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Barack Obama

(Epa/Michael Reynolds)
Il presidente americano Barack Obama ha “perdonato” i tacchini Peace e Liberty. In vista del Thanksgiving, nel Giardino delle Rose della Casa Bianca il Presidente - accompagnato dalle figlie Sasha e Malia - ha impartito la tradizionale “grazia” ai tacchini. La cerimonia risale al 1963, quando John Fitzgerald Kennedy decise di non cucinare il tradizionale tacchino donato al Presidente dalla National Turkey Federation fin dal 1947, ma di tenerselo come animale domestico. LE FOTO

Osama Bin Laden in un'immagine del 1998 (Epa)
La Primula Rossa, lo sceicco del Terrore, l’Emiro, il Grande B.: è stato chiamato in mille modi, Osama Bin Laden, l’uomo più ricercato del mondo da quando, l’11 settembre del 2001, un attacco terroristico senza precedenti colpì l’America al cuore, uccidendo più di tremila persone. Da allora, l’oscuro signore con la lunga barba e il volto affilato, il grande burattinaio della tentacolare Al Qaeda, divenne il leggendario obiettivo numero 1 dei servizi segreti di mezzo continente. E ora a dieci anni dal terribile attentato trova la morte in un raid americano in Pakistan.
Nato a Riad nel marzo 1957 (la data esatta non è stata però mai confermata), diciassettesimo di 54 figli, si dice che il giovane Osama sia stato folgorato dall’incontro con Allah durante un pellegrinaggio ai luoghi santi della Mecca e della Medina. Certo è che la morte del ricco padre di origine yemenita, il magnate Mohammed Bin Laden, avvenuta in un incidente aereo nel 1968, consente al ragazzo, appena 11enne, di ereditare una vera e propria fortuna, stimata intorno agli 80 milioni di dollari.
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Osama Bin Laden in un’immagine del 1998
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Aprile 1998
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1988
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Osama Bin Laden e Ayman al-Zawahri, 1998
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1998, Conferenza stampa a Khost, Afghanistan, con Ayman al-Zawahri
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Aprile 1998
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1998, Conferenza stampa a Khost, Afghanistan, con Ayman al-Zawahri
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A cavallo
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Incontro con un gruppo ristretto di reporter sulle montagne di Helmand nel 1998
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Incontro con un gruppo ristretto di reporter sulle montagne di Helmand nel 1998
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Most Wanted
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Un fotogramma da un video trasmesso da Al-Jazeera nel 2001
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Con Ayman al-Zawahri il 7 ottobre 2001
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In un video del 2001 trasmesso da Al Jazeera
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In un video diffuso dal Dipartimento della Difesa USA nel 2001
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Al matrimonio di uno dei suoi figli nel gennaio 2001
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Osama Bin Laden e Ayman al-Zawahri, 2002
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Osama Bin Laden e Ayman al-Zawahri, 2003
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La foto di di Osama bin Laden invecchiato al computer diffusa dall’FBI nel 2010
Il 1979 è l’anno della svolta: le truppe sovietiche invadono l’Afghanistan e Osama, laureatosi in ingegneria a Gedda, si avvicina ai mujaheddin che combattono contro i soldati dell’Armata Rossa. Rispondendo agli appelli alla guerra santa, nel 1984 il giovane saudita arriva in Afghanistan dove finanzia e assume il controllo di una rete di 20mila combattenti islamici reclutati da ogni parte del mondo.
Un’esperienza che gli consentirà di tornare in patria acclamato da eroe. Dollari americani, affluiti nel contesto della Guerra Fredda, hanno contribuito a forgiare la sua rete di mujaheddin, con la benedizione degli uomini di Langley.
Così, durante l’invasione irachena del Kuwait nel 1990, Osama offre i suoi ’soldati’ a Riad, che tuttavia preferisce appoggiarsi agli Usa, accogliendo 300mila truppe americane (tra cui anche molte donne). Una ‘blasfemia’ che muterà per sempre la strategia di Bin laden, per il quale gli Stati Uniti diventano il nemico numero 1. Intanto, a Peshawar, in Pakistan, presumibilmente intorno al 1988, fonda la famigerata Al Qaeda, assieme al suo ‘mentore’ palestinese Abdullah Azzam.
Sarà lo stesso Bin Laden a fornire, nell’ottobre 2001, in un’intervista ad Al Jazeera, la spiegazione dell’origine del nome, che in arabo vuol dire ‘La Base’. “Il nome di Al Qaeda fu stabilito molto tempo fa per caso - spiegherà lo sceicco del Terrore - Il defunto Abu Ubayda al-Banshiri creò dei campi di addestramento per i nostri mujaheddin contro il terrorismo sovietico. Noi solevamo chiamarli Al-Qaeda. Il nome rimase”.
Espulso dall’Arabia Saudita nel 1994, Bin Laden trova rifugio in Sudan, da dove comincia a progettare operazioni in grande stile. Il 23 febbraio 1998, assieme all’emiro Ayman al-Zawahiri, Osama firma la sua prima fatwa: nel proclama religioso si afferma che “uccidere gli americani e i loro alleati, è un dovere per ogni musulmano”. Sei mesi più tardi due bombe fanno strage nelle ambasciate Usa in Kenya e in Tanzania. Muoiono 224 persone e ne restano ferite almeno 5 mila. Bin Laden è il sospettato numero 1 e il suo nome compare nella lista dei most wanted dell’FBI. Oltre alle bombe ‘africane’, la Primula Rossa viene ritenuto conivolto in una serie di altri attentati, tra cui quello al World Trade Center di New York (6 morti) del 1993. Ed è proprio un nuovo, spettacolare attacco contro il cuore finanziario della Grande Mela, l’11 settembre 2001, a far entrare Bin Laden nella leggenda del terrore. George W. Bush gli dichiara guerra e sulla sua testa viene istituita una taglia di 25 milioni di dollari.
La sua ultima localizzazione risale al 2001, quando l’intelligence americana e pakistana lo segnalano nella zona di Kandahar, in Afghanistan. La Cia, del resto, ha sempre ritenuto che lo Sceicco del Terrore si nascondesse tra l’Afghanistan e il Pakistan, tra le montagne di Tora Bora. Da allora l’uomo dalla lunga barba diverrà poco più di un fantasma, su cui si moltiplicheranno voci e storie di ogni tipo: forse malato, forse morto, forse affetto da un malanno ai reni che lo costringe a fare la spola tra la grotta in cui si nasconde e l’ospedale.
A far parlare di sé, oltre alle gesta dei suoi mujaheddin, una serie di messaggi in cui lo Sceicco del Terrore si assume la responsabilità di atti terroristici e si scaglia contro i leader di mezzo mondo, tra cui Benedetto XVI e Barack Obama. L’ultimo video è del gennaio 2011, in cui Bin Laden rivolge una duro avvertimento alla Francia, minacciando di uccidere alcuni ostaggi transalpini se Parigi non si ritirerà dall’Afghanistan.

Picchetto d'onore per Obama, al suo arrivo al Palazzo presidenziale di Nuova Delhi
Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, tre giorni dopo la batosta elettorale del voto di midterm, è partito lo scorso 5 novembre per un ambizioso viaggio in Asia che, nell’arco di nove giorni, tocca quattro paesi diversi: India , Indonesia, Corea del Sud e Giappone.
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Gli Obama si imbarcano sull’Air Force One
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Un cartello di benvenuto a Mumbai
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In visita al al Memoriale per le vittime dell’attacco terroristico del 2008 , nel Taj Mahal Hotel di Mumbai
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Picchetto d’onore per Obama, al suo arrivo al Palazzo presidenziale di Nuova Delhi
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Obama in arrivo al Rashtrapati Bhavan, Palazzo presidenziale indiano
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Saluto “orientale” ad una cena di Stato
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Obama con il primo ministro indiano Manmohan Singh
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Un artista di strada di Thane prepara il suo benvenuto ad Obama
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Barack Obama tra il primo ministro indiano Manmohan Singh e il Presidente Prathiba Patil
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Gli Obama in visita alla Tomba di Humayun, a Nuova Delhi
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Manifestazioni contro Obama a Calcutta
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Gli Obama danzano con gli studenti di una scuola di Mumbai, per Diwali, la festa delle luci
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Il discorso di Obama agli studenti del College di St. Xavier’s di Mumbai
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Gli Obama scalzi verso il Mahatma Gandhi memorial a Nuova Delhi
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Fiori in onore del Mahatma Gandhi a Nuova Delhi
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Michelle Obama in due momenti della visita al museo dell’artigianato di Nuova Delhi
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A Bhopal attivisti e sopravvissuti della tragedia del 1984 chiedono sostegno ad Obama
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L’arrivo degli Obama in Indonesia
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Polemica sulla stretta di mano tra Michelle Obama e il ministro ultraconservatore indonesiano dell’informazione Tifatul Sembiring
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Barack Obama con il Presidente indonesiano Susilo Bambang Yudhoyono
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Michelle Obama con la first lady indonesiana Ani Yudhoyono
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Gli Obama in visita alla moschea Istiqlal di Giacarta, accompagnati dal Grand Imam Ali Mustafa Yaqub
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Obama all’Università di Giacarta, Indonesia
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Barack Obama saluta la platea dopo il suo discorso all’Università di Giacarta
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Manifestazione contro Obama a Giacarta, Indonesia
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Barack Obama al G20 con il presidente sudcoreano Lee Myung-bak
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Obama durante il discorso ai militari USA in una base militare Usa nella Corea del Sud in occasione del Veteran Day
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L’incontro con i militari USA di stanza in Corea del Sud
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Obama rende omaggio ai caduti della guerra coreana al Yongsan War Memorial
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Obama incontra un gruppo di scout allo Yongsan War Memorial
Scopi principale del viaggio sono la promozione degli interessi commerciali degli Stati Uniti nel continente asiatico e la riaffermazione della presenza USA nel continente che vanta in questo momento le economie più dinamiche. A questo tema fanno da sottofondo gli attriti con la Cina che, seppur non figura tra le tappe del viaggio asiatico di Obama, incombe con la sua ombra di Gigante asiatico su tutte le tappe della visita dell’inquilino della Casa Bianca.

Un artista di strada di Thane prepara il suo benvenuto ad Obama (AP Photo)
Prima tappa in India, dove ha visitato Mumbai - alloggiando al Taj Mahal Palace hotel, l’edificio attaccato nel 2008 dai terroristi giunti dal Pakistan causando la morte di 166 persone - e Nuova Delhi, dove ha incontrato il premier indiano Manmoham Singh, ha tenuto un discorso al parlamento indiano, ha visitato il memorial al Mahatma Gandhi, il padre dell’indipendenza Indiana che è sempre stato considerato ”un vero eroe” dall’inquilino della Casa Bianca.
Dall’India il presidente Usa si è trasferito in Indonesia, il Paese dove ha vissuto per alcuni anni da ragazzo. Obama aveva già programmato due volte quest’anno un viaggio in Indonesia, ma in marzo aveva dovuto rinunciare per seguire da vicino la approvazione della riforma sanitaria e in giugno un nuovo viaggio era saltato a causa della crisi della marea nera.
In Indonesia Obama ha incontrato il presidente Susilo Bambang Yudhoyono e si è rivolto al popolo indonesiano, a maggioranza musulmana.

Gli Obama in visita alla Tomba di Humayun, a Nuova Delhi (AP Photo/Charles Dharapak)
La terza tappa del viaggio di Obama è la Corea del Sud, dove sono previste la celebrazione del giorno dei veterani con le truppe Usa, un incontro con il presidente Lee Myung Bak e la partecipazione ai lavori del G20. A Seul Obama avrà un colloquio bilaterale col collega cinese Hu Jintao.
L’ultima tappa del viaggio di Obama in Asia sarà in Giappone, per partecipare ai lavori dell’APEC. Obama incontrerà il premier giapponese Naoto Kan e avrà un incontro bilaterale col collega russo Dmitri Medvedev, prima di tornare a Washington il 14 novembre. (ANSA)

(AP Photo/Robert F. Bukaty)
L’America si è recata alle urne per scegliere la nuova Camera dei Rappresentanti, sostituire 37 dei 100 senatori ed eleggere altrettanti Governatori e centinaia di rappresentanti locali, in una sorta di referendum di metà mandato sulla presidenza Obama. In numerosi Stati si sono tenuti anche 160 referendum su svariati argomenti: per legalizzare la marijuana (in California), per introdurre la sharia (in Oklahoma) o per l’apertura di un’agenzia per i contatti con gli extraterrestri (in Colorado).

(AP Photo/Charlie Litchfield)
I repubblicani americani hanno conquistato una solida maggioranza di seggi alla Camera dei rappresentanti nelle elezioni di medio termine, sferrando un duro colpo al presidente democratico Barack Obama e alla sua futura capacità di far passare un’agenda riformista. Con i risultati ancora non completi, i democratici hanno però mantenuto di misura il controllo del Senato, nonostante i sei seggi perduti, alcuni dei quali andati agli ultraconservatori repubblicani del movimento Tea Party.
In questa gallery, un viaggio fotografico nella lunga giornata elettorale statunitense.
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Orgoglio a stelle e strisce a Sacramento, California
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Dover, Delaware: “Vota qui”
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Un seggio di Star, Idaho
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Ultimi preparativi per l’election night del repubblicano Harry Reid a Las Vegas
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In coda per votare a Apache Junction, Arizona
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Una donna si dirige verso il seggio a Indianapolis
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Barack Obama: un momento della lunga notte elettorale
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Il governatore del Texas, Rick Perry, festeggia la vittoria con la moglie
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Membri del comitato elettorale del candidato repubblicano Tim Scott di Charleston, South Carolina
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In coda ad un seggio di Minneapolis
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“Non dimenticare di votare”: appello agli automobilisti a Skowhegan, Maine
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Un militante della campagna per la legalizzazione della marijuana in California
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Comitato elettorale del repubblicano Harry Reid a Las Vegas
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Una bimba gioca con i coriandoli dopo la festa per la vittoria del repubblicano Scott Walker, Governatore del Wisconsin
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Una donna al voto a Searchlight, Nevada
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Una foto alla madre mentre vota a Girdwood, Alaska
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Weston, Nebraska
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Una mamma vota a Star, Idaho
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Un’elettrice vota a Dearborn, Michigan
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Ebrei ortodossi votano nel 19 distretto di New York
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“Io ho votato”: orgoglio elettorale a Waterville, Maine
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Un’elettrice al seggio, Las Vegas
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Un’elettrice musulmana a Dearborn, Michigan
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Un seggio elettorale ad Hope, Alaska
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Williston, Vermont

New York, l’Empire State Building (AP Photo/Jason DeCrow)
Gli Stati Uniti festeggiano il 234° anniversario della loro nascita.
Come da tradizione ogni città americana ha celebrato il 4 luglio, il giorno dell’Indipendenza: New York con uno spettacolo pirotecnico sul fiume Hudson, offerto dai grandi magazzini Macy’s, Washington con fuochi d’artificio altrettanto spettacolari.
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New York, l’Empire State Building
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New York, sul fiume Hudson
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Washington Monument
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Washington Monument e Lincoln Memorial
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New York, fiume Hudson
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Vigili del fuoco della contea di Los Angeles
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New York, spettacolo pirotecnico sul fiume Hudson
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Barack Obama e Michelle Obama alla Casa Bianca
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Cerimonia alla Casa Bianca
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Obama incontra le famiglie dei militari
Barack Obama ha celebrato l’Indipendece Day con 1.200 soldati alla Casa Bianca. “È il giorno in cui celebriamo la nostra essenza e lo spirito che per due secoli ci hanno caratterizzato come popolo e come nazione”, ha detto il presidente americano davanti ai militari e ai loro familiari invitati per celebrare la ricorrenza.

New York, sul fiume Hudson (AP Photo/Mike Adamucci)

L'unica foto ufficiale dell'incontro, diffusa dalla Casa Bianca (Official White House Photo by Pete Souza)
(ANSA) - Sfidando la rabbia e le minacce della Cina, il presidente Barack Obama ha ricevuto ieri alla Casa Bianca il Dalai Lama, esprimendo durante l’incontro il suo ”forte sostegno” per il rispetto dei diritti umani dei tibetani in Cina e ”per la protezione della identità religiosa, culturale e linguistica del Tibet.
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L’unica foto ufficiale dell’incontro, diffuda dalla Casa Bianca
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Il 14esimo Dalai Lama salutato da dei sostenitori all’arrivo al suo Hotel di Washington, il giorno prima dell’incontro con Obama
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Il Dalai Lama, che nel 1989 ha avuto il premio Nobel per la Pace, è stato ricevuto da tutti i presidenti americani che si sono succeduti alla Casa Bianca dal 1991, quando era in carica George Walker Bush, il padre del predecessore di Barack Obama
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Esponenti della comunità tibetana in esilio negli USA rende omaggio al Dalai Lama all’esterno dell’hotel che lo ospita
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Le lacrime di una donna tibetana
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Le lacrime di un tibetano in esilio dopo il saluto al suo leader spirituale
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Il leader spirituale tibetano all’uscita dalla Casa Bianca, dopo un incontro col presidente USA durato 45 minuti
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Il colloquio con Obama si è in centrato sulla necessità di promuovere la pace, i valori umani e l’armonia religiosa
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La Cina ha accusato gli USA di aver ”grossolanamente violato le norme che regolano le relazioni internazionali”, ricevendo il leader tibetano, che Pechino considera un pericoloso secessionista
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La dichiarazione della Casa Bianca afferma che Obama e il Dalai Lama hanno concordato ‘’sulla importanza di un rapporto positivo e di cooperazione tra Stati Uniti e Cina”
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Il Dalai Lama ha detto di avere espresso ad Obama la sua ammirazione per gli Stati Uniti come paladini della ”democrazia, della libertà e dei valori umani”
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La notizia del’incontro sulle prime pagine dei quotidiani di Taiwan
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Durante la manifestazione, gli attivisti tibetani hanno cantato e sventolato bandiere americane e tibetane
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Tsewang Lhamo, 71, prende parte alla manifestazione davanti alla Casa Bianca, nel parco innevato di Lafayette Square, organizzata in occasione dell’incontro
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Danze tradizionali tibetane fuori dalla Casa Bianca
Nonostante la Casa Bianca abbia ripetuto più volte che Obama avrebbe ricevuto il Dalai Lama come un esponente spirituale e non come un leader nazionale, e nonostante abbia cercato di dare all’incontro tra i due Nobel per la Pace un formato di basso profilo sotto l’aspetto simbolico e dell’impatto mediatico, la Cina ha subito reagito affermando di essere ”fortemente insoddisfatta” per l’incontro che, secondo Pechino, costituisce una violazione dell’impegno Usa a non sostenere l’indipendenza del Tibet.
La Cina ha presentato una ”formale protesta” al governo di Washigton, espressa all’ambasciatore americano a Pechino, convocato per l’ occasione al ministero degli esteri.
Nonostante la durezza usata dalla Cina, gli osservatori sono concordi nel ritenere che l’ incontro non porterà ad un danno permanente nelle relazioni tra i due Paesi. I due Paesi hanno scambi commerciali annuali del valore 355 miliardi di dollari, e la Cina è il secondo detentore del mondo di titoli di debito del governo di Washington.
Il Dalai Lama, che nel 1989 ha avuto il premio Nobel per la Pace, è stato ricevuto da tutti i presidenti americani che si sono succeduti alla Casa Bianca dal 1991, quando era in carica George Walker Bush, il padre del predecessore di Barack Obama.
Per celebrare l’incontro un gruppo di espatriati tibetani ha organizzato una manifestazione davanti alla Casa Bianca, nel parco innevato di Lafayette Square. Gli attivisti tibetani hanno cantato e sventolato bandiere americane e tibetane.
Barack Obama sfida Pechino, ma non troppo. Basso profilo per l’incontro con il Dalai Lama di Michele Zurleni

Corsa con Bo Obama (Official White House Photo/Pete Souza)
Pete Souza, nell’era Obama, è il fotografo ufficiale della Casa Bianca. Foto-giornalista e membro della NPPA (National Press Photographers Association), ha accettato l’incarico offertogli da Robert Gibbs, portavoce del Presidente.
Il mix tra l’indiscutibile talento di Souza e le straordinarie occasioni che il suo ruolo gli ha offerto, ha prodotto, in questo primo anno dell’amministrazione Obama - il cui giuramento risale al 20 gennaio 2009 - una serie di immagini grandiose, che appassionatamente raccontano la vita quotidiana del Presidente.
Tutte le foto di Souza non solo sono “sfogliabili” in Rete - in particolare attraverso l’account ufficiale della Casa Bianca su Flickr - ma sono anche diffuse con licenza creative commons.
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Il giorno del giuramento
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Il giorno del giuramento
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Party per il Super Bowl: gli Obama nel teatro della Casa Bianca
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Corsa con Bo Obama
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Abbraccio a Michelle
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Studio prima di una conferenza stampa
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Con Michelle e l’assistente speciale Winter
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Con Hillary Rodham Clinton
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Baseball nello Studio Ovale
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Golf con il vicepresidente Biden
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Al telefono con Hu Jintao
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Dialogo con Karzai
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Con Bo Obama
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Intervista sull’Air Force one
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Inaugurazione dell’anno accademico dell’University of Notre Dam
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Giorno di primavera
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Sguardo fuori dal finestrino di un Marine One
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Allo specchio
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Con Nancy Reagan
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Intervista a Dresda
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Un fiore a Buchenwald
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Coi veterani della Seconda guerra mondiale
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Sguardo sul mondo nello Studio ovale
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Con Silvio Berlusconi
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Dietro le quinte, prima di un intervento pubblico
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Nello Studio ovale
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Il 4 luglio
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La consegna delle Medaglie della libertà
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Discorso ai giornalisti sulle elezioni in Afghanistan
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Riflessioni nello Studio ovale
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Con la giudice della Corte suprema Sotomayor
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Wynton Marsalis e la sua jazzband ad una cerimonia commemorativa del giornalista Walter Cronkite con Clinton
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Lavoro volontario, con Michelle, per l’organizzazione Habitat for Humanity a Washington
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Silenzio in memoria dell’11 settembre
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Con gli ex atleti olimpici, prima di partire per Copenhagen a sostegno della candidatura di Chicago per le olimpiadi 2016
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Verso la riforma sanitaria
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Discorso pubblico
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Alla Martin Luther King Jr. Charter School di New Orleans
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Con George Bush sr.
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Riposo
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Stazione navale di Jacksonville
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Un saluto alle truppe in partenza per Tokyo
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Sull’Air Force One
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Autografi a Singapore
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Saluto a un lavoratore
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Con Robert DeNiro e Bruce Springsteen
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A Oslo per il ritiro del Premio Nobel per la pace. Danze nella sala degli specchi
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Un anno di Obama nelle foto di Pete Souza
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Un anno di Obama nelle foto di Pete Souza
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Un anno di Obama nelle foto di Pete Souza

Un saluto alle truppe in partenza per Tokyo

(AP Photo/Pablo Martinez Monsivais)
In occasione del
Martin Luther King Day, Barack Obama ha voluto partecipare ieri, con altri membri del suo governo, ad una serie di attività sociali organizzate dalle comunità locali di Washington.
In grembiulone verde,
Obama ha servito ai tavoli di una mensa per i poveri gestita dall’associazione
SOME So Others Might Eat.
Insieme a lui, la moglie Michelle e le figlie Sasha e Malia. ”
Martin Luther King ha dedicato la sua vita al progresso della giustizia sociale. Ma ad oltre quarant’anni dalla sua morte c’è ancora molto da fare”, ha detto Obama.
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In occasione del Martin Luther King Day
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In occasione del Martin Luther King Day
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In occasione del Martin Luther King Day
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In occasione del Martin Luther King Day
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In occasione del Martin Luther King Day
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In occasione del Martin Luther King Day
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In occasione del Martin Luther King Day
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In occasione del Martin Luther King Day
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In occasione del Martin Luther King Day

Oslo, Obama ritira il Nobel per la Pace
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Oslo, Obama ritira il Nobel per la Pace
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Oslo, Obama ritira il Nobel per la Pace
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Oslo, Obama ritira il Nobel per la pace
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Oslo, Obama ritira il Nobel per la pace
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Oslo, Obama ritira il Nobel per la pace
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Oslo, Obama ritira il Nobel per la pace
10/12/2009 - Il presidente americano Barack Obama ha firmato oggi a Oslo il Registro d’Onore all’Istituto per il Nobel congratulandosi con il Comitato che assegna il premio “per l’impegno mostrato nel corso della storia per incoraggiare la causa della pace”.
Obama ha inoltre sottolineato l’impegno del Comitato del Nobel per “dare una voce a chi non ce l’ha e a favore degli oppressi in tutto il mondo”.
Come tradizione, il presidente americano, accompagnato dalla moglie Michelle, ha visitato la palazzina disegnata dall’architetto Carl Bener e ha incontrato i membri del Comitato. Una piccola folla si è riunita davanti all’ingresso con cartelli tra cui spiccava la scritta “Hai vinto il Nobel, ora meritalo”.

EPA/MICHAEL REYNOLDS
Alla prima cena di Stato degli Obama alla Casa Bianca, offerta per il premier indiano Manmohan Singh, non è mancato nulla. Erano presenti attori da Oscar, magnati di Hollywood, figure di spicco della comunità indiana negli Stati Uniti, amici degli Obama e finanziatori della loro campagna elettorale. C’era persino un menù vegetariano, in onore del premier indiano che preferisce non mangiare carne (unica eccezione un piatto di gamberetti al curry). Continua

In una delle enormi sale dell’ enorme Palazzo dell Assemblea del Popolo, l’edificio in puro stile stalinista che sorge sul lato occidentale di piazza Tiananmen a Pechino, uno speaker saluta le centinaia di giornalisti venuti da tutto il mondo per ascoltare la conferenza stampa dei leader dei due Paesi che compongono il cosidetto G2, il vertice dei due superpotenti, l’americano Barack Obama e il cinese Hu Jintao. Continua

Il presidente americano Barack Obama è arrivato ieri a Shangai, in Cina, terza tappa, dopo Giappone e Singapore, del suo tour asiatico. A Shangai ha visto il sindaco Han Zheng e incontrato degli studenti, ma non è riuscito a visitare i cantieri dell’Expo che si terrà nella città l’anno prossimo. Non era previsto, almeno ufficialmente, alcun incontro con il fratellastro di Obama, Mark Okoth Obama Ndesandjo, che vive a Shangai. Continua