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Se la sacra Sindone è un’opera di Giotto

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  • Tags: arte, Giotto, Luciano Buso, Sindone
  • 5 commenti
Celata nel volto di Gesù morto, nella Sacra Sindone, ci sarebbe la firma di Giotto

(Ansa/Luciano Buso)

Non l’autentico sudario del Cristo e nemmeno l’opera di Leonardo, come qualcuno ha azzardato. Celata nel volto di Gesù morto, nella Sacra Sindone, ci sarebbe addirittura la firma di Giotto. Con tanto di data, 1315, perfettamente in linea con le analisi al carbonio 14 fatte negli anni Ottanta. A sostenerlo è uno studioso veneto, Luciano Buso, pittore e restauratore, che da tempo rivendica la scoperta di una tecnica di scrittura nascosta usata dai pittori dell’antichità e tramandata di bottega in bottega fino quasi ai giorni nostri come sorta di incancellabile autentica delle opere.

Celata nel volto di Gesù morto, nella Sacra Sindone, ci sarebbe la firma di Giotto
A sostenerlo è uno studioso veneto, Luciano Buso, pittore e restauratore
Buso rivendica la scoperta di una tecnica di scrittura nascosta usata dai pittori dell’antichità e tramandata di bottega in bottega fino quasi ai giorni nostri
La tecnica “antifalsari” sarebbe stata usata anche da Raffaello, Leonardo e Giorgione
Nel sacro lenzuolo, fa notare Buso, la scritta ‘Giotto 15′, starebbe per Giotto 1315

La data rintracciata da Buso (1315) sarebbe in linea con le analisi al carbonio 14 fatte negli anni Ottanta
Secondo Buso, Giotto si sarebbe divertito a nascondere miriadi di scritte in tutte le sue opere
Buso precisa di aver fatto studiando foto ufficiali, nitidissime, avute dall’Arcidiocesi di Torino
Nessun falso, quindi: solo il rifacimento fisico del telo, chiesto ad uno dei più noti e bravi pittori dell’epoca medievale

Usata da Raffaello, Leonardo, Giorgione, sostiene Buso, quella tecnica ‘antifalsari’, nata per criptare firme e date nelle pieghe della pittura era conosciuta anche molto tempo prima dal grande Giotto. Che anzi, a dire del restauratore trevigiano, si sarebbe divertito a nascondere miriadi di scritte in tutte le sue opere, dal Dono del mantello della Basilica di Assisi alla Strage degli innocenti della cappella degli Scrovegni di Padova.

L’analisi della Sacra Sindone - che Buso precisa di aver fatto studiando foto ufficiali, nitidissime, avute dall’Arcidiocesi di Torino - avrebbe portato alla scoperta, nel telo, di quella stessa firma tante volte identificata negli affreschi del Sommo Pittore. ”La stessa grafia, lo stesso modo di apposizione delle scritte celate, lo stesso modo grafico di esecuzione del numero 15 che tempo addietro evidenziai nei dipinti di Giotto”, scrive Buso nel piccolo volume che illustra e documenta la sua tesi (Acelum Editore, pp.32 Euro 18)”.

Anzi. Nel sacro lenzuolo, fa notare Buso, la scritta ‘Giotto 15′, che starebbe per Giotto 1315, sarebbe ripetuta tantissime volte, nel volto e prima delle mani incrociate del Cristo, in un caso anche a formare una lunga croce. Quindi Giotto avrebbe dipinto la tela e senza nessuna intenzione di dolo, tanto da firmarla in un cartiglio a forma ottagonale, schiacciato, appena sotto il mento del Cristo.

Probabilmente, azzarda Buso, si trattò di un rifacimento della Sindone ”eseguito su commissione perché il vecchio lenzuolo doveva essere in pessime condizioni”. Nessun falso, quindi, ‘’solo il rifacimento fisico del telo, chiesto ad uno dei più noti e bravi pittori dell’epoca medievale”, scrive lo studioso, sottolineando che a riprova della paternità del pittore toscano c’è anche la grande affinità iconografica di particolari delle braccia, delle mani e delle gambe del Cristo con i vari personaggi raffigurati da Giotto nei suoi affreschi. La Sindone, conclude, ”è stata e sarà sempre uno tra i più significativi simboli religiosi della cristianità, al di là del suo rifacimento da parte da parte del grande Giotto”. (ANSA)

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Commenti

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Il 6 Giugno 2011 alle 17:32 Roberto Avenosi ha scritto:

Ecco uno dei commenti migliori apparsi sul blog del Gazzettino:

Troppo prosecco!
Forse i più ebeti sono quelli che qui, come me, perdono tempo con le “scoperte” di questo genere di “studiosi” alla ricerca di cinque minuti di notorietà.
Senza entrare nel campo scientifico, ricordiamo che l’analisi del C 14 è risultata inficiata e che per la formazione dell’immagine si ipotizza solo una fortissima radiazione energetica che peraltro non ha bruciato il tessuto,
ci si chiede se lo “studioso” pittore-restauratore ha mai studiato le varie crocefissioni di Giotto. Se l’avesse fatto avrebbe notato che invariabilmente, come del resto in tutta l’iconografia dalle origini ad oggi, i chiodi appaiono infissi nelle palme delle mani di Cristo. Ebbene, nella Sindone, i chiodi risultano infissi nei polsi, come effettivamente avveniva in epoca romana.
Come lo spiega lo “studioso”?
commento inviato il 06-06-2011 alle 16:04 da Robby

Il 6 Giugno 2011 alle 22:52 Michele Salcito ha scritto:

Bisognerebbe creare un’Authority sulle comunicazioni relative alla Sindone che dia il nullaosta della stampa alle opere veramente degne. Io, personalmente, eviterei di pubblicare teorie, solo perché acchiappano l’attenzione del pubblico, ma che non sono il frutto di una seria ricerca scientifica. La Sindone non chiede devozione verso se stessa (sarebbe adulazione) ma rispetto verso ciò che rappresenta.

Il 7 Giugno 2011 alle 22:52 Quilty ha scritto:

Buonasera,
per sapere se la Sacra Sindone e’ vera oppure un dipinto basta utilizzare un programma tipo Paintshop dove si facciano combaciare le foto di Gesu”: il davanti col retro. Infatti nessun pittore riuscirebbe a dipingere con precisione millimetrica un lenzuolo come e’ la Sindone.

Il 8 Giugno 2011 alle 22:35 Michele Salcito ha scritto:

Il confronto fra l’immagine frontale e quella dorsale dell’Uomo della Sindone è già stata fatta ma quello che c’è di bello è che l’intensità di immagine sul dorso è identica a quella frontale, come se il corpo che lascio l’immagine non avesse mai gravato il suo peso sul lenzuolo. Anche i glutei appaiono senza segni di schiacciamento. E’ vero che si trattava di una situazione di rigor mortis anticipata dallo stress della crocifissione ma qualche segno di schiacciamento avrebbe dovuto lasciarlo. Anche questo particolare non sarebbe mai passato nella mente di Giotto.

Il 31 Dicembre 2011 alle 19:29 robertoM ha scritto:

Ho cercato di fare una mia personale e attenta osservazione dell’autoritratto di Leonardo e del volto della sindone e ho notato una cosa:
se si proporzionano i due volti in modo che la distanza fra la bocca e gli occhi coincida, la scatola cranica di Leonardo è molto più alta di quella del volto sindonico.

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