- Tags: carestia, Corno d'Africa, malnutrizione, reportage, siccità, Somalia
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Un bambino viene pesato all'ospedale di Medici Senza Frontiere a Dadaab, Kenya (AP Photo/Schalk van Zuydam)
Una tragedia tanto acuta quanto silenziosa si sta vivendo nel Corno d’Africa, la penisola sul lato est del continente africano che comprende Somalia, Eritrea, Etiopia, Gibuti.
Una grave carestia ha colpito la zona e in Somalia si sta protraendo sorda la violenza, incrementano l’esodo di massa sia all’interno della Somalia stessa sia oltre i confini del Paese.
A partire dal mese di gennaio, oltre 96.000 persone sono fuggite in Kenya, più di 74.000 in Etiopia e circa 2.500 a Gibuti, Paesi a loro volta colpiti dalla più drammatica siccità nella regione degli ultimi 60 anni.
In questa gallery raccogliamo gli occhi spaventati di bambini, madri, uomini disperati. Occhi grandi e persi, che sanno far male.
- Mihag Gedi Farah, 7 mesi, 3.4 kg, all’ospedale Dadaab in Kenya
- Un bambino viene pesato all’ospedale di Medici Senza Frontiere a Dadaab, Kenya
- Il braccino di Mihag Gedi Farah, tenuto da sua madre all’ospedale di Dadaab, Kenya
- Bambino malnutrito proveniente dalla Somalia meridionale curato nel campo di Magadiscio
- Muhammad Elim, 80 anni, pastore di Barmil (Kenya), a causa della siccità delle 500 capre possedute ora ne ha solo 14
- La mano di un bambino malato tenuta dalla madre alla clinica locale di Liboi, Kenya
- Una donna col suo piccolo in coda per il cibo nel campo di Badbaado, Somalia
- Bambino nell’ospedale da campo di Medici Senza Frontiere a Dadaab, Kenya
- Bambino piange in un ospedale di Dadaab dove con altri riceve cure per la malnutrizione
- Donna malnutrita nell’ospedale di campo dell’International Rescue Committee a Dadaab, Kenya
- Ragazzino malnutrito sul pavimento dell’ospedale Benadir di Mogadiscio
- Ragazzina malnutrita sul letto della clinica Banadir a Mogadiscio
- Fadil Mohamed, un anno, fuggito dalla regione di Shabelle colpita dalla siccità, piange nella clinica di Mogadiscio
- Madre somala solleva il suo piccolo malnutrito a Mogadiscio, Somalia
- Adam Ibrahim, somalo, piange durante il trattamento all’International Rescue Committee a Dadaab, Kenya
- Bambino somalo malnutrito in un campo di fortuna a Mogadiscio, Somalia
- Bambino del sud Somalia con una scodella in testa vicino al centro per la distribuzione del cibo a Mogadiscio
- Donna di etnia Turkana in un centro di alimentazione e trattamento a Lokori, Kenya
- Un bambino disteso in un ospedale di Dadaab, Kenya
- Donne somale in coda coi loro figli malnutriti in un campo profughi a Mogadiscio
Sono quasi 40.000 i somali che nell’ultimo mese si sono riversati a Mogadiscio in cerca di cibo, acqua e assistenza.
Questi i dati dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR). Altri 30.000 si sono invece fermati in insediamenti a 50 chilometri dal centro della capitale.
Badbado, 9 chilometri ad ovest di Mogadiscio lungo la strada per Afgooye, è uno degli insediamenti più grandi con circa 5.000 famiglie presenti (28.000 persone), e ogni giorno continuano ad arrivare persone in fuga da siccità e carestia nelle regioni meridionali della Somalia. Altri vi vengono trasferiti - dalle autorità municipali - dagli insediamenti nel centro della città.
Il numero di sfollati in cerca di assistenza alimentare è in continuo aumento e le quantità di aiuti consegnate non sono sufficienti a soddisfare tutte le necessità. Ciò ha causato gravi assembramenti di folla e anche alcuni saccheggi. Il risultato è che alcune delle persone più deboli e vulnerabili restano senza niente, nonostante l’impegno profuso da agenzie umanitarie e organizzazioni caritatevoli.
L’Unhcr denuncia anche la criticità della situazione in Kenya e in Etiopia. In Kenya lunedì è partita l’operazione di trasferimento dei rifugiati somali che attualmente vivono ai margini dei campi di Dadaab verso il nuovo sito di Ifo Extension.
Qui sono state erette oltre 500 tende che possono ospitare famiglie di 5 persone - per un totale quindi di oltre 2.500 persone. Un secondo sito - Kambioos - sarà invece aperto nei prossimi giorni.
LEGGI anche: Somalia: arrivano gli aiuti, riprendono i combattimenti
In Etiopia poi resta preoccupante la situazione generale della nutrizione nei remoti campi per rifugiati di Dollo Ado, vicino al confine con la Somalia. Il livello di malnutrizione tra i nuovi arrivati è ancora elevato: un bambino su tre tra quelli con meno di cinque anni che arrivano dalla Somalia presenta uno stato di grave malnutrizione. Attualmente circa il 30% dei bambini con meno di cinque anni che si trovano nel centro di transito e nel campo di Kobe - uno dei tre campi del complesso di Dollo Ado - è in cura per grave malnutrizione. Nel campo di Malkadida la percentuale sale al 33%, mentre è del 22% nel terzo insediamento - Bokolmanyo.

Bambino piange in un ospedale di Dadaab dove con altri riceve cure per la malnutrizione (AP Photo/Schalk van Zuydam)
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- Venerdì 29 Luglio 2011

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Commenti
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Il 9 Agosto 2011 alle 20:01 Manuela Marinari ha scritto:
vergogna e dolore per la nostra coscienza; non doveva essere consentito arrivare a tanto; il costo di un solo giorno di guerra sarebbe stato sufficiente a impedirlo…
Il 15 Agosto 2011 alle 11:01 MARA ha scritto:
Oggi è Ferragosto…..per chi? Per noi fortunati che abbiamo da mangiare e da bere fino all’eccesso, da buttare nella spazzatura, da sprecare e da ingurgitare fino ad ammalarci di obesità e malattie varie causate dall’iperalimentazione……Ma fino a quando un solo bambino morirà divorato dalle mosche, prima di accorgersi di essere nato…..nessuno di noi si potrà veramente considerare civile!!!!