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Haiti piange i suoi morti, un anno dopo il terremoto

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  • Tags: anniversario, Haiti, terremoto
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Una donna partecipa alla cerimonia di commemorazione presso la cattedrale di Port au Prince

(Epa/Andres Martinez Casares)

Il bianco, il colore del lutto ad Haiti, ha caratterizzato la giornata di ieri, in cui nel Paese si è ricordato il catastrofico terremoto che, un anno fa, ha provocato 316 mila morti - 50 mila in più della cifra nota finora, come ha riferito il premier Jean Max Bellerive - ed ha ulteriormente prostrato la nazione più povera delle Americhe, oggi alle prese anche con una drammatica epidemia di colera.

Una donna partecipa alla cerimonia di commemorazione presso la cattedrale di Port au Prince
Una donna in preghiera
Fiaccolata a Port au Prince
Un coro nel luogo dove sorgeva la Cattedrale di Port au Prince, tuttora un cumulo di macerie
Molte migliaia di haitiani, per lo più vestiti di bianco, sono scesi per le strade di Port Au Prince, camminando in processione lungo le strade dissestate

La cerimonia nella zona di Titanyen dove, dopo il sisma, si sono scavate le prime fosse comuni per sotterrare le vittime
Le cerimonie si protrarranno per due settimane
Una donna in preghiera in Campo di Marte, la piazza centrale di Port au Prince
Un uomo presso le rovine della Cattedrale di Nostra Signora dell’Assunzione
Nelle fosse comuni di Titanyen si continua oggi a sotterrare le vittime dell’epidemia di colera, di cui muoiono almeno 40 haitiani al giorno

Il Presidente Renè Reval durante la commemorazione a Titanyen
Un uomo con i suoi figli presso le rovine della Cattedrale
I missionari e il personale impegnati presso l’ospedale di St. Damien partecipano a una fiaccolata di commemorazione
Alle 16:53 locali, l’istante in cui ebbe inizio il sisma, ovunque sono stati liberati in cielo palloncini bianchi
Ricordo dei funzionari cinesi morti nel quartier generale ONU

Un bambino in un campo rifugiati a Port au Prince
In preghiera presso le rovine della Cattedrale
Una famiglia visita le tombe dei parenti nel cimitero nazionale di Port au Prince
Un gruppo di bambini in un campo rifugiati di Port au Prince
Una bambina sopravvissuta al terremoto partecipa a una cerimonia commemorativa a Miami


Lentamente, molte migliaia di haitiani, per lo più vestiti di bianco, sono scesi per le strade di Port Au Prince, camminando in processione lungo le strade dissestate per partecipare alle varie cerimonie religiose. In particolare a quella celebrata attorno alla cattedrale, tuttora un cumulo di macerie. Tutti in attesa delle 16:53 locali (le 22:53 in Italia), l’istante che il 12 gennaio dell’anno scorso ha colpito tanto duramente il Paese, ed in cui ovunque sono stati liberati in cielo palloncini bianchi. Mesti anche i programmi della tv che, fin dal mattino, hanno mandato in onda immagini dell’immane catastrofe, con cadaveri tra le macerie e gli urli di terrore della gente che cercava di mettersi in salvo, poco dopo che la terra aveva tremato, per 38 secondi, con una terribile scossa di 7 gradi della scala Richter.

Haiti: a un anno dal terremoto, colera e collera di Stella Pende

Un anno dopo, l’enormità della tragedia in un Paese già da decenni allo stremo, è presente ovunque. Martedì, il presidente Renè Preval ha dato il via alle cerimonie, che si protrarranno per due settimane, recandosi nella zona di Tytanien, ad un’ora dalla capitale, dove, dopo il sisma, si sono scavate le prime fosse comuni per sotterrare i cadaveri estratti dalle macerie e dove si continuano a sotterrare le vittime del colera che non sembra placarsi, tanto che per l’epidemia muoiono ancora almeno 40 haitiani al giorno.

La cerimonia nella zona di Titanyen dove, dopo il sisma, si sono scavate le prime fosse comuni per sotterrare le vittime del sisma

La cerimonia presso le fosse comuni di Tytanien (Corentin Fohlen/Sipa/LaPresse)

Sempre nell’ora fatidica del terremoto, si è tenuta anche una cerimonia nel ‘Campo di Marte’, la piazza centrale di Port au Prince, in cui si sommano il passato ed il presente di Haiti, a cui hanno partecipato le principali autorità, tra le quali il capo dello stato Preval e l’ex presidente Usa Bill Clinton. Che, nel suo ruolo di coordinatore degli aiuti, al suo arrivo ad Haiti, si è detto ”irritato” per eclatante lentezza degli stessi, come evidenziano gli oltre 800.000 haitiani, 380.000 dei quali minorenni, che vivono tuttora negli attendamenti. La cerimonia è stata occasione per la posa della prima pietra di un monumento dedicato alle vittime. Su tutto aleggia l’incerto futuro politico del Paese.

L’Organizzazione degli stati americani (Osa) ha infatti reso noto che, dopo che suoi esperti hanno indagato sulle elezioni presidenziali del 28 novembre, ”non è possibile appoggiare i risultati preliminari presentati il 7 dicembre”. In pratica, vuole che Preval accetti che il suo candidato Jude Celestin, giunto secondo, non partecipi al ballottaggio, in cui dovrebbero invece misurarsi gli oppositori Mirlande Manigat e Michel Martelly. In merito, il Presidente ha solo assicurato: ”Volevo andarmene il 7 febbraio, giorno in cui scade il mio mandato, ma alla luce delle impugnazioni, per quella data non ci sarà un mio successore”. La legge gli consente di restare in carica per altri 90 giorni. Un tempo lunghissimo, per un Paese in cui i disordini si ripetono da sempre. E dove, dopo l’anniversario del terremoto, tutto è possibile in tal senso, nonostante la presenza di varie migliaia di caschi blu dell’Onu. (ANSA)

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