Avevano tutti e due 41 anni e vivevano a New York Tim Hetherington e Chris Hondros, i due fotografi di guerra uccisi ieri a Misurata, in Libia.
Come ormai accadeva da alcuni giorni, volevano documentare gli scontri a Misurata. Erano su Tripoli Street, ma c’era una calma inusuale. Hanno deciso di tornare indietro, non c’era nulla da fotografare. È stata la loro condanna a morte. Così hanno perso la vita l’inglese Hetherington e l’americano Hondros, colpiti da un proiettile di mortaio sulla principale arteria della città sotto assedio da ormai oltre un mese e mezzo.
A raccontare gli ultimi minuti della loro vita è Orla Guerin, corrispondente della Bbc. Hetherington era un ‘veterano’ della guerra in Afghanistan, conosceva i rischi a cui andava incontro, ha spiegato la giornalista. “A Misurata pioggia indiscriminata di razzi ma nessun segno della Nato”, aveva scritto il fotografo qualche ora prima di morire in un messaggio postato su Twitter.
Ai due fotoreporter, va questo omaggio fotografico, con le immagini con li ritraggono e gli scatti da loro effettuati in giro per il mondo.
- Chris Hondros e Tim Hetherington
- Tim Hetherington, vincitore del World Press Photo Award 2007
- Chris Hondros di fronte a un palazzo in fiamme a Misurata, Libia
- Tim Hetherington nell’avamposto Restrepo nella valle di Korengal in Afghanistan
- Chris Hondros in Afghanistan
- Tim Hetherington in posa di fronte alla suo foto vincitrice del World Press Photo
- Un ritratto di Chris Hondros, fotografto per Getty Images
- Hetherington al Galà “The National board of review of motion Pictures Awards”
- Chris Hondros per le strade di Monrovia, Liberia
- Chris Hondros tra le macerie di un palazzo a Beirut
- La foto di Tim Hetherington vincitrice del World Press Photo: un soldato Usa in un bunker afgano
- Una foto scattata da Chris Hondros: il nono anniversario dell’attacco dell’11 settembre
- Una foto scattata da Chris Hondros: Marta Waisman con la foto della figlia morta l’11 settembre
- Una foto scattata da Chris Hondros: il principe Harry a New York
- Una foto scattata da Chris Hondros: l’arcivescovo Timothy Dolan guarda il cielo piovoso all’inizio del servizio dei Vespri solenni a NY
- Una foto scattata da Chris Hondros: processo a Saddam Hussein
- Una foto scattata da Chris Hondros: le mani legate di un iracheno fermato dai marines
- Una foto scattata da Chris Hondros: resa delle truppe irachene
- Una foto scattata da Chris Hondros: Kuwait, operazioni militari nella zona DMZ
- Una foto scattata da Chris Hondros: Nassiriya, marine partecipa alla messa
Il fotografo britannico Tim Hetherington aveva vinto il World Press Photo of the Year per i suoi servizi sull’Afghanistan e lo scorso anno era stato candidato all’Oscar per la fotografia del suo primo film Restrepo. Un film girato nei 15 mesi trascorsi al fianco di un battaglione di soldati Usa nelle valli afgane.
Hetherington era nato a Liverpool, ma aveva la doppia cittadinanza, britannica e americana. Prima di diventare fotografo e regista aveva insegnato letteratura inglese all’Oxford University. Oltre all’Afghanistan, Hetherington aveva seguito i conflitti in Liberia e in Sierra Leone. Collaborava con la rivista americana Vanity Fair.

La foto di Tim Hetherington vincitrice del World Press Photo: un soldato Usa in un bunker afgano (AP Photo/Tim Hetherington for Vanity Fair)

Una foto scattata da Chris Hondros: le mani legate di un iracheno fermato dai marines (©Chris Hondros/LaPresse
Chris Hondros era invece stato candidato al Pulitzer nel 2004 per il suo lavoro in Liberia, e nel 2006 aveva vinto la Medaglia d’oro Robert Capa, il più alto riconoscimento per la fotografia di guerra, per i suoi scatti in Iraq. Nato a New York, Hondros aveva seguito i principali conflitti a partire dalla fine degli anni ‘90, tra cui quelli in Kosovo, Angola, Sierra Leone, Libano, Afghanistan, Kashmir, Cisgiordania, Iraq e Liberia. Le sue fotografie erano apparse sulle prime pagine di riviste come Newsweek e The Economist, e su quelle delle principali testate Usa, come The New York Times, Washington Post e Los Angeles Times. Lavorava per l’agenzia internazionale Getty Images. (Apcom)
- Giovedì 21 Aprile 2011

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