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Sono ad oggi circa 21 milioni le persone colpite dalle catastrofiche inondazioni in Pakistan e, secondo le ultime cifre rese note dall’Onu, sarebbero oltre 10 milioni i senza tetto. Il numero delle vittime accertate, ancora provvisorio, è di 1.752; quello delle case distrutte è di 1.8 milioni.
Nelle aree più colpite (le due province di Khyber-Pakhtunkhwa e del Punjab, dove si concentra il 70% degli sfollati), le autorità stanno incoraggiando la popolazione a rientrare nei centri abitati, dove l’acqua ha iniziato a ritirarsi. Ma per molti, semplicemente, la casa non c’è più.
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In cerca di acqua potabile a Sujawal, provincia del Sindh
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Tra le braccia della mamma nel villaggio di Bago Daro
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Alcuni bambini assaliti dalle mosche, accampati lungo una strada di Nowshera, nei pressi di Pesharwar
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Una tazza di tè a Thatta, presso Hyderabad
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Su una strada di Khan Garh, provincia del Punjab
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Le lacrime di un bambino in un campo per gli sfollati
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Rizwana Abid, 5 anni, ad Hazrat Mosa Wala, provincia del Punjab
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Un bambino aiuta a ricostruire la casa della famiglia, nel distretto di Muzaffargarh
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Bambine di Gharo
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Una bimba a Thatta, presso Hyderabad
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Un bimbo evacuato con la famiglia da Sajawal, provincia del Sindh
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La sete in un campo di accoglienza di Sukkur
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Afsana Din, malata di dissenteria, aspetta di essere visitata in un campo di Sukkur
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Il volto di Majeed, Ali Pur, provincia Punjab
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Il ritorno verso casa a Sujawal, provincia del Sindh
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Un uomo porta in braccio il figlio malato a Thatta, presso Hyderabad
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Un campo sfollati a Hazrat Mosa Wala, provincia del Punjab
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Due bambini giocano presso le tende temporanee allestite nel cimitero di Makli Hill, provincia del Sindh
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Acqua potabile a Makli, provincia del Sindh
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Sujawal, provincia del Sindh
Fortemente a rischio è la salute degli sfollati, a cominciare dai bambini, i soggetti di gran lunga più vulnerabili. L’UNICEF non cessa di lanciare l’allarme per la loro situazione. In carenza di acqua pulita, si diffondono a dismisura malaria e diarrea: la prima perché l’acqua stagnante favorisce la proliferazione delle zanzare portatrici dell’infezione, la seconda perché il delicato organismo dei più piccoli è vittima dei microbi e dei batteri contenuti nell’acqua impura.

(AP Photo/Vincent Thian)
Nei centri di accoglienza, oltre quattro milioni di persone hanno dovuto ricorrere a cure mediche per una serie di malattie legate all’acqua infetta e alla scarsa igiene. Metà di esse erano bambini e donne incinte.
LE ALTRE GALLERY:
Alluvioni in Pakistan: un Paese devastato (Lunedì 16 Agosto 2010)
Pakistan, il flagello delle alluvioni (Giovedì 5 Agosto 2010)
Onu: in Pakistan più di un milione di sfollati in due giorni (Venerdì 27 Agosto 2010)

(AP photo/Shakil Adil)
Nonostante gli sforzi profusi, l’UNICEF denuncia che la maggior parte di coloro che ne avrebbero bisogno non sono stati raggiunti dagli aiuti, semplicemente perché le scorte non sono sufficienti per i milioni di persone in stato di necessità: una popolazione di gran lunga superiore a quella colpita dalle più grandi emergenze umanitarie degli ultimi anni, come lo tsunami dell’Oceano Indiano o il terremoto di Haiti.

(AP Photo/Aaron Favila)
Il direttore dell’UNICEF Anthony Lake ha rilanciato un accorato appello alla solidarietà internazionale affinché contribuisca a finanziare l’ingente somma (141 milioni di dollari) necessaria per gli interventi a tutela dell’infanzia. Nonostante la gravità della situazione, l’UNICEF ha ricevuto finora soltanto un quarto della somma richiesta. È possibile contribuire ad aiutare i bambini del Pakistan con una donazione online.

Sukkar, Provincia del Sindh (AP Photo/Kevin Frayer)
Il bilancio ufficiale stima a 1.600 i cadaveri ritrovati, ma il numero delle persone morte a causa delle inondazioni in Pakistan è destinato a crescere in modo rilevante. Lo ha detto oggi un portavoce dell’Autorità per la gestione dei disastri nazionali, facendo riferimento alla prossima fine delle piogge. “Quando i livelli dell’acqua indietreggeranno, troveremo molti cadaveri”.
Un altro milione circa di persone è sfollato nelle ultime 48 ore nel Sindh, nel Pakistan meridionale, mentre le inondazioni continuano a devastare il Paese. Ieri era invece scattato il piano di evacuazione per 400 mila persone in tre città lungo il bacino dell’Indo, dove il livello dell’acqua continua a salire minacciando anche la metropoli di Hyderabad, a nord est di Karachi.
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Godar Chawk, provincia del Punjab
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Provincia del Punjab
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Sukkar, Provincia del Sindh
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Sukkar, Provincia del Sindh
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Sukkar, Provincia del Sindh
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Chakar Kot, provincia del Punjab
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Nowshera
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Sukkar, Provincia del Sindh
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Bachel, Provincia del Sindh
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Distretto di Muzaffargarh, provincia del Punjab
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Sukkar, Provincia del Sindh
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Distretto di Muzaffargarh, provincia del Punjab
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Distretto di Muzaffargarh, provincia del Punjab
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Sukkur, nel Pakistan meridionale
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Shikarpur, Provincia del Sindh
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Distretto di Muzaffargarh, provincia del Punjab
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Sukkar, Provincia del Sindh
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Mardan
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Kalam, nella valle dello Swat
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Karachi, Provincia del Sindh
Questo ”tsunami al rallentatore”, iniziato un mese fa, si esaurirà solo quando l’enorme massa d’acqua generata dalle piogge monsoniche record sfocerà nel Mar Arabico. Si teme che l’acqua possa invadere i quartieri bassi di Hyderabad, la seconda città del Sindh dopo Karachi e sesta metropoli pachistana con 2,5 milioni di abitanti.

Sukkar, Provincia del Sindh (AP Photo/Kevin Frayer)
A oggi, un quinto del Paese è sommerso dall’acqua e interi villaggi sono stati spazzati via. Circa 900.000 abitazioni sono state danneggiate o distrutte. Le persone colpite dalle alluvioni sono 15,4 milioni. La marea marrone, oltre a mettere in ginocchio l’economia nazionale, sta minacciando anche i simboli del Paese come il mausoleo della famiglia Bhutto, lambito dall’acqua in un remoto villaggio nei pressi della città di Larkana, dove è sepolta l’ex premiere Benazir, assassinata nel 2007.
LE ALTRE GALLERY:
Alluvioni in Pakistan: un Paese devastato (Lunedì 16 Agosto 2010)
Pakistan, il flagello delle alluvioni (Giovedì 5 Agosto 2010)
Nella giornata di ieri, intanto, il dipartimento di Stato americano ha riferito che, nonostante la drammaticità della situazione, esiste il serio rischio che gli operatori umanitari divengano obiettivi di attentati del terrorismo islamico contro l’Occidente e i suoi interventi di sostegno alle popolazioni.
Diverse organizzazioni internazionali lamentano l’insufficienza degli sforzi di fronte all’immensità dell’emergenza. Il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) e le autorità del Pakistan stanno valutando ”tutte le opzioni”, anche un maxi prestito per salvare il Paese dalla bancarotta attraverso un ”meccanismo di urgenza per le catastrofi naturali” già utilizzato in passato. Se il mondo non risponderà immediatamente all’emergenza - ha dichiarato ieri direttore esecutivo dell’Unicef, Anthony Lake - più di 3,5 milioni di bambini vittime delle alluvioni che hanno devastato il Paese corrono il serio rischio di contrarre malattie mortali come la dissenteria ed il colera perché costretti a bere acqua contaminata.

Una bambina sfollata presso Nowshera (AP Photo/Mohammad Sajjad)

Rohjan (AP Photo/Khalid Tanveer)
Venti milioni di sfollati, 1.500 morti, 6 milioni di vittime tra i bambini, un quinto del territorio nazionale devastato dalle alluvioni; poi le proteste per la lentezza dei soccorsi, l’allarme per il diffondersi delle malattie e quello per una nuova ondata di maltempo. È “il più grande disastro mai visto”, ha dichiarato il segretario generale dell’Onu, Ban-Ki moon, e le statistiche non lo possono smentire.
Questo è il Pakistan, oggi.
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Un bambino sottoposto a vaccinazione anti-polio a Multan, Pakistan
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Nowshera | Multan
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Un bambino sopravvissuto a Charsadda
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Un gruppo di persone evacuate a Kalam
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Distribuzione di cibo a Basera, presso Muzaffargarh
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Un uomo salvato dall’elicottero a Ghaus Pur
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Campo di accoglienza di Multan
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Bannu, Pakistan nord-occidentale
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Nowshera | Kalam
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Presso il fiume Tawi a Jammu
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Il fiume Tawi a Jammu
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Qadirpur | Una veduta aerea della zona circostante Multan
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In coda per il cibo a Muzaffargarh
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L’esercito trasporta dei civili in luoghi sicuri a Muzaffargarh
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Muzaffargarh
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Rohjan
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Muzaffargarh
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Viveri dall’elicottero su Jacobabad
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Azakhel, presso Nowshera
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Nowshera
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Khangarh, presso Multan
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Khangarh, presso Multan
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Khangarh, presso Multan
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In fuga dall’acqua a Basera, presso Muzaffargarh
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Veduta aerea dell’area di Rohjan
L’ultimo allarme è dell’ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari (Ocha): 6 milioni di bambini - dispersi, orfani o malati - sono le vittime più vulnerabili delle alluvioni che nelle ultime due settimane hanno devastato prima il nord-ovest del Paese, poi il Punjab e il Sind. Circa 3 milioni e mezzo quelli che rischiano di contrarre il colera, la dissenteria o altre malattie mortali, bevendo acqua inquinata.

Un uomo salvato dall'elicottero a Ghaus Pur (AP Photo/Shakil Adil)
Maurizio Giuliano, portavoce dell’Ocha, ha dichiarato che l’Organizzazione mondiale della sanità si prepara ad aiutare “fino a 140.000 persone affette da colera, anche se al momento non ci sono casi confermati”. L’Onu, intanto, ha lanciato un appello alla comunità internazionale per raccogliere 460 milioni di dollari per soccorrere la popolazione più bisognosa. Ieri, il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, in visita nelle zone colpite dalle alluvioni, ha parlato di “disastro mai visto”, invitando i Paesi ricchi a intervenire tempestivamente in aiuto della popolazione. Ma per la ricostruzione serviranno miliardi.

Campo di accoglienza di Multan
GUARDA ANCHE LA GALLERY: Pakistan, il flagello delle alluvioni

Distribuzione di cibo a Basera, presso Muzaffargarh (AP Photo/K.M. Chaudary)
Oggi, intanto, le prime proteste degli sfollati: centinaia di persone hanno bloccato un’autostrada per manifestare contro la lentezza dei soccorsi, nel giorno in cui le autorità hanno lanciato l’allarme per una possibile nuova ondata di maltempo.
Gli sfollati hanno bloccato con pietre e immondizia una delle maggiori arterie del Paese nei pressi di Sukkur, tra le città più colpite. Le vittime delle alluvioni si lamentano per aver ricevuto un “trattamento da animali” e affermano che le autorità sono arrivate solo per farsi riprendere dalle televisioni mentre consegnano il cibo alla popolazione. (Apcom)

Kot Addu, Pakistan (AP Photo/Khalid Tanveer)
È sempre più critica la situazione in Pakistan, dove le piogge monsoniche dell’ultima settimana hanno provocato una catastrofe umanitaria che ha coinvolto, secondo gli ultimi dati Onu, oltre 4 milioni di persone. Dalle Nazioni Unite, è arrivato nei luoghi colpiti dalle alluvioni un inviato speciale del segretario generale Ban Ki-Moon per coordinare gli sforzi della comunità internazionale nell’aiuto alla popolazione colpita dalle inondazioni.

(AP Photo/Ijaz Mohammad)
Nelle zone flagellate dalle alluvioni - le peggiori nel Paese negli ultimi 80 anni - soprattutto nel nordovest e nel centro del Paese, le vittime sono finora 1.500. I senzatetto sono circa 300.000 e molti di loro sono ancora intrappolati nelle zone alluvionate in attesa dei soccorsi che vanno a rilento a causa delle strade bloccate e del crollo di ponti. “Abbiamo urgente bisogno di cibo“, hanno spiegato dal World Food Programme, “80 per cento delle riserve alimentari è stato distrutto dalle inondazioni che hanno causato anche enormi danni alle infrastrutture, alle strade, ai ponti”.
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Un gruppo di abitazioni circondate dall’acqua a Kot Addu, Pakistan
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Un gruppo di persone cerca di attraversare il fiume a Bannu
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Peshawar | Kot Addu
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In fuga da Chakdara
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L’USAID distribuisce cibo agli sfollati, in coda a Peshawar per registrarsi
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Un gruppo di uomini deposita sacche di sabbia presso la riva del fiume a Chakdara
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Sfollati a Nowshera
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Un gruppo di motociclisti attraversano in fiume in piena a Dera Ghazi Khan
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Una veduta aerea del villaggio di Kot Addu
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Una bambina fuori dalla sua casa distrutta dalle alluvioni a Peshawar
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Charsadda, presso Peshawar
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Distribuzione del cibo agli sfollati
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Una famiglia in fuga dal villaggio di Shahpur
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Cibo agli sfollati a Peshawar
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Charsadda | Nowshera
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Un ragazzo porta in salvo una macchina da cucire
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Un campo allestito con tende per gli sfollati a Kot Addu
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Un villaggio nei pressi di Nowshera
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L’esercito impegnato nelle operazioni di evacuazione a Swat
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Soldati pakistani all’opera per mettere in salvo i sopravvissuti a Kot Addu
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Un campo di accoglienza allestito dall’UNHCR a Peshawar
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Un uomo cerca di mettere in salvo ciò che resta dopo l’alluvione
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L’esercito impegnato nelle operazioni di evacuazione a Swat
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Due uomini trasportano via acqua dei contenitori di grano a Dera Ghazi Khan
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Un gruppo di mucche portate in salvo a Hyderbad
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Nowshera, Pakistan
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In fuga dall’alluvione con i pochi oggetti trasportabili
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In attesa di essere evacuati a Khyber-Pakhtunkhwa
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Charsadda, nei pressi di Peshawar
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Una strada travolta dalle alluvioni a Maydan

Chakdara (Epa/Hammad Khan Farooqi)
Passano i giorni e cresce la rabbia tra i superstiti che si sentono abbandonati dal governo. Mel mirino, soprattutto il presidente Asif Ali Zardari che ha deciso di proseguire il suo viaggio, prima a Parigi e poi a Londra, nonostante la catastrofe. A Peshawar, nelle aree tribali al confine con l’Afghanistan, la popolazione ha bloccato per un’ora e mezza la strada per Islamabad.
Le previsioni del tempo, intanto, non promettono nulla di buono: “Abbiamo un altro ‘warning’ del meteo nella provincia di Sindh (una delle più popolose), la situazione potrebbe aggravarsi ulteriormente”, ha spiegato il coordinatore degli aiuti umanitari dell’Onu, Martin Mogwanja, spiegando che sono arrivati finora 18 milioni di dollari. (AGI)