Luchino Visconti di Modrone, conte di Lonate, racconta la Milano del boom economico attraverso gli occhi vividi e un po’ stupiti degli emigranti meridionali, apparentemente così lontani dal suo mondo. Sullo sfondo una Milano cantieristica e nebbiosa, dipinta nel drammatico bianco e nero di Giuseppe Rotunno e con l’ausilio delle musiche di Nino Rota.
Uscito nel 1960 e ispirato al libro di racconti Il ponte della Ghisolfa di Giovanni Testori, Rocco e i suoi fratelli riuscì ad aggiudicarsi il gran premio della giuria al Festival di Venezia, ottenendo uno straordinario successo di pubblico, nonostante le censure e le critiche dei benpensanti.
- Alain Delon e Annie Girardot in “Rocco e i suoi fratelli”
- Rocco e i suoi fratelli
- Katina Paxinou in “Rocco e i suoi fratelli”
- Rocco e i suoi fratelli
- Casa di ringhiera tipica milanese in “Rocco e i suoi fratelli”
- Rocco e i suoi fratelli
- Alain Delon in “Rocco e i suoi fratelli”
Per onorare il capolavoro di Visconti e la città di Milano, Giovanni Raspini ha voluto organizzare una mostra nella Boutique di corso Garibaldi di Milano (dal 14 aprile al 22 maggio, dalle 10 alle 19), con le autentiche fotografie dell’epoca (stampe vintage in bianco/nero), scattate dal fotografo di fiducia del regista, il francese Paul Ronald e realizzare un gioiello in argento limited edition “Omaggio a Milano” che verrà prodotto ed esposto per l’occasione.
Le 27 foto in mostra fanno parte della collezione privata di Giovanni Raspini e rappresentano un omaggio sincero alla bravura e sensibilità di uno dei fotografi di scena più richiesti dal cinema italiano di quegli anni. Paul Ronald era tra i pochi fotografi di scena che pretendevano di leggere il copione prima di scattare le foto, non accontentandosi dell’aspetto estetico o reportagistico, ma cercando sempre il senso e il significato più profondo di ogni immagine. Egli spesso scattava con un taglio diverso dal “punto macchina” del regista, e solo ad alcuni fotografi di scena veniva permesso di essere davvero “autori”.
Sia nei ritratti più intensi e drammatici che nelle foto ambientate - oppure nei campi lunghi ove si intravedono le architetture della città - c’è sempre uno spiccato senso della composizione e una forza espressiva non comune che richiama il fluire dei fotogrammi cinematografici. Anche quando vengono realizzati scorci non di primo piano, la documentazione risulta personale e di altissimo livello. Come, ad esempio, la foto della casa di ringhiera: è straordinaria, uno spaccato di vita, un vero e proprio microcosmo della Milano popolare di quegli anni. O la madre Rosaria Parondi (l’attrice greca Katina Paxinou) davanti all’edicola, mentre ammira le copertine dei rotocalchi settimanali, appese come panni stesi. Per non parlare dell’immagine ove Alain Delon e Annie Girardot stanno per baciarsi accompagnati dalla fuga prospettica delle guglie del Duomo.
Immagini significative più di un trattato di antropologia.
- Mercoledì 13 Aprile 2011

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