Archivio di Aprile, 2011

1978, Giovanni Paolo II nella sua prima apparizione ufficiale a Castel Gandolfo (Ansa/EPA/Massimo Capodanno)
Affabile e accogliente, carismatico e sorridente, ma di grande fermezza. Duro e gentile. Il papa viaggiatore, comunicatore, sportivo, attore, ma soprattutto il papa che è rimasto nei cuori di tanti fedeli e non solo. Giovanni Paolo II, al secolo Karol Jozef Wojtyla, è uno dei pontefici più amati, e in piazza San Pietro e per tutta Roma nel week-end si prevedono fiumane di persone accorrenti per lui.
Domenica 1° maggio, infatti, l’attuale pontefice Benedetto XVI presiederà la cerimonia di beatificazione di papa Wojtyla, il papa polacco, uno degli artefici del crollo della Cortina di ferro.
In questa gallery ripercorriamo in foto alcune delle espressioni e dei momenti più significativi di Karol Wojtyla, che è stato anche il papa dei record: nel suo pontificato ha percorso 1.163.865 chilometri in aereo facendo 104 viaggi apostolici e 146 visite pastorali e ha proclamato ben 482 santi, più di tutti gli altri papi messi insieme. [ATTENZIONE: Un numero speciale di Epoca, dedicato al Papa santo; anche in versione per Ipad].
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Karol nasce da Emilia e Karol Wojtyla senior, ex-ufficiale dell’esercito asburgico
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Wojtyla e gli anni della seconda guerra mondiale
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1967, Wojtyla viene nominato cardinale da Paolo VI
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Karol Wojtyla in una gita intorno a Crocovia
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16 ottobre 1978, Habemus Papam: Karol Wojtyla è eletto nuovo pontefice
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1978, Giovanni Paolo II nella sua prima apparizione ufficiale a Castel Gandolfo
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1979, papa Giovanni Paolo II ricevuto da Giulio Andreotti
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Anni ‘80, Giovanni Paolo II è con Sandro Pertini sull’Adamello
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Anni ‘80, Giovanni Paolo II passeggia nel Vaticano
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13 maggio 1981, l’attentato a Giovanni Paolo II
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13 maggio 1981, Karol Wojtyla soccorso subito dopo l’attentato
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14 maggio 1981, papa Wojtyla all’ospedale Gemelli di Roma dopo l’attentato
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Papa Giovanni Paolo II, il viaggiatore accolto dalle folle
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Anni ‘80, Vaticano: Giovanni Paolo II riceve la regina Elisabetta II
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1983, visita in Polonia: Giovanni Paolo II prega nel suo ex studio a Katowice
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21 maggio 1988, papa Wojtyla con madre Teresa di Calcutta
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1988, Giovanni Paolo II in Africa con costume caratteristico
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18 novembre 1990, Roma: papa Giovanni Paolo II riceve Mikhail Gorbaciov
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1992, papa Wojtyla in Africa
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1993, papa Wojtyla in Sicilia
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26 marzo 2000, Gerusalemme: Giovanni Paolo II al Muro del pianto
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23 luglio 2001, Castel Gandolfo: Giovanni Paolo II riceve George Bush
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30 maggio 2002, Papa Giovanni Paolo II riceve il saluto del cardinale vicario Camillo Ruini
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28 agosto 2002, all’udienza del mercoledì Giovanni Paolo II saluta i fedeli
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1 aprile 2004, Giovanni Paolo II saluta i giovani in piazza San Pietro
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1 aprile 2004, Giovanni Paolo II abbracciato da una ragazza polacca
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8 agosto 2004, Giovanni Paolo II saluta alcune mamme che hanno rifiutato l’aborto
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20 novembre 2004, Giovanni Paolo II all’udienza generale del mercoledì
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2005, ultimo impegno pubblico di Giovanni Paolo II nell’angelus
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30 marzo 2005, l’ultima immagine pubblica di papa Wojtyla che tenta invano di parlare

(Ansa/Alessandro Di Meo)
La parte superiore della fiancata destra di un’imbarcazione lignea, risalente alla prima età imperiale, è affiorata negli scavi di Ostia Antica durante il rifacimento del Ponte della Scafa che collega Ostia a Fiumicino. La scoperta è avvenuta durante i lavori di archeologia preventiva utile per le opere pubbliche, che ci consente di far convivere le esigenze di valorizzazione e tutela dei reperti con le necessità dei cittadini”, ha affermato Paola Germoni, direttore scientifico dei lavori, presentando la scoperta alla stampa. ”Plausibilmente il suo rinvenimento - ha aggiunto - indica l’antica linea di costa arretrata di circa 4 chilometri rispetto all’attuale”.
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Affiorata la parte superiore della fiancata destra di un’imbarcazione lignea, risalente alla prima età imperiale
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Affiorata negli scavi di Ostia Antica durante il rifacimento del Ponte della Scafa che collega Ostia a Fiumicino
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La scoperta è avvenuta durante lavori di archeologia preventiva
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Alla profondità di 4 m dal piano attuale di campagna, non è mai capitato di trovare un’imbarcazione, ma solo stratificazioni o strutture
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Il relitto va trattato con una metodologia sofisticata: la barca è costantemente ricoperta d’acqua perché il legno non si secchi
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Plausibilmente il suo rinvenimento documenta un arretramento di 4 km dell’antica linea di costa
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Il ministro dei Beni Culturali Giancarlo Galan in visita al cantiere di scavo
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”Quando ci sono cose così importanti i soldi ci sono”. Lo ha detto il ministro dei beni culturali, Giancarlo Galan
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Il ministro ha aggiunto che al momento i lavori di rifacimento del nuovo Ponte della Scafa sono sospesi
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Un’archeologa nel cantiere di scavo
”La scoperta è una novità - ha sottolineato Anna Maria Moretti, sovrintendente archeologico di Roma e Ostia Antica - perché a questa profondità, 4 metri dal piano attuale di campagna, non è mai capitato di trovare un’imbarcazione, ma solo stratificazioni o una struttura. Al momento - ha aggiunto - sono affiorati 11 metri di fiancata, né la poppa né la prua, ma ci sono resti di cordami. Il restauro è delicatissimo - ha concluso - perché il relitto va trattato con una metodologia sofisticata: la barca è costantemente ricoperta d’acqua perché il legno non si secchi”. ”Quando ci sono cose così importanti i soldi ci sono”. Lo ha detto il ministro dei beni culturali, Giancarlo Galan, a proposito di un eventuale impegno economico del ministero dopo il ritrovamento della nave romana. Il ministro ha aggiunto che al momento i lavori di rifacimento del nuovo Ponte della Scafa sono sospesi ”in attesa di vedere cosa c’è. In questo - ha sottolineato Galan - c’è l’assoluta collaborazione da parte del Comune di Roma”. (ANSA)

Quando il presidente degli Stati Uniti Richard Nixon mise in piedi la Environmental Protection Agency (EPA, Agenzia per la protezione ambientale), il Paese iniziava appena a sviluppare la sua coscienza ecologica. Era il 1970. Facendo fronte alle prime preoccupazioni ambientali - portate sulla scena pubblica soprattutto dal movimento hippy - circa l’inquinamento dell’aria e dell’acqua e sulle conseguenze dell’urbanizzazione selvaggia, il governo varò il progetto Documerica.
Cento fotografi indipendenti vennero spediti ai quattro angoli degli Stati Uniti, con il compito di documentare i problemi ambientali del Paese, le sue bellezze naturali e la vita quotidiana della popolazione. All’opera dal 1971 al 1977, questi fotografi hanno realizzato oltre 15mila scatti, che oggi gli Archivi nazionali USA hanno digitalizzato e reso disponibili per intero, attraverso Flickr.
Un viaggio straordinario attraverso gli States dei primi anni ‘70, di cui in questa fotogallery vi offriamo un assaggio:
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Gas a prezzo ribassato in una zona disabitata della contea di Harrison, Texas (Giugno 1972)
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Campeggiatori nel Garner State Park a San Antonio, Contea di Bexar, Texas (Luglio 1972)
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Tosatura delle pecore in un ranch nei pressi di Leakey, Texas (Maggio 1973)
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A Leakey, Contea di Real, Texas, il signor Woodrow Wilson, qui seduto sul suo Pickup, è uno dei “personaggi” locali: non lavora mai e passa le sue giornate a guardare il fiume, dalle sette del mattino fino al tramonto
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Graffiti nella metropolitana di New York (Maggio 1973)
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Un’auto abbandonata nella Jamaica Bay a New York (Giugno 1973) | Un cartello recita “Niente gas oggi” a Lincoln City, Oregon (Ottobre 1973)
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Un minatore della Virginia Company in attesa di iniziare il turno di notte nella miniera Pocahontas # 4 vicino a Richlands, Virginia (Aprile 1974)
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Il signor Edward Austin, 64 anni, vive nella parte nera di Fireco, una piccola cittadina vicino a Beckley, nella contea di Raleigh, West Virginia. Dopo aver lavorato in miniera dal 1925 al 1956, è poi andato in pensione. Ha 20 figli
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Il primo pic-nic annuale organizzato dalla compagnia mineraria Tennessee Coal Company per i propri operai, tra Jasper e Chattanooga, Tennessee (Agosto 1974)
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Uno scoiattolo osserva il suo regno sulla riva del fiume a Franklin Bluffs, Alaska (Agosto 1973)
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Un uomo a cavallo con la bandiera USA durante una parata per il rodeo cittadino lungo la via principale di Cottonwood Falls, Kansas (Giugno 1974)
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Un impianto chimico al confine con un prato a pascolo a Marshall, Texas (Giugno 1973)
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Manhattan, New York: il World Trade Center appena costruito (Maggio 1973)
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Curiosi intorno a una Exide Battery Sundance, una tra le prime auto elettriche sperimentali presentata al Primo Simposio sullo sviluppo di sistemi energetici a basso tasso di inquinamento ad Ann Arbor, Michigan (Ottobre 1973)
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Minatori della Virginia Company in fila per entrare in una miniera di carbone vicino a Richlands, Virginia (Aprile 1974)
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Corso di ginnastica acquatica presso la casa di riposo Villaggio Century a West Palm Beach, Florida | Un aereo di linea sorvola una zona vicina all’aeroporto Logan International di Boston. (Maggio 1973)
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Eliminazione di batterie per automobili esauste: una nube nera esce dalle ciminiere di Houston, Texas (Luglio 1972)
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La signora Mary Workman mostra un bicchiere contente acqua non potabile estratta da un pozzo fuori dalla sua casa, vicino a una miniera di carbone a Steubenville, Ohio (Ottobre 1973)
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Un autostoppista con il suo cane Tripper lungo la US 66, vicino a Topock, Arizona (Maggio 1972)
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15mila fotografie scattate su tutto il territorio USA tra il 1971 e il 1977

Un tornado si muove attraverso Limestone County, sud di Athens, Alabama (AP Photo/The Decatur Daily, Gary Cosby Jr.)
Il drammatico bilancio del maltempo negli Stati Uniti è finora di 88 morti.
In Alabama la situazione più difficile, 45 le persone che hanno perso la vita, ma lo stato di emergenza è stato proclamato anche in Arkansas (11 le vittime), Kentucky, Mississippi (11 morti), Missouri, Tennessee e Oklahoma. In Georgia, nove i morti, lo stato di emergenza è stato proclamato in quattro contee del nordovest.
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Un tornado si muove attraverso Limestone County, sud di Athens, Alabama
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Concord, Alabama: soccorritori cercano su una collina travolta dal tornado
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Concord, Alabama: Michael Dunn è abbracciato dalla madre sulla strada che porta alla loro casa distrutta
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Concord, Alabama: la distruzione dopo il passaggio di un tornado
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Un tornado si muove attraverso Tuscaloosa, Alabama
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Cullman, Alabama: un centro commerciale distrutto
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Concord, Alabama: Faye Hyde siede in un materesso, su quello che era il giardino di casa, consolando la nipote
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Tuscaloosa, Alabama: una donna cerca tra i detriti del distrutto ufficio T Mobile
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Phil Campbell, Alabama: un soccorritore tiene un bambino trovato tra le macerie di una casa distrutta
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Tuscaloosa, Alabama: case e negozi distrutti lungo la 15th St.
Tra le vittime del maltempo, anche una bimba di tre anni, morta nel sonno a McComb, Mississippi, quando un albero ha distrutto la sua casa.
Alle operazione di soccorso partecipa anche la Guardia nazionale, schierata su richiesta dei governatori.
Da venerdì scorso, l’ente meteorologico nazionale (Nws) ha contato oltre 300 tornado, 130 solo ieri. (ANSA)
Vedi anche: Tornado flagellano gli Stati Uniti sud-orientali

Moana Pozzi (Kika)
Oggi Moana Pozzi - indimenticata, anomala pornostar tutta curve, cervello e classe - avrebbe compiuto cinquanta anni. Figlia di un ricercatore nucleare e di una casalinga di paese in provincia di Alessandria, era capace di mettere in discussione molti stereotipi: faceva film porno, ma era davvero bella e raffinata, oltre ad azzeccare tutti i congiuntivi. Il suo nome non compariva tra i credits del suo primissimo film hardcore (Valentina, ragazza in calore, 1981): si era nascosta sotto lo pseudonimo di Linda Heveret. In quel periodo, infatti, stava conducendo un programma per bambini, Tip Tap Club, su Rai2. Una volta scoperta, fece scandalo e fu subito cacciata dalla Rai, non senza pubblicità: da lì a poco sarebbe diventata un’icona.
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Moana Pozzi
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In abito da sposa negli anni ‘80
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Con Fabio Fazio negli anni ‘80
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Con Andrea Occhipinti negli anni ‘80
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Protagonista de L’Araba Fenice
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Moana Pozzi nel 1993
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Moana Pozzi sul set di Provocazione
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Moana Pozzi con Edmondo Bernacca
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Moana Pozzi mostra il simbolo del Partito dell’amore
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In Piazza Montecitorio
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Al seggio nel 1992, nell’anno in cui con in suo Partito dell’Amore partecipò alle elezioni politiche
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Con Riccardo Schicchi al seggio elettorale
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Una foto di scena della mini-serie Moana
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Violante Placido in una foto di scena della mini-serie Moana
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In abito da sposa negli anni ‘80
Nel 1986, questa volta col suo vero nome, interpreta Fantastica Moana con la regia di Riccardo Schicchi. Seguono poi altri titoli, tra cui Moana calda femmina in calore, Moana la bella di giorno, Cicciolina e Moana ai mondiali. Nel suo libro La filosofia di Moana raccontò i personaggi famosi con i quali dichiarava di aver avuto rapporti.
Viso classico, fianchi stretti, seno abbondante, gambe lunghe e la dizione di una che ha studiato e sa quello che dice, la Pozzi andava facendosi conoscere sempre più e sbalordiva un’Italia ancora diversa da quella di oggi. Basta andarsi a vedere come un disinvolto quanto istituzionale Pippo Baudo intervistasse senza troppo scomporsi, su Rai1 nel 1994 nel programma Tutti a casa, una Moana Pozzi con scollatura frontale ascellare.
Dopo il programma L’araba fenice (1988), nel quale la Pozzi compariva semplicemente nuda, in qualità di critica di costume, sarà la volta dell’impegno politico, nel 1991, nel Partito dell’Amore fondato assieme alla collega Cicciolina (alias Ilona Staller).

In abito da sposa negli anni '80
Un personaggio così non poteva che avere anche una morte difficile da decifrare, una morte da leggenda. Scomparsa a soli 33 anni, ufficialmente all’Hotel de Dieu di Lione, il 15 settembre 1994 per carcinoma epatocellulare, la sua morte è stata avvolta fin da subito da sospetti e misteri. Nel 2004 si arrivò a dire che non era mai davvero morta; nel 2005 la famiglia annunciò il libro Moana, tutta la verità sulla vita e, soprattutto, sulla morte dell’attrice.
Tali sospetti e misteri si sono mescolati con le parole spesso pronunciate dall’attrice sulla sua paura della vecchiaia, del decadimento fisico e della morte. Tutte cose da lei ribadite più volte in diverse occasioni. Una volta, profeticamente, aveva detto con forza alla trasmissione Harem di fronte a una sbigottita Catherine Spaak: ”Io non invecchierò”.
GALLERY: Non solo pornostar: “Moana - Casta Diva”
L’ultimo, vero, colpo di scena, arriva nel 2006 quando Simone Pozzi rivela di essere non il fratello minore di Moana, come ritenuto fino a quel momento, ma suo figlio.

L'interno di una scuola materna nella città abbandonata di Pripyat (Ansa/EPA/SERGEY DOLZHENKO)
Nessuno ne aveva sentito parlare fino a 25 anni fa. Poi la città ucraina di Chernobyl divenne tristemente nota in ogni angolo della Terra per l’incidente alla sua centrale nucleare. Era il 26 aprile 1986, ore 1:23:45, e, nel corso di un test definito “di sicurezza”, si innescò il più grande disastro nucleare della storia, con esplosioni al reattore n. 4 e una nube di materiali radioattivi che fuoriuscì ricadendo su vaste aree intorno all’impianto contaminandole pesantemente.
Si rese necessaria l’evacuazione e il reinsediamento in altre zone di circa 336mila persone.
Da allora sono passati 25 anni, ma ancora non è chiaro quale sia il numero di persone uccise dal disastro nucleare di Chernobyl. Gli studiosi non riescono a trovare un accordo sulle cifre. Quello che si sa per certo è che due persone morirono immediatamente per l’esplosione dell’impianto, e altre 29 in ospedale nei giorni seguenti. Ma l’impatto a lungo termine delle radiazioni è più difficile da quantificare. Vent’anni fa John Gittus della Royal Academy of Engineering fece una previsione di circa di 10mila morti, ma oggi alcuni gruppi ambientalisti parlano di numeri a sei cifre.
In questa galleria fotografica le immagini di Chernobyl e delle aree circostanti 25 anni dopo.
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L’interno di una scuola nella città di Pripyat
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Ruota panoramica deserta nell’abbandonata città di Pripyat, vicino l’impianto di Chernobyl
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Scarpe di bambina nella città deserta di Pripyat
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Autoscontro arrugginito nella città fantasma di Pripyat
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Bimbo malato di leucemia mangia a letto all’ospedale dei bambini di Kharkov
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Bimbo malato di leucemia all’ospedale di Kharkov
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Palazzo abbandonato nella città fantasma di Pripyat, diventata ormai meta turistica
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Un giocattolo giace sul tavolo nella città deserta di Pripyat
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Bambino malato di leucemia all’Ospedale dei bambini di Kharkov
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L’impianto nuclare di Chernobyl oggi: la centrale è stata definitivamente chiusa nel 2000
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La costruzione del nuovo sarcofago sul reattore n. 4 a Chernobyl
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Palazzo abbandonato e in decadimento a Pripyat
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Schiuma solidificata e mucchi di polvere di piombo e boro, lanciati dagli elicotteri nel tentativo di fermare la reazione nucleare, alla centrale di Chernobyl
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La sala di controllo a Chernobyl, con i suoi macchinari danneggiati, all’interno del reattore n. 4
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Veicoli contaminati lasciati vicini alla centrale di Chernobyl: circa 1350 elicotteri, bus, ruspe, camion di vigili del fuoco, ambulanze vennero usati nella lotto contro l’incidente nucleare
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Un’ex scuola materna nella città abbandonata di Pripyat
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L’interno di una scuola materna nella città abbandonata di Pripyat
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Un’ex scuola nella città fantasma di Pripyat
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Ufficio di polizia con le celle aperte nella città abbandonata di Pripyat
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Il rifugio che copre il quarto blocco energetico della centrale nucleare di Cernobyl
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Abitazione abbandonata nel villaggio deserto di Paryshev, a 25 km dalla centrale di Chernobyl
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Casa abbandonata nel villaggio deserto di Paryshev, a 25 km dalla centrale di Chernobyl
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Semenyuk Iva e Maria non hanno lasciato la loro casa a Paryshev, villaggio per lo più deserto. Più di 330 residenti della zona a 30 km da Chernobyl rifiutarono il trasferimento
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Scaffali di libri nella città fantasma di Pripyat, a 3 km dalla centrale di Chernobyl
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Scolari con maschera anti-gas in un’esercitazione a Rudo
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Un cane randagio nella città fantasma di Pripyat
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Chernobyl, il sito del più grande incidente nucleare fotograto pochi giorni dopo l’esplosione
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Visitatori verificano il livello di radioattività dopo la visita alla centrale nucleare di Chernobyl
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Il reattore n. 4 distrutto della centrale in una foto di Anatoliy Rasskazov, scattata poco dopo l’esplosione. Il fotografo è morto di cancro
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L’interno di una scuola nella città abbandonata di Pripyat
Dal 2000 la centrale di Chernobyl è definitivamente chiusa. Un sarcofago venne creato a tempo record tra il maggio ed il novembre 1986 intrappolando all’interno le macerie dell’intera struttura che conteneva il reattore.
Oggi si lavora però alla costruzione di un nuovo sarcofago attorno al reattore 4, per sostituire il vecchio, progettato per durare fino al 2016 ma che deve essere ormai rimpiazzato al più presto.
Ma come si presenta oggi l’area del disastro? A distanza di cinque lustri la vera città fantasma non è Chernobyl, ma Pripyat. Oggi la cittadina il cui nome è diventato sinonimo di disastro nucleare è popolata da qualche centinaio di persone, tra scienziati, tecnici, operai che ogni giorno lavorano nei pressi della centrale e all’interno della zona proibita, quella che inizia a 30 km dal reattore numero quattro esploso nella notte tra il 25 e il 26 aprile 1986.
A Chernobyl oggi si vede gente, circolano macchine, qualche bicicletta. Anche se nessuno abita fisso qui e si lavora su turni per evitare prolungate esposizioni alle radiazioni, qualcosa comunque si muove ed è cambiato.

Un'ex scuola nella città fantasma di Pripyat (Ansa/EPA/SERGEY DOLZHENKO)

Ruota panoramica deserta nell'abbandonata città di Pripyat (Ansa/EPA/HELMUT FOHRINGER)
La Ghost City è invece Priypat. A soli 2 km dal reattore comincia infatti la vera e propria terra di nessuno, dove quasi ogni cosa è davvero rimasta immobile come 25 anni fa. Pripyat era stata fondata nel 1970 proprio per ospitare le famiglie e tutti i lavoratori della centrale, fin dalla sua costruzione. Nel 1986 era tre volte più grande della stessa Chernobyl. Una città giovane, in tutti i sensi. Dei quasi 50 mila abitanti oltre 15 mila erano bambini, l’età media totale di 26 anni. Nel giro di un paio d’ore, nel pomeriggio del 27 aprile, circa 36 ore dopo l’incidente, Pripyat fu completamente evacuata. 1200 bus portarono via tutti gli abitanti, dopo che alla mattina via radio era arrivata la notizia di prepararsi a lasciare la città per almeno tre giorni.
Oggi molto è come allora, tutto consumato dal tempo, dai carrelli abbandonati nei supermarket ai libri sugli scaffali della scuola. Si può fare un giro nella vecchia piscina o godersi la vista dalle camere dell’hotel nella piazza centrale. Al parco giochi la grande ruota arrugginita è ancora l’attrazione principale.
La città fantasma è stata addirittura collocata dalla rivista americana Forbes tra le mete più stravaganti dove andare in vacanza. In realtà a Pripyat per ora ci si arriva solo con il permesso delle autorità locali e con tour organizzati. (Apcom)

Bimbo malato di leucemia all'ospedale di Kharkov (Ansa/ EPA/HELMUT FOHRINGER)

La salma di Sai Baba esposta a Puttaparti (AP Photo/Aijaz Rahi)
Decine di bus e treni speciali sono arrivati stamattina a Puttaparthi, nell’India centrale, per l’ultimo giorno della veglia funebre del guru Sathya Sai Baba, morto domenica mattina.
È morto Sai Baba, il guru che ha stregato il mondo
Per tutta la notte migliaia di fedeli, con gli occhi gonfi di pianto, sono sfilati davanti al feretro, custodito in una bara di vetro e sormontato da una gigantografia ricoperta di fiori. Secondo un responsabile dello Stato dell’Andhra Pradesh, finora oltre 100 mila persone hanno portato l’ultimo saluto alla salma del leader spirituale. Divisi tra donne e uomini, in lunghissime code, sono affluiti in modo ordinato nell’ashram sotto la sorveglianza di un ”esercito” di volontari impegnati nel servizio d’ordine e nella distribuzione di acqua e cibo. Il centro della cittadina è stato chiuso al traffico e protetto da un cordone di 6 mila poliziotti.
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La salma di Sai Baba esposta a Puttaparti
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Il “darshan” (visione) di Sathya Sai Baba
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Uomini e donne in file separate
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Devoti in fila
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Donne in fila per il saluto estremo alla salma di Sai Baba
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Un bambino in fila con le donne
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La coda degli uomini
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L’Ashram dove è esposta e verrà tumulata la salma
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Sai Baba in effigie sui risciò
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Sai Baba sulla sua sedia a rotelle, in un’immagine del 10 aprile 2010
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Donne in lacrime per Sai Baba
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Devoti in fila
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Un’immagine di Sai Baba presso l’Ashram di Puttaparti
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Donne in fila per l’ultimo saluto all’incarnazione divina
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L’arrivo della salma nell’ashram di Puttaparthi
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Il passaggio del feretro
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Il dolore di alcune donne
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Una devota occidentale di Sai Baba per le strade di Puttaparti
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Alcuni volontari durante una pausa presso l’Ashram
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Un omaggio a Sai Baba sulla spiaggia Golden Sea di Puri, Orissa, India
Oggi pomeriggio è previsto l’arrivo del premier Manmohan Singh e della leader del Congresso, Sonia Gandhi. Da stasera la sala dove si trova la salma sarà chiusa al pubblico per i preparativi del funerale. La cerimonia, con onori di Stato, è prevista alle 09:00 ora indiana (05:30 in Italia) di domani, e sarà ”riservata a poche centinaia di persone”, secondo i responsabili dello Sri Sathya Sai Baba Trust, la ricca fondazione lasciata in eredità dal santone.
Come vuole la tradizione induista, il leader spirituale a capo di una setta che lo considera un semidio e che conta milioni di fedeli in tutto il mondo, non sarà cremato: le sue spoglie mortali saranno tumulate in un ”samadhi”, una tomba, nella grande sala dell’ashram di Puttaparthi, dove Sai Baba sarà venerato come un ‘’santo”.

Sai Baba sulla sua sedia a rotelle nel 2010 (Epa/Anindito Mukherjee)
Da alcuni giorni i responsabili della Fondazione Sathya Sai Baba sono al lavoro per costruire questa sorta di mausoleo nella Kulwant Hall, la mega sala da 10 mila posti inaugurata una decina di anni fa e dove il santone, fino a un mese fa prima di essere ricoverato, offriva la sua ”benedizione” quotidiana ai fedeli. Secondo gli organizzatori, il ‘’samadhi” diventerà una nuova meta di pellegrinaggio per milioni di fedeli, come è già la tomba del Shirdi Baba, la sua precedente incarnazione, che sorge nei pressi di Mumbai.

Chris Hondros e Tim Hetherington (Ansa/EPA/Getty Images)(AP Photo/Outpost Films, Tim Hetherington)
Avevano tutti e due 41 anni e vivevano a New York Tim Hetherington e Chris Hondros, i due fotografi di guerra uccisi ieri a Misurata, in Libia.
Come ormai accadeva da alcuni giorni, volevano documentare gli scontri a Misurata. Erano su Tripoli Street, ma c’era una calma inusuale. Hanno deciso di tornare indietro, non c’era nulla da fotografare. È stata la loro condanna a morte. Così hanno perso la vita l’inglese Hetherington e l’americano Hondros, colpiti da un proiettile di mortaio sulla principale arteria della città sotto assedio da ormai oltre un mese e mezzo.
A raccontare gli ultimi minuti della loro vita è Orla Guerin, corrispondente della Bbc. Hetherington era un ‘veterano’ della guerra in Afghanistan, conosceva i rischi a cui andava incontro, ha spiegato la giornalista. “A Misurata pioggia indiscriminata di razzi ma nessun segno della Nato”, aveva scritto il fotografo qualche ora prima di morire in un messaggio postato su Twitter.
Ai due fotoreporter, va questo omaggio fotografico, con le immagini con li ritraggono e gli scatti da loro effettuati in giro per il mondo.
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Chris Hondros e Tim Hetherington
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Tim Hetherington, vincitore del World Press Photo Award 2007
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Chris Hondros di fronte a un palazzo in fiamme a Misurata, Libia
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Tim Hetherington nell’avamposto Restrepo nella valle di Korengal in Afghanistan
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Chris Hondros in Afghanistan
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Tim Hetherington in posa di fronte alla suo foto vincitrice del World Press Photo
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Un ritratto di Chris Hondros, fotografto per Getty Images
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Hetherington al Galà “The National board of review of motion Pictures Awards”
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Chris Hondros per le strade di Monrovia, Liberia
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Chris Hondros tra le macerie di un palazzo a Beirut
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La foto di Tim Hetherington vincitrice del World Press Photo: un soldato Usa in un bunker afgano
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Una foto scattata da Chris Hondros: il nono anniversario dell’attacco dell’11 settembre
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Una foto scattata da Chris Hondros: Marta Waisman con la foto della figlia morta l’11 settembre
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Una foto scattata da Chris Hondros: il principe Harry a New York
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Una foto scattata da Chris Hondros: l’arcivescovo Timothy Dolan guarda il cielo piovoso all’inizio del servizio dei Vespri solenni a NY
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Una foto scattata da Chris Hondros: processo a Saddam Hussein
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Una foto scattata da Chris Hondros: le mani legate di un iracheno fermato dai marines
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Una foto scattata da Chris Hondros: resa delle truppe irachene
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Una foto scattata da Chris Hondros: Kuwait, operazioni militari nella zona DMZ
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Una foto scattata da Chris Hondros: Nassiriya, marine partecipa alla messa
Il fotografo britannico Tim Hetherington aveva vinto il World Press Photo of the Year per i suoi servizi sull’Afghanistan e lo scorso anno era stato candidato all’Oscar per la fotografia del suo primo film Restrepo. Un film girato nei 15 mesi trascorsi al fianco di un battaglione di soldati Usa nelle valli afgane.
Hetherington era nato a Liverpool, ma aveva la doppia cittadinanza, britannica e americana. Prima di diventare fotografo e regista aveva insegnato letteratura inglese all’Oxford University. Oltre all’Afghanistan, Hetherington aveva seguito i conflitti in Liberia e in Sierra Leone. Collaborava con la rivista americana Vanity Fair.

La foto di Tim Hetherington vincitrice del World Press Photo: un soldato Usa in un bunker afgano (AP Photo/Tim Hetherington for Vanity Fair)

Una foto scattata da Chris Hondros: le mani legate di un iracheno fermato dai marines (©Chris Hondros/LaPresse
Chris Hondros era invece stato candidato al Pulitzer nel 2004 per il suo lavoro in Liberia, e nel 2006 aveva vinto la Medaglia d’oro Robert Capa, il più alto riconoscimento per la fotografia di guerra, per i suoi scatti in Iraq. Nato a New York, Hondros aveva seguito i principali conflitti a partire dalla fine degli anni ‘90, tra cui quelli in Kosovo, Angola, Sierra Leone, Libano, Afghanistan, Kashmir, Cisgiordania, Iraq e Liberia. Le sue fotografie erano apparse sulle prime pagine di riviste come Newsweek e The Economist, e su quelle delle principali testate Usa, come The New York Times, Washington Post e Los Angeles Times. Lavorava per l’agenzia internazionale Getty Images. (Apcom)

La rosa cosmica (Ansa / Ufficio stampa Nasa)
Il telescopio spaziale Hubble festeggia i suoi 21 anni regalando l’immagine spettacolare di una “rosa cosmica” ottenuta dall’intreccio di due galassie. Nato dalla collaborazione fra la Nasa e l’Agenzia Spaziale Europea (Esa), nei suoi 21 anni di attività Hubble “ha profondamente trasformato la nostra visione dell’universo”, ha detto l’amministratore capo della Nasa, Charles Bolden, che era alla guida dello shuttle Discovery, che il 24 aprile 1990 ha portato in orbita Hubble.
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La rosa cosmica
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La “rosa cosmica” fotografata da Hubble
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La rosa cosmica è ottenuta dall’intreccio di due galassie
La “rosa cosmica” fotografata da Hubble è una galassia a spirale nota come Ugc 1810, con un disco distorto dal campo gravitazionale di una galassia vicina, la Ugc 1813, in modo da suggerire l’immagine di una rosa. L’intera struttura, indicata con la sigla Arp 273, si trova nella costellazione di Andromeda, a circa 300 milioni di anni luce dalla Terra. Un leggerissimo ponte di materiale interstellare che appare come una fascia azzurrina unisce le due galassie, distanti fra loro decine di migliaia di anni luce. (ANSA)
Il video della Nasa sulla rosa cosmica

Siviglia, penitenti della confraternita La Candelaria (AP Photo/Emilio Morenatti)
Il 24 aprile si celebra la Pasqua cristiana. Una Pasqua “alta”, la cui data, variabile ogni anno, cade come tradizione nella domenica successiva alla prima luna piena successiva all’equinozio di primavera.
E dalla Domenica delle Palme al Sabato Santo che precede la Pasqua si festeggia la Settimana Santa: in tutto il mondo cristiano, dall’Europa all’America Latina, si inscenano processioni con penitenti incappucciati, il crocifisso portato sulle spalle, fiaccolate nella notte, fedeli a piedi nudi…
Da Siviglia a Città del Guatemala, da Granada a Caracas, ecco in foto lo spettacolo delle processioni pasquali.
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Siviglia, penitenti della confraternita “La Candelaria”
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Siviglia, penitenti della confraternita “Las Siete Palabras”
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Siviglia, un penitente della confraternita “La Sed” cammina a piedi nudi
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Siviglia, penitenti della confraternita “Los Estudiantes”
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Siviglia, un penitente della confraternita “El Baratillo”
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Zamora, Spagna: oltre mille penitenti della Fratellanza Reale del Santo Gesù Cristo nella piazza della cattedrale
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Zamora, Spagna: immagine del Cristo in croce nella processione della confraternita “Cristo de la buena muerte”
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Goias, Brasile: fedeli alla Procissao do Fogareu
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Goias, Brasile: bimbi vestiti da “farricocos” prima della Procissao do Fogareu
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Goias, Brasile: bimbi vestiti da “farricocos” per la processione delle fiaccole
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Goias, Brasile: la Procissao do Fogareu
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Caracas, Venezuela: bambini alla processione del Nazareno de San Pablo
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Caracas, Venezuela: la processione del Nazareno de San Pablo
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Granada, Spagna: penitenti del Gesù Cristo degli zingari
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Città del Guatemala, fedeli trasportano l’immagine di Cristo alla processione “La Resena”

Siviglia, un penitente della confraternita La Sed cammina a piedi nudi (AP Photo/Emilio Morenatti)

Foto dal servizio di Barbara Davidson per il Los Angeles Times sulle vittime innocenti del fuoco incrociato tra gang (Ansa/ EPA/Los Angeles Times/Barbara Davidson)
È uno scandalo sulla corruzione dei funzionari pubblici di una piccola città della provincia californiana che ha fatto quest’anno guadagnare il premio Pulitzer, il più prestigioso riconoscimento giornalistico negli Usa, al Los Angeles Times. Una storia sconvolgente di disonestà dei funzionari di Bell, città di circa 37mila abitanti, che alzavano le tasse per aumentare a dismisura i propri stipendi. Gli articoli del giornale hanno portato alla scoperta e all’arresto di molti dei leader politici locali, e hanno fatto ottenere al giornale il premio più ambito, quello del “Servizio pubblico”.

Foto di Nikki Kahn per The Washington Post sul terremoto di Haiti

Foto di Carol Guzy per The Washington Post sul terremoto di Haiti
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I riconoscimenti 2011, che si tradurranno per i vincitori in 10mila dollari, hanno anche quest’anno dato valore a un’altra delle grandi testate americane, habitué della cerimonia dopo i tre Pulitzer nel 2010 e i cinque ottenuti nel 2009, il New York Times, che ha incassato due premi: uno a firma dei giornalisti Clifford Levy ed Ellen Barry sull’inattendibilità’ del sistema giudiziario russo, e uno per un editoriale di David Leonhardt sulla crisi economica in Usa per le sue “spiegazioni chiarificatrici” sulle questioni più complesse, il bilancio federale e la riforma sanitaria. Premiata anche l’informazione online di ProPublica per i reportage di Jesse Eisinger e Jake Bernestein su Wall Street che hanno dimostrato come le banche americane si sono arricchite a spese dei cittadini americani peggiorando la crisi finanziaria. Mentre il Washington Post ha guadagnato un premio per per le foto ‘breaking news’ su Haiti di Carol Guzy, Nikki Kahn e Ricky Carioti nella categoria Foto di attualità.
Un altro riconoscimento per la fotografia è andato al Los Angeles Times per un servizio sulla violenza delle gang nella città americana, nel servizio fotografico di Barbara Davidson.
In questa galleria fotografica le foto sulla violenza delle gang di Barbara Davidson e sul terremoto di Haiti di Carol Guzy, Nikki Kahn e Ricky Carioti.
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Foto dal servizio di Barbara Davidson per il Los Angeles Times sulle vittime innocenti del fuoco incrociato tra gang
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Il servizio di Barbara Davidson per il Los Angeles Times: Rashaun Williams piange ritornando a casa dopo esser stato ferito in una sparatoria
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Il servizio di Barbara Davidson per il Los Angeles Times: quattro figli condividono il letto con la loro madre
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Il servizio di Barbara Davidson per il Los Angeles Times: colomba rilasciata alla commemorazione dei 5 anni della morte di Aaron Jerel Shannon Jr., colpito alla testa da un proiettile vagante
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Il servizio di Barbara Davidson per il Los Angeles Times: colpita da un proiettile quando era incinta, Rose è rimasta paralizzata alle gambe ma sua figlia è nata e ora si chiama Miracolo
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Il servizio di Barbara Davidson per il Los Angeles Times: il funerale del figlio di Jamiel Shaw senior, ammazzato da una baby-gang
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Foto di Carol Guzy per The Washington Post sul terremoto di Haiti: un uomo sta cercando di salvare un’insegnante intrappolata viva tra macerie
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Foto di Nikki Kahn per The Washington Post sul terremoto di Haiti: Idamise Pierre si appoggia a un albero mentre aspetta di fare il bagno nella dimora comunale per anziani
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Foto di Nikki Kahn per The Washington Post sul terremoto di Haiti: il volto malconcio di un bambino
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Foto di Carol Guzy per The Washington Post sul terremoto di Haiti: “Il tempo si è fermato”
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Foto di Ricky Carioti per The Washington Post sul terremoto di Haiti: un ragazzo si lava nell’acqua sporca
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Foto di Carol Guzy per The Washington Post sul terremoto di Haiti: Cidy Tersme si butta tra le macerie della scuola gridando e cercando il fratello
Assegnati anche i premi per la letteratura e per le arti.
Per la narrativa e’ stato premiato “A visit from the Goon Squad di Jennifer Egan, per la drammaturgia “Clybourne Park” di Bruce Norris, per la storia “The Fiery Trial: Abraham Lincoln and American Slavery” di Eric Foner. Tra le autobiografie riconoscimento a “Washington;: A life” di Ron Chernow, per la poesia “The best of it: new and selected poems” di Kay Ryan, per la saggistica “The Emperor of all maladies: a biography of cancer” di Siddartha Mukherjee e per la musica “Madame White Snake” di Zhou Long”. (AGI)

Il giaguaro Rosa Salvaje e il suo piccolo di una settimana (AP Photo/Esteban Felix)
Come ogni mese, una carrellata delle fotografie più curiose, divertenti o suggestive dal regno degli animali, scelte dalla redazione in aprile.

Albert, canguro albino (Epa/Bernd Wuestneck)

Mamma scimmia bonobo spulcia il suo piccolo (Epa/Boris Roessler)
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Asini giganti di Scozia
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Uno snack da leccarsi i baffi per una giraffa
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Orangotango in quarantena
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Prima uscita pubblica per un giovane lupo di 4 mesi
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Cercocebo dal collare bianco: Speranza a Londra
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La Corrida in Corea: tori in lotta
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Girl, tigre di 8 anni operata all’anca
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Il giaguaro Rosa Salvaje e il suo piccolo di una settimana/1
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Il giaguaro Rosa Salvaje e il suo piccolo di una settimana/2
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Albert, canguro albino
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Mamma scimmia bonobo spulcia il suo piccolo
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La leonessa Binta con i suoi 2 cuccioli allo zoo di Hannover
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La leonessa Binta con uno dei suoi 2 cuccioli allo zoo di Hannover
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Sai, gibbone figlio di Burma
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Fenicottero che beve
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Un leone marino sulla spiaggia di San Onofre, California
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Un’anatra nuota tra i petali di fiori di ciliegio
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Rane in amore
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Rane in amore/2
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Lontre dalle piccole unghie
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Howard, l’antilope zoppa
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Cucciolo di gorilla allo zoo di Dublino
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Cicogne in accoppiamento
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Piccole tigri siberiane crescono
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Soraya l’elefantessa con la madre Khaing Hnin Hnin
ANIMALI, le foto più belle: LE ALTRE GALLERY

Rane in amore (AP Photo/Sergei Grits)

Il personale di sicurezza di Hamas trasporta la salma dell'attivista italiano (Ansa/EPA/ALI ALI)
Ha passato il confine con l’Egitto ed è in viaggio verso il Cairo il feretro di Vittorio Arrigoni, il pacifista sequestrato e ucciso da una cellula salafita nella Striscia di Gaza. Domani il suo corpo sarà esposto in una camera ardente allestita nell’ospedale italiano della capitale egiziana mentre mercoledì sera si attende il suo arrivo a Roma.
“Vittorio, Vittorio!”: erano centinaia i palestinesi che hanno voluto porgere al cooperante un ultimo saluto mentre la sua bara, avvolta nella bandiera palestinese e in quella italiana, veniva prelevata dall’ospedale di al-Shifa, a Gaza.
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Il personale di sicurezza di Hamas trasporta la salma dell’attivista italiano
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La salma di Arrigoni torna in Italia passando dall’Egitto, evitando Israele
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Le guardie di Hamas trasportano il feretro dell’attivista italiano
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Amici palestinesi di Arrigoni cantano al suo funerale
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Amici palestinesi di Arrigoni
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Gli amici palestinesi di Vittorio Arrigoni in lacrime
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La salma trasportata del personale di sicurezza di Hamas
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Slogan per l’attivista italiano al suo funerale
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Il personale di sicurezza di Hamas trasporta la bara di Arrigoni
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Un membro della sicurezza di Hamas tiene un poster di Arrigoni
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Palestinesi e stranieri gridano slogan durante il “funerale di stato”
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Le guardie di Hamas trasportano la salma in un simbolico funerale militare
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La bara di Arrigoni trasportata tra canti e cordoglio a Gaza
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Attivisti palestinesi e internazionali in lutto per Arrigoni
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Un ufficiale di Hamas di guardia in attesa della bara di Arrigoni
Quindi il corpo è arrivato nella parte palestinese di Rafah, dove si è svolta una cerimonia di addio alla presenza di circa duecento persone, tra attivisti, amici e esponenti del governo di Hamas. “I responsabili non rimarranno impuniti”, ha assicurato un rappresentante dell’organizzazione islamista che dal 2007 controlla la Striscia. Poi ha preso la parola Inge Neess, dell’International Solidarity Movement, il gruppo a cui apparteneva Arrigoni. “L’Ism non andrà via da Gaza poiché vuole continuare ad essere vicino al popolo palestinese e continuare il lavoro svolto da Vik”, ha affermato, secondo quanto riferito all’Agi dalla cooperante Silvia Tedeschini.
Quindi il feretro, a bordo di un’ambulanza, ha valicato il confine con l’Egitto, dove stasera è atteso al Cairo. Il corpo di Vittorio verrà accolto dall’ospedale italiano della capitale egiziana, in cui sarà allestita una camera ardente, mentre l’arrivo in Italia è previsto per mercoledì sera.

Amici palestinesi di Arrigoni (Ansa/ EPA/MOHAMMED SABER WAR)
Intanto, nella Striscia e in Cisgiordania proseguono le iniziative in ricordo del cooperante. A Gaza nel pomeriggio un corteo sfila verso il Parco del milite ignoto mentre una tenda è stata montata a lutto nel porto di Al Mina, da cui Vittorio prendeva il largo per affiancare, come scudo umano, i pescatori palestinesi. A Ramallah, sempre nel pomeriggio, la folla si riunisce a piazza al Manara per spostarsi ad al Bireh, dove si svolge una cerimonia in municipio. Ma da venerdì, giorno della morte di Arrigoni, le manifestazioni spontanee sono fiorite per ogni dove nei Territori palestinesi, come ha confermato all’Agi Luisa Morgantini, già vicepresidente del Parlamento europeo, che si trova in Cisgiordania. “In ogni villaggio - ha spiegato - ci sono persone che vogliono ricordare Arrigoni. Domenica sera, ad esempio, c’è stato un corteo spontaneo a Betlemme. Inoltre, quest’anno la Conferenza dei Comitati popolari di resistenza non violenta, che si svolge a Bil’in, sarà dedicata a Vik”. Le strade di Ramallah sono tappezzate di manifesti con il volto sorridente di Arrigoni e la scritta “Vittima della disumanità”, parole chiaramente ispirate al suo motto: restiamo umani. (AGI)

(Epa/Oliver Weiken)
In preparazione della festa ebraica di Pesach, che ricorda l’esodo e la liberazione del popolo israelita dall’Egitto, gli ebrei religiosi rispettano la tradizione di eliminare dalla propria casa tutto ciò che contenga delle tracce di lievito: è la chametz che nella settimana di Pesach proibisce il cibo lievitato e contenente frumento, orzo, avena, spelta: se pane, pasta biscotti e torte sono avanzati nella dispensa, vengono buttati nel fuoco. E tutta la casa viene ripulita dalle briciole. Gli utensili usati per cucinare o le stoviglie usato per mangiarli vengono fatti bollire. Per la festa della Pasqua viene appositamente preparato il pane azzimo, o matzah, con farina di cereali e acqua, senza lievito.
In questa fotogallery, ecco un viaggio fotografico tra gli ebrei ortodossi impegnati nei preparativi per la Pasqua ebraica, tra Gerusalemme e Tel Aviv
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La Pesach ricorda l’esodo e la liberazione del popolo israelita dall’Egitto
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A Pesach sono probiti il pane, la pasta e i cibi composti da farina, come biscotti e torte
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Tutto ciò che è chametz viene eliminato
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Chametz è un cibo lievitato contenente frumento, orzo, avena, spelta, vecce
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Il matzah è preparato con farina di cereali e acqua, senza lievito
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Pane azzimo
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Il pane azzimo si conserva per lunghi periodi di tempo
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Fette di pane lievitato date al fuoco
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7 giorni di matza per 358 di chametz
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Un gruppo di ebrei ortodossi assiste all’eliminazione del cibo impuro
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Verso la fonte per raccogliere l’acqua da usare per il pane per Pesach
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Tra l’impasto degli ingredienti e la sfornata dai 18 ai 22 minuti
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Mentre il pane vecchio lievitato brucia
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Il cibo non mangiato contenente lievito viene bruciato
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In una panetteria di Gerusalemme
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Lavaggio accurato degli utensili da cucina
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Patate ai bisognosi
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In una panetteria di Tel Aviv
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Pane senza lievito
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Un ultraortodosso verso il fuoco
Pesach inizia il quindicesimo giorno del mese di Nissan - che coincide solitamente con il mese di aprile - ed è chiamata anche Festa della Libertà, a ricordare la fuga che condusse dalla schiavitù alla libertà, e come tale viene invocata nelle preghiere, a simboleggiare la redenzione spirituale e fisica e l’aspirazione dell’uomo ad essere libero.

Fayetteville, vista aerea di case danneggiate dal tornado (AP Photo/The Fayetteville Observer, Andrew Craft)
È di almeno 45 morti accertati il bilancio ancora provvisorio dell’eccezionale ondata di maltempo che dalla serata di giovedì scorso ha investito gli Stati Uniti sud-orientali, flagellati da violente tempeste associate a trombe d’aria: lo hanno reso noto fonti del Servizio Meteorologico Nazionale americano, secondo cui il numero più elevato di vittime, 23 in tutto, si è registrato nella North Carolina, uno degli ultimi Stati colpiti dai tornado, come sono chiamati localmente.
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Fayetteville, vista aerea di case danneggiate dal tornado
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Raleigh, auto inghiottita da una voragine lasciata dalla caduta di un albero
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Fayetteville, molte abitazioni distrutte dalle trombe d’aria
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Fayetteville, edificio ridotto in rovine dal tornado
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Fayetteville, Jeffery Lee guarda una foto tra i detriti di quella che era la casa di un amico
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Fayetteville, un abbraccio amico di fronte a quel che resta della propria casa
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Un tornado che si muove per Colerain, Carolina del Nord
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Gloucester, una casa seriamente danneggiata dal tornato
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Fayetteville, casa ridotta in rovine
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Askewville, Megan Hurst viene consolata davanti alla casa della nonna
Sette le persone uccise in Alabama e altrettante nell’Arkansas, compresi tre bambini; cinque in Virginia, due in Oklahoma e una nel Mississippi. Ingenti i danni materiali: sempre in Oklahoma è stata letteralmente cancellata dai turbini una località di 350 anime, Tushka. Ogni anno negli Usa le trombe d’aria causano in media il decesso di settanta individui. (AGI)

Giunchiglie coperte da neve a Klosters, Svizzera (AP Photo/Keystone, Arno Balzarini)
Con un giorno di anticipo rispetto al solito, il 20 marzo si è verificato l’equinozio di primavera, dando il via ufficialmente alla nuova stagione. L’emisfero settentrionale inizia a inclinarsi verso il sole portando a un clima più mite: la natura, gli animali e gli uomini si svegliano dal torpore dell’inverno.

Ragazzine si dondolano su altalene al tramonto a Skopje, Macedonia (Ansa/EPA/GEORGI LICOVSKI)

Una pecora e due agnelli nel sole del mattino a Schluettsiel, Germania (Ansa/ EPA/CARSTEN REHDER)
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Si scorgono fioriture, momenti di relax nel verde, api in impollinazione, bimbi sull’altalena e ancora qua e là temporali…
Ecco alcuni scorci di primavera dal mondo.
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Un’ape raccoglie polline da un dente di leone a Biessenhofen, Germania
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Piantagione di asparagi ad Allersberg, Germania
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Ragazzine si dondolano su altalene al tramonto a Skopje, Macedonia
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Strada ricoperta di petali di rosa stesi a essiccare a Lahore, Pakistan
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Bambino si gode il sole sulla spiaggia di Brighton, Inghilterra
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Una pecora e due agnelli nel sole del mattino a Schluettsiel, Germania
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Un’ape attorno a fiori al parco Forlanini di Milano
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Un guardiano bagna il suo cavallo nel mar Arabico in un caldo giorno a Mumbai
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Bambini sull’altalena a Francoforte, Germania
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Gregge sotto a ciliegi in fiore a Ebringen, Germania
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Giunchiglie coperte da neve a Klosters, Svizzera
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Un ragazzo nelle acque del lago di Ginevra, con le Alpi e Losanna sullo sfondo
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Relax in un caldo giorno primaverile a Hampstead Heath, Londra
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In parapendio godendosi il bel tempo sul lago Leman vicino Sonchaux, Svizzera
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Un passero becca i petali dei fiori di ciliegio a Yasukuni Shrine, Tokyo
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Case contornate dalle acque del Red River nel Nord Dakota
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Un’anatra mandarina si imbatte in dei pesci nell’acqua del palazzo Changgyeong di Seul
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Campo di senape in piena fioritura a Srinagar, capitale estiva del Kashmir indiano
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Uomo si riposa al sole sul lungomare di Hove, Inghilterra
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Gocce di pioggia in una pozzanghera a Lipsia, Germania
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Contadini indiani portano cetrioli da vendere lungo il Gange ad Allahabad
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Il Thomas Jefferson Memorial visto dietro a rami di ciliegio in fiore, Washington
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Un tornado ha spezzato gli alberi a Pulaski, Virginia
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Il Red River ha allagato la Highway 29 e altre strade a nord di Fargo, Nord Dakota
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Un’ape vola attorno a un croco a Varsavia, Polonia
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Un uomo fotografa i fiori al Luisenpark di Mannheim, Germania
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La tour Eiffel dietro a rami in fiore di ciliegio giapponese, Parigi
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Uomo rema vicino a un cigno nel lago di Ginevra, Svizzera
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Una ragazza si rilassa al sole al Parco Forlanini di Milano
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In barca sotto i rami fioriti di ciliegi nel fossato del Palazzo Imperiale, Tokyo

Uomo si riposa al sole sul lungomare di Hove, Inghilterra (AP Photo/Harry Hamburg)

Controrivoluzionari cubani della Brigata d'assalto 2506 (Ansa/Epa - AFPI/PL/Miguel Vinas)
Sono passati 50 anni dalla catastrofica spedizione della Baia dei Porci, il maldestro tentativo Usa di rovesciare il regime di Fidel Castro con uno sbarco di esuli su una baia deserta del sud di Cuba.
E da allora le relazioni tra Washington e l’Avana rimangono comunque tese: c’è un embargo economico in vigore da quasi un cinquantennio e, nonostante piccoli recenti alleggerimenti, non sembra esserci nessuna seria prospettiva di disgelo anche dopo che il Lider Maximo ha lasciato il potere al fratello Raul e che alla Casa Bianca Barack Obama ha sostituito il più rigido George W. Bush.
Il 17 aprile 1961, finanziati dalla Cia allo scopo di tentare di rovesciare Castro per poi creare un governo provvisorio, circa 1.500 esuli cubani sbarcarono nella Bahia de Cochinos, la Baia dei Porci, a sud dell’Avana. Ma l’operazione della cosiddetta Brigata 2056 si rivela un fiasco, perché i barbudos esperti di guerriglia li stavano aspettando in questa baia isolata in mezzo alle paludi, non lontana dal piccolo villaggio di Playa Giron.
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Un gruppo di controrivoluzionari cubani, i membri della Brigata d’assalto 2506
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L’allora primo ministro Fidel Castro parla ai prigionieri allo stadio dell’Avana
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Il processo agli uomini catturati dalle forze cubane alla Baia dei Porci
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John F. Kennedy con Dwight Eisenhower
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Fidel Castro con il fratello Raul
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Fidel Castro con Nikita Krusciov
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Al museo di Miami una mappa con il piano di attacco alla Baia dei Porci
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Fidel Castro contro l’embargo americano
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Francisco Manuel Torreiro, veterano della Baia dei Porci, mostra una foto di quando giaceva ferito
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Rafael Soldevilla, veterano combattente della Baia dei Porci
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Toribio Pozos, veterano combattente alla Baia dei Porci, con la moglie
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Mercedes Betancourt mostra le decorazioni militari del marito Torbio Pozos
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Francisco Manuel Torreiro, veterano combattente della Baia dei Porci, mostra il proiettile con cui fu ferito
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Alfredo Duyran, uno dei componenti della Brigata d’assalto coinvolta nel fallito blitz
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Felix Rodriguez, uno dei cubani esiliati che lavorò contro il nascente governo di Castro
Il bilancio dell’operazione fu di quasi un centinaio di morti tra gli anti-castristi, ma le conseguenze diplomatiche furono forse ancora più catastrofiche per gli Usa, spingendo Castro tra le braccia dell’Unione Sovietica, ed offrendo all’Urss un alleato (e basi militari) a poche decine di chilometri da una metropoli come Miami, nel Sud della Florida.
Un anno dopo la crisi della Baia dei Porci, si giunse addirittura ad un passo dalla terza guerra mondiale, con la crisi dei missili installati segretamente dai sovietici a Cuba, secondo alcuni storici come risposta ai missili Usa puntati contro Mosca in Turchia.
Una delle date da ricordare è il 25 ottobre 1962, quando il rappresentante permanente Usa all’Onu Adlai Stevenson chiese al suo collega sovietico Valerian Zorin se ci fossero missili a Cuba. Ai ripetuti ‘niet’ dell’ambasciatore, Stevenson, candidato alla Casa Bianca per ben due volte, rispose con le famose foto satellitari.
Tre giorni prima, appena scoperti i missili, il presidente Kennedy aveva proclamato in tv che qualsiasi attacco da Cuba sarebbe stato considerato un attacco sovietico al quale si sarebbe risposto, annunciando un blocco navale (ufficialmente una quarantena) di Cuba per evitare la consegna di nuovo materiale bellico da Mosca.
La crisi rientrò pochi giorni dopo quando gli Stati Uniti accettarono l’offerta sovietica di ritirare i missili in cambio di una garanzia di non aggressione a Cuba, e secondo alcuni Washington si impegnò segretamente a smantellare le testate Jupiter, ufficialmente obsolete, in Turchia. Cosa che avvenne nelle settimane successive.

Fidel Castro con Nikita Krusciov (ANSA/DM)

John F. Kennedy con Dwight Eisenhower (Ansa)
Sul sito della biblioteca presidenziale di Kennedy, la spedizione della Baia dei Porci, un piano della Cia messo a punto sotto il presidente Dwight Eisenhower, viene ricostruita in maniera abbastanza dettagliata. Le cose vanno male sin dall’inizio, quando il 15 aprile uno dei due previsti raid aerei di appoggio (con otto obsoleti bombardieri B-26 della Seconda Guerra Mondiale dipinti con i colori cubani) manca quasi tutti gli obiettivi. Non solo, il trucco viene scoperto e Kennedy deve rinunciare al secondo raid.
Due giorni dopo, lo sbarco della Baia è un fallimento totale, anche a causa del maltempo: gli aerei cubani affondano due navi Usa e distruggono circa la metà delle strutture di appoggio aeree. Nelle 24 ore successive sbarcano circa 20mila militari cubani, mentre l’ombrello aereo autorizzato da Kennedy è una nuova catastrofe: i sei anonimi velivoli inviati in appoggio arrivano con un’ora di ritardo (probabilmente ignari del fatto che tra Cuba e Nicaragua, da dove sono decollati, c’è un’ora di fuso), e vengono abbattuti.
In seno alla Brigata 2056 i morti sono oltre un centinaio, i prigionieri circa 1.200. Per ottenerne la liberazione, 20 mesi dopo, gli Usa accettano di fornire a Cuba l’equivalente di 53 milioni di dollari in alimenti per bambini e medicinali. (ANSA)

Il giapponese Dajki Yamamoto (AP Photo/Marco Vasini)
L’edizione numero venti del l’Olimpizza, il Campionato Mondiale della Pizza, si è tenuto dall’11 al 13 aprile nella cittadina emiliana. I Giochi della Pizza attesi, a cadenza quadriennale, dai pizzaioli di tutto il mondo si sono svolti sotto le volte del Palacotonella più di 400 partecipanti, in arrivo dai quattro angoli del pianeta.
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Dajki Yamamoto, Giappone
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Giuseppe Amendola, Italia
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Patrick Miller, USA
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Jay Schuurman, USA
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Kiyakazu Sanpei, Giappone
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Patrick Miller, USA
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Dajki Yamamoto, Giappone
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Patrick Miller, USA
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Wataru Nakajima, Giappone
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Lucian Vasile Leicu, of Romania
Delegazioni spagnole e francesi, americane e brasiliane, danesi e svedesi, australiane e canadesi, tedesche e inglesi, irlandesi e croate, tra le altre, hanno sfilato all’interno del palazzo dello sport di Salsomaggiore, con le loro bandiere e i loro inni. Proprio come accade durante i giochi olimpici dello sport estivo e invernale.
Tante le specialità in cui si sono sfidati i pizzaioli in gara: pizza classica, pizza napoletana, pizza in teglia, pizza senza glutine, pizza a due (la specialità che abbina cuoco e pizzaiolo) e trofeo ‘Heinz Beck’, per i primi piatti in pizzeria. Ampio spazio, inoltre, alle prove di abilità: pizza più larga, pizzaiolo più veloce, free style individuale e a squadre. (ANSA)