Archivio di Settembre, 2011

Un'anziana accende degli incensi votivi presso il santuario dell'Imam Bari, santo sufi patrono di Islamabad (AP Photo/Muhammed Muheisen)
Trenta fotografie scelte dalla redazione tra le più belle, per raccontare frammenti di piccole e grandi storie, come ogni settimana…
LE FOTO PIÙ BELLE, SETTIMANA DOPO SETTIMANA
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Un’anziana accende degli incensi votivi presso il santuario dell’Imam Bari, santo sufi patrono di Islamabad
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Lampi nel cielo di Maseru, la capitale del Lesotho
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Vacanze in Albania
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Un paesaggio alluvionale indiano nella stagione dei monsoni
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L’aereo di Papa Benedetto XVI atterra ad Erfurt
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In giostra all’Oktoberfest
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Una signora protesta vigorosamente contro il pellegrinaggio ebraico a Kiev per Rosh Hashana
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Uno sguardo oltre la nebbia, verso la Svizzera
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Combattenti libici in preghiera ad un posto di blocco fuori Sirte
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Doccia sotto la cascata a Islamabad
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L’ombra lunga di un cane a San Pietroburgo
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Un cercatore di stracci lungo la costa del Mare Arabico a Mumbai
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Sua altezza la modella nel backstage della sfilata di Giorgio Armani
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Sessione plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo
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Lotta tradizionale nella provincia di Kandal
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Lo Yemen festeggia la “rivoluzione” del 1962, mentre continua la rivolta contro Ali Abdullah Saleh
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Le ultime elezioni solo al maschile in Arabia Saudita
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Il tifone Nesat raggiunge la Cina dopo aver portato distruzione nelle Filippine e il blocco di Hong Kong
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Nuvole incombenti sul Monumento a George Washington
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Barack Obama stringe la mano agli studenti della Abraham Lincoln High School di Denver
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L’ingresso in campo dei Washington Huskies a Seattle
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Sostenitori del presidente yemenita Ali Abduallah Saleh celebrano il suo ritorno a Sana’a
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Pakistan: in fuga dalle alluvioni
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Un anziano gioca a Rouli in un parco di Pechino
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Danze del Dio Rama a nuova Delhi
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Un soldato somalo davanti al muro di una casa con i segni della guerra nel nord della capitale, dove un tempo si trovava la prima linea
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Salto in lungo di J.J. Jegede verso le Olimpiadi di Londra del 2012
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Una donna lava i panni in un corso d’acqua nei pressi di una baraccopoli a Giacarta
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Acqua sacra dal fiume Gange per un rituale in memoria degli antenati
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Un allevatore cammina con i suoi bufali lungo uno stretto sentiero circondato da campi allagati
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Lampi nel cielo di Maseru, la capitale del Lesotho (Epa/Alesandro Della Bella)

Vacanze in Albania (Epa/Armando Babani)
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Un paesaggio alluvionale indiano nella stagione dei monsoni (AP Photo/Biswaranjan Rout)

L'aereo di Papa Benedetto XVI atterra ad Erfurt (AP Photo/Frank Augstein)
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In giostra all'Oktoberfest (Epa/Felix Hoerhager)

Una signora protesta vigorosamente contro il pellegrinaggio ebraico a Kiev per Rosh Hashana (AP Photo/Efrem Lukatsky)
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Uno sguardo oltre la nebbia, verso la Svizzera (Epa/Arno Burgi)

Combattenti libici in preghiera ad un posto di blocco fuori Sirte (AP Photo/Bela Szandelszky)
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Doccia sotto la cascata a Islamabad (AP Photo/Muhammed Muheisen)

L'ombra lunga di un cane a San Pietroburgo (AP Photo/Dmitry Lovetsky)

(AP Photo/Ahn Young-joon)
Nel 61° anniversario dello scoppio della guerra di Corea, come ogni anno, un gruppo di soldati dell’esercito della Corea del Sud, alcuni dei quali vestiti in uniforme kaki, da combattenti della Corea del Nord, ha re-inscenato, con divise e armamentario d’epoca, la battaglia sul fiume Nakdong, in cui i nordisti trovarono un ostacolo invalicabile, grazie al supporto aereo alleato, per la loro avanzata sino a quel momento incontrastata. La parte meridionale del fiume Nakdong costituiva il lato occidentale del perimetro della città di Busan, una delle poche aree della Corea che per l’intera durata della guerra rimasero sotto il controllo della Corea del Sud. LE FOTO

(Ansa)
Stambecchi “acrobati” sulle pareti scoscese della diga, in bilico a decine di metri dal suolo, per leccare il sale dalle pietre: succede in Valle Antrona, in Piemonte, sulle pareti della diga del Cingino, a 2.230 metri di quota. Gli stambecchi si muovono sulle pareti verticali della diga con grande facilità alla ricerca dei punti in cui leccare i sassi dei quali apprezzano le proprietà saline. Nei giorni scorsi sono stati ripresi da una troupe televisiva per un servizio che andrà in onda nel programma Wild Case Files del canale satellitare della National Geographic. (ANSA)
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In Valle Antrona, in Piemonte
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In bilico a decine di metri dal suolo, per leccare il sale delle pietre
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In Valle Antrona, in Piemonte
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A 2.230 metri di quota
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In Valle Antrona, in Piemonte
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Gli stambecchi si muovono sulle pareti verticali della diga con grande facilità
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In Valle Antrona, in Piemonte
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Sulle pareti della diga del Cingino
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In Valle Antrona, in Piemonte
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In Valle Antrona, in Piemonte

Una medusa Chrysaora melanaster (Merlo/Ansa/Acquario di Genova)
Laddove la popolazione ittica si è drasticamente ridotta a causa della distruzione del loro habitat e della pesca eccessiva, le meduse sono in lizza per diventare le protagoniste dei mari. Queste creature gelatinose, infatti, si sanno adattare ai cambiamenti meglio di altre specie, avviandosi a diventare le predatrici dominanti dei mari.
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Una medusa Chrysaora melanaster
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Meduse Aurelia Aurita
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Una medusa Phyllorhiza punctata
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Una medusa Cothyloriza tubercolata
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Una medusa Cassiopea
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Una medusa Nomura
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Una cubomedusa (o Cubozoa)
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Una medusa Rhizostoma pulmo
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Due esemplari di Phyllorhiza punctata
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Due esemplari di Phyllorhiza punctata
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Due esemplari di Phyllorhiza punctata
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Meduse al Museo oceanografico di Monaco
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Una medusa esposta al SEA LIFE di Berlino in occasione della mostra “Alla scoperte delle meduse”
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Una medusa esposta al SEA LIFE di Berlino in occasione della mostra “Alla scoperte delle meduse”
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Otto meduse illuminate da luci colorate al SEA LIFE di Berlino nell’ambito della mostra “Alla scoperte delle meduse”
Per capire se questo trend si manterrà anche nel futuro, trasformando gli oceani in un vero e proprio “regno gelatinoso”, i ricercatori dell’università spagnola di Oviedo, coordinati da Josè Luis Acua, hanno condotto una ricerca, pubblicata recentemente su Science, in cui hanno messo a confronto l’efficienza della caccia dei pesci rispetto a quella delle meduse.

Una cubomedusa o Cubozoa (Epa/Nic Bothma)
Facendo un po’ di calcoli, i ricercatori hanno dimostrato che, nonostante i pesci abbiano a disposizione occhi per scovare le prede e pinne per avvicinarle, mentre le meduse devono aspettare che le vittime entrino in diretto contatto con il loro corpo, queste ultime, se si considera il bassissimo consumo di energia che la loro “caccia” richiede, catturano le proprie prede in una quantità paragonabile a quella degli avversari.

Meduse Aurelia Aurita (Merlo/Ansa/Acquario di Genova)
Il segreto del loro successo sta nella struttura del corpo. Nel tempo, infatti, le meduse hanno sviluppato dei corpi larghi e gonfiati dall’acqua, con i quali possono toccare un maggior numero di prede semplicemente facendosi trasportare dalla corrente, mantenendo così dei costi energetici molto contenuti. (ANSA)

Una donna solitaria lungo una spiaggia di Manila (AP Photo/Bullit Marquez)
Un’imponente operazione di pulizia è in corso nelle Filippine in seguito al passaggio del tifone Nesat, che si è abbattuto sulla capitale Manila e sul nord-est dell’isola di Luzon, la principale del Paese, dove vive la metà dei 90 milioni di filippini. Il bilancio aggiornato comunicato dalle autorità locali parla di almeno 23 morti e 35 dispersi. La maggior parte dei decessi è avvenuta a Manila e dintorni.
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Una donna solitaria lungo una spiaggia di Manila
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Un uomo cerca di recuperare qualcosa dalla sua palafitta
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Un uomo svuota la propria abitazione dal fango a San Mateo
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Gli abitanti della zona recuperano ciò che resta delle loro baracche
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Una madre con il figlio tra i resti della sua baracca
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Gli abitanti della zona alla ricerca ciò che resta delle loro baracche
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I detriti lungo lo scenografico viale Roxas di Manila
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Un ragazzo fruga tra i detriti trascinati a riva
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Navotas allagata dopo il passaggio del tifone
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Due ragazzi mettono in salvo un maiale
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Tra alcune case distrutte dal tifone a Manila
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Gli abitanti dell’area cercano di recuperare degli oggetti ancora utilizzabili
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Un gruppo di residenti cerca di recuperare i propri averi sulla spiaggia di Navotas, a nord di Manila
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Un gruppo di operai rimuove un grosso albero che ha bloccato una strada di Manila
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Navotas, a nord di Manila
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Un uomo si avvicina a una petroliera che si è abbattuta contro una fila di baracche a causa delle forti onde
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Un gruppo di soccorritori recupera una delle quattro vittime causate dal crollo di un muro a Valenzuela
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Soccorritori alla ricerca delle vittime sotto un muro crollato a Valenzuela
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Un uomo in fuga dai forti venti
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Una madre con il suo bambino durante l’evacuazione
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Alberi abbattuti presso la spiaggia di Manila
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Ragazzi con le biciclette tra le macerie presso la baia di Manila
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Un gruppo di bambini in una scuola usata come rifugio temporaneo a Navotas
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Un gruppo di sfollati in attesa del cibo in un centro di accoglienza temporanea a Navotas
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Un uomo in bicicletta sotto la pioggia sferzante
A Manila le squadre di soccorso stanno togliendo dalle strade rami di alberi spezzati, detriti e rottami di auto, mentre hanno riaperto scuole e uffici. Alcuni quartieri della capitale Manila sono stati invasi da un metro e mezzo d’acqua. Inondati, fra gli altri edifici, l’ambasciata degli Stati Uniti - oggi rimasta chiusa - un hotel a cinque stelle Sofitel e un ospedale nella città vecchia. Alcune aree, compresi il Manila Ocean Park e Taft Avenue, sono ancora sotto l’acqua.

Un uomo cerca di recuperare qualcosa dalla sua palafitta (AP Photo/Aaron Favila)
Molte zone di Luzon sono state inondate e danni ingenti sono stati provocati dai venti a oltre 170 km orari: sull’isola 61 arterie stradali sono state danneggiate da frane e alluvioni e circa un milione di persone è ancora senza corrente. Qui le alluvioni sono state addirittura peggiori perché il governo ha fatto uscire l’acqua da quattro dighe che avevano raggiunto un livello critico nella zona montagnosa di Bulacan, dove si contano almeno 70.000 sinistrati.

Due ragazzi mettono in salvo un maiale (AP Photo/Pat Roque)
Nesat si è spostato verso il Mar Cinese Meridionale con venti di 120 chilometri orari e dovrebbe raggiungere l’isola cinese di Hainan domani sera o al più tardi all’alba di venerdì. Nel frattempo, un’altra tempesta tropicale che fermenta nell’Oceano Pacifico potrebbe colpire le Filippine entro la prossima settimana.

In Giappone nel 2007 durante una conferenza sulle 3 R: riduzione, riutilizzo e riciclo (Epa/Franck Robichon)
Premio Nobel per la Pace e ambientalista, Wangari Maathai è morta ieri in ospedale a Nairobi, dove era ricoverata per sottoporsi a un trattamento contro il cancro. Lo ha annunciato la televisione kenyana. Il movimento movimento Green Belt (cintura verde), da lei fondato, ha confermato la notizia sul suo sito internet: ”È con immensa tristezza che la famiglia di Wangari Maathai annuncia la sua morte, avvenuta il 25 settembre dopo una lunga e coraggiosa battaglia contro il cancro”.
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È morta ieri in ospedale a Nairobi, dove era ricoverata per sottoporsi a un trattamento contro il cancro
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Aveva 71 anni: era nata a Nyeri, in Kenya, nel 1940
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È stata la prima donna africana a ricevere il Nobel per la pace
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Fu insignita del Nobel per la Pace per “il suo contributo alle cause dello sviluppo sostenibile, della democrazia e della pace”
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Fu la prima donna centrafricana a laurearsi (in biologia) presso l’Università di Pittsburgh, nel 1966
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Laureata in scienze biologiche, ottenne la cattedra di veterinaria all’università di Nairobi: prima donna kenyota a raggiungere un incarico così prestigioso
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Attraverso il Consiglio nazionale delle donne del Kenya - di cui fu presidentessa dal 1981 al 1987 - diffuse l’idea di piantare alberi contro la deforestazione
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Con il Green Belt Movement, da lei fondato, intraprese una forte campagna di sensibilizzazione verso i problemi connessi al disboscamento
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La crescita del movimento, fondato nel 1977, fu rapidissima: alla fine degli anni Ottanta vi erano coinvolte tremila donne kenyote
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Alla fine del 1993 le donne del movimento avevano piantato più di 20 milioni di alberi e molte erano diventate ”guardaboschi senza diploma”
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Dal 1986 le loro iniziative furono adottate in altri paesi africani, tra cui Tanzania, Uganda, Malawi, Lesotho, Etiopia e Zimbawe
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Tra gli obiettivi principali della sua lotta, la salvaguardia della biodiversità e la creazione di posti di lavoro, con un occhio particolare alla leadership della figura femminile nelle aree rurali
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Negli anni la Maathai aveva ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali, inclusi il premio Global 500 del programma delle Nazioni Unite per l’ambiente
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Negli ultimi anni il lavoro di Wangari si era focalizzato sulla situazione dei diritti umani in Kenya
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Per il suo impegno per un Kenya multietnico e democratico, è stata diffamata, perseguitata, arrestata e picchiata
Wangari Maathai, morta all’età di 71 anni, era nata a Nyeri, in Kenya, nel 1940. È stata la prima donna africana a ricevere il Nobel per la pace per la sua lotta contro la deforestazione, condotta principalmente alla testa di Green Belt, organizzazione per la salvaguardia dell’ambiente e il miglioramento della qualità della vita delle donne.

All'inaugurazione del Deposito sotterraneo globale di semi di Svalbard nel 2008 (AP Photo/Hakon Mosvold Larsen)
Prima donna centrafricana a laurearsi (in biologia) presso l’Università di Pittsburgh, nel 1966, ottenne poi la cattedra di veterinaria all’università di Nairobi: prima donna kenyota a raggiungere un incarico così prestigioso. Attraverso il Consiglio nazionale delle donne del Kenya - di cui fu presidentessa dal 1981 al 1987 - diffuse l’idea di piantare alberi per combattere la deforestazione, che sarebbe stata al centro dell’attività del Green Belt Movement. La crescita del movimento, fondato nel 1977, fu rapidissima: alla fine degli anni Ottanta vi erano coinvolte oltre tremila donne kenyote. Dal 1986 le loro iniziative furono adottate in altri paesi africani, tra cui Tanzania, Uganda, Malawi, Lesotho, Etiopia e Zimbawe. Gli obiettivi principali sono la salvaguardia della biodiversità e la creazione di posti di lavoro, con un occhio particolare alla leadership della figura femminile nelle aree rurali.

Con il Presidente USA Barack Obama (AP Photo/Sayyid Abdul Azim)
Negli ultimi 20 anni molti degli obiettivi del Green Belt e di Wangari sono stati raggiunti. In Africa è aumentata la consapevolezza della problematica ambientale e sono stati creati migliaia di posti di lavoro nel settore. Alla fine del 1993 le donne del movimento avevano piantato più di 20 milioni di alberi e molte erano diventate ”guardaboschi senza diploma”. Negli anni la Maathai aveva ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali, inclusi il premio Global 500 del programma delle Nazioni Unite per l’ambiente, il Goldman Enviromental Award, il premio Africa per i Leader e il premio per Una Società Migliore. Negli ultimi anni il lavoro di Wangari si era focalizzato sulla situazione dei diritti umani in Kenya. Per il suo impegno per un Kenya multietnico e democratico, è stata diffamata, perseguitata, arrestata e picchiata. (ANSA)

Il torero nano Praxedis Martinez si pettina prima della corrida (AP Photo/Raquel Cunha)
In Messico è una tradizione del week-end vecchia alcuni decenni: la corrida dei toreri nani.
Dei “matador” affetti di nanismo scendono in plaza ma di fronte a loro si trovano invece di tori di grossa stazza dei vitelli. A differenza della corrida classica, poi, gli animali non vengono feriti o uccisi. Niente di tutto ciò, lo spettacolo vuole essere pulito e simpatico, e intanto essere socialmente utile spazzando via pregiudizi nei confronti dei nani.
I tenaci “enanitos toreros” scendono nell’arena con mini abiti, eleganti e coloratissimi, e con dei “capotes” dalle forme animalesche stuzzicano i vitelli dalle corna accennate, che non vengono “matados” ma solo un po’ presi in giro.
In questa gallery vediamo Ignacio Zaragoza, detto “Nacho”, e colleghi nell’arena di San Miguel de Allende.
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Il torero nano Praxedis Martinez, soprannominato “Candy Clown”, si pettina prima della corrida
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Il torero nano Rogelio Ayala, soprannominato “Roger”
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Il torero nano Ignacio Zaragoza, soprannominato “Nacho”, sventola il suo mantello
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Il torero nano Antonio Garcia, soprannominato “Tony”, è caricato da un vitello
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Un gruppo di toreri nani si prepara a esibirsi nella plaza di San Miguel de Allende
Tutte le nostre gallery sulla CORRIDA

Il torero nano Ignacio Zaragoza, soprannominato Nacho, sventola il suo mantello (AP Photo/Raquel Cunha)

Il torero José Tomas con le orecchie del toro come trofeo (AP Photo/Manu Fernandez)
Tre grandi toreri, fra i quali una “leggenda vivente”, “El matador loco” (il torero folle) José Tomas, sei tori dell’allevamento El Pilar di Salamanca e i potenti “Olé!” di quasi 20.000 spettatori hanno dato l’addio ieri sera all’arena El Monumental di Barcellona alla corrida in Catalogna, bandita dalla regione autonoma a partire dal gennaio 2012.
Un ultimo spettacolo che, seppure intriso di malinconia e con toni di gala, con alcuni biglietti che sono arrivati a costare 1.500 euro, ha scaldato gli animi più di quanto normalmente non avvenga per un tradizionale spettacolo di “sangue e arena”, che pure è in calo verticale fra i catalani. E quando gli “aficionados”, tristi e arrabbiati, si sono messi in fila per entrare nell’arena sono stati accolti dalla (quasi consueta) protesta degli animalisti.
Corrida, la Catalogna la abolisce: decisione storica
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Il torero spagnolo José Tomas in attesa di esibirsi
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Quasi 20.000 spettatori hanno dato l’addio all’arena El Monumental di Barcellona alla corrida in Catalogna
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Ultima corrida sulla Plaza de Toros, la Monumental
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La corrida è bandita dalla regione autonoma di Catalogna dal gennaio 2012
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L’onore dell’ultima corrida spetta a José Tomas, “el matador folle”
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Per l’ultima corrida a Barcellona alcuni biglietti sono arrivati a costare 1.500 euro
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Tre i toreri ad esibirsi: prima Juan Mora, poi il più grande di Spagna, il “matador loco” José Tomas, 36 anni, quindi il giovane catalano Serafin Marin, 28 anni
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José Tomas è vestito d’oro e di nero in segno di lutto per l’abolizione della corrida
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José Tomas è uno dei matadores più apprezzati dagli specialisti
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La legge che proibisce la corrida era stata approvata l’anno scorso dal Parlamento regionale con 68 voti a favore, 55 contrari e 9 astenuti
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Il torero José Tomas con le orecchie del toro come trofeo
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José Tomas è portato sulle spalle da un assistente dopo la corrida
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Fuori dall’arena barcellonese uno stuolo di animalisti ha protestato contro la pratica “crudele” e “barbara” delle corride
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Davanti all’arena anche sostenitori della corrida
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Animalisti con calici per festeggiare la fine delle corride
Poi, col calare della sera, l’arena è esplosa quando i tre toreri hanno fatto il loro giro d’onore sotto le scalinate, il “paseillo”: applausi, urla e lo slogan “Libertad!” scandito ritmicamente. Poi l’ultima “Fiesta Nacional” è stata inaugurata: tre toreri, due tori per uno. Ha aperto lo spettacolo un grande nome della tauromachia iberica, il quarantottenne Juan Mora, vestito di oro e verde, che da solo ha affrontato nell’arena il primo dei sei tori, Burrenito, di 540 chili. Poi è stato il turno di José “matador loco” Tomas, 36 anni, spavaldo e temerario, sopravvissuto d’un soffio lo scorso anno a una paurosa incornata in Messico, ritiratosi nel 2002 per tornare nel 2007, e che ha scelto i colori oro e nero, in segno di “lutto”.
In chiusura il più giovane dei tre, il catalano ventottenne Serafin Marin, cui è spettato di calare la stoccata di grazia all’ultimo toro, e con essa il sipario sulle tauromachie in terra catalana.

José Tomas è uno dei matadores più apprezzati dagli specialisti (AP Photo/Manu Fernandez)
Ma a Marin, che fece la sua “Alternativa”, cioè la prima corrida con tori maturi che segna il passaggio di un giovane torero da “novillero” a “matador”, proprio all’Arena Monumantal nel 2002, non è di grande consolazione affondare il suo “estoque” nell’ultimo toro: “Questo onore mi fa male, mi rende triste“, ha dichiarato all’Afp. “Mi hanno tolto l’intero passato e una parte del mio futuro. Mi hanno proibito di esercitare la mia professione”.
L’abolizione “è una piccola vittoria, ma non mi consola”, ha detto uno degli animalisti, Lluis Villacorta, vestito di rosso come il sangue e la sofferenza dei tori: “Quei tori che non moriranno qui moriranno comunque altrove nella penisola iberica o in Francia”.
Dall’altra parte della barricata Cristobal, 68 anni: “Chiudere le arene” per lui è come “gettare alle ortiche un quadro di Picasso”.

José Tomas è vestito d'oro e di nero in segno di lutto per l'abolizione della corrida (AP Photo/Emilio Morenatti)
Il primo gennaio la Catalogna diventerà la seconda regione spagnola senza corrida dopo le Canarie, che l’abolirono nel 1991. Il voto abolizionista nel parlamento catalano del luglio 2010 lacerò l’opinione pubblica catalana e spagnola, ma prevalse grazie ai conservatori nazionalisti del Ciu e terminò 68 voti a 55, condizionato da considerazioni politiche e sotto la pressione di una petizione popolare promossa dagli animalisti. Ma gli appassionati dello spettacolo che ispirò Goya, Picasso e Hemingway, non si rassegnano e sperano di annullare o aggirare il divieto del “Parlament” catalano.
Hanno già presentato un ricorso contro la legge regionale davanti alla corte costituzionale spagnola e premono sul Partido Popolar (Pp), che i sondaggi danno vittorioso nelle elezioni anticipate del 20 novembre, perch‚ in qualche modo trovi una soluzione. Alcune comunità locali spagnole hanno cercato di “blindare” le proprie corride, dichiarandole “patrimonio protetto”. (ANSA)

Il cielo sopra Tianjin, Cina (XiaomingLaPresse)
Trenta fotografie scelte dalla redazione tra le più belle, per raccontare frammenti di piccole e grandi storie, come ogni settimana…
LE FOTO PIÙ BELLE, SETTIMANA DOPO SETTIMANA
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Il cielo sopra Tianjin, Cina
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La casa caduta dal cielo dell’artista Jean-Francois Fourtou a Dar el Sadaka, Marocco
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Il Monte Rainier illuminato dalle luci dell’alba visto da Seattle
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Scope verdi contro la corruzione sulla spiaggia di Copacabana, a Rio De Janeiro,
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Modelle in passerella a Londra
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Il Dalai Lama a San Paolo del Brasile
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Una rete per cattutare gli uccelli migratori a Netzarim, una colonia ebraica a sud di Gaza
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Passeggiata sui carboni ardenti a Gyongyospata, Ungheria, per il solstizio d’autunno
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Un ragazzo tra i gabbiani sulla spiaggia Kohimarama di Auckland, Nuova Zelanda
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Un venditore di palloncini per le strade di Islamabad
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In Cina la ruota panoramica più alta del mondo (450 m)
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Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il ministro Umberto Bossi durante il voto sull’autorizzazione all’arresto del deputato Milanese
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Lo sconforto di una trader francese ai movimenti borsistici
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In fuga dalla alluvioni a Hyderabad, Pakistan
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Giovani coloni israeliani sventolano una bandiera israeliana in groppa ad un asino, durante una marcia di protesta contro l’ipotesi di riconoscimento dello Stato palestinese
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Dopo l’alluvione a Bhubaneshwar, India
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Sulla struttura di un cartellone pubblicitario durante il funerale dei manifestanti uccisi dalle forze leali al presidente Saleh
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Alluvione all’Avana, Cuba
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Courageous Cat al galoppo a Toronto. Il cavallo è impegnato negli allenamenti per il Woodbine Mile
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Terzo tentativo di autoimmolazione per un commerciante greco 56enne, rovinato dai prestiti con le banche. Ricoverato, non è a rischio di morte
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Una donna palestinese parla con un soldato israeliano ai checkpoint di Qalandia
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Kobe Bryant dei Los Angeles Lakers fa le flessioni con un giovane giocatore di basket di Singapore
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Abiti tradizionali hindu per la festa di Navratri ad Ahmadabad
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Soldati iraniani in marcia a Teheran nell’anniversario dell’inizio della guerra tra Iran-Iraq
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Benedetto XVI in visita a Berlino
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Un monaco buddhista tra le macerie del monastero di Enchey, in India, distrutto dal terremoto
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La mazza da basebell di Torii Hunter degli Angels di Los Angeles
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Un operaio al lavoro a Tokyo
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Un girasole selvatico sullo sfondo di un cielo tempestoso a Olathe, Kansas
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Un turista lungo la grande muraglia cinese a Luanping
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La casa caduta dal cielo dell'artista Jean-Francois Fourtou a Dar el Sadaka, Marocco (Spiekermeier/LaPresse)

Il Monte Rainier illuminato dalle luci dell'alba visto da Seattle (AP Photo/Elaine Thompson)
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Scope verdi contro la corruzione sulla spiaggia di Copacabana, a Rio De Janeiro (AP Photo/Felipe Dana)

Modelle in passerella a Londra (AP Photo/Jonathan Short)
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Una donna palestinese parla con un soldato israeliano ai checkpoint di Qalandia (AP Photo/Sebastian Scheiner)

Il Dalai Lama a San Paolo del Brasile (AP Photo/Andre Penner)
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Una rete per cattutare gli uccelli migratori a Netzarim, una colonia ebraica a sud di Gaza (AP Photo/Bernat Armangue)

Passeggiata sui carboni ardenti a Gyongyospata, Ungheria, per il solstizio d'autunno (Epa/Peter Komka)
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Un venditore di palloncini per le strade di Islamabad (AP Photo/Muhammed Muheisen)

In Cina la ruota panoramica più alta del mondo (LaPresse)

Città del Guatemala, uomo mascherato controlla l'interno di un bus pubblico (AP Photo/Rodrigo Abd)
Ci sono professioni insospettabilmente pericolose in certe parti del mondo.
Lo sanno bene gli autisti di autobus in Guatemala, dove in un anno e mezzo sono stati uccisi più di 200 conducenti.
Esplosioni a bordo, vetture incendiate, proiettili contro i finestrini dalla strada: in vari modi ma con lo stesso intento di terrorizzare e uccidere si muovono i malviventi per estorcere ai proprietari di bus la loro “quota di sicurezza”.
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Città del Guatemala, uomo mascherato controlla l’interno di un bus pubblico
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Città del Guatemala, i residenti hanno organizzato gruppi armati per controllare le strade a causa di insicurezza e minacce di estorsione
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Bus pubblico a Mixco, periferia di Città del Guatemala
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Città del Guatemala, bus pubblico con la scritta: “Gesù è la sola soluzione”
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Ciudad Quetzal, periferia di Città del Guatemala: bus attaccato e incendiato
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Città del Guatemala, un autista di bus accasciato sul volante dopo essere stato colpito da un proiettile
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Gli autisti di autobus vengono uccisi perché si rifiutano di pagare ai malviventi la “quota di sicurezza”, una tassa di estorsione
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Città del Guatemala, un autista di bus con un’immagine del Cristo sul finestrino
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Città del Guatemala, esplosione su un autobus: 5 morti, 16 feriti
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Città del Guatemala, un investigatore ispeziona un bus carbonizzato
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Antigua: i bus guatemaltechi spesso sono colorati, con simboli religiosi, ed ex bus scolastici americani recuperati
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Un uomo fermato dalla polizia e sospettato di aver ucciso un conducente di bus a Città del Guatemala
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San Jose Pinula, un bus ha preso fuoco dopo una forte esplosione
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Un agente di sicurezza privata fa la guardia sul retro di un autobus pubblico a Città del Guatemala
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Ciudad Quetzal, periferia di Città del Guatemala: un bus è stato assalito e dato alle fiamme
Il Guatemala è uno stato piccolissimo del Centro America e, con quasi 50 assassini per ogni centomila abitanti, segnala livelli di violenza altissimi, superando zone di guerra come Iraq o Afghanistan.
Il tasso di omicidi guatemalteca è tra i maggiori dell’emisfero occidentale. Le bande criminali seminano il terrore nelle città e nei villaggi e pochi omicidi vengono perseguiti.

Ciudad Quetzal, periferia di Città del Guatemala: bus attaccato e incendiato (AP Photo/Moises Castillo)
Le bande armate e i cartelli della droga messicani approdati nel Paese agiscono senza controllo. Le estorsioni a danno dei circa 3.000 autobus della capitale Città del Guatemala, il centro più violento, portano nelle casse dei criminali più di 70.000 euro settimanali.
“L’insicurezza nel Paese ha raggiunto livelli allarmanti” sostiene l’analista guatemalteco Fernando Girón Soto sul Washington Post.
Le vedove degli autisti di autobus si sono addirittura riunite in una associazione, l’Asociación de Viudas de Pilotos del Transporte Colectivo (AVITRANSP), per reclamare giustizia e cercare di rifarsi una vita senza i mariti ma con i figli da sfamare, costruendosi delle abilità per avere un lavoro.

Città del Guatemala, un autista di bus accasciato sul volante dopo essere stato colpito da un proiettile (AP Photo/Rodrigo Abd)

(AP Photo/Francois Mori)
Con la progressiva liberazione della Libia dal regime autoritario di Gheddafi, le sue imponenti gigantografie sparse per il Paese - prese di mira e fatte a pezzi dai ribelli - hanno lasciato il posto a centinaia di caricature del colonnello che, via via, sono andate comparendo sulle mura delle città in mano alle forze di opposizione. Dapprima a Bengasi e, dopo l’ingresso dei ribelli nella capitale e la fuga del colonnello, anche a Tripoli. Dopo 42 anni di regime, il tappo è saltato e anche gli artisti dei graffiti hanno iniziato a esprimersi negli spazi pubblici. Ecco, in questa fotogallery, una carrellata di immagini irriverenti di quello che fino all’altro ieri era l’onnipotente Padrone del Paese, sbeffeggiato dagli artisti che si sono sbizzarriti a ritrarlo nei modi più disparati.
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Un graffitaro in azione a Tripoli
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In groppa ad un asino in senso opposto a quello di marcia, Gheddafi ordina “Avanti!”
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La croce celtica nazista sul copricapo
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Il petrolio della Libia per sé
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Ghedddafi in fuga dalle bombe | A colloquio col diavolo
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Il dittatore con una corda al collo
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Gheddafi dal volto bestiale su un muro di Bengasi
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Colpito da un pugno vestito di un guantone da box
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Una bandiera libica infilzata nella testa di un Gheddafi-piovra
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“Scimmia dell’Africa, Capelli di filo spinato, Chi sei?”
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Il dittatore affiancato dal suo addetto alle pubbliche relazioni Youssef Shakhir, disegnato con una coda di topo e con in mano un rosario per la preghiera
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Il dittatore in fuga con un fagotto verde in spalla. Al suo fianco la scritta Allah Akbar (Dio è grande)
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Il ditattore cacciato a pedate dalla bandiera libica
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In gabbia | In un water, con la scritta “Sono qui”
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Pugni di bambino su una caricatura del colonnello
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“L’assassino”
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Una caricatura con tracce del “verde di regime” affiancata dalla bandiera libica pre-Gheddafi
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“Gheddafi se ne va”. Nel fumetto: “Avrei dovuto distribuire la ricchezza al popolo”
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Gheddafi con la coda dipinto da una bomboletta spray
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“Il popolo ha parlato” | “Dedicato ai giovani del 7 febbraio”
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Gheddafi con corpo canino: Wanted vivo o morto
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Il dittatore con folta chioma accanto al figlio Saif al-Islam
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Il dittatore finisce nella “Spazzatura della storia”
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È abbastanza
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Su un muro di Tripoli

Un uomo guada un campo allagato a Tando Muhammad Khan (AP Photo/Muhammed Muheisen)
Le piogge monsoniche sono fenomeni tipici di questo periodo dell’anno nel sud-est asiatico, essenziali per l’agricoltura, ma le inondazioni di questa stagione stanno mettendo in ginocchio il Pakistan meridionale e hanno già distrutto il 13% del raccolto di cotone.
Si calcola che abbiano finora provocato circa 300 morti e colpito quasi sette milioni di persone.
Le Nazioni Unite hanno lanciato un appello per raccogliere 337 milioni di dollari per un piano di aiuti di emergenza.
In questa gallery raccogliamo fotografie dal Pakistan, tra il fango.
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Un uomo guada un campo allagato a Tando Muhammad Khan
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Surij Veer, 5 anni, tiene la mano del padre mentre cammina per una strada allagata nel distretto di Digri
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Pakistani si fanno largo tra l’acqua trasportando fasci d’erba a Badin
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Donna sfollata per le inondazioni torna al suo accampamento a Tando Muhammad Khan
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Una sfollata cammina lungo una strada allagata con in mano un’ascia per tagliare il legno
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Donna sfollata trasporta un bambino tra le acque a Tando Muhammad Khan
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Rada Chanad, 2 anni, in braccio alla madre Meena, sfollata insieme ad altre donne
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Ragazzo sfollato per le inondazioni cammina tra l’acqua in direzione di una strada nel distretto di Badin
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Sfollati sul tetto di bus nel distretto di Badin
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Due uomini sulle rovine di una casa circondata dall’acqua
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Uomini si fanno strada tra l’acqua alluvionale vicino Hyderabad
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Un’anziana è aiutata da un’altra donna ad attraversare una strada allagata a Tando Muhammad Khan
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Bambini sfollati raccolgono riso al bordo della strada a Tando Muhammad Khan
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Ragazzino cammina con il padre tra le acque alluvionate a Badin
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Una ragazzina cammina tra le acque alluvionali nel distretto di Badin
Le forti piogge monsoniche cadute nell’ultimo mese hanno sommerso 23 distretti della provincia del Sindh. In totale 31.960 villaggi sono stati inondati con enormi danni ai raccolti di cotone, banana, datteri e canna da zucchero.
I soccorsi sono gestiti dall’esercito che ha tratto in salvo oltre 100 mila persone dai villaggi inondati.

Surij Veer, 5 anni, tiene la mano del padre mentre cammina per una strada allagata nel distretto di Digri (AP Photo/Muhammed Muheisen)
A distanza di un anno dalle alluvioni che nel 2010 hanno colpito il Pakistan lasciando oltre 20 milioni di abitanti senza un tetto e senza le risorse per la loro sopravvivenza, in questi giorni il dramma si sta ripetendo nelle pianure del Sindh e del Baluchistan.

Rada Chanad, 2 anni, in braccio alla madre Meena, sfollata insieme ad altre donne (AP Photo/Muhammed Muheisen)
“Ancora una volta massicce precipitazioni monsoniche hanno gonfiato i fiumi facendoli straripare ed allagando, stando alle stime disponibili fino ad ora, oltre 600.000 ettari di terreni” ha spiegato Pietro Fiore, responsabile in Pakistan della ong italiana Cesvi. “Il numero dei senzatetto è calcolato in quasi 7 milioni di persone, 650.000 sono le case distrutte o gravemente danneggiate, il 72% delle coltivazioni è andato perduto e lo stesso vale per il 40% dei capi di bestiame che sono una fonte di reddito fondamentale per le famiglie rurali. Gli sfollati che hanno dovuto lasciare oltre alla casa anche le zone di origine e sono ammassati in campi profughi sono più di 800.000 di cui almeno un quarto sono bambini al di sotto dei 12 anni“.
Si teme però che le stime siano parziali e destinate a crescere nelle prossime giornate. Oltre alla necessità di dare acqua potabile, cibo ed un riparo alle vittime, è necessario intervenire nel settore dell’igiene comunitaria per scongiurare il pericolo di epidemie di colera, malaria e dengue.

Ragazza con un boccale di birra all'Oktoberfest di Monaco di Baviera (AP Photo/Matthias Schrader)
Ragazze sorridenti e procaci con boccali di birra all’Oktoberfest, attrici in pose sensuali agli Emmy Awards o al Festival di Toronto, Elisabetta Canalis senza veli per la Peta, ragazze di griglia pronte per il prossimo GP di Formula 1…

Rachel Weisz al Toronto Film Festival (AP Photo/The Canadian Press, Chris Young)
Trenta fotografie scelte dalla redazione tra le più sexy, scatti di seduzione cercata o naturale.
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Ragazza con un boccale di birra all’Oktoberfest di Monaco di Baviera
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Backstage della collezione primavera 2012 Naeem Khan
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L’attrice Jessica Chastain al Toronto Film Festival
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Ragazze di griglia per il Gran Premio di Singapore di F1
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Elisabetta Canalis si spoglia per la Peta: “Meglio nuda che in pelliccia”
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Modella presenta una creazione di Amaya Arzuaga a Madrid
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Rachel Weisz al Toronto Film Festival
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Annie IIonzeh e Minka Kelly abbracciate, con Rachael Taylor, arrivano agli Emmy Awards
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Ragazze si riposano duranta la cerimonia di apertura dell’Oktoberfest di Monaco di Baviera
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Rihanna in concerto a San Paolo del Brasile
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Modelle nel backstage della sfilata di Betsey Johnson, a New York
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Miss Panama Sheldry Saez in gara per Miss Universo 2011
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L’attrice Jennifer Carpenter arriva agli Emmy Awards
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Prima serata delle finali di Miss Italia 2011
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Sulla passerella di Pringle of Scotland nelle sfilate di Londra
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Elisabeth Moss, Kiernan Shipka e Christina Hendricks agli Emmy Awards
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Modella sfila per Juanjo Oliva a Madrid
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Ragazze di griglia del Gran Premio di Singapore di F1
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Sofia Vergara agli Emmy Awards
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In centinaia nudi nel Mar Morto per il fotografo Spencer Tunick
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Modella davanti a un pnemautico all’Auto Show di Francoforte
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Elisabetta Canalis di fronte al cartellone con la sua campagna senza veli per la Peta
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Modella sfila per Andres Sarda a Madrid
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Braccia allungate per afferrare un boccale di birra all’Oktoberfest
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Miss Venezuela Vanessa Goncalves in gara per Miss Universo 2011
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Rihanna provocante in concerto a San Paolo del Brasile
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Modelle di fronte ad auto da corsa DTM al Salone dell’auto di Francoforte
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Le prime fasce assegnate a Miss Italia 2011
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Modelle in bikini TCN a Madrid
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Valeria Martynyuk del Balletto Mariinsky di San Pietroburgo si esibisce a Singapore
LE FOTO PIÙ SEXY, SETTIMANA DOPO SETTIMANA

Ragazze di griglia per il Gran Premio di Singapore di F1 (AP Photo/Wong Maye-E)

(Giuseppina Caltagirone)
In un percorso di grande impatto emotivo che, a partire dalle immagini dell’apocalisse, si stempera e si arricchisce nella varietà degli sguardi su New York di numerosi artisti della contemporaneità, il Museo della Centrale di Montemartini di Roma propone, nel decimo anniversario dell’attacco terroristico alle Torri Gemelle (fino al prossimo 9 ottobre) la mostra Cities of New York.
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Di Giuseppina Caltagirone
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Di Gabriele Basilico
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Di Franco Fontana
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Nocturne C Minor, Chopin/Saint Patrick’s Cathedral di Olimpia Ferrari
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Twin Towers di Moreno Gentili
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Di Michael Ackerman
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Notre Dame?… de New York di Maurizio Galimberti
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Remains di Susan Crile
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Smoke di Allan Tannenbaum
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Times Square, dalla collezione di Stefano e Silvia Lucchini
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Times Square n°1 di Gabriele Croppi
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Shuttle di Luciano Bobba
Tra le tracce dell’undici settembre 2001, troviamo in mostra i disegni ispirati a Ground Zero dell’artista Susan Crile; le Polaroid in sequenza con cui il fotografo statunitense Michael Ackerman ha ritratto i volti delle vittime dell’11 settembre; le fotografie firmate dal grande fotografo newyorkese Allan Tannenbaum, icone di quel giorno drammatico.
VEDI ANCHE 11.9 Il giorno che ha cambiato il mondo, in mostra a Milano
E, per altro verso, la Grande Mela da sempre fonte d’inesauribil ispirazione artistica: la grande metropoli statunitense raccontata con differenti linguaggi espressivi, tra l’altro, da Gabriele Basilico, Luciano Bobba, Angelo Bucarelli, Giuseppina Caltagirone, Gabriele Croppi, Olimpia Ferrari, Franco Fontana, Maurizio Galimberti e Moreno Gentili.

(Franco Fontana)

Il volto di Vladimir Lenin al Museo d'arte socialista di Sofia (AP Photo/Oleg Popov)
Il 19 settembre a Sofia si è inaugurato l’imponente Museo d’Arte Socialista, simbolo di una separazione lunga e dolorosa della Bulgaria dal suo passato totalitario.
La cerimonia è avvenuta alla presenza del primo ministro Boiko Borissov, del ministro delle Finanze Dyankov Simeone, del ministro della Cultura Veshdi Rashidov e del sindaco di Sofia Yordanka Fandukova.
Il museo, affiliato alla Galleria Nazionale d’Arte, raccoglie e conserva esempi di arte bulgara realizzati tra il 1944 e il 1989, durante l’epoca comunista.
Sono esposti più di 150 reperti, tra cui 60 dipinti. Il Museo comprende un parco di sculture dove troneggia una statua di Lenin di 45 tonnellate, prima eretta al centro di Sofia, nel luogo ora occupato dalla statua di Santa Sofia. Presente, tra le opere, anche la stella a cinque punte rossa, simbolo socialista, che era posizionata in cima alla sede del partito.
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Il volto di Vladimir Lenin al Museo d’arte socialista di Sofia
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La stalla rossa a cinque punte simbolo del comunismo
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Nel parco con le statue di vari governanti dell’era sovietica
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Il primo ministro bulgaro Boiko Borisov davanti a un ritratto di Lenini
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Una scultura del leader sovietico Vladimir Lenin
Rashidov ha ricordato che il Museo è costato al ministero della cultura circa 1,8 milioni di euro. “Abbiamo girato l’intera Bulgaria per tirare fuori da cantine e scantinati il meglio dell’arte dell’epoca socialista”, ha osservato.
D’effetto la dichiarazione del ministro Diankov: “Si chiude una pagina della storia bulgara e il comunismo va a finire al suo posto giusto - nel museo“.
Nella zona all’aperto del museo, su 7.500 metri quadrati, sono collocate 77 statue monumentali di Marx, Lenin, Stalin, Gheorghi Dimitrov (il Lenin bulgaro), di partigiani e semplici lavoratori.
Nelle sale invece sono raccolti famosi quadri dei più noti pittori bulgari dell’epoca del totalitarismo, nonché diversi oggetti con i simboli del comunismo.
Come sfondo acustico si sentono i discorsi dei ‘grandi’ Dimitrov e Zhivkov, che lodano “la nuova società e i piani quinquennali dell’economia socialista”.
In una sala vengono proiettati documentari di quell’epoca e un negozio vende souvenir del comunismo e t-shirt (a otto euro) con su stampate le immagini dei fondatori del comunismo e dei ‘timonieri del socialismo reale’.
L’ingresso al museo è in via Luchezar Stanchev 7, vicino all’ufficio della polizia stradale KAT.

Pesca con il rizzaglio nello stagnone di Marsala (Walter Leonardi)
Un viaggio alla scoperta di una delle più belle regioni d’Italia, attraverso gli scatti del fotografo Walter Leonardi: la mostra Sicilia il Viaggio rende omaggio alla Sicilia e alle sue bellezze, da quelle più note a quelle più recondite e sconosciute. Una Sicilia spettacolare, spesso inedita, fuori dai cliché, emblema della convivenza pacifica tra i popoli del mediterraneo e sede di un patrimonio storico, artistico, culturale e territoriale di straordinaria ricchezza.
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Pesca con il rizzaglio nello stagnone di Marsala (Trapani)
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Il duomo di San Giorgio a Ragusa
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Abitazioni tipiche dell’Isola di Linosa (Agrigento)
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L’isola di vulcano (Messina)
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Il cratere principale dell’Etna (Catania)
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Il castello normanno a Pietraperzia (Enna)
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Il tempio di Giunone ad Agrigento
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Veduta aerea di Cefalù (Palermo)
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Il tempio di Segesta (Trapani)
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Salinari al lavoro
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Isola Lunga nello stagnone di marsala
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Festa de lu Signuri di li fasci a pietraperzia (Enna)
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La fontana pretoria di Palermo
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Veduta aerea del tempio di Segesta
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La campagna ennese con l’Etna sullo sfondo
Cento delle 194 fotografie a colori che compongono il volume Sicilia - pubblicato dalla casa editrice Genius Loci di Sandro Battistessa, con introduzione dello scrittore e archeologo Valerio Massimo Manfredi e testi di Gabriella De Fina - costituiscono l’esposizione open air che dal 14 settembre e fino al 4 ottobre prossimo è allestita a Milano in via Dante, piazza Cordusio e corso Vittorio Emanuele. Dopo Milano, l’esposizione farà tappa a New York, Mosca, negli Emirati Arabi, a Londra, Berlino e Parigi.

Veduta aerea di Cefalù (Palermo)
Il progetto del libro e della mostra hanno l’obiettivo di proiettare la Sicilia nel futuro; di contribuire a farla uscire dal suo millenario torpore, per diventare un vessillo del turismo italiano, del Made in Italy; di stimolare la crescita delle infrastrutture, attirando investitori stranieri e arricchendo, grazie al lavoro, una popolazione spesso martoriata da povertà e disoccupazione.

Il duomo di San Giorgio a Ragusa (Walter Leonardi)
Della Sicilia ho sempre pervicacemente voluto cercare il bello, per immortalarlo nelle mie immagini affinché l’occhio di chi le guarda possa sapere quante meraviglie si celano dietro le sue grandi contraddizioni, dietro i suoi aspetti più oscuri. Esiste, infatti, in questa terra, una luce che nessuno potrà mai cancellare: quella dei suoi angoli meravigliosi e sconosciuti che sono lì da millenni per essere scoperti e ammirati. La Sicilia che presento in questa mostra, e nel volume che l’accompagna, è dunque una Sicilia fuori dai percorsi tradizionali e dai cliché; quella che amo, la ‘mia’ Sicilia.
Walter Leonardi

Abitazioni tipiche dell'Isola di Linosa (Walter Leonardi)

In mostra a Roma 50 anni di figurine Panini
Il binomio Panini e figurine non è legato solamente agli album dei calciatori che hanno accompagnato giochi e passioni sportive di generazioni di bambini in Italia e all’estero, ma sono anche ricordi di serie tv amate, di eventi storici, di una bella fetta di cultura italiana.
E ora, in occasione del 50° anniversario di fondazione della casa editrice modenese, la mostra “Panini 1961-2011. Una storia italiana“, in corso a Roma a Palazzo Incontro fino al 23 ottobre, offre la possibilità di scoprire alcuni degli aspetti meno noti di una vicenda familiare, imprenditoriale e culturale estremamente ricca e variegata.
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In mostra a Roma “Panini 1961-2011″
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Prima copertina di “Calciatori”, stagione 1961-62, con Nils Liedholm
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La prima figurina realizzata per l’album “Calciatori” 1961-62
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I fratelli Panini col testimonial Giacomo Agostini
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Raccolta didattica del 1966 “La terra - Il pianeta su cui viviamo”
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Album dedicato i personaggi della musica e dello spettacolo, 1968
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Figurina della raccolta “Calciatori 1968-69″
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Bustina dell’album “Mexico 70″ dedicato ai mondiali di calcio
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Copertina dell’album “Mexico 70″ dedicato ai mondiali di calcio
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Una caricatura del ciclista Eddy Merckx
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La copertina dell’album per le Olimpiadi di Monaco 1972
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Lo sceneggiato “Sandokan”, 1976
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L’album della storia del West, 1976
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“Heidi” è il primo cartoon giapponese, 1978
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Album “Happy Days”, 1979
Nel 1961 le figurine Panini entrano in tutte le edicole italiane, esplorando i più svariati temi: la fiction televisiva, con Sandokan e Pinocchio di Comencini; i cartoni animati, con Heidi e Remi; le grandi manifestazioni sportive internazionali dalle Olimpiadi di Monaco del 72 ai mondiali di calcio del Sudafrica; le saghe hollywoodiane come Guerre Stellari e Harry Potter; fino ad arrivare alle raccolte di figurine didattiche che negli anni Sessanta e Settanta hanno rappresentato un importante ausilio per le ricerche scolastiche.
La mostra vuole ricordare le figurine Panini ma riserva un occhio di riguardo all’insieme di idee, passioni e tecnologie nato dalle intuizioni dei fondatori dell’azienda: uomini dinamici, figli del loro tempo – gli anni Sessanta del boom economico – dagli interessi poliedrici e multiformi.
Questa mostra è anche e soprattutto una celebrazione della nostra infanzia e della spensieratezza con cui tutti noi abbiamo aperto, almeno una volta nella vita, una bustina Panini sperando di trovare l’ultima magica figurina che ci serviva per completare l’album.

Alluvioni nell'India orientale (AP Photo/Biswaranjan Rout)
Trenta fotografie scelte dalla redazione tra le più belle, per raccontare frammenti di piccole e grandi storie, come ogni settimana…
LE FOTO PIÙ BELLE, SETTIMANA DOPO SETTIMANA
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Alluvioni nell’India orientale
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Danzatrici di Garba per la Festa delle 9 notti
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Riprende la pesca lungo il fiume Brahmaputra
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Il riposo di un’anziana lungo le mura della Città proibita
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Tremila bandiere a stelle e strisce nel Forest Park di St. Louis prima dell’inizio della cerimonia commemorativa degli attentati dell’undici settembre, nel decimo anniversario
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Un gruppo di fotografi a bordo campo prima dell’incontro di calcio Roma-Cagliari allo stadio Olimpico
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Esplosione di carburante a Nairobi, Kenya
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Red Sox vs Blue Jays: palla ai tifosi
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Tifosi sotto sorveglianza nello Stadio della libertà di Teheran
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L’antica fiesta del Toro de la Vega a Tordesillas
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La Spiaggia rossa di Panjin, Cina
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Operai al lavoro ad Ahmadabad al progetto si sviluppo dell’argine del fiume Sabarmati
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La danza delle tigri in India
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Esondazione del fiume Susquehanna in Pennsylvania
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Alluvioni in Pakistan
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La fontana del Memoriale dell’11 settembre a New York
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Il presidente Obama e la First Lady in visita a Shanksville, Pennsylvania
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Il tempo delle mele a Srinagar
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Sfida a Raton, ormai leggendario toro assassino
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Antonio Lopez in retrospettiva a Bilbao
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Incendi intorno a Brasilia
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La festa di Jatra Indra a Kathmandu
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L’ombra della nuova Miss Universo 2011, Leila Lopes
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Il sito archeologico Leptis magna sulla costa libica
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Paracadutisti israeliani in formazione
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Ultra-ortodossi in preghiera presso la tomba del profeta Samuele
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Rituale hindu in onore degli antenati
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Un pescatore riflesso sulla superficie dell’acqua di un canale
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Una road map per la democrazia egiziana
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Pfc. Garrick Carlton, 21, center, of Sacramento, California, with the U.S. Army’s Bravo Company of the 25th Infantry Division, 3rd Brigade Combat Team, 2nd Battalion 27th Infantry Regiment based in Schofield Barracks, Hawaii, hikes past burning rubbish to man a hilltop observation post along with Pfc. Michael Tompkins, 20, of Wadsworth, Ohio, left, and Pfc. Austin D’Amica, 20, of San Diego, Calif., Saturday, Sept. 10, 2011 at Combat Outpost Monti in Kunar province, Afghanistan. (AP Photo/David Goldman/LaPresse)
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Danzatrici di Garba per la Festa delle 9 notti (AP Photo/Ajit Solanki)

Riprende la pesca lungo il fiume Brahmaputra (Epa/Str)
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Il riposo di un'anziana lungo le mura della Città proibita (Epa/Adrian Bradshaw)

Tremila bandiere a stelle e strisce nel Forest Park di St. Louis (AP Photo/St. Louis Post-Dispatch, J.B. Forbes)
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Un gruppo di fotografi a bordo campo prima Roma-Cagliari (Ansa/Andrea Staccioli)

Esplosione di carburante a Nairobi, Kenya (AP Photo/Ben Curtis)
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Red Sox vs Blue Jays: palla ai tifosi (AP Photo/Winslow Townson)

Tifosi sotto sorveglianza nello Stadio della libertà di Teheran (AP Photo/Vahid Salemi)

1971, l'equipaggio della Phyllis Cormack: i pionieri di Greenpeace (Ansa/Greenpeace)
Possono sembrare dei rompiscatole chiassosi come dei paladini dell’ambiente. Certo è che in nome del loro credo gli attivisti di Greenpeace non hanno paura di protestare e buttarsi in prima linea in tutte le maniere più d’impatto possibile, inanellando ormai 40 anni di blitz.
Sì, perché l’organizzazione ambientalista oggi compie quattro decenni di vita e di lotte. Era a bordo di un peschereccio, il Phyllis Cormack, che il 15 settembre 1971 maturò la prima azione per salvare il Pianeta dalla minaccia nucleare. Ben presto quella malandata imbarcazione colorata da strisce parallele e verticali sulla prua divenne una nave guerriera, la Raimbow Warrior, per combattere le ingiustizie ambientali ma soprattutto per fermare la caccia alle balene nei grandi e freddi mari del sud del mondo.
I pionieri furono Jim Bohlen, Irving Stowe e Paul Cote (con Bob Hunter, un giornalista).
Nel compleanno di Greenpeace, riviviamo questi 40 anni di proteste e campagne spettacolari in questa gallery fotografica, dalla prima storica missione verso l’isola di Amchitka all’affondamento della Rainbow Warrior nel porto di Auckland.
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5 agosto 1971: Robert Hunter al timone della Phyllis Cormack
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1971, l’equipaggio della Phyllis Cormack: i pionieri di Greenpeace
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5 agosto 1976, sulle acque a largo di San Francisco
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La base di Greenpeace nell’Antartide, con lo scopo di farne un parco mondiale
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1981, David McTaggart sulla Vega contro i test nucleari a Muroroa
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2 ottobre 1984, paracadutista salta giù dalla centrale elettrica di Gavin
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10 luglio 1985, l’affondamento della nave Rainbow Warrior
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5 agosto 1985: Gloucester, Massachusetts, un’azione di boicottaggio
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16 giugno 1995: contro l’affondamento nel Mare del Nord della piattaforma petrolifera Brent Spar
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4 luglio 1995, Gianna Nannini con Greenpeace davanti all’ambasciata di Francia a Roma
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9 luglio 1995: commandos francesi effettuano controlli a bordo della nave Rainbow Warrior II, vicino all’isola Mururoa
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21 marzo 1996: Rainbow Warrior II torna in mare dopo il rilascio da parte delle autorità francesi
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Assalto alla Rijnborg che trasportava scorie nucleari
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Marzo 2006, Rio de Janeiro: striscioni dalla statua del Cristo Redentore chiedendo ai governi di proteggere la biodiversità globale
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2008, Greenpeace blocca la centrale a carbone di Sassari
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2009, sul Mount Rushmore National Memorial una sfida a Obama a dare prova di leadership circa il riscaldamento globale
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2 ottobre 2010: protesta contro la dipendenza della Francia al petrolio
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10 novembre 2010: “Speranza?” sulle spiagge di Cancun, contro i cambiamenti climatici
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13 settembre 2010, a Montreal contro il petrolio e per lo sviluppo di energie più pulite
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14 luglio 2010, a Bruxelles contro le perditi in acqua di petrolio
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16 novembre 2010: attivista subacqueo invoca: “Proteggiamo la barriera corallina ora”
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Agra, India: nei cieli sopra Tai Mahal un pallone invoca il disarmamento nucleare, contro i test nucleari indiani
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17 agosto 2010: a Città del Messico protesta contro il riciclaggio dei rifiuti industriali
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Un attivista di Greenpeace tiene un cartello sotto un dispositivo di aggregazione del pesce chiedendo la creazione di una rete globale di riserve marine
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25 aprile 2011, Rio de Janeiro: contro lo sviluppo di un impianto nucleare
Oggi le tre strisce colorate del 1971 si sono trasformate nell’intero spettro dell’arcobaleno, che col tempo è divenuto il suo simbolo sfoggiato nei blitz a difesa dell’ambiente.
L’associazione non governativa ambientalista e pacifista è stata infatti fondata a Vancouver in piena guerra fredda da un gruppo di attivisti per opporsi ai test nucleari degli Usa in Alaska (ad Amchitka). Poi le lotte per la Terra diventano campagne: quelle per tutelare energia e clima, foreste, mare, contro gli Ogm, inquinamento, nucleare e per la pace e il disarmo.
Gli attivisti on line sono 11 milioni al mondo, oltre 2.000 le persone dello staff operativo (dislocate in 27 uffici in 41 Paesi) in, 3,5 milioni di sostenitori (di cui 53 mila in Italia).

16 giugno 1995: contro l'affondamento nel Mare del Nord della piattaforma petrolifera Brent Spar (Ansa/Greenpeace)
Oggi le navi sono diventate tre: la Rainbow Warrior II, l’Arctic Sunrise e la Esperanza. E ora tutto è pronto per la Rainbow Warrior III, pronta per ottobre.
E per chi crede che Greenpeace sia un baraccone vistoso ma inconcludente, citiamo alcune delle vittorie ottenute lungo la storia griffata arcobaleno: il trattato internazionale che protegge per 50 anni l’Antartide da esplorazioni petrolifere, la messa al bando delle spadare, la moratoria Internazionale per la caccia commerciale alle balene (del 1982), il divieto di sversamento di scorie nucleari in mare, la salvaguardia delle foreste primarie….

Madonna presenta W.E. al Toronto Film Festival (Anthony Behar/Sipa)
Dai protagonisti della politica, dello sport e dello spettacolo alle persone comuni che, semplicemente, hanno colpito l’attenzione di un fotografo. Tra i volti di questa settimana, nelle foto scelte dalla redazione, ecco Madonna, Luca Carboni, Rigoberta Menchu, Georg Ratzinger, Michela Quattrociocche…

Il soldato scelto di fanteria David Dodson (AP Photo/Brennan Linsley)

Una modella sfila per Alexandre Herchcovitch a New York (Kika)
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Madonna presenta W.E. al Toronto Film Festival
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Andy Whitfield, lo Spartacus televisivo, è morto a 39 anni a causa di un tumore
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Megan Fox alla premiére del film Friends with Kids all’International Film Festival di Toronto
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Il soldato scelto di fanteria David Dodson di Memphis di stanza con i Marines USA nella provincia afghana di Helmand
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Rosie Huntington-Whiteley vestita Burberry sul tetto di Macy’s a New York
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Poliziotti di New York durante l’esecuzione dell’inno nazionale nel decimo anniversario dell’attentato alle Torri Gemelle
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La rapper Nicki Minaj nel backstage della sfilata di Betsey Johnson a New York
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Un bambino afghano con una bandiera italiana alla cerimonia di apertura di una stazione di polizia realizzata da un team italiano
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Michela Quattrociocche tra il pubblico di Milan-Lazio allo stadio Meazza di Milano
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Georg Ratzinger presenta a Regensburg il suo libro dal titolo Mio fratello, il Papa
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La premio Nobel Rigoberta Menchu, candidata alle elezioni presidenziali, intervistata dai media dopo aver votato a Città del Guatemala
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Un tifoso dell’Italia assiste alla partita di rugby tra Italia e Australia a Auckland
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L’attore svedese Alexander Skarsgard, protagonista della serie True Blood, alla prima del film Melancholia al Film Festival di Toronto
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Una modella sfila per Alexandre Herchcovitch a New York
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Il bulgaro Teodor Todorov in campo contro la Polonia gli europei di pallavolo
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Darren Aronofsky, presidente di giuria al Film Festival di Venezia
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Jay-Z e Beyonce Knowles tra il pubblico degli Open USA di tennis
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Un vigile del fuoco durante la cerimonia di commemorazione dell’11 settembre, nel decennale degli attentati
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Sibu, 35 anni, di Khatmandu, sieropositivo da dieci anni
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Francois Hollande, candidato alle primarie del partito socialista francese per le presidenziali del 2012
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Il fotografo Arno Fischer morto a Berlino a 84 anni
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Esce un nuovo disco di Luca Carboni: Senza titolo
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Un ribelle libico di Misurata
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Il regista inglese Steve McQueen al Toronto Film Festival
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L’attrice malese Michelle Yeoh presenta il film The Lady al Toronto Film Festival
I VOLTI delle SETTIMANE PRECEDENTI

Il fotografo Arno Fischer morto a Berlino a 84 anni (Epa/Monika Von Wegerer)

Elisabetta Canalis nuda per una campagna della Peta (Kikapress)
Elisabetta Canalis nuda per la Peta, atlete con sorrisi e muscoli al meeting di Zurigo, modelle con fisici in mostra sulle passerelle internazionali o alla feria dell’orologio di Hong Kong, attrici splendenti sul red carpet della Mostra del cinema di Venezia o al Film Festival di Toronto…

Modella alla Fiera dell'orologio di Hong Kong (Lui Siu Wai/Xinhua/ZUMAPRESS)
Trenta fotografie scelte dalla redazione tra le più sexy, scatti di seduzione cercata o naturale.
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Elisabetta Canalis nuda per una campagna della Peta
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Modella alla Fiera dell’orologio di Hong Kong
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Modella sfila per Tramando sulle passerelle di Buenos Aires
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Keira Knightley al Toronto Film Festival
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Betsey Johnson presenta la nuova collezione alla Fashion Week di New York
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Elisabetta Canalis nuda per una campagna animalista della Peta
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L’attrice americana Jessica Chastain al Toronto Film Festival
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La russa Yelena Isinbayeva, campionessa del salto con l’asta, alla Diamond League 2011 a Zurigo
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Modelle sfilano per Juana Martin sulle passerelle di Valencia
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L’australiana Samantha Stosur incredula dopo aver vinto gli Us Open di tennis
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Ciclisti nudi per le strade di Philadelphia
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Modella sfila per Siglo Cero a Valencia
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Miss Angola 2011, Leila Lopes, è nominata Miss Universo 2011
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Claudia Pandolfi alla prima di “Quando la notte” alla Mostra del cinema di Venezia
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Modella sfila per Asmita Marwa sulle passerelle di Calcutta
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La candidata per Miss Universo Rozalia Mancewicz, Miss Polonia
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L’attrice Myolie Wu sul red carpet della Mostra del cinema di Venezia
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La candidata per Miss Universo Yara El Khoury-Mikhael, Miss Libano
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Rosie Huntington-Whiteley lancia il nuovo profumo di Burberry
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Due donne protestano senza veli contro il governo a Medellin, Colombia
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L’attrice Nicole Grimaudo alla prima di “Texas Killing Fields” alla Mostra del cinema di Venezia
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Modelle sfilano per Nejla Guvenc sulle passerelle di Istanbul
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La candidata per Miss Universo Betta Lipcsei, Miss Ungheria, 2^ classificata
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La cantante polacca Julia Marcell si esibisce al C-Club a Berlino
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La bielorussa Nastassia Mironchik-Ivanova compete nel salto in lungo alla Diamond League 2011 a Zurigo
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La regista Sarah Polley al Toronto Film Festival
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L’attrice malesiana Michelle Yeoh al Toronto Film Festival
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La candidata per Miss Universo Dagmar Kolesarova, Miss Slovacchia
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Ballerini in gara al campionato di ballo latino a Singapore
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L’attrice Sarah Silverman al Toronto Film Festival

Modelle sfilano per Juana Martin sulle passerelle di Valencia (Ansa/EPA/KAI FOERSTERLING)
LE FOTO PIÙ SEXY, SETTIMANA DOPO SETTIMANA

La russa Yelena Isinbayeva alla Diamond League 2011 a Zurigo (Ansa/EPA/ALESSANDRO DELLA BELLA)