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Anni ruggenti (Foto Vittorugo Contino - Per gentile concessione di Centro Cinema Città di Cesena)
A Castiglioncello, località toscana da sempre meta prediletta dei nomi più prestigiosi della storia del cinema italiano, dal 15 al 19 giugno va di scena la settima edizione di “Parlare di cinema“, rassegna diretta da Paolo Mereghetti che vuole mostrare film e incontrare gli attori e i registi che raccontano il loro fare cinema.
In seno alla rassegna si inaugura la mostra fotografica Viaggi in Italia 2 – set del cinema italiano 1960-1989, che vuole essere l’ideale prosecuzione della precedente esposizione Viaggi in Italia – set del cinema italiano 1941- 1959, in attesa della terza e conclusiva selezione che racconterà gli anni tra il 1990 e il 2010.
La mostra si muove tra i set del nostro cinema tra il 1960 e il 1989. Se nella prima edizione erano visibili i segni dell’immediato dopoguerra, in questa seconda sono documentate anche le trasformazioni urbane e sociali nel frattempo intervenute. Così nelle città e nei paesi scelti come location viene resa evidente la varietà produttiva del cinema italiano, con i suoi tanti generi, i nuovi autori e i protagonisti che in questi trent’anni si sono affacciati. Si rende così conto dell’ampio girovagare del nostro cinema.
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Anni ruggenti
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Padre padrone
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Novecento
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La congiuntura
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Uccellacci e uccellini
La mostra, a cura di Antonio Maraldi e Simona Pera, si tiene al Centro per l’arte Diego Martelli (”Virgola”), in piazza della Vittoria. È realizzata con le foto del ricco fondo fotografico del Centro Cinema Città di Cesena, a cui si sono aggiunte quelle provenienti da altri archivi sia pubblici che privati.
Tra i set visitati: 1960 L’Avventura di Michelangelo Antonioni, La Dolce Vita di Federico Fellini, Rocco e i suoi fratelli di Luchino Visconti; 1961 La ragazza con la valigia di Valerio Zurlini, Romolo e Remo di Sergio Corbucci, Tiro al piccione di Giuliano Montaldo, Una vita difficile di Dino Risi; 1962 Anni ruggenti di Luigi Zampa, Il sorpasso di Dino Risi; 1963 I compagni di Mario Monicelli; 1964 La congiuntura di Ettore Scola; 1965 Vaghe stelle dell’Orsa di Luchino Visconti; 1966 Uccellacci e uccellini di Pier Paolo Pasolini, Signore & Signori di Pietro Germi; 1968 Banditi a Milano di Carlo Lizzani; 1970 Uomini contro di Francesco Rosi; 1975 Amici miei di Mario Monicelli; Profondo Rosso di Dario Argento; 1979 Cristo si è fermato a Eboli di Francesco Rosi; 1982 In Viaggio con papà di Alberto Sordi; 1983 La Chiave di Tinto Brass; 1984 Non ci resta che piangere di Roberto Benigni e Massimo Troisi; 1985 La messa è finita di Nanni Moretti; 1988 Nuovo Cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore; 1989 Francesco di Liliana Cavani.
Le fotografie sono firmate tra gli altri da Enrico Appetito, Alfonso Avincola, Cesare Bastelli, Deborah Imogen Beer, Franco Bellomo, Tonino Benetti, Luca Biamonte, Roberto Biciocchi, Sandro Borni, Donatello Brogioni, Bruno Bruni, Mimmo Cattarinich, Divo Cavicchioli, Vittorugo Contino, Umberto Montiroli, Angelo Novi, Angelo Pennoni, Huguette Ronald, Paul Ronald, Sergio Strizzi, Mario Tursi, Franco Vitale.
L’ingresso è libero.

Uccellacci e uccellini (Foto di Divo Cavicchioli - Per gentile concessione di Centro Cinema Città di Cesena)

Lucia Bosè nel 1947
Nata a Milano nel 1931, Lucia Bosè, all’anagrafe Borloni, festeggia oggi i suoi 80 anni. La sua lunghissima carriera inizia quando, appena sedicenne, impiegata in una pasticceria, prende il pullman per Stresa e si lancia nell’avventura di Miss Italia 1947. Ne uscirà con la fascia tricolore della vincitrice, grazie non solo al suo vitino da vespa e alle sue forme, ma anche al suo sorriso timido e contagioso, a una volontà di ferro e a un profumo di quotidiano che, nella valutazione dei giudici, la fa primeggiare anche su Gina Lollobrigida, che si dovrà accontentare del terzo posto.
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Lucia Bosè in una sua foto inviata per partecipare al concorso di Miss Italia nel 1947
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In una sua foto con dedica regalata a Dino Villani, ideatore di Cinquemilalire per un sorriso, il concorso fotografico antesignano di Miss Italia
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Agli esordi della carriera cinematografica
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Sul set del film Vacanze d’amore
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Con Walter Chiari
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Con Raf Vallone sul set del film Non c’è pace tra gli ulivi
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Sul set del film Cronaca di un amore con Massimo Girotti
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Con l’ex torero Luis Miguel Dominguin, suo marito, a Roma nel 1956
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Con Mel Ferrer e Audrey Hepburn, ad una corrida a Madrid nel 1955
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Con il figlio Miguel Bosè nel 1978
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Con i capelli blu nel 1998
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Con Miss Italia 2005, Edelfa Chiara Masciotta
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Presidente di giuria a Miss Italia 2006
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Sul set della fiction Capri
Tre anni dopo, per lei si schiudono le porte di Cinecittà. Nel solo 1950 le offrono parti da protagonista il maestro indiscusso del cinema popolare neorealista, Peppe De Santis (Non c’è pace tra gli ulivi) e l’astro nascente al debutto Michelangelo Antonioni (Cronaca di un amore), adattandosi istintivamente a contesti e partner diversi, a stili di cinema quasi opposti, senza perdere in naturalezza e bellezza. Nel ‘51 è diretta nuovamente da De Santis (Roma ore 11), poi da Antonioni (La signora senza camelie), che per la prima volta le regala l’alone di mistero insondabile, di ritrosia elegante, di malinconia distante, che saranno la sua cifra espressiva più marcata. Ma Lucia Bosè lavora instancabilmente e con molti in quei primi anni ‘50: Luciano Emmer la promuove fra le Ragazze di Piazza di Spagna (1952); Mario Soldati ne scopre la vocazione per la commedia al fianco di Walter Chiari (È l’amor che mi rovina, con sceneggiatura di Monicelli e Steno); Giorgio Simonelli la porta nel mondo del neorealismo rosa (Accadde al commissariato).

Con Raf Vallone sul set del film Non c'è pace tra gli ulivi
Nel 1955 la sua carriera prende un altro passo, piú europeo e intellettuale: dopo aver ritrovato una matrice antonioniana nel bellissimo Gli sbandati di Francesco Maselli, Lucia Bosè sbarca in Spagna (Gli egoisti, di Bardem) e poi in Francia (Gli amanti senza domani di Luis Buñuel). Per la piccola commessa milanese si schiudono le porte di un mondo più grande. A Madrid, durante una cena in casa di amici, conosce il mitico torero Luis Miguel Dominguin, che diverrà suo marito l’anno dopo, nel ‘56. La loro storia d’amore fece il giro del mondo, scatenò passioni degne delle teste coronate, fece la felicità dei rotocalchi e finì malissimo. A Lucia rimasero molti amici conosciuti in questa folle gimkana amorosa (primo fra tutti Pablo Picasso che alle corride non mancava mai) e tre figli, a cominciare da Miguel, astro del cinema e della canzone che ancor oggi definisce come il suo migliore amico.
Autentico padre padrone, Dominguin aveva obbligato la moglie a lasciare i set e a ritirarsi. Una volta riconquistata a caro prezzo la libertà, torna sulle scene nel 1968 grazie alla testardaggine del più intellettuale dei registi catalani, Pedro Portabella (Nocturno 29) e poi in Italia coi fratelli Taviani (Sotto il segno dello scorpione, 1969). È cambiata la donna, è mutata l’attrice: Fellini ne fa un’icona solitaria in Satyricon, Bolognini la elegge a sua musa in ben tre film, da Metello al televisivo La certosa di Parma, la cercano Nelo Risi (La colonna infame), Liliana Cavani (L’ospite), Giulio Questi (Arcana) ma anche Marguerite Duras, Jeanne Moreau, Beni Montresor. È ormai a tutti gli effetti una gran dama del cinema europeo e forse per questo, dopo Cronaca di una morte annunciata (’87) e qualche altra apparizione, decide per la seconda volta di lasciare la scena. Tutte le sue energie sono concentrate su un nuovo sogno, una passione: ha acquistato un vecchio mulino, vicino a Segovia e ne ha fatto Il museo degli angeli dedicato all’arte contemporanea.”Insieme ai miei tre figli - dice - è la cosa più bella che sono stata capace di fare nella mia vita”.

Presidente di giuria a Miss Italia 2006 (Carlo Ferraro/Ansa)
Oggi a Madrid vedrà raccolti intorno a sé amici, familiari e, ovviamente, tutti i media spagnoli per celebrare il suo ottantesimo compleanno in occasione della prima di Una pequena abeja enfurecida, versione spagnola del recital di poesie e canzoni Una piccola ape furibonda, dedicato ad Alda Merini. La grande diva del cinema internazionale ha personalmente tradotto e adattato in castigliano le poesie-canzoni nate dalla lunga collaborazione tra la Merini e Nuti e, durante lo spettacolo, si alternerà al cantante - compositore leggendo una scelta dei versi meriniani.
(ANSA)

Dennis Hopper (Foto Ansa/Kikapress)
Giovane ribelle con James Dean, hippie davanti e dietro la macchina da presa nel film simbolo della protesta anni Sessanta Easy Rider: Dennis Hopper, personaggio effervescente, anticonformista e anti-establishment del cinema americano, è morto il 29 maggio a Venice in California.
Aveva 74 anni.
Qui lo ricordiamo con una fotostoria.
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Morto il 29 maggio 2010
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A lui una stella nella Walk of Fame di Hollywood
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Recentemente a Cannes con Wim Wenders
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Con la moglie Victoria
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In sella di una moto Guzzi
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Vincente debutto da regista
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Anticonformista e anti-establishment del cinema americano
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Anticonformista e anti-establishment del cinema americano
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Anticonformista e anti-establishment del cinema americano
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Con l’attrice Michelle Phillips
Hopper è morto per complicazioni del cancro alla prostata di cui era da tempo malato. Con lui, ha detto l’amico Alex Hitz, si erano raccolti i suoi cari. Adesso si ricorda di lui la lunga carriera, oltre 50 anni di cinema a partire da Gioventù Bruciata (1955) e Il Gigante (1956) con il mentore James Dean, ai personaggi folli di Apocalipse Now di Francis Ford Coppola, Velluto Blu di David Lynch e Speed del 1994 di Jan De Bont con Keanu Reeves e Sandra Bullock.
Ma la fama di Hopper è intrinsecamente legata alla motocicletta e a Easy Rider, il film con Peter Fonda e l’allora sconosciuto Jack Nicholson, che gli è valso una delle due nomination all’Oscar (con Fonda e Terry Southern per la migliore sceneggiatura, l’altra nomination sarebbe arrivata nel 1986 per il dramma strappacuore Hoosiers).
Easy Rider è considerato uno dei più grandi film della storia del cinema americano: i suoi protagonisti in Harley Davidson, gli spacciatori Wyatt (Fonda) e Billy (Hopper), popolarizzarono il mito della vita ’sulla strada’, il fumo e l’amore libero nelle comuni. Hopper fece da apripista a una nuova era nel cinema in cui la vecchia guardia di Hollywood fu costretta a cedere il passo a una giovane generazione di cineasti come Coppola e Martin Scorsese.
Girato con un budget da fame, Easy Rider segnò l’esordio di Hopper dietro la macchina da presa: introdusse l’America profonda al mondo degli hippie e all’Età dell’Acquario catturando l’immaginazione di un paese in crisi di identità, travagliato dall’opposizione alla guerra nel Vietnam. Nello stesso anno di Woodstock, Easy Rider divenne uno dei manifesti della controcultura.
In seguito, anche a causa di guai personali, Dennis Hopper si era ammorbidito pur restando sempre un personaggio fuori dall’establishment. A marzo gli era stata conferita una stella nella celebre Walk of Fame di Hollywood: l’attore e regista si era presentato all’appuntamento con l’amico di sempre Jack Nicholson pur essendo magrissimo e ormai devastato dalla malattia. (ANSA)

Per presentare il film 'Hisss', diretto da Jennifer Lynch (AP Photo/Joel Ryan)
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L’attrice bollywoodiana Mallika Sherawat, a Cannes per presentare il film ‘Hisss‘, diretto da Jennifer Lynch, figlia del noto regista David Linch, durante un photocall si è esibita sulla Croisette scambiandosi tenerezze da brivido con un pitone. Il film racconta la leggenda indiana della donna serpente, Naga, in cerca di vendetta per il fidanzato rapito. L’attrice ha dichiarato di amare tutti i serpenti.
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Per presentare il film ‘Hisss’, diretto da Jennifer Lynch
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Per presentare il film ‘Hisss’, diretto da Jennifer Lynch
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Per presentare il film ‘Hisss’, diretto da Jennifer Lynch
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Per presentare il film ‘Hisss’, diretto da Jennifer Lynch
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Per presentare il film ‘Hisss’, diretto da Jennifer Lynch

L'arresto di una manifestante (AP Photo/Rafiq Maqbool)
Shahrukh Khan è l’attore protagonista di una delle ultime produzioni boolywoodiane: il film My name is Khan. I’m not a terrorist, presente, fuori concorso, alla Berlinale. Khan, megastar indiana, è finito nel mirino dello Shiv Sena, un partito politico con base a Mumbai, conosciuto per il suo razzismo e fondamentalismo hindu. Lo Shiv Sena ha definito Shahrukh Khan un traditore, perché l’attore ha espresso rammarico per il fatto che nessun giocatore di cricket del Pakistan - vecchio rivale dell’India - sia stato scelto per il torneo Twenty20 della Premier League indiana. Khan, che è un musulmano, non ha voluto scusarsi per le sue affermazioni.
Dal 10 febbraio scorso - data della prima proiezione indiana del film - migliaia di nazionalisti hindu stanno inscenando una serie di proteste davanti ai cinema che lo hanno messo in programmazione. La folla ha stracciato le locandine e preso a sassate i cinema. La polizia a Mumbai ha arrestato più di un migliaio di nazionalisti hindu ed ha dispiegato più di 21mila agenti a vigilare 60 cinema. La violenta protesta non si ferma, pur avendo ottenuto di ridurre da 63 a 13 il numero delle sale dove il film sarà proiettato.
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L’arresto di una manifestante
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Attivisti del partito Shiv Sena strappano e bruciano le locandine del film fuori da un cinema di Mumbai
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Shahrukh Khan | La locandina del film in una strada di Mumbai
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Scontri tra la polizia e i manifestanti
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L’arresto di una manifestante
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Attivisti del partito Shiv Sena strappano e bruciano le locandine del film fuori da un cinema di Mumbai
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Sostenitori di Shahrukh Khan festeggiano il suo film
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Polizia indiana a guardia di un poster del film
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In coda per vedere il film
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Polizia a guardia di un cinema
My name is Khan, con la regia di Karan Johar, racconta la storia di Rizwan Khan, un bambino musulmano con la sindrome di Asperger, cresciuto con la madre (Zarina Wahab) nella sezione Borivali di Mumbai. Da adulto Rizwan (interpretato dalla megastar indiana Shahrukh Khan), si innamora di una madre single indù, Mandira (Kajol), che vive a San Francisco. Le vicende dell’11 settembre si inseriscono nella trama, a cambiare i destini di questa sorta di Forrest Gump indiano.
Khan si muove tra la gente pieno dei suoi tic, dei suoi momenti di genialità, con la sua faccia da buono. Da bambino, ha avuto come unico insegnamento etico dalla madre l’idea di un mondo diviso sostanzialmente in due: buoni e cattivi, ma non per il colore della pelle o per la religione che professano. A un certo punto, arrestato in quanto sospettato dalla polizia per la sua fisionomia e anche per lo strano modo di fare dovuto alla sua malattia.
Tutto il film ruota alla fine intorno al suo singolare titolo. Infatti My name is Khan con l’aggiunta and I’m not terrorist e proprio la frase che il bravo e sfortunato hindu vuol dire al presidente degli Stati Uniti per rassicurare una volta per tutte il mondo che si sbaglia a identificare buoni e cattivi in base a religione professata o colore della pelle. Khan che, nonostante il bellicoso nome, è l’uomo più buono della terra, alla fine incontrerà davvero il neo presidente degli Stati Uniti Barack Obama (Christopher B. Duncan).

Una scena del film (Kika)
(KIKA) - MILANO - Paranormal Activity, pellicola low cost diretta da Oren Peli, sta dando filo da torcere al box office ad Avatar, film di James Cameron campione di incassi anche in Italia.
Paranormal Activity racconta la vicenda di una giovane coppia, Katie e Micah, che da poco si è trasferita in un nuovo appartamento. La quotidianità dei due ragazzi viene continuamente disturbata da eventi paranormali, al punto che un esperto di settore viene chiamato per dare una spiegazione alle continue stranezze della casa. A tormentare la vita di Katie e Micah non è un fantasma, ma un demone in cerca di energie negative.
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Una scena del film
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Una scena del film
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Una scena del film
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Una scena del film
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Steven Schneider, produttore e Oren Peli, regista
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Una scena del film
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Il regista Oren Peli durante il photocall di “Paranornal activity” a Roma
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Una scena del film
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La locandina del film
In Italia la pellicola viene trasmessa nelle sale senza alcun divieto, ma le continue crisi di panico degli spettatori più giovani hanno scatenato il disappunto del Codacons che ora annuncia azioni legali. In un comunicato dell’associazione per i diritti dei Consumatori si legge: “Il film non è adato a un pubblico giovane, è opportuno che si vieti la visione ai minori di 16 anni“.

(EPA/JON HRUSA | EPA/KIM LUDBROOK)
L’11 febbraio del 1990 Nelson Mandela usciva dalla prigione Victor Verster di Città del Capo, dove aveva trascorso i 27 anni precedenti. Ad attenderlo presso il Municipio della città c’era una folla di oltre 50.000 sostenitori, pronti ad ascoltare le sue prime parole da uomo libero: “La nostra battaglia ha raggiunto un momento decisivo. La nostra marcia verso la libertà è irreversibile.” L’evento fu trasmesso in diretta dalle televisioni di tutto il mondo.
Condannato all’ergastolo nel giugno del 1964 per tradimento e sabotaggio, l’avvocato Nelson Mandela, attivista anti-apartheid, aveva scontato la maggior parte degli anni di detenzione nel carcere dell’isola Robben, situata di fronte a Cape Town. Durante gli anni ‘80 aveva rifiutato in più di un’occasione le proposte governative di rilascio anticipato, perché non intendeva accettare le condizioni impostegli per ottenere la libertà.
Il 2 febbraio 1990 il Presidente sudafricano F.W. de Klerk, dopo lunghe negoziazioni con Mandela, fece retromarcia rispetto alla messa al bando dell’African National Congress (ANC) e delle altre organizzazioni anti-apartheid, annunciando che Mandela sarebbe stato liberato a breve.
In Sudafrica quello fu l’inizio dell’era di apertura post-apartheid, nella quale Mandela diventerà il primo Presidente nero del Sudafrica, ricoprendo questo incarico dal 1994 al 1999. Nel 1993 riceverà il Premio Nobel per la Pace assieme a Frederik Willem de Klerk.
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L’ex presidente sudafricano in due immagini recenti
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12 luglio 2008, il 90° compleanno
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Con il presidente suo predecessore De Klerk
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16 aprile 1990, Nelson e Winnie Mandela
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27 marzo 1998: in visita nel carcere di Robben Island con Bill Clinton
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14/05/2004, l’annuncio: in Sudafrica i mondiali di calcio 2010
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17 febbraio 2005, Mandela protagonista di un’iniziativa benefica in favore dei malati di Aids
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Una foto del 2008 presso la Nelson Mandela Foundation
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Promotore di una conferenza sull’AIDS a Londra
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Morgan Freeman nel ruolo di Mandela, in una scena del film Invictus, di Clint Eastwood
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Morgan Freeman nel ruolo di Mandela, in una scena del film Invictus, di Clint Eastwood
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Morgan Freeman e Matt Damon in una scena del film Invictus, di Clint Eastwood
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Una scena del film Invictus di Clint Eastwood
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Morgan Freeman e Clint Eastwood sul set del film Invictus
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Morgan Freeman
In coincidenza con questo ventesimo anniversario, esce nelle sale di tutto il mondo Invictus, l’ultimo film di Clint Eastwood, dedicato proprio alla figura del leader sudafricano e tratto dal libro Ama il tuo nemico di John Carlin (Sperling & Kupfer). In Italia il film sarà nelle sale il 24 febbraio.
Il film racconta come il neo-presidente Mandela seppe sfruttare politicamente negli anni Novanta l’amore per il rugby del suo Paese per una sorta di pacificazione tra bianchi e neri. E questo grazie a una sorta di patto d’acciaio con il capitano della squadra di rugby Francois Pienaar (Matt Damon). Una cosa che portò poi il Sudafrica alla straordinaria vittoria nel 1995 al Campionato del mondo, momento chiave della pacificazione di questo Paese diviso da antichi odi razziali e voglia di rivalsa.

La pellicola, presentata oggi a Roma, sarà da domani in 800 sale italiane (MAURIZIO BRAMBATTI/ANSA)
Nella consueta conferenza stampa ‘al buio’, De Laurentiis e il cast del cinepanettone 2009 hanno presentato oggi a Roma “
Natale a Beverly Hills“, pellicola che domani invaderà come un fiume in piena oltre 800 sale .
Dopo il Brasile, Christian De Sica e compagni vanno negli Usa, a Los Angeles. Si tratta del 26.mo cinepanettone targato Filmauro che ripete la formula vincente dei due episodi: nella prima parte e’ interpretato dalla nuova coppia comica di Natale, Christian De Sica-Massimo Ghini, che recita insieme a Sabrina Ferilli, Paolo Conticini e i giovanissimi Emanuele Propizio e Michela Quattrociocche, con due cammei di Rossano Rubicondi e Jo Champa.
Nel secondo episodio Michelle Hunziker recita insieme alla coppia Alessandro Gassman-Gianmarco Tognazzi (che sul manifesto e nel film porta baffi e parrucca), di nuovo unita dopo nove anni. (AGI)
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La pellicola, presentata oggi a Roma, sarà da domani in 800 sale italiane
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La pellicola, presentata oggi a Roma, sarà da domani in 800 sale italiane
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La pellicola, presentata oggi a Roma, sarà da domani in 800 sale italiane
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La pellicola, presentata oggi a Roma, sarà da domani in 800 sale italiane
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La pellicola, presentata oggi a Roma, sarà da domani in 800 sale italiane
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La pellicola, presentata oggi a Roma, sarà da domani in 800 sale italiane
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La pellicola, presentata oggi a Roma, sarà da domani in 800 sale italiane
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La pellicola, presentata oggi a Roma, sarà da domani in 800 sale italiane
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La pellicola, presentata oggi a Roma, sarà da domani in 800 sale italiane
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La pellicola, presentata oggi a Roma, sarà da domani in 800 sale italiane

Premiere a Los Angeles (KIKA)
Penelope Cruz e Nicole Kidman hanno partecipato ieri a Los Angeles alla premiere di Nine - il nuovo film musical diretto da Rob Marshall e ispirato al celebre capolavoro di Federico Fellini “8 e mezzo” - tenedosi per mano: così le due attrici hanno condiviso il tappeto rosso.
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Premiere a Los Angeles
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Premiere a Los Angeles
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Premiere a Los Angeles
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Premiere a Los Angeles
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Premiere a Los Angeles
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Premiere a Los Angeles, con Fergie
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Premiere a Los Angeles, con Fergie
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Premiere a Los Angeles, con Fergie
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Premiere a Los Angeles, con Fergie
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Premiere a Los Angeles, con Fergie
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Tom Cruise e Nicole Kidman nel 1994
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Tom Cruise e Penelope Cruz nel 2003
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Tom Cruise e Nicole Kidman nel 1999
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Tom Cruise e Penelope Cruz nel 2004
Il film di Marshall non è, però, l’unica cosa che accomuna le due attrici. Entrambe, infatti, hanno avuto una relazione con Tom Cruise, attualmente sposato con Katie Holmes e padre di Suri, ma questo non sembra aver minato il loro rapporto. A quanto pare Kidman e Cruz, tra un sorriso e un abbraccio, si sono strette in una colizione post Cruise (KIKA).

(AP Photo/Peter Kramer)
Una splendente Hilary Swank ha partecipato ieri sera alla serata organizzata al Museum of The Moving Image di New York nel corso della quale è stato proiettato l’ultimo film di Clint Eastwood, Invictus, che racconta, l’eroe antiapartheid sudafricano, 91enne, che si sta lentamente spegnendo. All’evento, oltre a Eastwood stesso, erano presenti anche Morgan Freeman e Ralph Lauren.
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Un film sulla vita di Nelson Mandela
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Un film sulla vita di Nelson Mandela
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Un film sulla vita di Nelson Mandela
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Un film sulla vita di Nelson Mandela
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Un film sulla vita di Nelson Mandela

(Lapresse/Jason Moore)
Nicole Kidman - in queste foto la vediamo al BMI Country Awards 2009, insieme a Keith Urban - reciterà al fianco di Gwyneth Paltrow nel film The Danish Girl, in cui Nicole interpreta la prima transessuale della storia, il pittore danese Einard Wegener, che nel 1931 si fece operare per diventare donna. Continua

Robert Pattinson (Kika)
Presentato ieri in anteprima, a Parigi, il secondo capitolo della saga vampiresca Twilight: New Moon. La pellicola, diretta da Chris Weitz, sarà nelle sale italiane dal 17 novembre prossimo, in occasione dell’evento organizzato a Roma congiuntamente dalla Casa di distribuzione Eagle Pictures e da Volvo Auto Italia. Continua

(AP Photo/Chris Pizzello)
Non è ai livelli di Cristiano Ronaldo e nemmeno di Kakà, ma Kate Winslet potrebbe fare concorrenza a diversi fuoriclasse del pallone. Secondo il Regno Unito, infatti, la protagonista di The Reader vale circa 60 milioni di sterline (poco meno di 67 milioni di euro).
Continua