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14 dicembre 1911: Roald Amundsen al Polo Sud

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  • Tags: Antartide, Polo Sud, Roald Amundsen
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L'arrivo nell'Antartico della spedizione guidata da Amundsen

L'arrivo nell'Antartico della spedizione guidata da Amundsen

Cent’anni fa si compiva la “conquista” del Polo Sud da parte di un manipolo di uomini guidati dal norvegese Roald Amundsen.
Il 14 dicembre 1911 ha segnato la prima vittoria contro un ambiente tanto sconosciuto quanto ostile e al limite della sopravvivenza, affrontato con un equipaggiamento che oggi fa sembrare incredibile quell’impresa.
Amundsen e i suoi quattro compagni di viaggio raggiunsero l’Antartide riuscendo a piantare la bandiera norvegese dopo un’appassionante gara con l’esploratore britannico Robert Falcon Scott (si può rivivere quell’appassionante confronto, giorno per giorno, su entrambi i fronti, nel libro La corsa al Polo Sud di Amundsen Scott. Sincronia di una sfida sui ghiacci di Roberto Graziani).

Una storia dal fascino particolare, commistione di fatica, coraggio e sfida, ancora più ammaliante oggi che ogni luogo sulla faccia della Terra sembra già raggiunto.
La riviviamo in questa gallery, nelle rare foto rimaste di quell’impresa.

L’arrivo nell’Antartico della spedizione guidata da Amundsen
14 dicembre 1911: Oscar Wisting, Olav Bjaaland, Sverre Hassel e Roald Amundsen al Polo Sud
Roald Amundsen al Polo Sud
La statua di Roald Amundsen al Polo Sud
L’idrovolante Latham 47 con il quale Amundsen nel 1928

Il dirigibile Italia di Umberto Nobile al Polo Nord
Roald Amundsen
Il Latham 47, il velivolo su cui Roald Amundsen trovò la morte
I membri dell’equipaggio del Latham 47, tutti scomparsi insieme a Amundsen nel 1928
Un enorme tunnel di ghiaccio in Antartide


È stata anche una corsa per battere sul tempo la spedizione rivale, guidata dal britannico Robert Falcon Scott, ma soprattutto un momento fondamentale nella storia della presenza dell’uomo in Antartide, il continente bianco che per moltissimi è considerato una terra dedicata alla scienza e alla pace.
La spedizione di Amundsen era partita nel giugno 1910 con la nave Fram. Dopo mesi di preparazione ed una falsa partenza che aveva rischiato di concludersi in tragedia, il 19 ottobre 1911 c’era stato lo scatto finale verso la conquista del Polo Sud geografico. Il punto di partenza era la base organizzata in prossimità della costa, sulla baia delle Balene che si affaccia sul Mare di Ross.
Amundsen, che all’epoca aveva 39 anni, si mise in cammino con quattro uomini (nel libro La conquista del Polo Sud il racconto, direttamente dalla sua penna): Olav Bjaaland, Helmer Hanssen, Sverre Hassel e Oscar Wisting. Avevano 4 slitte con 52 cani, scarponi progettati dallo stesso Amundsen, giacconi confezionati con pelli di foca, renna e lupo; gli sci erano molto lunghi per limitare il rischio di cadere nei crepacci e le tende erano, a detta dello stesso Amundsen, “le più robuste e pratiche mai costruite”. Il cibo era a base di carne di foca, verdure e farina d’avena.

14 dicembre 1911: Oscar Wisting, Olav Bjaaland, Sverre Hassel e Roald Amundsen al Polo Sud

Oscar Wisting, Olav Bjaaland, Sverre Hassel e Roald Amundsen al Polo Sud (Ansa)

Roald Amundsen al Polo Sud

Roald Amundsen al Polo Sud (Ansa/American museum of natural history di New York)

L’estate antartica stava arrivando, ma il tempo era ancora molto difficile, soprattutto per la nebbia che impediva di orientarsi e di sfuggire al pericolo dei crepacci. Nonostante tutto la spedizione proseguiva diretta, lungo una strada scandita da tappe regolari e che gli uomini segnavano con una sorta di “pietre miliari” fatte di blocchi di neve e dislocate a intervalli di circa cinque chilometri.
In meno di un mese, il 17 novembre i cinque uomini avevano raggiunto la catena Transantartica. La strada più diretta, anche se tutt’altro che facile, era seguire un ghiacciaio molto ripido che Amundsen chiamò “Axel Heiberg”, in onore di uno dei finanziatori della spedizione. In poco più di tre giorni la prima metà della scalata era stata completata. Dei 52 cani, sette non ce l’avevano fatta ad affrontare la montagna e solo 18 sarebbero andati avanti. Gli altri sarebbero stati uccisi per far mangiare gli uomini e gli altri cani. “Nell’aria c’erano depressione e tristezza”, ha scritto in seguito Amundsen ricordando quei momenti.
Poi la difficile traversata del “Ghiacciaio del Diavolo”, pieno di crepacci, e finalmente l’ultimo tratto del viaggio, dove venne “doppiata” la spedizione di Scott, che pur non sapendolo si trovava in vantaggio e che sarebbe arrivata al Polo Sud 35 giorni dopo quella norvegese.
Nel pomeriggio del 14 dicembre Amundsen era il primo uomo a raggiungere il Polo Sud. “Nessuno ha mai raggiunto un obiettivo così diametralmente opposto ai suoi desideri”, commentò ironicamente l’esploratore, che fin da bambino aveva sognato di raggiungere il Polo Nord. Poiché il telegrafo era troppo pesante per far parte dell’equipaggiamento della spedizione, il successo venne annunciato solo il 7 marzo 1912.

L'idrovolante Latham 47 con il quale Amundsen nel 1928

L'idrovolante Latham 47 con il quale Amundsen nel 1928 (Ansa)

Amundsen (la cui vita da esploratore è ripercorsa nel libro South with the Sun di Lynne Cox) morì nel 1928 in un incidente aereo sui cieli del Mar Glaciale Artico mentre tentava generosamente di prestare soccorso alla spedizione italiana guidata da Umberto Nobile, schiantatosi sul ghiaccio con il dirigibile Italia, dopo aver raggiunto il Polo Nord.

VEDI anche: Alla conquista del Polo sud: l’epica gara tra i ghiacci in mostra a Genova

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