Sono passati 50 anni dalla catastrofica spedizione della Baia dei Porci, il maldestro tentativo Usa di rovesciare il regime di Fidel Castro con uno sbarco di esuli su una baia deserta del sud di Cuba.
E da allora le relazioni tra Washington e l’Avana rimangono comunque tese: c’è un embargo economico in vigore da quasi un cinquantennio e, nonostante piccoli recenti alleggerimenti, non sembra esserci nessuna seria prospettiva di disgelo anche dopo che il Lider Maximo ha lasciato il potere al fratello Raul e che alla Casa Bianca Barack Obama ha sostituito il più rigido George W. Bush.
Il 17 aprile 1961, finanziati dalla Cia allo scopo di tentare di rovesciare Castro per poi creare un governo provvisorio, circa 1.500 esuli cubani sbarcarono nella Bahia de Cochinos, la Baia dei Porci, a sud dell’Avana. Ma l’operazione della cosiddetta Brigata 2056 si rivela un fiasco, perché i barbudos esperti di guerriglia li stavano aspettando in questa baia isolata in mezzo alle paludi, non lontana dal piccolo villaggio di Playa Giron.
- Un gruppo di controrivoluzionari cubani, i membri della Brigata d’assalto 2506
- L’allora primo ministro Fidel Castro parla ai prigionieri allo stadio dell’Avana
- Il processo agli uomini catturati dalle forze cubane alla Baia dei Porci
- John F. Kennedy con Dwight Eisenhower
- Fidel Castro con il fratello Raul
- Fidel Castro con Nikita Krusciov
- Al museo di Miami una mappa con il piano di attacco alla Baia dei Porci
- Fidel Castro contro l’embargo americano
- Francisco Manuel Torreiro, veterano della Baia dei Porci, mostra una foto di quando giaceva ferito
- Rafael Soldevilla, veterano combattente della Baia dei Porci
- Toribio Pozos, veterano combattente alla Baia dei Porci, con la moglie
- Mercedes Betancourt mostra le decorazioni militari del marito Torbio Pozos
- Francisco Manuel Torreiro, veterano combattente della Baia dei Porci, mostra il proiettile con cui fu ferito
- Alfredo Duyran, uno dei componenti della Brigata d’assalto coinvolta nel fallito blitz
- Felix Rodriguez, uno dei cubani esiliati che lavorò contro il nascente governo di Castro
Il bilancio dell’operazione fu di quasi un centinaio di morti tra gli anti-castristi, ma le conseguenze diplomatiche furono forse ancora più catastrofiche per gli Usa, spingendo Castro tra le braccia dell’Unione Sovietica, ed offrendo all’Urss un alleato (e basi militari) a poche decine di chilometri da una metropoli come Miami, nel Sud della Florida.
Un anno dopo la crisi della Baia dei Porci, si giunse addirittura ad un passo dalla terza guerra mondiale, con la crisi dei missili installati segretamente dai sovietici a Cuba, secondo alcuni storici come risposta ai missili Usa puntati contro Mosca in Turchia.
Una delle date da ricordare è il 25 ottobre 1962, quando il rappresentante permanente Usa all’Onu Adlai Stevenson chiese al suo collega sovietico Valerian Zorin se ci fossero missili a Cuba. Ai ripetuti ‘niet’ dell’ambasciatore, Stevenson, candidato alla Casa Bianca per ben due volte, rispose con le famose foto satellitari.
Tre giorni prima, appena scoperti i missili, il presidente Kennedy aveva proclamato in tv che qualsiasi attacco da Cuba sarebbe stato considerato un attacco sovietico al quale si sarebbe risposto, annunciando un blocco navale (ufficialmente una quarantena) di Cuba per evitare la consegna di nuovo materiale bellico da Mosca.
La crisi rientrò pochi giorni dopo quando gli Stati Uniti accettarono l’offerta sovietica di ritirare i missili in cambio di una garanzia di non aggressione a Cuba, e secondo alcuni Washington si impegnò segretamente a smantellare le testate Jupiter, ufficialmente obsolete, in Turchia. Cosa che avvenne nelle settimane successive.
Sul sito della biblioteca presidenziale di Kennedy, la spedizione della Baia dei Porci, un piano della Cia messo a punto sotto il presidente Dwight Eisenhower, viene ricostruita in maniera abbastanza dettagliata. Le cose vanno male sin dall’inizio, quando il 15 aprile uno dei due previsti raid aerei di appoggio (con otto obsoleti bombardieri B-26 della Seconda Guerra Mondiale dipinti con i colori cubani) manca quasi tutti gli obiettivi. Non solo, il trucco viene scoperto e Kennedy deve rinunciare al secondo raid.
Due giorni dopo, lo sbarco della Baia è un fallimento totale, anche a causa del maltempo: gli aerei cubani affondano due navi Usa e distruggono circa la metà delle strutture di appoggio aeree. Nelle 24 ore successive sbarcano circa 20mila militari cubani, mentre l’ombrello aereo autorizzato da Kennedy è una nuova catastrofe: i sei anonimi velivoli inviati in appoggio arrivano con un’ora di ritardo (probabilmente ignari del fatto che tra Cuba e Nicaragua, da dove sono decollati, c’è un’ora di fuso), e vengono abbattuti.
In seno alla Brigata 2056 i morti sono oltre un centinaio, i prigionieri circa 1.200. Per ottenerne la liberazione, 20 mesi dopo, gli Usa accettano di fornire a Cuba l’equivalente di 53 milioni di dollari in alimenti per bambini e medicinali. (ANSA)
- Venerdì 15 Aprile 2011



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