- Tags: arte, arte contemporanea, MACRO, museo, Roma
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La fascia tricolore e le stampelle, alla destra l’architetto francese Odile Decq, a sinistra il direttore Luca Massimo Barbero, il sindaco Gianni Alemanno taglia il nastro giallo-amaranto e inaugura ufficialmente i nuovi spazi del MACRO (Museo d’Arte Contemporenea ROma): piccole piazze, corridoi, sopraelevate, terrazze e ascensori di cristallo, sale e pareti in nero profondo e rosso squillante, con l’unica eccezione del bianco totale delle aree espositive. ”Gli artisti - dice la Decq - devono essere liberi di esprimersi come vogliono”.
- L’interno del museo MACRO
- La struttura si fonde con il quartiere, anzi ”è la piazza che prima non aveva”, suggerisce Odile Decq
- Piccole piazze, corridoi, sopraelevate, terrazze e ascensori di cristallo, sale e pareti in nero profondo e rosso squillante
- L’architetto Odile Decq, progettista del museo
- I lavori sono durati 8 anni
- Il museo di via Reggio Emilia, insieme al Maxxi, candida Roma a capitale dell’arte contemporanea
- L’opera di Mark Quinn dal titolo ‘Waiting for Godot’
- Bianco totale nelle aree espositive. ”Gli artisti - dice la Decq - devono essere liberi di esprimersi come vogliono”
- Laboratorio Schifano 1
- La casa popolata dalle farfalle
- Una rivisitazione della Farnsworth House ideata da Mies van der Rohe nel 1951, in vetro e acciaio
- Opera degli artisti olandesi Bik Van Der Pol
- È l’opera vincitrice dell’Enel Contemporanea Award
- Il titolo dell’opera: ‘Are you really sure that a floor can’t also be a ceiling?’
- Vi si allevano farfalle tropicali di straordinaria bellezza e dimensioni
Ecco finalmente il museo di arte contemporanea dei romani, che 4 dicembre apre al pubblico a pieno regime (ma per il ristorante Nicolai e Gambero Rosso bisogna aspettare la prossima settimana). Ci sono voluti otto anni di lavori per creare dalla struttura preesistente questo ”edificio restituito in maniera entusiasmante - ha detto l’assessore all’Urbanistica di Roma Capitale Marco Corsini - l’arte contenuta dall’arte”. ”Luogo assolutamente meraviglioso - ha aggiunto Barbero - che ho vissuto come un paradiso e una trincea”. Certamente, il progetto ha attraversato ben tre amministrazioni capitoline, finché il sindaco Alemanno, ha sottolineato l’assessore alle Politiche culturali Umberto Croppi, ha avuto la forza di portarlo fino in fondo.
All’inizio del 2011 sarà operativo lo strumento della Fondazione, istituita di recente per far funzionare questa macchina complessa (in precedenza il Macro non aveva neanche lo status di museo, bensì rientrava tra i molti uffici della soprintendenza), che per funzionare avrà bisogno di 8 milioni di euro l’anno, ha detto Croppi, di cui è già assicurata la copertura dello start up e uno stanziamento di due milioni. Altrettanti dovrebbero arrivare dagli introiti da biglietti, servizi, parcheggio sotterraneo (un milione previsto) e dalla Fondazione. Per il resto è ancora da vedere.
Gli occhi sono puntati sulla partecipazione dei privati. La prima, già presente nel progetto di apertura, è quella di Enel, che allestisce nella grande sala a pianterreno l’opera vincitrice del concorso Enel Contemporanea 2010 dal titolo Are you really sure that a floor can’t also be a ceiling?, realizzata dalla coppia Bik Van der Pol. Una rivisitazione della Farnsworth House ideata da Mies van der Rohe nel 1951, in vetro e acciaio, dove si allevano farfalle tropicali di straordinaria bellezza e dimensioni, le piu’ grandi che si possano ammirare. ”Il nostro progetto per l’arte contemporanea - ha spiegato il direttore Relazioni esterne di Enel Gianluca Comin - non poteva che sposarsi con il Macro”.
Certo è che il museo di via Reggio Emilia, insieme al Maxxi, candida Roma a capitale dell’arte contemporanea. La struttura si fonde con il quartiere, anzi ”è la piazza che prima non aveva”, suggerisce Odile Decq, rigorosamente dark come suo solito. ”Qua è tutto nero perché penso ad artisti forti, capaci di esprimersi anche in un ambiente come questo”, prosegue l’architetto che il sindaco Alemanno ha assimilato a un novello Michelangelo. Mentre il rosso squillante della struttura centrale rimanda a una nota di ”golosità”. Per lei, la dimensione sociale di questo museo, con l’accesso gratuito per i grandi spazi comuni (a pagamento solo quelli espositivi) si fonde con l’arte, sono due aspetti della stessa medaglia. E Roma l’ha ispirata, nei colori e nella luce che piove dal tetto di vetro. Un vero incanto. (ANSA)
- Venerdì 3 Dicembre 2010



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