Archivio di Febbraio, 2011

Una scultura naturale di ghiaccio su un lago presso Francoforte sull
Trenta fotografie scelte dalla redazione tra le più belle, per raccontare frammenti di piccole e grandi storie, come ogni settimana…

Lo schiaccianoci in scena a Pechino, Cina (Epa/How Hwee Young)
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Una scultura naturale di ghiaccio su un lago presso Francoforte sull’Oder, Germania
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Mikhail Gorbaciov e Angela Merkel al Museo John F. Kennedy di Berlino
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Un poliziotto colpito da una bottiglia incendiaria ad Atene, durante uno scontro con gli anarchici nel giorno dello sciopero generale
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Magoma, giraffa madre, e Koobi, giraffa figlio, allo zoo di Colonia, Germania
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Lo schiaccianoci in scena a Pechino, Cina
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Supporter di Julian Assange a Londra fuori dal tribunale che ha concesso la sua estradizione in Svezia
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Un aereo sulla pista dell’aeroporto di Cleveland, Ohio, USA
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Lo shuttle Discovery parte per il suo ultimo viaggio spaziale
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L’aurora boreale sul villaggio di Ersfjordbotn, Norvegia
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Manifestazione a Ramallah, Cisgiordania, per chiedere unità d’azione ad Hamas e Fatah contro il veto USA alla condanna degli insediamenti ebraici
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Un venditore di uccelli nel suo negozio di Kabul, Afghanistan
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Maschere di carnevale in vendita a Rio de Janeiro, in Brasile
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Durante una manifestazione, attivisti del partito indiano Bharatiya Janata travolti da un getto d’acqua azionato dalla polizia a Nuova Delhi, India
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Monte Jenner, Germania
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La scultura in legno dell’artista ivoriano Jems Robert Koko Bi Mandela, 2700 pieces of Life’s history
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Riposo pomeridiano a Pechino, Cina
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Un uomo trasporta dell’acqua a Qingdao, Cina
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Uno sciatore ad Oslo, Norvegia
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Scalatori su ghiaccio ad Hart’s Location, New Hampshire, USA
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Sorelle di Islamabad, Pakistan
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La sfilata dello stilista Miguel Palacio a Madrid
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Baraka, Republica democratica del Congo. Una donna in attesa della sentenza contro 11 soldati accusati di stupro e crimini contro l’umanità
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Una foto di Gheddafi data alle fiamme a Parigi
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Una balena grigia nei pressi di Guerrero Negro, Messico
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Escursione subacquea presso l’isola di Muk, Thailandia
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Una donna palestinese piange i suoi ulivi ad Hebron, Cisgiordania
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Piano, idioti inclusi: un cartello nelle zone terremotate della Nuova Zelanda
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Incontro degli imprenditori con il presidente russo Medvedev e il re di Spagna Juan Carlos a San Pietroburgo
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Torneo di golf a Marana, Arizona, USA
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Una leonessa al Cotswold Wildlife Park presso Burford, Inghilterra

Un venditore di uccelli nel suo negozio di Kabul, Afghanistan (AP Photo/Dar Yasin)
LE FOTO PIÙ BELLE, SETTIMANA DOPO SETTIMANA

Un aereo sulla pista dell’aeroporto di Cleveland, Ohio, USA (AP Photo/Amy Sancetta)

(Ansa/Heike Engel/National Geographic)
Due persone completamente diverse: è questo lo stupefacente risultato di una nuova ricostruzione del volto di Ötzi, la mummia di 5 mila anni fa conservata al Museo archeologico dell’Alto Adige di Bolzano. Oggi la rivista National Geographic, nella sua edizione tedesca, pubblica il frutto del lavoro di uno studio olandese che rivoluziona quanto sinora si presumeva sull’aspetto dell’Ice Man trovato per caso da una coppia di alpinisti tedeschi nel 1981 sul ghiacciaio altoatesino del Similaun sulle Alpi Venoste, ai confini con l’Austria.
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Ötzi
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Ötzi è conosciuto anche come La mummia del Similaun, Uomo venuto dal ghiaccio, Iceman o anche Frozen Fritz
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La vecchia e la nuova ricostruzione del volto di Ötzi a confronto
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Il suo ritrovamento risale al 19 settembre 1991
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La vecchia e la nuova ricostruzione del volto di Ötzi a confronto
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Fu trovato sulle Alpi Venoste, ai piedi del ghiacciaio del Similaun (3.210 m s.l.m.) al confine fra Italia e Valle del Tirolo austriaco
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La vecchia ricostruzione di Oetzi
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La mummia fu ritrovata dai coniugi tedeschi Erika e Helmut Simon di Norimberga durante un’escursione
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La copertina di National Geographic che pubblica lo studio olandese
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Il corpo di Ötzi, inizialmente conteso tra Italia e Austria, è attualmente conservato al Museo Archeologico dell’Alto Adige di Bolzano
Il volto appare drammaticamente consumato dalle intemperie e dalle vicissitudini di una vita che - alle latitudini e alle altitudini dove il progenitore dei tirolesi deve avere vissuto - ha pesantemente influito sul suo processo di invecchiamento, tanto da fargli assumere l’aspetto molto più anziano rispetto al quarantenne che era.
La nuova immagine di Ötzi è stata realizzata dai gemelli olandesi Alfons e Adrie Kennis, tra i maggiori specialisti al mondo in ricostruzioni paleontologiche. Il loro lavoro si basa su una replica tridimensionale del cranio della mummia, ottenuto con i dati delle ultime tomografie computerizzate. Questa tecnica di modellazione in 3d è denominata stereo-litografia e la sua prima applicazione risale al 1992, quando fu sperimentata proprio su Ötzi, per approdare in seguito nella chirurgia, dove oggi è usata per la preparazione di interventi chirurgici complessi. (ANSA)

(Paolo Pellegrin/Magnum Photos)
La guerra, la prigionia, il dolore, i disastri ambientali: in oltre 200 immagini la prima grande retrospettiva dedicata al lavoro di Paolo Pellegrin dalla Fondazione Forma per la Fotografia di Milano, dal titolo Dies Irae. Fotogiornalista, classe 1964, membro di Magnum Photos dal 1995, la carriera di Pellegrin è costellata da innumerevoli riconoscimenti internazionali, tra cui numerosi premi assegnatigli dal World Press Photo.
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Una madre piange il suo bambino ucciso durante un’incursione delle IDF a Jenin, Palestina, 2002
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Membri della Brigata dei Martiri di al-Aqsa a Gaza, Palestina, 2004
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Un palestinese viene arrestato e bendato durante un’operazione militare israeliana vicino a Jenin, Palestina, 2002
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Phanna, 24 anni, malata di Aids, nella sua casa a Phnom Penh, Cambogia 1998
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La città di Bassora in fiamme durante l’invasione americana in Iraq, 2003
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Un gruppo di donne nel cimitero dei martiri di Behesht Zahra a Teheran, Iran, 2009
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La casa di Cura St. Rita a Chalmette, nella Parrocchia di St. Bernard, a est di New Orleans, Louisiana, 2005
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Un gruppo di profughi kosovari in arrivo a Kukes, Albania, 1999
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Un elicottero usato dalla Drug Enforcement Administration e dalle truppe afghane atterra a Kabul dopo aver portato a termine una missione. Afghanistan, 2006
“Il mio ruolo – la mia responsabilità – è di creare un archivio della nostra memoria collettiva”, dichiara Pellegrin che, parlando del suo lavoro, usa spesso una metafora: la fotografia per lui è come una lingua lontana e misteriosa, magari di un ceppo sconosciuto, tutta da imparare poco a poco, che permette a chi l’adopera, il fotografo, di usarla per raccontare storie.
La mostra, inaugurata lo scorso 17 febbraio, rimarrà aperta fino al 15 maggio.

Un poliziotto colpito da una bottiglia incendiaria (AP Photo/Dimitri Messinis)
Al termine di cortei cui hanno partecipato decine di migliaia di persone nella capitale e in altre città, nel quadro dello sciopero generale indetto da tutti i sindacati contro l’austerity, si sono verificati oggi dei violenti scontri nelle strade di Atene tra giovani manifestanti anarchici e forze dell’ordine. Una vera e propria battaglia si è svolta nel centro della capitale greca, davanti al Parlamento. Gruppi di manifestanti hanno cominciato a lanciare pietre, bottiglie incendiarie e petardi contro gli agenti. La polizia, schierata in forza, ha risposto con un pesante sbarramento di lacrimogeni. La battaglia è andata avanti per una mezz’ora. Sugli striscioni la rabbia di operai, studenti e pensionati: ”Stiamo morendo”, ”Non ce la facciamo più”, ”Papandreou vattene, il popolo non ti vuole”.
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Un poliziotto colpito da una bottiglia incendiaria
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Un poliziotto in fiamme, colpito da una bottiglia incendiaria
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Un poliziotto in fiamme
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Arresto di un manifestante
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Fotografi in fiamme
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Un estintore azionato contro la polizia
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Bastonate contro la polizia
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Poliziotti tra le fiamme
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Un poliziotto in motocicletta si avventa contro un manifestante
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L’arresto di un manifestante | Un momento degli scontri
La polizia ha quantificato in circa 20mila il numero dei manifestanti ad Atene e nel Pireo e in circa 16mila quelli di Salonicco, nel nord. Fonti sindacali si sono invece rallegrate di una forte mobilitazione, stimando in 60mila le persone presenti nella capitale.
Lo sciopero, il primo dell’anno dopo sette giorni di agitazioni nel 2010, ha avuto ripercussioni su amministrazioni, ospedali, servizi pubblici e scuole. Altre categorie sociali si sono unite alla protesta, in particolare farmacisti e avvocati.
Il traffico aereo è stato sospeso per l’astensione dal lavoro dei dispositivi di controllo aerei dalle 12 alle 16 (dalle 11 alle 15 in Italia), oltre ai collegamenti marittimi con isole, servizi ferroviari ed una parte dei trasporti urbani.

1936: re Giorgio VI e la regina Elisabetta con le figlie Elisabetta e Margaret (Ansa/EPA/The Royal Collection)
L’attuale regina del Regno Unito, Elisabetta II, ancora bebè sulle gambe di Alberto duca di York, ovvero re Giorgio VI (il protagonista dell’applauditissimo film ora in sala Il discorso del re). Ancora lei, la regina, quattordicenne e con un volto serio, o a tredici anni abbracciata a sua sorella minore Margaret, o ormai donna con attorno il principe Carlo ancora bambino…
Sono solo alcune delle foto in mostra dal 25 febbraio al 5 giugno 2011 a The Queen’s Gallery di Edimburgo, nell’esposizione - che è anche libro - Marcus Adams: Royal Photographer.
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1936: re Giorgio VI e la regina Elisabetta con le loro figlie, principesse Elisabetta e Margaret
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Alberto duca di York (re Giorgio VI) e sua figlia la principessa Elisabetta (l’attuale regina)
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La regina Elisabetta II con i suoi figli il principe Carlo e la principessa Anna
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1927, la principessa Elisabetta (l’attuale regina Elisabetta II) a 11 mesi d’età
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1940, la principessa Elisabetta a 14 anni (l’attuale regina Elisabetta II)
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1931, Elisabetta duchessa di York e sua figlia Margaret
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1939, le principesse Elisabetta e Margaret rispettivamente a 13 e 9 anni
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1927: Alberto ed Elisabetta, duchi di York, e loro figlia Elisabetta (l’attuale regina Elisabetta II)
Marcus Adams fu il fotografo reale dal 1926 al 1956 e durante quel periodo immortalò due generazioni di infanti reali, presentando, con il suo stile, una nuova e più rilassata immagine della famiglia reale.
Ora i suoi scatti - più di cento - ci fanno rivivere il fascino della vita di corte, tra contegno e quotidianità, soprattutto nelle immagini della principessa Elisabetta (oggi regina Elisabetta II) e di sua sorella, la principessa Margaret, ritratte tra gli anni Venti e Trenta.

Dal golpe contro re Idris al bombardamento su Tripoli ordinato da Reagan, da Lockerbie al Trattato di amicizia con l’Italia, fino alla sua cattura e morte - durante l’assalto finale al regime e la conquista di Sirte - la storia della Libia ha coinciso per 42 anni con quella del Colonnello Muammar Gheddafi, il leader più longevo del mondo arabo-musulmano.
Muammar Gheddafi nasce a Sirte, in pieno deserto libico, in un giorno imprecisato del 1942 (si ipotizza fra giugno e settembre) da una famiglia di poveri beduini. All’età di nove anni si trasferisce a Sebha dove assorbe le idee provenienti dal vicino Egitto, teatro della rivoluzione di Gamal Abdel Nasser, uno dei massimi esponenti del nazionalismo arabo. A Sebha l’adolescente Gheddafi comincia la sua marcia verso la rivoluzione contro il re Idris El-Senussi. L’attività politica del giovanissimo Muammar continua all’Università di Tripoli, dove ottiene un diploma in Storia, prima di essere ammesso all’Accademia militare di Bengasi, in cui non pochi cadetti si mostrano sensibili alle sue idee di nazionalismo panarabo ed anti-occidentale. Dopo un periodo di addestramento in un’Accademia militare inglese, Gheddafi rientra in Libia, dove nel frattempo i fermenti di ribellione sono sempre più accesi.
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Il giovane colonnello Gheddafi
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Sidi Muhammad Idris al-Mahdi al-Senussi, primo e unico re di Libia dal 1951 al 1969
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1 dicembre 1969: Gheddafi con il presidente egiziano Nasser al vertice arabo a Rabat, Marocco
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Napoli, 1970: arrivo degli italiani dalla Libia dopo il colpo di Stato
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1972: massacro degli atleti israeliani alle olimpiadi di Monaco
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Gheddafi insieme al presidente palestinese Yasser Arafat
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5 aprile 1986, attentato alla discoteca La Belle di Berlino
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22 ottobre 1986: visita del presidente sudafricano Nelson Mandela dopo il raid aereo USA
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22 dicembre 1988: esplode un aereo della Pan Am sopra la cittadina di Lockerbie
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Muammar Gheddafi in una foto degli anni ‘80
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Abdelbaset Ali Mohmed Al Megrahi
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1997: celebrazioni per il 28esimo anniversario della presa del potere
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Gheddafi in una foto degli anni ‘90
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1999: il ministro degli esteri Lamberto Dini in Libia
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3 aprile 2000: l’abbraccio con D’Alema al Cairo
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5 febbraio 2001: conferenza stampa dopo la condanna degli agenti libici per la strage di Lockerbie
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17 maggio 2001, incontro a Tripoli fra Gheddafi e il presidente cubano Fidel Castro
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27 aprile 2004: Gheddafi e il presidente della commissione Ue Romano Prodi a Bruxelles
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24 luglio 2007: rilascio delle infermiere bulgare condannate in precedenza alla pena di morte
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2009, prima “storica” visita di Stato in Italia
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Omar al Muktar, eroe della resistenza libica contro il colonialismo italiano
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2009: ricevuto dalla presidente degli industriali Emma Marcegaglia
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9 luglio 2009: stretta di mano di Barack Obama al G8
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2009, al G8 a L’Aquila da presidente dell’Unione Africana
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23 settembre 2009: Gheddafi all’Assemblea Generale dell’Onu
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30 agosto 2010, Gheddafi e Berlusconi celebrano assieme a Roma il secondo anniversario della Firma del Trattato Italia-Libia
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Gheddafi a Tunisi assieme al presidente Ben Ali
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Incontro al Cairo fra Gheddafi ed il collega egiziano, Hosni Mubarak
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Il discorso fiume in Tv il 22 febbraio 2011
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1969
1 settembre: Il Movimento degli Ufficiali unionisti liberi, guidato dal 27enne Muammar Gheddafi, guida un golpe incruento contro re Idris - giudicato troppo servile verso Usa e Francia - che viene deposto per instaurare un Consiglio di Comando della Rivoluzione. Tra i primi atti di governo, la nazionalizzazione delle banche estere e delle compagnie petrolifere, la chiusura di tutte le basi militari occidentali, la proibizione della vendita e del consumo di alcolici.
Dicembre: Viene presentato un progetto di unificazione con Sudan ed Egitto, il primo degli otto progetti simili firmati in vent’anni con diversi Paesi arabi.
1970
Luglio: Espulsione e confisca dei beni dei circa 20.000 italiani rimasti nell’ex “Quarta Sponda”, nel periodo successivo alla fine dell’occupazione coloniale italiana.
1972
Le spoglie dei terroristi del Settembre Nero, che avevano compiuto un massacro della squadra israeliana alle Olimpiadi di Monaco, arrivano in Libia accolti con gli onori militari.
1976
Pubblicazione del “Libro Verde” - che prendeva spunto dalla cromatura della bandiera libica - in cui sono esposti i principi della sua ‘terza via’ che coniuga panarabismo e socialdemocrazia, respingendo sia il marxismo sia il capitalismo.
Dicembre: la banca libica Libyan Arab Foreign Bank acquisisce circa il 13% delle azioni Fiat, pagandole il doppio della quotazione di mercato.
1977
Marzo: Gheddafi istituisce la Grande Jamahiriyah (Stato del popolo o Stato delle masse). Si insediano il Congresso generale del Popolo, i Comitati Popolari e i Comitati Rivoluzionari.
1984
8 maggio: Attacco dell’opposizione contro una caserma di Tripoli, rivendicato dal Fronte Nazionale per la Salvezza della Libia (Fnsl).
1986
8 gennaio: Gli Stati Uniti interrompono le relazioni economiche con la Libia e invitano il resto della comunità internazionale a trattare Gheddafi - considerato coinvolto negli attentati di Roma e Vienna - alla stregua di un paria.
5 aprile: Attentato alla discoteca La Belle di Berlino, frequentata da soldati americani.
15 aprile: Raid aereo statunitense sulle residenze di Gheddafi di Tripoli e Bengasi, come rappresaglia per l’attentato avvenuto a Berlino Ovest. Nel massiccio bombardamento rimane ferita a morte la figlia di Gheddafi. Illeso il colonnello, avvisato dal governo italiano guidato da Bettino Craxi.
1988
Il 21 dicembre esplode un aereo della Pan Am sopra la cittadina di Lockerbie: muoiono le 259 persone a bordo del veicolo e 11 abitanti della piccola cittadina scozzese. Dalle indagini emerge il coinvolgimento di due 007 libici.
1991
14 novembre: Due cittadini libici vengono incriminati per l’attentato contro un volo della PanAm precipitato a Lockerbie; nel 2001 Abdelbaset Ali al-Megrahi viene condannato all’ergastolo, per poi essere rilasciato otto anni più tardi per motivi umanitari. Dopo forti pressioni internazionali, nel 2003 Tripoli accetterà la sua responsabilità nella strage.
1992
31 marzo: Embargo aereo e militare dell’Onu, seguito da sanzioni economiche le ultime delle quali saranno revocate solo nel 2003, dopo un accordo per l’indennizzo delle vittime di Lockerbie.
1995
Espulsione dal Paese di 300mila cittadini stranieri “in situazione irregolare”. Nel 1985 Tripoli aveva rimpatriato 30mila lavoratori tunisini provocando la rottura delle relazioni diplomatiche riprese solo due anni più tardi.
1998
4 luglio: A Roma il comunicato congiunto Dini-Mountasser dà il via al processo di riconciliazione fra l’Italia e la sua ex colonia, culminato con l’accordo di Amicizia e Cooperazione firmato nel 2008 a Bengasi tra Gheddafi e Berlusconi. È l’inizio dello sdoganamento di Tripoli.
1999
10 marzo: La giustizia francese condanna all’ergastolo in contumacia sei agenti libici, accusati di essere responsabili dell’attentato contro un volo Uta precipitato in Niger.
2003
Agosto: La Libia si accorda con Usa e Gran Bretagna sul pagamento di 2,7 miliardi di dollari alle famiglie delle vittime di Lockerbie. 12 settembre: Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu revoca le sanzioni imposte a Tripoli, di fatto sancendo la fine del suo isolamento internazionale.
19 dicembre: Tripoli rinuncia a sviluppare armi di distruzione di massa. Riprendono le relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti.
2004
9 gennaio: Accordo per l’indennizzo delle vittime del volo Uta.
2005
Numerose compagnie petrolifere riprendono le loro operazioni in Libia, interrotte dal 1986.
2006
15 maggio: Ripresa delle relazioni diplomatiche complete con gli Stati Uniti, che eliminano la Libia dell’elenco dei Paesi che sostengono il terrorismo.
2007
24 luglio: Rilascio dopo otto anni di carcere di cinque infermiere bulgare e di un medico palestinese, accusati di aver infettato con il virus dlel’Hiv i bambini di un ospedale pediatrico libico.
2008
5 settembre: Visita a Tripoli di Condoleezza Rice, la prima di un Segretario di Stato americano da 55 anni.
2009
2 febbraio: Gheddafi inizia il suo mandato annuale alla guida dell’Unione Africana, facendosi chiamare “Re dei re tradizionali”.
10 giugno: Visita di Gheddafi in Italia in occasione della firma dell’accordo bilaterale che pone fine al contenzioso coloniale.
FEBBRAIO 2011, l’inizio della fine
15: inizia il movimento popolare di protesta contro il regime, repressione violenta a Bengasi e al Baida. La rivolta si estende rapidamente in numerose città del Paese.
23-25: la zona vicina alla frontiera egiziana, fino ad Ajdabiya, passa sotto il controllo dei ribelli.
28: Dopo l’ONU e gli Stati Uniti, anche l’Unione europea impone le sue prime sanzioni contro il regime di Gheddafi.
MARZO 2011
10: la Francia riconosce il Consiglio nazionale di transizione (Cnt) di Bengasi come “unico rappresentante legittimo in Libia”. Più di venti paesi, dopo Parigi, lo hanno fatto in forme diverse.
17: il Consiglio di sicurezza dell’ONU vota a favore del ricorso alla forza contro le truppe di Gheddafi per proteggere i civili.
18-19: le forze di Gheddafi attaccano Bengasi, “capitale” dei ribelli. La coalizione internazionale passa all’offensiva, bombardando le truppe che si dirigono verso ovest.
22: violenti scontri tra l’esercito fedele al colonnello e le forze di opposizione si registrano a Misurata, nell’ovest del Paese.
30: defezione del ministro degli Affari esteri Moussa Koussa. Prima di lui, decine di personalità politiche e militari avevano fatto la stessa scelta.
31: La Nato prende il comando dell’operazione militare, definita “Unified Protector”.
APRILE 2011
4: il ministro degli Esteri, Franco Frattini, incontra Ali al Isawi e conferma che l’Italia riconosce il Cnt come unico interlocutore legittimo e rappresentante del popolo libico.
13: il Gruppo di contatto riconosce il Cnt e chiede l’addio al potere di Gheddafi.
20: dopo Londra, anche Parigi e Roma inviano consiglieri militari presso il Cnt. Lo stesso faranno in seguito Egitto e Stati Uniti.
21: nell’ovest, gli insorti prendono possesso del posto di frontiera di Dehiba, al confine con la Turchia.
MAGGIO 2011
1: uno dei figlio di Gheddafi e tre nipoti del rais vengono uccisi durante un bombardamento della Nato a Tripoli.
11: i ribelli conquistano l’aeroporto di Misurata.
27: Mosca richiede la partenza di Muammar Gheddafi.
GIUGNO 2011
1: la Nato decide il prolungamento della sua missione fino al termine di settembre.
7: numerosi raid dell’Alleanza su Tripoli. Un inviato russo si reca a Bengasi.
13: Berlino riconosce ufficialmente il Cnt come unico interlocutore legittimo in rappresentanza del popolo libico.
16: l’inviato russo riferisce di “contatti diretti” fra Tripoli e Bengasi.
27: la Corte penale internazionale dell’Aia lancia un mandato d’arresto per crimini contro l’umanità a carico di Gheddafi, del figlio Saif al Islam, del capo dei servizi segreti libici, Abdallah Al Senoussi.
29: la Francia riconosce di avere fornito armi ai combattenti dell’opposizione nelle montagne del Nefussa facendoli arrivare dal cielo tramite paracadute.
LUGLIO 2011
6: offensiva dei ribelli nell’ovest del paese: i combattenti dell’opposizione prendono possesso di Gualich.
12: La Francia assicura che comincia a “prendere forma” una soluzione politica.
13: i ribelli negano di avere commesso violazioni dei diritti umani come denunciato da Human Rights Watch.
15: il Gruppo di contatto riunito a Istanbul riconosce il Cnt come “autorità di governo legittima”.
16: Gheddafi giura che non lascerà “mai” la terra dei suoi “antenati”.
18: la Russia si rifiuta di riconoscere i ribelli come autorità di governo. I ribelli affermano di avere preso possesso del porto petrolifero di Brega, nell’est del paese: negli scontri a fuoco con le truppe di Gheddafi, almeno 15 insorti perdono la vita.
20: Francia apre all’ipotesi di consentire a Gheddafi di rimanere nel paese, ma pone la condizione che lasci il potere.
22: Franco Frattini definisce un “errore” l’eventualità che la comunità internazionale si impegni per una misura di impunità per Gheddafi.
26: inviato dell’Onu Al Khatib, a nome del Gruppo di contatto, giunge a Tripoli per colloqui in vista di una proposta politica che possa condurre a una soluzione della crisi.
27: Londra riconosce ufficialmente il Cnt come autorità di governo, espelle il personale diplomatico libico nella capitale britannica e invita il Cnt a prendere possesso dell’ambasciata.
Il tentativo dell’inviato Onu al Khatib di negoziare una soluzione politica alla crisi finisce con un nulla di fatto.
28: il Cnt nomina Mahmud Nacua nuovo ambasciatore a Londra.
Ucciso a Bengasi il generale Abdel Fatah Younis, ex funzionario del regime del colonnello Muammar Gheddafi passato con gli insorti. Assassinio attribuito a una milizia incaricata della sicurezza interna che, però, non risponde al ministero della Difesa.
AGOSTO 2011
9: il regime accusa la Nato di aver ucciso 85 civili in un raid nell’Ovest.
20: inizio dell’offensiva dei ribelli su Tripoli, con l’appoggio aereo della Nato. Il 23, conquistata la residenza di Bab al-Aziziya, quartier generale di Gheddafi.
SETTEMBRE 2011
1: l’Onu e le grande potenze sbloccano 15 miliardi di dollari di beni libici congelati in favore del Cnt.
9: l’Interpol ha diramato un “codice rosso” contro Gheddafi, il figlio Saif Al-Islam e il cognato Abdallah Al-Senussi, dopo l’emissione di un mandato d’arresto da parte della Cpi.
12: 32 stretti collaboratori di Gheddafi, tra cui il figlio Saadi, si sono rifugiati in Niger.
15: Nicolas Sarkozy e David Cameron sono in visita in Libia. I combattenti del Cnt lanciano l’assalto a Sirte.
16: l’Onu riconosce il Cnt.
20: il presidente del Cnt Abdel Jalil incontra Barack Obama e dichiara che “la rivoluzione” ha provocato 25.000 morti.
21: Le forze del nuovo regime conquistano Sebha e Waddan.
OTTOBRE 2011
9-11: prosegue l’assalto a Sirte; il Cnt conquista punti strategici.
13: riapertura parziale dello spazio aereo. Rientra in funzione il gasdotto Greenstream tra Libia e Italia.
14: a Tripoli continuano i combattimenti tra pro e anti-Gheddafi.
15: violento contrattacco dei pro-Gheddafi a Sirte, le forze del Cnt ripiegano.
17: Bani Walid, uno degli ultimi bastioni dei pro-Gheddafi “totalmente liberata”.
20: Durante l’assalto finale del Cnt a Sirte, Gheddafi viene catturato. Poche ore dopo viene diffusa la notizia della sua morte.
Ultimo aggiornamento: 20 ottobre 2011

Pinar del Rio, l'agricoltore Agustin Carpio lavora nella piantagione di tabacco (AP Photo/Javier Galeano)
A Cuba dal 21 al 25 febbraio sono giorni di Festival del sigaro cubano, simbolo più famoso dell’economia dell’isola. Nonostante i sempre maggiori divieti di fumare nei vari Paesi del mondo, l’export dei celebri avana è sempre più forte.
Il Festival si è aperto lunedì con 1.400 partecipanti provenienti da 80 nazioni: per loro in programma visite a fabbriche di sigari, cene di gala e presentazioni di serie di sigari.
In questa galleria fotografica vi proponiamo un reportage nelle piantagioni di tabacco di Pinar del Rio, una delle province più selvagge di Cuba, a ovest dell’isola, dove si coltivano alcune delle foglie più pregiate per i sigari cubani. Vedremo contadini intenti alla coltivazione, donne dedite all’essiccazione delle foglie di tabacco, il passaggio del lavaggio e della selezione delle foglie, la lavorazione…
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Pinar del Rio, l’agricoltore Agustin Carpio lavora nella piantagione di tabacco
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Pinar del Rio, l’agricoltore Agustin Carpio con una foglia di tabacco in mano
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Pinar del Rio, un taxi attraversa una piantagione di tabacco
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Pinar del Rio, una donna sistema foglie di tabacco per l’essiccazione alla fattoria La Luisa
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Pinar del Rio, un contadino lava le foglie di tabacco
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Pinar del Rio, controllo dello stato di essiccazione delle foglie di tabacco
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Pinar del Rio, donne lavorano alla selezione del tabacco
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Pinar del Rio, un uomo costruisce un sigaro: l’area è famosa per produrre il miglior tabacco al mondo
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Pinar del Rio, un contadino lavora alle foglie di tabacco
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Pinar del Rio, l’agricoltore Yonel Morera lavora nella piantagione di tabacco Palma Sola
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Pinar del Rio, una donna partecipante al 13° Festival del Sigaro
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Pinar del Rio, una vista della piantagione di tabacco Palma Sola
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Pinar del Rio, l’agricoltore Hector Morera controlla le foglie della piantagione di tabacco Palma Sola
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Pinar del Rio, un contadino sul suo trattore

Generoso decolleté di Monica Bellucci al Festival di Sanremo (Ansa/Claudio Onorati)
Belen e Canalis in inquadrature piccanti sul palco dell’Ariston a Sanremo, Monica Bellucci in decolleté generoso, attrici seducenti al Festival del film di Berlino, modelle senza veli in campagne pubblicitarie o in trasparenze su passerelle…

Foto ideata dallo chef Antonello Colonna per i 150 anni dell’unità d’Italia (Angela Lo Priore - Ufficio stampa Open Colonna)

La soprano olandese Eva Maria Westbroek (AP Photo/Wadey James, Royal Opera House, HO)
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Trenta fotografie scelte dalla redazione tra le più sexy, scatti di seduzione cercata o naturale.
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Generoso decolleté di Monica Bellucci al Festival di Sanremo
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Foto ideata dallo chef Antonello Colonna per i 150 anni dell’unità d’Italia
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La soprano Eva Maria Westbroek alla Royal Opera House di Londra
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Irina Shayk posa per Sports Illustrated
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Decolleté di Elisabetta Canalis al Festival di Sanremo
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Modella sfila per Andres Sarda al Pasarela Cibeles fashion show di Madrid
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Decolleté di Belen Rodriguez all’Ariston di Sanremo
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La soprano olandese Eva Maria Westbroek
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Gara di slittino in topless a Braunlage, Germania
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La gonna di Belen Rodriguez sale vertiginosamente
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Modella alla Fashion Week di Madrid
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Monica Bellucci sul palco del teatro Ariston al Festival di Sanremo
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Modella con creazione Andres Sarda alla Fashion Week di Madrid
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L’attrice iraniana Sareh Bayat al Festival del film di Berlino
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Schiena nuda per Elisabetta Canalis al Festival di Sanremo
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L’attrice e modella americana Brooklyn Decker alla premiere di “Just Go with It”
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Decolleté di Belen Rodriguez al Festival di Sanremo
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Ciara prima dell’NBA All-Star Game
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Elisabetta Canalis balla sul palco del Festival di Sanremo
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Scollatura sulla schiena per Elisabetta Canalis al Festival di Sanremo
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La tennista francese Mathilde Johansson in campo a Bogotá
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Giro manica “pericoloso” per Belen Rodriguez al Festival di Sanremo
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La cantante Rihanna canta agli NBA All-Star game
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Irina Shayk sulla copertina di Sports Illustrated
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Belgio, semi-nudi protestano contro l’assenza di un governo
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Modella per Andres Sarda alla Fashion Week di Madrid
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L’attrice tedesca Diane Kruger al Festival del film di Berlino
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Modelle sfilano per David Koma alla Fashion Week di Londra
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La golfista giapponese Momoko Ueda al torneo di Pattaya, Thailandia
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Ballerine di pole dance al Festival di Sanremo
LE FOTO PIÙ SEXY, SETTIMANA DOPO SETTIMANA

Benghazi, Libia: gente in strada nei giorni di disordine (AP Photo)
L’ondata di proteste popolari nata in Tunisia ed allargatasi all’Egitto sta continuando ad espandersi a macchia d’olio nel Medio Oriente e in Nord Africa. Particolarmente difficile la situazione in Libia; la repressione dei regimi ha provocato vittime anche in Bahrein e Yemen. Manifestanti hanno intanto sfilato ad Algeri e sono iniziate le previste manifestazioni di protesta in Marocco.
LIBIA: Durissima repressione delle proteste di piazza: per il vice ambasciatore libico alle Nazioni Unite il regime sta perpetrando un “genocidio”. Secondo la tv satellitare panaraba Al Jazira almeno 250 persone sono rimaste uccise ieri nel corso di raid aerei contro civili che celebravano i funerali delle vittime di domenica. Il figlio di Gheddafi promette riforme ma minaccia: “Fermatevi o sarà guerra civile”. In fiamme il palazzo del popolo a Tripoli, dove si odono numerosi spari.
Unità dell’esercito solidarizzano con la protesta. Voci non confermate indicano Gheddafi in fuga verso il Venezuela, ma il governo di Caracas smentisce. Lascia il ministro della Giustizia in polemica con l’eccessivo uso della forza. Nel Paese interrotte le comunicazioni telefoniche. Condanna di Ue e Onu, stato di massima allerta nelle basi aeree italiane.
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Washington, davanti alla Casa Bianca la solidarietà con i manifestanti libici
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Benghazi, Libia: cittadini camminano vicino a un’auto bruciata
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Tripoli, Libia: palazzo bruciato
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Benghazi, Libia: cittadini all’esterno di un palazzo bruciato
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Sana, la protesta yemenita contro il presidente Ali Abdullah Saleh
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Sanaa, Yemen: la protesta contro Ali Abdullah Saleh, da 32 anni al potere
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Sanaa, Yemen: dimostranti anti-governativi
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Sanaa, Yemen: manifestazione per chiedere le dimissione del presidente
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Roma, immigrati libici protestano contro il regime di Gheddafi
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Berlino, con la bandiera libica la protesta davanti l’ambasciata della Libia
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Bengasi, Libia: alcuni morti negli scontri
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Bengasi, Libia: edifici in fiamme all’ingresso di un complesso di forze di sicurezza
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Bengasi, Libia: giorni di disordine
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Bengasi, Libia: dai cartelli “Sciopero fino alla fine del regime”, “La gente vuole rovesciare il regime”
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Bengasi, Libia: manifestanti con il segno di vittoria
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Bengasi, Libia: una scena dai giorni di disordine
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Bengasi, Libia: manifesto lacerato del leader Gheddafi
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Bengasi, Libia: scena dai disordini
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Bengasi, Libia: gente in strada nei giorni di disordine
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Bengasi, Libia: gente in strada nei giorni di disordine
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Il Cairo, manifestanti chiedono la cacciata di Gheddafi davanti all’ambasciata libica
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Cairo, manifestante contro Gheddafi
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Bruxelles, davanti al Parlamento Europeo solidarietà al popolo iraniano
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Manama, Bahrain: proteste anti-governative
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Manama, Bahrain: proteste anti-governative
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Manama, Bahrain: giovane dimostrante con la bandiera nazionale dipinta in viso
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Sulaibiya, Kuwaiti: gli apolidi dimostrano richiedendo i loro diritti
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Algeri, Algeria: dimostrazione per la democrazia
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Algeri, Algeria: studente ferito negli scontri con la polizia anti-sommossa
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Algeri, Algeria: dimostranti danno il cartellino rosso al governo
MAROCCO: Di cinque morti è il bilancio degli scontri di ieri oggi ad Al Hoceima, nel nord del Marocco. I cadaveri carbonizzati, ha annunciato il ministro dell’Interno Taib Cherkaoui, sono stati ritrovati all’interno di una banca che era stata data alle fiamme. I cadaveri non sono stati ancora identificati. Nel corso degli scontri di domenica nella città e in quelle di Marrakech e Larache, ha aggiunto il ministro, ci sono stati 128 feriti, 115 dei quali agenti di polizia. In manette sono finite 120 persone. Il ministro ha attribuito i disordini a dei “provocatori”.
TUNISIA: Il governo di transizione tunisino ha nominato Mouldi Kefi nuovo ministro degli Esteri. Lo ha annunciato l’agenzia ufficiale Tap.
EGITTO: Il procuratore generale egiziano ha ordinato il congelamento dei fondi all’estero dell’ex presidente Hosni Mubarak, della moglie e dei suoi familiari. Lo si apprende da fonti giudiziarie. Mubarak è accusato di aver sottratto ingenti ricchezze allo stato durante i suoi 30 anni al potere.

Sanaa, Yemen: dimostranti anti-governativi (AP Photo/Muhammed Muheisen)

Algeri, Algeria: dimostranti danno il cartellino rosso al governo (AP Photo/Anis Belghoul)
YEMEN: Il presidente yemenita Ali Abdallah Saleh ha detto oggi che non lascerà il potere “se non con le urne”, mentre monta la contestazione popolare nei suoi confronti. “Mi è stato chiesto di partire, ma non lo farò se non con le urne”, ha detto il presidente in conferenza stampa. Intanto, un manifestante è stato ucciso ed altri tre feriti oggi ad Aden da colpi di arma da fuoco esplosi dalle forze di sicurezza. Il decesso porta a 12 il numero di manifestanti uccisi dal 16 febbraio, da quando sono iniziati gli scontri nella città.
BAHREIN: Nella piccola monarchia del Golfo Persico, strategica per gli Stati Uniti perché ospita la quinta Flotta (fondamentale per la guerra in Afghanistan e la presenza Usa nella zona), migliaia di sostenitori del governo dominato dalla famiglia reale sunnita si sono radunati a Manama, mentre migliaia di giovani manifestanti sciiti continuano ad occupare Piazza della Perla, chiedendo il ritiro della famiglia al Khalifa da tutti gli incarichi di potere.
GIBUTI: L’opposizione a Gibuti ha condannato ieri la “repressione selvaggia” della manifestazione di venerdì scorso per chiedere “un cambiamento pacifico e democratico” del regime, “sul modello della Tunisia”. Nei violenti scontri tra polizia e manifestanti di venerdì sera si sono verificati due morti: un poliziotto ed un manifestante.
ALGERIA: Qui, dove il potere teme uno scenario di rivoluzione alla tunisina, circa 200 persone hanno manifestato sabato nel centro di Algeri, malgrado un importante dispositivo di polizia.
Secondo fonti dell’opposizione negli scontri sarebbe rimasto ferito e sarebbe caduto in coma Tahar Besbas, deputato del Movimento per la Cultura e la Democrazia (Rcd). La notizia è stata smentita dalla direzione della protezione civile.
IRAN: Il ministero degli Interni ha messo in guardia l’opposizione iraniana da ogni manifestazione “illegale”, minacciando di “agire secondo la legge contro i sediziosi e i responsabili della sedizione”.
KUWAIT: La polizia kuwaitiana ha sparato gas lacrimogeni sabato contro circa 300 manifestanti che reclamavano diritti. Secondo quanto riferito dal quotidiano spagnolo El Pais, nella sua edizione online, si trattava di una parte dei circa 100mila apolidi (per la maggior parte discendenti da nomadi e immigrati) che sono scesi in piazza per chiedere la nazionalità kuwaitiana. (ANSA)

(AP Photo/New Zealand Herald, Mark Mitchell)
Un forte terremoto ha provocato la morte di almeno 65 persone nella seconda città della Nuova Zelanda, Christchurch, e il bilancio sembra destinato a salire, mentre i soccorritori cercano fra le macerie alla ricerca di sopravvissuti. È il secondo terremoto che colpisce la città in cinque mesi, e il più grave disastro naturale per la Nuova Zelanda da 80 anni a questa parte.
“Probabilmente stiamo assistendo al giorno più buio della Nuova Zelanda… Il bilancio che ho al momento è di 65 vittime e potrebbe
salire”, ha detto a una tv locale il primo ministro John Key. “È difficile da descrivere. Quella che era una città vitale poche ore fa è stata ridotta in ginocchio”, ha dichiarato Key, volato a Christchurch.
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Un forte terremoto ha provocato la morte di almeno 65 persone nella seconda città della Nuova Zelanda
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Il bilancio sembra destinato a salire, mentre i soccorritori cercano fra le macerie alla ricerca di sopravvissuti
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È il secondo terremoto che colpisce la città in cinque mesi
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È il più grave disastro naturale per la Nuova Zelanda da 80 anni a questa parte
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Il primo ministro John Key: “Probabilmente stiamo assistendo al giorno più buio della Nuova Zelanda”
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“È difficile da descrivere. Quella che era una città vitale poche ore fa è stata ridotta in ginocchio”, ha dichiarato Key
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Il sisma di magnitudo 6.3 ha colpito all’ora di pranzo
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Strade e negozi erano affollati e gli uffici ancora al lavoro
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L’epicentro individuato a soli quattro chilometri di profondità e a una decina di chilometri da Christchurch
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Il sindaco di Christchurch, Bob Parker, ha descritto la città di quasi 400.000 abitanti come una zona di guerra
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Negli edifici crollati potrebbero esserci 200 persone intrappolate
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Le autorità hanno ordinato agli ospedali maggiori del Paese di stare pronti a ricevere persone rimaste coinvolte nel sisma
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Uno degli iceberg generati dal terremoto sul lago Tasman
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Il sobborgo di Bexley allagato
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Auto abbandonate per le strade allagate
Il sisma di magnitudo 6.3 - con epicentro a soli quattro chilometri di profondità e una decina di chilometri da Christchurch, secondo il Geological Survey statunitense - ha colpito all’ora di pranzo, quando strade e negozi erano affollati e gli uffici ancora al lavoro. Il sindaco di Christchurch Bob Parker ha descritto la città di quasi 400.000 abitanti come una zona di guerra. A una radio locale ha detto che potrebbero esserci 200 persone intrappolate negli edifici crollati. Le autorità hanno ordinato agli ospedali maggiori del Paese di stare pronti a ricevere persone rimaste coinvolte nel sisma. Le squadre di soccorso scavano tra le macerie.

I cetacei sulla spiaggia di Stewart Island (Ansa/EPA/DEPARTMENT OF CONSERVATION)
Più di un centinaio di balene pilota sono morte spiaggiate sull’isola di Stewart Island, a sud dell’Isola del Sud della Nuova Zelanda, secondo quanto riferisce un responsabile del ministero della Protezione ambientale neozelandese.
A scoprire i 107 cetacei sono stati alcuni passanti, ha precisato il portavoce, precisando che la maggior parte di loro era morta, mentre 48 sono stati uccisi, per l’impossibilità di rimetterli in mare. “Abbiamo capito subito che sarebbero servite 10-12 ore per riportarle in mare, ma che il sole e il caldo le avrebbero fatte morire prima”, ha spiegato il responsabile. La balena pilota, chiamata anche Globicephala, arriva a misurare 20 metri di lunghezza ed è la più frequente nelle acque neozelandesi. (fonte Afp)
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I cetacei sulla spiaggia di Stewart Island
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48 balene sono state soppresse
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Strage di balene

Fotografia di Enzo Nocera
Il Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo (Mi) partecipa alla 2^ edizione di Memorandum - Festival della Fotografia Storica con la mostra “Bambini d’altri tempi“, a cura di Roberta Valtorta e Arianna Bianchi, dal 19 febbraio al 27 marzo 2011.
Presso il Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino esposte fotografie di Gabriele Basilico, Maurizio Berlincioni, Carlo Bevilacqua, Mario Cattaneo, Mario Dondero, Guido Guidi, Mimmo Jodice, Enzo Nocera, Tino Petrelli, Francesco Radino, scelte dalle collezioni del Museo di Fotografia Contemporanea.
Questa mostra parla di bambini. Si tratta inoltre di “bambini d’altri tempi”, poiché le fotografie qui presentate, selezionate dalle collezioni del Museo di Fotografia Contemporanea, datano dalla fine degli anni Quaranta ai primi anni Ottanta del Novecento: dunque mostrano figure di bambini che poco o nulla hanno a che vedere con i bambini d’oggi, e dunque ancora più “attraenti”, anche emozionanti, forse commoventi, poiché perse in un tempo lontano, certamente legate a contesti sociali, economici, estetici molto diversi da quelli della nostra contemporaneità.
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Enzo Nocera
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Mario Cattaneo
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Gabriele Basilico
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Mimmo Jodice
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Mario Dondero
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Guido Guidi
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Francesco Radino
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Tino Petrelli
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Maurizio Berlincioni
“Anche questo anno il Museo di Fotografia Contemporanea ha accolto l’invito a partecipare al Festival della Fotografia Storica Memorandum - dichiara Daniela Gasparini, Presidente della Fondazione Museo di Fotografia Contemporanea e Sindaco di Cinisello Balsamo - presentando in anteprima una mostra dalle proprie collezioni. Per il Museo è ormai una piacevole abitudine aprire i propri archivi e presentare parte delle collezioni in altre sedi. Questo perché siamo coscienti dell’importanza che riveste il lavoro sul territorio, che svolgiamo assiduamente da sei anni nella città di Cinisello Balsamo, ma desideriamo anche far conoscere il patrimonio culturale inestimabile che il Museo conserva portandolo verso pubblici più lontani. Per il Festival Memorandum abbiamo scelto di concentrarci sul tema dell’infanzia, per mostrare quanto i bambini di oggi siano profondamente diversi da quelli di ieri. Si tratta di un soggetto spesso usato strumentalmente dalla comunicazione massmediale, dalla pubblicità, dall’immagine televisiva di svago e di consumo, che abbiamo voluto riportare invece ad una dimensione più intima, umana, riflessiva”.

Fotografia di Tino Petrelli

Fotografia di Gabriele Basilico
Nelle fotografie dei grandi autori della fotografia italiana del Novecento non c’è nulla di retorico, c’è invece, sempre e sicuramente, qualcosa di vero. Alcuni di questi fotografi appartengono alla tradizione del grande reportage di impegno sociale (Mario Dondero e Tino Petrelli), di cronaca o di costume (Maurizio Berlincioni, Carlo Bevilacqua, Mario Cattaneo), e hanno affrontato il tema del bambino all’interno di ampie narrazioni riguardanti la vita quotidiana, il lavoro, le condizioni di vita delle classi popolari, la miseria, l’arretratezza, specie nel Sud del paese. Altri sono distanti dal reportage: Enzo Nocera ha dedicato anni di appassionato lavoro al ritratto, spesso proprio studiando il volto e l’atteggiamento dei bambini; Francesco Radino ha lavorato a tutto tondo su molti temi, volentieri includendo figure umane nelle sue narrazioni, anche le figure dei piccoli; Mimmo Jodice ha offerto rappresentazioni simboliche del disagio sociale a Napoli, di cui certamente i bambini sono stati figure centrali; Gabriele Basilico, maestro del paesaggio contemporaneo, agli inizi della sua carriera è stato un sorprendente ritrattista, e allo stesso modo Guido Guidi, indagatore dei luoghi e delle solitudini della contemporaneità, ha saputo ritrarre teneramente i bambini, anche ironicamente riflettendo sulle costrizioni che il ritratto fotografico loro impone: emblematica e simpaticissima, a questo proposito, la sua Bambina costretta a farsi fotografare, del 1975.
Nei toni mesti, gravi, anche drammatici, di Petrelli, nel racconto più sereno di Dondero, Berlincioni, Bevilacqua, Cattaneo, nelle ricerche sociali degli altri autori di cui si diceva sopra, non legati al reportage e già in cerca di linguaggi non solo di tipo narrativo ma già di tono autoriflessivo, l’immagine in bianco e nero dei bambini che ci giunge da queste fotografie provoca in noi una sensazione di grande distanza storica: gli abiti, i corpi, le pose, le espressioni dei volti, degli occhi, di questi piccoli appartengono a un altro mondo, ad altre nostre culture non ancora toccate dalla veloce società del mercato, della tecnologia, della comunicazione; portano il segno profondo di culture ancora tanto vicine alla terra, alla vita contadina, alla fabbrica, alle antiche periferie delle città. Questi bambini, fotografati negli anni Cinquanta come negli anni Settanta, sono in qualche caso i nonni, prevalentemente i padri e le madri dei giovani d’oggi e dei bambini d’oggi.

Un monaco in preghiera nella Chiesa del Dominus Flevit a Gerusalemme (Epa/Abir Sultan)
Trenta fotografie scelte dalla redazione tra le più belle, per raccontare frammenti di piccole e grandi storie, come ogni settimana…

Un agricoltore in un campo di senape alla periferia di Nuova Delhi, India (Epa/Harish Tyagi)
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Un monaco in preghiera nella Chiesa del Dominus Flevit a Gerusalemme
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Un poster della nazionale di cricket a Dhaka, Bangladesh
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Un agricoltore in un campo di senape alla periferia di Nuova Delhi, India
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Manifestazione in sostegno del candidato ugandese alla presidenza Dr Kizza Besigye
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Jin e Zhong, sposati da più di 60 anni, festeggiano San Valentino
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Aosta, San Valentino in mongolfiera per l’iniziativa L’amore è nell’aria
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Benedizione delle truppe a Borisov, Bielorussia
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Relax in panchina davanti alla centrale elettrica di Rheinberg, Germania
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La luna piena dietro la Statua della Vittoria a Berlino
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Un agricoltore nei campi inariditi dalla siccità ad Anqiu, nello Shandong cinese
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Atleti e cavalli in gara sul lago ghiacciato di St. Moritz, in Svizzera
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Il red carpet del Festival internazionale di cinema di Berlino
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La figlia dello stilista in passerella
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Kite boarder al tramonto sul Golfo di Finlandia ghiacciato presso San Pietroburgo
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Billin, confine tra Israele e Cisgiordania
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Un trafficante di eroina in arresto a Herat, Afghanistan
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Una donna velata legge un quotidiano in Piazza Tahrir al Cairo, il giorno dopo le dimissioni di Mubarak
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Baseball, allenamenti dei St. Louis Cardinals in Florida
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Sposi nel giorno di San Valentino a Hong Kong
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Un venditore di fiori per le strade di Pechino
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Cerimonia di giuramento delle reclute dell’esercito bielorusso
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Anziani di Herat, Afghanistan
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Protesta universitaria contro la violenza a Città del Messico
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Una donna mangiafuoco a Granada, Nicaragua
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Festival del ghiaccio a Pyeongchang, Corea del Sud
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In trance. Celebrazioni del Mahabharata a Nuova Delhi
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Una pozzanghera nel lago giacciato a Yarmouth, Maine, USA
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Matrimonio sott’acqua in Thailandia
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Un operaio al lavoro in un cantiere di Shenyang, Cina nordorientale
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Helena Bonham Carter alla Berlinale: autografi per i fan

Un poster della nazionale di cricket a Dhaka, Bangladesh
LE FOTO PIÙ BELLE, SETTIMANA DOPO SETTIMANA

La luna piena dietro la Statua della Vittoria a Berlino (AP Photo/dapd, Oliver Lang)

Nella Baia di Ha Long (AP Photo/Dinh Tran Trung Hau)
Stanno bene, ma se la sono vista brutta i due italiani che nella notte tra mercoledì e giovedì erano a bordo di un battello turistico affondato nella baia di Ha Long, in Vietnam. Nel naufragio sono morte 12 persone, per lo più stranieri e una guida vietnamita.
”La barca si è inclinata sul fianco destro fino ad affondare, è stato un attimo”, hanno raccontato all’ANSA Stefano Sacconi, romano di 32 anni, e Stefano Corda, cagliaritano di 35 anni, residente a Parigi. I due sono stati raggiunti da un funzionario dell’ambasciata italiana a Hanoi, inviato sul posto appena giunta la notizia di un possibile coinvolgimento di italiani nell’incidente.
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Il battello nella Baia di Ha Long, il giorno dopo la tragedia
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Gli italiani sopravvissuti Stefano Corda e Stefano Sacconi
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L’imbarcazione è affondata all’alba al largo dell’isola Ti Top
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La barca naufragata
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La barca naufragata
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La polizia vietnamita sul luogo della tragedia
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Uno dei cadaveri recuperati
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Alla ricerca delle vittime
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Una turista su un’imbarcazione nella baia di Ha Long
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Un’imbarcazione affondata nella baia di Ha Long
La barca, di nome Truong Hai, aveva lasciato Bai Chay Port ieri pomeriggio con a bordo almeno 21 persone tra turisti e membri dell’equipaggio, per una delle consuete crociere nella splendida baia a circa 200 km a nordest di Hanoi. L’imbarcazione è poi affondata all’alba al largo dell’isola Ti Top dopo il cedimento della sentina, secondo le prime ricostruzioni delle autorità locali. ”Già dalla sera precedente lo scafo procedeva leggermente inclinato”, ha detto Sacconi, fino ad inclinarsi sempre di più e ad affondare attorno alle 5 di mattina, quando ”la temperatura esterna non superava i 10 gradi”.
I due italiani ‘’sono stati molto fortunati”, ha detto all’ANSA l’ambasciatore italiano Lorenzo Angeloni. Al momento dell’incidente infatti ”erano già svegli, si sono buttati in acqua e si sono salvati nuotando - ha spiegato -. Chi dormiva nelle cuccette di sotto, invece, probabilmente non ce l’ha fatta”. Sacconi e Corda hanno raccontato di aver nuotato al freddo per un quarto d’ora fino a raggiungere uno dei battelli ormeggiati nella baia. ”Nel naufragio hanno perso i loro effetti personali, per questo stasera saranno ospiti in ambasciata” a Hanoi, ha aggiunto l’ambasciatore. ”Ma l’importante è essersi salvati”, hanno detto i due sopravvissuti.
Dalle acque della baia, sono stati recuperati i corpi senza vita di 11 stranieri (di nazionalità britannica, russa, americana, giapponese, francese, svedese, svizzera) e quello della loro guida vietnamita, secondo quanto riportato dal sito di Vietnam News. Le vittime sono state trasferite al Bai Chay Hospital per l’identificazione, mentre i sopravvissuti - ha riferito all’ANSA il dottor Bui Minh Chinh - sono stati dimessi dopo poche ore. Tra questi anche i due italiani che, ha fatto sapere la Farnesina, ‘’si sono dichiarati in buono stato di salute”. Ma il pensiero corre ai loro compagni di viaggio che non ce l’hanno fatta: ”Sono ragazzi che avevamo conosciuto la sera prima a cena - hanno detto -. Poi ci è toccato riconoscere i loro corpi in ospedale”. (ANSA)

Una bambina di singapore durante le celebrazioni per il Capodanno cinese (Epa/Stephen Morrison)
Dai protagonisti della politica, dello sport e dello spettacolo alle persone comuni che, semplicemente, hanno colpito l’attenzione di un fotografo: ecco i “volti della settimana”, nelle foto scelte dalla redazione…

Charlene Wittstock, promessa sposa di Alberto di Monaco (AP Photo/Schalk van Zuydam)

Il principe Filippo d
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Preparativi per la sfilata Chingay a Singapore, parte delle celebrazioni per il Capodanno cinese
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Un bambino ugandese
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Una modella a una gara di trucco e acconciatura a Budapest
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Parata Chingay a Singapore per il Capodanno cinese
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Un’opera dell’artista Philip Haas, ispirata all’Inverno di Giuseppe Arcimboldo - esposta a Milano
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Il norvegese Alexander Os in gara all’IBU Biathlon World Cup a Fort Kent, Maine, USA
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Una modella a una gara di acconciatura a Kiev, Ucraina
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L’attrice spagnola Natalia Verbeke ospite alla Berlinale
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I 90 anni del principe Filippo d’Inghilterra: mostra al castello di Windsor
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Barack Obama con aureola
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L’attrice iraniana Leila Hatami alla Berlinale
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Mirko Tremaglia all’assemblea costitutente del Fli
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Aretha Franklin
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Un piccolo straccivendolo per le strade di Calcutta
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Una modella nel backstage di una sfilata newyorkese
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Charlene Wittstock, ex nuotatrice e modella sudafricana, promessa sposa di Alberto di Monaco
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Proteste antigovernative a Bangkok, Thailandia
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Un poliziotto egiziano presso le Piramidi di Giza
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Una bimba di Amritsar, India
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L’attrice spagnola Paz Vega ai GRAMMY Awards
PEOPLE: LE FOTO delle SETTIMANE PRECEDENTI

Una modella a una gara di trucco a Budapest (Epa/Attila Balazs)

Sostenitori del Presidente uscente Yoweri Museveni (Epa/Dai Kurokawa)
Poco meno di 14 milioni di elettori saranno chiamati domani alle urne per rinnovare il Parlamento ed eleggere il prossimo presidente ugandese, scegliendo tra otto candidati. Il capo di Stato ugandese uscente Yoweri Museveni - in carica da 25 anni - si è detto certo della sua “ampia vittoria” alle presidenziali, in un discorso pronunciato in occasione dell’ultimo giorno di una campagna elettorale, segnata da grandi manifestazioni in favore del presidente e del suo principale avversario a Kampala. “I risultati saranno molto buoni. Dovremmo vincere con un’ampia maggioranza. Non siamo affatto preoccupati”, ha affermato Museveni a Entebbe, città vicina al lago Victoria, a circa trenta chilometri dalla capitale Kampala.
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Sostenitori del Presidente uscente Yoweri Museveni
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Il Presidente uscente Yoweri Museveni è al potere da 25 anni
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Kizza Besigye, principale avversario del Presidente in carica
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La rielezione di Museveni nel 2006 venne falsata da brogli, stando a quanto denunciato dalla Corte suprema del paese e dagli osservatori internazionali
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Un sostenitore di Kizza Besigye
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Il capo di Stato ugandese uscente Yoweri Museveni si è detto certo della sua “ampia vittoria”
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Museveni e la moglie salutano la folla
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Sostenitori dello sfidante principale Kizza Besigye
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Circa un milione di osservatori locali vigileranno sulle operazioni di voto
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Un terzo della popolazione ha a disposizione meno di un dollaro al giorno
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Chiunque vincerà le presidenziali di venerdì prossimo in Uganda sarà chiamato a gestire le riserve nazionali di 2,5 miliardi di barili di petrolio
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Poco meno di 14 milioni di elettori sono chiamati alle urne per rinnovare il Parlamento ed eleggere il Presidente
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Più dell’80% dei circa 33 milioni di ugandesi vive di agricoltura
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I candidati alla Presidenza sono otto
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Comizio di chiusura della campagna elettorale di Kizza Besigye
Circa un milione di osservatori locali vigileranno sulle operazioni di voto che si terranno domani, venerdì 18 febbraio, in Uganda. L’opposizione mira a controllare il 95% dei circa 24.000 seggi sparsi nel Paese, inviando 40 osservatori in ogni seggio. Lo ha annunciato nei giorni scorsi la Coalizione inter-partitica di opposizione che, capeggiata dal candidato presidente Kizza Besigye - ex colonnello dell’esercito ugandese e presidente del Partito per il Cambiamento Democratico - sfiderà per la terza volta il Presidente uscente Yoweri Museveni, al potere dal 1986. La rielezione di Museveni nel 2006 venne falsata da brogli, stando a quanto denunciato dalla Corte suprema del paese e dagli osservatori internazionali.

Kizza Besigye, principale avversario del Presidente in carica (Epa/Dai Kurokawa)
Più dell’80% dei circa 33 milioni di ugandesi vive di agricoltura e un terzo della popolazione ha a disposizione meno di un dollaro al giorno. Chiunque vincerà le presidenziali di venerdì prossimo in Uganda sarà chiamato a gestire le riserve nazionali di 2,5 miliardi di barili di petrolio, scoperte solo di recente e capaci di trasformare le prospettive economiche del Paese africano. (Afp)