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Osama Bin Laden, fotostoria del nemico pubblico numero 1

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  • Tags: 11 settembre 2001, Barack Obama, Osama bin Laden, terrorismo
  • 2 commenti
Osama Bin Laden in un'immagine del 1998

Osama Bin Laden in un'immagine del 1998 (Epa)

La Primula Rossa, lo sceicco del Terrore, l’Emiro, il Grande B.: è stato chiamato in mille modi, Osama Bin Laden, l’uomo più ricercato del mondo da quando, l’11 settembre del 2001, un attacco terroristico senza precedenti colpì l’America al cuore, uccidendo più di tremila persone. Da allora, l’oscuro signore con la lunga barba e il volto affilato, il grande burattinaio della tentacolare Al Qaeda, divenne il leggendario obiettivo numero 1 dei servizi segreti di mezzo continente. E ora a dieci anni dal terribile attentato trova la morte in un raid americano in Pakistan.

Nato a Riad nel marzo 1957 (la data esatta non è stata però mai confermata), diciassettesimo di 54 figli, si dice che il giovane Osama sia stato folgorato dall’incontro con Allah durante un pellegrinaggio ai luoghi santi della Mecca e della Medina. Certo è che la morte del ricco padre di origine yemenita, il magnate Mohammed Bin Laden, avvenuta in un incidente aereo nel 1968, consente al ragazzo, appena 11enne, di ereditare una vera e propria fortuna, stimata intorno agli 80 milioni di dollari.

Osama Bin Laden in un’immagine del 1998
Aprile 1998
1988
Osama Bin Laden e Ayman al-Zawahri, 1998
1998, Conferenza stampa a Khost, Afghanistan, con Ayman al-Zawahri

Aprile 1998
1998, Conferenza stampa a Khost, Afghanistan, con Ayman al-Zawahri
A cavallo
Incontro con un gruppo ristretto di reporter sulle montagne di Helmand nel 1998
Incontro con un gruppo ristretto di reporter sulle montagne di Helmand nel 1998

Most Wanted
Un fotogramma da un video trasmesso da Al-Jazeera nel 2001
Con Ayman al-Zawahri il 7 ottobre 2001
In un video del 2001 trasmesso da Al Jazeera
In un video diffuso dal Dipartimento della Difesa USA nel 2001

Al matrimonio di uno dei suoi figli nel gennaio 2001
Osama Bin Laden e Ayman al-Zawahri, 2002
Osama Bin Laden e Ayman al-Zawahri, 2003
La foto di di Osama bin Laden invecchiato al computer diffusa dall’FBI nel 2010


Il 1979 è l’anno della svolta: le truppe sovietiche invadono l’Afghanistan e Osama, laureatosi in ingegneria a Gedda, si avvicina ai mujaheddin che combattono contro i soldati dell’Armata Rossa. Rispondendo agli appelli alla guerra santa, nel 1984 il giovane saudita arriva in Afghanistan dove finanzia e assume il controllo di una rete di 20mila combattenti islamici reclutati da ogni parte del mondo.
Un’esperienza che gli consentirà di tornare in patria acclamato da eroe. Dollari americani, affluiti nel contesto della Guerra Fredda, hanno contribuito a forgiare la sua rete di mujaheddin, con la benedizione degli uomini di Langley.

Così, durante l’invasione irachena del Kuwait nel 1990, Osama offre i suoi ’soldati’ a Riad, che tuttavia preferisce appoggiarsi agli Usa, accogliendo 300mila truppe americane (tra cui anche molte donne). Una ‘blasfemia’ che muterà per sempre la strategia di Bin laden, per il quale gli Stati Uniti diventano il nemico numero 1. Intanto, a Peshawar, in Pakistan, presumibilmente intorno al 1988, fonda la famigerata Al Qaeda, assieme al suo ‘mentore’ palestinese Abdullah Azzam.

Sarà lo stesso Bin Laden a fornire, nell’ottobre 2001, in un’intervista ad Al Jazeera, la spiegazione dell’origine del nome, che in arabo vuol dire ‘La Base’. “Il nome di Al Qaeda fu stabilito molto tempo fa per caso - spiegherà lo sceicco del Terrore - Il defunto Abu Ubayda al-Banshiri creò dei campi di addestramento per i nostri mujaheddin contro il terrorismo sovietico. Noi solevamo chiamarli Al-Qaeda. Il nome rimase”.

Espulso dall’Arabia Saudita nel 1994, Bin Laden trova rifugio in Sudan, da dove comincia a progettare operazioni in grande stile. Il 23 febbraio 1998, assieme all’emiro Ayman al-Zawahiri, Osama firma la sua prima fatwa: nel proclama religioso si afferma che “uccidere gli americani e i loro alleati, è un dovere per ogni musulmano”. Sei mesi più tardi due bombe fanno strage nelle ambasciate Usa in Kenya e in Tanzania. Muoiono 224 persone e ne restano ferite almeno 5 mila. Bin Laden è il sospettato numero 1 e il suo nome compare nella lista dei most wanted dell’FBI. Oltre alle bombe ‘africane’, la Primula Rossa viene ritenuto conivolto in una serie di altri attentati, tra cui quello al World Trade Center di New York (6 morti) del 1993. Ed è proprio un nuovo, spettacolare attacco contro il cuore finanziario della Grande Mela, l’11 settembre 2001, a far entrare Bin Laden nella leggenda del terrore. George W. Bush gli dichiara guerra e sulla sua testa viene istituita una taglia di 25 milioni di dollari.

La sua ultima localizzazione risale al 2001, quando l’intelligence americana e pakistana lo segnalano nella zona di Kandahar, in Afghanistan. La Cia, del resto, ha sempre ritenuto che lo Sceicco del Terrore si nascondesse tra l’Afghanistan e il Pakistan, tra le montagne di Tora Bora. Da allora l’uomo dalla lunga barba diverrà poco più di un fantasma, su cui si moltiplicheranno voci e storie di ogni tipo: forse malato, forse morto, forse affetto da un malanno ai reni che lo costringe a fare la spola tra la grotta in cui si nasconde e l’ospedale.

A far parlare di sé, oltre alle gesta dei suoi mujaheddin, una serie di messaggi in cui lo Sceicco del Terrore si assume la responsabilità di atti terroristici e si scaglia contro i leader di mezzo mondo, tra cui Benedetto XVI e Barack Obama. L’ultimo video è del gennaio 2011, in cui Bin Laden rivolge una duro avvertimento alla Francia, minacciando di uccidere alcuni ostaggi transalpini se Parigi non si ritirerà dall’Afghanistan.

  • photo_department
  • Lunedì 2 Maggio 2011

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Commenti

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Il 2 Maggio 2011 alle 12:10 Massimo Nardon ha scritto:

La sofferenza di chi ha perso il parente o l’amico l’11 settembre del 2001 ,ha una sofferenza incancellabile…LA GIUSTIZIA E’ FATTA.

Il 2 Maggio 2012 alle 21:35 Un anno dall’uccisione di bin Laden: gli ultimi giorni di Osama | Ricerca On Line ha scritto:

[...] e alla descrizione ufficiale delle operazioni dei Navy Seals, il giornalista del Time traccia il profilo di un uomo vecchio e stanco. Ancora attivo con i suoi seguaci, ma praticamente impreparato all’arrivo delle teste di [...]

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