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Afghanistan

Afghanistan, a scuola di Polizia a Kabul

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  • Tags: Afghanistan, Kabul
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L'ufficiale Mirnazir Hossein tiene una lezione di indagine criminale

L'ufficiale Mirnazir Hossein tiene una lezione di indagine criminale (AP Photo/Kamran Jebreili)

Il 7 ottobre 2001, dieci anni fa, partiva l’intervento militare americano in Afghanistan, grande pantano da cui l’amministrazione Obama fatica ad uscire.
Dal 2005 gli Stati Uniti hanno avviato in tutte le province afgane programmi di formazione della Polizia Nazionale Afgana, per rendere autonomo il “nuovo” Afghanistan, anche in vista del progressiva ritiro dalla regione. L’addestramento delle nuove leve è affidato a istruttori afgani consigliati dalle forze armate americane e da dipendenti del governo federale come di molti altri Stati NATO.
Attualmente la Polizia nazionale ha 140 mila unità ma l’obiettivo è raggiungere 160 mila componenti entro novembre 2012, anche se il Pentagono sta pensando di ridurre di oltre il 50% i fondi destinati all’assistenza del nuovo esercito e delle forze di polizia afgane entro i prossimi tre anni, passando da 13 a 6 miliardi di dollari nel 2014, anno indicato come termine ultimo per il ritiro delle truppe combattenti dall’Afghanistan.
In questa gallery vediamo l’Accademia di Polizia di Kabul.

L’ufficiale Mirnazir Hossein tiene una lezione di indagine criminale
Lezioni di tiro all’Accademia di Polizia di Kabul
L’ufficiale di polizia Mohammad Aman addestra gli studenti
Una studentessa prende appunti durante la lezione di indagine criminale
L’ufficiale di polizia Mirnazir Hossein parla agli studenti durante una lezione di indagine criminale

L’ufficiale di polizia Mohammad Aman e due allievi tornano alle loro posizioni di tiro
Un uomo afgano porta un armadio di metallo mentre gli studenti di polizia lasciano le loro classi

  • simona.santoni
  • Mercoledì 5 Ottobre 2011

Tattoo d’amore, orgoglio e coraggio sui corpi dei soldati USA in Afghanistan

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  • Tags: Afghanistan, David Goldman, esercito Usa, Tatuaggi, vita militare
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Joseph Amato, 33 anni, da Patterson, New Jersey

Joseph Amato, 33 anni, da Patterson, New Jersey (AP Photo/David Goldman)

I pensieri più intimi, i dolori e gli amori dei membri del 2° Battaglione del 27° Reggimento di Fanteria dell’Esercito degli Stati Uniti raccontati dal fotografo David Goldman attraverso le immagini dei tatuaggi disegnati sulla loro pelle.

Joseph Amato, 33 anni, da Patterson, New Jersey
Ian Laskey, 25 anni, da Deerborn Heights, Michigan
Ronald Weiss, 29 anni, da Crystal River, Florida
Daniel Hicks, 24 anni, da Beckley, West Virginia
Derek Top, 24 anni, da Mason, Arizona

Jesse Campos, 25 anni da Houston, Texas
Shane Herring, 23 anni, da Marietta, California
Edwin Cruz, 21 anni, dal Bronx, New York
Eric Anderson, 25 anni, da Houston, Texas
Eric Anderson, 25 anni, da Houston, Texas


Presso l’Avamposto di combattimento di Pirtle King, nella provincia di Kunar, in Afghanistan, i soldati raccontano le storie dei loro tattoo: la parola mamma, amore della vita, tatuato sull’avambraccio, a coprire il nome della prima fidanzata, amore di una sola stagione; o un versetto della bibbia tatuato sulle braccia per riconciliarsi idealmente col padre; o ancora il nome del commilitone morto sul campo, tatuato sul cuore…

Ian Laskey, 25 anni, da Deerborn Heights, Michigan

Ian Laskey, 25 anni, da Deerborn Heights, Michigan (AP Photo/David Goldman)

Vedi anche Gli ultimi giorni dei soldati canadesi in Afghanistan

Lo Specialist Ronald Weiss, 29 anni, da Crystal River, Florida

Lo Specialist Ronald Weiss, 29 anni, da Crystal River, Florida (AP Photo/David Goldman)

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  • Venerdì 15 Luglio 2011

Gli ultimi giorni dei soldati canadesi in Afghanistan

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  • Tags: Afghanistan, Canada, David Goldman, guerra, reportage, vita militare
  • 2 commenti
L'afgano Abdulsalam si lava i denti mentre un soldato canadese conduce una delle ultime operazioni del I Battaglione 22° Reggimento Reale

Abdulsalam si lava i denti mentre un soldato canadese conduce una delle ultime operazioni del I Battaglione 22° Reggimento Reale (AP Photo/David Goldman)

I primi contingenti di truppe canadesi arrivarono in Afghanistan agli inizi del 2002. Dal 2006 il ruolo di Ottawa è diventato ancora più importante nel martoriato Paese asiatico con una nuova assegnazione di truppe nella provincia di Kandahar. Ma dopo anni di “Enduring Freedom” e 157 soldati morti (più un giornalista e un diplomatico) per la liberazione dalla dittatura talebana e la riconversione democratica, il Canada pone fine a questa “guerra per la democrazia” e inizia il ritiro delle truppe.

Felici a bordo dell'elicottero su cui inizia il viaggio di ritorno a casa

Felici a bordo dell'elicottero su cui inizia il viaggio di ritorno a casa (AP Photo/David Goldman)

L’impegno effettivo del Canada nella guerra afgana è venuto ufficialmente meno quando il 22º Reggimento ha formalmente passato il comando delle operazioni alle truppe americane. Il rientro in patria dei 2.800 soldati canadesi, previsto in toto entro il 2011, è già iniziato. Anche se altri Paesi hanno annunciato ritiri di truppe, il Canada è il primo ad avviarlo quest’anno tra quelli ad aver maggiormente contribuito alla missione.

In queste foto il rito di passaggio di consegne tra canadesi e statunitensi, nel distretto di Panjwaii, le ultime operazioni del soldati canadesi, i loro ultimi momenti di relax nella base militare afgana, i brindisi per festeggiare il rientro, i primi imbarchi verso casa…

L’afgano Abdulsalam si lava i denti mentre un soldato canadese conduce una delle ultime operazioni del I Battaglione 22° Reggimento Reale
Un brindisi con birra non alcolica al completamento dell’operazione conclusiva della missione in Afghanistan
Felici a bordo dell’elicottero su cui inizia il viaggio di ritorno a casa
Hussein Shah, bimbo afgano di un anno, e i soldati canadesi nell’ultima operazione nella zona
Sharif Ullah guarda un soldato canadese cercare nella sua abitazione nell’operazione conclusiva in Afghanistan del I Battaglione 22° Reggimento Reale

Il caporale canadese Mathieu Caron perlustra una stanza di un compound nell’operazione finale
Il sergente Mathieu Pelletier e il master corporal Kevin Lomelin controllano la posizione sulla mappa nella loro ultima operazione in Afghanistan
Nel sud dell’Afghanistan le operazioni di combattimento canadesi si concluderanno entro luglio
Il caporale Joel Carriere in un campo di hashish
Il soldato Marc Savard tra teste di papaveri

Gli abitanti del villaggio guardano i soldati del I Battaglione 22° Reggimento Reale in azione
Kandahar, nel giorno di festa nazionale canadese il caporale Laurier Chabot di Montreal dà due calci al pallone: l’ultima festività passata nel campo militare
Il soldato Maxeme Jauvin, 22 anni, perlustra un compound nell’operazione finale del suo Battaglione
Il soldato canadese Jonathan Chalifoux si ripara da una deflagrazione controllata
Il caporale Francois Lemieux accolto dal sergente Mathieu Pelletier al termine della loro operazione finale

Il soldato Kevin Tessier è festeggiato dai commilitoni dopo aver ricevuto una medaglia
Soldati canadesi giocano a hockey nella Forward Operating Base di Sperwan Ghar
Il soldato Richard Boutet sfonda una porta per ispezionare un compound
La base di Masum Ghar passa agli USA: il tenente colonnello Michel Henri St-Louis firma i documenti del passaggio
Per il caporale Frederic Bouchard del Quebec e i suoi commilitoni inizia il viaggio di ritorno a casa

Un soldato afgano di guardia durante la cerimonia di passaggio di consegne della base di Masum Ghar dai canadesi agli americani
Kandahar, il tenente colonnello canadese Henri Michel-St-Louis prende commiato dal governatore del distretto Panjwaii
Soldati canadesi del I Battaglione, 22° Reggimento reale, alla cerimonia di consegna della base di Masum Ghar agli americani
Perlustrando un compound nell’operazione finale della missione in Afghanistan per il I Battaglione, 22° Reggimento Reale
Soldati canadesi del I Battaglione, 22° Reggimento Reale, tornano alla base dopo la loro operazione finale in Afghanistan


Le operazioni di combattimento per le truppe canadesi si concluderanno nel mese di luglio. L’addio all’Afghanistan però non sarà immediato. Ci sarà una fase di transizione verso un ruolo di non-combattimento con non più di 950 soldati e uno staff di supporto per l’addestramento di soldati e poliziotti afgani nelle aree settentrionali, occidentali e a Kabul.

Il soldato Marc Savard tra teste di papaveri

Il soldato Marc Savard tra teste di papaveri (AP Photo/David Goldman)

VEDI anche: FOTO REPORTAGE - AFGHANISTAN: SCENE DI GUERRA

Il soldato canadese Jonathan Chalifoux si ripara da una deflagrazione controllata

Il soldato canadese Jonathan Chalifoux si ripara da una deflagrazione controllata (AP Photo/David Goldman)

  • simona.santoni
  • Mercoledì 6 Luglio 2011

Foto Reportage - Afghanistan: scene di guerra

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  • Tags: Afghanistan, Anja Niedringhaus, foto-afghanistan, reportage, vita militare
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Afghanistan A Close Call

Un rosario nella mano del caporale Blas Trevino, ferito (AP Photo/Anja Niedringhaus)

Nel giorno in cui Barack Obama comunica l’accelerazione del disimpegno USA dall’Afghanistan, che prevede un totale ritiro delle truppe combattenti dall’Afghanistan entro la fine del 2014, panorama.it vi propone un reportage realizzato dalla fotografa Anja Niedringhaus, al seguito dei velivoli di elisoccorso dell’esercito americano impegnati nella messa in salvo dei feriti sul campo di battaglia. Continua

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  • Giovedì 23 Giugno 2011

Sorvolando Marjah: foto aeree dall’Afghanistan

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  • Tags: Afghanistan, foto-afghanistan, fotografia aerea, Kevin Frayer, Marjah, reportage, vita militare
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Un pastore con la sue pecore

(AP Photo/Kevin Frayer)

A bordo di un elicottero militare di pronto soccorso della Task Force ombra statunitense Dust Off, il fotografo Kevin Frayer ha sorvolato le zone circostanti la città di Marjah, nell’instabile provincia di Helmand dell’Afghanistan meridionale, catturando queste immagini aeree di grande fascino: mandrie di pecore e cammelli, uomini tra i campi, convogli militari nel deserto, un campo di calcio, un cimitero, scorci del fiume Helmand e della sua vallata…

Un pastore con la sue pecore
Una manifattura di mattoni
Un ragazzo afghano tra i campi
Un campo di calcio
Un gruppo di cammelli condotto attraverso il deserto

Il fiume Helmand
Un cimitero
La città di Mariah
Degli uomini attraversano i campi agricoli con un risciò
Un gruppo di cammelli

Uno scorcio della Valle del fiume Helmand
Un veicolo afghano in movimento nel deserto
L’ombra dell’elicottero
Un convoglio di rifornimento della NATO attraversa una zona desertica
Uno scorcio della Valle del fiume Helmand

Una mandria di cammelli
Del fumo segnala la zona per l’atterraggio
Alcuni marine raccolti intorno a un collega ferito dall’esplosione di un ordigno improvvisato

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  • Venerdì 28 Gennaio 2011

Kabul, autoflagellazione per ricordare il martirio dell’Imam Hussein

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  • Tags: Afghanistan, islam, Kabul, Kerbala, religioni
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Musulmani sciiti si flagellano le carni per le strade di Kabul

(AP Photo/Rafiq Maqbool)

Nel primo mese del calendario lunare islamico, Muharram, i musulmani sciiti ricordano la battaglia avvenuta nel deserto di Kerbala, nell’odierno Iraq, nel corso della quale - correva l’anno 680 - avvenne il martirio dell’Imam Hussein, nipote del profeta Maometto, della sua famiglia e di 72 suoi seguaci. Sono centinaia di migliaia gli sciiti che, da oltre dieci secoli, ogni anno si recano in loco per commemorare il lutto e piangere i martiri.

Nel primo mese del calendario lunare islamico, Muharram
I musulmani sciiti ricordano la battaglia avvenuta nel deserto di Kerbala, nell’odierno Iraq
Le celebrazioni rievocano il martirio dell’Imam Hussein, nipote del profeta Maometto, della sua famiglia e di 72 suoi seguaci
Il martirio dell’Imam Hussein avvenne nell’anno 680
Flagellarsi le carni per trarre esempio morale dal sacrificio di Hussein

Attraverso riti di autoflagellazione si piange una figura considerata grande, nobile e coraggiosa
Nei diversi Paesi le celebrazioni assumono sfumature spesso molto differenti
Gli uomini si autoflagellano con mazzi di catenelle a cui sono appese lame affilate
Al massacro di Kerbala si fa risalire la scissione fra sunniti e sciiti
Gli sciiti sono poco più del 10% dei musulmani nel mondo


Quel tragico evento viene però ricordato dai fedeli anche nei rispettivi Paesi di residenza, in particolare attraverso riti di autoflagellazione, attraverso i quali si piange una figura considerata grande, nobile e coraggiosa, per trarre esempio morale dal suo sacrificio. Si dice che ogni sincera lacrima per amore verso l’Imam Hussein avrà una ricompensa certa nel Paradiso. In questa fotogallery, le immagini della pubblica autoflagellazione degli sciiti di Kabul, in Afghanistan.

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  • Mercoledì 15 Dicembre 2010

Vita da soldato a Kandahar, Afghanistan

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  • Tags: Afghanistan, foto-afghanistan, Kandahar, Rodrigo Abd, soldati, Zhari
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Il californiano Jason Mcmillan si lava in un avamposto

Il californiano Jason Mcmillan si lava in un avamposto (AP Photo/Rodrigo Abd)

In Afghanistan, nella provincia di Kandahar, seguendo il Plotone Scout, 502° Reggimento di Fanteria, 101ª Divisione.
Il fotoreporter argentino Rodrigo Abd immortala per Associated Press i soldati americani nella loro “routine”: a guardia negli avamposti del distretto di Zhari, nelle perquisizioni ai presunti talebani, negli interrogatori alla gente del posto, mentre si lavano, attenti a studiare mappe in attesa di nuovi ordini…

Perquisizione di un afghano, amico di un talebano ucciso in un attacco missilistico

(AP Photo/Rodrigo Abd)

Avamposto americano nel distretto di Zhari

(AP Photo/Rodrigo Abd)

La missione degli Scout è supportare la liberazione delle strade dalle bombe nella roccaforte militante, in questi lunghi ultimi giorni dell’operazione Dragon Strike, volta a strappare ai talebani il controllo dei distretti rurali di Arghandab, Zhari e Panjwai che circondano la città di Kandahar.

Il californiano Jason Mcmillan si lava in un avamposto
502° Reggimento di fanteria, plotone Scout, 101^ divisione Airborne
Bambini afghani durante gli interrogatori agli abitanti del distretto di Zhari
502° Reggimento di fanteria, plotone Scout, 101^ divisione Airborne
Lo studio di una mappa in attesa di ulteriori ordini

Il sergente texano Laura Nanos si lava i denti
Soldati afghani al seguito degli americani interrogano abitanti del posto
Perquisizione di un afghano, amico di un talebano ucciso in un attacco missilistico
Un convoglio del 502° Reggimento di fanteria, plotone Scout,
Avamposto americano nel distretto di Zhari

La preghiera di un soldato afghano al seguito del reggimento americano
I soldati americani trasportano le armi dei commilitoni feriti in un’esplosione
Un sonnellino a bordo di un veicolo blindato
I rifornimenti ricevuti da un elicottero
Di guardia in un avamposto nel distretto di Zhari

Un soldato solleva un commilitone prima di un pattugliamento
Cittadini afghani visti attraverso un dispositivo di visione notturna
Di guardia accanto a una bambina afghana
Un soldato passa un sacco di sabbia a un commilitone
All’interno di un elicottero prima di un assalto aereo notturno


  • redazione
  • Mercoledì 13 Ottobre 2010

I funerali dei quattro alpini uccisi in Afghanistan - FOTO

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  • Tags: Afghanistan, alpini, funerale, Roma
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L'interno della basilica di Santa Maria degli Angeli

(Ansa/Ettore Ferrari)


13:45, Giorgio Napolitano - Questa la dichiarazione, diffusa dal Quirinale, rilasciata dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano dopo l’incontro al Quirinale con il ministro della Difesa Ignazio La Russa.
“Ancora un abbraccio di dolore e di solidarietà, a nome di tutti gli italiani, ai genitori, ai famigliari dei nostri quattro alpini caduti. Dobbiamo a questi ragazzi infinita riconoscenza per aver sacrificato le loro giovani vite servendo con altruismo e coraggio una causa giusta e facendo onore nel modo piu’ alto al loro e nostro paese, all’Italia”. “erano in Afghanistan, partecipando a una missione necessariamente militare e nello stesso tempo civile e costruttiva, non per recare offesa alla libertà di un altro popolo né per risolvere con la guerra una controversia con quel paese: ma per rispondere all’appello di quelle organizzazioni internazionali, di cui parla l’art. 11 della nostra Costituzione, impegnate ad assicurare la pace e la giustizia fra le nazioni”, ha dichiarato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. “Ogni legittimo confronto politico sulla strategia e sulle prospettive della missione delle Nazioni Unite in Afghanistan - ha aggiunto - non può prescindere dal rispetto per il sacrificio di tutti i caduti tra i militari che vi hanno partecipato e dalla volontà di raccogliere i frutti del loro sacrificio nell’interesse della comunità internazionale, della pace e della stabilità di una regione tormentata”. (ANSA).

10:50 - Sono iniziati, nella basilica di Santa Maria degli Angeli a Roma, i funerali solenni per i quattro alpini uccisi in Afghanistan. Le quattro bare, avvolte nel tricolore, sono poste davanti all’altare. Vicino il caratteristico cappello piumato su un cuscinetto rosso. Sul lato destro della basilica ci sono i parenti dei caduti, assistiti dagli psicologi dell’Esercito. Nella chiesa gremita di militari, autorità, ma anche gente comune, spiccano le penne nere degli alpini. L’ingresso dei feretri nella chiesa è stato accolto da un applauso.

”Marco, Francesco, Giammarco, Sebastiano, hanno testimoniato l’amore nel servizio ai più deboli ed emarginati, non rivendicando diritti ma rispondendo ai bisogni”. Così l’ordinario militare, monsignor Vincenzo Pelvi, ha ricordato nel corso dell’omelia i quattro militari, ”profeti del bene comune, decisi a pagare di persona ciò in cui hanno creduto e per cui hanno vissuto”.

Le quattro bare degli alpini uccisi in Afghanistan, avvolte nel tricolore, entrano nella basilica di Santa Maria degli Angeli
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano con il presidente della Camera Gianfranco Fini e il ministro della Difesa Ignazio La Russa
L’ingresso nella basilica di Santa Maria degli Angeli
Il presidente del Senato Renato Schifani
L’ingresso delle bare nella basilica

Il ministro dell’Interno Roberto Maroni
“Marco, Francesco, Giammarco, Sebastiano, hanno testimoniato l’amore nel servizio ai piu’ deboli ed emarginati, non rivendicando diritti ma rispondendo ai bisogni”. Così l’ordinario militare, monsignor Vincenzo Pelvi
Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta
L’ingresso nella basilica di Santa Maria degli Angeli
Il ministro degli Esteri Franco Frattini

Bandiere a mezz’asta sulll’altare della patria, in piazza Venezia
Le quattro bare degli alpini uccisi in Afghanistan, avvolte nel tricolore, durante la cerimonia funebre
Il segretario del Pd Pierluigi Bersani
Giammarco Manca, Francesco Vannozzi, Sebastiano Ville e Marco Pedone
Il ministro delle Riforme Umberto Bossi

La basilica di Santa Maria degli Angeli durante la cerimonia funebre
Il governatore della Regione Veneto Luca Zaia
Il capo della Protezione civile Guido Bertolaso
Il ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta
Pier Ferdinando Casini

Massimo D’Alema
Il governatore della Puglia, Niki Vendola
Il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo
Il ministro dei trasporti Altero Matteoli
L’interno della basilica di Santa Maria degli Angeli


”Erano in Afghanistan - ha aggiunto - per difendere, aiutare, addestrare. Compito dei nostri militari, in quella martoriata terra, è il mantenimento della sicurezza, la formazione dell’esercito e della polizia afgani, la realizzazione di progetti civili come ponti, scuole, ambulatori e pozzi”.

Le quattro bare degli alpini uccisi in Afghanistan, avvolte nel tricolore, entrano nella basilica di Santa Maria degli Angeli

(Ansa/ Massimo Percossi)

Monsignor Pelvi ha ricordato che nella basilica di S.Maria degli Angeli ”è oggi raccolta simbolicamente l’Italia, che abbraccia nella preghiera” i quattro caduti: Giammarco Manca, Francesco Vannozzi, Sebastiano Ville e Marco Pedone, con soli 23 anni il più giovane di tutti. E rivolgendosi ai genitori delle vittime ha ricordato che ”proprio voi avete insegnato quell’amore gratuito, disinteressato e generoso, che si è manifestato poi nella professione militare dei vostri figli, educati a quegli slanci di solidarieta’ creativa capaci di allargare il cuore, verso le necessita’ dei deboli, e fare quanto concretamente possibile per venire loro in soccorso”. (ANSA)

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  • Martedì 12 Ottobre 2010

Afghanistan, le salme dei quattro alpini accolte da Napolitano

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  • Tags: Afghanistan, alpini, Giorgio Napolitano
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Commilitoni con una delle bare ricoperte dal tricolore

Commilitoni con una delle bare ricoperte dal tricolore (AP Photo/Andrew Medichini)

Le mani appoggiate sulla bara, avvolta nel Tricolore: un gesto diventato ormai purtroppo consueto. Il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, ha reso omaggio così alle salme dei quattro alpini uccisi sabato in Afghanistan, portate a spalla dai loro stessi commilitoni.

All'aeroporto militare di Ciampino l'arrivo della salme

All'aeroporto militare di Ciampino l'arrivo della salme (AP Photo/Andrew Medichini)

Le quattro bare sono arrivate a bordo del C-130 avvolte ciascuna in un tricolore: alcuni militari portano su cuscini di velluto rosso i cappelli alpini con la penna dei quattro militari caduti.
Sulla pista dell’aeroporto di Ciampino, sotto una pioggia sottile, insieme al Capo dello Stato, tra gli altri, il presidente della Camera, Gianfranco Fini, il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, altri esponenti del Governo e del Parlamento.
Naturalmente presenti anche i parenti delle vittime, straziati dal dolore e accompagnati da personale dell’Esercito. Sulla pista dello scalo romano anche un picchetto del Settimo reggimento Alpini di Belluno, il reparto dei quattro caduti, ed una rappresentanza di tutte le Forze Armate.
Le bare, allineate sulla pista, sono state prima benedette dall’ordinario militare, monsignor Vincenzo Pelvi, poi il saluto commosso del Capo dello Stato.

Il presidente Napolitano rende omaggio alle salme
Il cappello di uno dei quattro alpini caduti
Commilitoni con una delle bare ricoperte dal tricolore
Il dolore dei familiari
I famigliari delle vittime

All’aeroporto militare di Ciampino l’arrivo della salme
I feretri dei quattro alpini
I familiari delle vittime
I famigliari degli alpini caduti
I feretri degli alpini trasportati a spalla dai commilitoni

Il presidente Napolitano e il premier Berlusconi
Il cappello di uno dei quattro alpini caduti
Il presidente della Camara Gianfranco Fini
La benedizione delle salme
Il presidente Napolitano col ministro della Difesa La Russa


Ma oltre al dolore, soprattutto composto, anche rabbia, da parte di alcuni parenti dei quattro alpini caduti in Afghanistan.
“Signor ministro, godetevi lo spettacolo” ha detto uno dei familiari rivolto al ministro della Difesa, Ignazio La Russa, poco prima che le bare venissero messe a bordo dei carri funebri.
Interpellato dai giornalisti su questa circostanza, il ministro della Difesa ha commentato: “I parenti, in queste occasioni, hanno diritto a qualsiasi reazione emotiva. Sia quella di quello zio, sia quelle affettuose dimostrate da altri parenti anche oggi”. (ANSA)

  • redazione
  • Lunedì 11 Ottobre 2010

Vita da soldato a Salavat, Afghanistan

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  • Tags: Afghanistan, Anja Niedringhaus, Canada, foto-afghanistan, guerra, reportage, soldati, vita militare
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Un girasole sull'elmetto

(AP/Anja Niedringhaus)

Attraverso gli scatti della fotografa Anja Niedringhaus per Associated Press, una giornata insieme ai soldati canadesi del Primo battaglione di fanteria, di stanza in Afghanistan. Il ritiro definitivo delle truppe canadesi dal territorio afghano è previsto per il 2011.

In alto le mani
Nei pressi di Salavat, distretto del Panjwaii, a sud-ovest di Kandahar
Il primo battaglione del reggimento di fanteria reale canadese
Un girasole sull’elmetto
Sulla moto

Un contadino al lavoro in un campo, nei pressi di un cimitero fuori Salavat
Controlli
Di pattuglia
Sorveglianza
Di pattuglia prima che sorga il sole

Prima dell’alba
Oltre il muro
Un girasole sull’elmetto

In alto le mani

(AP/Anja Niedringhaus)

  • redazione
  • Venerdì 10 Settembre 2010

Afghanistan, vita quotidiana nella periferia di Kabul

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  • Tags: Afghanistan, foto-afghanistan, fotografia, Kabul, Rodrigo Abd
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Una ragazzina gioca con la sua bambola (AP Photo/Rodrigo Abd)

Una ragazzina gioca con la sua bambola (AP Photo/Rodrigo Abd)

Rodrigo Abd è un fotoreporter argentino.
Ha lavorato per testate come La Razon e La Nacion, occupandosi della cronaca locale. Dal 2003 è membro della Associated Press come fotografo con base in Guatemala.
I suoi lavori hanno conseguito parecchi premi, compresi il “Sigma Delta Chi” nel 2003, “Outstanding Photo Essay” e il “Clarion Award” nel 2004. Il reportage sulle gang guatemalteche gli ha permesso di vincere nel 2005 il POY Award.

Questa volta propone una serie di scatti che ritraggono momenti di quotidianità in un campo di fortuna nella periferia di Kabul, provincia di Helmand, sud dell’Afghanistan, dove la vita scorre tranquilla nonostante i segni indelebili della guerra e della povertà.

Una ragazzina gioca con la sua bambola (AP Photo/Rodrigo Abd)
Una donna abbraccia la figlia
Habib Allah che ha perso un’occhio a causa di una mina nel 1990, si sciaqua il viso prima della preghiera
Un bambino lava i suoi vestiti
Abdull Bari, riposa nella sua casa

Una ragazza nella sua casa
Un uomo posa con le sue figlie all’ingresso della sua casa
Poliziotti afgani di turno al posto di blocco
Un uomo trasporta due donne a bordo della sua moto
Uomini in preghiera

Uomini a colloquio
All’esterno di una abitazione di fango e argilla
Due ragazzi posano di fronte all’obbiettivo
Un bambino appare da una tenda
Un bambino mentre gioca con una ruota di bicicletta


  • redazione
  • Giovedì 5 Agosto 2010

Napolitano accoglie le salme dei militari uccisi in Afghanistan

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  • Tags: Afghanistan, Giorgio Napolitano, Mauro Gigli, militari, Pierdavide De Cillis
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Commozione dei commilitoni

(AP Photo/Riccardo De Luca)

Il C-130 con a bordo le salme dei due militari uccisi ad Herat, maresciallo Mauro Gigli e del caporalmaggiore capo genio guastatori Pierdavide De Cillis, è atterrato stamane all’aeroporto militare di Ciampino.
Ad accompagnare i feretri nel viaggio dall’Afghanistan in Italia, il generale di corpo d’Armata Giorgio Cornacchione, Comandante del Comando Operativo di vertice Interforze.
I feretri avvolti nella bandiera tricolore sono stati trasportati a terra dai commilitoni, dove hanno ricevuto l’omaggio di un commosso presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Commozione dei commilitoni
Aeroporto militare di Ciampino
L’omaggio del Presidente della Repubblica
Il dolore dei parenti
I famigliari di Mauro Gigli

I singhiozzi del piccolo Marco
I parenti delle vittime
Aeroporto militare di Ciampino
Aeroporto militare di Ciampino
L’omaggio del Presidente della Repubblica


La camera ardente dei due militari periti in Afghanistan sarà aperta al Policlinico militare del Celio di Roma alle 15 fino alle 16.30.
Alle 18.30, poi, si terrà il solenne rito funebre ufficiale nella basilica di Santa Maria degli Angeli. (ANSA)

Aeroporto militare di Ciampino

(AP Photo/Riccardo De Luca)

  • redazione
  • Venerdì 30 Luglio 2010

Afghanistan, i soldati dell’Esercito Nazionale in posa coi fucili

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  • Tags: Afghanistan, Esercito Nazionale Afgano, foto-afghanistan, fotografia, Kevin Frayer, soldati, vita militare
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Ritratti dei soldati dell'Esercito nazionale afgano

Esercito nazionale afgano (AP Photo/Kevin Frayer)

Kevin Frayer è un fotoreporter canadese, famoso per i suoi servizi in tempo di guerra in Medio Oriente, nella Striscia di Gaza e in Iraq, e in Afghanistan. Le sue fotografie di manifestanti palestinesi catturati in un assalto con gas lacrimogeni ha vinto un premio del World Press Photo Awards 2009.
È stato uno dei numerosi giornalisti minacciati con i fucili dalla polizia afghana durante le elezioni in Afghanistan.

Ora ci regala un altro reportage dall’Afghanistan: i ritratti dei soldati che compongono l’Esercito Nazionale Afgano, in posa coi loro fucili, durante una perlustrazione effettuata l’11 luglio 2010, presso l’avamposto dell’Esercito Usa nella valle dell’Arghandab, vicino Kandahar City, nel sud dell’Afghanistan.
Volti scuri, sguardi severi, etnie tagiche, turkmene, Pashtun, che si confondono sotto un’unica divisa.

Ritratti dei soldati dell’Esercito nazionale afgano
Han Shareen, di etnia tagica, dal BadakShan
Mirza Mirzali, Pashtun di Jalalabad
Aziz Ala, di etnia tagica, dal BadakShan
Lt. Dilah Ga, di etnia tagica, dal Tahar

Mullah Assan, di etnia turkmena, dal Jozjan
Aijad, di etnia tagica, dal Badakshan
Faisullah Kareemay, di etnia tagica, dal Baghlan
Ghulam Hidar, di etnia turkmena, dal Jozjan
Saber, di etnia tagica, dal Samangar

Sgt. Din Mohammed, di etnia tagica

Guarda un altro FOTO-REPORTAGE di Kevin Frayer: Rajasthan, India: alla fiera dei cammelli

  • redazione
  • Mercoledì 28 Luglio 2010

In Italia le salme degli alpini uccisi in Afghanistan

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  • Tags: Afghanistan, alpini, attentato, Giorgio Napolitano, Luigi Pascazio, Massimiliano Ramadù
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Il saluto di Napolitano

Il saluto di Napolitano (Foto Ansa/GIGLIA-SCHIAVELLA)


È stata una cerimonia breve, straziante, caratterizzata da momenti di forte commozione quella che si è da poco conclusa all’aeroporto militare di Ciampino dove le massime autorità dello Stato hanno accolto le salme dei due alpini uccisi in Afghanistan.

Il saluto di Napolitano
Aeroporto militare di Ciampino
Lo strazio dei parenti
Aeroporto militare di Ciampino
Lo strazio dei parenti

Lo strazio dei parenti
Il saluto di Napolitano ai feretri
Aeroporto militare di Ciampino
Aeroporto militare di Ciampino
Aeroporto militare di Ciampino


Il dolore più incontenibile quello della mamma del giovane caporal maggiore scelto Luigi Pascazio. Sorretta da una soldatessa per tutto il tempo si è abbandonata ad un pianto disperato e a grida di strazio che si è trasformato quasi una nenia quando la bara è stata messa nel carro funebre. È in questo momento che il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, si è staccato dal gruppo delle autorità per andarla a confortare e per salutare ancora una volta anche i parenti dell’altro caduto, il sergente maggiore Massimiliano Ramadù.
Visibile la commozione sul volto del Capo dello Stato, che anche prima dell’arrivo delle salme, in una saletta dell’aeroporto militare di Ciampino, aveva incontrato i familiari. (ANSA).

Lo strazio dei parenti

Lo strazio dei parenti (AP Photo/Riccardo De Luca)

Le esequie solenni dei due alpini uccisi nell’attentato in Afghanistan - il sorgente maggiore Massimiliano Ramadù e il caporale maggiore scelto Luigi Pascazio - si terranno domani alle ore 10:00 nella basilica di Santa Maria degli Angeli, a Roma. Lo rende noto il ministero della Difesa.
Oggi pomeriggio, invece, dalle ore 16:00 alle 20:00, sarà allestita una camera ardente preso il policlinico militare del Celio. (ANSA)

  • redazione
  • Mercoledì 19 Maggio 2010

Medici senza frontiere: “Ecco le 10 crisi dimenticate dai media”

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  • Tags: Afghanistan, AIDS, Crisi dimenticate, malnutrizione, Medici senza frontiere, Pakistan, Somalia, Sri Lanka, Sudan, Yemen
  • 2 commenti

<a href=Di influenza suina, nel 2009, i telegiornali hanno parlato per 9 mesi, diffondendo un totale di 1.337 notizie. Ma delle cosiddette ”malattie tropicali dimenticate”, come la leishmaniosi viscerale o kala-azar, la malattia del sonno, la Chagas e l’ulcera di Buruli (sono 400 milioni le persone a rischio), non si è detto nulla. Zero notizie. La denuncia parte da Medici Senza frontiere (Msf) che ha presentato a Roma, nei giorni scorsi,  il rapporto annuale ”Le crisi umanitarie dimenticate dai media nel 2009”.

Afghanistan: la politica degli aiuti impedisce a molti civili l’accesso all’assistenza umanitaria
AIDS: i finanziamenti sono bloccati nonostante milioni di persone ne abbiano bisogno
Repubblica Democratica del Congo: il clima di violenza non dà tregua ai civili nelle regioni orientali
Malnutrizione infantile: i fondi assolutamente inadeguati minano i risultati ottenuti nel trattamento di questa malattia
Malattie dimenticate: la scarsità di fondi investiti nella ricerca e sviluppo e nella diffusione nel trattamento dei pazienti

Pakistan: Civili intrappolati nella violenza
Somalia: civili in trappola tra violenza e mancanza di accesso alle cure
Sri Lanka: migliaia di feriti nell’ultimo atto di una guerra che infiamma il Paese da più di 10 anni
Sudan: condizioni drammatiche per le popolazioni del Sudan meridionale e del Darfur
Yemen: civili intrappolati in una guerra brutale nella parte settentrionale del Paese


Sulla base di un’analisi quantitativa e qualitativa, condotta dall’Osservatorio di Pavia, dello spazio dedicato dai telegiornali Rai e Mediaset alle crisi umanitarie, Msf ha stilato una classifica delle emergenze meno affrontate dai media nel 2009: al primo posto le malattie dimenticate.

A seguire i conflitti nella Repubblica Democratica del Congo (7 notizie), nello Sri Lanka (53) e nello Yemen (54). Si è parlato poco anche della mancanza di finanziamenti per la lotta contro l’Aids (77), della crisi umanitaria in Sudan (112) e degli scarsi fondi contro la malnutrizione (116). Insufficiente anche l’informazione sulle violenze subite dalle popolazioni del Pakistan (225), della Somalia (293) e dell’Afghanistan (1.632 notizie, ma riguardanti per lo più la missione militare italiana e i rapporti con gli Stati Uniti).

<a href=Tutto questo, osserva l’organizzazione, mentre i servizi sui saldi sono stati 112 e quelli su tre mesi di caldo 246. In generale queste crisi umanitarie hanno coperto solo il 6% del totale delle notizie (5.216 su 82.788), ”un dato identico a quello del 2008 - afferma Msf - ma sempre in linea con il calo di attenzione prestato alle aree di crisi in questi anni: il 10% nel 2006 e l’8% nel 2007.

La tendenza dei tg è quella di interessarsi poco o nulla ai processi complessi delle crisi, privilegiando invece fatti straordinari e limitati nel tempo”. ”Un’informazione esaustiva è il primo passo per Msf, che da sempre crede nella testimonianza - spiega Kostas Moschochoritis, direttore generale di Msf - ai mezzi di informazione chiediamo di parlare delle crisi umanitarie in modo costante; all’opinione pubblica di mobilitarsi per fare pressione perche’ questo avvenga davvero”.

Oltre alla diffusione del rapporto, Msf ha lanciato oggi anche due campagne: una (”Adotta una crisi dimenticata”) rivolta ai media, alle Università e alle Scuole di giornalismo, con l’obiettivo di dare spazio a momenti di confronto e approfondimenti sulle crisi umanitarie; l’altra (”Accendi un riflettore sulle crisi dimenticate”) è rivolta all’opinione pubblica ”per attirare l’attenzione nei modi più diversi: attraverso il sito crisidimenticate.it e Facebook o iniziative concrete come i FlashMob e altre proposte”.  (ANSA)

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  • Domenica 25 Aprile 2010

Offensiva NATO in Afghanistan - Reportage

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  • Tags: Afghanistan, foto-afghanistan, ISAF, Marjah, Mushtarak, NATO, reportage, talebani
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Operazione<i>Moshtarak</i> (Insieme)

Operazione Moshtarak (Insieme)

(ANSA) - L’avanzata dell’esercito afghano e della Coalizione internazionale nella località di Marjah, roccaforte dei talebani nell’Afghanistan meridionale, continua ma non è conclusa. I 15.000 uomini dell’Operazione Mushtarak (Insieme), oggi al suo terzo giorno, in alcune zone incontrano solo una debole resistenza, ma in altre l’opposizione dei miliziani è forte. I marines sono stati respinti per ben due volte da un forte fuoco di sbarramento e dai cecchini appostati in un bazaar della città.

Su un fronte diverso rispetto a quello dell’offensiva in Helmand, c’è stato poi un nuovo raid aereo sbagliato, che ha causato altre cinque vittime civili e due feriti - che si aggiungono ai 12 morti del giorno precedente - causati da un raid condotto nella provincia di Kandahar e non collegato all’offensiva in Helmand: gli uccisi sono stati scambiati per ribelli intenti a interrare ordigni.

Operazione Moshtarak (Insieme)
I corpi di due militanti talebani uccisi
L’arresto di un talebano
L’arresto di un talebano
Un soldato inglese delle truppe NATO

Operazione Moshtarak (Insieme)
Operazione Moshtarak (Insieme). Le mine
Operazione Moshtarak (Insieme)
Operazione Moshtarak (Insieme)
Operazione Moshtarak (Insieme)

Operazione Moshtarak (Insieme)
Operazione Moshtarak (Insieme)
Operazione Moshtarak (Insieme)
Operazione Moshtarak (Insieme)
Operazione Moshtarak (Insieme)


Il governo di Kabul e i vertici della Forza internazionale di assistenza alla sicurezza (Isaf) sono comunque soddisfatti e sottolineano i progressi sul terreno sia a Marjah, sia nel distretto di Nad Ali. Il generale afghano Aminullah Patiani ha addirittura sostenuto che ”la quasi totalità di Marjah e Nad Ali sono state conquistate. I talebani hanno lasciato la zona, anche se resta la minaccia delle bombe” che hanno disseminato ovunque. Anche fonti Isaf e Nato hanno ammesso che l’operazione di ”bonifica del territorio” dai talebani procede con una certa lentezza a causa delle mine e delle bombe nascoste. Si registrano inoltre azioni di guerriglia: tre kamikaze hanno cercato oggi di avvicinarsi a un reparto dell’Isaf per farsi esplodere, ma sono stati neutralizzati dai soldati con bombe a mano.

Secondo i talebani, la situazione sul terreno è però di tutt’altro segno. Nel loro sito Internet si parla di militari stranieri uccisi, di carri armati alleati distrutti e di offensive respinte sia a Marjah, sia a Nad Ali. In una nota pubblicata in occasione del 21/o anniversario del ritiro delle truppe sovietiche dall’Afghanistan, gli insorti sostengono che il presidente americano Barack Obama deve acquisire una ”visione realistica” ed accettare, come fece l’allora presidente sovietico Mikhail Gorbaciov, di ”porre fine alla tirannia e alla repressione”.

15/02/2010 Ottimismo ingiustificato per l’offensiva alleata Afghanistan di Gianandrea Gaiani

11/02/2010 Afghanistan: l’offensiva politically correct degli anglo-americani di Gianandrea Gaiani

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  • Martedì 16 Febbraio 2010

Valanghe in Afghanistan. Almeno 60 morti sotto la neve

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  • Tags: Afghanistan, maltempo, mondo, neve, valanghe
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Sette valanghe sono cadute nelle ultime ore sulla statale che collega Kabul con il nord dell'Afghanistan attraverso il passo di Salang

(EPA/S. SABAWOON)

(ANSA) - Sette valanghe sono cadute nelle ultime ore sulla statale che collega Kabul con il nord dell’Afghanistan attraverso il passo di Salang, che attraversa la catena montagnosa dell’Hindu Kush, bloccando almeno 350 veicoli e provocando la morte per freddo o per inalazioni di ossido di carbonio, di decine di persone. Almeno 1.000 persone, invece, sono state prelevate dai soccorritori e trasportate negli ospedali della zona o nei centri abitati.

Un medico dell’ospedale della provincia di Parwan ha detto all’ANSA che solo nella sua struttura vi sono undici morti e 40 feriti. Lo stesso medico ha però detto di avere avuto notizia che i morti potrebbero essere un centinaio, e i feriti 500. Secondo l’agenzia di stampa afghana Pajhwok, i morti sarebbero per il momento 60.

Sette valanghe sono cadute nelle ultime ore sulla statale che collega Kabul con il nord dell’Afghanistan attraverso il passo di Salang
Almeno 350 veicoli sono rimasti bloccati sotto la neve
Per il freddo o per inalazioni di ossido di carbonio sono morte decine di persone
Le valanghe, frutto di recenti intense nevicate, hanno bloccato il traffico sulla statale nel tratto da Kabul verso il tunnel Salang
Almeno 40 ambulanze e 100 veicoli della protezione civile e dell’esercito afghano sono giunti sul posto per assistere i passeggeri in difficoltà ed estrarre le vittime dalle auto.

Il ministero della Difesa ha mobilitato 600 soldati che insieme a poliziotti e vigili del fuoco sono riusciti a portare in salvo 1500 persone
Secondo l’agenzia di stampa afghana Pajhwok, i morti sarebbero per il momento 60
Almeno 40 ambulanze e 100 veicoli della protezione civile e dell’esercito afghano sono giunti sul posto
La situazione si è fatta particolarmente drammatica fuori e dentro il tunnel costruito nel 1964 dai sovietici a 3.400 metri di quota. Qui centinaia di auto e autocarri sono rimasti bloccati.
Nel pomeriggio sono giunti anche alcuni elicotteri della Forza internazionale di assistenza alla sicurezza (Isaf) che hanno trasportato le persone in condizioni più gravi a Kabul


Le valanghe, frutto di recenti intense nevicate, hanno bloccato il traffico sulla statale nel tratto da Kabul verso il tunnel Salang, che non è rimasto bloccato. Le auto ed i camion però, non hanno potuto continuare il loro viaggio verso il nord, né tornare indietro.

Almeno 40 ambulanze e 100 veicoli della protezione civile e dell’esercito afghano sono giunti sul posto per assistere i passeggeri in difficoltà ed estrarre le vittime dalle auto. Nel pomeriggio sono giunti anche alcuni elicotteri della Forza internazionale di assistenza alla sicurezza (Isaf) che hanno trasportato le persone in condizioni più gravi a Kabul.

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  • Martedì 9 Febbraio 2010

In Afghanistan giocando a Buzkashi, a caccia di carcasse di capre

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  • Tags: Afghanistan, Buzkashi, capra, carcassa, foto-afghanistan, gioco, Kabul, reportage
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Campagne di Kabul

Campagne di Kabul (Demotix/kikapress.com)

Nonostante le truppe americane non abbiano ancora lasciato il territorio dal 2001, l’Afghanistan torna passo dopo passo alla normalità. Nelle campagne fuori Kabul sono ripresi i tornei di Buzkashi, lo sport nazionale del paese asiatico.
Lo scopo del gioco, praticato da due squadre di uomini a cavallo, è quello di impadronirsi della carcassa di una capra (boz) e di lanciarla oltre a un segno di demarcazione o in una area definita. L’origine di questo gioco sembra risalire ai tempi della prima invasione dei Mongoli di Gengis Khan.

Campagne di Kabul
Campagne di Kabul
Campagne di Kabul
Campagne di Kabul
Campagne di Kabul

Campagne di Kabul
Campagne di Kabul
Campagne di Kabul
Campagne di Kabul
Campagne di Kabul

Campagne di Kabul

  • redazione
  • Martedì 5 Gennaio 2010

Vita da rifugiati. I bambini afghani di Rawalpindi, Pakistan

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  • Tags: Afghanistan, bambini, Muhammed Muheisen, Pakistan, reportage, rifugiati, Vincent Thian
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Foto di Muhammed Muheisen e Vincent Thian

Foto di Muhammed Muheisen

In questa fotogallery, alcuni scatti realizzati dai fotografi Muhammed Muheisen e Vincent Thian ai bambini afghani rifugiati a Rawalpindi, in Pakistan, nei momenti della loro vita quotidiana.

Le foto di Muhammed Muheisen
Le foto di Muhammed Muheisen
Le foto di Muhammed Muheisen
Le foto di Muhammed Muheisen
Le foto di Vincent Thian

Le foto di Vincent Thian
Le foto di Vincent Thian
Le foto di Vincent Thian
Le foto di Vincent Thian
Le foto di Vincent Thian

Le foto di Vincent Thian
Le foto di Vincent Thian
Le foto di Vincent Thian
Le foto di Vincent Thian
Le foto di Vincent Thian


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  • Giovedì 17 Dicembre 2009

Autobomba talebana a Kabul, almeno 8 i morti

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  • Tags: Afghanistan, attacco suicida, Kabul, mondo, talebani, terrorismo
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Un ferito

Un ferito(AP Photo/Dusan Vranic)

Un attacco suicida ha causato almeno otto morti e una quarantina di feriti a Kabul. L’attacco è avvenuto poco prima delle 10 (ora locale) nel quartiere di Wazir Akhbar Khan, dove si trovano diverse ambasciate straniere e sedi di organizzazioni umanitarie. L’azione terroristica è stata rivendicata dai talebani. Un loro portavoce, Zabihullah Mujahid, ha detto che obiettivo era una residenza dell’ex presidente Burhanudin Rabbani. L’esplosione è stata messa in atto con un’autobomba, piazzata all’esterno dell’Hotel Hetaal utilizzato da diplomatici stranieri, dove si teneva una conferenza sulla corruzione nel Paese aperta da Hamid Karzai. (AGI)

Un ferito
Un afghano della polizia nazionale sul luogo dell’attentato
Un ragazzo in fuga
Un militare si affaccia da una casa distrutta
Il cratere creato dall’esplosione

Un vigile del fuoco in azione
I resti di un’automobile
I soccorsi a un ferito
I soccorsi a una donna ferita
Un soldato turco dell’ISAF sul luogo dell’attentato


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  • Martedì 15 Dicembre 2009

I cani da combattimento di Kabul

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  • Tags: Afghanistan, animali, cani da combattimento, foto-afghanistan, Kabul, reportage, talebani
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Ogni venerdì

Ogni venerdì (AP Photo/Dario Lopez-Mills)

A Kabul, ogni venerdì, giorno di riposo per i musulmani, centinaia di persone assistono a quei combattimenti tra cani che erano stati vietati nel periodo in cui, a gestire il potere politico, era la milizia dei Talebani.

Ogni venerdì
Ogni venerdì
Ogni venerdì
Ogni venerdì
Ogni venerdì

Ogni venerdì
Ogni venerdì
Ogni venerdì
Ogni venerdì

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  • Venerdì 11 Dicembre 2009

Bambini e Marines a Khan Neshin, Afghanistan

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  • Tags: Afghanistan, foto-afghanistan, fotografia, Marines, reportage, vita militare
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Caramelle

(AP Photo/Kevin Frayer)

In questa galleria, alcune fotografie scattate ai bambini di Khan Neshin, nella provincia afghana di Helmand, soprattutto nella loro interazine con i Marines statunitensi presenti sul posto.

Caramelle
Sguardi
Durante una ricognizione
Le armi
Sul dorso di un asino

Sul trattore
Una mela
Durante una ricognizione
In attesa di cure mediche
Visita medica

In attesa di cure mediche
Curiosità
Visita medica

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  • Giovedì 10 Dicembre 2009

Obama tra i cadetti: ‘In Afghanistan servono rinforzi’

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  • Tags: Accademia Militare, Afghanistan, Barack Obama, cadetti, mondo, USA, West Point
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Il 'tutti a casa' comincerà nel luglio 2011

(EPA/JUSTIN LANE)

Nel suo discorso tenuto ieri davanti ai cadetti dell’Accademia Militare di West Point, Barack Obama ha parlato di 30.000 truppe in più da inviare in Afghanistan entro agosto ed ha pronunciato anche la promessa che il ‘tutti a casa’ comincerà nel luglio 2011.
Per il rush finale della guerra in Afghanistan, dunque, il presidente Barack Obama ha convinto i generali a un calendario ”accelerato” di mobilitazione con l’obiettivo di far rientrare in patria il grosso dei soldati ”ben prima” della fine del suo primo mandato nel gennaio 2013.

Il ‘tutti a casa’ comincerà nel luglio 2011
Il ‘tutti a casa’ comincerà nel luglio 2011
Il ‘tutti a casa’ comincerà nel luglio 2011
Il ‘tutti a casa’ comincerà nel luglio 2011
Il ‘tutti a casa’ comincerà nel luglio 2011

Il ‘tutti a casa’ comincerà nel luglio 2011
Il ‘tutti a casa’ comincerà nel luglio 2011
Il ‘tutti a casa’ comincerà nel luglio 2011
Il ‘tutti a casa’ comincerà nel luglio 2011
Il ‘tutti a casa’ comincerà nel luglio 2011

Il ‘tutti a casa’ comincerà nel luglio 2011
Il ‘tutti a casa’ comincerà nel luglio 2011
Il ‘tutti a casa’ comincerà nel luglio 2011
Il ‘tutti a casa’ comincerà nel luglio 2011
Il ‘tutti a casa’ comincerà nel luglio 2011


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  • Mercoledì 2 Dicembre 2009

Afghanistan - L’inferno degli schiavi dell’oppio

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  • Tags: Afghanistan, foto-afghanistan, fotografia, inferno, oppio, reportage, tossicodipendenza
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Reportage

(AP Photo/Altaf Qadri)

In questi scatti del fotografo Altaf Qadri, l’inferno dei tossicodipendenti da oppio di Kabul e Jalalabad, in Afghanistan.

Reportage
Reportage
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Reportage
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Reportage
Reportage
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Reportage
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Reportage
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  • Lunedì 23 Novembre 2009

Reportage - Pul-i-Alam, Afghanistan

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  • Tags: Afghanistan, foto-afghanistan, Pul-i-Alam, reportage
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Donne in burka
Donne in burka (AP Photo/Dario Lopez-Mills)

In questi giorni, il terzo battaglione delle brigate speciali statunitensi è impegnato in operazioni di sicurezza presso la città di Pul-i-Alam, nella provincia afghana del Logar, dove è in corso un incontro tra i leader tribali del distretto locale per discutere alcuni progetti pubblici.
Il fotografo Dario Lopez-Mills ha osservato i marines e la popolazione locale, realizzando questi scatti.

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  • Martedì 17 Novembre 2009

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