- Tags: Ai Weiwei, arte, Londra, Tate Modern, Unilever
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Quindici milioni di semi di girasole fabbricati a mano, uno a uno, in porcellana. È la nuova installazione della britannica Tate Modern firmata Ai Weiwei, l’artista cinese che ha disegnato lo stadio olimpico di Pechino. Aprirà i battenti al pubblico domani e verrà ospitata nella grande sala un tempo occupata dalle turbine della centrale elettrica - la Turbine Hall, per l’appunto.
- Sunflower seeds, Semi di girasole
- È la nuova installazione della britannica Tate Modern firmata Ai Weiwei
- L’installazione fa parte della serie Unilever, inaugurata nel 2000 dall’artista Louise Bourgeois con il suo ragno gigante in metallo
- Una visitatrice della mostra
- L’opera pesa 150 tonnellate ed è arrivata a Londra dalla Cina settimana scorsa
- L’opera vuole simbolizzare le carestie patite dal popolo cinese ai tempi di Mao Tse-tung
- Quindici milioni di semi di girasole fabbricati a mano, uno a uno, in porcellana
- L’artista cinese fotografa la sua opera
- Nato in Cina nel 1957, è cresciuto ai margini del deserto del Gobi dopo che suo padre, artista e poeta, era stato esiliato dal regime a causa del suo dissenso
- ”I semi”, ha spiegato Weiwei, ”sono i ricordi degli anni del comunismo e noi li condivideremo con gli amici”
L’opera, che pesa in tutto 150 tonnellate ed è arrivata a Londra dalla Cina settimana scorsa, vuole simbolizzare le carestie patite dal popolo cinese ai tempi di Mao Tse-tung e che, tra il 1958 e il 1961, costarono la vita a più di 30 milioni di persone. ”I semi”, ha spiegato Weiwei, ‘’sono i ricordi degli anni del comunismo e noi li condivideremo con gli amici”.
I visitatori potranno infatti camminare sul tappeto di semi, profondo più di 20 centimetri, giocare o esibirsi in disegni - un po’ come si fa con i giardini zen d’impronta giapponese. Alla fine della giornata gli addetti della Tate riporteranno tutto a zero grazie a dei lunghi rastrelli.
L’installazione fa parte della serie Unilever, inaugurata nel 2000 dall’artista Louise Bourgeois con il suo ragno gigante in metallo. L’opera di Weiwei sara’ l’11esima. La Turbin Hall, nell’arco di questi anni, ha ospitato altri lavori noti come ‘The Weather Project’ di Olafur Eliasson - il grande sole - o i lunghi scivoli di Carsten Holler. Weiwei, ad ogni modo, è l’artista più ‘politicizzato’ ad essere mai stato scelto dalla Tate per la serie Unilever.
Nato in Cina nel 1957, è cresciuto ai margini del deserto del Gobi dopo che suo padre, artista e poeta, era stato esiliato dal regime a causa del suo dissenso. Ai, dopo che il padre venne perdonato, fu ammesso alla scuola di cinema di Pechino e in seguito si spostò nel settore dell’arte d’avanguardia. Negli anni Ottanta decise però di andare a New York per seguire la sua ispirazione. Rientrò nella madrepatria nel 1993 solo quando reputò che l’atmosfera si fosse fatta più consona alle esigenze di libertà degli artisti.
Il suo grande momento arrivo’ con la commissione dello stadio olimpico di Pechino - soprannominato ‘nido d’uccello’ - in team con gli architetti svizzeri Herzog&deMeuron. Weiwei finì presto in contrasto con le autorità cinesi che accusò di voler sfruttare i giochi a fini propagandistici - li definì ”il finto sorriso della Cina”. Accusa tanto calzante che spinse Steven Spielberg a troncare la sua partecipazione. (ANSA).
- Lunedì 11 Ottobre 2010



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