata da un batterio. Violenti attacchi di diarrea portano facilmente i malati a perdere in quattro ore anche il 10% del loro peso e, se non è possibile intervenire subito con cure adatte (antibiotici e acqua purificata), alla morte per disidratazione anche in meno di 24 ore.

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  • Lunedì 25 Ottobre 2010

Calendario Campari 2011, Benicio Del Toro tra sexy girl

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  • Tags: Benicio Del Toro, calendari, Calendario, calendario 2011, calendario Campari, Michel Comte
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Dicembre

Dicembre (Michel Comte/Campari)

“The Red Affair - il Calendario Campari 2011″ per la prima volta è interpretato da un protagonista maschile, il premio Oscar Benicio Del Toro.
“The Red Affair” è la storia di un affascinante appassionato d’arte, Benicio Del Toro, che riceve un misterioso messaggio. Questo lo catapulta in un’avventura alla caccia di una banda di ladri di opere d’arte che si chiude con l’eroe che trae in salvo una bellissima protagonista femminile.

Cover
Gennaio
Febbraio
Marzo
Aprile

Maggio
Giugno
Luglio
Agosto
Settembre

Ottobre
Novembre
Dicembre
Cover di dorso

La dodicesima edizione del calendario Campari s’ispira più, che in passato, al cinema. Come per una pellicola tradizionale “The Red Affair” si sviluppa un frame dopo l’altro. Dai fotogrammi alle fotografie Benicio Del Toro vive un’esperienza completamente nuova e dichiara: “Raccontare una storia per immagini è una novità per me e ha richiesto un approccio differente, in particolare la ricerca di un rapporto più diretto con la macchina fotografica rispetto a quello con la macchina da presa. La cosa che più mi ha coinvolto di ‘The Red Affair’ è il filo di seduzione che corre lungo la storia, è stato importante per comunicare la vitalità, lo stile e l’intensità di Campari”.

Agosto

Agosto (Michel Comte/Campari)

Michel Comte è il fotografo che Campari ha scelto per tradurre il calendario nelle immagini che ci accompagneranno durante tutto il 2011. Un chiaro esempio della loro dinamicità è la penultima scena in cui la protagonista femminile getta un cocktail Campari addosso al delinquente ormai catturato da Benicio Del Toro.
Michel Comte descrive così il proprio lavoro: “Queste sono immagini molto emozionali, molto italiane, insomma molto Campari. Ho cercato di catturare la verità di ogni momento ma anche quella dei momenti immediatamente precedenti e successivi alla scena. Durante lo shootting ho voluto preservare l’autenticità di ogni scatto, di ogni espressione e di ogni scambio di sguardi tra i personaggi per mantenere il più possibile il registro cinematografico che è innanzitutto movimento”.

Giugno

Giugno (Michel Comte/Campari)

In occasione del suo centocinquantesimo anniversario Campari ha scelto di rompere con la tradizione immortalando un protagonista maschile e così Del Toro si trova a ereditare il ruolo che è stato di donne bellissime, sue colleghe attrici, come l’ultima Bond girl, Olga Kurylenko, ma anche amiche come Salma Hayek, Eva Mendes e Jessica Alba.

  • redazione
  • Lunedì 25 Ottobre 2010

Le foto più belle della settimana - 15/21 ottobre

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  • Tags: foto della settimana, le foto più belle
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Piove a Hyderabad, India

(AP Photo/Mahesh Kumar A)

Trenta fotografie scelte dalla redazione tra le più belle, per raccontare frammenti di piccole e grandi storie, come ogni settimana…

35 gradi a Gaza: bagno con l'asinello nel Mediterraneo

(AP Photo/Hatem Moussa)

Lampade per la festa di Diwali a Nadia, India
Piove a Hyderabad, India
L’autunno a Salina, Kansas, USA
Lavorazione del sale a Markam, Tibet
Un tank di rifornimento carburante sorvola le catene montuose innevate afghane

Un cigno per le strade di Londra
In un campo di Tagete, fuori Morelia, Messico
Un minatore di Ahmadabad, India
Manifestazioni in tutta Francia contro la riforma delle pensioni: Lione
Una performance di Greenpeace a Londra

Un militare della missione ISAF a Kandahar, Afghanistan
35 gradi a Gaza: bagno con l’asinello nel Mediterraneo
Golfo del Messico, ancora in corso le ricerche per stabilire i danni arrecati all’ecosistema marino dall’incidente della petroliera BP
Lavarsi le mani: Giornata mondiale dedicata a Dhaka, Bangladesh
In passerella a Mosca

Nel suk di Damasco, Siria
Festa locale a Jammu, nel Rajasthan indiano
Incendio sull’autostrada Jalalabad-Torkham, Afghanistan
Polizia in assetto anti-sommossa a Giacarta, Indonesia
Manifestazioni in tutta Francia contro la riforma delle pensioni: Marsiglia

Giochi presso un check point a Kandahar, Afghanistan
Una casa di Masaya, Nicaragua
La Promenade des Anglais a Nizza
Raccolta dei cavoli a Liaoning, Cina
Festa hindu ad Allahabad, India

Un partecipante al Wigstock Festival di Tel Aviv
Mondiali di ginnastica a Rotterdam
L’autunno a Varsavia, Polonia
Mercato degli ovini nella Striscia di Gaza
In sauna a Managua, Nicaragua


In un campo di Tagete, fuori Morelia, Messico

(AP Photo/Carlos Jasso)

LE FOTO PIÙ BELLE, SETTIMANA DOPO SETTIMANA

Lavorazione del sale a Markam, Tibet

(AP Photo/Xinhua, Purbu Zhaxi)

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  • Venerdì 22 Ottobre 2010

Una vita da “O Rei”: Pelè compie 70 anni

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  • Tags: calcio, compleanno, Edson Arantes Do Nascimiento, Pelè, sport
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2007

(Ansa/Epa/Walter Bieri)

Se il calcio non si fosse chiamato così, avrebbe dovuto essere denominato Pelè. La convinzione espressa un giorno da Jorge Amado è quella di 200 milioni di brasiliani. Che, coerentemente, per celebrare il settantesimo compleanno dell’uomo simbolo del futebol stanno preparando un carnevale fuori stagione.

Edson Arantes Do Nascimiento (come si chiamava prima di diventare il bisillabo più famoso dello sport) è nato infatti a Tres Coracoes il 23 ottobre 1940: in una vita da copertina ha regalato record (basti questo: unico calciatore a vincere tre mondiali, 1279 reti segnate in carriera) e soprattutto sogni.

1961, il giovanissimo Pelè a Roma
1961, il giovanissimo Pelè a Roma
1970, Pelè con la Coppa del Mondo a Città del Messico
1974, Pelè con la Coppa del Mondo a Francoforte
1975, Pelè in campo a Boston

1977, l’ultima partita ufficiale
1996, Pelè con il tedesco Franz Beckendauer
1998, a Parigi per i mondiali di calcio
1999, Pelè alle Nazioni Unite insieme con l’allora segretario generale Kofi Annan
2003, Pelé a Seul per la World Peace King Cup

2005, Pelè ad una trasmissione TV con Maradona
2006, Pelè posa vicino al piede di bronzo
2006, Pelè con Claudia Schiffer alla cerimonia di inaugurazione dei mondiali di calcio a Monaco
2006, Galà per Pelè a Vienna
2007, Baci per Pelè a Colonia

2007, Pelè con Nelson Mandela
2007
2008, Pelè con Zlatan Ibrahimovic
2008, Pelè durante una conferenza stampa a Brasilia
2008, Pelè posa con una sua caricatura in un hotel di Parigi

2009, Pelè all’inaugurazione del nuovo Corona Stadium a Torreon, Messico
2009, Pelé con il presidente brasiliano Lula
2009, Pelè con Cristiano Ronaldo
2009, Pelè in festa a Copenhagen per l’ufficializzazione delle Olimpiadi 2016 a Rio De Janeiro
2010, Pelè, a Rio de Janeiro per presentare i mondiali del Sudafrica, bacia la Coppa del Mondo Fifa


Alzi la mano chi, in un Paese contagiato dalla febbre del pallone, quindi praticamente in tutto il mondo, mai ha provato il colpo da fuoriclasse ispirandosi a Pelè su un prato di periferia, un cortile, un campetto.

1970, Pelè con la Coppa del Mondo a Città del Messico

1970, Pelè con la Coppa del Mondo a Città del Messico

Per lui si sono sprecate le iperboli. Atleta del secolo (assegnato dal Cio nel 1999), calciatore del secolo (ex aequo con Maradona, che gli anni, 50, li compie il 30 di questo mese) Pelè secondo i brasiliani è la prova dell’immortalità, in quanto figura che sopravviverà a se stessa. ”O rei” è stato, ed è tuttora, con Muhammad Alì, l’atleta più celebre del mondo, famoso nei punti più remoti dell’Asia Minore come nel cuore dell’Africa, nei deserti australiani come nelle grandi capitali.

Nessun altro sportivo ha avuto più spettatori di lui, e la sua faccia è tuttora, molti anni dopo il suo ritiro, tra le più popolari del pianeta. ”Sono conosciuto più di Gesù Cristo”, disse una volta attirandosi critiche: ma non aveva torto. È stato intervistato e fotografato più di qualsiasi altra persona: statisti, divi del cinema e tycoon vari. È stato accolto da ‘Rei’ in 88 nazioni, e ricevuto da 70 premier, 40 capi di Stato e tre Papi. In Nigeria venne dichiarata una tregua di 48 ore ai tempi della guerra con il Biafra perché tutti, da entrambi gli schieramenti, potessero vederlo giocare.

Lo Scià di Persia lo aspettò tre ore in un aeroporto solo per potersi fare una foto con lui, le guardie alle frontiera cinese abbandonarono i loro posti e si spostarono a Hong Kong, attirandosi le ire del regime, solo perché avevano saputo che la Perla Nera si trovava quel giorno nella città-colonia. In Colombia Pelè fu espulso durante una partita, e la folla invase il campo costringendo l’arbitro alla fuga. Il match riprese solo con il ritorno in campo del grande brasiliano, a quel punto la folla tornò disciplinatamente sugli spalti.

2010, Pelè, a Rio de Janeiro per presentare i mondiali del Sudafrica, bacia la Coppa del Mondo Fifa

(Epa/Marcelo Sayao)

Quando aveva 20 anni in Brasile venne dichiarato ”tesoro nazionale”, e fu quindi proibita la sua cessione all’estero: ci rimase male il presidente dell’Inter Angelo Moratti che sognava di portarlo in nerazzurro e gli aveva fatto offerte molto serie. L’Italia fu anche il primo Paese straniero visitato da Pelè, nel 1958, quando il Brasile si fermò per due amichevoli sulla strada verso i Mondiali di Svezia, ma il timidissimo ragazzino 17enne già stella del Santos (città del litorale paulista che lui rese famosa ovunque) non poté giocare contro Inter e Fiorentina in quanto infortunato.

Pelè è stato immortalato da Andy Warhol nella galleria dei suoi ritratti; Baurù, la città brasiliana dove cominciò a giocare, gli ha dedicato una statua che produrrebbe miracoli (c’è chi sostiene di essere guarito toccandola): cento canzoni narrano la sua leggenda. Iperboli su iperboli, numerose quanto i suoi gol. Ma a ben pensarci tutte insieme non lo raccontano come fa il gesto plastico della rovesciata nel film Fuga per la vittoria.

Figlio d’arte di un calciatore che ebbe poca fortuna, Dondinho, a 70 anni non sa spiegare l’origine del suo soprannome, e in privato, lui che è così popolare e pubblico, regala persino momenti di grande pudore. Intervistato dall’ANSA, una volta prese la cornetta del telefono e disse semplicemente ”Sono Edson, come va?”. Certo poi offre anche qualche legittima pacchianata: l’impianto che gli hanno intitolato in patria a Maceiò si chiama stadio ”O Rei Pele”’ e lui quando va in tribuna in quell’impianto gongola.

Non perde mai il sorriso, è l’uomo-propaganda ideale (ma non ha mai fatto spot per sigarette e alcolici), e per questo ha continuato a guadagnare tanto anche dopo aver smesso di giocare. Per farlo arrabbiare c’è solo un modo: dirgli che Maradona è stato bravo quanto lui. A quel punto risponderà immancabilmente chiedendo quanti gol di testa e di destro ha segnato in carriera il rivale argentino re di Napoli (che con lui peraltro condivide il segno zodiacale, il determinatissimo ed enigmatico scorpione). Per poi aggiungere ”Io ero più completo”, punto e basta, e per una conferma basta chiedere al suo collega Tostao, ora apprezzato giornalista e grande ammiratore di Maradona: ”Effettivamente Pelè era davvero unico, inarrivabile”, risponde ogni volta. ”Quando Pelé giocava e poi si fermava in campo - ha scritto l’altro scrittore Eduardo Galeano - gli avversari si perdevano nei labirinti che le sue gambe disegnavano”. Solo Giovanni Trapattoni ne uscì fuori, ma quel giorno del maggio 1963 a San Siro il n. 10 del Brasile giocò infortunato.

Da politico (è stato ministro dello sport) e soprattutto come padre è stato meno fortunato, per sua stessa ammissione, ma di recente, con il suo carisma, ha vinto l’ennesima partita importante, risultando decisivo, come testimonial, per l’assegnazione delle Olimpiadi del 2016 a Rio de Janeiro, rifacendosi cosi’ di una delusione ”perche’ ho sempre desiderato vincere l’oro dei Giochi e non ci sono riuscito”.

Poco male, nonostante questo primato mancato rimane lo stesso il Mito, quello per cui in Brasile scrivono ancora sui muri ”grazie di essere nato” . E il calciatore di cui, garantiscono dalle spiagge di Copacabana ai palazzetti coloniali di Salvador de Bahia, si parlera’ anche nei secoli a venire.(ANSA).

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  • Venerdì 22 Ottobre 2010

Rifiuti, Terzigno come Kabul: ancora scontri, fiamme, distruzione

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  • Tags: Boscoreale, discarica, rifiuti, scontri, Terzigno
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Auto della polizia incendiata

Terzigno, auto della polizia incendiata (AP Photo/Salvatore Laporta)

Boscoreale e Terzigno come Kabul. Auto bruciate e capovolte al centro della strada, alte colonne di fumo nero dai camion dati alle fiamme ma anche rami di grossi alberi al centro della carreggiata, bidoni, mobili e spazzatura dovunque. È l’epilogo dell’ennesima notte di scontri e distruzioni nei comuni vesuviani.
A scatenare le violenze i gravi disagi provocati dalla discarica Sari, nel Parco nazionale del Vesuvio, e, nelle ultime ore, l’annunciata apertura del secondo sversatoio, il più grande d’Europa, in località Cava Vitiello a Terzigno.

(Per capire quello che sta succedendo vi invitiamo a leggere un articolo uscito su Panorama dedicato a chi si muove dietro questa, ennesima, emergenza nel napoletano)

Polizia e dimostranti sulla strada che porta alla discarica
Scontri tra polizia e manifestanti antidiscarica
Auto della polizia incendiata
La polizia affronta i manifestanti
I dimostranti lanciano una barra di metallo

Macchina della polizia rovesciata e in fiamme
Poliziotti nello scenario apocalittico di Terzigno
La polizia trattiene un dimostrante
Uomo con lo scooter si ferma a guardare i camion in fiamme
La gente guarda bruciare i camion dell’immondizia


In giro nella notte nei paesi vesuviani lo scenario appare drammatico. In via Passanti, a Boscoreale, la strada è per oltre trecento metri completamente impercorribile a causa delle violente proteste dei residenti. Proprio qui cinque compattatori sono stati incendiati dopo aver subito l’assedio, insieme con le forze dell’ordine che li scortavano, di una folla di oltre duecento manifestanti che hanno lanciato un assalto da vera e propria guerriglia urbana.
Alla rotonda Panoramica, dove si erano radunate oltre mille persone, è stata una lunga notte di disordini con un gruppo di manifestanti, quasi tutti giovani, che ha iniziato lanciando razzi contro le forze dell’ordine che hanno risposto con lacrimogeni, provocando il fuggi fuggi dei dimostranti pacifici, e cariche.

La polizia affronta i manifestanti

La polizia affronta i manifestanti (AP Photo/Salvatore Laporta)

“Ci hanno caricato - denuncia un manifestante - mentre eravamo nel gazebo allestito sulla strada. Non stavamo facendo niente, abbiamo subito una violenza gratuita”. Circostanza confermata da giornalisti presenti, alcuni dei quali hanno riferito di essere “stati colpiti da agenti con manganelli e scudi nonostante avessimo specificato di essere lì per lavoro”.
Per ore uomini in assetto antisommossa e blindati da un lato, la frangia più violenta dall’altra, che si è nascosta nelle zone più a sud della rotonda, si sono fronteggiati con lacrimogeni come risposta ai lanci di grossi petardi.
Qualcuno nel bel mezzo degli scontri si è rivolto ai poliziotti: “siamo gente perbene, dovreste difendere noi dai disastri di queste discariche e invece siete dall’altra parte. Noi però siamo contro la camorra che è l’unica ad avere interesse a far aprire le discariche”. Ma questo, a Terzigno, è solo il momento degli scontri. (ANSA)

  • redazione
  • Venerdì 22 Ottobre 2010

Strage di Piazza della Loggia, una storia giudiziaria lunga 36 anni

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  • Tags: Brescia, Piazza della Loggia, processo, strage
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Gli striscioni dei manifestanti coprono il corpo di una delle vittime

Gli striscioni dei manifestanti coprono il corpo di una delle vittime (ANSA)

Erano le 10.12 del 28 maggio 1974 quando in Piazza della Loggia a Brescia, cuore del dibattito politico della città, durante una manifestazione antifascista indetta dai sindacati, una bomba provocò la morte di otto persone e il ferimento di altre 100.
Da quel giorno, i magistrati bresciani non hanno mai smesso di indagare per individuare la mano che pose l’ordigno e l’ultimo processo, scaturito dalla terza inchiesta, riguarda un gruppo di ex ordinovisti veneti, già coinvolti ma poi usciti di scena nei procedimenti sulle stragi milanesi di piazza Fontana e della Questura, e il generale Francesco Delfino, il primo a indagare sull’eccidio quando era a capo del Nucleo operativo dei carabinieri. Fu proprio Delfino a indirizzare le prime indagini su un gruppo di neofascisti e di balordi bresciani imputati nel primo processo.
Oggi, in una nuova giornata giudiziaria di questo lungo investigare, il pm di Brescia al processo per la strage di piazza della Loggia ha chiesto quattro condanne all’ergastolo e un’assoluzione. Ergastolo per: Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi, Francesco Delfino e Maurizio Tramonte. Assoluzione, invece, per Pino Rauti.

Un mazzo di fiori riposto in Piazza Della Loggia, dopo l’attentato
Il dolore dei parenti delle vittime
Le vittime dell’attentato coperte da lenzuoli
Un’ambulanza accoglie un ferito scampato all’attentato
Un operaio soccorre uno dei feriti

Un soccorritore presta attenzione ad un ferito
Una panoramica di piazza Della Loggia dopo l’attentato
I segni della strage
La disperazione di fronte ad una delle vittime coperta dalle bandiere dei manifestanti
Gli striscioni dei manifestanti coprono il corpo di una delle vittime


Queste le tappe giudiziarie che hanno preceduto il dibattimento in corso.
2 giugno del ‘79: I giudici della Corte d’assise di Brescia condannano all’ergastolo Ermanno Buzzi e a dieci anni Angelino Papa mentre assolvono gran parte delle 16 persone incriminate dal pm Francesco Trovato e dal giudice istruttore Domenico Vino o li condannano a pene inferiori ma per detenzione di esplosivi o per altri attentati.
18 aprile 1981: Buzzi, personaggio in bilico tra criminalità comune e neofascismo, è strangolato dai ‘camerati’ Mario Tuti e Pierluigi Concutelli nel supercarcere di Novara. I due motivarono l’omicidio con il fatto che Buzzi fosse ”pederasta” e confidente dei carabinieri ma il sospetto è che temessero fosse intenzionato a fare dichiarazioni nell’imminente processo d’appello.
2 marzo 1982: I giudici della Corte d’assise d’appello di Brescia assolvono tutti gli imputati compreso Angelino Papa; nelle motivazioni definiranno Buzzi ”un cadavere da assolvere”.
30 novembre 1984: La Cassazione annulla la sentenza di appello e dispone un nuovo processo per Nando Ferrari, Angelino e Raffaele Papa e Marco De Amici.

Le vittime dell'attentato coperte da lenzuoli

Le vittime dell’attentato coperte da lenzuoli (Ansa)

23 marzo 1984: Il pm Michele Besson e il giudice istruttore Gian Paolo Zorzi aprono la cosidetta ‘inchiesta bis’. Imputati i neofascisti Cesare Ferri, il fotomodello Alessandro Stepanoff e Sergio Latini. La nuova pista è aperta dopo le dichiarazioni di alcuni pentiti tra cui Angelo Izzo.
20 aprile 1985: La Corte d’assise d’appello di Venezia, davanti alla quale è celebrato il nuovo processo di secondo grado, assolve tutti gli imputati del primo processo bresciano.
23 maggio 1987: I giudici di Brescia assolvono per insufficienza di prove Ferri, Latini e Stepanoff. Ferri e Latini sono assolti anche dall’omicidio di Buzzi che, secondo i pentiti, avrebbero fatto uccidere perché non parlasse.
25 settembre 1987: La Cassazione conferma la sentenza di assoluzione dei giudici della Corte d’appello di Venezia e pone fine alla prima inchiesta sulla strage.
10 marzo 1989: La Corte d’assise d’appello di Brescia assolve, questa volta con formula piena, Ferri, Stepanoff e Latini.
13 novembre 1989: La prima sezione della Corte di Cassazione, presieduta da Corrado Carnevale, conferma e rende definitive le assoluzioni di Ferri, Stepanoff e Latini. I primi due saranno anche risarciti per la carcerazione subita.
23 maggio 1993: Il giudice istruttore Gian Paolo Zorzi proscioglie gli ultimi imputati dell’inchiesta bis.
Quello stesso anno sarebbe cominciata la terza inchiesta, sfociata nel processo per cui è prevista la sentenza a fine novembre. (ANSA)

  • redazione
  • Giovedì 21 Ottobre 2010

Israele, Sharon in coma diventa arte e scoppia la polemica

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  • Tags: Ariel Sharon, arte, Israele, Kishon Gallery, Noam Braslavsky
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(Epa/Oliver Weiken)

Sta destando polemiche in Israele l’esposizione in una galleria d’arte di Tel Aviv di una fedele riproduzione dell’ex premier Ariel Sharon, mentre giace in un normale letto di ospedale, collegato a macchinari medici che in una stanza del tutto vuota emettono rumori soffusi.

Una fedele riproduzione dell’ex premier Ariel Sharon, mentre giace in un letto d’ospedale
L’iniziativa ha suscitato indignazione nel partito Kadima, fondato da Sharon nel 2005
”Ho appreso che tiene gli occhi aperti e che non ha perso peso, e ho preparato la statua di conseguenza”, ha spiegato l’artista
Un primo piano del volto
Da quattro anni Sharon è ricoverato in un padiglione riservato di un ospedale di Tel Aviv

La statua è un’opera dello scultore Noam Braslavsky
Collegato a macchinari medici che, in una stanza del tutto vuota, emettono rumori soffusi
Ariel Sharon in una foto del 2005

La statua realizzata dallo scultore Noam Braslavsky si basa su informazioni da lui raccolte sulle condizioni fisiche di Sharon, che da quattro anni è ricoverato in un padiglione riservato di un ospedale di Tel Aviv. ”Ho appreso che tiene gli occhi aperti e che non ha perso peso, e ho preparato la statua di conseguenza”, ha spiegato l’artista.

”Compito dell’arte è raggiungere aree che possono essere state rimosse dal pubblico”, ha spiegato a sua volta la direttrice della ‘Galleria di arte Kishon‘, Renana Kishon. ”In Israele non c’è nessuno che almeno per una volta non abbia cercato di immaginarsi quale sia oggi l’aspetto esteriore di Sharon”.

Una fedele riproduzione dell’ex premier Ariel Sharon, mentre giace in un letto d'ospedale

(AP Photo/Ariel Schalit)

Ma l’iniziativa ha suscitato indignazione nel partito Kadima, fondato da Sharon nel 2005. ”Si tratta di una opera cinica, escogitata a fini pubblicitari”, ha esclamato la parlamentare Ronit Tirosh. Omri Sharon, uno dei figli dell’ex premier, ha detto a sua volta di essere stato invitato alla apertura della mostra (fra alcuni giorni) e di non avere alcuna intenzione di presenziare. (ANSA)

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  • Mercoledì 20 Ottobre 2010

Il Bandito Giuliano: ultimo mistero a 60 anni dalla morte

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  • Tags: Bandito Giuliano, riesumazione, Salvatore Giuliano, storia
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Il corpo sepolto a Montelepre potrebbe essere quello di un uomo assai somigliante a Giuliano

(Archivio Ansa)

Dopo 51 anni verrà riesumata la salma del bandito Giuliano. I pm della Dda di Palermo hanno fissato per il 28 ottobre gli esami sui resti del ”re di Montelepre” affidati al medico legale del Policlinico Livio Milone.
È ufficialmente aperta, dunque, l’indagine sulla morte del responsabile dell’eccidio di Portella della Ginestra. La Procura, che dopo l’esposto dello storico Casarrubea aveva costituito un fascicolo di atti relativi, ha avviato un’inchiesta a carico di ignoti per omicidio e sostituzione di cadavere.

Dopo 51 anni verrà riesumata la salma del bandito Giuliano
La salma del bandito sarà riesumata il 28 ottobre: lo ha disposto la procura di Palermo
La riesumazione e la nuova autopsia sulla salma del bandito dovranno accertare se sia ancora possibile estrarne il Dna e procedere poi a un eventuale confronto con il codice genetico dei discendenti
Il corpo sepolto a Montelepre potrebbe essere quello di un uomo assai somigliante a Giuliano
I pm della Dda di Palermo hanno fissato per il 28 ottobre gli esami sui resti del ”re di Montelepre” affidati al medico legale del Policlinico Livio Milone

Il corpo di Salvatore Giuliano giace riverso nella piazzetta di Castelvetrano
Il capo della banda, che insanguinò le montagne attorno al capoluogo dell’Isola, venne ufficialmente ucciso nel luglio del 1950
Il cadavere di Giuliano a Castel Vetrano il 5 Luglio 1950
Salvatore Giuliano a Castel Vetrano
L’Europeo dà notizia del ruolo di Pisciotta nella morte di Giuliano

Una pagina dell’Unità del 7 luglio 1950
Una pagina dell’Unità del 7 luglio 1950
7 luglio 1950, La cronaca della morte di Salvatore Giuliano su una pagina dell’Unità
“Di sicuro c’è solo che è morto”

La riesumazione e la nuova autopsia sulla salma del bandito dovranno accertare se sia ancora possibile estrarne il Dna e procedere poi a un eventuale confronto con il codice genetico dei discendenti ancora in vita dello stesso Giuliano. Il capo della banda, che insanguinò le montagne attorno al capoluogo dell’Isola, venne ufficialmente ucciso nel luglio del 1950, ma nel suo esposto Casarrubea ha messo in dubbio che il cadavere sepolto nel cimitero di Montelepre (Palermo) sia quello del bandito.

"Di sicuro c'è solo che è morto"

Per merito del giornalista Tommaso Besozzi (autore di un celeberrimo e memorabile articolo-inchiesta, pubblicato sull’Europeo del 5 luglio 1950, dal titolo ”Di sicuro c’è solo che è morto”) era già stata smontata la versione ufficiale dell’uccisione in un conflitto a fuoco con i carabinieri e si era aperta la strada perché venisse fuori la verità, e cioé che Giuliano era stato assassinato a sangue freddo e a tradimento dal cugino, Gaspare Pisciotta, poi a sua volta ucciso da un caffé avvelenato, nel carcere palermitano dell’Ucciardone.

Ora viene meno anche l’unica sicurezza espressa da Besozzi, che il cadavere lo vide con i suoi occhi, e cioè che Giuliano sia realmente stato ucciso. Il corpo sepolto a Montelepre potrebbe essere quello di un uomo assai somigliante a Giuliano, ucciso per permettere al bandito di fuggire dalla Sicilia. L’inchiesta è coordinata dal procuratore aggiunto Antonio Ingroia e dai sostituti Francesco Del Bene, Marcello Viola, Paolo Guido e Lia Sava. Nelle scorse settimane, oltre a Casarrubea, i magistrati hanno sentito giornalisti e un colonnello del Ros dei carabinieri che ha eseguito alcuni accertamenti e il nipote di Giuliano, Antonio Sciortino. (ANSA)

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  • Mercoledì 20 Ottobre 2010

Birmania, elefante bianco per le strade di Nay Pyi Taw

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  • Tags: Birmania, elefante bianco
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Il pachiderma viene condotto al bagno

Il pachiderma viene condotto al bagno (AP Photo/Khin Maung Win)

Il 7 novembre in Birmania (o Myanmar, come vuole dal 1989 la dittatura impostasi) si svolgeranno le prime elezioni generali degli ultimi 20 anni. Osservatori e media stranieri non saranno ammessi. La comunità internazionale teme che le elezioni possano trasformarsi in una farsa capace di cementare gli oltre 50 anni di regime militare nel paese.

Ma parlare di elefanti bianchi in Birmania non fa male alla giunta militare. Ecco così che al fotografo Khin Maung Win di Associated Press è permesso fotografare e inviarci le sue foto.
Per le strade di Nay Pyi Taw, la nuova capitale birmana, ha immortalato un elefante albino con il suo “mahout” (conducente).

Il pachiderma viene condotto al bagno
Il conducente dell’animale è noto come mahout
L’elefante bianco è un potente simbolo benaugurale
Nay Pyi Taw, Myanmar
Nella sua dimora appositamente costruita e al bagno


Nella tradizione buddhista del Sud-Est asiatico l’elefante bianco, molto raro, è un potente simbolo benaugurale, un amuleto capace di trasmettere al suo padrone il potere di cambiare il corso degli eventi, di trasformare il male in bene, la sfortuna in fortuna…

  • redazione
  • Martedì 19 Ottobre 2010

PEOPLE, le foto più belle - 12/18 ottobre

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  • Tags: foto della settimana-people, i volti della settimana, le foto più belle, ritratto
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Toronto Fashion Week: una modella al trucco

Toronto Fashion Week: una modella al trucco

Dai protagonisti della politica, dello sport e dello spettacolo alle persone comuni che, semplicemente, hanno colpito l’attenzione di un fotografo: ecco i “volti della settimana”, nelle foto scelte dalla redazione…

I VOLTI della SETTIMANA: L’ARCHIVIO

Toronto Fashion Week: una modella al trucco
Il Pope ortodosso Shenouda III in visita nei Paesi Bassi
Kate Bosworth partecipa ad un evento a Beverly Hills
Jean-Michel Basquiat (1960-1988) in mostra a Parigi
La protesta di una rifugiata iraniana ad Atene

Quinto meeting mondiale di Body Art a Caracas, Venezuela
Suor Mary Mackillop, la prima santa australiana
Cile, le lacrime di gioia di Oriel Contreras per la fine dell’incubo: lo zio minatore Victor Zamora torna in superficie
L’espressione della dea Kali sul volto di un devoto Hindu ad Allahabad, India
Giornata mondiale della vista a Hyderabad, India

Parigi, in piazza contro la riforma delle pensioni
Il primo ministro francese Francois Fillon parla in TV di riforma delle pensioni
Il Durga Purga Festival in India
Valentino Rossi in conferenza stampa a Melbourne, Australia
Una modella sulle passerelle di Atene

Adam Lambert a Kuala Lumpur, Malesia
Burhanuddin Rabbani, ex presidente afghano, ad una conferenza di pace a Kabul
Una donna in preghiera ad Allahabad, India
Il ciclista Christopher Froome ai Giochi del Commonwealth
Callum Johnson: oro nel sollevamento pesi ai Commonwealth Games

Una donna osserva l’arrivo del presidente Felipe a Ciudad Juarez, Messico
La stilista giapponese Wada Emi al Pusan Festival, Corea del Sud
Goldfrapp in concerto a Vienna
Una soldatessa della legione straniera spagnola in parata a Madrid per la festa nazionale del 12 ottobre
Bangkok, Thailandia, il ritorno delle camicie rosse


Parigi, in piazza contro la riforma delle pensioni

(AP Photo Thibault/Camus)

L'espressione della dea Kali sul volto di una devota Hindu ad Allahabad, India

(AP Photo/Rajesh Kumar Singh)

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  • Martedì 19 Ottobre 2010

Le dieci meraviglie della Natura secondo Lonely Planet

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  • Tags: deserto, Grande barriera corallina, Lonely Planet, natura, Salar de Uyuni, viaggi
  • Un commento
9) Distretto dei Laghi, Inghilterra

Distretto dei Laghi, Inghilterra (Flickr, alancleaver_2000)

Dalle cascate più alte al mondo a chilometri e chilometri bianchi di sale, da fiordi mozzafiato scavati da ghiacciai a dune altissime di un arancione brillante.
Il sito della Lonely Planet, una delle guide turistiche più cool e famose, ha fatto la sua lista delle 10 meraviglie più meravigliose della Natura: il Salar de Uyuni in Bolivia, la Grande Barriera Corallina in Australia, il Deserto di Atacama e i Geyser El Tatio in Cile…

8 ) Laghi di Plitvice, Croazia

Laghi di Plitvice, Croazia

10) Sossusvlei, Namibia

Sossusvlei, Namibia

Ecco tutti questi splendidi luoghi in una galleria fotografica che ci porta lontano…

1) Salar de Uyunia, Bolivia
1) Salar de Uyunia, Bolivia
2) Grande Barriera Corallina, Australia
2) Grande Barriera Corallina, Australia
3) Deserto di Atacama & Geyser del Tatio, Cile

3) Deserto di Atacama & Geyser del Tatio, Cile
4) Montagne Rocciose Canadesi, Canada
4) Montagne Rocciose Canadesi, Canada
5) Milford Sound, Nuova Zelanda
5) Milford Sound, Nuova Zelanda

6) Grand Canyon, USA
6) Grand Canyon, USA
7) Salto Ángel, Venezuela
7) Salto Ángel, Venezuela
8 ) Laghi di Plitvice, Croazia

8 ) Laghi di Plitvice, Croazia
9) Distretto dei Laghi, Inghilterra
9) Distretto dei Laghi, Inghilterra
10) Sossusvlei, Namibia
10) Sossusvlei, Namibia


  • redazione
  • Martedì 19 Ottobre 2010

Tradizioni kazake in Mongolia: la caccia con l’aquila reale

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  • Tags: Adrian Bradshow, aquila, Bayan Oelgiy, caccia, kazaki, Mongolia, reportage
  • Lascia un commento
Addestrare le aquile è un compito difficilissimo ed ogni proprietario è giustamente orgoglioso di mostrare la propria agli spettatori

(Epa/Adrian Bradshow)

Quella kazaka è l’unica consistente minoranza etnica presente in Mongolia, nella parte occidentale di un Paese in cui predominano i Khalkh mongoli. Nel diciannovesimo secolo i pastori nomadi kazaki erano soliti spostarsi, alla ricerca dei pascoli migliori, tra le zone oggi note come Kazakistan, Xinjiang (cina occidentale), Bayan Oelgiy (Mongolia occidentale).

Nella regione mongola di Bayan Oelgiy
I kazaki della Mongolia sono orgogliosi delle loro tradizioni
Le giovani generazioni si sono fatte carico di mantenere vive le tradizioni
Quella kazaka è l’unica consistente minoranza etnica presente in Mongolia, nella parte occidentale del Paese
La festa dell’aquila si tiene ogni anno in ottobre

La gioia di un partecipante dopo aver vinto un premio con la sua aquila reale
Addestrare le aquile è un compito difficilissimo ed ogni proprietario è giustamente orgoglioso di mostrare la propria agli spettatori
Un cappello tradizionale
Un’aquila al guinzaglio
Ancora nel diciannovesimo secolo i kazaki erano pastori nomadi

La religione dei kazachi è un islamismo sunnita non tradizionalista
Prodotti di artigianato in vendita
Mogli al seguito dei mariti
Un’aquila in volo
Il Kokbar, una sorta di tiro alla fune a cavallo con una pelle di volpe

Un falcone attaccato da un’aquila reale
Durante il festival vi sono anche gare di abilità a cavallo
Da ogni parte della regione convergono i cacciatori nei loro abiti tradizionali
Dalle alture i cacciatori tolgono il cappuccio all’aquila e la lanciano verso il cielo
La gara si svolge con prove di abilità e velocità


In tempi recenti, invece, i kazaki hanno avuto la tendenza a rimanere stanziali in quelle stesse zone, muovendosi solo per visitare i parenti oltre confine. I kazaki della Mongolia sono orgogliosi delle loro tradizioni, quali l’equitazione e la caccia con l’aquila; e le generazioni più giovani si sono prese l’incarico di mantenerle e garantirne la continuità.

Dalle alture i cacciatori tolgono il cappuccio all'aquila e la lanciano verso il cielo

(Epa/Adrian Bradshow)

La minoranza di origine kazaka si differenzia dalla restante popolazione locale per la religione (islamismo sunnita non tradizionalista), per la lingua (tartaro più simile al russo che al mongolo), oltre che per il modo di vestire (costumi dai colori vivaci e ornati da gioielli).

In questa fotogallery, le foto di Adrian Bradshow per EPA, durante l’annuale Festival dell’aquila reale.

La gioia di un partecipante dopo aver vinto un premio con la sua aquila reale

(Epa/Adrian Bradshow)

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  • Martedì 19 Ottobre 2010

Nazismo, on line un database delle opere d’arte rubate agli ebrei

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  • Tags: arte, Claude Monet, Ebrei, nazismo, Olocausto, trafugamento
  • Un commento
1945, un'opera di Manet nella miniera di sale di Merkers, Germania

1945, un'opera di Manet nella miniera di sale di Merkers, Germania (AP Photo/U.S. National Archives)

Oltre a privarli della vita e della dignità di uomo, i nazisti hanno spogliato gli ebrei di centinaia di migliaia di opere d’arte durante la Seconda Guerra mondiale, in uno dei più massicci raid nella storia culturale. Spesso si facevano fotografare con il loro bottino, che meticolosamente catalogavano su schede dattiloscritte.

Ma da oggi i sopravvissuti all’Olocausto e i loro parenti, così come i collezionisti d’arte e i musei, possono connettersi a internet e cercare su una banca dati storica gratuita tra i più di 20.000 oggetti d’arte rubati in Germania, Francia e Belgio tra il 1940 e il 1944, tra cui spiccano anche dipinti di Claude Monet e Marc Chagall.

1945, il gen. Eisenhower in una miniera di Merkers, Germania, ispeziona i tesori d'arte rubati dai tedeschi

1945, il generale Eisenhower tra i tesori rubati

1945, il sergente americano Maus guarda un'incisione di Albrecht Durer, trovata tra i tesori nascosti nella miniera di Merkers, Germania

1945, incisione di Durer nella miniera di Merkers

_______________________

Il database è un progetto congiunto della Conference of Jewish Material Claims Against Germany di New York e del Memorial Museum dell’Olocausto di Washington.
Gli organizzatori hanno riferito ad Associated Press che il database è insolito perché è stato costruito intorno a documenti del periodo nazista, che sono stati digitalizzati e resi ricercabili, mostrando ciò che è stato sequestrato e da chi, insieme ai dati in materia di restituzione o di rimpatrio e fotografie degli oggetti sequestrati.

1945, un’opera di Manet nella miniera di sale di Merkers, Germania
1945, il gen. Eisenhower in una miniera di Merkers, Germania, ispeziona i tesori d’arte rubati dai tedeschi
1945, Le Grazie di Rubens prese dal prese dal Reichsleiter Einsatzstab Rosenberg (ERR)
1945, schedari della ERR, unità speciale del Reich dedita a confiscare materiale nei paesi occupati
1945, il sergente americano Maus guarda un’incisione di Albrecht Durer, trovata tra i tesori nascosti nella miniera di Merkers, Germania

1945, soldato americano tra il bottino tedesco in una chiesa di Elligen, Germani
Christoph von Berg, a destra, e Willi Korte, uno dei principali studiosi di arte trafugata dai nazisti

La Claims Conference, che aiuta i sopravvissuti dell’Olocausto e i loro familiari a recuperare le loro proprietà, stima che quasi la metà degli oggetti sequestrati non siano mai stati restituiti ai legittimi proprietari o ai loro discendenti o al paese di origine. Per questo la nascita di questo database.

Tra le opere elencate nel database c’è un dipinto dell’artista danese Wouwerman Philips, appartenuto alla famiglia Rothschild e ritrovato nel 2007 nel caveau segreto di Zurigo del commerciante d’arte del Reich Bruno Lohse.
Nessuno sa esattamente quante opere siano state saccheggiate dai nazisti e quante ancora possano mancare. La Claims Conference ha detto che circa 650.000 oggetti d’arte sono stati presi, e migliaia di oggetti sono ancora smarriti.
Durante la Seconda Guerra mondiale, le opere d’arte ebraiche confiscate e altre trafugate dai nazisti furono immagazzinate a Parigi nella Galleria nazionale del Jeu de Paume o vi transitarono prima di partire per la Germania.

Ecco il database di oggetti d’arte al Jeu de Paume: www.errproject.org/jeudepaume

  • redazione
  • Lunedì 18 Ottobre 2010
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