Dopo che anche New York è stata risparmiata dal disastro, malgrado i danni enormi provocati lungo la East Coast, Obama ha potuto tirare un sospiro di sollievo: ha superato l’esame del primo uragano della sua presidenza, anche se a destra c’è chi attacca l’eccessivo interventismo delle agenzie di Washington. Ad ogni modo, Irene non è stato per lui quel disastro d’immagine che Katrina fu per George W. Bush nel 2005, quando gli Stati del Sud furono lasciati soli ad affrontare l’uragano. Certo è che Irene ha avuto tutt’altro impatto, rispetto alla potenza devastatrice di Katrina, tanto che, giunto a New York, è stato declassato a tempesta tropicale.
- Bay Shore, New York
- Hatteras Island, North Carolina
- New York City, New York
- Fairfield, Connecticut
- Hatteras Island, North Carolina
- New City, New York
- Milford, Connecticut
- Hatteras Island, North Carolina
- Lincoln Park, New Jersey
- Long Beach Island, New Jersey
- New York City, New York
- East Haven, Connecticut
- New York City, New York
- Oak Bluffs, Massachusetts
- New York City, New York
- Westbrook, Connecticut
- Hampton Bays, New York
- New York City, New York
- Manteo, North Carolina
- New York City, New York
- Fairhaven, Massachusetts
- Philadelphia, Pennsylvania
- Nags Head, North Carolina
- Massapequa, New York
- Brighton Beach, New York
Dal giardino delle Rose della Casa Bianca, sotto un bel sole d’agosto, Barack Obama ha lodato ieri la Protezione Civile, messa sotto accusa dalla destra, definendo il suo operato ”uno splendido esempio di buon governo” ed è tornato a esortare l’unità nazionale: ”Se tutti lavoriamo uniti, l’America può battere la crisi economica come i disastri naturali”.
I danni causati da Irene sono stati inferiori al 2005 anche grazie alla macchina organizzativa degli aiuti, che il presidente ha guidato appena atterrato a Washington. Il coordinamento gestito dalla Federal Emergency Management Agency, la Protezione Civile americana, tra agenzie federali, governatori e autorità locali, ha retto bene. Quattro milioni sono rimasti senza luce, centinaia di migliaia sono stati costretti a lasciare la propria casa e i danni ammontano a miliardi di dollari. Ci sono state 18 vittime, ma bisogna considerare l’enorme vastità della minaccia, lungo tutta la Costa Est, dove abitano 65 milioni di americani. Solo Ron Paul, uno dei candidati repubblicani alla Casa Bianca, s’è lanciato all’attacco della Fema, definendolo ”il vero disastro”, perché ”un ente inutile e costoso”. Tutti gli altri protagonisti di questo terribile week end, dai governatori repubblicani della North Carolina e del New Jersey, a quelli democratici degli altri stati colpiti dall’uragano, hanno coperto Obama, lodando la sua gestione dei soccorsi.
”Abbiamo imparato la lezione di Katrina”, sintetizza il capo della Fema, Craig Fugate, che esalta la legge approvata dal Congresso dopo la tragedia di New Orleans, il post-Katrina Emergency Reform Act, che ha riformato radicalmente il comparto della Protezione civile americana. Se Obama passa la prova a pieni voti, lo stesso non si può dire del sistema delle tv, colpevoli di un’eccessiva spettacolarizzazione. Per ore hanno considerato le tragedie del North Carolina, della Virginia, del Delaware e persino del New Jersey, come dei semplici test, delle prove generali, di quello che doveva essere lo show vero, il big event: l’allagamento di Manhattan, l’armageddon della Grande Mela, il set perfetto per una riedizione, reale, dei peggiori film del genere catastrofista. Dopo aver mandato in onda, in modo ossessivo, simulazioni in cui mezza città era sott’acqua, ieri mattina alle 7 gli inviati delle grandi reti all news erano tutti schierati a Lower Manhattan per raccontare in diretta la fine del mondo.
Ma evidentemente Irene non amava la luce dei riflettori. Ha preferito fare i danni peggiori nelle località costiere meno glamour di Battery Park. Prima di arrivare a New York ha devastato i sobborghi più popolari della zona, da Long Island a Queen. Quindi, come se fosse soddisfatta, s’è trasformata in tempesta tropicale, s’è defilata verso ovest, andando a fare danni su al Nord, tra il Massachusetts e il Maine. Nelle lussuose avenue di Manhattan ha mandato solo forti raffiche di vento, capaci di buttare giù solo qualche bidone della spazzatura, con la delusione un po’ cinica dei cronisti. Cooper Anderson, uno degli inviati di punta della Cnn, stanco di aspettare, dopo che aveva smesso di piovere, a un certo punto s’è tolto la giacca a vento. E un po’ infastidito è stato costretto ad ammettere che non ci sarebbe stata alcuna apocalisse a Manhattan. Circondato da gente in bicicletta, o a spasso con il cane, ha detto mesto: ”In questo momento il livello dell’acqua, qui a Battery Park, nel Lower Manhattan, sta calando visibilmente. Non piove ormai da tempo e francamente la situazione è meno grave del previsto”. (ANSA)
- Lunedì 29 Agosto 2011




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Commenti
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Il 2 Settembre 2011 alle 19:56 IlProdeAnselmo ha scritto:
Napolitano versione USA e sopratutto Obama dovrebbero conoscere il proverbio italiano “chi si loda s’imbroda”.
Gli USA sono un paese in cui la distribuzione di elettricita’ agli utenti e’ affidata a milioni di pali con festoni di cavi spesso intersecati da rami e viti, trasformatori da centinaia di chili, giunzioni ed altre diavolerie.
Questi pali, installati senza protezione ai bordi di migliaia di miglia di strade per la convenienza delle societa erogatrici di corrente elettrica, sono spesso vittime di collisioni con automezzi e quasi sempre del maltempo. Quasi tutte le case degli USA hanno pertanto generatori autonomi di elettricita’.
nei pochi casi in cui i cavi sono installati in tunnels, le installazioni sono talmente deficienti che i tunnel sono soggetti ad allagamento, ergo: in caso di pioggia intensa, l’erogazione di elettricita’viene interrotta.
Roba da terzo mondo!
Come corollario, i pali della corrente elettrica sono piu’ letali agli automobilisti degli alberi: i pali infatti tendono a spezzarsi al punto di collisione cascando sulle auto e spargendo cavi sotto tensione sulla strada.
Perfavore Sig. Presidente e Signora Segretaria della protezione Civile: lodiamoci un po’ meno e lavoriamo di piu’.
Il 2 Settembre 2011 alle 20:03 IlProdeAnselmo ha scritto:
Tutto e’ bene cio’ che finisce bene, ma anche le disastrose esondazioni e inondazioni ancora in corso segnalano che, oltre ai pali della corrente, anche i corsi d’acqua richiedono un’attenzione adeguata alla minaccia.
Le centinaia di miliardi di dollari spesi per “stimolare” l’economia e creare/ricuperare l’occupazione sono andati a “barun” mentre le infrastrutture degli USA sono cadenti o perlomeno scadenti.