Oltre 25 anni di servizi dai fronti più caldi del mondo nella mostra “Gli occhi della guerra” di Fausto Biloslavo, Gian Micalessin, Almerigo Grilz e Fabio Polenghi: le guerre al crocevia dell’Asia, i crepuscoli del Vietnam, l’Africa rosso sangue, la guerra alle porte di casa, il Medio Oriente senza pace.
Promossa da Provincia di Milano e Associazione LiveEurope, inaugurata il 25 novembre, fino all’11 dicembre è visibile a Milano, a Palazzo Isimbardi (Cortile d’Onore, Corso Monforte 35). Si tratta però di un’esposizione particolare, che non si pone come mostra fotografica bensì come documento giornalistico della memoria.
Alcune immagini riflettono guerre dimenticate, sopite o concluse, altre sono state inserite per il loro valore storico. Nella sezione dedicata all’Africa molte fotografie sono state scattate da Almerigo Grilz, giornalista, ucciso in Mozambico durante un reportage il 19 maggio del 1987 al seguito della Renamo. L’anno precedente, scriveva sul suo diario dal Mozambico:
“Mi sporgo fuori per filmarli: non è facile occorre stare appiattiti a terra perché le pallottole fischiano dappertutto… alzare troppo la testa può essere fatale”.
- Occhi della guerra
- Occhi della guerra, Almerigo Grilz
- Occhi della guerra, Kashmir
- Occhi della guerra: Afghanistan 1989, ritiro delle colonne sovietiche
- Occhi della guerra, Romania
- Occhi della guerra, Iran
- Occhi della guerra, Fausto Biloslavo
- Occhi della guerra: Etiopia, ribelli Oromo
- Occhi della guerra, Birmania
- Occhi della guerra: Afghanistan, Ahmad Massoud
Alcune immagini della mostra sono di Lord Michael Cecil, Carlo Imbimbo, Stefano Rossi e Mauro Scrobogna. L’editing è di emme&emme.
La guerra è crudele e non guardarla negli occhi non basta ad eliminarla. Lo sapevano bene anche i fotografi milanesi Fabio Polenghi - ucciso il 19 maggio 2010 a Bangkok, in Thailandia, mentre documentava l’assalto finale dell’esercito all’accampamento delle Camicie rosse - e Raffaele Ciriello - ucciso il 13 marzo 2002 a Ramallah, Palestina, mentre fotografava gli scontri tra israeliani e palestinesi.
Le immagini in mostra ritraggono le orbite rossastre di un bimbo soldato che ha già visto troppo, lo sguardo terrorizzato di un prigioniero che attende il plotone di esecuzione, l’ultimo rigagnolo di vita nelle pupille di un ferito. Sono gli occhi della guerra incrociati in tanti reportage in prima linea.
Ma per occhi della guerra si intendono anche quelli dei giornalisti, fotografi, cineoperatori attratti per passione professionale e umana da conflitti sia lontani che alle porte di casa.
“Grazie a questa mostra di rara intensità contenutistica che ospitiamo nella prestigiosa sede di Palazzo Isimbardi” ha detto il vice presidente e assessore alla Cultura della Provincia di Milano, Novo Umberto Maerna, “ricordiamo anzitutto Almerigo Grilz, primo giornalista italiano morto in un contesto di guerra dopo il 1945, la cui memoria è stata per molti anni rimossa. Assieme a Grilz la Provincia di Milano ha ricordato, con una stele apposta nel cortile d’onore di Palazzo Isimbardi nel novembre 2010, tutti i giornalisti italiani morti in guerra. E ricordiamo anche Fabio Polenghi, il fotoreporter milanese morto il 19 maggio 2010, lo stesso giorno, per incredibile ed amara ironia della sorte, in cui morì Almerigo Grilz nel 1987. La mostra offre inoltre, grazie al lavoro di due tra i più importanti inviati italiani in contesti bellici, Gian Micalessin e Fausto Biloslavo, una panoramica ad ampio raggio del giornalismo di guerra: una definizione, oggi spesso abusata, che cela in realtà radici professionali ed umane ormai dimenticate e profondamente affascinanti”.
- Giovedì 1 Dicembre 2011



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